Così Fp Cgil in una nota.
“Le carceri sovraffollate sono diventate da ‘eccezione’ una ‘regola’ che tradisce il mandato rieducativo della detenzione, sancito dalla Costituzione, lasciando le persone ristrette in condizioni inumane e che nega il diritto a un lavoro dignitoso per tutte quelle professionalità che negli istituti penitenziari svolgono quotidianamente il proprio lavoro, troppo spesso in condizioni massacranti. A partire dalle donne e dagli uomini della Polizia penitenziaria – evidenzia Fp Cgil – che sono chiamati a operare, insieme a educatori, assistenti sociali, e tutte le altre figure professionali, dopo che l’intero sistema ha fallito perché non ha prevenuto quelle azioni illegali che portano a commettere un illecito e alla detenzione”.
“Il sovraffollamento delle carceri, l’assenza di un’adeguata dotazione organica, l’inadeguatezza delle strutture troppo spesso causa di condizioni di lavoro e di detenzione inumane, l’assenza di dispositivi di sicurezza per il personale e gli effetti che i carichi di lavoro provocano in termini di stress lavoro correlato sono elementi ricorrenti che mettono a rischio costantemente la vita sia di chi lavora nelle carceri sia quella di chi vi è ristretto, come dimostrano i dati diffusi dal Garante”, prosegue Fp Cgil.
“Tutto questo impone un cambio di paradigma nell’approcciare il tema del governo delle pene. Servono risorse, servono politiche che valorizzino il personale, serve superare l’impostazione securitaria e servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre il sovraffollamento. Serve un nuovo governo delle pene che metta al centro la persona: le lavoratrice e i lavoratori penitenziari del comparto sicurezza e del comparto funzioni centrali, e le persone ristrette. È evidente, invece, che, al di là della propaganda, nemmeno su questo fronte, la riforma della giustizia cambierà nulla e per questo voteremo NO al referendum del 22 e 23 marzo prossimi”, conclude Fp Cgil.