Pubblichiamo la delibera sull’avvio della fase sperimentale del progetto di coworking per il personale dell’Amm. Civile dell’Interno.
Si continuano a registrare inaccettabili ritardi nella distribuzione dei buoni pasto elettronici a seguito dell’aggiudicazione della fornitura alla nuova ditta, con l’invio delle nuove tessere e il caricamento dei relativi ticket che procede con estrema lentezza e a macchia di leopardo negli uffici in tutta Italia.
Il buono pasto dovrebbe servire a compensare l’assenza del servizio mensa, garantendo la possibilità di fruire del pasto nel momento in cui, superate le 6 ore di lavoro, il dipendente ha diritto ad una pausa che possa ristorarlo delle energie psicofisiche spese durante l’attività lavorativa.
Invece siamo al paradosso per cui secondo l’amministrazione sarebbe accettabile che i dipendenti debbano nei fatti rinunciare al pasto per mesi, senza alcuna compensazione o servizio sostitutivo da poter offrire nel frattempo, oppure anticiparne il costo di tasca propria. Ci si limita ad ostentare nei corridoi un’imperscrutabile fiducia nel futuro che verrà senza dare alcun tipo di rassicurazioni e indicazioni chiare sui tempi e modi entro cui sarà garantito un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il tutto con l’ennesimo schiaffo subito da tutti i dipendenti pubblici con l’ultima legge di bilancio che ha previsto l’aumento del valore defiscalizzato per i buoni pasto in formato elettronici, da 8€ a 10€, solo per i dipendenti del settore privato. Perché chi ha scritto questa norma, evidentemente, si è dimenticato che ne esiste un’altra ancora in vigore, del 2012, che fissa il valore massimo dei buoni pasto per le lavoratrici e i lavoratori pubblici a 7€. Anche per questo nel corso della discussione dell’ultima legge di bilancio la FP CGIL aveva proposto, con appositi emendamenti, il superamento di questa norma; ma la maggioranza parlamentare che sostiene questo Governo ha risposto picche.
Riteniamo necessaria una tempestiva azione dell’amministrazione per definire un apposito cronoprogramma per ultimare l’attivazione e il caricamento dei buoni pasto, nonché ad attivarsi per mettere in campo tutte le azioni possibili per mitigare le conseguenze negative nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Ministero.
Il Coordinatore nazionale FP CGIL MEF
Andrea Russo
Il 1° giugno 2026 entrerà in vigore in tutti i Paesi membri dell’Unione europea il c.d. Patto asilo e migrazione, un pacchetto di misure che modifica e sostituisce gran parte delle norme procedurali e sostanziali del sistema comune europeo in materia di asilo. Il nuovo Patto rischia di svuotare il contenuto minimo del diritto di asilo e tradisce i principi di solidarietà e di rispetto dei diritti fondamentali che erano alla base del Manifesto di Ventotene, rendendo ancora più difficile richiedere ed ottenere la protezione internazionale.
Il nuovo Patto, seguito dal disegno di legge licenziato dal Governo nella giornata di ieri, ridisegna anche il concetto di “Paese Terzo Sicuro” ampliando la possibilità per gli Stati UE di dichiarare inammissibili le domande di protezione internazionale e di indirizzare i richiedenti verso Stati non UE considerati sicuri. Questa previsione è legata alle strategie volte a favorire le procedure di rimpatrio e di esternalizzazione delle procedure del trattenimento (come, ad esempio, con il modello dei centri in Albania), determinando un effettivo restringimento del riconoscimento del diritto di asilo.
Il Governo ha colto l’occasione dell’entrata in vigore di questo pacchetto di misure che alimenta gli elementi di criticità del sistema di protezione internazionale e asilo, testimoniati dalle difficoltà che vivono quotidianamente le lavoratrici e i lavoratori che operano all’interno delle Commissioni territoriali e della Commissione nazionale per il diritto d’asilo, per infliggere un ulteriore colpo al sistema pubblico. Per adempiere agli obblighi previsti dal Patto, infatti, è stata autorizzata l’assunzione di 240 funzionari e 70 assistenti amministrativi, a tempo determinato, tramite agenzie di lavoro interinale, invece di procedere alle necessarie assunzioni a tempo indeterminato in un settore che svolge una funzione essenziale, con professionalità chiamate ad aggiornarsi costantemente per valutare e decidere della vita delle persone in fuga da situazioni di crisi e che sarà ora prevalentemente composto da lavoratrici e lavoratori precari.
Di fronte a questo ennesimo attacco al sistema pubblico e al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale non possiamo restare a guardare e annunciamo l’avvio di una nuova mobilitazione sindacale che coinvolgerà tutte le colleghe e tutti i colleghi delle Commissioni territoriali e della Commissione nazionale per il diritto d’asilo, a qualunque titolo assunti, per rivendicare il riconoscimento della professionalità di chi opera in tale ambito e il rispetto del diritto di asilo sancito dalla nostra Costituzione.
FP CGIL Nazionale
Coordinamento FP CGIL della Commissione nazionale per l’asilo e
delle Commissioni territoriali per il riconoscimento
della protezione internazionale
Il tentativo di conciliazione tenutosi in data odierna presso il Ministero del Lavoro, richiesto dalle scriventi segreterie nazionali ai sensi dell’art. 2, comma 2, della L. 146/90 come modificata dalla L. 83/2000, si è concluso con un verbale di mancato accordo.
L’incontro era stato sollecitato per affrontare due criticità ormai divenute insostenibili, il rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris dove le associazioni datoriali Aiop e Aris hanno confermato la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni.
Una posizione che abbiamo ribadito, risulta ingiustificata, non conforme alle prerogative sindacali e incompatibile con le esigenze del personale, già gravato da anni di stagnazione salariale e da un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto.
Abbiamo ricordato come tale atteggiamento riproponga un blocco negoziale che, negli anni passati, ha già prodotto ritardi inaccettabili nel riconoscimento dei diritti retributivi delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata, i quali contribuiscono quotidianamente al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza previsti dall’art. 32 della Costituzione.
Sul fronte dei contratti delle RSA, nonostante che I tavoli siano aperti la situazione appare notevolmente complessa
ed ancora in fase embrionale, tra discussioni su campi d’applicazione o questioni legislative, lontana dalle necessità e rivendicazioni del personale.
Da parte nostra abbiamo sollecitato nuovamente l’auspicio che a breve si giunga ad un unico contratto di settore.
In merito al fatto che le associazioni continuano a dirci che attendono gli esiti con il Ministero della Salute e conferenza delle regioni per avviare il confronto sul tavolo di contrattazione, abbiamo
risposto che anche noi siamo in attesa di avere notizie dall’ultimo incontro del 22 dicembre sollecitato anche con una nota lo scorso 28 gennaio, ma che questo non può essere l’alibi per non sedersi e cominciare a discutere al tavolo di contrattazione.
Pertanto , in alcun modo possiamo giustificare la scelta di Aiop e Aris di sottrarsi alle responsabilità che competono ai datori di lavoro, i quali sono i sottoscrittori con le organizzazioni sindacali dei contratti di settore.
Alla luce della totale assenza di disponibilità da parte delle controparti, il tentativo di conciliazione si è concluso con un mancato accordo, di cui alleghiamo il verbale.
Ciò non toglie che continueremo a sollecitare urgentemente il tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, per la definizione di regole di accreditamento che vincolino le strutture che erogano servizi pubblici anche all’applicazione contrattuale, perché fruiscono di finanziamenti regionali, ma si sentono liberi invece di poter applicare il contratto che vogliono e addirittura di non rinnovarlo. Questa prassi genera criticità verso il personale ed anche verso gli utenti, la cui soluzione deve vedere impegnati direttamente e in maniera più incisiva sia il Ministero della salute sia la Conferenza delle Regioni.
Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti a quanto previsto dalla normativa vigente, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.
Diventa fondamentale avviare il percorso di mobilitazione territoriale e regionale a sostegno della vertenza, utilizzando tutti gli strumenti di comunicazione e informazione per rendere note all’utenza le ragioni dello stato di agitazione.
Ribadiamo di nuovo quanto già comunicato precedentemente, che qualora ravvisiate criticità e/o incongruenze negli organici o nell’applicazione delle delibere regionali, di attivare ispezioni da parte degli organi competenti, finalizzate alla verifica del rispetto delle normative.
Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata, affinché la vertenza ottenga l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata meritano.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Barbara Francavilla Antonio Cuozzo Ciro Chietti
C’è qualcosa di poeticamente rivelatore nel fatto che l’unica sedicente organizzazione sindacale ad aver firmato il contratto integrativo sia anche quella che, con ammirevole pudore, ha scelto di non parlarne. Un silenzio quasi monastico: dalle clausole contrattuali alla clausura il passo, in fondo, è brevissimo.
Del resto, quando un’opera è destinata a lasciare il segno, non occorre illustrarla: basta lasciarla agire. E infatti agirà.
Noi, che difettiamo di spirito contemplativo, nei precedenti comunicati abbiamo provato a descrivere ciò che l’accordo contiene. A partire da quel raffinato congegno del blocca-carriere: un dispositivo voluto dalla sola “ragioneria” che, con elegante semplicità, disegna per moltissimi funzionari e funzionarie una prospettiva in cui la progressione economica si trasforma in un miraggio amministrativo.
Non una sospensione temporanea, ma un vero e proprio posto di blocco.
Con tanto di rafforzamento del potere dirigenziale nella valutazione individuale. Ricordiamolo agli smemorati: è stato archiviato il meccanismo di garanzia — quello che ponderava l’anzianità sulla base dell’ultimo differenziale conseguito — e sono state solennemente incoronate le pagelline (qui il dettaglio: link).
Un risultato di indubbia originalità, che fa dell’INPS l’unico ente in cui il parere del dirigente vale ben 42 punti. Vi sentite orgogliosi, sì?
Naturalmente, quando gli effetti si renderanno evidenti, qualcuno dovrà occuparsene. Qualcuno dovrà trovare soluzioni ai problemi generati da una certa disinvoltura negoziale. E, come spesso accade, toccherà a chi il sindacato lo pratica davvero — nel merito, nei tavoli, negli atti — rimettere ordine dove altri hanno firmato con leggerezza.
Abbiamo già segnalato, ad esempio, la vistosa stortura relativa agli infermieri (link): una situazione talmente paradossale da rendere necessario un appello all’Amministrazione affinché non proceda alla richiesta di restituzione di indennità già riconosciute e percepite.
In un ordinamento lineare, un contratto integrativo dovrebbe consolidare diritti; qui ci si trova invece a invocare clemenza per evitare di perdere soldi.
Questo è solo un frammento del quadro. Le criticità potenziali sono molteplici e, con ogni probabilità, emergeranno con la stessa gradualità con cui oggi si preferisce non parlarne.
Forse così si spiega il silenzio. Un silenzio discreto, quasi imbarazzato, di chi sembra voler nascondere ciò che ha messo nero su bianco. Un silenzio riempito di altri argomenti, di altre narrazioni, di bersagli più comodi.
Oh, intendiamoci: noi, come bersagli, ci prestiamo volentieri. Perché siamo l’alternativa, e abbiamo avuto il torto imperdonabile di dire che il re è nudo e che un contratto a firma solitaria nasce fragile e rischia di invecchiare peggio.
Parlare d’altro è più semplice che spiegare la ratio di un’azione contrattuale che, alla prova dei fatti, mostra crepe evidenti.
Noi continueremo a fare ciò che riteniamo doveroso: leggere le clausole, misurarne gli effetti, segnalarne le distorsioni, proporre correttivi. Nell’interesse di chi lavora e non si riconosce nell’accordicchio firmato da una ristretta minoranza.
Il resto lo farà il tempo. E, purtroppo, le buste paga.
Perché il CCNL era l’antipasto: in INPS la sappiamo più lunga.
Roma, 12.02.2026
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Per oltre un anno l’Amministrazione ha fornito rassicurazioni ai dipendenti dell’INPS. Funzionari e assistenti avrebbero dovuto fare il proprio ingresso in tempi rapidi, colmando carenze d’organico ormai croniche. I dati, però, hanno raccontato un’altra storia.
A gennaio 2026 le unità di personale in servizio nel comparto sono 23.140, a fronte di un fabbisogno stimato in 29.753 dipendenti. Il saldo negativo, di 6.613 unità, non restituisce appieno la dimensione del problema: ogni giorno questo Istituto – cioè il personale che vi lavora – è chiamato a compiere veri e propri miracoli per garantire i servizi.
Per chiarire meglio: è come se – a titolo d’esempio – Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Puglia, Liguria e Sardegna ospitassero quasi interamente uffici abbandonati, gusci vuoti.
Questo è lo stato attuale, anche senza scendere nel dettaglio. Potremmo citare, poi, la drammatica carenza di personale ispettivo in Toscana (si pensi al distretto di Prato) o la situazione degli informatici in Veneto, ormai prossimi all’estinzione nonostante le procedure di reclutamento previste.
Il quadro è, con tutta evidenza, a tinte fosche.
Per un anno, come detto in premessa, l’Amministrazione ha predicato calma, salvo poi scoprirsi improvvisamente frenetica a ridosso del Natale, quando sono piovuti bandi su bandi nel tentativo di limitare i danni. Ma il tempo non è un’unità di misura neutra: non si congela.
Così, passata la notte di San Silvestro e salvato il salvabile, tutte le difficoltà tornano prepotentemente all’ordine del giorno.
Non ci riferiamo soltanto a bandi discutibili, di cui abbiamo chiesto la revisione: quello per i funzionari informatici, che esclude chi è in possesso di laurea magistrale del vecchio ordinamento dalle procedure; la mobilità inter-enti, costruita senza una reale considerazione delle esigenze del personale interno (mentre chi prometteva spostamenti e prebende si è limitato a fare spallucce); e l’elenco potrebbe continuare.
No. Esistono limiti normativi di grande impatto.
Dal 1° gennaio, infatti, le pubbliche amministrazioni sono chiamate a dare piena attuazione alla cosiddetta norma “taglia idonei”, che impone nei futuri concorsi pubblici un limite massimo all’immissione di candidati idonei non vincitori, fissato nel 20% dei posti messi a concorso.
Tale previsione produrrà effetti rilevanti: la drastica riduzione dello scorrimento delle graduatorie comporterà la necessità di bandire un numero maggiore di procedure e si accumuleranno ritardi. Il risultato sarà un ulteriore aggravamento delle carenze, con ricadute dirette sulla qualità dei servizi resi a cittadini e imprese.
La norma – contenuta nell’articolo 35, comma 5-ter, del D.Lgs. 165/2001, introdotto dall’articolo 1-bis del DL 44/2023 e successivamente modificato dall’articolo 28-ter del DL 75/2023 – era stata temporaneamente sospesa dall’articolo 4, comma 9, del DL 25/2025, con riferimento sia alle graduatorie dei concorsi approvate negli anni 2024 e 2025, sia – fortunatamente – a quelle relative ai concorsi banditi nel 2025.
In assenza di una proroga, o di una definitiva cancellazione del provvedimento, dal 1° gennaio però la “taglia idonei” torna di moda per tutti i concorsi che INPS intenderà bandire.
Qui il problema. L’Istituto ha il dovere di guardare non soltanto al presente o al futuro immediato, ma anche agli anni a venire. È quindi indispensabile avviare una mappatura puntuale delle carenze d’organico, ispirata a criteri di funzionalità, che registri il deficit di risorse sede per sede, agenzia per agenzia.
Ma questo potrebbe non bastare.
Non è sufficiente “riempire i buchi” lasciati da anni di blocco del turn over: servono assunzioni strutturali, finalizzate non solo a colmare le vacanze d’organico, ma a rafforzare la rete di servizi e tutele, ad affrontare l’aumento costante delle attività affidate a INPS, a redistribuire carichi di lavoro oggi insostenibili che gravano su lavoratori già allo stremo.
Tutto questo richiede uno sforzo supplementare. Perché la politica sta sprecando risorse pubbliche, sì, ma l’INPS, da par suo, non può permettersi di indebolire la propria capacità operativa. Deve, al contrario, essere messo nelle condizioni di funzionare meglio, con più personale, ma soprattutto con competenze adeguate e una visione di lungo periodo.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
A tutto il personale degli Ispettorati Territoriali
OGGETTO: Parere CGIL su DDL n. 1624 – valorizzazione della risorsa mare
Care colleghe e cari colleghi,
pubblichiamo il parere della CGIL sul Disegno di Legge n. 1624 sulla “valorizzazione della risorsa mare” e che contiene elementi di forte preoccupazione per il ruolo e le funzioni del MIMIT.
In particolare, il parere evidenzia gravi criticità sull’articolo 20, che interviene sulla sorveglianza degli apparati radioelettrici di bordo, prevedendo il trasferimento delle attività ispettive all’estero, oggi svolte esclusivamente dal personale del MIMIT, a soggetti privati. Tale impostazione rischia di compromettere il ruolo del controllo pubblico nella sicurezza della navigazione e della vita umana in mare.
Il MIMIT non può essere progressivamente spogliato delle proprie prerogative istituzionali. Tra il 2015 e il 2025 il Ministero ha subito una drastica riduzione degli organici su tutto il territorio nazionale, con cali che in molti ispettorati superano il 40–50%. La cronica carenza di personale viene così utilizzata come alibi per esternalizzare funzioni strategiche, invece di rafforzare l’Amministrazione e valorizzarne le professionalità interne.
È inoltre necessario sottolineare una contraddizione evidente: nonostante nel 2022 sia stato bandito un concorso per 225 funzionari tecnici, con le relative assunzioni, dal 2018 non viene attivato il corso di formazione per ispettori di bordo. Questo blocco formativo lascia uno dei settori più delicati del Ministero in una condizione di sofferenza strutturale e viene oggi, di fatto, utilizzato per giustificare il trasferimento all’esterno di competenze che dovrebbero rimanere pubbliche.
Come FP CGIL lo diciamo con chiarezza: servono più concorsi e meno esternalizzazioni e un investimento serio nella formazione interna.
Riteniamo necessario che tutte e tutti siano informati sui contenuti del provvedimento e sulle sue possibili ricadute, perché la difesa delle funzioni pubbliche del MIMIT è una battaglia che riguarda il nostro lavoro e il futuro del servizio pubblico.
Luca Giovinazzo
Coordinatore nazionale FP CGIL
Alla Direttrice centrale Risorse Umane
Dott.ssa Cristina Deidda
Per il tramite della Dirigente Area Relazioni Sindacali
Dr.ssa Marilù Padula
Oggetto: Revoca messaggio INPS 3885/2025. Regolamentazione libera professione medici
Con la presente, le scriventi OO.SS. chiedono il ritiro immediato del Messaggio Hermes N. 3885 del 22.12.2025 e l’apertura di un rapido confronto riguardante l’esercizio della libera professione.
Nei numerosi incontri sindacali avuti in precedenza con l’Amministrazione era stata garantita l’emanazione di un nuovo regolamento di facile fruibilità, un testo che tenesse conto delle esigenze espresse al tavolo sindacale dai medici INPS.
Ancora una volta, purtroppo, ci troviamo invece di fronte a un messaggio che anziché snellire il sistema delle autorizzazioni alla libera professione, prevede iter farraginosi, cavillosi, intempestivi, formalità che non consentono all’atto pratico lo svolgimento della stessa.
È bene ricordare che la libera professione dei medici INPS è regolata da norme contrattuali mai abrogate. Ed è parimenti evidente la necessità di intervenire tempestivamente sulla questione, anche alla luce delle nuove assunzioni che avranno decorrenza dal 2 marzo pv.
Si sta concretizzando, infatti, il reale pericolo che medici risultati idonei al concorso possano rinunciare alla presa in servizio proprio per le disposizioni emanate con il recente Hermes, senza considerare il rischio serio e attuale che altri medici dipendenti, già in servizio, possano abbandonare l’Istituto per Enti più appetibili.
Da qui la nostra richiesta.
Ci stiamo affacciando al 2027, anno nel quale la disabilità andrà a regime su tutte le sedi: l’Istituto non può permettersi di non assumere o addirittura di perdere medici per una regolamentazione auto-prodotta, che contraddice le promesse dell’anno passato e che va nella direzione contraria a quella auspicata e – credevamo – condivisa.
Si resta in attesa di riscontro e si porgono cordiali saluti.
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FP CGIL |
UIL PA |
DIRSTAT FIALP UNSA |
Nella giornata odierna abbiamo avuto un incontro con l’Amministrazione relativo ai progetti di efficientamento per il 2026.
Riguardo alle modalità operative, abbiamo espressamente chiesto che, prima che i progetti partano, vi sia un confronto preventivo tra il dirigente di ciascun territorio, la RSU e le OO.SS. e che tale confronto non sia meramente formale, ma dia modo anche alla RSU in primis di presentare proposte che potranno essere utili.
L’Amministrazione ha intenzione di presentare cinque progetti.
1- Efficientamento dell’attività di vigilanza: si conferma il superamento della mera logica numerica, con indicatori unici per vigilanza tecnica e vigilanza del lavoro. Più precisamente, si prevede un incremento delle ispezioni superiore a quello previsto dalla Direttiva di secondo livello del Ministero del Lavoro – a tal proposito, ribadiamo l’importanza che la logica meramente numerica non sia semplicemente spostata sul livello della Direttiva, perché ciò costituirebbe una sostanziale presa in giro – e un incremento dei lavoratori tutelati superiore a quelli già tutelati nel 2025. Riguardo al concetto di “lavoratore tutelato” ci è stato ribadito un suo ampliamento, includendovi ad esempio anche quelli oggetto, di diffide accertative o conciliazioni monocratiche. Gli obiettivi saranno raggiunti comunque su base nazionale, perché sono anzitutto obiettivi dell’Ente. Tutto il personale dell’INL sarà destinatario delle relative somme, che dovrebbero essere pari al 60% del totale dell’efficientamento, ossia 18 milioni di euro.
2- Sinergie operative: si prevede un ampliamento dei provvedimenti amministrativi che potranno essere oggetto di accordo tra vari uffici. Più precisamente, gli accordi potranno riguardare: interdizione lavoratrici madri, convalide dimissioni, nulla osta al lavoro per cittadini extracomunitari, autorizzazioni per controlli a distanza, autorizzazioni per impiego di minori nello spettacolo, ordinanze di altri enti, conciliazioni monocratiche e conciliazioni ex art. 410 CPC.
Gli accordi tra le sedi dovranno essere approvati dalle DIL e vedranno la ripartizione delle relative somme tra tutti i lavoratori delle sedi coinvolte, con una divisione che preveda l’attribuzione di maggiori risorse alla sede che garantisce il supporto e, all’interno di quest’ultima, con un’ulteriore maggiorazione per coloro che abbiano effettivamente svolto le attività. Rispetto a questo progetto abbiamo chiesto che il ruolo delle DIL riguardi vari momenti: anzitutto esse, avendo gli elementi di conoscenza utili e necessari alla stipula degli accordi tra sedi, potrebbero svolgere il ruolo di “facilitatori”, mettendo in contatto gli uffici del territorio eventualmente interessati, così da evitare la totale autogestione dell’anno passato. Inoltre, a nostro avviso, le DIL dovrebbero intervenire in sede di monitoraggio dell’esecuzione degli accordi, anche solo su base periodica (es. ogni trimestre) per verificare il raggiungimento degli obiettivi.
Infine, abbiamo chiesto che anche il personale della Direzione Generale abbia la possibilità di intervenire direttamente a supporto delle sedi coinvolte, non limitando il ruolo della Direzione al mero coordinamento generale ma, superando l’antica distinzione tra “centro” e “periferia” che troppo spesso crea inutili distanze e conflitti, garantendo che anche il personale della Direzione Generale sia operativamente coinvolto nelle attività.
3- Efficientamento flussi lavoratori extracomunitari: questo tipo di attività potrà essere oggetto di accordo sinergico con altro ufficio ovvero essere considerato anche come progetto autonomo, con un più efficiente impiego del personale della singola sede. Si tratta di un progetto dovuto al fatto che l’INL ha accettato passivamente il ritorno dei pareri obbligatori in materia, seppur relativamente a determinate situazioni, senza avere il personale necessario per farlo. Ribadiamo che sia stata una scelta autolesionista di cui ora si rischia di far pagare le conseguenze ai lavoratori dell’Ente, considerando l’arretrato di pratiche già pendente in alcuni Uffici. L’obiettivo di questo progetto è di far lavorare per tempo le pratiche in corso e, soprattutto, smaltire l’arretrato presente. A questo proposito, abbiamo proposto che ci si concentri anzitutto sull’arretrato, così da azzerarlo o quanto meno abbatterlo.
Considerando che si tratta di attività che riguarda tutti gli uffici, tutto il personale dell’Ente sarà beneficiario delle relative somme. In questo caso, le percentuali di attribuzione delle somme non sono prestabilite, ma si prevede che a questo progetto e al progetto delle sinergie operative sarà destinato complessivamente il 25% del totale, pari a 7,5 milioni di euro. Anche in questo caso, prevedere un fattivo coinvolgimento del personale della Direzione Generale potrebbe essere “cosa buona e giusta”.
4- Informazione negli istituti scolastici e universitari: ad esso è destinato il 5% del totale e si prevede che almeno l’80% delle sedi territoriali realizzi non meno di due incontri informativi presso istituti scolastici o universitari. Su questo ribadiamo l’utilità di fare sinergie anche insieme ad organismi internazionali, come l’ILO o altri soggetti istituzionali.
5- Formazione e informazione novità normative: l’obiettivo del progetto è garantire un aggiornamento costante del personale su tutte le principali novità normative che impattano sulle attività dell’Ispettorato. Ad esso è destinato il 10% delle risorse totali. A tal proposito, abbiamo chiesto anzitutto di non parlare di mera “informazione”, ma solo di “formazione” e che tali attività formative siano fatte rientrare nel computo del monte ore totale previsto dalla Direttiva Zangrillo, così da non aggravare ulteriormente il personale e rendere l’obbligo formativo realmente utile. In tal senso, è certamente utile un aggiornamento specifico su materie come l’immigrazione (anche alla luce del cambio di norme sui pareri obbligatori), ma anche sulle pensioni (materia complessa su cui sono ancora forse pochi i dipendenti impegnati) ovvero sugli appalti pubblici e privati (materia in costante aggiornamento, che interessa in vario modo l’INL). Infine, abbiamo chiesto di non tornare alla formazione a cascata, visto che è modalità ormai superata e che non aveva dato buona prova di sé, ma di avvalersi delle tecnologie disponibili per coinvolgere un ampio numero di lavoratori anche a più riprese, fornendo loro formazione adeguata e, soprattutto, diretta.
Questo è quanto illustrato dall’Amministrazione e le nostre osservazioni e proposte: mercoledì ci sarà un confronto anche con le OO.SS. della dirigenza e poi la bozza di decreto andrà al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ci auguriamo vivamente, al riguardo, che non vi siano stravolgimenti del testo, come sembrerebbe essere accaduto in precedenza.
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |
Care colleghe e cari colleghi,
in questi giorni l’Amministrazione, a conclusione di una procedura “in deroga” (non straordinaria) di dubbia trasparenza, ha adottato una serie di provvedimenti di trasferimento in deroga al vincolo quinquennale con decorrenza 23 marzo 2026.
Ora, oltre a configurarsi come procedura difforme rispetto alle norme vigenti (tra l’altro priva di motivazioni di carattere organizzativo e/o funzionale) e regolamentari interne, è del tutto evidente come una simile iniziativa, che andrebbe immediatamente annullata, crei addirittura disparità di trattamento tra coloro che si trovano nelle medesime condizioni.
Per comprendere ciò, è importante ricordare quelle che la DCRU aveva posto come condizioni per accedere al trasferimento in deroga, in particolare “…tali trasferimenti potranno avvenire successivamente alla presa di servizio, e subordinatamente alla stessa, dei vincitori delle ulteriori procedure assunzionali che saranno autorizzate e bandite dall’Istituto e, al fine di garantire il proficuo passaggio di consegne, decorreranno dalla fine del periodo di prova dei “sostituti”, ovvero al termine di analogo lasso temporale per il personale transitato in mobilità verso l’Istituto”. E allora accade che in assenza di nuove procedure assunzionali, se non quella di mobilità verso l’istituto che si è conclusa solamente il 3 febbraio u.s., spuntano dei trasferimenti in deroga che contribuiscono ancor di più a creare zone d’ombra e poca trasparenza.
I tempi dettati dalla stessa Amministrazione per i già menzionati trasferimenti prevedevano che questi sarebbero dovuti scattare quattro mesi dopo l’effettiva presa di servizio dei colleghi transitati in mobilità: pertanto ci troviamo di fronte a provvedimenti di trasferimento che si configurano come una deroga della deroga.
È facile immaginare, a questo punto, che i provvedimenti in questione, essendo di regioni destinatarie dell’ultimo scorrimento RIPAM su base regionale, abbiano utilizzato, scorrettamente, una procedura già bandita e non da bandire.
Volendo parafrasare una celebre frase satirica della Fattoria degli animali di George Orwell “tutti i colleghi sono uguali, ma alcuni colleghi sono più uguali degli altri”.
Ma il personale e i colleghi tutti meritano una così azione amministrativa poco trasparente?
La verità è che nel mondo parallelo di Roma si semina incertezza e nelle sedi si raccoglie malessere. A Roma si pensa che nelle trincee (perché questo sono le nostre sedi territoriali, ormai spopolate per la carenza di personale e sovrappopolate di utenza per l’intensificazione delle attività istituzionali) ci sia la stessa “aria” del Quartier generale.
I colleghi tutti hanno bisogno di trasparenza e di certezza.
Ovviamente, evitiamo in questa nostra di entrare nel merito dell’impatto che tali spostamenti in deroga, al pari di quelli che potrebbero avvenire nei prossimi mesi, porteranno nelle sedi territoriali già in affanno per la continua emorragia di personale e per le nuove e ulteriori competenze previste dal legislatore.
Perché quando si è alla ricerca di una soluzione rispetto alle varie esigenze in campo (siano esse personali che organizzative) è fondamentale non dimenticare mai che dobbiamo erogare servizi ad una utenza altamente fragile che si rivolge a noi in momenti di vita particolarmente difficili se non tragici.
Se noi per primi ci dimentichiamo di tutto ciò, assecondando esclusivamente una delle parti in causa, non solo avremmo tradito l’impegno assunto con tutte le lavoratrici e i lavoratori nel 2023, ma avremmo posizionato un piccolo tassello verso un pericoloso ridimensionamento del nostro assetto territoriale, con buona pace di quella prossimità di cui ci riempiamo da anni la bocca e avviandoci inesorabilmente verso un modello organizzativo/sanitario “indotto” che non potrà fare altro che adattarsi alla nuova realtà.
Pertanto, in considerazione di ciò, chiediamo si proceda ad una immediata sospensione dei provvedimenti in parola, nonché della procedura di mobilità “in deroga” e, al contempo, di valutare insieme eventuali misure alternative (già in uso presso l’Ente) all’interno del perimetro delle regole condivise (v. regolamento mobilità, magari attualizzandolo onde evitare che colleghi con punteggio 0 possano scavalcare tutti) e legislativamente vigenti, che favoriscano il contemperamento delle esigenze di tutte le parti.
Siamo certi che in questa nostra scelta di salvaguardare tutti gli interessi in campo non saremo soli…non lo eravamo nel 2023 e non lo siamo adesso.
Solamente così saremo in grado di rispondere, come sempre, a tutte le legittime necessità di chi vive quotidianamente il nostro Istituto.
FP CGIL UIL PA
A. Mercanti G. Paglia
Al Direttore del Personale
dell’Agenzia Dogane e Monopoli
Dott. S. R. Miccichè
Oggetto: Direttiva sulla valutazione del personale – prot. n. 9325/RU del 05.02.2026 – Richiesta diposticipo scadenze e richiesta convocazione tavolo su indennità di mobilità dirigenti fuori sede (anno 2025)
La Scrivente Organizzazione Sindacale, anche a seguito di sollecitazioni pervenute da numerosi dirigenti dell’Agenzia, intende rappresentare alcune rilevanti criticità connesse alla direttiva sulla valutazione del personale, prot. n. 9325/RU del 05.02.2026, con particolare riferimento alle tempistiche estremamente ravvicinate previste per il relativo adempimento.
La fissazione di scadenze così stringenti interviene, infatti, in un momento organizzativamente particolarmente delicato, coincidente con lo svolgimento delle procedure per l’attribuzione delle posizioni organizzative, con decorrenza 01.03.2026, per le quali — peraltro — alcune Direzioni Territoriali hanno già adottato il relativo cronoprogramma.
Tale sovrapposizione di attività, entrambe ad alto impatto sulla funzionalità degli uffici e sul coordinamento delle risorse, rischia di determinare effetti negativi sulla regolarità e qualità degli adempimenti, oltre che sulla tenuta complessiva dei processi gestionali.
A ciò si aggiunge che i dirigenti dell’Agenzia, in non pochi casi assegnati a uffici di nuova gestione, risultano tuttora impegnati nella complessa realizzazione del programma di unificazione delle competenze tra i settori accise e dogane, da un lato, e monopoli, dall’altro.
Si tratta di un percorso che richiede un importante investimento di tempo e risorse manageriali, oltre a un costante presidio operativo, soprattutto nelle fasi di assestamento degli uffici interessati.
Tutto quanto premesso, la Scrivente O.S. chiede che la scadenza prevista per l’adempimento connesso alla citata direttiva venga posticipata almeno al 31.03.2026, al fine di consentire una gestione ordinata, non emergenziale e maggiormente efficace delle attività, preservando la qualità dei processi valutativi e garantendo nel contempo la piena operatività degli uffici nel periodo di maggiore carico organizzativo.
Inoltre la Scrivente O.S. ritiene non più procrastinabile la convocazione di un tavolo di confronto finalizzato alla contrattazione dell’istituto dell’indennità di mobilità prevista per i dirigenti fuori sede, a partire come riferimento dall’anno 2025.
Su tale profilo, si registra da tempo una diffusa aspettativa e la necessità di definire con chiarezza criteri, modalità e tempi, evitando ulteriori rinvii che rischiano di incidere negativamente sul clima interno e sul riconoscimento delle condizioni di disagio connesse alle assegnazioni fuori sede.
In attesa di un positivo riscontro, nell’interesse del buon andamento dell’azione amministrativa e della corretta gestione delle risorse umane, si porgono cordiali saluti.
Il Coordinatore Nazionale FP CGIL
Agenzia Dogane e Monopoli
Iervolino Florindo
Le dichiarazioni della, pardon, del Presidente del Consiglio in occasione della Conferenza nazionale della Dirigenza INPS confermano, ancora una volta, una visione parziale e distante dalla realtà quotidiana dell’Istituto.
Nel richiamare la “missione strategica dell’INPS”, il premier omette completamente ogni riferimento al personale dell’Ente, alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento concreto del sistema di protezione sociale.
Nessuna parola per chi rappresenta davvero il volto dello Stato sul territorio: chi lavora agli sportelli, chi risponde al telefono, chi gestisce pratiche complesse, chi affronta il disagio sociale.
Sono questi lavoratori e lavoratrici che, quotidianamente, mettono la faccia davanti ai cittadini, spesso in condizioni di forte fragilità, e che troppo frequentemente si trovano a subire insulti, minacce e offese, pagando in prima persona il prezzo di scelte normative e politiche decise altrove. Norme che sempre più spesso trasmettono l’idea che la povertà sia una colpa individuale e non una condizione sociale che richiederebbe ascolto e strumenti di tutela.
Parlare di “Stato amico e affidabile” senza riconoscere il ruolo, il carico di responsabilità e il logoramento umano di chi opera in prima linea è un esercizio retorico vuoto.
Lo Stato non è un concetto astratto, lo Stato lo rappresenta chi ogni giorno regge l’urto del disagio sociale.
E del resto l’unica resistenza che può essere considerata valida dal Governo è quella a mettere risorse nella PA: basti pensare al tetto al Fondo Risorse Decentrate, mai scalfito in INPS; al valore bloccato dei buoni pasto; ai ritardi nel pagamento del trattamento di fine rapporto per chi lavora nel pubblico; alla tassa sulla malattia; agli stanziamenti sul precedente CCNL.
Il registro usato risulta inaccettabile. Non esiste alcun “braccio operativo dello Stato” senza il lavoro quotidiano delle persone che lo rendono possibile. Continuare a ignorarle, perfino nei momenti ufficiali, significa svalutarne il ruolo.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo