Si è svolta oggi, a Roma, presso “Spazio Pubblico”, l’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Commissioni Territoriali per la protezione internazionale e della Commissione Nazionale per i richiedenti asilo organizzata dalla FP CGIL, NIdiL CGIL e con la partecipazione della CGIL.
Gestire in chiave emergenziale le politiche migratorie, di accoglienza e permanenza delle persone provenienti da Paesi extra UE è il segno preoccupante di una deriva xenofoba e razzista che coinvolge tutta l’Unione Europea e che, con il Nuovo Patto su migrazione ed asilo, cambierà – in peggio – il volto dell’accoglienza in Italia.
Se oggi tale sistema può ancora consentire il rispetto di diritti fondamentali – si legge in una nota di Fp Cgil e NIdiL Cgil – è grazie al lavoro di poche centinaia di persone che, nonostante l’indegno trattamento finora ricevuto, mettono a disposizione dello Stato le proprie capacità, competenze e professionalità.
Eppure, il Ministero dell’Interno si mostra attento ed interessato solo alla velocità con cui si devono sbrigare le pratiche, sottoponendo il personale a ritmi di lavoro insostenibili, ed alla sottrazione di autonomia decisionale dei singoli collegi, accentrando poteri nelle mani dei soli Presidenti delle Commissioni, con la conseguente compressione dei diritti umani fondamentali di chi arriva e con la continua violazione di norme di legge e contrattuali a tutela della condizione di lavoratrici e lavoratori, diretti e somministrati.
Lavoratrici e lavoratori vogliono il rispetto dei contratti, il riconoscimento delle professionalità e che vengano banditi i concorsi per il reclutamento del personale necessario a far funzionare le Commissioni, senza ricorrere a forme di lavoro precario, e che si valorizzi l’esperienza maturata attraverso la somministrazione lavoro.
Si metta fine alla propaganda sulla pelle dei migranti e dei lavoratori dell’asilo: sensazionalismi come i famigerati centri in Albania e continui cambi normativi caratterizzano la sclerosi di un settore i cui lavoratori e la cui utenza sono costantemente alla mercé della propaganda politica.
L’unica risposta seria sarebbe quella di ricreare un canale legale di ingresso in Italia anziché intasare il sistema asilo che al momento rappresenta l’unico canale di temporanea regolarizzazione delle persone immigrate.
Criminalizzare l’immigrazione riducendola unicamente ad una questione di sicurezza, parlare di “invasioni” e di persone come “pratiche da smaltire”, la retorica xenofoba, sono tutte narrazioni fuorvianti che servono solo a creare volutamente clandestini – e quindi forza lavoro senza diritti – livellando verso il basso le condizioni del lavoro di tutte e tutti, a squalificare e rendere precari i servizi dell’asilo e i servizi pubblici in generale, a tutto vantaggio dei profitti privati e saranno tutti i cittadini a pagarne il costo, in tutti i sensi.