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Dal Territorio

Venezia - Funzioni Locali al collasso


A RISCHIO IL MANTENIMENTO DEI SERVIZI AI CITTADINI DEI NELLA CITTA' METROPOLITANA DI VENEZIA

A seguito dell'aggiornamento dati fatto, nelle scorse settimane, dalla ragioneria generale dello Stato del Conto annuale della spesa del personale delle pubbliche amministrazioni abbiamo ritenuto come organizzazione sindacale compiere un'analisi per il territorio veneziano in merito ad alcuni indicatori particolarmente rilevanti.

È utile ribadire a premessa delle nostre considerazioni e dell'elenco dei dati analizzati che in questi anni le pubbliche amministrazioni hanno subito un blocco imposto dalla normativa nazionale sia sul versante della contrattazione che, in maniera differente, delle assunzioni.

Per quanto riguarda la contrattazione, nazionale e decentrata, possiamo notare come questa determinazione abbia prodotto un blocco contrattuale che inizia nel 2009, probabilmente verrà sbloccato nel 2017 a seguito dell'accordo Governo - Sindacati dello scorso 30 novembre, e che solo dal 2013 al 2015 ha comportato, per i lavoratori degli Enti Locali, una perdita salariale media di ben 297,96 Euro.

Tralasciando alcune eccezioni in cui emerge una crescita della retribuzione, probabilmente dovuta a nuove assunzioni di profili più alti, il calo colpisce indiscriminatamente tutti i Comuni a prescindere dalla dimensione ed in particolare il Comune di Venezia dove le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità, e le scelte conseguenti della Giunta, hanno determinato una perdita salariale media di ben 2.440 euro.

Appare quindi evidente come a differenza dei settori privati che, seppur moderati, hanno visto aumenti contrattuali possiamo notare come quelli pubblici abbiano visto addirittura un calo delle proprie retribuzioni.

Questo, come spesso abbiamo denunciato, determina un drastico calo del potere d'acquisto dei lavoratori degli enti locali e una conseguente minore capacità di contribuire al rilancio della spesa privata per favorire la ripresa economica.Dai dati, sempre sul fronte retributivo, è possibile vedere come il lavoro straordinario sia una voce importante che dimostra come da un lato incida sulla retribuzione complessiva e dall'altro faccia emergere la carenza di personale per far fronte ai servizi.

Anche sul versante del numero dei lavoratori il calo di 169 unità dimostra come gli effetti del blocco del turnover si facciano sentire in maniera importante anche nel territorio veneziano rischiando, soprattutto in prospettiva di compromettere il funzionamento dei servizi stessi.

Sul versante anagrafico dei dipendenti delle funzioni locali emerge un dato drammatico ed estremamente preoccupante.

Oltre a rilevare il calo generalizzato possiamo notare come nei prossimi 10 anni andranno in pensione, a regole vigenti, sicuramente almeno 1639 lavoratori che sono pari a ben il 30,16% di tutti gli addetti.

Una diminuzione di questo tipo che non potrà essere compensata dal turnover che oggi è determinato a seconda delle dimensioni dell'Ente e dalla spesa del personale, in un range tra il 25% e il 75% dei cessati, e che quindi non permetterà anche a realtà virtuose di garantire i servizi ai cittadini. Considerati i continui tagli al sistema degli Enti Locali dobbiamo evidenziare come probabilmente anche Comuni virtuosi non potranno, per le riduzioni di cassa, utilizzare risorse per assunzioni di personale in maniera superiore al 25%.

Vi sono alcuni casi molto evidenti come il Comune di Cavarzere in cui le cessazioni arrivano al 54,55%, il Comune di Fossalta di Piave al 50%, Il Comune di Pramaggiore al 57% o quello di Torre di Mosto al 41,67%. È del tutto evidente che in queste realtà verranno ancor più pesantemente colpiti i servizi ai cittadini determinando la chiusura di molte prestazioni o la loro esternalizzazione al privato.

Non è pensabile che i Comuni siano costretti da leggi assurde a privatizzare i propri servizi per poterli continuare a garantire ai cittadini dei loro territori con il rischio che i costi ricadono poi sugli abitanti.

Anche il Comune di Venezia presenta una situazione allarmante in cui il 32,51% dei lavoratori, pari a 947, andrà in pensione entro 10 anni
. Questo vuole dire che a maggiore ragione il Sindaco Bruganro avrebbe dovuto evitare di licenziare personale precario quando vi sarà già una messa in discussione di servizi nei prossimi anni. Per un Comune come quello di venezia che ha garantito importanti servizi pubblici un'emorragia di questo tipo determinerà la riduzione importante di prestazioni sociali, educative e culturali che sino ad oggi sono sempre state garantite.

Il dato dei futuri pensionamenti fa anche evidentemente emergere come vi sia una popolazione lavorativa nel settore delle funzioni locali gradualmente sempre più vecchia e che evidenzia, come descritto sopra le grandi difficoltà nel fare nuove assunzioni.

Valutando l'età media del personale dal 2013 al 2015 si evince come il passaggio dai 46,63 anni medi ai 48,12 anni medi stia a significare uno sostanziale stallo e quindi il costante invecchiamento dei lavoratori. Questa situazione ha evidenti ricadute negative su chi in servizio si ritrova più avanti negli anni e con maggiori carichi di lavoro che inevitabilmente rischiano di avere ricadute sulla qualità dei servizi e sui tempi di risposta delle pubbliche amministrazioni.

Le forze politiche dovrebbero prendere atto di questi dati e fare scelte chiare per rinnovare e rilanciare le pubbliche amministrazioni che oggi, invece, sono consegnate ad un graduale declino le cui conseguenze saranno i cittadini a pagarle.Come Cgil chiediamo ai Sindaci della Città metropolitana di fare fronte comune affinché nel decreto madia in discussione nelle prossime settimane in Parlamento vengano introdotti gli adeguati corretti o il collasso del sistema con evidenti ricadute sulla popolazione sarà inevitabile.

Elaborazione dati su Conto Annuale a cura della Fp Cgil Venezia

 


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