L’11 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni per l’attuazione del Patto asilo e migrazione dell’Unione europea e in materia di immigrazione e protezione internazionale.
Si tratta dell’ennesimo intervento legislativo in materia e si spera possa finalmente fare ordine in un corpo normativo che, a causa della strumentalità con la quale la materia dell’immigrazione e dell’asilo è trattata da più di due decenni, è caratterizzato da norme talvolta incomprensibili e talaltra tra loro contrastanti.
Tuttavia, è davvero difficile essere ottimisti, giacché una delle prime indicazioni fornite dal governo sembra destinata ad aggravare ulteriormente la situazione: il riferimento è al contenuto dell’art. 4 c.3, con il quale si chiede al Parlamento di modificare il meccanismo decisionale delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale «prevedendo[…]che in caso di disaccordo tra i componenti prevalga la determinazione del Presidente». Attualmente, infatti, le decisioni delle Commissioni territoriali sono assunte da un collegio di 4 componenti che decidono a maggioranza; in caso di parità è previsto che prevalga l’opinione sostenuta dal Presidente della Commissione, che è un dirigente della carriera prefettizia al cui voto è dunque già riconosciuto un maggior peso. Con la proposta di modifica, invece, qualora una certa decisione fosse sostenuta da tutti i restanti componenti della Commissione ma avversata dal solo Presidente della stessa, a prevalere sarebbe comunque l’opinione di quest’ultimo.
Ebbene, una modifica di questo tipo, che contrasta in maniera evidente con la natura collegiale del meccanismo decisionale che pure il ddl chiede di preservare, sarebbe davvero un capolavoro di sadomasochismo: si priva del potere decisionale quei componenti delle commissioni che sono specializzati in materia di asilo e diritti umani, vale a dire i funzionari amministrativi e gli esperti esterni nominati dall’UNHCR, per concentrarlo nei dirigenti della carriera prefettizia, cioè l’unica figura all’interno delle Commissioni priva di specializzazione (e spesso pure di competenze basilari in materia di asilo).
In questo modo non soltanto si opera un demansionamento ex lege della categoria dei funzionari istruttori, taluni dei quali assunti anni addietro con uno specifico concorso che ne sancisce l’alta qualificazione, ma si compromette altresì la bontà dei processi decisionali del sistema asilo, mettendo a rischio i diritti fondamentali dei rifugiati ed esponendo l’amministrazione (e dunque le tasche di tutti i cittadini) a innumerevoli ricorsi giudiziari. Il tutto alla vigilia dell’entrata in servizio nelle Commissioni territoriali e nella Commissione nazionale per il diritto d’asilo di oltre duecento lavoratori interinali che come al solito saranno catapultati a svolgere un lavoro complicatissimo senza neppure avere il tempo di capire dove si trovino.
Auspichiamo che la ragione giunga per una volta in soccorso del legislatore, e che si torni a garantire la natura effettivamente collegiale di un organismo che decide su diritti fondamentali dell’individuo e le cui decisioni rappresentano già una fetta importante del contenzioso che grava sui tribunali italiani.
FP CGIL Nazionale Coordinamento FP CGIL
della Commissione nazionale per l’asilo e delle Commissioni territoriali per il
riconoscimento della protezione internazionale