Tfs lavoratori pubblici; Fp Cgil, “sconcertati da memoria difensiva Inps”

12 Febbraio 2026

“Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si afferma, infatti, che chi riceve una grossa somma in un’unica soluzione può essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate rispetto al futuro e potrebbe essere spinto dall’’euforia’ verso spese eccessive. Parole che risultano gravi e inaccettabili perché insinuano che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non sarebbero in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. È un’impostazione che respingiamo con fermezza. Il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato: è retribuzione differita, salario maturato nel corso di una vita lavorativa, diritto pieno e indisponibile”.

Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Da anni definiamo il differimento per ciò che è: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato, che trattiene fino a 7 anni somme già spettanti ai dipendenti pubblici. Alla compressione di un diritto si aggiunge oggi una narrazione che tenta di giustificare il mancato pagamento immediato evocando presunte fragilità psicologiche dei lavoratori. È una tesi paternalistica e lesiva della loro dignità”, si osserva.
“La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha già dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione, sollecitando un intervento del legislatore. A fronte dell’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si provi a legittimare il ritardo nel pagamento sostenendo che una liquidazione immediata potrebbe indurre ‘gratificazioni immediate’ o ‘spese eccessive’. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere ‘protetti’ dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto”.
“Il differimento non è neutrale. Come dimostrato dallo studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale, un TFS/TFR di circa 86.000 euro, riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi, comporta una perdita che puo’ raggiungere 17.000 euro. Parliamo di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa. Non basta. Con la Legge di Bilancio 2026 il Governo ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che, come abbiamo denunciato sin dall’inizio, determina la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto proprio come parziale compensazione del differimento. Una doppia beffa. Per quanto ci riguarda, non ci fermiamo alla denuncia né alla condanna di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro, come avviene nel settore privato, e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante”, conclude Fp Cgil.
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