La pubblicazione delle graduatorie per i differenziali 2025 conferma, ancora una volta, quanto la FP CGIL sostiene da mesi. Fin da luglio scorso, al momento della firma del cosiddetto “Blocca Carriere”, abbiamo denunciato i limiti di un accordo-truffa.
Non solo il numero dei differenziali si è fermato a poco più di 3.000: con i criteri sottoscritti dall’unica organizzazione firmataria è stato messo in discussione anche il principio che, negli anni, poteva garantire un reale sviluppo delle professionalità.
Il precedente sistema, valorizzando l’esperienza maturata a partire dall’ultimo differenziale conseguito, consentiva una crescita collettiva. Il nuovo impianto, invece, produce un effetto opposto: pochi avanzano, molti restano fermi a guardare. E chi credeva di essere un candidato al differenziale è precipitato in fondo alla lista.
ATTENZIONE! È una storia che rischia di ripetersi: con questo impianto, l’anno prossimo qualcuno potrebbe ottenere il secondo differenziale della sua carriera a discapito di chi sta fermo al palo.
E del resto i numeri parlano da soli. La valutazione individuale è salita fino a 42 punti – un unicum nelle funzioni centrali – sottraendo peso ai titoli, ridotti a un ruolo marginale. Una scelta precisa, che rivela chiaramente l’impostazione di chi ha sottoscritto quell’accordo.
Le polemiche e i tentativi di autoassoluzione che si rincorrono in questi giorni non fanno che confermare la fragilità di chi oggi difende un’intesa scritta male e che si sta rivelando, nei fatti, penalizzante.
Ex B, assunti 2018 e 2019, C3 e perfino C4 in alcune famiglie professionali: per molti la prospettiva di carriera si allontana fino a diventare poco più che teorica.
Il grado di consenso su queste scelte è altrettanto chiaro: sulla Intranet, tra le notizie più lette della settimana, il rating si ferma a una stella su quattro. E viene da chiedersi quale sarebbe il giudizio reale, senza filtri sui commenti.
Si può provare a spostare l’attenzione, a screditare chi denuncia queste criticità (facendo evidente confusione tra soldi dei lavoratori e soldi propri, ma tant’è) o a vendere questo accordo come un successo. Ma la realtà è più semplice e più netta: i lavoratori hanno capito.
E quando un sistema smette di convincere chi lo vive ogni giorno, non è la comunicazione che manca: è la credibilità che si è persa.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo