EPSU – Comitati Nea e LRG – dichiarazione a Sostegno della Cultura

29 Aprile 2021

In allegato, la Dichiarazione dell’EPSU sulla funzione ed il ruolo dei lavoratori della Cultura nello sviluppo della democrazia e sulla situazione di di grave crisi in cui versano i settori legati alle attività culturali a seguito della crisi Covid.

Un documento che è conseguente alla dichiarazione comune FP CGIL, CGT Culture e PCS Culture Group del 27 ottobre 2020, che ha avviato una riflessione sulla qualità delle politiche culturali in atto nei rispettivi Paesi e che apre ad una visione internazionale basata su punti di significativa convergenza sulla funzione dei servizi pubblici alla Cultura come perno essenziale per un nuovo modello di sviluppo e per un rinnovato patto di coesione sociale a livello europeo.

La Dichiarazione EPSU fa una sintesi delle riflessioni provenienti da vari Paesi Europei e propone una piattaforma rivendicativa che sarà un utilissimo strumento per tutte le iniziative di mobilitazione e di dialogo sociale che si adotteranno a livello nazionale ed a quello europeo.

Buon lavoro

                                   Claudio Meloni                                                                 Nicoletta Grieco

Standing Committee on National Admnistration EPSU / Head of International Department FPCGIL

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Dichiarazione dei Comitati NEA e LRG di Epsu
(Amministrazioni Centrali ed Enti Locali)
I lavoratori dell’arte e della cultura sono essenziali per una società  più giusta.

1. Le arti e la cultura sono tra i settori più colpiti dalla pandemia di Covid-19, e  molti lavoratori sono stati spinti dalla precarietà alla povertà ed è stato messo in pericolo il futuro sviluppo di molte città.
2. All’interno dei servizi culturali e creativi, più di un terzo di tutti i lavoratori sono autonomi o freelance rispetto al 14% dell’occupazione totale dell’UE.
Molto spesso, i salari minimi o di sussistenza non si applicano a questi lavoratori, molti di loro se licenziati non hanno fonti alternative di reddito o di assicurazione e malattia, alcuni paesi si affidano sempre più a lavoratori volontari con ancora meno diritti, nessuna formazione e nessuna retribuzione.
3. Luoghi culturali, cinema, teatri, biblioteche rimangono chiusi al pubblico in molti paesi insieme alla cancellazione di spettacoli, festival e mostre; molti luoghi o centri culturali non saranno in grado di recuperare dopo mesi di
chiusura. Per quanto creative e utili possano essere le alternative online, non possono sostituire gli spettacoli dal vivo e portano con sé molte sfide, non ultimo in termini di accessibilità ai servizi culturali pubblici per tutti.
4. Scioperi, proteste e occupazioni di centri culturali o teatri hanno avuto luogo in Francia, Spagna, Regno Unito, Belgio. I sindacati interessati chiedono innanzitutto la sicurezza dei lavoratori, il mantenimento della piena retribuzione e della protezione sociale per i lavoratori che non possono lavorare, la difesa dei posti di lavoro; l’estensione dei contratti collettivi del settore pubblico ai lavoratori da parte delle autorità pubbliche; la riapertura dei luoghi di cultura sulla base di un dialogo effettivo con i sindacati e nel pieno rispetto delle misure sanitarie per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

5. In una dichiarazione congiunta dello scorso ottobre, i settori culturali dei lavoratori affiliati all’EPSU in Francia (CGT-Cultura), in Italia (FP-CGIL) e nel Regno Unito (PCS) hanno esposto quanto il settore artistico e culturale sia
stato duramente colpito dalla pandemia. La dichiarazione ha riaffermato il ruolo primario delle politiche e delle infrastrutture culturali pubbliche nelle democrazie sociali ed economiche e ha chiesto all’UE di garantire che la
cultura faccia parte dei piani di ripresa dalla pandemia. Ha denunciato le misure di austerità degli ultimi decenni che hanno favorito il consumismo culturale attraverso la privatizzazione e la commercializzazione dei servizi
culturali, a scapito di un vero servizio culturale pubblico per tutti. Nei tre paesi, le riduzioni nei bilanci nazionali della cultura sono state tre volte superiori a quelle di altri settori. Il disimpegno delle autorità pubbliche si è
tradotto in un declino dell’accesso democratico alle arti, alla cultura e al patrimonio, nell’indebolimento dei diritti dei lavoratori, nell’aumento del lavoro precario, nella perdita di posti di lavoro e nelle privatizzazioni.
6. I settori dell’Epsu dei governi centrali, regionali e locali esprimono il loro sostegno ai lavoratori dell’arte pubblica e della cultura e la loro solidarietà con le proteste in corso. La protezione dei lavoratori e la lotta contro la
perdita di posti di lavoro rimangono le principali preoccupazioni di Epsu. I sindacati e i comitati aziendali devono essere consultati sui piani delle autorità pubbliche per riaprire i luoghi e i centri culturali con sufficienti
dispositivi di protezione personale gratuiti, gel antibatterico e altre misure igieniche, così come un numero sufficiente di personale e il rispetto delle distanze fisiche.
7. Le arti e la cultura non sono una merce, ci tengono in vita, connessi al mondo, alimentano la nostra immaginazione, portano la speranza di emancipazione, danno senso alla solidarietà e all’esercizio della nostra libertà e della nostra umanità. Svolgono un ruolo essenziale nella guarigione e nella risposta al trauma, alla salute mentale e agli impatti dell’isolamento della pandemia. Saranno fondamentali per il recupero dalla pandemia e la
co-creazione di una società più giusta.
8. La libertà di espressione artistica e il rispetto dei diritti culturali sono unacomponente chiave delle culture europee. La rinascita del nazionalismo e i valori conservatori religiosi e tradizionali stanno sempre più limitando e   censurando le opere d’arte e le espressioni sulla base della moralità pubblica. I bersagli sono più spesso donne, artisti razziali e LGBTQ+. Questo è inaccettabile e rappresenta un pericolo per la diversità culturale e la
democrazia dell’Europa.
9. La dimensione economica della cultura è di fondamentale importanza per molte città o addirittura paesi; nel Regno Unito l’Arts Council ha scoperto che, in tempi normali, ogni sterlina investita nelle arti restituisce 9 sterline
all’economia. Secondo le stime prudenti di Eurostat (che non includono i lavoratori che hanno un secondo lavoro nel settore), l’occupazione nei servizi culturali e artistici ammonta al 3,7% dell’occupazione totale dell’UE,
con Estonia, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia e Paesi Bassi ben al di sopra della media UE.
10. Ciò significa che è in gioco lo sviluppo futuro di molte città, soprattutto di medie dimensioni, che dagli anni ’80 hanno fatto dell’arte e della cultura e del turismo il fulcro della rigenerazione urbana. Città come Venezia,
Avignone, Tallinn, Porto o Barcellona appaiono particolarmente esposte e probabilmente gli effetti si riverbereranno per molti mesi se non anni. Dati i forti legami tra arte, cultura, innovazione e scambi transfrontalieri, è in gioco il futuro di una società aperta e democratica.
EPSU chiede ai governi di:
– Applicare l’accesso universale ed equo alla democrazia culturale basata sul principio della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani secondo il quale la cultura è per molti, non per pochi;
– investire in servizi culturali pubblici trasformati e rafforzati e nella creazione artistica, che siano sostenibili, liberi da interferenze politiche e focalizzati verso e con i cittadini, le comunità locali e i territori, con tutte le loro differenze e il loro potenziale di creatività;
– garantire, nei negoziati con le parti sociali, un’occupazione stabile e a tempo pieno e condizioni salariali e lavorative decenti, al fine di fermare il lavoro precario, il dumping sociale, la privatizzazione e lo sfruttamento
dei lavoratori, non da ultimo nelle aziende esternalizzate;
– consultare i sindacati e i comitati aziendali su come organizzare al meglio la riapertura dei luoghi di cultura pubblici che garantisca la sicurezza dei lavoratori e del pubblico; il risarcimento dei lavoratori chenon possono esercitare il loro diritto al lavoro deve garantire una vita dignitosa;
– al fine di rispecchiare il suo peso economico nell’economia, destinare almeno il 3% dei piani di bilancio nazionali per la ripresa e la resilienza2 alla cultura e alle arti, comprese ulteriori assunzioni nei servizi culturali
pubblici; un ulteriore 2% dovrebbe essere destinato al ruolo sociale e democratico essenziale delle arti e della cultura in un’Europa postCOVID.
– cambiare i criteri/incentivi per assegnare i fondi pubblici in base al lavoro con le comunità locali, i cittadini, le scuole e i servizi sociali;
– cooperare con altri settori per sviluppare nuove forme di servizi di welfare nei campi dell’educazione, della salute mentale e fisica, dell’ambiente, del turismo, per rendere più visibile il contributo della cultura e dell’arte al benessere e alla coesione sociale;
– progettare formati digitali online tenendo conto degli obiettivi di salute pubblica come strumento per migliorare, non sostituire, le prestazioni dal vivo in formati più piccoli.

 

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  1. https://www.epsu.org/epsucob/2020-epsu-collective-bargaining-news-november-no21/unions-joininternational-call-support
  2.  I piani di bilancio nazionali di recupero e resilienza devono essere presentati entro il 30 aprile alla Commissione
    europea.
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