In gergo si chiama diversivo: anziché affrontare un tema (tremila colleghi resteranno senza differenziale) si sceglie un altro argomento (ieri la formazione, oggi il CCNL) e si decide di attirare l’attenzione su quello, per evitare ciò di cui non conviene discutere. E sia.
Torniamo volentieri sul contratto collettivo con qualche domanda a chi lavora in quest’Ente.
Avete avuto il ricco aumento promesso dai firmatari?
Avete usufruito della settimana corta?
L’age management ha cambiato la vostra routine quotidiana?
Prendetevi un attimo per rispondere. Quando avete fatto chiarezza, ponetevi le domande che vi ripetiamo da un anno:
il vostro percorso di carriera è più chiaro?
Avete avuto o no ultimatum sulla programmazione delle ferie?
La partecipazione in assemblea giornaliera vi dà ancora diritto al buono pasto?
Misurate da qui la credibilità di chi vi scrive. Perché di questo abbiamo parlato nei mesi scorsi: del conto salato presentato dal CCNL, che ancora qualcuno si ostina a magnificare.
E veniamo al CCNI, un contratto firmato furtivamente a ridosso delle ferie, schifato pure dalle sigle che hanno avallato il contratto collettivo.
Un accordo che avrebbe dovuto essere rapido e condiviso: con il paradosso fantozziano di una sola sigla che sottoscrive e mette pure nota a verbale per dire che quel testo, in fondo, non va mica tanto bene. E vabbè.
Adesso che il Blocca Carriere rischia di dispiegare i suoi effetti, chi spiega la sòla ai 3.000 esclusi che non vedranno un euro?
Chi lo dice agli assunti del 2023 che il loro percorso partirà con ostacoli aggiuntivi, costretti a competere con chi è rimasto fuori da questa carnevalata di intesa?
La risposta è sempre la stessa: nessuno.
Perché la tattica è chiara: bisogna confondere. Bisogna dire che arriveranno ricchi premi e cotillon e che è tutto merito del CCNL, anche se abbiamo perso il 10% del salario reale, anche se i nostri buoni pasto sono gli unici rimasti bloccati. Spostare l’attenzione sempre più in là.
C’è però un piccolo particolare, in questa puntigliosa opera di mistificazione che la corrucciata Ragioneria dispiega: le persone, il 27 del mese, ricevono lo stipendio. E i “meriti” di certo sindacalismo contiguo – talmente vicino a chi siede tra i banchi di governo da scimmiottarne i toni (“gufi” e “bacioni” sono ormai la cifra stilistica) – li sanno misurare bene.
Ed è lì, nel cedolino, che cade ogni alibi. Perché a differenza dei comunicati, i numeri non si distraggono, non tacciono e non mentono. E prima o poi, di quel conto, qualcuno dovrà rispondere.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo