Reddito di Cittadinanza sulle spalle dei lavoratori dell’Inps

27 Febbraio 2019

Si conclude l’indagine Fp Cgil sugli effetti del Reddito di Cittadinanza nel lavoro pubblico. Dopo aver analizzato nello specifico tempi, carico di lavoro e clima nei servizi sociali e nei centri per l’impiego, è la volta dell’ultima grande fetta della macchina pubblica che si occuperà della nuova misura di governo: l’Inps, il primo vero meccanismo della catena di montaggio. Ciò che trapela, ancora una volta, è uno stato di confusione.

Tra pochi giorni si apriranno le domande per il Reddito di Cittadinanza e il primo protagonista che avrà a che fare con la nuova misura di governo e che dovrà governare, analizzare e selezionare le domande sarà l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (l’Inps). Una nuova ‘sfida’ per il più grande ente previdenziale d’Europa che al momento, dopo la decadenza di Tito Boeri, è ancora senza una guida ufficiale, in attesa che si formalizzi la nomina di Pasquale Tridico.

 

[Scopri come funziona il Reddito di Cittadinanza: fase 1 e fase 2]

 

RDC: il percorso dei dipendenti Inps

 

Scopriamo come funziona.

Il 6 marzo si apriranno le domande per il reddito presso gli uffici postali, i Centri di assistenza fiscale (Caf) e tramite modalità telematiche (e la stessa possibilità si avrà il 6 di ogni mese). Dopo 5 giorni le domande verranno comunicate all’Inps che avrà altri 5 giorni per verificare se chi ha fatto richiesta abbia i requisiti previsti per divenire beneficiario del reddito, da un punto di vista patrimoniale e reddituale. Invece, la verifica dei requisiti di residenza e di soggiorno spetterà ai Comuni che, in seconda battuta, ripasseranno la palla ad Inps, comunicandogli gli esiti delle verifiche. Una volta arrivata la risposta positiva, il beneficio sarà erogato attraverso la ‘Carta RDC’.

Le sanzioni.

Ricevere il beneficio vuol dire però anche stare a delle regole: rendersi immediatamente disponibile a lavorare, presentarsi alle convocazioni fatte dai Centri per l’Impiego e, chiaramente, comunicare informazioni vere e dichiarare qualsiasi variazione del proprio reddito familiare. Nel caso in cui una di queste regole venga trasgredita, sono previste delle sanzioni di cui dovrà occuparsi proprio l’Inps.

Sono previsti tre tipi di sanzioni, a seconda dell’obbligo trasgredito:
– la revoca del reddito con efficacia retroattiva (che prevede la restituzione delle somme percepite fino a quel momento)
– la decadenza del beneficio (senza efficacia retroattiva)
– una riduzione del beneficio (in misura crescente)

 

Dunque spetterà all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale un compito molto importante e delicato ai fini della buona riuscita della misura. E anche in questo caso, come in quello dei servizi sociali e dei Centri per l’Impiego, non mancano le forti criticità nella concreta e reale applicazione dell’Rdc. Vediamo quali.

 

Le assunzioni e Quota 100.

In Inps lavorano attualmente 25.600 dipendenti. Per rafforzare l’organico è prevista la spesa di una somma fino a 50 milioni di euro per 1.003 nuove assunzioni. A dire il vero, però, Inps è da anni in attesa di nuove assunzioni che, sommandosi a quelle previste dal governo per il Reddito di Cittadinanza, ammontano ad un totale di 4.094 assunzioni, da fare entro dicembre 2019. Non tutte le assunzioni previste, però, saranno destinate alla gestione del reddito. Di queste, infatti, solo la prima parte (1.003 unità), ovvero quella che si rifarà ai 50 milioni messi a disposizione, dovrà obbligatoriamente dedicarsi alla nuova misura. Queste nuove assunzioni verranno fatte a tempo determinato fino al mese di novembre, poi si procederà alla loro stabilizzazione con lo sblocco del turn over. Insomma, non sembrerebbe una situazione in sé indecorosa. C’è un unico vero problema che non si è considerato: i pensionamenti. Infatti con l’avvento di Quota 100 è previsto che saranno circa 4 mila le unità in uscita in Inps, secondo un calcolo dello stesso istituto. Questo significa che non avverrà alcun rafforzamento del personale, ma solo un mantenimento dello stato attuale delle cose.

 

I numeri del turn over che avverrà in Inps nei prossimi mesi

 

Il problema delle sanzioni.

Una delle principali criticità con cui l’Inps si troverà ad avere a che fare è nel controllo sui patrimoni immobiliari dei richiedenti il beneficio. Infatti, in assenza di controlli preliminari sulla veridicità delle autodichiarazioni patrimoniali (che infatti non sono previste, anche per una ragione di tempistiche) si rischia di erogare il beneficio al buio e di dover poi, in sede di verifica ex post, recuperare ingenti somme di denaro da famiglie che non soddisfano i requisiti patrimoniali della misura. Somme che non è assolutamente scontato che si riescano a recuperare, tanto meno in tempi brevi.

 

Le banche dati.

Quella del Reddito di Cittadinanza rimane, nei fatti, una misura molto delicata e complessa da mettere in atto. Infatti è necessaria una interconnessione di dati per tracciare il profilo dei percettori del reddito. E se da una parte c’è un problema di tutela della privacy, dall’altra regna una carenza di comunicazione tra le banche dati. Un esempio, nel caso di Inps, è quello del rapporto con Aci (Automobile Club d’Italia) per il controllo delle automobili. Non esiste infatti una piattaforma informatica per incrociare i dati e garantire un lavoro coordinato tra gli istituti.

Intorno alla misura del Reddito di Cittadinanza c’è indubbiamente molta confusione, molti aspetti ancora non definiti. Come la mancanza di una convenzione con i Caf perché anche questi possano accogliere le domande per il reddito di cittadinanza [Aggiornamento 4 marzo: raggiunto l’intesa, i Caf forniranno gratuitamente – già a partire dal 6 marzo – il servizio di raccolta delle domande per il reddito di cittadinanza da inviare all’Inps]. Proprio per questo non è affatto semplice formulare una previsione esatta dei cambiamenti che porterà nel lavoro pubblico. Abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza ascoltando la testimonianza dei lavoratori, di chi tra pochi giorni si renderà concretamente interlocutore dei cittadini che faranno richiesta o che, semplicemente, chiederanno informazioni. Ciò che però viene descritto è, nel caso dell’Inps come nei casi precedenti (di assistenti sociali e dipendenti dei centri per l’impiego), la conferma di uno scenario confuso, caotico e preoccupante.

 

Parola ai lavoratori.

 

Lavoratrice di 50 anni dalla Toscana. Dipendente Inps da 18 anni.
“Il gap tra aspettativa e realtà sarà devastante. Saranno tutti i cittadini a subire, quelli di fronte agli sportelli e quelli dietro”
Ad oggi non sappiamo nemmeno quali siano i definitivi requisiti per avere accesso al reddito. Il 6 di marzo apriremo le porte agli utenti e ci sarà tantissima affluenza. E noi cosa diremo a queste persone? Qualcuno è già venuto in questi giorni ed è stato faticoso fargli capire che noi non abbiamo ancore le informazioni. Non abbiamo avuto neanche il tempo di essere formati, non siamo in grado di dare al cittadino il servizio che merita di avere. Il gap tra aspettativa e realtà sarà sicuramente devastante.
Intanto stiamo rimandando gli appuntamenti a marzo, sperando di saperne di più. Ho come la sensazione che si aspettino che ci informiamo da soli dal flusso di notizie che girano su internet. Non mi sembra serio e professionale.
Quando avvii una misura del genere non puoi, per fare propaganda, stabilire una data per la quale non sei pronto. Prima bisogna creare i presupposti e poi aprire le porte. Noi qui siamo nella più grande confusione. E saranno tutti i cittadini a subire, quelli di fronte agli sportelli e quelli dietro.

 

Lavoratrice di 56 anni dal Veneto. Dipendente Inps da 13 anni.
“Non riusciamo più ad erogare i servizi, c’è tantissimo stress da lavoro correlato”
Noi in Veneto siamo in stato di agitazione perché non riusciamo più ad erogare i servizi per la carenza di personale. Quelli che hanno delle professionalità stanno andando in pensione e l’ultimo concorso che era stato fatto per 300 persone è stato accantonato. Mancano almeno 80 persone a Verona, c’è tantissimo stress da lavoro correlato. Forse ci saranno nuove assunzioni, ma prima che questo personale sarà operativo passerà del tempo.

 

Lavoratrice di 50 anni dalla Sicilia. Dipendente Inps da 12 anni.
“La situazione in Sicilia non è come nel Nord Italia, ma non se ne tiene conto”
“Più che in un clima di preoccupazione viviamo in un clima di buio. La situazione in Sicilia è particolare, non è come nel Nord Italia. Hanno vietato l’accesso al reddito a persone in possesso di macchine di grossa cilindrata. Ma qui spesso le famiglie hanno macchine vecchie di 15 anni, con grosse cilindrate ma non per questo benestanti, anzi. Ci sono nella misura un po’ di contraddizioni. Non si è saputo fino in fondo tenere conto della disomogeneità tra i territori”.

Conclusioni.

“Il quadro delineato, anche dai lavoratori – fa sapere Matteo Ariano della Funzione Pubblica Cgil – è di un Istituto ancora non pronto all’applicazione della misura per la mancanza di personale necessario ad affrontare questa ulteriore incombenza calata dall’alto (che andrà ad affiancarsi alle tante altre già svolte dall’Inps) e la mancanza di formazione e informazione ai lavoratori, in assenza di un contesto normativo chiaro e preciso e anche in relazione alle nuove piattaforme informatiche, tuttora non presenti”.

“In questa continua e logorante rincorsa agli obiettivi che sta facendo perdere di vista la funzione dell’Inps, chi rischia di farne le spese sono i lavoratori dell’Istituto – denuncia Ariano -, su cui rischia di abbattersi un vero e proprio “tsunami” di domande. Ci auguriamo perciò – conclude – che i vertici dell’Ente – al di là delle rassicurazioni pubbliche – tutelino i propri dipendenti, mettendoli realmente nelle condizioni di erogare tutti i servizi alla cittadinanza, al di là delle priorità politiche del momento”.

 


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Ascolta il podcast di RadioArticolo 1 su Reddito di cittadinanza? Vince la confusione

Interventi di Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia; Laura Paradiso, Rsu comune di Roma; Christian Biagini, centro per l’impiego Perugia; Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro Regione Lazio. In studio Enzo Bernardo, Fp Cgil e Anna Teselli, Cgil.

 

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