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MALATTIA

LAVORATRICI E LAVORATORI PUBBLICI

Le assenze per malattia per i lavoratori e le lavoratrici dei comparti pubblici sono disciplinate dalle norme di legge e dai CCNL.
Periodi di assenza, lavoratori a tempo indeterminato. Il periodo massimo di assenza per malattia è pari a 36 mesi, di cui: 

  • 18 mesi, nell'arco temporale di tre anni, con diritto alla conservazione del posto di lavoro e variamente retribuiti

Ulteriori

  • 18 mesi non mesi non retribuiti

Frazionabilità. Secondo l'interpretazione, fornita dall'ARAN gli ulteriori 18 mesi, non retribuiti, non sono frazionabili. Ciò non significa, però, che il lavoratore, in caso di guarigione intervenuta prima del diciottesimo mese, non possa riprendere servizio previo accertamento delle sue condizioni di salute.
Nell'ipotesi in cui il dipendente, dopo aver ripreso servizio, si assenti nuovamente per malattia, torneranno ad applicarsi le regole generali.
La visita medica per il mutamento di mansioni o per l'accertamento delle inidoneità assoluta a qualsiasi proficuo lavoro non può essere chiesta dalla amministrazione prima del decorso dei 18 mesi. L'anticipazione può, invece, essere richiesta dal lavoratore.
Superamento del triennio. Trascorsi 36 mesi, qualora il lavoratore sia dichiarato idoneo al lavoro, ma non alla mansione propria, l'amministrazione, potrà utilizzarlo in mansioni diverse nell'ambito della categoria di appartenenza, e, con il consenso dell'interessato, anche in mansioni inferiori.
Trattamento economico. Ai dipendenti pubblici, in caso di assenza per malattia e con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, compete:

  1. il 100% della retribuzione mensile, comprensiva del trattamento accessorio fisso e continuativo, con la solo esclusione dei compensi legati alla effettiva presenza in servizio, per i primi 9 mesi di assenza, pari al 50% dell'intero periodo comporto, mediamente 270 giorni di calendario
  2. il 90% della retribuzione, come sopra indicata, per i successivi tre mesi, pari ad un sesto dell'intero periodo di comporto, mediamente 90 giorni di calendario
  3. il 50% della retribuzione, come sopra indicata, per gli ulteriori 6 mesi di assenza per malattia, paria d un terzo dell'intero periodo di comporto, mediamente 180 giorni di calendario
  4. d) nessuna retribuzione per le assenze per malattia comprese nell'ulteriore periodo  di 18 mesi eventualmente concesso, su domanda del lavoratore e previo accertamento medico

Trattamento economico fondamentale. I CCNL del pubblico impiego in genere individuano le voci che costituiscono il cosiddetto trattamento economico fondamentale:

  1. stipendio tabellare comprensivo degli incrementi economici derivati dalla progressione di carriera
  2. retribuzione individuale di anzianità
  3. assegno ad personam a carattere continuativo
  4. indennità integrativa speciale (se non conglobata nella retribuzione tabellare iniziale)
  5. retribuzione di posizione, parte fissa (per il personale dirigente)

In ogni caso rimanda ai singoli CCNL.
Precisazione. La riduzione di cui si è detto opera esclusivamente nel caso in cui il CCNL applicato preveda espressamente una disciplina più favorevole rispetto a quella dettata dalla legge.
Deroghe. Il trattamento economico più favorevole previsto dai CCNL, continua ad applicarsi nel caso di assenza dal servizio per:

-     infortunio sul lavoro
-     ricovero ospedaliero o in day hospital
-     malattia dovuta a causa di servizio e malattia professionale
-     patologie gravi richiedenti terapia salvavita

Lavoratori a part-time verticale a tempo indeterminato. Per definire il trattamento economico spettante, occorre riproporzionare i periodi di conservazione del posto di lavoro nel modo che segue: 

periodo riproporzionato in giornate lavorative
Al 100%, la metà del periodo
Al 90% 1/6 del periodo
Al 50% 1/3 del periodo
154 giornate
77 giorni
26 giorni
51 giorni
231 giornate
116 giorni
38 giorni
77 giorni
305 giornate
154 giorni
51 giorni
103 giorni
385 giornate
193 giorni
64 giorni
128 giorni

Lavoratori in prova. I lavoratori che si assentano a causa di malattia durante il periodo di prova, hanno diritto alla conservazione del posto ed al trattamento economico quale previsto dalla lettera A), per i primi sei mesi.
Per eventuali ulteriori periodi di conservazione del posto, ove concessi, il trattamento economico spettante è quello di cui alle lettere b), c),d) con riferimento ai periodi temporali indicati.

IL PERIODO DI COMPORTO PER I DIPENDENTI PUBBLICI

Come si è visto in precedenza il diritto alla conservazione del posto di lavoro, il cosiddetto "comporto" è fissato il 18 mesi retribuiti, superati i quali se il lavoratore non è nelle condizioni di riprendere l'attività lavorativa, può richiedere un ulteriore periodo di 18 mesi non retribuito.
Superamento del periodo di comporto comparti pubblici. Superati i periodi di comporto (18 mesi retribuiti + 18 mesi non retribuiti se il lavoratore è stato riconosciuto idoneo ad un lavoro ma non alle mansioni del proprio profilo professionale può essere utilizzato in:
a)     mansioni di diverso profilo, ma stessa categoria
b)    in categoria diversa (con consenso dell'interessato) compatibilmente con disponibilità organica
Concorrono alla determinazione del conteggio dei giorni di malattia nel periodo di comporto tutte le assenze di malattia il ricovero ospedaliero, in day hospital, i periodi di convalescenza, le visite specialistiche se imputate a malattia.
Giorni festivi o non lavorativi. Nel calcolo delle assenze vanno considerati anche tutti i giorni festivi o non lavorativi compresi nel periodo di malattia. Nell'ipotesi che l'ultimo giorni di malattia cada di venerdì ed il lavoratore riprenda servizio il lunedì successivo le giornate di sabato (qualora non lavorativo) e di domenica non vanno conteggiate.
Malattia tra il venerdì e il lunedì. Qualora, invece, la malattia termini il venerdì e venga presentato un nuovo certificato medico con decorrenza dal lunedì successivo, anche il sabato non lavorativo e la domenica vanno conteggiati come malattia e quindi nel periodo di comporto.
Sospensione del periodo di comporto. In base a numerose sentenze della Corte di Cassazione, il lavoratore al fine di sospendere il decorso del periodo di comporto, può chiedere che un periodo di assenza venga imputato ad altro titolo, ad esempio come ferie, con l'avvertenza, però, che il periodo di conversione dell'assenza per malattia in assenza per ferie deve necessariamente precedere la scadenza del periodo di comporto.
L'accoglimento della richiesta del lavoratore può essere rifiutata dall'amministrazione di appartenenza, la quale le può rimandare ad altra data. In tal caso, il lavoratore, sempre su richiesta, al termine del periodo di comporto ha diritto di fruire delle ferie maturate e non godute, purchè la richiesta sia formulata durante il periodo di comporto.
Esclusione di periodi di assenza dal comporto. Alcuni periodi di malattia sono esclusi dal computo del comporto.
Per legge non vanno computate:

  • le assenze per malattie determinate come causa diretta da gravidanza o puerperio
  • l'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria
  • l'aborto  spontaneo o terapeutico, purché intervenuto prima del 180° giorni dall'inizio della gestazione; dopo il 180° giorno si considera parto con il conseguente diritto al congedo per maternità
  • le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza; l'onere della prova è in capo al lavoratore
  • il periodo di convalescenza in caso di TBC per un massimo di 6 mesi dalla data di dimissione 
  • le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo

Per contratto sono escluse dal computo del comporto:

  • le assenze per infortunio e malattie professionale
  • assenze dal servizio per l'effettuazione di terapie salvavita come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per i soggetti affetti da AIDS ecc. Inoltre, ai lavoratori che si trovano in tali situazioni i datori di lavoro favoriscono l'effettuazione delle terapie e delle visite specialistiche mediante un'idonea articolazione dell'orario di lavoro. 

È utile una precisazione: è il particolare tipo di terapia salvavita, o assimilabile e/o temporaneamente o parzialmente invalidante a qualificare la gravità della patologia. Non esiste dunque, allo stato, una elencazione e/o specificazione delle c.d. "gravi patologie", mentre la gravità della patologia non può, in ogni caso, ritenersi rimessa alla valutazione discrezionale del Dirigente competente ad autorizzare l'assenza per malattia, ma deve essere accertata e certificata dal personale sanitario competente.
La gravità della patologia deve necessariamente essere collegata all'effettuazione di terapie che, per la loro natura e/o per le modalità di svolgimento possano risultare temporaneamente e/o parzialmente invalidanti per il dipendente.
Il lavoratore dovrà quindi produrre una certificazione medica attestante sì la grave patologia, ma anche la prescrizione di terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti. I due elementi devono dunque coesistere.
 Ne consegue che l'assenza per malattia retribuita in caso di grave patologia è inerente esclusivamente a giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e giorni assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.
Pertanto ogni altro periodo di malattia non riconducibile a tali ipotesi, rientra nel calcolo del periodo di comporto.

CALCOLO DEL PERIODO DI COMPORTO

Al fine di calcolare il periodo di comporto, per i lavoratori dei comparti pubblici, dall'ultimo giorno di assenza per malattia si risale ai tre anni precedenti per verificare il rispetto del limite massimo consentito per le assenze retribuite che è pari a 18 mesi. 
Superati i 18 mesi retribuiti, su domanda del dipendente, possono essere concessi ulteriori  18 mesi non retribuiti (anche in modo frazionato). 
Prima di concedere l'ulteriore periodo di assenza non retribuita, l'Amministrazione procede all'accertamento  delle reali condizioni di salute del dipendente tramite la ASL, con lo scopo di verificare la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro. 
Se il lavoratore è stato riconosciuto idoneo ad un lavoro ma non alle mansioni del proprio profilo professionale può essere utilizzato in:
a) mansioni di diverso profilo, ma stessa categoria; 
b) in categoria diversa (con consenso dell'interessato) compatibilmente con disponibilità organica.

Il punto di partenza
Per fare il conteggio è necessario porre la massima attenzione alla data di inizio dell'ultimo evento morboso. Come fare a decifrare il punto di partenza, dal quale fare un passo indietro lungo tre anni, nel caso in cui l'ultimo certificato medico sia la continuazione di un altro periodo di malattia precedente? E come comportarsi nel caso in cui tra l'ultimo certificato medico e quello precedente non vi sia alcuna interruzione e l'ultimo dei due riporti la specifica di inizio e non di continuazione? Proviamo a chiarire con qualche esempio: 

Esempio 1
Penultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 13 aprile 2015 al 4 maggio 2015.
Ultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 5 maggio 2015 all'8 maggio 2015.
Il punto di partenza dal quale andare a ritroso di tre anni, ed iniziare il conteggio dei 18 mesi, potrebbe ragionevolmente ritenersi il 5 maggio 2015 e non il 13 aprile 2015, essendo l'ultimo evento morboso nuovo e diverso rispetto al precedente.
Non potendosi conoscere la patologia legata all'assenza, un nuovo inizio deve far pensare ad una assenza legata ad una patologia differente e, quindi, rinvenibile in un nuovo evento morboso.
Esempio 2
Penultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 13 aprile 2015 al 4 maggio 2015.
Ultimo certificato medico che riporta continuazione malattia dal 5 maggio 2015 all'8 maggio 2015.
Il punto di partenza, in questo caso, è la data del 13 aprile 2015; tuttavia, va aggiunto che la compilazione fatta in questo modo può essere foriera di cattiva interpretazione atteso che, trattandosi di continuazione di malattia, la data di inizio dell'ultimo evento avrebbe dovuto essere conservata al 13 aprile e non già al 5 maggio.

GRAVI PATOLOGIE

I CCNL pubblici prevedendo che "in caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata".
La disciplina più favorevole, ovvero quella della esclusione dal computo del periodo di comporto di particolari assenze come quelle sopra descritte, trova applicazione solo nell'ipotesi in cui si realizzano entrambi i requisiti richiesti dal disposto contrattuale: la grave patologia ed il contestuale ricorso alle terapie salvavita.
L'esclusione dal computo del periodo di comporto determina il conseguente diritto a percepire l'intera retribuzione, anche nel caso in cui il soggetto si trovi già nel periodo di malattia con retribuzione al 50%.
Per chiarire ogni dubbio: o si tratta di assenze riconducibili ad effettiva sottoposizione alle terapie salvavita oppure tali giorni di assenza non possono uscire dal computo del periodo di comporto.
I giorni di convalescenza post ospedaliera, conseguenti alle terapie salvavita, così come i giorni ritenuti consequenziali alle stesse terapie (come, ad esempio, le assenze per visite di controllo) non possono vedersi applicata l'esclusione dal computo.
Va ricordato che è il lavoratore a dover esibire la specifica documentazione idonea a giustificare il tipo di assenza ossia per dimostrare che la stessa possa essere riconducibile a terapia salvavita.
È, quindi, nel suo interesse accertarsi che la certificazione medica fornisca le informazioni di dettaglio dei giorni effettivi di svolgimento della terapia, assolutamente necessarie per la corretta applicazione della speciale disciplina contrattuale.
Da parte sua, l'amministrazione non può ricondurre le assenze a terapie salvavita se non esplicitato nel certificato stesso.

MALATTIA E FERIE

Il periodo di malattia è utile ai fini della maturazione delle ferie.
Dubbi sono sorti circa la maturazione delle ferie durante i 18 mesi di assenza non retribuiti. In assenza di disposizioni contrattuali, riteniamo che anche in questo periodo maturino le ferie e ciò in base alla più recente giurisprudenza che non pone distinzioni.
Terminata la malattia il lavoratore, salva diversa disposizione aziendale, eventualmente a seguito di accordo sindacale, non può riprendere le ferie ma deve riprendere servizio, a meno che non si trovi all'estero.
Può succedere che un lavoratore abbia presentato una domanda di ferie (ad esempio per il 10 aprile), ma il giorno antecedente la fruizione dello stesso (il 9 aprile) lo stesso si ammala e presenta un certificato medico, con prognosi di due giorni (il 9 e 10 aprile).
Il dubbio che potrebbe sorgere è se la predetta domanda di ferie debba essere annullata oppure essere ugualmente computata a ferie.
L'insorgere della malattia prima del godimento di un giorno di ferie regolarmente richiesto ed autorizzato, prevale comunque sull'altra tipologia di assenza.
Pertanto, per effetto della malattia a partire dal giorno indicato sul certificato medico e per la durata ivi indicata, il lavoratore si deve considerare solo in malattia.
L'imputazione dell'assenza a malattia determina, conseguentemente, la mancata fruizione del giorno di ferie, che potrà essere goduto successivamente, sempre previa formulazione di una nuova richiesta al datore di lavoro.
Sospensione delle ferie per malattia. Per espressa previsione contrattuale, le ferie sono sospese alla condizione che la malattia insorta duri più di tre giorni o che dia luogo a ricovero ospedaliero, indipendentemente dalla durata dello stesso.

FERIE E PREAVVISO

I CCNL pubblici prevedono che  "l'assegnazione delle ferie non può avvenire durante il periodo di preavviso". Nel caso in cui eccezionalmente, in difformità dalla previsione contrattuale, sia comunque avvenuta la fruizione delle ferie durante il preavviso,  l'ARAN ritiene possibili due eccezioni:
1.     prorogare in misura corrispondente il periodo di preavviso. Si applica, cioè ed in via analogica, il principio privatistico per cui le diverse ipotesi di assenza dal lavoro (ad esempio, per malattia) sospendono il decorso del preavviso. E ciò trova la sua spiegazione nella circostanza che fino alla scadenza del periodo di preavviso il rapporto è ancora giuridicamente attivo e, quindi, trovano applicazione ancora tutti gli istituti ad esso attinenti;
2.     rinunciare al preavviso stesso da parte del soggetto che riceve la comunicazione di risoluzione del rapporto di lavoro, per un periodo corrispondente alle ferie fruite.
La possibilità di rinunciare al preavviso, anche nel corso dello stesso, è prevista dai CCNL.

FASCE ORARIE DI REPERIBILITÀ

Le fasce orarie durante le quali il lavoratore pubblico è obbligato ad essere presente al proprio domicilio sono: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00, tutti i giorni domeniche comprese. (Vedi anche regole generali)

I CONTROLLI

Il Dipartimento Funzione Pubblica con nota n. 3/11 fornisce chiarimenti circa il regime delle assenze per malattia dei pubblici dipendenti, dopo l'entrata in vigore della legge di stabilità n.111/2011. In particolare si chiarisce che la giornata non lavorativa è individuabile, non solo in quelle festive o cadenti di domenica ma anche in quelle di riposo dopo un turno di lavoro, dopo un permesso o una giornata di ferie.
In tutti questi casi l'amministrazione ha l'obbligo di inviare la visita fiscale fin dal primo giorno. Sull'esclusione dall'obbligo di reperibilità quando l'assenza per malattia è dovuta all'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, si intende giustificata a seguito della presentazione di apposito certificato (rilasciato da un medico del SSN o anche da un medico privato) attestante l'effettuazione della prestazione e, precisa il Ministero, non è necessario che queste visite siano strettamente connesse ad una patologia in atto.
L'obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi quando questi siano compresi nel periodo di malattia.
Esclusione dalle fasce di reperibilità. Dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità sono esclusi i dipendenti per i quali l'assenza dal servizio è dovuta da:

-infortunio sul lavoro
-patologie gravi che richiedono terapie salvavita
-malattie per le quali è riconosciuta una causa di servizio
-stati patologici sottesi  o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta

Il lavoratore pubblico esente dall'obbligo di reperibilità, in caso di assenza dal lavoro, può non ricevere la visita fiscale se ha trasmesso all' Amministrazione di appartenenza tutta la documentazione formale, consistente nella documentazione relativa alla causa di servizio, all'accertamento legale dell'invalidità, alla denuncia di infortunio e nel certificato di malattia che giustifica l'assenza dal servizio e che indica la causa di esenzione.
In caso contrario, anche se l'Amministrazione richiede l'accertamento fin dal primo giorno di malattia, nessuna sanzione è prevista per il dipendente esente da reperibilità che il medico dell'ASL non trova in casa.
Per ciò che invece riguarda il non invio al dipendente della visita fiscale se il periodo di convalescenza è ordinato dall'ospedale, pur non essendoci una norma specifica che ne vieti la disposizione da parte del Dirigente si dovrebbe ritenere quanto meno paradossale (e di conseguenza inutile) che una struttura sanitaria pubblica possa o debba accertare lo stato di malattia certificato da altra struttura pubblica.
Non si procede alla visita fiscale nei seguenti casi: 

  • Patologie gravi che richiedono terapia salvavita (sono ricomprese non solo le assenze per l'effettuazione della terapia, ma anche quelle derivanti da infermità con nesso causale con la terapia stessa es. postumi della terapia);
  • Infortunio sul lavoro, se riconosciuto con determinazione dell'INAIL;
  • Malattie riconosciute dipendenti da causa di servizio, se almeno riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
  • Stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità "riconosciuta". La patologia invalidante dev'essere riconosciuta da un giudizio medico legale emesso secondo le normative vigenti (non è richiesto alcun grado minimo di invalidità) e il certificato medico deve contenere in maniera esplicita il nesso causale tra invalidità riconosciuta e malattia in atto che ha determinato la prognosi clinica;
  • Qualora il dipendente sia ricoverato presso un ospedale, o si rechi al pronto soccorso, o a seguito di un infortunio, o a seguito di un ricovero ospedaliero, qualora il periodo di riposo o di convalescenza sia stato ordinato dall'ospedale stesso (e non, successivamente, dal medico curante: in questo caso non risulta nessun legame ufficiale con il periodo di ricovero o con il precedente infortunio).
  • Nei confronti dei dipendenti per i quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato: la visita fiscale non può essere prevista per due volte per lo stesso evento morboso. Ogni prolungamento della malattia può invece prevedere una successiva visita medica di controllo;
  • Nei confronti dei dipendenti che si assentano per malattia per sottoporsi a "visite specialistiche" (La richiesta di visita di controllo si configurerebbe come ingiustificato aggravio di spesa per l'amministrazione in quanto l'avvenuta visita sarà giustificata con la presentazione dell'attestato da parte del dipendente).

Il Dipartimento Funzione Pubblica con nota n. 3/11 fornisce chiarimenti circa il regime delle assenze per malattia dei pubblici dipendenti, dopo l'entrata in vigore della legge di stabilità n.111/2011. In particolare si chiarisce che la giornata non lavorativa è individuabile, non solo in quelle festive o cadenti di domenica ma anche in quelle di riposo dopo un turno di lavoro, dopo un permesso o una giornata di ferie. In tutti questi casi l'amministrazione ha l'obbligo di inviare la visita fiscale fin dal primo giorno. Sull'esclusione dall'obbligo di reperibilità quando l'assenza per malattia è dovuta all'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, si intende giustificata a seguito della presentazione di apposito certificato (rilasciato da un medico del SSN o anche da un medico privato) attestante l'effettuazione della prestazione e, precisa il Ministero, non è necessario che queste visite siano strettamente connesse ad una patologia in atto.
   

Disciplina delle assenze per visite, terapie , prestazioni specialistiche ed esami diagnostici.

L'INPS interviene con il messaggio n. 3366 del 18 maggio 2015 in merito alle tanto discusse sentenze del TAR Lazio, sezione I, nn. 5711 e 5714 del 17 aprile 201537, che si erano pronunciate in merito alla controversa questione inerente l'esatta imputazione delle assenze per visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici.
L'istituto previdenziale, accogliendo le ragioni del Tribunale amministrativo e facendo propria la necessità di una più ampia revisione della disciplina contrattuale di riferimento, precisa che le assenze ascrivibili alle predette fattispecie potranno essere imputate dai dipendenti anche a malattia, secondo i criteri previgenti.
Rimane, infatti, impregiudicata la possibilità, non più l'obbligo, per gli interessati di fruire dei permessi per particolari motivi personali o familiari,  in luogo della giornata di assenza per malattia, per la quale operano le decurtazioni previste dall'art. 71, comma 1, del d.l. 112/2008 (convertito in legge 133/2008) e che rileva ai fini del calcolo del comporto.
Il messaggio precisa che: "nel caso in cui l'assenza per l'espletamento di tali visite e/o esami diagnostici sia imputata a malattia  il dipendente:
 - dovrà produrre attestazione - di struttura pubblica, medico convenzionato o anche di struttura o medico privato
- che riporti anche l'orario della prestazione: l'attestazione deve contenere l'indicazione del medico e/o della struttura che la redige, del giorno e dell'orario di entrata e di uscita del dipendente della struttura presso cui si è effettuata la prestazione;
 - dovrà - nel rispetto degli obblighi correttezza e buona fede scaturenti dal rapporto di lavoro
- comunicare in via preventiva, rispetto alla data programmata per l'effettuazione della visita, terapia e/o esame diagnostico l'esigenza di assentarsi al fine di consentire all'amministrazione di valutare le esigenze funzionali ed organizzative eventualmente connesse all'assenza de qua ed adottare le misure che il caso richiede".

DECURTAZIONE ECONOMICA PRIMI 10 GIORNI DI ASSENZA

Il periodo di ricovero ed i giorni di convalescenza non sono soggetti alle trattenute economiche di legge, sono invece computati ai fini del superamento del periodo di comporto in i CCNL prevedono che esclusivamente le assenze per gravi patologie e per infortunio sul lavoro non vengono computate ai fini del limite massimo del diritto alla conservazione del posto. Nel caso quindi un referto medico rilasciato dal Pronto soccorso indichi dei giorni di malattia, questi saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all'art. 71 del decreto n. 112/2008 convertito in legge n. 133/2008.
Diverso potrebbe essere il caso di un intervento chirurgico sottoposto in regime di day hospital (quindi non un esame o visita specialistica ma un ricovero a fini operatori). In questo caso il day hospital e la successiva convalescenza ricondotta nel certificato medico all'intervento subito non saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all'art. 71 del decreto n. 112/2008 (i giorni saranno comunque computati ai fini del superamento del periodo di comporto). Per ciò che riguarda invece l'accertamento della malattia attraverso la visita fiscale, l'obbligo da parte dell'Amministrazione di disporla fin dal primo giorno è riferito al solo caso di assenze che si verifichino nelle giornate immediatamente precedenti o successive a quelle non lavorative (se il giorno di malattia o uno dei giorni di malattia cada subito prima o subito dopo la domenica o altra festività).
In sintesi, non si procede alla decurtazione economica fino a 10 giorni nei seguenti casi:

  • Assenze dovute ad infortuni sul lavoro riconosciuti dall'INAIL;
  • Assenze per malattia dovute a causa di servizio riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
  • Ricovero ospedaliero, in strutture pubbliche o private. Per "ricovero ospedaliero" si intende la degenza in ospedale per un periodo non inferiore alle 24 ore (comprensivo della notte);
  • Ricovero domiciliare certificato dall'ASL o struttura sanitaria competente, purché sostitutivo del ricovero ospedaliero;I day-hospital;
  • Assenze dovute a gravi patologie che richiedono l'effettuazione delle terapie salvavita, inclusa la chemioterapia (sono esclusi dalla decurtazione anche i giorni di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie salvavita temporaneamente e/o parzialmente invalidanti).
  • I periodi di assenza per convalescenza che seguono senza soluzione di continuità un ricovero o un intervento effettuato in regime di day-hospital indipendentemente dalla loro durata per i quali è sufficiente una certificazione rilasciata anche dal medico curante pubblico o privato (la certificazione medica dovrà far discendere espressamente la prognosi dall´intervento subito in ospedale).

Nota bene La Corte Costituzionale con sentenza n. 120/2012 ha confermato la legittimità costituzionale della decurtazione in caso di assenze per malattia.
Pertanto, la decurtazione retributiva:

  • È relativa ai primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia e non ai primi 10 giorni di assenza per malattia nel corso dell'anno;
  • Opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l'assenza si protrae per più di dieci giorni;
  • Per un periodo superiore a 10 giorni di assenza, a partire dall'undicesimo giorno sarà ripristinata l'erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità aventi carattere fisso e continuativo, con esclusione del solo trattamento accessorio variabile;
  • Se l'evento morboso supera i 15 giorni lavorativi, a partire dall'undicesimo giorno di assenza sarà altresì erogato il trattamento accessorio variabile;

In merito alla trattenuta da non applicare per i giorni di assenza dovuti a convalescenza post-ricovero ospedaliero a seguito di ricovero o intervento chirurgico o altro fatto traumatico prescritta dalla struttura pubblica o dal medico curante, il Dipartimento della Funzione Pubblica, con parere n. 53 del 5/11/2008, ha affermato che in caso di ricovero ospedaliero, non riguarda in senso stretto soltanto i giorni di ricovero ma concerne il regime più favorevole previsto per le assenze per malattia dovute appunto a ricovero ospedaliero, con ciò comprendendo anche l'eventuale regolamentazione più vantaggiosa inerente il post-ricovero.
Pertanto nessuna decurtazione deve essere effettuata per i periodi collegati non solo al ricovero ospedaliero ma anche al post ricovero.



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