INPS – Un unico servizio su tutto il territorio: serve un tavolo per l’attività ispettiva

31 Luglio 2023

Abbiamo denunciato più volte, anche nel recente passato, il rischio di regionalizzare la vigilanza ispettiva, un rischio legato alla circolare 141/2021 che da un lato ha offerto ai Dirigenti territoriali l’opportunità di adottare interventi di rilievo, dall’altro ha depresso la funzione, stante anche il ruolo a esaurimento previsto dal D.lgs. 149/2015.

Tale rischio è tornato all’ordine del giorno nel momento in cui alcune realtà regionali hanno adottato iniziative per perseguire ufficialmente il miglioramento dell’azione ispettiva, sulla scorta della circolare 86/2022 relativa alla disciplina delle missioni.

Più che le regole che da essa discendono, ciò che genera perplessità è l’interpretazione tutt’altro che uniforme proveniente dai diversi territori, con l’adozione di “accorgimenti” che hanno un profondo impatto sulla vita dei funzionari e che determinano un quadro d’azione sempre più frastagliato e complesso.

Per fare qualche esempio:

  • in alcune realtà vengono introdotti dei “vagli di congruità”, alieni a compiti e responsabilità del personale ispettivo e legati semmai all’attività dirigenziale, proprio mentre si richiede – sempre con maggiore insistenza – la compilazione di programmi preventivi, report, tabelle a consuntivo che comprimono l’attività ispettiva vera e propria;

  • si esorta a superare il NIU (Numero Identificativo Unico) in ambito paperless, offrendo comunicazioni più ampie, che però andrebbero in contrasto col principio di riservatezza cui si ispira la stessa azione ispettiva (cfr. circc. 85/2008 e 76/2016);

  • si attribuiscono ai RUO compiti di verifica sulle paperless, esortando le colleghe e i colleghi impegnati in missione a comunicare le date con un imprecisato congruo anticipo.

A ciò si aggiungono interventi che determinano ulteriore incertezza rispetto a temi non secondari quali:

  • chi innesca l’assegnazione alla vigilanza ispettiva (Direzioni provinciali o Direzioni regionali)?;

  • che criteri occorre adottare per filtrare tali assegnazioni in considerazione dell’esiguità del personale ispettivo (perché la pratica A va in ispezione e la B no)?;

  • come individuare quando il carico di pratiche, per un ispettore, è da considerarsi “troppo oneroso”?

Il rischio, come sempre, è di parcellizzare l’attività, creando difformità sul territorio. Ciò non può che alimentare malessere, frustrazione e disagio fra gli ispettori, i quali sembra debbano assumere l’onere della prova del loro corretto operato.

Non possiamo, pertanto, che invocare un confronto sul tema, ponendoci sempre come obiettivo il reale miglioramento dell’attività: con conclusioni condivise tra Amministrazione e lavoratori, snellendo le procedure, semplificando gli adempimenti, con chiare e circoscritte indicazioni vincolanti che escludano attività e adempimenti ridondanti.

 

FP CGIL – INPS

Antonella Trevisani

 

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