Come ogni lunedì, ormai da consolidata tradizione, il SIN risulta in stato di blocco, impedendo di fatto alle lavoratrici e ai lavoratori di svolgere regolarmente le proprie attività.
Non sappiamo se si tratti di un tributo postumo al compianto Gino Paoli, ma di certo è una situazione che si ripete con precisione svizzera, continuando a generare disservizi, rallentamenti e un inevitabile accumulo di pratiche, con ricadute dirette sia sull’utenza sia sulle condizioni di lavoro del personale.
In questo contesto appare sempre più evidente l’incongruenza di un’Amministrazione che, da un lato, investe tempo e risorse per testare la capacità dei dipendenti di riconoscere tentativi di phishing e rafforzare la sicurezza informatica, e dall’altro non è in grado di garantire la piena operatività degli strumenti essenziali di lavoro, malgrado l’immenso impegno profuso dal personale informatico.
Si tratta di una contraddizione difficilmente giustificabile: mentre si richiede attenzione, reattività e rispetto rigoroso di procedure e scadenze – spesso definite unilateralmente e senza un adeguato confronto – non si mettono i lavoratori nelle condizioni minime per poterle rispettare.
Si genera un’ansia fine a sé stessa: bisogna lavorare con urgenza, ma che succede se gli strumenti sono letteralmente in panne?
Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere chiamati a rispondere di obiettivi sempre più stringenti quando l’infrastruttura stessa su cui si fonda l’attività quotidiana si dimostra inaffidabile.
È necessario un intervento netto: garantire la funzionalità delle procedure non può essere considerato un elemento accessorio, ma un presupposto imprescindibile per qualsiasi richiesta di produttività e qualità del servizio. Senza strumenti funzionanti, ogni richiamo alla responsabilità individuale rischia di trasformarsi in un esercizio retorico.
A questo punto, più che simulazioni di phishing, servirebbe una simulazione di efficienza: sarebbe la prima vera novità.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo