INPS – Carenze strutturali, norme piopi e promesse mancate

11 Febbraio 2026

Per oltre un anno l’Amministrazione ha fornito rassicurazioni ai dipendenti dell’INPS. Funzionari e assistenti avrebbero dovuto fare il proprio ingresso in tempi rapidi, colmando carenze d’organico ormai croniche. I dati, però, hanno raccontato un’altra storia.

A gennaio 2026 le unità di personale in servizio nel comparto sono 23.140, a fronte di un fabbisogno stimato in 29.753 dipendenti. Il saldo negativo, di 6.613 unità, non restituisce appieno la dimensione del problema: ogni giorno questo Istituto – cioè il personale che vi lavora – è chiamato a compiere veri e propri miracoli per garantire i servizi.

Per chiarire meglio: è come se – a titolo d’esempio – Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Puglia, Liguria e Sardegna ospitassero quasi interamente uffici abbandonati, gusci vuoti.

Questo è lo stato attuale, anche senza scendere nel dettaglio. Potremmo citare, poi, la drammatica carenza di personale ispettivo in Toscana (si pensi al distretto di Prato) o la situazione degli informatici in Veneto, ormai prossimi all’estinzione nonostante le procedure di reclutamento previste.

Il quadro è, con tutta evidenza, a tinte fosche.

Per un anno, come detto in premessa, l’Amministrazione ha predicato calma, salvo poi scoprirsi improvvisamente frenetica a ridosso del Natale, quando sono piovuti bandi su bandi nel tentativo di limitare i danni. Ma il tempo non è un’unità di misura neutra: non si congela.

Così, passata la notte di San Silvestro e salvato il salvabile, tutte le difficoltà tornano prepotentemente all’ordine del giorno.

Non ci riferiamo soltanto a bandi discutibili, di cui abbiamo chiesto la revisione: quello per i funzionari informatici, che esclude chi è in possesso di laurea magistrale del vecchio ordinamento dalle procedure; la mobilità inter-enti, costruita senza una reale considerazione delle esigenze del personale interno (mentre chi prometteva spostamenti e prebende si è limitato a fare spallucce); e l’elenco potrebbe continuare.

No. Esistono limiti normativi di grande impatto.

Dal 1° gennaio, infatti, le pubbliche amministrazioni sono chiamate a dare piena attuazione alla cosiddetta norma “taglia idonei”, che impone nei futuri concorsi pubblici un limite massimo all’immissione di candidati idonei non vincitori, fissato nel 20% dei posti messi a concorso.

Tale previsione produrrà effetti rilevanti: la drastica riduzione dello scorrimento delle graduatorie comporterà la necessità di bandire un numero maggiore di procedure e si accumuleranno ritardi. Il risultato sarà un ulteriore aggravamento delle carenze, con ricadute dirette sulla qualità dei servizi resi a cittadini e imprese.

La norma – contenuta nell’articolo 35, comma 5-ter, del D.Lgs. 165/2001, introdotto dall’articolo 1-bis del DL 44/2023 e successivamente modificato dall’articolo 28-ter del DL 75/2023 – era stata temporaneamente sospesa dall’articolo 4, comma 9, del DL 25/2025, con riferimento sia alle graduatorie dei concorsi approvate negli anni 2024 e 2025, sia – fortunatamente – a quelle relative ai concorsi banditi nel 2025.

In assenza di una proroga, o di una definitiva cancellazione del provvedimento, dal 1° gennaio però la “taglia idonei” torna di moda per tutti i concorsi che INPS intenderà bandire.

Qui il problema. L’Istituto ha il dovere di guardare non soltanto al presente o al futuro immediato, ma anche agli anni a venire. È quindi indispensabile avviare una mappatura puntuale delle carenze d’organico, ispirata a criteri di funzionalità, che registri il deficit di risorse sede per sede, agenzia per agenzia.

Ma questo potrebbe non bastare.

Non è sufficiente “riempire i buchi” lasciati da anni di blocco del turn over: servono assunzioni strutturali, finalizzate non solo a colmare le vacanze d’organico, ma a rafforzare la rete di servizi e tutele, ad affrontare l’aumento costante delle attività affidate a INPS, a redistribuire carichi di lavoro oggi insostenibili che gravano su lavoratori già allo stremo.

Tutto questo richiede uno sforzo supplementare. Perché la politica sta sprecando risorse pubbliche, sì, ma l’INPS, da par suo, non può permettersi di indebolire la propria capacità operativa. Deve, al contrario, essere messo nelle condizioni di funzionare meglio, con più personale, ma soprattutto con competenze adeguate e una visione di lungo periodo.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

 

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