INL, FP CGIL – DL PNRR: (POCHE) LUCI E (MOLTE) OMBRE

11 Marzo 2024

Il cosiddetto decreto-legge PNRR (D.L. 19 del 2 marzo 2024) ha introdotto diverse novità che impatteranno sull’INL. Vediamone alcune:

  1. Lista di conformità: se a seguito di un’ispezione non emergono violazioni, l’INL rilascia un attestato e iscrive, previo assenso, il datore di lavoro in un apposito elenco informatico consultabile pubblicamente, tramite il sito istituzionale del medesimo Ispettorato, e denominato “Lista di conformità INL”. Dopo l’inserimento in questa lista, il datore di lavoro non può ricevere ispezioni da INL nei successivi dodici mesi, a meno che non vi siano richieste di intervento, indagini della Procura o verifiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro. “Stranamente” (siamo ovviamente ironici), non si prevede alcuna penalizzazione per quei datori di lavoro che, nell’arco dei dodici mesi di iscrizione, abbiano violato norme in materia di legislazione sociale, salute e sicurezza sul lavoro.

Altro aspetto nient’affatto irrilevante, su cui riteniamo essenziali dei chiarimenti: la norma riferisce l’iscrizione ai datori di lavoro. Cosa si intende per “datore di lavoro”, la persona fisica o l’impresa? Questo aspetto rileva perché se, ad esempio, si facesse riferimento alla persona fisica, questa potrebbe essere titolare di più imprese. Ciò che auspichiamo è che ci si riferisca all’impresa, magari limitandosi al luogo oggetto dell’attività ispettiva e non estendendola a tutte le unità operative.

La lista di conformità nasce con il chiaro intento di rispondere all’obiettivo di “non disturbare chi produce”, come più volte dichiarato da questo Governo, ma di fatto, a nostro parere, finirà solo per creare maggiore lavoro in INL. Si introduce, infatti, un ulteriore adempimento a carico dell’Ente che, conclusa l’ispezione, dovrà anche rilasciare questo attestato al datore di lavoro e creare questa lista i cui effetti saranno (per fortuna) nulli, visto che l’azienda potrà comunque ricevere ispezioni da parte degli altri Enti e dallo stesso INL. Non è possibile e sarebbe incostituzionale trasformare questa lista in una sorta di lasciapassare per fare ciò che si vuole nei successivi dodici mesi.

  1. CCNL applicati negli appalti e subappalti: Al personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nell’eventuale subappalto è corrisposto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto. In questo caso si inserisce un criterio doppiamente pericoloso, quello del contratto maggiormente applicato. Pericoloso non solo perché si limita a considerare il solo trattamento economico del lavoratore, quando i problemi derivano anche dal trattamento normativo, ma anche perché non si fa più riferimento al CCNL stipulato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Questo potrà consentire ad alcune aziende di trovare sindacati di comodo per applicare CCNL al ribasso, che non tutelano i lavoratori. Sarà poi compito degli organi di controllo individuare il CCNL maggiormente applicato nella zona e nel settore, senza avere altri indici di riferimento e con la probabilità di altissimo contenzioso. La norma sembra studiata appositamente per creare l’anarchia contrattuale e impedire un effettivo controllo sul rispetto delle condizioni dei lavoratori.

3. Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti: si riscrive ex novo l’art. 27 del D. Lgs. 81/08, introducendo un sistema che dovrebbe divenire operativo dal 1° ottobre prossimo come parte del Portale Nazionale del Sommerso. Considerando la situazione dell’informatica in INL, che da anni denunciamo, siamo curiosi di vedere se davvero il 1° ottobre succederà qualcosa. Anche in questo caso, si introduce un ulteriore adempimento a carico dell’INL. Questo sistema prevede che ciascuna azienda o lavoratore autonomo debba recarsi presso la sede dell’Ispettorato competente per territorio e chiedere il rilascio di questa patente. Il rilascio dipende esclusivamente dal possesso formale di alcuni documenti, come il Documento di Valutazione dei Rischi. Proprio nell’edilizia, settore a cui si intende limitare l’applicazione della norma, sarebbe necessario avere tanti DVR quanti sono i cantieri in cui l’impresa o il lavoratore autonomo sono impegnati, ma gli operatori del settore sanno bene che molto spesso i DVR non sono riferiti al cantiere in cui si dovrà operare e questo rappresenta già una violazione. Cosa fare, quindi, se un DVR formalmente esiste ma non è quello giusto? A questo punto, due ipotesi, a nostro avviso: o ci si dovrà soffermare al mero possesso dei documenti, senza entrare nel merito, così da non fare effettiva tutela e limitarsi a un mero controllo burocratico dell’esistenza di carte oppure si dovrà verificare, ad esempio, se il DVR è congruo o no. In questo secondo caso, l’ulteriore elemento da considerare è: chi dovrà essere chiamato a valutare i documenti richiesti ai fini del rilascio della patente? Un ispettore tecnico? E come si concilia, questo, con l’aumento sbandierato delle ispezioni? Perché speriamo sia chiaro che la valanga di carte che inonderà gli uffici dell’INL sarà tale da paralizzare le attività degli ispettori tecnici, che dovranno dedicare le loro giornate all’esame di questa documentazione piuttosto che a fare ispezioni.

Questa specie di patente a punti si presenta come un ulteriore fardello sugli uffici dell’Ispettorato, che potrà avere due effetti: non servire assolutamente a garantire il reale rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ovvero ingessare l’attività ispettiva tecnica.

Lasciamo da parte gli aspetti successivi, relativi ai punteggi e al loro recupero, perché riteniamo davvero triste vedere che la morte di un lavoratore valga la penalizzazione di 20 punti e possa essere “recuperata” frequentando dei corsi, un po’ come accade quando si è passati col semaforo rosso. Con la differenza che in questo caso c’è un lavoratore morto.

  1. Proroga delle assunzioni non utilizzate. In questo caso, il riferimento alle assunzioni di personale autorizzate e non utilizzate e non anche alle graduatorie non ci sembra serva a garantire lo scorrimento integrale delle graduatorie tuttora vigenti ma prossime alla scadenza, come quella degli ispettori del lavoro. Per questo, ribadiamo la nostra richiesta di scorrimento integrale di quella graduatoria.

  1. Assunzioni ulteriori di ispettori tecnici: si tratta di un dato positivo. Auspichiamo che l’ulteriore concorso per ispettori tecnici si svolga al più presto. Come abbiamo rappresentato più volte alla parte politica, peraltro, il punto non è solo assumere nuovo personale, ma trattenerlo, con un trattamento economico e normativo migliore. Su questo, come vedremo di seguito, non c’è molto.

  1. 20 milioni di euro per l’efficientamento: si dispone che i proventi di alcune sanzioni in materia di sicurezza sul lavoro, che rientrano nel bilancio dell’INL, potranno essere usate, fino a un massimo di 20 milioni di euro, per l’efficientamento dell’INL, attraverso misure da individuare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta del direttore dell’Ispettorato. La norma sembra la brutta copia della richiesta, di parte sindacale, di utilizzare una quota del bilancio dell’Ente in favore del personale. Invece, il rischio è che si vada a costituire l’ennesimo fondino, dopo il decreto incentivi e quello di spese di lite, senza nemmeno che sia previsto un passaggio di consultazione con le OO.SS.

  1. Modifica del decreto incentivi: anche questa era una delle richieste avanzate da parte sindacale, in considerazione dell’aumento del personale ispettivo. In tal senso, la richiesta era stata almeno di raddoppiare l’importo del tetto del Fondo, facendolo passare da 13 a 26 milioni di euro per garantire il mantenimento degli importi. Ciò che ne è venuto fuori è un minestrone indigesto che può assumere perfino il sapore di una “supercazzola”. Si prevede che una quota delle sanzioni sia riassegnata al bilancio del Ministero del Lavoro (poteva essere finalmente l’occasione per assegnarle al bilancio dell’INL, evitando inutili doppi giri, e invece…) “finalizzate ad una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo sull’intero territorio nazionale, ad una maggiore efficacia, anche attraverso interventi di carattere organizzativo, della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché alla realizzazione di iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare. Le risorse di cui al primo periodo, per la quota destinata alla più efficiente utilizzazione del personale ispettivo, possono essere corrisposte al predetto personale nel limite del 15 per cento del trattamento economico individuale complessivo lordo annuo”.

Ciò che si riesce a capire è che viene posto un tetto non al fondo incentivante, ma al salario accessorio del personale ispettivo. Quindi, anziché incentivare il personale ispettivo, in particolare i neoassunti, sembra quasi lo si voglia disincentivare, dicendogli: questo è ciò che possiamo darti e, se non ti va bene, quella è la porta…. Ottimo lavoro incentivante, non c’è che dire!

  1. Un’ultima considerazione. Da quanto sopra previsto, c’è un grande assente: la Sicilia. Chi dovrà occuparsi delle liste di conformità in quel territorio, chi dovrà rilasciare la cosiddetta patente a crediti, visto che INL lì non è ancora presente?

Sulla Sicilia occorre intervenire nuovamente, su più livelli: da un lato occorre proseguire l’opera di rafforzamento della presenza di personale ispettivo in quella Regione, prevedendo un nuovo interpello per tutti gli ispettori che abbiano maturato competenze. La nostra proposta è di farlo a partire dal 1° giugno prossimo, così che gli ispettori partecipanti abbiano un semestre davanti. Occorre poi riaprire il confronto con la Regione per capire che fine facciano gli introiti delle sanzioni comminate e definire una presenza più stabile dell’INL. Dall’altro lato, occorre anche tener presente che gli ispettori siciliani che vanno via lasciano degli uffici sguarniti. Questo, in particolare se si tratta di uffici già in grave carenza di personale, rappresenta un problema serio. Per questo, riteniamo si debbano trovare meccanismi che vadano incontro a questi uffici: ricalcolo degli obiettivi, ad esempio, ma anche un maggior numero di ispettori da destinare, a compensazione di quelli andati in Sicilia.

Coordinatore nazionale FP CGIL

Matteo Ariano

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