La camorra uccide di nuovo. Domenica 5 settembre, attorno alle 10.00 del mattino, Angelo Vassallo 57 anni, sindaco PD di Pollica (Sa), è stato brutalmente assassinato mentre da solo viaggiava a bordo della sua auto.
La matrice camorristica dell’agguato mortale è chiara perché Angelo Vassallo si opponeva al massacro del proprio territorio, difendendo dalla speculazione luoghi come Pollica, Acciaroli e il Parco del Cilento che vengono definiti “le perle del Cilento”.
Le scelte di Vassallo erano talmente condivise dai suoi concittadini che lo avevano eletto più volte alla carica di sindaco. Qualcuno ha scritto che non si conoscevano le ragioni dell’assassinio visto che la camorra non è presente in quell’area; in realtà, Angelo Vassallo per ragioni di sicurezza, aveva dovuto declinare l’invito a partecipare alla Mostra di Venezia dove era presente un film sul Risorgimento girato quasi esclusivamente ad Acciaroli, il paese dove era nato.
L’infame assassinio di Angelo Vassallo avviene dopo quindici giorni da un altro attentato compiuto a Reggio Calabria.
Il 26 agosto è stato fatto esplodere un ordigno davanti all’abitazione del Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro.
Il carattere intimidatorio dell’attentato è chiaro ed avviene contro la Procura di Reggio Calabria attiva nella confisca e nel sequestro dei beni della ‘ndrangheta e nei procedimenti di appello contro la criminalità organizzata.
Non è il primo attentato contro la Magistratura di Reggio Calabria perché il 3 gennaio una bomba era stata fatta esplodere davanti alla Procura. Siamo al secondo avvertimento.
Il governo ha ribadito in relazione a questi atti di criminalità, come aveva già fatto, il proprio impegno nella lotta alle mafie. Noi pensiamo che i risultati positivi siano dovuti al lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine che si muovono attivamente nonostante il governo intervenga con il taglio alle spese per le intercettazioni telefoniche ambientali che hanno permesso di arrivare alla cattura di pericolosi criminali che erano latitanti e con la riduzione dei fondi finanziari. Tutto ciò deve indurre il governo a definire provvedimenti che davvero rafforzino la battaglia contro la criminalità organizzata.
In primo luogo occorre potenziare le risorse umane da impegnare nell’azione di contrasto e nella protezione delle persone che sono in trincea nella lotta contro la criminalità organizzata. Ci sembra opportuno in questa ipotesi, la sospensione dell’accordo integrativo non sottoscritto dalla Cgil al Ministero della Giustizia ma dalla minoranza delle organizzazioni sindacali, perché produce solo dequalificazione per i lavoratori che non sono nelle condizioni di lavorare. E’ necessario l’aumento delle disponibilità finanziarie a disposizione delle Procure, tenendo conto che quella di Reggio Calabria può contare solo su 28.000 euro da utilizzare nella battaglia contro la criminalità organizzata che, invece, ne mette in campo migliaia per combattere lo Stato.
Occorre perciò un intervento coordinato tra il ministro della Giustizia per quanto riguarda l’amministrazione della Giustizia e quello degli interni per definire l’ampiezza e la qualità della protezione nei confronti di tutti coloro che fanno della lotta alle mafie l’impegno più qualificante della loro esistenza.
Questi interventi non possono essere occasionali e prodotti da situazioni straordinarie; l’impegno dello stato deve essere ordinario ed avere caratteristiche di costanza nel tempo, altrimenti le mafie dopo periodi di “immersione” rispuntano con accresciuta violenza.
Una violenza alla quale farà da contraltare la manifestazione pubblica che si terrà a Reggio Calabria il 25 Settembre, che vede impegnato il sindacato confederale unitario e registra l’adesione di tanta gente della società civile.
Un’ occasione per rappresentare l’altra faccia di una regione che insieme all’intero Paese, non accetta la rassegnazione e confida nella speranza, che ancora si possa sconfiggere l’illegalità schierandosi al fianco della magistratura, della società onesta e della buona politica visibile nelle amministrazioni impermeabili a condizionamenti ed infiltrazioni della ‘ndrangheta.
Roma, 9 settembre 2010