Mibact: Comunicato su riunione 19 luglio – Lettera dei funzionari ombra e articolo su LEFT sulla situazione delle Biblioteche

20 luglio 2018

RIUNIONE DEL 19 LUGLIO E LO “SCANDALO” DEL POST LAUREA

Abbiamo tenuto ieri una riunione importante, partita da un confronto tecnico sulle progressioni e
conclusa con una discussione sui passaggi di area, che ha avuto una riflessioni sulle polemiche
strumentali messe in piedi in questi giorni ed una conclusione di sintesi rispetto agli obiettivi
predeterminati. Andando per ordine:

Nuove assunzioni

La prima notizia è che sono imminenti gli scorrimenti previsti dal piano assunzioni. A breve i nuovi
assunti verranno chiamati per la scelta delle sedi e, considerato il periodo feriale. l’amministrazione
ha espresso la disponibilità a differire la data di presa servizio a settembre per coloro che lo
dovessero richiedere. Si avvia a conclusione questo percorso, ad eccezione della vicenda che
riguarda la graduatoria dei restauratori, della cui situazione abbiamo scritto nell’ultimo comunicato,
che continuerà ad essere monitorata e ad essere oggetto di sollecitazioni da parte nostra. Resta
ancora aperta la questione degli ulteriori scorrimenti, ma facciamo riferimento alle dichiarazioni del
Ministro che intende procedere, con nostra soddisfazione, anche all’assunzione di questi ultimi
idonei.

Progressioni economiche 2018.

C’è stato il primo confronto tecnico sul nuovo accordo sulle progressioni 2017 e naturalmente la
discussione si è incentrata sulle modalità con cui si intendono definire i criteri, con particolare
riferimento al personale che è rimasto escluso dalle progressioni 2010, 2016 e 2017. Ancora la
discussione è in fase embrionale e soprattutto non abbiamo ancora la definizione dei numeri dei
passaggi per posizione economica che ci saranno dati la prossima settimana. L’obiettivo è quello
di siglare l’accordo entro fine mese, considerato l’iter periglioso che dovrà affrontare con i
cosiddetti organi di controllo. Naturalmente sarete tempestivamente informati sull’evoluzione del
confronto.

La polemica sui titoli di studio: cui prodest?

A fronte di una proposta dell’Amministrazione, mai discussa sul tavolo nazionale, che qualche
interessato soggetto ha fatto circolare, relativa ai criteri del famoso bando per i passaggi di area,
abbiamo assistito ad una vera e propria sollevazione da parte di una parte della Associazioni
professionali di settore che hanno sottoscritto una lettera congiunta colma di proteste per quello
che, a loro dire, sarebbe una prova dell’appiattimento professionale a cui noi, intesi come parte
sindacale, e l’Amministrazione mireremmo con evidentemente il gusto perverso degli
sfasciacarrozze. Un vero e proprio intervento a gamba tesa, improprio in quanto riferito ad una
bozza che non è certo una ipotesi di accordo e discutibile nelle sue finalità esplicite di condizionare
il lavoro del tavolo nazionale.
In questi anni abbiamo collaborato attivamente con le Associazioni tecniche con iniziative comuni
sui tempi generali che riguardano i beni culturali: stupisce e addolora il fatto che non siamo stati
contattati per confrontarci preventivamente e di trovarci di fronte ad una nota dai toni francamente
inaccettabili e discutibili nel merito e nel metodo. Così come stupiscono queste mancanze di
rispetto anche formali verso le rappresentanze democratiche dei lavoratori, che ogni tre anni si
misurano con i consensi dei lavoratori e sulla base di questo basano i principi di rappresentatività e
di potere negoziale.
La pietra dello scandalo sarebbe la previsione di sostituire la specializzazione post laurea con
l’esperienza professionale come criterio di accesso nel corso concorso per il passaggio dalla
seconda alla terza area. Noi non entriamo nel merito della bozza, che deve essere ancora
discussa, specifichiamo solo che risultano vane le obiezioni sulla mancata attinenza, che è un
criterio che certo non vogliamo perseguire.
La richiesta dell’ulteriore titolo come requisito per l’accesso dall’esterno è stata introdotta nella
riforma dell’ordinamento professionale interno fatta nel 2010. Una scelta che in parte aveva, in
riferimento a determinati profili, una sua legittimità derivante dall’indeterminatezza normativa nella
definizione dei relativi standard per alcuni profili professionali, Archivisti e Bibliotecari, e in parte
una certa discrezionalità che ha prodotto, in occasione del recente bando per l’assunzione dei 500
funzionari, vibranti proteste ad esempio da parte dell’Ordine degli Architetti. Una scelta pertanto
controversa, peraltro con la singolare risultanza di pretendere per l’accesso alla qualifica di
funzionari titoli che non vengono richiesti per l’accesso a quella di dirigente. Ma una scelta che
nessuno intende mettere in discussione.
In generale, nell’accesso agli impieghi pubblici, il possesso di laurea magistrale o specialistica è
giudicata condizione sufficiente per l’accesso e il possesso di titoli ulteriori specialistici quali il
dottorato di ricerca, master e affini, diventa titolo rivendicabile con attribuzione di punteggi
aggiuntivi, il cui valore è proporzionale al grado di specializzazione richiesta.
L’idea invece di applicare al personale interno in possesso della laurea specialistica il criterio
alternativo dell’esperienza professionale, attinente ai profili per i quali si intende concorrere, è una
scelta perfettamente legittima ed in linea con tutte le previsioni normative che riguardano la
carriera del personale interno alle pubbliche amministrazioni, basti pensare a quanto previsto dal
DPR 70 del 2013, non del secolo scorso, che, nel disciplinare l’accesso del personale interno alla
qualifica di funzionario, prevede addirittura il semplice possesso della laurea triennale e tre anni tre
di esperienza professionale genericamente intesa. Il secondo aspetto di questa antipatica
polemica che, dal nostro punto di vista produce solo divisioni tra i lavoratori, è che la valutazione
dell’esperienza professionale produrrebbe un appiattimento. Anche in questo caso non riusciamo a
comprendere: l’esperienza e la capacità professionale sono, una volta entrati nei ruoli
dell’amministrazione, il criterio principe di valutazione della qualità del lavoro dei dipendenti, molto
più dei titoli di accesso e nel caso del MIBACT caso mai l’appiattimento professionale deriva dai
mancati riconoscimenti degli apporti professionali che hanno determinato nel corso degli anni
fenomeni diffusi di mansionismo e di scostamento professionale. A tale proposito non possiamo
non citare la polemica speciosa del prof. Volpe che scrive un articolo lamentando l’abbassamento
dell’asticella della qualità del lavoro se casomai dovessero essere applicati questi criteri.
Dimostrando ancora una volta un profondo disprezzo per i lavoratori interni e la loro
professionalità. Noi invece restiamo fermamente convinti che la gestione del Consiglio Superiore
dei Beni Culturali, sotto la direzione del prof. Volpe, abbia toccato, e non era facile, il massimo del
suo scadimento storico, considerato che il ruolo di questo importante organismo è stato
esplicitamente di mera accettazione e propaganda della riforma di Franceschini. Una grancassa e
se proprio il Presidente vuole alzare l’asticella, come scrive, richiedesse ad esempio che il post
laurea venga considerato obbligatorio per l’accesso alla dirigenza. Invece di prendersela sempre
con i lavoratori, in particolare quelli delle qualifiche più basse, come è solito fare. Il Ministero,
ancora oggi, esprime livelli di qualificazione dei lavori tecnici mediamente molto apprezzabili, e
non è sempre il titolo di studio a garantirla, ma la capacità e la competenza professionale acquisita
dai lavoratori nella loro esperienza lavorativa. Ci auguriamo vivamente che il prossimo Consiglio
Superiore sia diretto da una personalità che abbia forte il senso della terzietà e dell’indipendenza
dal potere politico: anche su questo misureremo le scelte del nuovo Ministro.
In ogni caso la riunione di ieri si è conclusa con l’impegno comune alla prosecuzione del confronto,
con la definizione di un accordo cornice, la stipula dell’accordo specifico per i passaggi dalla prima
alla seconda area, e l’avvio delle riflessioni specifiche sui criteri da definire per i passaggi verso gli
specifici profili professionali di terza area.
Al riguardo ci pare doverosa una ulteriore precisazione: la norma che prevede i passaggi di area è
il frutto, con tutti i suoi limiti, della battaglia che per anni ha condotto il personale interno. Non
facciamolo diventare un frutto avvelenato. Il processo su base triennale può dare risposte a molte
esigenze di miglioramento della propria condizione professionale, e molti avranno la possibilità di
giocarsi le proprie chances, ci pare invece che diversi soggetti in questa vicenda non mirino che ad
un affossamento di queste opportunità.
In allegato, per dimostrare che non c’è pensiero unico, vi inviamo la lettera che ci è pervenuta da
parte di alcuni “funzionari ombra”: amareggiata e indignata per la mancanza di rispetto evidente
verso il loro lavoro.
Sempre in allegato vi inviamo l’articolo a firma del sottoscritto pubblicato oggi sulla rivista LEFT e
relativo alla situazione del sistema bibliotecario: come si potrà constatare abbiamo ben chiari i veri
problemi e le possibili soluzioni.

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale

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