Vigili del fuoco: Fp Cgil, perché diciamo no alla proposta di riordino del Corpo

11 Ottobre 2026

“La proposta di riordino del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non risponde alle vere necessità di riordino alla luce delle numerose criticità contenute, e rischia di comprometterne la effettiva funzionalità e di tradire gli obiettivi propri dell’emergenza e del soccorso”.
Così si è espressa la Fp Cgil in occasione dell’audizione nelle Commissioni riunite 1a (Affari costituzionali) e 5a (Bilancio) del Senato della Repubblica e Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati, in relazione all’Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 439 – Schema di decreto legislativo recante disciplina in materia di funzioni, compiti e rapporto di impiego del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
“Un provvedimento la cui approvazione andrebbe sospesa – osserva la Fp Cgil – e riavviata una approfondita discussione con le rappresentanze sindacali per realizzare un riordino che rafforzi la missione costituzionale del Corpo, valorizzando il personale che vi opera con grande professionalità ogni giorno”.

Ecco le principali criticità da noi segnalate:

La possibilità di prolungare la permanenza in servizio attraverso il nuovo assetto ordinamentale in maniera indiscriminata e senza condizionalità relative alla contribuzione maturata rischia di generare forti distorsioni in termini di ricambio generazionale. Analogamente, la riduzione dei tempi necessari per l’accesso alle qualifiche non coincide automaticamente con una reale accelerazione delle carriere. La progressione resta infatti condizionata dal rapporto tra personale avente titolo, posti disponibili, dotazioni organiche e modalità di selezione. Il rischio è che la riduzione dei tempi ordinamentali produca un’accelerazione soltanto teorica, lasciando permanere nuovi vincoli strutturali.
Un ulteriore elemento di particolare delicatezza riguarda l’estensione dei sistemi di valutazione individuale e il ricorso al merito comparativo. La valorizzazione della professionalità, dell’esperienza e della formazione deve necessariamente essere accompagnata da criteri oggettivi, uniformi e verificabili. Il rischio è che l’aumento del peso della valutazione individuale determini una maggiore discrezionalità e differenze di giudizio tra strutture, Comandi e dirigenti.
Ancora più delicata è la possibilità che la valutazione incida sui percorsi di carriera. In tale situazione deve essere garantito che il personale possa continuare a segnalare rischi, carenze organizzative e criticità operative senza che l’esercizio della propria autonomia professionale possa essere condizionato.
Il rafforzamento delle specialità deve essere accompagnato da una valutazione complessiva degli effetti sulle capacità operative del Corpo. Abbiamo chiesto, e questo riordino non va in questa direzione, la rimodulazione delle dotazioni organiche specialistiche che non può essere considerata esclusivamente come una diversa distribuzione numerica del personale, ma deve essere valutata in relazione alla funzionalità dei nuclei, alla continuità del servizio e alle effettive esigenze operative.
La creazione di nuovi ruoli e livelli direttivi deve tenere conto delle professionalità già presenti nel Corpo. L’esperienza maturata nei nuclei specialistici, nei Comandi e nelle strutture centrali costituisce un patrimonio professionale che non può essere disperso. L’introduzione di nuovi requisiti di accesso non dovrebbe determinare l’esclusione di personale che abbia già acquisito sul campo competenze, responsabilità ed esperienza direttamente connesse alle funzioni da svolgere.
Il personale che garantisce quotidianamente il soccorso opera nei Comandi e nei distaccamenti, affronta il rischio, assicura la funzionalità delle squadre e costituisce il nucleo fondamentale della missione istituzionale del Corpo. Questo riordino invece non valorizza adeguatamente proprio le figure centrali del soccorso, a partire dal caposquadra.
Una particolare attenzione deve essere riservata al personale parzialmente inidoneo. Una condizione di limitazione fisica può maturare nel corso di una lunga carriera, anche in conseguenza dell’usura, degli infortuni e delle condizioni operative nelle quali il personale è chiamato a prestare servizio. La tutela di questo personale deve essere valutata nell’ottica dell’intero arco della vita lavorativa, evitando che una condizione fisica maturata dopo anni di servizio possa determinare automaticamente forme di mobilità non volontaria.
Su tre punti in particolare esprimiamo poi la nostra contrarietà di merito e una particolare attenzione: 1. la soppressione dei riferimenti introdotti in materia di attribuzione della qualifica di “agente di pubblica sicurezza”. Crediamo infatti che la disposizione debba essere cancellata, onde evitare qualsiasi interpretazione e deriva che snaturi la funzione fondamentale del Corpo Nazionale; 2. la profonda modifica e revisione di disposizioni che nei fatti determinano una riforma strutturale del requisito per l’accesso al congedo per quiescenza. 3. Bisogna inoltre stanziare ulteriori risorse per la realizzazione della previdenza dedicata e complementare e superare quelle norme apertamente in contrasto con il quadro normativo vigente e giurisprudenziale di rilievo anche costituzionale in materia di relazioni sindacali e partecipazione delle organizzazioni sindacali.

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