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DISABILITA'

Assunzioni. Le pubbliche amministrazioni, annualmente e comunque periodicamente, individuano nell'ambito delle riserve dei posti da destinare alle categorie protette, una percentuale dei posti, comunque non inferiore al 10% e non superiore al 30%, da coprire con portatori di handicap.
Per la partecipazione dei portatori di handicap ai concorsi pubblici, le amministrazioni devono consentire la predisposizione di ogni mezzo che metta i candidati in condizione di potere concorrere adeguatamente alle prove concorsuali.
Avvicinamento. In tutti i casi, dove è possibile, i lavoratori possono richiedere il trasferimento della sede di lavoro più vicino alla casa di abitazione principale. Il lavoratore medesimo non può essere trasferito senza il suo consenso presso altra sede.
E' stato abolito il requisito della convivenza fra la persona che presta, o ha necessità di prestare assistenza all'handicappato e quest'ultimo. Il portatore di handicap da assistere, non deve essere ricoverato in istituti specializzati a tempo pieno. Non è riconosciuto il beneficio al trasferimento o alla permanenza in sede del dipendente, quando già altro familiare presti assistenza continuativa al medesimo congiunto disabile.
Barriere architettoniche. Sono devolute alle forme di partecipazione e di contrattazione decentrata, previste dal CCNL, l'attuazione delle normative in materia, ivi compresa la possibilità di richiedere l'intervento delle strutture ispettive per la verifica dell'esistenza di ostacoli e per la natura degli interventi necessari alla rimozione.
Certificato di handicap. Viene riconosciuto a colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale progressiva, che a causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa è tale da determinare un processo di svantaggio o di emarginazione.
Certificato di handicap in situazione di gravità. Viene riconosciuto quando la minorazione singola o plurima, stabilizzata o progressiva, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.
Entrambi i certificati sono rilasciati da un'apposita commissione della ASL che vede tra i suoi componenti anche un operatore sociale ed un esperto dei casi da esaminare.
Il certificato di handicap è uno dei requisiti per godere di agevolazioni fiscali come: detrazione dei sussidi tecnici e informatici, deduzione delle spese di assistenza specifica, esenzione dal pagamento del bollo auto, ecc. Il certificato di handicap grave, invece, è uno dei requisiti per accedere alla fruizione dei permessi lavorativi previsti dall'art. 33 della legge104/92.
Fruizione dei permessi in attesa dell'autorizzazione della ASL. La certificazione dello stato di gravità del disabili richiede, normalmente, tempi lunghi; l'INPS ha autorizzato i lavoratori a fruire dei permessi in attesa del pronunciamento della ASL. E' necessario, però, che la domanda sia stata presentata da almeno 90 giorni, senza che l'apposita commissione medica si sia pronunciata.
E' inoltre necessario che la situazione di gravità sia, temporaneamente accertata da un medico specialista nella patologia denunciata, dipendente della ASL.

Soggetti destinatari dei benefici di legge:

  • genitori, anche adottivi, di soggetti portatori di handicap grave
  • dipendenti che assistono parenti o affini entro il terzo grado affetti da handicap grave
  • affidatari di persone con handicap grave
  • lavoratori portatori di handicap grave

Genitori di bambini minori di tre anni con handicap grave. Il diritto consiste nel prolungamento dell'astensione dal lavoro (congedo parentale), con indennità del 30%, oppure in due ore di permesso giornaliero retribuito (1 se l'orario di lavoro è inferiore alle sei ore), fino al compimento dei 3 anni della figlia o del figlio disabile, a condizione che non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati .
Con la legge 183/2010, rispetto alla precedente formulazione della norma è stata abolita la dicitura Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino".
L'abolizione comporta che il diritto a fruire dei 3 giorni di permesso mensile è ora esteso anche ai genitori di bambini con disabilità grave di età inferiore ai tre anni.
In altre parole, mentre con la previdente disciplina i genitori avevano la possibilità, alternativamente, di scegliere tra due possibilità (per i bambini fino a tre anni di età): prolungamento del congedo parentale o riduzione dell'orario di lavoro; con la nuova formulazione le possibilità di scelta diventano tre:

  • prolungamento dell'astensione facoltativa
  • due ore di permesso giornaliero retribuito
  • tre giorni al mese di permesso retribuito

Il diritto è riconosciuto al genitore anche qualora l'altro ne sia escluso (perché casalinga/o, disoccupata/o,
lavoratrice/lavoratore autonoma/o, lavoratrice/lavoratore a domicilio, addetta/o ai servizi domestici).
Quindi la madre lavoratrice dipendente non è più la sola titolare del diritto, da trasferire eventualmente al padre lavoratore dipendente qualora non se ne avvalga, ma i due genitori assumono un diritto autonomo. Rimane, invece, l'alternatività del diritto e quindi l'impossibilità della fruizione dei benefici contemporaneamente da parte dei due genitori entrambi lavoratori dipendenti.
Per fruire dei suddetti benefici, non si richiede la convivenza, ma nemmeno l'assistenza continuativa ed esclusiva, requisiti che si danno per presupposti.
I permessi ci cui sopra sono tutti retribuiti, la contribuzione figurativa si riferisce ai settori privati. Per i dipendenti pubblici la contribuzione figurativa subentra solo nei casi in cui la retribuzione manchi o sia erogata in misura ridotta, per la parte differenziale.
I periodi non sono utili ai fini della ferie, della 13° mensilità, del premio di produttività e del periodo di prova, mentre i periodi di assenza retribuiti al 100% non incidono sulla maturazione delle ferie e della 13° mensilità.
Le medesime disposizioni si applicano al personale a part-time.

Le agevolazioni previste dalla legge 104/92, non esclude la possibilità di fruire dei permessi della legge 1204/71.
In ogni caso, se un genitore fruisce della legge 1204 per un determinato periodo, l'altro genitore non potrà fruire, contemporaneamente per lo stesso figlio, dei permessi di cui alla legge 104.
Questo, invece, è possibile se la richiesta riguarda un secondo figlio. In sostanza i genitori di figli con handicap, hanno diritto alla fruizione della astensione facoltativa standard entro gli 8 anni di vita del bambino (vedi maternità) ed anche al prolungamento dell'astensione facoltativa fino ai tre anni di vita del bambino. 
Il prolungamento, tuttavia, deve iniziare dopo che è trascorso il periodo teoricamente fruibile dalla madre, 6 mesi (anche se non effettivamente fruito), cioè dal nono mese dopo il parto.
Per l'applicazione concreta del diritto al prolungamento, nell'ipotesi in cui uno dei genitori non abbia diritto all'astensione facoltativa, vengono prospettate le seguenti situazioni:

  1. Se solo il padre è lavoratore, il prolungamento inizia dal giorno successivo al compimento del 7° mese del bambino, cioè dopo che è decorso il termine teorico dell'astensione facoltativa
  2. se si tratta di genitore unico, il prolungamento inizia dal giorno successivo alla scadenza del periodo massimo di 10 mesi (che possono decorrere o dalla nascita del figlio o dal termine del periodo di astensione post-partum, secondo i casi)
  3. se la madre non ha diritto all'astensione facoltativa e quindi al prolungamento (Colf, lavoratrice a domicilio, libera professionista, parasubordinata) il padre ha diritto al prolungamento dal giorno successivo alla scadenza del proprio periodo teorico di 7 mesi, che inizia dopo i tre mesi di astensione obbligatoria della madre
  4. se la madre è lavoratrice autonomo ma il diritto al prolungamento per i padre inizia dopo lo scadere dei 7 mesi successivi ai tre mesi di astensione facoltativa della madre, decorrenti, a loro volta, dopo i tre mesi di astensione obbligatoria

Occorre rilevare che le ipotesi di cui ai punti 3 e 4 non sono del tutto condivisibili perché non si tiene conto del fatto che il padre potrebbe iniziare il proprio periodo di astensione facoltativa standard, anche subito dopo la nascita del figlio cioè contemporaneamente all'astensione obbligatoria della madre.
Nel caso in cui sia già stato fruito in tutto o in parte l'astensione facoltativa, prima del prolungamento, per il rimanente periodo vengono prese in considerazione le seguenti ipotesi:

  • se la madre ha già preso i sei mesi di astensione facoltativa prima del prolungamento, al padre rimangono 5 mesi da fruire entro i tre anni sia fino agli 8 ani del figlio. Questo periodo è comunque soggetto al limite reddituale previsto ai fini dell'erogazione dell'indennità del 30%. (vedi Maternità)
  • se il padre ha fruito di 7 mesi di astensione facoltativa prima del prolungamento, la madre ha ancora diritto a 4 mesi entro i tre anni del figlio ovvero fino a otto anni, periodo sempre sottoposto al limite reddituale per percepire l'indennità
  • se entrambi i genitori si sono divisi i periodi di astensione facoltativa e hanno beneficiato del prolungamento in alternativa, solo il genitore che abbia un periodo residuo di astensione facoltativa può utilizzarlo entro i tre anni del figlio oppure gli otto anni, periodo sempre sottoposto al limite reddituale per percepire l'indennità.

Riposi orari fino a tre anni di età del bambino. La possibilità di poter fruire di due ore al giorno (1 ora se l'orario di lavoro è inferiore alle sei ore) di permesso retribuito, si pone in alternativa al prolungamento dell'astensione facoltativa. Si deve però rilevare che i riposi giornalieri per l'allattamento non sono alternativi al prolungamento dell'astensione facoltativa fino ad un anno di vita del bambino.
Ciò significa che quando la madre usufruisce di detti riposi, il padre può fruire dell'astensione facoltativa standard, mentre se è la madre a fruire dell'astensione facoltativa, il padre non ha diritto ai permessi orari. Pertanto soltanto dal compimento di un anno di età e fino al compimento del terzo anno di vita del bambino (cioè il 2° e il 3° anno) i riposi di cui alla legge 1204/71 diventano alternativi al prolungamento dell'astensione facoltativa.
Genitori di minore di età superiore ai tre anni con handicap grave. Successivamente al compimento del terzo anno di età del bambino, la madre lavoratrice o, in alternativa, il padre lavoratore, anche adottivi, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile fruibili anche in modo non continuativo, a condizione che il minore non sia ricoverato a tempo pieno. I tre giorni mensili possono essere frazionati ad ore per un massimo di 18 ore mensili.
La fruizione parziale dei giorni di permesso, o delle ore previste in alternativa, non da diritto al godimento residuo nel mese successivo. Tali permessi non riducono le ferie e non si calcolano per il raggiungimento del limite quantitativo degli altri permessi retribuiti previsti dai contratti di lavoro. Tali permessi sono fruibili fino al compimento del 18° anno di età.
Fratelli e sorelle. Quanto ai beneficiari, si segnala la sentenza della Corte Costituzionale n. 158 dell'8 maggio 2007, con la quale stata dichiarata illegittimità dell'art. 42, 5° comma (riposi e permessi per figli con handicap grave) del D.Lgs 151 nella parte in cui non prevedeva il diritto del fratello o della sorella conviventi di soggetto con handicap, nell'ipotesi che i genitori siano impossibilitati a provvedere all'assistenza.
La medesima sentenza, inoltre, ha ritenuto illegittima anche la parte in cui non prevede, in via prioritaria rispetto ai genitori e ai fratelli, anche il diritto del coniuge convivente.
Genitori con figli maggiorenni e famigliari di persone handicappate non conviventi. I genitori e i familiari di lavoratori di persone handicappate, possono fruire dei giorni di permesso mensile, anche se il portatore di handicap non è convivente a condizione che l'assistenza sia continua ed esclusiva. Secondo l'INPS per assistenza continua si deve intendere quella prestata quotidianamente. Non può, dunque, parlarsi di assistenza continua nei casi di oggettiva lontananza di abitazioni.
Per esclusività l'INPS intende che il lavoratore che richiede i permessi sia l'unico soggetto che presta assistenza alla persona disabile.
L'esclusività non può considerarsi realizzata quando il soggetto handicappato, non convivente con il lavoratore richiedente, conviva, a sua volta, in un nucleo familiare con lavoratori che beneficiano di permessi per la sua assistenza oppure nello stesso nucleo familiare vi siano soggetti in grado di prestargli assistenza.

Permessi per i lavoratori con handicap grave. I lavoratori handicappati hanno diritto, in alternativa, a 3 giorni di permesso retribuito mensile oppure a 2 ore di riduzione giornaliera dell'orario.  La scelta del tipo di permesso, può variare di mese in mese, mentre non può essere modificata nel corso dello stesso mese (di calendario), a meno che non sopraggiungano delle esigenze particolari ed impreviste, da documentare, che non potevano essere previste al momento della domanda, quali, ad esempio, visite mediche ed altri motivi familiari.
Nel modificare il tipo di permesso, da orario a giornaliero, e viceversa, si deve tenere conto dell'articolazione dell'orario giornaliero di lavoro.
Per cambiare i permessi orari in permessi giornalieri è necessario trasformare in giorni le ore fruite compiendo un arrotondamento all'unità inferiore se la frazione di giorno a pari o inferiore a 0,5 e all'unità superiore se la frazione è superiore a 0,5.
Se un lavoratore con orario giornaliero di 8 ore per cinque giorni la settimana ha già fruito di 2 giorni mensili e successivamente ha necessità di proseguire con permessi orari, avrà in quel mese diritto ancora a 8 ore di permesso. Nel caso inverso, se ha già fruito di 20 ore di permesso gli rimane il diritto ad un ulteriore giorno (infatti 20:8 = 2,50 cioè 2 giorni), se ne ha utilizzate 21 non residua neanche un giorno (21:8 = 2,62 cioè 3 giorni). In sostanza, fino a 4 ore di permesso fruito residuano ancora 3 giorni; da 5 a 12 ore ancora 2 giorni; da 13 a 20 ore un solo giorno; con 21 ore non rimane alcun giorno.

I lavoratori assicurati INPS possono beneficiare dei permessi a titolo personale nel senso che non possono fruirli per assistere un familiare a sua volta disabile.
Diverso, invece, il trattamento per i dipendenti iscritti all'INPDAP , ai quali è concessa la cumulabilità dei benefici in capo al lavoratore nella sua duplice qualità di familiare di persona disabile grave e portatore, lui stesso, di handicap grave. Il cumulo è consentito a condizione che non vi siano altri familiari in grado di prestare assistenza.

Alternativa. I lavoratori handicappati hanno diritto, in alternativa, a 3 giorni di permesso retribuito mensile oppure a 2 ore di riduzione giornaliera dell'orario.
La scelta del tipo di permesso, può variare di mese in mese, mentre non può essere modificata nel corso dello stesso mese (di calendario), a meno che non sopraggiungano delle esigenze particolari ed impreviste, da documentare, che non potevano essere previste al momento della domanda, quali, ad esempio, visite mediche ed altri motivi familiari.
Nel modificare il tipo di permesso, da orario a giornaliero, e viceversa, si deve tenere conto dell'articolazione dell'orario giornaliero di lavoro.
Per cambiare i permessi orari in permessi giornalieri è necessario trasformare in giorni le ore fruite compiendo un arrotondamento all'unità inferiore se la frazione di giorno a pari o inferiore a 0,5 e all'unità superiore se la frazione è superiore a 0,5.
Se un lavoratore con orario giornaliero di 8 ore per cinque giorni la settimana ha già fruito di 2 giorni mensili e successivamente ha necessità di proseguire con permessi orari, avrà in quel mese diritto ancora a 8 ore di permesso. Nel caso inverso, se ha già fruito di 20 ore di permesso gli rimane il diritto ad un ulteriore giorno (infatti 20:8 = 2,50 cioè 2 giorni), se ne ha utilizzate 21 non residua neanche un giorno (21:8 = 2,62 cioè 3 giorni). In sostanza, fino a 4 ore di permesso fruito residuano ancora 3 giorni; da 5 a 12 ore ancora 2 giorni; da 13 a 20 ore un solo giorno; con 21 ore non rimane alcun giorno.
I genitori hanno diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito. Questi tre giorni possono essere ripartiti tra gli stessi genitori, anche con assenze contemporanee dal lavoro, ad esempio: 1 giorno la madre e 2 giorni il padre, di cui 1 giorno fruibile insieme.  I giorni di permesso possono essere utilizzati da un genitore anche quando l'altro fruisce della normale astensione facoltativa.

Impossibilità di assistenza da parte del familiare non lavoratore. Come si è detto più sopra i permessi sono subordinati all'inesistenza nel nucleo familiare di soggetti non lavoratori in grado di assistere la persona handicappata e cioè i famigliari fino al 3° grado. Vi sono però dei casi in cui è possibile riconoscere il diritto ai permessi al lavoratore. I motivi che impediscono alle persone che non lavorano, conviventi con il soggetto handicappato, di assistere il portatore di handicap sono:

  • la presenza in famiglia di più di 3 minorenni; 
  • la presenza in famiglia di un bambino con meno di 6 anni; 
  • la necessità di assistenza notturna del disabile, valutata dal medico INPS; 
  • la grave malattia, documentata, valutata dal medico INPS;
  • il ricovero ospedaliero;
  • la malattia temporanea riconosciuta dal medico Inps; 
  • la minore età del familiare convivente; 
  • la condizione di studente del familiare convivente;
  • l'età superiore a 70 con una qualsiasi invalidità comunque riconosciuta,
  • l'incapacità totale al lavoro; 
  • l'infermità superiore a due terzi;
  • mancanza di patente di guida in caso di necessità di trasporto del disabile.

Part-time verticale. In caso di part-time verticale, con attività lavorativa (ad orario pieno o ridotto) limitata solo ad alcuni giorni la settimana o del mese, per determinare il numero di giorni di permesso cui si ha diritto, occorre ridimensionare proporzionalmente il numero dei giorni di permesso. In sostanza, il numero dei giorni spettanti sta al numero dei giorni di lavoro effettuati durante il mese come il numero dei giorni previsti dalla legge sta al numero dei giorni lavorativi a tempo pieno. Ad esempio: per un lavoratore che svolga attività lavorativa part-time verticale in 12 giorni il mese, in un posto di lavoro che, non effettuando la settimana corta, preveda 27 giorni lavorativi il mese, per conoscere quanti giorni di permesso competono, si dovrà procedere nel seguente modo:

                    X : 12 = 3 : 27
X = (12x3) : 27 = 1,33 che si arrotonda ad un giorno.

Frazionabilità dei permessi. I tre giorni di permesso retribuiti spettanti ai genitori di disabili in situazione di gravità sono frazionabili anche in permessi orari, ma se non goduti nel mese non possono essere fruiti nel mese successivo.
Le ore concedibili devono essere individuate secondo il seguente algoritmo da applicare all'orario normale di lavoro determinato su base settimanale:

 Orario di lavoro settimanale
----------------------------------------------------- x 3 ore = ore fruibili
Numero dei giorni lavorativi settimanali

Esempio.
Un lavoratore con orario settimanale di 40 ore, articolato su 5 giorni alla settimana, avrà diritto a 24 ore di permesso (40/5) x 3 = 24

Similmente l'algoritmo di calcolo si applica in caso di orario di lavoro su base plurisettimanale.
Esempio:
- 8 settimane da 32 ore su 4 giorni lavorativi alla settimana
- 4 settimane da 40 ore su 5 giorni lavorativi alla settimana
- 4 settimane da 36 ore su 6 giorni lavorativi alla settimana
In tal caso il lavoratore avrà diritto a 22,10 ore mensili (35/4,75)x 3= 22.10

Dove il valore 35 rappresenta l'orario medio settimanale determinato nel modo seguente:
32x8+40+36x4 = 560: 16 (numero delle settimane) = 35

Mentre il valore 4.75 rappresenta il numero dei giorni settimanali, determinato come segue:
8x4+4x5+4x6 = 76:16 = 4.75

LAVORATORI PUBBLICI

I CCNL dei comparti pubblici prevedono che i tre giorni di permesso mensile non riducono le ferie.
Il contratto della Sanità pubblica 94/97, prevede, inoltre, che anche le due ore di permesso giornaliero non riducono le ferie.
Il CCNL delle Autonomie locali e degli Enti pubblici non economici (Parastato), prevedono espressamente che i tre giorni di permesso mensili possono essere fruiti ad ore, per un massimo di 18 ore mensili. In caso di fruizione mista, generalmente la giornata lavorativa (solo in questo caso) è convenzionalmente fissata in sei ore (per tutti i giorni lavorativi).
Ad esempio: richiesto 1 giorno (pari a sei ore) più 10 ore = restanti 2 ore. I tre giorni di permesso mensili  non possono essere cumulati con quelli di altri mesi.

ASPETTATIVE

I portatori di handicap che debbono sottoporsi ad un progetto terapeutico di riabilitazione presso strutture pubbliche o convenzionate, hanno diritto:

  • ad un'aspettativa per infermità per l'intera durata del ricovero. Per il periodo eccedente la durata massima dell'aspettativa con retribuzione intera, compete la retribuzione ridotta della metà per l'intera durata del ricovero
  • alla concessione di permessi giornalieri retribuiti di due ore per tutta la durata del progetto
  • alla riduzione dell'orario di lavoro, con l'applicazione degli istituti normativi e retributivi previsti per il part-time, per tutta la durata del progetto
  • allo svolgimento di mansioni diverse da quelle abituali, nell'ambito della stessa categoria, quando tale attribuzione sia parte del progetto.

PROLUNGAMENTO DEL CONGEDO PARENTALE

Prolungamento del congedo parentale. La legge non apporta nessuna modifica a quanto previsto dall'art. 33 del D.lgs 151/2001, per quanto riguarda il diritto dei genitori di richiedere il prolungamento del congedo parentale fino a tre anni di vita del bambino.
Precisazioni. Il diritto di prolungare fino a 3 anni il periodo di astensione facoltativa spetta alla madre o in alternativa al padre lavoratore e riguarda anche i genitori adottivi o affidatari.
Mentre la legge stabilisce il diritto "fino a tre anni di congedo parentale", lasciando intendere, quindi, che il periodo di astensione non può superare, complessivamente, la durata massima di tre anni, usufruibili fino al compimento dell'8° anno di età del bambino; la prassi amministrativa stabilisce il diritto al prolungamento "fino a tre anni (di età del bambino) del periodo di astensione facoltativa".
In tal caso, pertanto, l'età anagrafica del minore è rilevante ai fini dell'utilizzo del prolungamento, che, di conseguenza, non può essere utilizzato oltre il terzo anno di vita.
Condizione per accedere al diritto è che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno.

Permessi orari retribuiti. Si tratta del diritto ad avere permessi orari retribuiti, rapportati all'orario di lavoro; anche in questo caso la legge non ha apportato nessuna modifica.
Rimane, quindi, la possibilità per i genitori -anche adottivi o affidatari - di un bambino con handicap grave, fino al terzo anno di età, e non ricoverato a tempo pieno, la possibilità di fruire:

  • prolungamento del congedo parentale o in alternativa di permessi orari giornalieri nella misura di:
  • 2 ore giornaliere, se l'orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore
  • 1 ora al giorno, se l'orario di lavoro è inferiore alle 6 ore

Permessi mensili retribuiti. Viene ristretto l'ambito di applicazione dell'art. 33 della legge 104/1992, cancellando il diritto (alle condizioni dettate dalla normativa) per i parenti entro il terzo grado. Ne scaturisce il seguente ambito degli aventi diritto, sia per i dipendenti pubblici che i dipendenti privati che prestano assistenza:

  • al coniuge  - figli -  (I coniugi non sono ne parenti ne affini)
  • ad un parente o affine entro il secondo grado
  • ad un parente o affine entro il terzo grado, solo qualora i genitori o il coniuge della  persona da assistere:
  • abbiano compiuto 65 anni di età, oppure
  • siano affetti da patologie invalidanti, o
  • siano deceduti o mancanti

Le patologie invalidanti

  • le patologie acute o croniche che determinano permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche
  • le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali
  • le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Pertanto, nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona in situazione di handicap grave siano affetti dalle patologie rientranti nell'elenco, l'assistenza potrà essere prestata anche da parenti ed affini entro il terzo grado.
Un ulteriore elemento che  necessità di essere chiarito attiene cosa si intende per parenti e affini "mancanti"; oltre alle situazioni di assenza naturale e giuridica in senso stretto - celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto - rientrano le situazioni giuridiche ad esse assimilabili quali: divorzio, separazione legale, abbandono.

Il referente unico per l'assistenza. I requisiti della continuità ed esclusività dell'assistenza non sono menzionati dalla legge e quindi non sono più richiesti per la fruizione dei permessi. Inoltre, la Legge  ha sottolineato come non possano essere concessi i permessi mensili a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con disabilità grave. Già in precedenza era chiaro che il limite di tre giorni mensili era riferito a ciascuna persona disabile.
L'INPS e il Dipartimento della Funzione Pubblica hanno interpretano tale indicazione come un divieto all'alternatività fra più beneficiari, a meno che essi non siano i genitori di figli con grave disabilità.
Rimane confermato il diritto di ottenere i permessi di tre giorni da parte del coniuge del soggetto handicappato. Infatti, nonostante la legge prevedesse il beneficio solo per "parenti ed affini", la prassi amministrativa ha chiarito che il diritto deve essere riconosciuto anche al coniuge dell'handicappato purché convivente.

Genitori che assistono figli in situazione di disabilità grave. Mentre il prolungamento del periodo di congedo parentale e le due ore di riposo giornaliero retribuito possono essere utilizzati a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente, i tre giorni di permesso possono essere goduti, da parte dei genitori o da parte degli altri familiari, dal giorno del riconoscimento della situazione di disabilità grave.
Inoltre, trattandosi di agevolazioni volte alle medesime finalità di assistenza al disabile, la fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese.
Cosicché nel mese in cui uno dei due genitori abbia fruito di uno o più giorni di permesso, entrambi i genitori non potranno beneficiare per lo stesso figlio neppure delle due ore di riposo giornaliero e del prolungamento del congedo parentale.
Il che significa che i tre benefici sono incompatibili se fruiti nello stesso mese.

L'assenza di ricovero. Uno dei requisiti essenziali per la concessione dei permessi lavorativi è l'assenza di ricovero a tempo pieno della persona con grave disabilità.
Per ricovero a tempo pieno si intende quello, per le intere ventiquattro ore, presso "strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa".
Le parole "assistenza sanitaria continuativa" non sono trascurabili; sia l'INPS che il Dipartimento della Funzione Pubblica,  sembrano  negare infatti l'eventuale rilevanza della necessità assistenziale "non sanitaria" (aiuto all'igiene, all'alimentazione, al supporto personale) di cui molto spesso i familiari di una persona ricoverata di fanno carico.
Al ricovero a tempo pieno fanno eccezione:

  • interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate
  • ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine
  • ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare, ipotesi già prevista per i bambini fino a tre anni di età.

Sede di lavoro. Con l'entrata in vigore della legge è stato modificato il comma 5 dell'articolo 33 della legge 104/1992, il quale prevedeva il diritto di scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio, per il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave, né poteva essere trasferito senza il suo consenso.
Con la nuova norma il diritto a scegliere la sede di lavoro non è più riferito al domicilio del lavoratore che presta assistenza, ma a quello della persona da assistere.
E' da precisare che la richiesta della nuova sede di lavoro è configurabile come un interesse legittimo, mentre l'impossibilità di trasferimento senza il consenso del lavorato rappresenta un diritto soggettivo.
I soggetti che possono scegliere la sede sono gli stessi che possono richiedere il permesso mensile retribuito e non è più necessario il requisito della continuità dell'assistenza.




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