L’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati del DDL merito (AC 2511) proposto dal Ministro Zangrillo è un grave passo indietro rispetto alle reali esigenze dei dipendenti pubblici di vedere riconosciuta la propria professionalità e competenza.
Come abbiamo avuto modo di rappresentare già durante le audizioni sul provvedimento tenute dalla I Commissione Affari Costituzionali, le carenze del provvedimento sono molteplici e riteniamo che non vengano date le giuste risposte in merito alla valorizzazione professionale ed economica del personale, per garantire il diritto alla carriera e tutelare adeguatamente l’indipendenza e l’autorevolezza della dirigenza e in termini più ampi dell’azione delle amministrazioni pubbliche.
Per queste ragioni proseguiremo con la nostra azione di pressione nei confronti dei parlamentari al Senato della Repubblica per modificare quella che rischia di essere una legge non solo sbagliata, ma anche dannosa che mortifica e frustra le legittime ambizioni di riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della PA. Non hanno bisogno di pagelline, di competizioni forzate per raggiungere percentuali predeterminate di “migliori” o ancora di meccanismi di selezione per la carriera dirigenziale opachi e senza garanzie di adeguata imparzialità, trasformando la dirigenza pubblica in mera esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo anche grazie allo svuotamento delle competenze degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV): serve invece il superamento dei tetti di spesa per il salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga oltre ad una formazione di qualità attinente alle loro figure professionali.
Roma, 30 gennaio 2026