ETUC WEBINAR: (HOW) WILL EUROPE PREVENT A LOST GENERATION

05 Marzo 2021

ETUC WEBINAR:

(HOW) WILL EUROPE PREVENT A LOST GENERATION

Il secondo seminario ETUC sulle ripercussioni della crisi COVID sulle nuove generazioni è stato aperto da una relazione di Massimiliano Mascherini (Eurofound) sui dati ad oggi disponibili.

In base a una ricerca condotta su 60.000 individui (un campione che si è ridotto a 25.000 nel secondo round, mentre un terzo sondaggio è tutt’ora in corso con circa 13.000 riscontri https://s2survey.net/eurofound/ ), gli impatti socio-economici mostrano una buona resilienza dei giovani rispetto alla crisi, ma una loro maggiore vulnerabilità rispetto alle misure restrittive implementate. Infatti, come durante la crisi del 2008/2013, sono il segmento che più ha perso posti di lavoro e sicurezza economica rispetto agli over 30. Il tasso di disoccupazione è cresciuto da marzo 2020 (14.5%) a dicembre 2020 (17.8%) molto più rispetto al resto della popolazione (da 5.5% a 6.6%), similmente agli US (7.7% a febbraio 2020, 11,2% a Ottobre 2020, con un picco di 27.7% ad Aprile). La popolazione studentesca è stata parimenti colpita con l’Online learning (DAD) che ha coinvolto più della metà di loro, di cui solo il 20% ha dichiarato che vorrebbe proseguire. Gli impatti più gravi sono però sull’eguaglianza di genere, dal momento che il tasso di disoccupazione femminile è cresciuto di più (17.9%), traducendosi in perdita della capacità di risparmio; preoccupante notare che per questa categoria il telelavoro, in controtendenza, ha portato a un peggioramento sull’equilibrio vita/lavoro.

Ha seguito la relazione di Ludovic Voet, ETUC Giovani, che ha presentato una ricerca del Sindacato sulle politiche di ripresa e il loro impatto sui giovani.

La ricerca è stata condotta coinvolgendo i sindacati europei e ad oggi ha coperto 15 nazionalità diverse. Ha registrato una generale sfiducia sulle misure adottate dai governi: più del 76% di loro non ha percepito lo sviluppo di buone-pratiche nel contrastare la pandemia e la susseguente crisi. Alcuni esempi positivi sono stati registrati in Bulgaria (con un hub dedicato agli appalti pubblici), in Francia (dove sono stati condotti importanti dialoghi con gli stakeholders), Slovenia (con opportune ispezioni sui luoghi di lavoro) e Polonia (con una iniziativa di garanzia dedicata agli under 30). Le iniziative di sostegno al reddito hanno registrato opinioni negative da tutti i fruitori, dai lavoratori autonomi alle altre categorie (lavoratori per piattaforme informatiche, NEET, irregolari, etc.). In particolare, uno dei problemi più trasversali è la mancanza dei requisiti di accesso a questi sussidi, dato che nella gran parte dei paesi sono legati all’aver lavorato stabilmente nel precedente periodo (e.g.: 26 settimane in Austria, o 18 mesi in Francia). Il Pilastro Sociale Europeo dovrebbe agire proprio su queste barriere, oltre che sul limitare il lavoro precario o garantire il diritto alla formazione, per poter migliorare davvero la situazione giovanile. D’altra parte, le iniziative legislative, contrattuali e giudiziarie sindacali stanno invece dando i loro frutti in molti paesi nel campo dei lavoratori per piattaforme come Uber o Deliveroo (Slovenia, Austria, Grecia, Spagna, Italia e Belgio), un dato positivo che può ispirare fiducia nel futuro.

Ha seguito l’intervento di Vaniya Grigorova (CL Bulgaria), incentrata sulla situazione Bulgara attuale e all’assenza di un costruttivo dibattito pubblico sull’innovazione del mercato del lavoro.

La relatrice ha riportato che la precarizzazione dei giovani è legata a doppio filo con la tendenza neoliberista e con l’assunto, spesso errato, che i giovani preferirebbero lavoro “agile” ad un lavoro “fisso”, quindi garantito. Oltre a un problema di cognizione, vi è però anche un problema di percezione del fenomeno. Secondo i dati disponibili in Bulgaria, il problema non esisterebbe perchè la disoccupazione giovanile è inferiore rispetto a quella over 29, che sta diminuendo a ritmi però più elevati (dal 13.8% del 2018 all’11.5% del 2020) rispetto a quella giovanile (dal 5.1% al 4.5% sullo stesso periodo). Tuttavia, la gran parte maggioranza dei giovani stanno lavorando in maniera irregolare, part time, stagista e simili; di conseguenza, non entrano nelle statistiche di disoccupazione. Una discussione pubblica è stata aperta sull’argomento attraverso un sito governativo (strategy.bg) aprendo a proposte per il Consiglio Nazionale di Cooperazione Tripartita (Consiglio Socio Economico – Primo Ministro – Ministro del Lavoro). Le frizioni fra sindacati e le opposte visioni hanno però portato il governo ad ignorarne le indicazioni.

Ha seguito una discussione aperta moderata da Tea Jarc, Presidente della sezione Giovani ETUC.

Redatto a cura di Andrea Mosca FP CGIL Nazionale

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