PREVIDENZA PUBBLICA, CGIL E FP CGIL: “TRA TAGLI, SPERANZA DI VITA E FINESTRE MOBILI SI RISCHIA DI LAVORARE FINO A 49 ANNI CON PERDITE FIN OLTRE 273.000 EURO”

08 Maggio 2026

L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL presentata oggi nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico” evidenzia gli effetti La platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici. Secondo le stime riportate nell’analisi, il taglio complessivo determinato dalla revisione delle aliquote di rendimento arriverebbe a quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Per la CGIL e la FP CGIL siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite in decenni di lavoro e scarica sui dipendenti pubblici il costo dell’equilibrio finanziario del sistema.

L’analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni permanenti estremamente pesanti dell’assegno pensionistico: fino a oltre 6 mila euro annui per retribuzioni da 30 mila euro, oltre 10 mila euro annui per retribuzioni da 50 mila euro e oltre 14 mila euro annui per retribuzioni da 70 mila euro. Le perdite economiche complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino arrivare a oltre 273 mila euro.

A questi tagli si aggiunge il progressivo allungamento delle finestre mobili introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate la finestra passa infatti dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028, determinando uno slittamento ulteriore dell’uscita dal lavoro.

Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese, ma dal 2028 tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi previsti progressivamente e già stimati dalla ragioneria.

Questo significa che migliaia di lavoratrici e lavoratori non solo dovranno attendere più tempo per andare in pensione, ma saranno costretti anche a subire una doppia penalizzazione economica: da un lato il rinvio dell’accesso alla pensione dovuto all’aumento dei requisiti contributivi e dell’età pensionabile; dall’altro la riduzione dell’importo della pensione attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli determinati proprio dall’adeguamento alla speranza di vita.

L’effetto concreto è un vero e proprio allungamento della permanenza al lavoro anche per chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano casi di lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni che, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare i tagli sulle pensioni, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.

Particolarmente pesante risulta inoltre la situazione nel settore sanitario, dove anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa comporterebbero comunque permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività, in contesti già caratterizzati da elevato stress lavorativo, turnazioni e forti carichi fisici e psicologici.

È necessario correggere una situazione oramai divenuta insostenibile. Per questo abbiamo lanciato una serie di proposte. La prima è quella di rivedere l’adeguamento automatico delle pensioni all’aspettativa di vita. Un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto. “Una doppia penalizzazione!”, commenta il sindacato. Altra importante richiesta è quella di istituire la cosiddetta “pensione di garanzia”: una pensione adeguata a garantire una vita dignitosa a tutte quelle persone che hanno avuto una carriera discontinua, precaria e con retribuzioni basse. C’è poi la questione dei lavori gravosi e usuranti per cui in sindacato chiede la possibilità di pensionamento anticipato. Altra richiesta è che il contributo al fondo di previdenza integrativa dato dall’amministrazione venga ampliato calcolandolo sull’intera retribuzione e non solo su una parte, il trattamento base, come avviene oggi. “È poi necessario garantire il pagamento del TFS/TFR in tempi certi e brevi. Non è possibile aspettare anni per ricevere i propri soldi”. In merito, il sindacato propone di potenziare le strutture dell’INPS che si occupano della liquidazione del TFR per contrastare i ritardi. Infatti, se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi superano i 24 mesi. Ma più in generale la Funzione Pubblica CGIL rivendica la necessità di attuare un piano straordinario di assunzioni nella PA per far fronte ai circa 700.000 pensionamenti previsti nei prossimi 15 anni e di rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro del Pubblico Impiego.

Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future di chi ha già lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni.

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