Apprendiamo che nella giornata di ieri è stato sottoscritto, da alcune sigle, il CIE 2026.
Prima di esprimere un giudizio “politico” sull’articolato, è importante inquadrare tecnicamente i meccanismi ivi contenuti. Magari partendo dalla prima versione del testo a quella definitivamente siglata, al fine di renderne maggiormente comprensibile l’excursus e gli effetti sul personale.
TESTO BASE: Rispetto al 2025, il CIE 2026 partiva già con 793.335,00 euro in meno, cioè quelle risorse incrementative che l’articolo 20-quater del DL 4/2022, convertito dalla
L. 25/2022, aveva previsto per l’assunzione in deroga alle facoltà assunzionali (DL 78/2010) degli stessi infermieri a tempo determinato – poi assunti a tempo indeterminato grazie ad una battaglia vinta assieme ad altre organizzazioni sindacali congiuntamente all’Amministrazione.
Questo decremento, in aggiunta al costo dei differenziali 2026 (circa 2.600.000,00), riduceva la disponibilità del fondo per circa 3.400.000,00 euro. Tuttavia, per effetto delle cessazioni, una parte della riduzione si sarebbe recuperata, tanto da provocare un decremento effettivo della produttività 2026 rispetto a quella 2025 di circa 1.700.000,00 pari a circa – 280 euro lorde pro-capite.
TESTO SIGLATO DA ALCUNE OO.SS.: Con l’impianto sopra descritto, aggiornato a seguito di proposte presentate da alcune organizzazioni sindacali (quelle che ne tesseranno le lodi) e recepite nel testo definitivo, che prevede un aumento di circa 150 differenziali (1461 in luogo dei 1217 del testo base), la riduzione pro-capite del compenso incentivante rispetto al 2025 si attesterà intorno ai – 380 euro.
Riduzione che, alla luce dei fatti, troverebbe difficoltà ad essere appianata anche con eventuali risorse contrattuali (rinnovo CCNL 25/27) e che comunque, per effetto delle scelte operate, potrebbe vedere un impatto praticamente nullo sulle tasche di tutti, se consideriamo che solamente lo 0,38% del monte salari del 2023 confluirà nel fondo per il trattamento del salario accessorio per l’anno 2026, circa 900.000,00 euro.
Fin qui il dato prettamente tecnico degli effetti che questo contratto integrativo produrrà e che siamo sicuri subirà tentativi di smentita attraverso l’utilizzo dei soliti “faremo”, “recupereremo”, “si, però”, ecc. Insomma, con tutte quelle affermazioni che vedono nell’ipotesi una soluzione ad una decurtazione che, purtroppo, è certezza.
Ancora peggio sarà leggere chi cercherà di coprire questo abominio sindacale evidenziando il numero dei differenziali stipendiali, in aumento rispetto al 2025, a risorse inferiori. Ma sarà proprio su questa ultima affermazione che le lavoratrici e i lavoratori dovranno chiedere conto: se i soldi sono diminuiti e i differenziali sono aumentati…chi e come coprirà questa spesa fino a quando i beneficiari (che grazie al passaggio da 3 a 2 anni tra un differenziale e l’altro rischiano di essere sempre gli stessi) andranno in pensione???
Eppure, per evitare questo disastro, sarebbe bastato ripercorrere quanto fatto nel 2023 con il CIE 19-21, dove facemmo, tutti insieme, la scelta politica di cercare un punto di equilibrio tra numero dei differenziali e produttività, evitando che al progredire di alcuni non dovessero corrispondere esborsi da parte di tutti gli altri. Fu una scelta saggia che ci permise, congiuntamente alle progressioni verticali in deroga, di completare con i differenziali 2024 un ciclo di progressioni economiche o giuridiche a tutto il personale dell’INAIL: condizione, quest’ultima, impossibile da replicare in assenza di cospicue risorse aggiuntive e criteri differenti.
E invece no. Contrariamente a quella che dovrebbe essere la finalità primaria di un contratto, ovvero dare risorse, si è deciso di toglierle e ipotecare i prossimi CIE scaricandone l’onere su spettatori paganti che rischiano di attendere ancora molti, troppi anni prima di vedere riconosciuta la propria professionalità.
Il Coordinatore Nazionale FP CGIL INAIL
Alessio Mercanti