Roma, 4 novembre 2013
Al Capo di Gabinetto del Ministro della
Giustizia Pres. Renato Finocchi Ghersi
Al Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile
Dr.ssa Caterina Chinnici
Oggetto: Provvedimento di ridefinizione dell’assetto funzionale dei servizi C.P.A.
Il 28 ottobre il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile ha sottoscritto un provvedimento che ridefinisce l’assetto funzionale dei CPA. A seguito dello stesso dei 24 CPA attualmente presenti nel territorio nazionale – servizi che lo stesso provvedimento afferma che “rispondendo al principio di minima offensività, evita al minore l’impatto con la struttura carceraria e assicura allo stesso una tempestiva ed efficace risposta di mediazione tra esigenze penali, educative e di intervento” – solo 7 resteranno in funzione con le attuali caratteristiche, gli altri saranno attivati a chiamata (6), trasformati in comunità (9) con CPA, in CPA in centro polifunzionale (1) o chiusi definitivamente (3).
Il provvedimento è la conseguenza della Circolare n. 1 / 2013 dello stesso Capo del Dipartimento, che modifica l’organizzazione del lavoro di tutti i servizi della giustizia minorile. Come è ormai abitudine per questa amministrazione e come già successo per la stessa Circolare un’operazione complessa che modifica l’organizzazione del lavoro degli operatori civili e di polizia penitenziaria è stata disposta senza sentire le parti sindacali a cui è stata fornita esclusivamente una formale informativa.
E’ evidente che per alcune realtà territoriali il costo del mantenimento del CPA non è più sostenibile e che i numeri relativi all’utenza rendono inefficiente la persistenza di alcuni CPA, tanto più che lo stesso codice di procedura minorile prevede che i minori arrestati in attesa dell’udienza di convalida possano essere condotti in comunità.
Ma se si tratta di una operazione tesa alla riorganizzazione delle scarse risorse economiche e di personale che condizionano gli interventi dei servizi del Dipartimento per la Giustizia Minorile, la risposta è secondo noi sbagliata e produrrà un aggravio dei costi complessivi.
Nei Centri di prima accoglienza, infatti, sono impiegati operatori amministrativi, tecnici e di polizia penitenziaria. Fatta eccezione per le sette strutture che restano immutate ed il cui personale continuerà a svolgere lo stesso servizio, per le strutture per le quali viene modificato l’assetto funzionale non sembra sia possibile pervenire ad una gestione più efficace rispetto all’utilizzo del personale e delle risorse finanziarie.
Infatti, per i CPA a chiamata, per i quali è previsto il passaggio di tutto il personale civile e di polizia penitenziaria agli IPM, in considerazione della programmazione delle turnazioni si dovrà pur sempre prevedere la persistenza di unità di polizia penitenziaria ed educative da impiegare nell’eventualità di ingresso di minori, unità che quindi non potranno essere pienamente integrate nella quotidianità lavorativa degli IPM.
Più complessa è la questione relativa ai CPA in annessa comunità ministeriale. Nella sostanza è prevista l’apertura di 4 nuove comunità: Ancona; Messina; Sassari e Taranto, che si aggiungono a quelle già esistenti, senza che sia stata fatta alcuna riflessione metodologica sulle comunità già esistenti ed alcuna comparazione con i costi dei collocamenti effettuati nelle comunità del privato sociale, che secondo noi risultano più convenienti sotto il profilo economico e sicuramente più idonee sotto il profilo del trattamento.
Anche su questo tipo di strutture la mancata convocazione di una trattativa a livello centrale non consente di capire quali siano le reali intenzioni dell’Amministrazione in materia di gestione del personale di Polizia Penitenziaria e civile. Sarebbe molto grave, ad esempio, se l’Amministrazione avesse intenzione di ipotizzare l’utilizzo del personale di Polizia Penitenziaria nelle comunità, senza aver prima discusso l’opportunità di tale impiego con le organizzazioni sindacali e aver valutato con le stesse le conseguenze di una simile iniziativa. Per quanto riguarda il personale civile è del tutto evidente, ancora a titolo di esempio, che non sarà possibile impiegarlo nei turni notturni, né sarà possibile prevedere una completa copertura delle giornate festive e prefestive, con la necessità di stipulare convenzioni per l’affidamento a privati dei periodi che restano scoperti.
In definitiva crediamo che sia stata persa un occasione per effettuare una riorganizzazione funzionale dei servizi minorili. Crediamo che il personale impiegato nei CPA riorganizzati poteva essere più efficacemente utilizzato a supporto di tutti i servizi della giustizia minorile, secondo le richieste espresse dai singoli territori. Ciò che diventa sempre più intollerabile è la persistenza di una politica del Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile tesa ad escludere le rappresentanze sindacali da ogni scelta, anche quelle che coinvolgono più direttamente i processi lavorativi per i quali i contratti prevedono tavoli di contrattazione. La decisione del Capo del Dipartimento di demandare a livello regionale la consultazione delle organizzazioni sindacali è miope ed inaccettabile, perché non comprende la necessità di un confronto a livello nazionale per l’individuazione delle risorse da assegnare al FUA per la riorganizzazione dei servizi, per una trasparente gestione della mobilità e, inoltre, denota una scelta chiara del Capo Dipartimento tesa a trasmettere la responsabilità della riorganizzazione ai livelli decisionali regionali.
Crediamo che sia arrivato il tempo che il Ministro intervenga affinché siano ripristinati livelli accettabili di confronto con i sindacati.
Cordiali saluti
Il Coordinatore Nazionale FPCGIL Il Coordinatore Nazionale FPCGIL
Polizia Penitenziaria Giustizia Minorile
Massimiliano Prestini Gianfranco Macigno