MISE – Riorganizzazione – Lettera Unitaria al Ministro Giorgetti

19 Luglio 2021

Roma, 19 luglio 2021

Al Sig. Ministro – MISE
On. Giancarlo Giorgetti

e p.c.:
Al Capo di Gabinetto
Dott. Paolo Visca

Al Segretario Generale
Dott. Benedetto Mineo

Oggetto: riorganizzazione Ministero dello Sviluppo Economico

Sig. Ministro,
nell’incontro tra le Organizzazioni sindacali e l’Amministrazione del 13 luglio scorso, venivano illustrate le linee della ennesima riorganizzazione del nostro Ministero.
Purtroppo, non si è avuto ancora modo di analizzare lo schema del dPCM di riorganizzazione, ma alcuni punti fondamentali sono emersi e meritano di essere posti alla Sua attenzione.
In primo luogo, la scelta di chiudere la Direzione Generale per le Attività Territoriali (DGAT), che è stata istituita proprio per presiedere in modo omogeneo le varie attività degli Ispettorati, Uffici dislocati sul territorio, per le scriventi OO.SS. rappresenta un gravissimo errore:
la ampiezza di tali attività, strettamente correlata alle molteplici funzioni del Mise svolte da competenti Direzioni (Comunicazioni, Politica industriale, Energia, Vigilanza sulle cooperative, Incentivi, etc.), calata nelle specifiche diversità geoeconomiche e sociali in cui si articola il particolare territorio del nostro Paese, ha suggerito la scelta di governare tale complessità gestionale rafforzando “il peso” del coordinamento e della terzietà della struttura competente. Peso e capacità assicurate dalla autonomia e dal livello di competenze trasversali rappresentate da una specifica Direzione Generale, appunto la DGAT.

Qualsiasi accorpamento delle attività svolte dagli II.TT. ad una qualsiasi delle singole direzioni farebbe cadere questo doppio “peso” necessario, sia perdendo l’intera gamma delle attività in luogo della competenza specifica della DG prescelta, sia ogni requisito di terzietà dati le conseguenti linee gerarchiche interne alla stessa DG.

In particolare, l’accorpamento della DGAT ad altra Direzione determina il venir meno del carattere trasversale degli Uffici territoriali, che ad oggi svolgono competenze anche di altre Direzioni generali – circostanza questa che nulla toglie per altro al cuore tecnico degli Ispettorati ai quali è storicamente affidata la vigilanza ed il controllo dello spettro radioelettrico – assumendo l’importate ruolo di rappresentare il MISE sul territorio e costituendo l’interfaccia del Dicastero con l’utenza.
La competenza di ciascun Organo territoriale coincide con l’ambito regionale di riferimento che vede una sede direzionale ubicata presso il capoluogo di Regione e ben 72 Dipendenze provinciali che offrono una capillare presenza sul territorio non comune ad altre Amministrazioni e che appare non ragionevole cessare di valorizzare.

L’accorpamento della DGAT ad altra Direzione generale renderà dunque contraddittoria la permanenza presso gli Ispettorati di competenze riconducibili ad altre Direzioni, come quelle relative agli incentivi, alle cooperative e quelle derivanti dal ruolo di prossimità alle imprese svolto fino ad oggi dai 18 Sportelli sul territorio – che pure sono stati fino a ieri oggetto di forte attenzione da parte del vertice politico – depauperando gli Uffici territoriali delle caratteristiche sopra descritte e svilendo il ruolo del MISE.
L’accorpamento ipotizzato della Direzione alla DG per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali, darebbe vita ad una nuova Direzione Generale con oltre 800 unità di personale a fronte di altre Direzioni con un numero di personale che raggiunge le 50/60 unità al massimo. Non si comprende quindi, la ragionevolezza di tale scelta che vorrebbe rispondere ad un miglioramento della efficacia della macchina organizzativa, attraverso un recupero di efficienza, ma che a ben vedere contrasta con le dimensioni elefantiache della struttura a cui si intende dar vita.

In aggiunta, l’accorpamento ipotizzato della DGAT alla DGSCERP, verrebbe a determinare un probabile conflitto di interessi conseguente alla coincidenza nella stessa Direzione dell’Organo che emana provvedimenti autorizzativi poi oggetto di controllo da parte degli Organi territoriali facenti parte della stessa struttura.

Da ultimo appare necessario sottolineare l’evidente squilibrio tra le sole 2 Direzioni generali che verrebbero a costituire l’Area ex Comunicazioni con 988 dipendenti applicati e 30 punti di funzione dirigenziale non generale, a fronte delle restanti 6 Direzioni del MISE dove resterebbero applicati 450 dipendenti con 49 punti di funzione dirigenziale non generale (esclusi gli Uffici di diretta collaborazione, Segretariato generale e DGROSIB).

Parimenti critica, a parere delle scriventi, la decisione di ripartire le competenze in materia di politica industriale.
Se appare chiara la logica che presiede all’accorpamento in un’unica direzione delle crisi d’impresa e delle amministrazioni straordinarie per meglio fronteggiare gli effetti nefasti della pandemia sommatisi a croniche difficoltà strutturali di alcune grandi aziende, non si capisce perché debbano essere enucleati dall’alveo naturale della politica industriale le competenze in tema di aerospazio e filiere produttive, così come riesce difficile far passare al setaccio di una rigorosa analisi organizzativa, cosa significhi in termini di politiche di sviluppo la creazione di una direzione vocata alle PMI e ai settori tradizionali.

A ben vedere infatti, le grandi assenti nel tema dello spacchettamento della Direzione Generale per la politica industriale, l’innovazione e le PMI sono proprio le politiche per l’innovazione, trasversali a tutti i settori produttivi, a tutte le filiere, a tutte le imprese qualsiasi sia la loro dimensione.
Parliamo ovviamente delle politiche a supporto della trasformazione digitale delle imprese, che proprio attraverso le nuove tecnologie sono sempre più interconnesse ed integrate in filiere che rappresentano delle catene strategiche del valore, cui l’aspetto dimensionale e la distinzione in grandi e piccole imprese che da essa discende perde significato.

Parliamo delle politiche a supporto della ricerca e sviluppo, dell’innovazione, del design.
Parliamo delle azioni volte a supportare la creazione di quelle competenze nelle tecnologie abilitanti il paradigma 4.0 così determinanti per la nostra competitività.
Parliamo delle politiche di sviluppo ecosostenibili, che nell’ottica dell’economia circolare sono intersettoriali e rivolte a tutto il tessuto produttivo.

Parliamo del trasferimento tecnologico tra imprese e settori produttivi.
Parliamo delle politiche per la competitività di settori quali: chimica, siderurgia, automotive, cantieristica, elettronica, microelettronica, meccanica, meccatronica e beni strumentali.
Tutte politiche di carattere trasversale su cui la riorganizzazione rischia di impattare, nuocendo gravemente al nostro sistema imprenditoriale.

Ad oggi, inoltre, non si ha chiarezza sulle modalità con cui verranno redistribuite le competenze oggi assegnate agli Uffici che trattano gli affari generali nelle diverse Direzioni.
Chiediamo quindi, che venga realmente attivato un costruttivo confronto su questi temi, cui logico presupposto è l’acquisizione da parte delle OO.SS. dello schema di DPCM di riorganizzazione, che ricordiamo a tutt’oggi non è stato ancora inviato.

FP CGIL Mise
Roberto Copioli

CISL FP Mise
Carlo Filacchioni

UILPA Mise
Stefano Fricano

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