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MALATTIA

LAVORATORI PUBBLICI

Le assenze per malattia per i lavoratori dei comparti pubblici sono disciplinate dalle norme di legge e dai CCNL.
Periodi di assenza, lavoratori a tempo indeterminato. Il periodo massimo di assenza per malattia è pari a 36 mesi, di cui:

  • 18 mesi, nell'arco temporale di tre anni, con diritto alla conservazione del posto di lavoro e variamente retribuiti

Ulteriori

  • 18 mesi non mesi non retribuiti

Frazionabilità. Secondo l'interpretazione fornita dall'ARAN gli ulteriori 18 mesi, non retribuiti, non sono frazionabili. Ciò non significa, però, che il lavoratore, in caso di guarigione intervenuta prima del diciottesimo mese, non possa riprendere servizio previo accertamento delle sue condizioni di salute.
Nell'ipotesi in cui il dipendente, dopo aver ripreso servizio, si assenti nuovamente per malattia, torneranno ad applicarsi le regole generali.
La visita medica per il mutamento di mansioni o per l'accertamento delle inidoneità assoluta a qualsiasi proficuo lavoro non può essere chiesta dalla amministrazione prima del decorso dei 18 mesi.
L'anticipazione può, invece, essere richiesta dal lavoratore.
Superamento del triennio. Trascorsi 36 mesi, qualora il lavoratore sia dichiarato idoneo al lavoro, ma non alla mansione propria, l'amministrazione, potrà utilizzarlo in mansioni diverse nell'ambito della categoria di appartenenza, e, con il consenso dell'interessato, anche in mansioni inferiori.
Trattamento economico. Ai dipendenti pubblici, in caso di assenza per malattia e con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, compete:

  1. il 100% della retribuzione mensile, comprensiva del trattamento accessorio fisso e continuativo, con la solo esclusione dei compensi legati alla effettiva presenza in servizio, per i primi 9 mesi di assenza, pari al 50% dell'intero periodo comporto, mediamente 270 giorni di calendario
  2. il 90% della retribuzione, come sopra indicata, per i successivi tre mesi, pari ad un sesto dell'intero periodo di comporto, mediamente 90 giorni di calendario
  3. il 50% della retribuzione, come sopra indicata, per gli ulteriori 6 mesi di assenza per malattia, paria d un terzo dell'intero periodo di comporto, mediamente 180 giorni di calendario
  4. nessuna retribuzione per le assenze per malattia comprese nell'ulteriore periodo  di 18 mesi eventualmente concesso, su domanda del lavoratore e previo accertamento medico

Lavoratori a part-time verticale a tempo indeterminato. Per definire il trattamento economico spettante, occorre riproporzionare i periodi di conservazione del posto di lavoro nel modo che segue:

periodo riproporzionato in giornate lavorative
Al 100%, la metà del periodo
Al 90% 1/6 del periodo
Al 50% 1/3 del periodo
154 giornate
77 giorni
26 giorni
51 giorni
231 giornate
116 giorni
38 giorni
77 giorni
305 giornate
154 giorni
51 giorni
103 giorni
385 giornate
193 giorni
64 giorni
128 giorni

Trattamento economico fondamentale. I CCNL del pubblico impiego in genere individuano le voci che costituiscono il cosiddetto trattamento economico fondamentale:

  • stipendio tabellare comprensivo degli incrementi economici derivati dalla progressione di carriera
  • retribuzione individuale di anzianità
  • assegno ad personam a carattere continuativo
  • indennità integrativa speciale (se non conglobata nella retribuzione tabellare iniziale)
  • retribuzione di posizione, parte fissa (per il personale dirigente)

Precisazione. La riduzione di cui si è detto opera esclusivamente nel caso in cui il CCNL applicato preveda espressamente una disciplina più favorevole rispetto a quella dettata dalla legge.
Conseguenze sui risparmi di spesa. I risparmi derivanti dalle disposizioni illustrate non posso in alcun modo essere utilizzati per incrementare i fondi destinati alla contrattazione collettiva.
Deroghe. Il trattamento economico più favorevole previsto dai CCNL, continua ad applicarsi nel caso di assenza dal servizio per:

  • infortunio sul lavoro
  • ricovero ospedaliero o in day hospital
  • malattia dovuta a causa di servizio e malattia professionale
  • patologie gravi richiedenti terapia salvavita

Lavoratori in prova. I lavoratori che si assentano a causa di malattia durante il periodo di prova, hanno diritto alla conservazione del posto ed al trattamento economico quale previsto dalla lettera A), per i primi sei mesi.
Per eventuali ulteriori periodi di conservazione del posto, ove concessi, il trattamento economico spettante è quello di cui alle lettere b), c),d) con riferimento ai periodi temporali indicati nel trattamento economico.

Riduzione del trattamento economico nei primi 10 giorni di assenza. Per i lavoratori pubblici, sia a tempo indeterminato, determinato o a part-time, in forza degli interventi legislativi, subiscono, per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, nei primi 10 giorni di assenza per malattia (anche di un solo giorno) è corrisposto il trattamento economico fondamentale, con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominato, nonché di ogni altro trattamento accessorio.
Di conseguenza, un'assenza per malattia che si protragga oltre i 10 giorni, sarà retribuita per i primi dieci come sopra descritto, per i periodi successivi secondo le norme dei CCNL.
Le fasce retributive previste dai CCNL no vengo soppresse dalla legge, con la conseguenza che la riduzione per i primi 10 giorni si sovrappone alle disposizioni contrattuali.
Esempio. Assenza per malattia dal 3 al 31 marzo: durata giorni 19 (data rientro in servizio: 22 marzo)

  • Dal 3 al 31 marzo (giorni 10) trattamento economico fondamentale in misura ridotta del 10 o del 50% a seconda della collocazione dell'assenza nel periodo di conservazione del posto, con esclusione di ogni altro emolumento o indennità avente carattere fisso e continuativo
  • Dal 13 al 21 marzo (9 giorni) trattamento economico in misura ridotta del 10 o del 50% a seconda della collocazione dell'assenza nel periodo di conservazione del posto, quale previsto dal CCNL applicato ovvero con le indennità o emolumenti di carattere fisso o continuativo.
IL PERIODO DI COMPORTO PER I DIPENDENTI PUBBLICI

Come si è visto in precedenza il diritto alla conservazione del posto di lavoro, il cosiddetto "comporto" è fissato il 18 mesi retribuiti, superati i quali se il lavoratore non è nelle condizioni di riprendere l'attività lavorativa, può richiedere un ulteriore periodo di 18 mesi non retribuito.
Si tratta, dunque, di stabilire il superamento o meno del periodo di comporto retribuito e la seguente:

  • sommare le assenze per malattia negli ultimi tre anni (1095 giorni continuativi) precedenti la malattia in corso, può un'unica malattia di 18 messi consecutivi ovvero di più assenze
  • aggiungere a tali assenze quelle dell'ultimo evento morboso

Giorni festivi o non lavorativi. Nel calcolo delle assenze vanno considerati anche tutti i giorni festivi o non lavorativi compresi nel periodo di malattia.
Nell'ipotesi che l'ultimo giorni di malattia cada di venerdì ed il lavoratore riprenda servizio il lunedì successivo le giornate di sabato (qualora non lavorativo) e di domenica no vanno conteggiate.
Malattia tra il venerdì e il lunedì. Qualora, invece, la malattia termini il venerdì e venga presentato un nuovo certificato medico con decorrenza dal lunedì successivo, anche il sabato non lavorativo e la domenica vanno conteggiati come malattia e quindi nel periodo di comporto.
Sospensione del periodo di comporto. In base a numerose sentenze della Corte di Cassazione, il lavoratore al fine di sospendere il decorso del periodo di comporto, può chiedere che un periodo di assenza venga imputato ad altro titolo, ad esempio come ferie, con l'avvertenza, però, che il periodo di conversione dell'assenza per malattia in assenza per ferie deve necessariamente precedere la scadenza del periodo di comporto.
L'accoglimento della richiesta del lavoratore può essere rifiutata dall'amministrazione di appartenenza, la quale le può rimandare ad altra data. In tal caso, il lavoratore, sempre su richiesta, al termine del periodo di comporto ha diritto di fruire delle ferie maturate e non godute, purchè la richiesta sia formulata durante il periodo di comporto.
Esclusione di periodi di assenza dal comporto. Alcuni periodi di malattia sono esclusi dal computo del comporto, per legge non vanno computate:

  • le assenze per malattie determinate come causa diretta da gravidanza o puerperio
  • l'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria
  • l'aborto  spontaneo o terapeutico, purché intervenuto prima del 180° giorni dall'inizio della gestazione; dopo il 180° giorno si considera parto con il conseguente diritto al congedo per maternità
  • le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza; l'onere della prova è in capo al lavoratore
  • il periodo di convalescenza in caso di TBC per un massimo di 6 mesi dalla data di dimissione
  • le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo

Per previsione contrattuale sono escluse dal computo del comporto:

  • le assenze per infortunio e malattie professionali
  • le assenze dal servizio per l'effettuazione di terapie salvavita come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per i soggetti affetti da AIDS ecc. Inoltre, ai lavoratori che si trovano in tali situazioni i datori di lavoro favoriscono l'effettuazione delle terapie e delle visite specialistiche mediante un'idonea articolazione dell'orario di lavoro.

Lavoratori a tempo determinato. Il lavoratore assunto a tempo determinato ha diritto alla conservazione del posto pari alla durata del contratto a termine; il rapporto di lavoro cessa allo scadere del termine fissato dal contratto individuale.
Malattia e ferie. Il periodo di malattia è utile ai fini della maturazione delle ferie. Dubbi sono sorti circa la maturazione delle ferie durante i 18 mesi di assenza non retribuiti. In assenza di disposizioni contrattuali, riteniamo che anche in questo periodo maturino le ferie e ciò in base alla più recente giurisprudenza che non pone distinzioni.
Terminata la malattia il lavoratore, salva diversa disposizione aziendale, eventualmente a seguito di accordo sindacale, non può riprendere le ferie ma deve riprendere servizio, a meno che non si trovi all'estero.
Sospensione delle ferie per malattia. Per espressa previsione contrattuale, le ferie sono sospese alla condizione che la malattia insorta duri più di tre giorni o che dia luogo a ricovero ospedaliero, indipendentemente dalla durata dello stesso.
Fasce orarie di reperibilità. Le fasce orarie durante le quali il lavoratore pubblico è obbligato ad essere presente al proprio domicilio sono: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00, tutti i giorni domeniche comprese. (Vedi anche regole generali)

I controlli

Il Dipartimento Funzione Pubblica con nota n. 3/11 fornisce chiarimenti circa il regime delle assenze per malattia dei pubblici dipendenti, dopo l'entrata in vigore della legge di stabilità n.111/2011. In particolare si chiarisce che la giornata non lavorativa è individuabile, non solo in quelle festive o cadenti di domenica ma anche in quelle di riposo dopo un turno di lavoro, dopo un permesso o una giornata di ferie. In tutti questi casi l'amministrazione ha l'obbligo di inviare la visita fiscale fin dal primo giorno.
Sull'esclusione dall'obbligo di reperibilità quando l'assenza per malattia è dovuta all'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, si intende giustificata a seguito della presentazione di apposito certificato (rilasciato da un medico del SSN o anche da un medico privato) attestante l'effettuazione della prestazione e, precisa il Ministero, non è necessario che queste visite siano strettamente connesse ad una patologia in atto.

Esclusione dalle fasce di reperibilità. Dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità sono esclusi i dipendenti per i quali l'assenza dal servizio è dovuta da:

  • infortunio sul lavoro
  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita
  • malattie per le quali è riconosciuta una causa di servizio
  • stati patologici sottesi  o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta

SPECIFICITA' DIPENDENTI PUBBLICI

Il periodo di ricovero ed i giorni di convalescenza non sono soggetti alle trattenute economiche di legge, sono invece computati ai fini del superamento del periodo di comporto in i CCNL prevedono che esclusivamente le assenze per gravi patologie e per infortunio sul lavoro non vengono computate ai fini del limite massimo del diritto alla conservazione del posto.
Giova ricordare che la Corte di Cassazione con sentenza n. 1436/1998 ha stabilito che la nozione di "ricovero" è limitata ai casi di lunga degenza e terapie riabilitative, con esclusione pertanto delle situazioni contingenti.
Nel caso quindi un referto medico rilasciato dal Pronto soccorso indichi dei giorni di malattia, questi saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all'art. 71 del decreto n. 112/2008 convertito in legge n. 133/2008.
Diverso potrebbe essere il caso di un intervento chirurgico sottoposto in regime di day hospital (quindi non un esame o visita specialistica ma un ricovero a fini operatori).
In questo caso il day hospital e la successiva convalescenza ricondotta nel certificato medico all'intervento subito non saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all'art. 71 del decreto n. 112/2008 (i giorni saranno comunque computati ai fini del superamento del periodo di comporto).
Per ciò che riguarda invece l'accertamento della malattia attraverso la visita fiscale, l'obbligo da parte dell'Amministrazione di disporla fin dal primo giorno è riferito al solo caso di assenze che si verifichino nelle giornate immediatamente precedenti o successive a quelle non lavorative (se il giorno di malattia o uno dei giorni di malattia cada subito prima o subito dopo la domenica o altra festività).
In sintesi, non si procede alla decurtazione economica fino a 10 giorni nei seguenti casi:

  • Assenze dovute ad infortuni sul lavoro riconosciuti dall'INAIL;
  • Assenze per malattia dovute a causa di servizio riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
  • Ricovero ospedaliero, in strutture pubbliche o private. Per "ricovero ospedaliero" si intende la degenza in ospedale per un periodo non inferiore alle 24 ore (comprensivo della notte);
  • Ricovero domiciliare certificato dall'ASL o struttura sanitaria competente, purché sostitutivo del ricovero ospedaliero;
  • I day-hospital;
  • Assenze dovute a gravi patologie che richiedono l'effettuazione delle terapie salvavita, inclusa la chemioterapia (sono esclusi dalla decurtazione anche i giorni di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie salvavita temporaneamente e/o parzialmente invalidanti).
  • I periodi di assenza per convalescenza che seguono senza soluzione di continuità un ricovero o un intervento effettuato in regime di day-hospital indipendentemente dalla loro durata per i quali è sufficiente una certificazione rilasciata anche dal medico curante pubblico o privato (la certificazione medica dovrà far discendere espressamente la prognosi dall´intervento subito in ospedale).

Nota bene
La Corte Costituzionale con sentenza n. 120/2012 ha confermato la legittimità costituzionale della decurtazione in caso di assenze per malattia.
Pertanto, la decurtazione retributiva:

  • È relativa ai primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia e non ai primi 10 giorni di assenza per malattia nel corso dell'anno;
  • Opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l'assenza si protrae per più di dieci giorni;
  • Per un periodo superiore a 10 giorni di assenza, a partire dall'undicesimo giorno sarà ripristinata l'erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità aventi carattere fisso e continuativo, con esclusione del solo trattamento accessorio variabile;
  • Se l'evento morboso supera i 15 giorni lavorativi, a partire dall'undicesimo giorno di assenza sarà altresì erogato il trattamento accessorio variabile;

In merito alla trattenuta da non applicare per i giorni di assenza dovuti a convalescenza post-ricovero ospedaliero a seguito di ricovero o intervento chirurgico o altro fatto traumatico prescritta dalla struttura pubblica o dal medico curante, il Dipartimento della Funzione Pubblica, con parere n. 53 del 5/11/2008, ha affermato che in caso di ricovero ospedaliero, non riguarda in senso stretto soltanto i giorni di ricovero ma concerne il regime più favorevole previsto per le assenze per malattia dovute appunto a ricovero ospedaliero, con ciò comprendendo anche l'eventuale regolamentazione più vantaggiosa inerente il post-ricovero.
Pertanto nessuna decurtazione deve essere effettuata per i periodi collegati non solo al ricovero ospedaliero ma anche al post ricovero.
Non si procede alla visita fiscale nei seguenti casi:

  • Patologie gravi che richiedono terapia salvavita (sono ricomprese non solo le assenze per l'effettuazione della terapia, ma anche quelle derivanti da infermità con nesso causale con la terapia stessa es. postumi della terapia);
  • Infortunio sul lavoro, se riconosciuto con determinazione dell'INAIL;
  • Malattie riconosciute dipendenti da causa di servizio, se almeno riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
  • Stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità "riconosciuta". La patologia invalidante dev'essere riconosciuta da un giudizio medico legale emesso secondo le normative vigenti (non è richiesto alcun grado minimo di invalidità) e il certificato medico deve contenere in maniera esplicita il nesso causale tra invalidità riconosciuta e malattia in atto che ha determinato la prognosi clinica;
  • Qualora il dipendente sia ricoverato presso un ospedale, o si rechi al pronto soccorso, o a seguito di un infortunio, o a seguito di un ricovero ospedaliero, qualora il periodo di riposo o di convalescenza sia stato ordinato dall'ospedale stesso (e non, successivamente, dal medico curante: in questo caso non risulta nessun legame ufficiale con il periodo di ricovero o con il precedente infortunio).
  • Nei confronti dei dipendenti per i quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato: la visita fiscale non può essere prevista per due volte per lo stesso evento morboso. Ogni prolungamento della malattia può invece prevedere una successiva visita medica di controllo;
  • Nei confronti dei dipendenti che si assentano per malattia per sottoporsi a "visite specialistiche" (La richiesta di visita di controllo si configurerebbe come ingiustificato aggravio di spesa per l'amministrazione in quanto l'avvenuta visita sarà giustificata con la presentazione dell'attestato da parte del dipendente).

Nota bene
Ai sensi del D.M. n. 206/2009 le fasce orarie di reperibilità per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia sono dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00.
L'obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi quando questi siano compresi nel periodo di malattia.
Come precisato dal Dipartimento della Funzione Pubblica con il Parere 15 marzo 2010, n. 12567, il dipendente pubblico esente dall'obbligo di reperibilità, in caso di assenza dal lavoro, può non ricevere la visita fiscale se ha trasmesso all'Amministrazione di appartenenza tutta la documentazione formale, consistente nella documentazione relativa alla causa di servizio, all'accertamento legale dell'invalidità, alla denuncia di infortunio e nel certificato di malattia che giustifica l'assenza dal servizio e che indica la causa di esenzione.
In caso contrario, anche se l'Amministrazione richiede l'accertamento fin dal primo giorno di malattia, nessuna sanzione è prevista per il dipendente esente da reperibilità che il medico dell'ASL non trova in casa.
Per ciò che invece riguarda il non invio al dipendente della visita fiscale se il periodo di convalescenza è ordinato dall'ospedale, pur non essendoci una norma specifica che ne vieti la disposizione da parte del Dirigente si dovrebbe ritenere quanto meno paradossale (e di conseguenza inutile) che una struttura sanitaria pubblica possa o debba accertare lo stato di malattia certificato da altra struttura pubblica.
Non concorrono alla determinazione del conteggio dei giorni di malattia nel periodo di comporto (18 mesi + 18 mesi per il personale a TI; 9 mesi o 30 giorni per il personale a TD):

  • Le assenze dovute ad infortunio sul lavoro certificate dall'INAIL;
  • I giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital solo se collegati alla somministrazione di terapia salvavita per gravi patologie la cui certificazione avvenga ex post da parte della ASL o della struttura convenzionata;
  • Le assenza dovute alle conseguenze certificate delle terapie

Concorrono alla determinazione del conteggio dei giorni di malattia nel periodo di comporto:
Tutte le assenze di malattia non ricomprese nei casi sopra elencati (es. le infermità dipendenti da causa di servizio (per cui comunque spetta l'intera retribuzione), il ricovero ospedaliero, il day hospital, i periodi di convalescenza, le visite specialistiche se imputate a malattia.
Nota bene
Al personale assunto a tempo indeterminato spetta la conservazione del posto per un periodo di 18 mesi nel triennio.
Durante tale periodo:

  • I primi 9 mesi di assenza sono interamente retribuiti;
  • Nei successivi 3 mesi la retribuzione viene decurtata del 10%;
  • Negli ultimi 6 mesi la retribuzione viene decurtata del 50%.
  • L'eventuale ulteriore periodo di conservazione del posto di altri 18 mesi è senza retribuzione.

Al personale assunto a tempo determinato fino al 30/6 o 31/8 spetta la conservazione del posto per un periodo non superiore a 9 mesi in un triennio scolastico.
Per ciascun anno scolastico, il periodo è così retribuito:

  • Il primo mese è intermente retribuito;
  • Nel secondo e terzo mese la retribuzione viene decurtata del 50%.
  • Per i restanti 6 mesi si ha diritto alla conservazione del posto senza assegni.
  • Al personale assunto a tempo determinato per "supplenze brevi" spettano 30 giorni di malattia in un anno scolastico pagati al 50% (non interrompono l'anzianità di servizio a tutti gli effetti).

Superato il limite di 30 giorni si avrà la risoluzione del rapporto di lavoro. Non sono ricompresi nel periodo di comporto le assenze dovute a "gravi patologie".
È utile una precisazione: è il particolare tipo di terapia salvavita, o assimilabile e/o temporaneamente o parzialmente invalidante a qualificare la gravità della patologia.
Non esiste dunque, allo stato, una elencazione e/o specificazione delle c.d. "gravi patologie", mentre la gravità della patologia non può, in ogni caso, ritenersi rimessa alla valutazione discrezionale del Dirigente competente ad autorizzare l'assenza per malattia, ma deve essere accertata e certificata dal personale sanitario competente.
La gravità della patologia deve necessariamente essere collegata all'effettuazione di terapie che, per la loro natura e/o per le modalità di svolgimento possano risultare temporaneamente e/o parzialmente invalidanti per il dipendente. Il dipendente dovrà quindi produrre una certificazione medica attestante sì la grave patologia, ma anche la prescrizione di terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti. I due elementi devono dunque coesistere Ne consegue che l'assenza per malattia retribuita in caso di grave patologia è inerente esclusivamente a giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e giorni assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.
Pertanto ogni altro periodo di malattia non riconducibile a tali ipotesi, rientra nel calcolo del periodo di comporto.

MALATTIA LAVORATORI COMPARTI PRIVATI


Trattamento economico di malattia per i lavoratori dei comparti privati

L'insorgere di una malattia comporta per il lavoratore il diritto a percepire le prestazioni economiche a carico dell'INPS che generalmente sono anticipate dal datore di lavoro, secondo quanto stabilito dai singoli CCNL come sotto riportati.
Come è noto i primi tre giorni di malattia non sono indennizzati dall'INPS (carenza), e sono interamente a carico dei datori di lavoro. Nel calcolo delle giornate non sono computati i periodi di astensione dal lavoro per maternità.
L'indennità a carico dell'INPS decorre dal 4° giorno di malattia e fino al 180° giorno di calendario di ciascun anno solare intendendo il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31dicembre.

Misura dell'indennità a carico dell'INPS

Giorni
% normale
Lavoratori sospesi (*)
Lavoratori ricoverati
Lavoratori ricoverati e sospesi (*)
4°-20°
50%
33.33%
20%
13.33%
21°-180°
66.66%
44.44%
26.66%
17.17%

(*) Per lavoratori sospesi si intende in stato di disoccupazione o di sospensione dal lavoro

"Lordizzazione" della retribuzione. Per determinare l'importo complessivo a carico dei datori di lavoro, occorre effettuare il confronto tra l'indennità INPS e il trattamento che, sulla base dei CCNL, il datore di lavoro è tenuto a garantire al lavoratore in malattia.
A tale fine, è necessario "lordizzare" l'indennità di malattia anticipata dal datore di lavoro per conto dell'INPS poiché, infatti: tale indennità è un importo "netto" ai fini previdenziali, in quanto non concorre alla formazione dell'imponibile previdenziali su cui si calcolano i contributi e ai fini del calcolo dell'integrazione a carico del datore di lavoro deve essere confrontata con un importo lordo che, da contratto, lo stesso datore di lavoro è tenuto a garantire al dipendente malato.
La stessa deve essere lordizzata, ossia deve essere maggiorata della quota di contributi a carico del lavoratore.

L'indennità INPS lordizzata si ottiene applicando le seguenti proporzioni:
Indennità INPS : (100 - aliquota contributiva ) X : 100
Dove l'incognita X rappresenta l'indennità INPS al lordo dei contributi che gravano sul lavoratore (generalmente il 9.19%)

  • Si avrà che:
  • X = Indennità INPS x 100/ (100 - aliquota contributiva)

Calcolo della retribuzione media giornaliera
L'indennità giornaliera di malattia è calcolata in misura percentuale della retribuzione media giornaliera percepita dal lavoratore. Il calcolo della retribuzione media giornaliera si ottiene:
A)    dividendo per 26 (divisore fisso o altro divisore previsto dai CCNL) l'imponibile previdenziale del mese precedente quello di inizio della malattia
B)    dividendo per 26 (divisore fisso o altro divisore previsto dai CCNL) il rateo di mensilità aggiuntive (13°-14° se questa prevista dai CCNL) ottenuto dividendo per 12 la retribuzione lorda dal lavoratore (in caso di erogazione della 13° e della 14° l'importo va moltiplicato per due
C)    sommando i due importi
Se il mese precedente non è stato interamente lavorato (ad esempio per assunzione in corso di mese, per infortunio, maternità, malattia o ogni altro caso di assenza senza diritto a retribuzione), per determinare la retribuzione media è necessario:

  • dividere l'imponibile previdenziale del mese precedente (escludendo l'eventuale importo a titolo di integrazione malattia) per il numero delle giornate (incluse le domeniche e le festività retribuite) cadenti nel periodo lavorato escludendo, dunque, le giornate di malattia, infortunio, maternità, ecc. includendo, invece, le giornate a retribuzione ridotta come, ad esempio, le giornate di allattamento
  • dividere per 26 (divisore fisso o altro divisore previsto dai CCNL) il/i rateo/i di mensilità aggiuntive
  • sommare i due importi così calcolati

Esempio malattia durata inferiore a 20 giorni
Si ipotizzi la malattia di un lavoratore dal 12 al 21 settembre; che il CCNL preveda un integrazione a carico del datore di lavoro in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:

  • 100% della retribuzione per i primi 3 giorni
  • 75% della retribuzione per i giorni dal 4° al 20°
  • 100% della retribuzione dal 21° giorni in poi
  • Retribuzione mensile lorda 1.360.69

Determinazione della retribuzione media giornaliera
a) Presupponendo che nel periodo di paga precedente a quelle in cui è insorta la malattia, l'imponibile previdenziale del lavoratore fosse stato di 1.380.00 euro (eventualmente dovuto ad indennità e/o straordinario e/o altro salario variabile) 1.380.00 : 26 (divisore fisso o altro divisore previsto dai CCNL) = 53.07
b) Il valore del rateo mensile ottenuto dividendo per 12 l'importo dei ratei che il lavoratore matura nell'anno, cioè (Retribuzione lorda 1.360.69 x 2 (13°-14°) : 12 = 226.78 e successivamente per 26 l'importo  così ottenuto 226.78 :26 = 8.72
Le giornate indennizzate al 50% della retribuzione globale media giornaliera sono quelle comprese tra i 4° e il 20° giorno di malattia (dal 15 al 21 settembre) per un totale di 7 giorni. Mentre le prime tre giornate sono interamente a carico del datore di lavoro.
Pertanto l'indennità a carico dell'INPS sarà pari a euro 187.46 che saranno anticipati in busta paga dal datore di lavoro.

Descrizione
Ore/giorni
Dato Base
Competenze
trattenute
Retribuzione mensile
26
52.53
1.360.69 (1)
 
Assenza malattia
9
52.53
 
470.97 (2)
Carenza malattia
3
52.53
159.99 (3)
 
Malattia 75%
6
39.25
235.50 (4)
235.50
Indennità INPS
 
 
187.46 (5)
 
Integrazione
 
 
29.07
 
Totale
competenze 1.734.21
trattenute 731.15

(1)   Retribuzione lorda mensile
(2)   E' stato trattenuto al lavoratore l'importo della retribuzione riferita alle giornate di assenza per malattia, togliendo la retribuzione corrispondente a 9/26
(3)   Successivamente sono state pagate al 100% le tre giornate di carenza a carico del datore di lavoro così come previsto dai CCNL
(4)   In corrispondenza della voce "malattia 75%" è stato solo evidenziato (per questo il valore è evidenziato sia in competenza che in trattenuta) l'importo che il lavoratore deve raggiungere per quelle giornate di malattia; avuto riguardo a quanto corrisposto dall'INPS per i primi 20 giorni di malattia, il datore di lavoro dovrà integrare fino a che il lavoratore percepisca l'importo di euro 235.50
(5)   Con la voce "indennità INPS" è stato indicato il totale delle indennità dovute dall'INPS e anticipato dal datore di lavoro per tutte le giornate di malattia euro 187.46
(6)   In corrispondenza con la voce "integrazione" è stato esposto l'importo di euro 29.07 quale integrazione a carico del datore di lavoro, calcolato con l'operazione della lordizzazione, calcolato come segue:

  • (187.46 x 100) : 90.81 = 206.43 (lordo INPS)
  • Il dipendente deve percepire un lordo di euro 235.50
  • L'INPS, come visto, deve erogare 206.43 euro (importo lordizzato) e, per differenza, il datore di lavoro dovrà integrare con 29.07.
 

CCNL COMPARTI PRIVATI

Dipendenti AGIDAE
Mantenimento del posto di lavoro per assenza continuativa fino ad un massimo di 180 giorni, anche a cavallo di due anni solari; nel caso di superamento di tale periodo la dipendente o il dipendente potrà richiedere un periodo di aspettativa, senza retribuzione, fino ad un massimo di 6 (sei) mesi, dietro presentazione di certificato medico. La richiesta dovrà essere presentata almeno 20 giorni prima della scadenza dei 180 giorni previsti per la conservazione del posto. Detto periodo di aspettativa non è computabile ad alcun effetto.  Mantenimento del posto di lavoro per assenze, anche  non continuative, fino ad un massimo di 365 giorni nel periodo di 3 (tre) anni o meno dovute anche ad eventi morbosi diversi. Oltre i limiti di cui sopra il datore di lavoro potrà effettuare la risoluzione del rapporto di lavoro, rimanendo salvo in ogni caso per la lavoratrice e il lavoratore il diritto al T.F.R. In presenza di malattia o di infortunio non sul lavoro, alla lavoratrice o al lavoratore sarà corrisposto il trattamento assistenziale ad integrazione dell'indennità di malattia a carico degli enti competenti fino al raggiungimento del 100% della normale retribuzione fino al 180° giorno. La malattia insorta durante il periodo di ferie di cui all'art. 54 ne sospende la fruizione nell'ipotesi di ricovero ospedaliero per la durata dello stesso e/o di prognosi complessiva superiore a 7 (sette) giorni di calendario.
Dipendenti AIAS/ANFFAS/AVIS
Spetta il 100% della retribuzione globale sino al 365° giorno di assenza per malattia nell'arco di tre anni precedenti ad ogni inizio di malattia, computando altresì la malattia in corso. Si fa salva ogni eventuale modifica che potrà avvenire a livello legislativo o di accordi interconfederali in materia. Il trattamento stesso non compete in caso di accertata trasformazione della malattia in invalidità pensionabile. Detto trattamento non deve comunque essere superiore a quello che la lavoratrice ed il lavoratore avrebbero percepito al netto se avessero lavorato, a titolo di emolumenti, stipendiali fissi e non variabili. La corresponsione della integrazione va corrisposta in base alle norme di legge
Il datore di lavoro può recedere dal rapporto allorquando il lavoratore si assenti oltre il limite di diciotto mesi complessivi nell'arco di un triennio.
Dipendenti ANASTE
La conservazione del posto si ha per 365 giorni nell'arco di un triennio mobile decorrente dal1°  gennaio 2000. La conservazione del posto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori in malattia potrà essere prorogata, a richiesta del personale, per un'ulteriore periodo, non frazionabile, di giorni 180 di calendario alle seguenti condizioni:

  • che non si tratti di malattie croniche e/o psichiche
  • che siano esibiti dalla lavoratrice e dal lavoratore regolari certificati medici
  • che tale periodo sia considerato di "aspettativa" senza retribuzione

Oltre i limiti di cui sopra il datore di lavoro potrà effettuare la risoluzione del rapporto di lavoro, rimanendo salvo in ogni caso per la lavoratrice e il lavoratore il diritto al T.F.R. e all'indennità sostitutiva del preavviso. In presenza di malattia, alla lavoratrice o al lavoratore non in prova sarà corrisposto, dal 1° gennaio 2000, il trattamento assistenziale ad integrazione dell'indennità di malattia a carico degli enti competenti fino al raggiungimento del 100% della normale retribuzione fino al 365° giorno.
Dipendenti COOPERTIVE SOCIALI
La conservazione del posto si ha per 12 mesi nell'arco dell'ultimo triennio. Oltre i limiti di cui sopra il datore di lavoro potrà effettuare la risoluzione del rapporto di lavoro, rimanendo salvo in ogni caso per la lavoratrice e il lavoratore il diritto al TFR e all'indennità sostitutiva del preavviso. I limiti di cui sopra potranno essere raggiunti per assenze di malattia o di infortunio non sul lavoro anche se fatti in più riprese. In presenza di malattia o di infortunio non sul lavoro, alla lavoratrice o al lavoratore non in prova sarà corrisposto il trattamento assistenziale a integrazione dell'indennità di malattia a carico degli enti competenti fino al raggiungimento del 100% della normale retribuzione fino al 180° giorno. Nel caso di malattia superiore a 3 giorni il diritto a percepire il trattamento previsto dal presente articolo è subordinato al riconoscimento dell'indennità di malattia da parte degli enti assicuratori. La malattia insorta durante il periodo di ferie di cui all'art. 59  del CCNL ne sospende la fruizione nell'ipotesi.
Dipendenti SANITÀ PRIVATA
Il datore di lavoro è tenuto ad anticipare per conto dell'INPS le indennità previste dalla legge a partire dal primo giorno di malattia; inoltre, se la malattia è indennizzata e assistita dall'INPS e l'infortunio dall'INAIL, o se non è indennizzata a causa del superamento dei 180 giorni nell'anno solare in caso di assenza per non più di due episodi morbosi, il datore di lavoro è tenuto ad integrare le prestazioni economiche assicurative sino a raggiungere il 100% della retribuzione globale sino al 365° giorno di assenza per malattia nell'arco di quattro anni precedenti ad ogni inizio di malattia, computando altresì la malattia in corso. Il trattamento stesso non compete in caso di accertata trasformazione della malattia in invalidità pensionabile. Detto trattamento non deve essere comunque superiore a quello che il lavoratore avrebbe percepito al netto se avesse lavorato, a titolo di emolumenti stipendiali fissi e non variabili. Il datore di lavoro può recedere dal rapporto allorquando il lavoratore si assenti oltre il limite dei diciotto mesi complessivi nell'arco di un quadriennio mobile. Si conviene, però, che in via eccezionale, per quei lavoratori che abbiano una ricaduta nello stesso evento morboso che ha comportato un prolungato ricovero ospedaliero, in atto al momento della scadenza del prefissato periodo di comporto, questo va prolungato di due mesi, da diciotto a venti mesi; qualora il predetto ricovero ospedaliero sia ancora in atto alla scadenza del 20° mese, il lavoratore ha diritto a richiedere un periodo di aspettativa non retribuito, che può protrarsi per un massimo di tre mesi (dal 20° al 23° mese), purché permanga la situazione di ricovero ospedaliero; in caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell'ufficio medico legale della azienda sanitaria competente per territorio, come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento per l'infezione da HIV- AIDS nelle fasi a basso indice di disabilità specifica (attualmente indice di Karnosky), ai fini del presente articolo, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata. Per agevolare il soddisfacimento di particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche, le aziende favoriscono un'idonea articolazione dell'orario di lavoro nei confronti dei soggetti interessati. La procedura per il riconoscimento della grave patologia è attivata dal dipendente e, ove ottenuto, il beneficio decorre dalla data della domanda di accertamento.

UNEBA
Per malattia od infortunio si intende ogni alterazione dello stato di salute, che comporti incapacità al lavoro specifico al quale il lavoratore è addetto, accertata dagli Enti assistenziali presso i quali i lavoratori sono assicurati. Il diritto al trattamento di malattia nel caso di infortunio non riconosciuto dall'Inail verrà garantito a seguito di convalida da parte dell'Inps.
L'assenza per malattia o per infortunio non sul lavoro deve essere comunicata all'Istituzione. Inoltre la lavoratrice ed il lavoratore dovranno inviare all'Istituzione  stessa entro 48 ore dall'inizio dell'assenza il numero del protocollo informatico relativo alla certificazione sanitaria attestante l'incapacità lavorativa, nonché i successivi numeri di protocollo dei certificati di prolungamento della malattia entro lo stesso termine. La comunicazione del numero di protocollo dovrà avvenire secondo la normativa vigente.
L'Istituzione ha diritto di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli Istituti pubblici competenti. Durante la malattia il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto per un massimo di 365 giorni di calendario relativi ad eventi di malattia nell'arco dell'ultimo triennio a partire  dall'evento in corso e comprensivo dello stesso. I limiti di cui sopra potranno essere raggiunti per assenze di malattie o di infortunio non sul lavoro anche se fatti in più riprese. Nel caso di superamento di tale comporto l'Istituzione potrà procedere al licenziamento con la corresponsione dell'indennità di anzianità e di preavviso.  La retribuzione dei giorni di malattia sarà corrisposta seconda la normativa INPS vigente. Le lavoratrici o i lavoratori affetti da patologie gravi, debitamente documentate dalle strutture pubbliche o private convenzionate/accreditate, che richiedono terapie salvavita ed altre assimilabili, non sono soggetti al computo del comporto di cui sopra. Nel caso di dipendente assunto con contratto a termine,  le norme relative alla conservazione del posto ed al trattamento retributivo di cui al presente articolo saranno applicabili nei limiti di scadenza del contratto stesso. Il periodo di malattia o di infortunio è considerato utile ai fini del computo del trattamento di fine rapporto, delle ferie, degli scatti di anzianità, della 13° e 14° mensilità.
Durante il periodo di malattia il lavoratore avrà diritto:
a)           alle prestazioni sanitarie del servizio sanitario nazionale;
b)           ad una indennità pari al 50% della normale retribuzione percepita per i giorni di malattia dal 4° al 20°, e pari a 2/3 della normale retribuzione per i giorni successivi, da corrispondersi dall'INPS;
c)      ad una integrazione dell'indennità a carico dell'INPS da corrispondersi dall'Istituzione, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:
1.      il 90% della normale retribuzione per i giorni dal 1° al 17°;
2.      il 100% della normale retribuzione per i giorni dal 18° in poi;
d)      alle anticipazioni di cui alla legge 29/12/1980, n. 33.
Le indennità a carico delle Istituzioni non sono dovute se l'INPS non  corrisponde per qualsiasi motivo le indennità di cui alla lettera b); se l'indennità è corrisposta dall'INPS in misura ridotta, l'Istituzione non è tenuta ad integrare la parte di indennità non corrisposta dall'INPS stessa.

Dipendenti IGIENE AMBIENTALE
Nei casi d'interruzione del servizio dovuta a infermità per malattia o infortunio non sul lavoro debitamente certificata, il lavoratore, non in prova, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo, definito comporto breve, di 365 giorni calendariali. Il suddetto periodo di conservazione del posto s'intende riferito al cumulo delle assenze verificatesi nei 1.095 giorni precedenti ogni nuovo ultimo episodio morboso. Nell'ipotesi in cui il superamento del periodo di conservazione del posto di cui al comma 1 sia determinato da un unico evento morboso continuativo, debitamente certificato, comportante un'assenza ininterrotta, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto per un ulteriore
periodo di 180 giorni calendariali. Di conseguenza il periodo complessivo di conservazione del posto, definito comporto prolungato, sarà di giorni calendari ali 545, sempre riferito al cumulo delle assenze verificatesi nei 1.095 giorni precedenti ogni nuovo ultimo episodio morboso. Nell'ambito dei 1.095 giorni precedenti ogni nuovo ultimo episodio morboso, i periodi di conservazione del posto di cui ai predetti commi 1 e 2 sono rispettivamente aumentati di un periodo di durata massima di 120 giorni calendariali in caso di assenze comportanti ricovero ospedaliero e/o 'day hospital', debitamente certificate. Tale periodo è fruibile anche in maniera frazionata. Il periodo di comporto prolungato di cui al comma 2 si applica anche nel caso in cui si siano verificate, nei 1.095 giorni calendariali precedenti ogni nuovo ultimo episodio morboso, almeno due malattie comportanti, ciascuna, un'assenza continuativa pari o superiore a 90 giorni calendariali. Il periodo di comporto prolungato di cui al comma 2 viene altresì riconosciuto automaticamente al lavoratore che alla scadenza del periodo di comporto breve, di cui al comma 1, sia assente continuativamente per un unico evento morboso ininterrotto di durata pari o superiore a 90 giorni calendariali.

PERIODO DI COMPORTO LAVORATORI PRIVATI

Il periodo di comporto è determinato dai singoli CCNL, come sopra riportato, con previsioni variamente congegnate, ma riconducibili al:

  • comporto secco: riferito alla durata dell'assenza per ogni singolo evento, eventualmente con la previsione di una particolare durata del comporto in caso di ricaduta della stessa malattia
  • comporto per sommatoria (o frazionato): riferito a tutti i periodi di assenza per malattia che si sono verificati un arco temporale predeterminato di tempo
  • comporto misto: caratterizzato dalla possibilità di licenziare dopo una certa durata di ogni malattia e comunque dopo che in certo periodo di tempo si sono sommate assenze per malattia oltre un determinato numero di giorni

Esclusione di periodi di assenza dal comporto. Alcuni periodi di malattia sono esclusi dal computo del comporto, per legge non vanno computate:

  • le assenze per malattie determinate come causa diretta da gravidanza o puerperio
  • l'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria
  • l'aborto  spontaneo o terapeutico, purché intervenuto prima del 180° giorni dall'inizio della gestazione; dopo il 180° giorno si considera parto con il conseguente diritto al congedo per maternità
  • le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza; l'onere della prova è in capo al lavoratore
  • il periodo di convalescenza in caso di TBC per un massimo di 6 mesi dalla data di dimissione
  • le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo

Altri periodi di assenza per malattia, non computabili nel periodo di comporto, possono essere previsti dai singoli CCNL o dalla contrattazione integrativa.

Fasce orarie di reperibilità dipendenti settori privati. Il lavoratore ammalato deve rispettare le fasce orarie di reperibilità al proprio domicilio, che sono fissate: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19 di tutti i giorni, compresi i festivi.
L'autorizzazione del medico curante di assentarsi durante le fasce orarie non è valida, sia per i lavoratori pubblici che privati.
In caso quindi di visite mediche, prestazioni specialistiche o assenze per giustificati motivi da effettuate
durante le fasce orarie predette, occorre darne preventiva informazione al datore di lavoro.

Esclusione dalle fasce di reperibilità. Dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità sono esclusi i dipendenti per i quali l'assenza dal servizio è dovuta da:

  • infortunio sul lavoro
  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita
  • malattie per le quali è riconosciuta una causa di servizio
  • stati patologici sottesi  o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta

REGOLE GENERALI DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI

MALATTIE COMUNI
Tra le malattie comuni sono comprese anche (eventi indennizzabili):

  • le cure termali a carico del SSN per esigenze di cura di determinate patologie previste dalla legge a condizione che, su richiesta del medico di famiglia da presentare alla ASL di residenza entro 5 giorni dal rilascio, il medico specialista giudichi le cure termali necessarie ai fini terapeutici o riabilitativi, più utili ed efficaci se non rinviate fino alle ferie o ai congedi ordinari Tali cure si dovranno effettuare trascorsi almeno 15 giorni dalle ferie ed entro 30 giorni dal rilascio della prescrizione dello specialista a patto che, durante il periodo delle cure, il datore di lavoro dichiari su modello predisposto che non possano essere usufruite le ferie o i congedi ordinari ovvero non residua nell'anno un numero di giorni di ferie sufficienti per il completamento del ciclo di cure
  • la chirurgia estetica al fine di rimuovere vizi funzionali e non meramente estetici, chirurgia rifrattiva msg. 30
  • le malattie presunte professionali o infortuni sul lavoro non riconosciuti dall'INAIL
  • la TBC senza il requisito contributivo o assicurativo
  • il trattamento in emodialisi
  • il trattamento trasfusionale del morbo di Cooley;
  • la donazione di organi e il prelievo di cellule per conseguenti trapianti per le giornate di degenza effettiva e per quelle di convalescenza necessarie al recupero delle energie lavorative del lavoratore (il donatore avrà diritto alla indennità di malattia);
  • la donazione del midollo osseo con diritto alla intera retribuzione per le giornate di effettiva degenza, per le giornate di convalescenza ritenute necessarie al ripristino della salute del donatore dalla equipe medica che ha effettuato il trapianto, per i permessi orari concessi al lavoratore per l'espletamento degli atti preliminari alla donazione (prelievi per individuazione di dati genetici - prelievi per approfondire eventuali compatibilità - accertamento alla idoneità alla donazione) il lavoratore dipendente ha diritto alla normale retribuzione 
  • I provvedimenti del SSN con allontanamento dal posto di lavoro per esigenze profilattiche con somministrazione di mezzi terapeutici;
  • l'assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti
  • la fisiochinesi terapia se è documentata l'incapacità lavorativa
  • il mancato suicidio
  • l'aborto spontaneo o terapeutico avvenuto entro il 180° giorno dall'inizio della gestazione (300 giorni prima della data presunta del parto);
  • le riacutizzazioni o complicanze delle patologie che hanno dato luogo all'erogazione dell'assegno ordinario di invalidità,che iniziano in costanza di lavoro, tali da produrre una incapacità lavorativa specifica, assoluta e temporanea
  • La procreazione assistita 

ADEMPIMENTI

I CCNL stabiliscono che i lavoratori devono comunicare tempestivamente - intendendosi per ciò entro la prima ora di inizio della giornata lavorativa-  al datore di lavoro pubblico o privato,  l'inizio della malattia. Tale obbligo è preventivo rispetto all'invio della certificazione medica.
Un certificato rilasciato il 14 gennaio, ad esempio, dovrà essere recapitato o spedito non oltre il 16 gennaio, se il 16 gennaio è domenica, il termine è prorogato a lunedì 17 (il termine che cade in giorno festivo è prorogato di diritto al primo giorno lavorativo successivo).
Nel conteggio delle giornate di assenza per malattia sono compresi i giorni festivi. Ovviamente, nel caso in cui l'ultimo giorno di assenza, in base al certificato medico cada di venerdì, il sabato e la domenica successivi, se l'orario di lavoro è articolato su cinque giorni, non dovranno essere conteggiati.

Indicazione del domicilio. Nel caso di assenza per malattia in luogo diverso dal proprio domicilio, è necessario comunicare al datore di lavoro l'indirizzo presso cui si è reperibili.
Divieti. Lo Statuto dei lavoratori vieta al datore di lavoro di disporre "accertamenti sull'infermità per malattia o per infortunio del lavoratore dipendente".
Gli accertamenti sanitari possono essere effettuati solo sita della malattia, ma non di formulare una prognosi sulla durata. Qualora il dipendente non accetti l'esito della visita di controllo, deve eccepirlo, seduta stante, al medico, che avrà cura di annotarlo sul reperto.
Nel caso che il lavoratore non sia trovato a casa durante il controllo nelle fasce di reperibilità, il medico di controllo può consegnare l'invito a presentarsi alla visita di controllo ad un familiare convivente non minore di 14 anni ovvero al portiere dello stabile. Una stessa malattia può essere controllata più volte.
Il datore di lavoro può richiedere l'effettuazione della visita di controllo già a partire dal primo giorno di assenza dal lavoro.
Modalità d'effettuazione della visita fiscale. Le ASL devono garantire l'effettuazione delle visite di controllo domiciliare entro lo stesso giorno della richiesta. Il medico incaricato del controllo dello stato di malattia deve confermare o meno l'esistenza di una malattia che impedisce la temporanea prestazione del servizio, redigendo il relativo referto in triplice copia (due da consegnare giornalmente all'ASL e una per lavoratore).
Qualora il lavoratore non accetti l'esito della visita di controllo deve eccepirlo, seduta stante al medico, che avrà cura di annotarlo sul referto: in tale ipotesi il giudizio definitivo spetta al Capo del Servizio Medico Legale dell'Unità Sanitaria Locale. Il medico incaricato del controllo invita il lavoratore a riprendere il servizio nel primo giorno non festivo, qualora ritenga esaurita la malattia.
Se il lavoratore non riassume servizio, deve produrre, a giustificazione della propria assenza, altra certificazione medica, ma gli ulteriori certificati medici possono essere presi in considerazione solo se denunciano un'infermità diversa da quella valutata nella visita di controllo.
Anche nel caso di riduzione del periodo di malattia, il lavoratore è tenuto a riassumere servizio alla data fissata dal medico di controllo; se non riassume servizio, l'amministrazione è obbligata a diffidarlo, avvertendolo che la mancata ottemperanza alla diffida comporta la dichiarazione di decadenza dall'impiego.
Assenza ingiustificata. In caso di impossibilità ad eseguire la visita domiciliare per assenza del lavoratore all'indirizzo indicato o perché pur trovandosi a casa, lo stesso non risponde e non apre la porta, il medico incaricato dell'accertamento lascia apposito avviso ad un familiare convivente non minore di 14 anni, ad un vicino di casa, depositandolo nella cassetta delle lettere ovvero al portiere dello stabile, con il quale invita il lavoratore a presentarsi il giorno dopo presso il presidio ASL per la visita ambulatoriale.
Mancata reperibilità al domicilio. La giurisprudenza si è occupata di una serie di circostanze in cui la visita non può essere regolarmente effettuata e di cui si da conto, a puro titolo indicativo, considerato che sono cause che possono comunemente verificarsi nella quotidianità.
Non giustifica l'assenza:

  • l'ipocausia del malato
  • il mancato funzionamento del citofono (spetta al lavoratore adottare accorgimenti pratici che rendano possibile la visita)
  • la mancanza del nome sul citofono
  • addurre uno stato di sonno provocato da farmaci
  • il non avere udito il campanello per essersi trovato sotto la doccia

Assenze giustificate. Fermo restando l'obbligo di presenza al domicilio indicato durante le fasce di reperibilità, il lavoratore, per giustificati motivi, può allontanarsi nell'arco temporale dal proprio domicilio a condizione, però, che ne dia preventiva comunicazione al proprio datore di lavoro.
Le ragioni possono essere diverse tra cui:

  • la concomitanza di visite mediche o prestazioni e accertamenti specialistici
  • situazioni che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza del lavoratore altrove per evitare gravi conseguenze per se o per la propria famiglia.

Sta poi al datore di lavoro valutare la natura e la valenza dell'impedimento e le conseguenti determinazioni circa l'accoglimento o meno delle giustificazioni.
Assenza dal domicilio per recarsi dal proprio medico curante. Se la ragione dell'assenza alla visita di controllo è legata alla necessità di farsi visitare dal proprio medico curante, il lavoratore deve dimostrare che l'orario di apertura coincide con le fasce orarie; in ogni caso è utile darne preventiva informazione al datore di lavoro.
Conseguenze dell'assenza ingiustificata. L'assenza ingiustificata alla visita di controllo può dar luogo all'avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore che può portare alle seguenti conseguenze:

  • Assenza alla prima visita di controllo: perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia
  • Assenza alla seconda visita di controllo: l'ulteriore assenza  determina, oltre alla precedente sanzione, la riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo
  • Assenza alla terza visita di controllo: perdita totale del trattamento economico

Oltre a questi provvedimenti i CCNL prevedono l'irrorazione delle sanzioni disciplinari nel caso di assenza, durante le fasce orarie di reperibilità, alla visita di controllo.


Malattia di lavoratore all'estero. Si può verificare che un lavoratore contragga la malattia mentre sta svolgendo il suo lavoro all'estero, oppure mentre si trova fuori dall'Italia per un soggiorno temporaneo. In questi casi il lavoratore deve trasmettere il certificato medico entro 5 giorni dal rilascio alla rappresentanza diplomatica o consolare e deve essere timbrato al suo arrivo.
Se l'assenza è dovuta ad assenza per ferie all'estero, il certificato deve essere inviato entro 2 giorni al datore di lavoro se la malattia viene contratta in un paese convenzionato, in caso contrario dovrà essere legalizzato dalla rappresentanza diplomatica.
Il datore di lavoro può sottoporre a visita medica di controllo il dipendente momentaneamente all'estero, sia pure in ambito UE.
Divieto di licenziamento. Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore in malattia, nei limiti di conservazione del periodo di comporto stabilito dai CCNL, fatto salvo  il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo.
Svolgimento di attività lavorativa durante la malattia. Premesso che a differenza che dai settori privati, nel rapporto di lavoro pubblico sorge il dovere dell'esclusività del rapporto di lavoro, in caso di svolgimento di attività lavorativa durante la malattia, sorge una doppia responsabilità.
Quella di aver svolto attività che, in quanto incompatibile con la stato di malattia sofferto, può aver pregiudicato il recupero della piena idoneità fisica e, conseguentemente, ritardato il rientro al lavoro.
Quella di aver violato, per i lavoratori pubblici, il dovere dell'esclusività e il divieto di cumuli d'impiego
La giurisprudenza ha costantemente affermato che lo svolgimento di attività lavorativa in costanza di malattia di per sé non costituisce causa immediata di licenziamento, dovendosi prima accertare se l'attività espletata abbia caratteristiche tali da far ritenere inesistente lo stato di malattia o che, in relazione alla patologia sofferta, la stessa, per le modalità di espletamento, possa aver pregiudicato o ritardato la guarigione.
Tale assunto, valevole in assoluto per i lavoratori privati, non può essere, in maniera automatica, ritenuto valevole per i lavoratori pubblici stante il ricordato dovere di esclusività del rapporto di lavoro.
Malattia e congedo parentale. La malattia insorta durante la fruizione del congedo parentale, purché debitamente documentata, spende, ad ogni effetto, anche economico, il decorso del congedo.
Terminata la malattia il lavoratore, se ne ha necessità, può riprendere la fruizione del congedo parentale, dandone preventiva comunicazione al datore di lavoro.
Malattia e congedo di maternità o di paternità. La malattia insorta durante la fruizione del congedo di maternità o di paternità è ininfluente ai fini del congedo in interesse dal momento che, trattandosi di astensione obbligatoria.
Malattia ed aspettative non retribuite. I contratti di lavoro, sia pubblici che privati, prevedono dei periodi di aspettativa non retribuita come, ad esempio, per esigenze personali o di famiglia, regolamentate, dai singoli CCNL, in maniera difforme.
Altro tipo di aspettativa, in questo caso derivante dalla Legge, è il congedo per gravi e documentati motivi familiari, previsto dalla legge 53/2000 (Art. 4, comma 2). (Vedi alla voce congedi)
I contratti di lavoro privati nulla dispongono in caso di intervenuta malattia nel corso di queste o altre aspettative senza assegni.
Lavoratori Pubblici.
Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, l'ARAN sostiene che la malattia insorta durante uno di questi periodi non interrompe il periodo di aspettativa, anche nel caso di ricovero ospedaliero.
Si tratta di un parere, non di una direttiva e, pertanto, come tale assolutamente non vincolante.
Infatti, il parere dell'ARAN appare non del tutto condivisibile atteso che la malattia è un evento che, comportando un'alterazione patologica dello stato di salute, richiede ai fini del ristabilimento delle normali condizioni di salute,  interventi medici, somministrazione di farmaci e terapie specifiche.
E infatti, nel caso di congedo parentale all'insorgere della malattia, si ha la sospensione del congedo in godimento.
E' certamente indubbio, a nostro parere, che tra le cause che possono determinare la sospensione dell'aspettativa o del congedo per gravi e documentati motivi, si collochi la malattia in considerazione anche del fatto che l'interessato proprio a causa della malattia che lo affligge, non può ottemperare alle finalità alle quali l'aspettativa o il congedo erano preordinati. Inoltre, è da ricordarsi che i CCNL consentono al lavoratore in aspettativa, previa comunicazione, di rientrare in servizio prima dello scadere dell'aspettativa originariamente concessa.
Assenze dal lavoro per cure specifiche. Nei casi di assenze per visite mediche, prestazioni specialistiche ed accertamenti diagnostici, ove non sia oggettivamente possibile effettuarli al di fuori dell'orario di lavoro, il lavoratore può fruire dei permessi, retribuiti e non retribuiti previsti dai singoli CCNL, anche di carattere aziendale. Inoltre, può usufruire del trattamento di malattia da documentare con l'esibizione di certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria che eroga la prestazione.

Malattia ed eventi particolari del rapporto di lavoro

Tipologia
Rapporto con la malattia
Ferie
La malattia non ne sospende la maturazione
Festività
La malattia non prolunga le festività
Preavviso
La malattia ne sospende il decorso, che riprende alla fine della malattia
Permessi
La malattia non prolunga i permessi
Congedo matrimoniale
Non viene sospeso in caso di malattia
Assegno nucleo familiare
Spetta
 


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  1. RT @NicoGrieco: #Riformagiustizia @AndreaOrlandosp @matteorenzi @AlessiaMorani ok riformare x accelerare ma se non si investe x personale râ... 4 giorni fa 28/08/2014 18:53 505035560139116544
  2. Lo #sciopero dei lavoratori del #Comune di #Venezia in apertura del #Tg3 delle 19:00. #NoTagli #VeneziaDiTutti http://t.co/XaIEixvsUl... 5 giorni fa 27/08/2014 21:04 504706064328437760
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