Ue Care, sindacati europei approvano risoluzione di Palermo

27 Settembre 2018

Al termine della due giorni di ‘Ue Care – L’Europa Solidale’, i sindacati partecipanti hanno approvato la dichiarazione di Palermo.
Di seguito il testo

Risoluzione UECARE – Palermo 27 settembre 2018
Europa solidale? Una rete europea delle lavoratrici e dei lavoratori per l’accoglienza ai migranti

La migrazione è un fenomeno globale, sociale ed economico. La migrazione esiste dall’inizio dei tempi ed ha portato benefici sociali ed economici. Non può essere affrontato solo come un’emergenza ed una questione di sicurezza, come è stato sino ad oggi, ma come un fenomeno strutturale che coinvolge e continuerà a coinvolgere tutta l’Unione Europea e il mondo intero.
Senza un sistema comune, coerente, solidale basato sui diritti umani, l’approccio securitario alla migrazione a livello nazionale ed Europeo contribuisce ad accrescere la paura e causa il razzismo e la xenofobia.
Il razzismo non è un’invenzione. In questi mesi siamo stati testimoni in Italia e in molti paesi europei di una progressione del razzismo, di uno sdoganamento della violenza verbale e fisica che coinvolge e vede protagonisti non solo coloro chehanno idee e pratiche di una certa destra, fascista e populista, ma anche chi, vittima di paure e insicurezze, ha individuato negli immigrati il nemico da perseguire, offendere, violare, respingere.
L’Unione Europea non può essere concepita come un mosaico di confini nazionali: i paesi mediterranei costituiscono la frontiera meridionale dell’Unione europea e svolgono, per conto della stessa, attività nell’ambito dei processi migratori per favorire accoglienza e integrazione. Si tratta di attività importanti che comprendono tutti i settori pubblici: dalla sanità alle amministrazioni centrali e locali, al soccorso marittimo, educazione, sicurezza e servizi sociali, passando per le pratiche relative ai richiedenti asilo ed ai servizi sociali territoriali che favoriscono l’integrazione.
È Fondamentale comprendere che le lavoratrici ed i lavoratori che operano nei processi migratori sono lavoratrici e lavoratori europei, non di una singola nazionalità. Il loro compito fondamentale, transnazionale, è quello di lavorare per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti per conto di tutta l’Europa.
Sino ad oggi il loro isolamento nazionale, la mancanza di adeguate risorse e investimenti e la necessità di lavorare sempre sull’emergenza, hanno creato condizioni di lavoro stressanti e gravi difficoltà. Ciò non sempre permette che il lavoro svolto sia adeguato alla domanda.
Anzi, il tema chiave della carenza delle risorse, in tutta Europa, dovuto all’approccio sbagliato alla crisi economica, in particolare nei servizi pubblici che si occupano dell’accoglienza, cura e integrazione dei nuovi arrivati, nonché l’assenza di una politica comune europea, viene negato per squallide ragioni politiche ed elettorali.
Per costruire una Europa solidale che possa accogliere e gestire la migrazione in maniera qualitativamente adeguata, creando un sistema strutturato e costante, unico per tutta l’Unione, è necessario sviluppare standard comuni e strumenti che permettano a tutti i lavoratori pubblici dell’Unione, indipendentemente dalla loro nazionalità, di lavorare nella stesse condizioni. In particolare bisogna procedere cambiando prima di tutto la legislazione che con le regole di Dublino ha caricato in maniera sproporzionata i paesi della frontiera sud.
Siamo d’accordo con Epsu quando richiede un sistema di ricollocazione su scala europea basato su criteri sociali ed economici dei paesi ospitanti nonché sulle preferenze linguistiche e i ricongiungimenti familiari dei migranti.
Occorre inoltre mettere al centro del dibattito politico l’importanza del ruolo svolto dalle istituzioni pubbliche, a livello nazionale e locale, le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori che accolgono i migranti e la ricerca di soluzioni che permettano un autentico sistema di integrazione, basato sulla Carta europea dei diritti fondamentali, i diritti dei rifugiati internazionali e dei lavoratori migranti (es. Convenzioni delle Nazioni Unite, come la Convenzione sui Rifugiati del 1951 e le Convenzioni sui diritti umani fondamentali delle nazione Unite, compresa quella sui lavoratori migranti nonché le Convenzioni OIL), così come sulle costituzioni nazionali.
Vanno stanziate dall’Unione risorse adeguate che aumentino il bilancio relativo ai temi migratori e che da una parte tengano conto delle dignità e dei diritti delle persone migranti e dall’altra investano e valorizzino il lavoro di chi si occupa dei migranti, indipendentemente dalla gestione (cooperative, Ong, amministrazione pubblica), sviluppando un ruolo fondamentale di integrazione e difesa dei valori democratici della Unione Europea.
Inoltre i servizi di sicurezza pubblica dei vari stati che lavorano alle frontiere hanno anche l’obbligo di garantire la salute e in questo difficile ambiente di lavoro. In tal senso rispondere alle esigenze dei membri delle forze di sicurezza deve essere una priorità; pertanto è importante fornire risorse tecniche e umane sufficienti, una formazione qualificata, adeguati al lavoro svolto dalle donne e gli uomini che operano in questo settore; è indubbio che se il personale di polizia e le altre forze di sicurezza non operano in sicurezza difficilmente possono garantirla a terzi.
A nostro avviso stabilire il controllo dei flussi migratori e riavviare l’immigrazione regolare può garantire sicurezza e legalità nonché limitare l’immigrazione irregolare le cui conseguenze sono spesso condizioni di illegalità diffusa e sfruttamento del lavoro dei migranti.
La creazione di canali umanitari inoltre, per tutti coloro che fuggono da guerre e condizioni inumane (conflitti, povertà, persecuzione, cambiamenti climatici) può evitare la terribile escalation di morti in mare che negli ultimi mesi ha subito un inconcepibile aumento come denunciato recentemente dall’UNHCR.
Come affermato nell’incontro di Melilla del 13 e 14 giugno: “E’ alla base dei valori dell’Unione assicurare il salvataggio di vite e la tutela dei diritti di asilo e questo deve essere un elemento centrale delle politiche di accoglienza“.
Come sindacati dei lavoratori pubblici riteniamo perciò che per costruire e supportare queste istanze sia necessario, creare una rete europea delle lavoratrici e dei lavoratori per l’accoglienza, e per questo chiediamo alla nostra federazione europea, EPSU, di sostenere questa richiesta in modo da mettere in connessione tutte le lavoratrici ed i lavoratori d’Europa che operano nei processi migratori per favorire una accoglienza dignitosa ed un approccio alla migrazione basato sui diritti umani. Invitiamo gli altri sindacati affiliati all’EPSU che rappresentano queste lavoratrici e lavoratori ad unirsi alla rete e a costruire una voce potente che rappresenti i nostri interessi nei confronti dell’Unione Europea e delle sue Istituzioni (Parlamento, Consiglio e Commissione).
Tramite questa virtuosa connessione sarà possibile, partendo da quanto avvenuto negli incontri di Melilla e di Palermo, scambiare esperienze comuni importanti che possano avviare una interlocuzione in ambito europeo con le Istituzioni.
L’obiettivo è arrivare a stabilire legislativamente almeno adeguati standard sociali minimi europei tramite il dialogo sociale europeo, crossettoriale portando l’Unione europea a valorizzare il lavoro pubblico per l’accoglienza e a superare le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori.
La rete europea dei lavoratori e delle lavoratrici per l’accoglienza può essere inoltre uno strumento che rafforza il ruolo del sindacato a livello internazionale nelle politiche dei servizi pubblici per la migrazione, ruolo riconosciuto nel promuovere l’accesso dei migranti ai servizi di base, come da impegno preso nel ‘United Nations global compact on migration’, approvato lo scorso luglio, come evidenziato da PSI, la nostra federazione globale internazionale.
Il lavoro della rete dovrà anche cercare di influenzare le prossime elezioni europee del maggio 2019, chiedendo alle forze politiche progressiste, di presentare nella loro agenda politica, il tema di una gestione umana e di qualità dei servizi, anche come straordinario antidoto al riemergere del fascismo, del razzismo e della xenofobia.
Sappiamo bene che c’è in Europa una situazione generale di crisi e di ingiustizia sociale, di mancato soddisfacimento dei diritti, non da ultimo in ambito lavorativo, e c’è chi usa e strumentalizza le paure e le incertezze di categorie sociali sempre più ampie accentuando pericolose divisioni tra lavoratori e cittadini.
Sappiamo che l’Unione Europea è basata su valori solidi per cui è necessario mobilitare i cittadini e le migliori forze della cultura e della militanza.
Sappiamo bene dove questa strada può portare e non possiamo restare a guardare. Tutte e tutti dobbiamo affermare con forza: no al razzismo e alla xenofobia, sì alla sicurezza per i cittadini, sì ad una accoglienza di qualità attraverso i servizi pubblici e il lavoro pubblico.

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