INPS – Rendiconti sociali provinciali: razionalizzazione o censura?

22 Settembre 2026

Con il messaggio Hermes n. 0002832 del 14 settembre 2026, l’INPS ha disposto che non si tengano più gli eventi di presentazione dei Rendiconti Sociali provinciali sul territorio di competenza, ma che i Rendiconti confluiscano in un «documento unico» e vengano presentati in un solo evento centralizzato in Sede regionale.

La decisione interviene quando il CIV, che aveva inserito la rendicontazione provinciale tra i suoi indirizzi più qualificanti, è scaduto da poco più di un mese e non è stato ancora reinsediato, e gli stessi Direttori e Comitati provinciali avevano programmato o stavano programmando la data dell’evento, avendone già a disposizione il materiale.

Questi segnali che arrivano dai vertici dell’Istituto destano profonda preoccupazione e rappresentano un chiaro campanello d’allarme sulle modalità di gestione del nostro Istituto e delle istituzioni pubbliche.

Il timore fondato è che dietro le motivazioni formali della “razionalizzazione”, “omogeneità comunicativa” e “ottimizzazione dei costi” si nasconda ben altro: limitare la funzione e l’autonomia delle sedi territoriali dell’Istituto, ridimensionare il ruolo delle sedi di partecipazione, esercitare un controllo sulla comunicazione esterna, in particolare sugli aspetti politicamente non graditi.

I Rendiconti sociali provinciali, infatti, sono da sempre una miniera di dati trasparenti e non filtrati su occupazione, salari, cassa integrazione, disoccupazione locale. Ma il loro valore non si esaurisce nella disponibilità e nella diffusione dei dati. La rendicontazione sociale territoriale consente all’INPS di restituire alle comunità una fotografia concreta delle condizioni economiche e sociali, dell’andamento del mercato del lavoro, dell’accesso alle prestazioni e dei bisogni che emergono nei diversi territori.

Le presentazioni provinciali hanno rappresentato negli anni un momento importante di trasparenza della Pubblica Amministrazione e di confronto tra l’Istituto, le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese, le istituzioni locali e il mondo associativo. Un confronto che, partendo dai dati, ha consentito di affrontare concretamente temi come il lavoro, la previdenza, la disabilità, le politiche sociali e il contrasto al lavoro irregolare, contribuendo a costruire e rafforzare reti di collaborazione territoriale.

È proprio questa dimensione territoriale a dare alla rendicontazione sociale una parte essenziale del suo valore: i dati non sono numeri astratti, ma raccontano le trasformazioni del lavoro, le condizioni delle persone e delle famiglie, le fragilità sociali e le specificità delle singole comunità. Presentarli e discuterli nei territori nei quali quei fenomeni si manifestano significa rendere la Pubblica Amministrazione più trasparente, più vicina ai cittadini e maggiormente capace di confrontarsi con i bisogni reali.

C’è poi un ulteriore elemento che non può essere trascurato: la presentazione dei Rendiconti costituisce anche un momento di riconoscimento e valorizzazione del lavoro delle colleghe e dei colleghi dell’INPS che operano quotidianamente nelle sedi provinciali e nelle agenzie. Sono loro che, attraverso il rapporto diretto con lavoratori,

pensionati, famiglie, imprese e intermediari, conoscono concretamente i problemi del territorio e garantiscono ogni giorno l’effettività di diritti e prestazioni. I risultati rappresentati nei Rendiconti sono quindi anche il risultato del loro lavoro, delle loro competenze e della loro capacità di dare risposte all’utenza.

Accorpare i Rendiconti ed eliminare le presentazioni provinciali, approfittando dell’assenza del CIV, rischia nei fatti di tradursi in una forma di censura e di silenziamento dei dati più scomodi ma anche in un impoverimento della funzione sociale della rendicontazione, del rapporto dell’Istituto con le comunità locali e degli spazi di partecipazione e confronto costruiti negli anni. Significa inoltre frustrare le legittime aspettative delle colleghe e dei colleghi delle sedi provinciali, che – attraverso il racconto dell’attività e dei risultati delle loro strutture – hanno avuto in questi anni un momento importante di valorizzazione del loro lavoro, facendolo apprezzare alle comunità locali.

Questo episodio non sembra purtroppo isolato, ma riflette una tendenza sempre più diffusa in tutte le Amministrazioni, dove il lavoro del personale rischia di essere progressivamente orientato a esigenze di comunicazione, d’immagine e di propaganda. Sostituire la trasparenza e il confronto locale con un’unica vetrina regionale, strettamente vigilata da Roma, porta gradualmente a far sparire la ricchezza del dibattito e del confronto pubblico, anche nei media territoriali, e impedisce di alimentare quelle reti di collaborazione nei territori con gli altri attori sulle politiche di comune interesse, reti tanto più importanti in una fase nella quale l’INPS è chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’attuazione delle politiche sociali, previdenziali e del lavoro.

Parallelamente, mentre si evocano risparmi mai quantificati, a fronte di costi irrilevanti, per giustificare il ridimensionamento della trasparenza periferica, si assiste alla creazione di strutture parallele e comitati ad hoc finalizzati principalmente a veicolare narrazioni istituzionali favorevoli. Tale impostazione, rafforzata dagli indirizzi del cosiddetto “DL Merito” sulla dirigenza e sulla gestione della PA, rischia di vanificare il solco netto tra indirizzo politico e gestione amministrativa che parte dalle riforme degli anni ’90, favorendo una progressiva politicizzazione della classe dirigente che ne compromette la neutralità al servizio dei cittadini e la blinda verso il futuro.

A pagare le conseguenze di questa deriva sono i lavoratori e le comunità locali.

L’impegno quotidiano del personale viene mortificato quando asservito a logiche di opportunità perché la Pubblica Amministrazione e la conoscenza dei dati sul lavoro devono rimanere un bene comune al servizio dei cittadini e non una cassa di risonanza della politica.

Difendere la dimensione territoriale dei Rendiconti sociali significa quindi difendere insieme la trasparenza dell’Istituto, la partecipazione delle comunità e il valore professionale e sociale del lavoro svolto quotidianamente dalle colleghe e dai colleghi dell’INPS nei territori.

I colleghi e le colleghe del territorio vanno valorizzati non mortificati e imbavagliati! Un caro saluto.

Luca Giovinazzo

COORDINATORE FP CGIL INPS

rendiconti sociali provinciali razionalizzazione o censura.PDF

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