INPS – Il conto, grazie

29 Gennaio 2026

In gergo si chiama diversivo: anziché affrontare un tema (tremila colleghi resteranno senza differenziale) si sceglie un altro argomento (ieri la formazione, oggi il CCNL) e si decide di attirare l’attenzione su quello, per evitare ciò di cui non conviene discutere. E sia.

Torniamo volentieri sul contratto collettivo con qualche domanda a chi lavora in quest’Ente.  

                                                                                  

  • Avete avuto il ricco aumento promesso dai firmatari?

  • Avete usufruito della settimana corta?

  • L’age management ha cambiato la vostra routine quotidiana?

Prendetevi un attimo per rispondere. Quando avete fatto chiarezza, ponetevi le domande che vi ripetiamo da un anno:

  • il vostro percorso di carriera è più chiaro?

  • Avete avuto o no ultimatum sulla programmazione delle ferie?

  • La partecipazione in assemblea giornaliera vi dà ancora diritto al buono pasto?

Misurate da qui la credibilità di chi vi scrive. Perché di questo abbiamo parlato nei mesi scorsi: del conto salato presentato dal CCNL, che ancora qualcuno si ostina a magnificare.

E veniamo al CCNI, un contratto firmato furtivamente a ridosso delle ferie, schifato pure dalle sigle che hanno avallato il contratto collettivo.

Un accordo che avrebbe dovuto essere rapido e condiviso: con il paradosso fantozziano di una sola sigla che sottoscrive e mette pure nota a verbale per dire che quel testo, in fondo, non va mica tanto bene. E vabbè.

Adesso che il Blocca Carriere rischia di dispiegare i suoi effetti, chi spiega la sòla ai 3.000 esclusi che non vedranno un euro?

Chi lo dice agli assunti del 2023 che il loro percorso partirà con ostacoli aggiuntivi, costretti a competere con chi è rimasto fuori da questa carnevalata di intesa?

La risposta è sempre la stessa: nessuno.

Perché la tattica è chiara: bisogna confondere. Bisogna dire che arriveranno ricchi premi e cotillon e che è tutto merito del CCNL, anche se abbiamo perso il 10% del salario reale, anche se i nostri buoni pasto sono gli unici rimasti bloccati. Spostare l’attenzione sempre più in là.

C’è però un piccolo particolare, in questa puntigliosa opera di mistificazione che la corrucciata Ragioneria dispiega: le persone, il 27 del mese, ricevono lo stipendio. E i “meriti” di certo sindacalismo contiguo – talmente vicino a chi siede tra i banchi di governo da scimmiottarne i toni (“gufi” e “bacioni” sono ormai la cifra stilistica) – li sanno misurare bene.

Ed è lì, nel cedolino, che cade ogni alibi. Perché a differenza dei comunicati, i numeri non si distraggono, non tacciono e non mentono. E prima o poi, di quel conto, qualcuno dovrà rispondere.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

 

 

 

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