Al Segretario generale Pres. Franco Massi

Al Vicesegretario generale Cons. Francesco Targia

Alla Dirigente generale Risorse Umane Dott.ssa Daniela Greco

Alla Dirigente Trattamento Giuridico Amm.vi Dott.ssa Pinuccia Montalto

e p.c. All’Ufficio Relazioni Sindacali

Al Personale della Corte dei conti

Oggetto: Modifiche istituto dei permessi per maternità/paternità e Legge 104/92.

Vista l’approvazione della legge di Bilancio 2026, che contiene le modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, con l’innalzamento fino a 14 anni di età del figlio, se ne chiede l’applicazione.

Conseguentemente, si chiede che l’estensione dei giorni di Lavoro Agile previsti fino a 110 giorni l’anno, per il sostegno alla genitorialità, venga applicata per il Personale con figli fino al 14° anno di età.

Si comunica altresì, che per quanto riguarda la Legge 104/92, dal 1° gennaio 2026 sono intervenute alcune modifiche che riguardano i permessi annuali: ai tre giorni mensili previsti dalla 104 si aggiungono 10 ore annue di permesso retribuito destinate a visite specialistiche, esami e terapie frequenti.

Rientrano tra i motivi ammissibili, come chiarito dalla Circolare INPS n.152/2025:

  • Visite specialistiche destinate a controllare l’evoluzione della patologia;

  • Esami diagnostici e analisi cliniche ripetute e necessarie per la gestione della malattia;

  • Trattamenti e cicli terapeutici che richiedano una presenza in ambulatorio o in strutture sanitarie in modo programmato e ricorrente.

Si coglie l’occasione per inviare cordiali saluti.

La Coordinatrice FP CGIL Corte dei conti
Susanna Di Folco

Come Fp Cgil con una nostra delegazione abbiamo assistito ieri, giovedì 8 gennaio, in tribuna dell’aula del Senato della Repubblica al dibattito su un’interrogazione parlamentare depositata dalla vice Presidente del Senato sen. Anna Rossomando (PD), relativa alla richiesta di stanziare adeguate risorse per la stabilizzazione totale delle lavoratrici e dei lavoratori precari PNRR del Ministero della giustizia.

A rispondere per il Governo era presente il Viceministro sen. Francesco Paolo Sisto.

Purtroppo non possiamo, né apprezzare, né condividere la risposta, che si allega: sono state confermate le risorse previste dalla legge di bilancio per l’anno 2025, sufficienti appena a stabilizzare solo 3.000 dei 12.000 oggi in servizio. Ha riferito nuovamente che l’intenzione del Governo è quella di stabilizzare 6.000 unità di personale dal 1 luglio 2026, senza specificare con quali risorse si possano stabilizzare gli altri 3.000.

Ha riportato, inoltre, che è stata concordata con le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL 2022/2024 una fantomatica prova selettiva, che servirà solo a lasciare a casa migliaia di lavoratrici e lavoratori, rappresentando la novità inserita nella legge di bilancio del 2026 di aver prorogato i termini di validità della graduatoria finale ad esito della procedura per tre anni. Peccato che senza prevedere la proroga dei rapporti di lavoro dal 1 luglio 2026 per quanti non rientrino in questa prima procedura, questa sarà l’ennesimo bacino di precari, questa volta anche disoccupati, che dovrebbero rimanere a disposizione delle amministrazioni che (bontà loro) potranno scorrerla liberamente per le loro esigenze.

Alla fine dell’audizione abbiamo avuto un incontro con la senatrice Rossomando a cui abbiamo rappresentato l’urgenza, la necessità, della stabilizzazione di tutti i precari, nell’interesse in primis dell’amministrazione poiché senza questi lavoratori molti uffici saranno a rischio chiusura, date le gravi carenze di organico che fanno segnare punte di scoperture di oltre il 50%. Oltre al diritto di queste lavoratrici e lavoratori di vedere confermata la propria permanenza a tempo indeterminato dopo 4 anni di precariato, anche alla luce dei risultati conseguiti in questi anni in termini di riduzione dell’arretrato ed efficientamento dell’attività giudiziaria.

L’Italia non può permettersi di buttare a mare il lavoro fatto anche grazie ai fondi europei del PNRR, ma ci si deve preoccupare subito di strutturare a regime il modello dell’ufficio del processo con la definizione di tutte le relative figure professionali, anche per traguardare una nuova, moderna e più efficiente organizzazione, che valorizzi tutto il personale presente negli uffici. Questa sarebbe la vera riforma della giustizia che serve al Paese in questo momento.

Se ciò non avviene, dobbiamo prendere atto che il progetto presentato in Europa per avere le risorse per assumere, digitalizzare e innovare è stato lo specchio per le allodole per incassare miliardi. Infatti, sprecare questa opportunità è un grave atto di irresponsabilità, un danno per il Paese, poiché la lentezza delle risposte alle istanze di giustizia è costata al Paese da un punto ad un punto e mezzo di PIL.

Da luglio 2026 in assenza di queste lavoratrici e lavoratori il rischio concreto è che la macchina della giustizia subirà un’importante battuta di arresto, si tornerà indietro e i tempi dei processi si dilateranno ancor più dal 2022, date le importanti carenze di organico che si continuano a registrare nel Ministero della giustizia a partire dalle 15.000 al 31/12/2024 cui si sommano le oltre 4.500 previste per il biennio 2025/2026, con l’arretrato che riprenderà a crescere in modo esponenziale e il personale tutto che sarà spinto al burnout dovendo sopperire ancora di più alle gravi carenze che si sono determinate.

La senatrice e tutto il gruppo parlamentare hanno confermato l’impegno a sostenere la vertenza come fatto finora, anche presentando degli emendamenti al DL milleproroghe in discussione ora alla Camera dei Deputati per proporre almeno la proroga al 31 dicembre 2026 finalizzata all’individuazione delle risorse necessarie nella prossima legge di bilancio a stabilizzare tutti coloro che dovessero rimanere fuori al 30 giugno 2026.

Resta fermo il nostro impegno fino alla trasformazione dell’ultimo contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, cogliendo la grande opportunità della campagna referendaria per spiegare che la vera riforma della giustizia è il buon funzionamento degli uffici giudiziari, la strutturazione a regime dell’ufficio del processo e non la separazione delle carriere.

La coordinatrice nazionale FP CGIL del Ministero della giustizia

Felicia Russo

Pubblichiamo il link della seduta

https://webtv.senato.it/webtv/assemblea/seduta-di-assemblea-n-378-1?advm=0

La celebre battuta di Piero Chiambretti a Sanremo sembra il manifesto perfetto per vendere l’accordo sui differenziali INPS: un successo proclamato da una sola organizzazione, indipendentemente da ciò che ne pensano lavoratrici e lavoratori.

Peccato che la realtà, nei luoghi di lavoro, racconti tutt’altra storia.

Il Blocca Carriere per molti dipendenti rappresenta l’ennesimo freno alle prospettive di crescita professionale. Un accordo che congela le opportunità, non valorizza le competenze e lascia irrisolti i nodi strutturali dell’organizzazione del lavoro.

Lo scetticismo non è un’opinione da trinariciuti: è un dato di fatto.

Sulla intranet aziendale la notizia ha superato le 1.700 visualizzazioni ed è tra quelle con il rating più basso di sempre.

Un segnale chiaro, inequivocabile, che fotografa il malcontento diffuso. L’emblema di una distanza crescente tra chi firma gli accordi e chi li vive sulla propria pelle.

Questa distanza non ci sorprende: lo abbiamo scritto nei mesi scorsi che, a furia di firmare ogni accordicchio, si svilisce la stessa funzione negoziale. Se a ciò aggiungiamo la narrazione trionfalistica a dispetto delle condizioni reali di lavoro, il quadro è completo.

Chi lavora chiede rispetto del proprio percorso professionale, trasparenza e valorizzazione dell’attività svolta. Invece, tra il peso rafforzato delle pagelline (sempre più severe) e la sforbiciata data a chi potrà accedere al differenziale (tremila colleghi resteranno a bocca asciutta), abbiamo davanti un’operazione di facciata cui occorrerà rimediare negli anni a venire. E non sarà semplice. Se per qualcuno “comunque vada sarà un successo”, per chi vive ogni giorno l’INPS il giudizio è chiaro: tra assegnazioni e mobilità inevase, valutazioni individuali arbitrarie e differenziali sempre più simili a miraggi, il successo è solo della controparte.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Si è tenuto ieri, 7 gennaio 2026, l’incontro con l’Amministrazione avente ad oggetto l’aggiornamento del Sistema di misurazione e valutazione della performance e l’accordo sul Fondo risorse decentrate 2025.

Con riferimento al SMVP tra le principali novità c’è la misurazione del valore pubblico come risultato della ponderazione specifica degli obiettivi strategici, di performance, delle attività istituzionali e degli indicatori dello stato delle risorse cioè della salute dell’Amministrazione, intesa come insieme delle risorse tangibili (risorse umane e finanziarie) ed intangibili (salute organizzativa, salute professionale, salute di genere, salute etica e salute digitale). Da segnalare c’è, inoltre, la modulazione del peso del 30% dell’obiettivo annuale attribuito ai Direttori generali ed ai Dirigenti di II fascia responsabili per materia del rispetto dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni; è stato infatti introdotto un indicatore basato sulla assegnazione predeterminata di una percentuale di avanzamento dell’obiettivo rispetto ai giorni di ritardo maturati nel pagamento. Tale previsione consentirà di tener conto delle oggettive cause che hanno reso impossibile il pagamento e che ogni Dirigente dovrà adeguatamente dimostrare (es. indisponibilità di risorse, la contestazione della regolare esecuzione del servizio /prestazione, ecc.), oltre che di ridurre l’impatto del ritardato pagamento qualora sia di pochi giorni. In merito abbiamo espresso la nostra valutazione positiva in quanto è necessario che ogni unità organizzativa ed il relativo Dirigente siano messi in condizione di raggiungere gli obiettivi posti e di non pagare ritardi imputabili all’inattività o errata gestione di terzi. Abbiamo accolto con favore, inoltre, l’introduzione di un percorso di formazione espressamente dedicato allo sviluppo della cultura della valutazione sia per consentire al personale, dirigente e non, di comprendere i meccanismi che muovono l’intero sistema di valutazione, sia per poi mettere in atto strumenti preziosi quali l’autovalutazione, la valutazione dal basso e tra pari.

Abbiamo colto l’occasione per chiedere notizie in merito all’erogazione del Fondo ai Dirigenti e per ricordare alla parte politica l’impegno preso in merito alla comunicazione del conferimento degli incarichi ad oggi attribuiti al personale interno e, soprattutto, al personale esterno che sottraggono risorse al fondo medesimo e, quindi, ai Dirigenti dell’Amministrazione. In riscontro, ci è stato comunicato che al momento si è provveduto all’erogazione dei premi spettanti ai Dirigenti di I fascia, mentre non si è ancora provveduto alla relativa erogazione ai Dirigenti di II fascia.

L’amministrazione ci ha inoltre informato che nel prossimo incontro si discuterà del prosieguo dell’accordo PON e che sono state avviate le interlocuzioni con il Direttore Generale delle Politiche Attive del Lavoro per mettere in piedi un progetto con le medesime caratteristiche.

Come nello scorso incontro, abbiamo espresso l’urgenza di dare avvio a tale progetto speciale del personale per garantire l’inserimento dei lavoratori che siano interessati alla realizzazione diretta delle attività anche al fine di dare la possibilità, a chi voglia, di partecipare alla maggior attribuzione delle risorse.

Il merito all’accordo FRD 2025 abbiamo ribadito la nostra volontà a chiudere quanto prima l’accordo per arrivare ad erogazione delle risorse prima dell’estate e che la natura di quest’accordo non può che essere conservativa rispetto ai precedenti per garantire l’attribuzione di una cospicua somma di risorse a tutti i lavoratori del Ministero e riequilibrare il misero premio ricevuto lo scorso dicembre. Ogni innovazione, che auspichiamo di poter immaginare non appena saranno disponibili valide risorse, al momento sottrarrebbe soldi a tutti i lavoratori per garantire a pochissimi di acquisire nuove posizioni, al netto delle necessarie progressioni economiche che dovranno avere validità al 1° gennaio 2026 e dovranno assicurare il differenziale stipendiale a quanti siano stati esclusi anche dalle ultime procedure.

Abbiamo sottolineato, infine, la necessità di assicurare ai lavoratori di conoscere l’importo attribuito a seguito della valutazione della performance: seppure le nuove schede di valutazione per loro struttura non lo prevedano, è un diritto del lavoratore conoscere l’importo del salario accessorio che gli verrà attribuito sulla base di quella valutazione; l’Amministrazione si è detta disposta a studiare la soluzione tecnica più idonea per risolvere tale criticità.

Come previsto, inoltre, nessuna previsione normativa ha stanziato ulteriori risorse per il welfare dei dipendenti; forse vale la pena ricordare che la parte politica si è impegnata a garantire l’attivazione di misure di benessere organizzativo e, in particolare, dell’assicurazione sanitaria integrativa entro giugno 2026. Si garantisca, quindi, quanto promesso e lo si faccia al di fuori del fondo risorse decentrate.

Il tavolo si aggiornerà il 15 gennaio p.v. 

MLPS FP CGIL – Elena Rendina, Alessandra Pone

FP CGIL Nazionale – Alessandro Casile, Matteo Ariano

L’innalzamento dell’importo defiscalizzato dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro, senza che il Governo si sia minimamente preoccupato di abrogare la norma del 2012 — ben quattordici anni fa

che fissa a 7 euro il valore massimo per le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego, rappresenta l’ennesimo, inaccettabile schiaffo nei confronti di chi garantisce ogni giorno il funzionamento dello Stato. Una scelta miope e discriminatoria che certifica, ancora una volta, la totale assenza di attenzione verso chi assicura i servizi essenziali.

Dopo la firma di un contratto collettivo che ha definitivamente eroso il potere d’acquisto delle famiglie di chi lavora in una PA — con aumenti largamente insufficienti a compensare l’inflazione reale — e dopo lo smantellamento di interi pezzi della Giustizia, consumato con il benservito ai lavoratori precari del PNRR, arriva ora anche questa ulteriore mazzata.

Il messaggio che il Governo Meloni lancia è chiaro: esistono lavoratori di serie B. A questi si chiede di stringere ancora la cinghia, nonostante i carichi di lavoro crescenti, le carenze di organico croniche e le responsabilità sempre maggiori.

Non si tratta di una questione tecnica o fiscale, ma di una scelta politica precisa, che penalizza milioni di persone e le loro famiglie, aggravando una frattura già evidente. Continuare su questa strada significa svilire il lavoro pubblico, indebolire ulteriormente la qualità dei servizi resi ai cittadini.

Chiediamo con forza che l’INPS, finora spettatore inadempiente di una partita che passa sulla testa dei suoi lavoratori, si attivi immediatamente per denunciare tale disparità, lavorando per l’aumento del valore dei buoni pasto e chiedendo il contestuale superamento del tetto ai Fondi per restituire ossigeno a chi, ormai, fa fatica ad arrivare a fine mese.

I dipendenti di questo Ente sono stanchi di assistere alle manovre politiche (e purtroppo anche sindacali) che portano con ogni evidenza a un disegno che mortifica la nostra attività.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Le scriventi organizzazioni sindacali comunicano a tutte le lavoratrici ed i lavoratori del MIT che, con nota prot. 289 del 07.01.2026 che alleghiamo, l’Amministrazione ci ha informato di aver rinnovato, per il biennio 2026/27, la Polizza Kasko infortuni conducente per i dipendenti che utilizzano il mezzo proprio durante le attività istituzionali fuori dalla sede di servizio; il nuovo contratto coprirà tutti i dipendenti nello svolgimento delle attività in conto Stato e in conto privato.

Evidentemente le nostre interlocuzioni, il nostro comunicato dello scorso 29 dicembre, il richiamo all’art. 34 del CCNL 2019/21, sono riusciti a far comprendere all’Amministrazione come tale polizza non potesse essere inclusa nell’omnicomprensività dei rimborsi corrisposti ai colleghi che effettuano conto privato.

Una volta chiarito questo, al fine di scongiurare ogni ipotesi di danno ai nostri colleghi in eventuali periodi di tempo non coperti dalla polizza che le parti datoriali sono tenute a stipulare, l’Amministrazione ha agito con tempestività ed ha rinnovato la Kasko, ponendo fine alla situazione surreale che si stava delineando.

Prendiamo atto con estremo favore di quanto la ripresa del dialogo, sul tema della riforma della L. 870/86, abbia iniziato a produrre effetti positivi sulle condizioni lavorative dei nostri colleghi. Continueremo ad interloquire con chi di competenza per correggere la nuova normativa nei modi già abbondantemente indicati ed aggiorneremo costantemente le lavoratrici ed i lavoratori del MIT su ogni sviluppo.

FP CGIL

UIL PA

FLP

USB PI

Gianfreda

Triolo

Caiazza

Conti

Sabbatella

Lobrisco

Campopiano

Maugeri

Cantavenera

Statello

Carlucci

Prima è arrivata la mobilità inter-enti. L’Amministrazione aveva promesso al Nord: “Arriveranno colleghe e colleghi, faremo un concorso dedicato solo a voi”. Al tavolo sindacale, a ruota, il rilancio era sempre lo stesso: “Iscrivetevi, vi faremo tornare a casa”.

Poi ha bussato alla porta la realtà. Non solo i posti al Sud esistono, ma si bandisce addirittura un concorsone Ripam che prevede nuove assegnazioni. E così, tanti saluti a chi sperava nella stabilizzazione attraverso l’assegnazione temporanea.

Poi è toccato al contratto integrativo. I differenziali? Per pochi, anzi pochissimi. Gli assunti del 2023 sono esclusi e chi avrebbe titolo a partecipare è costretto a contendersi le briciole.

Su una platea di circa seimila dipendenti, appena tremila potranno strappare il biglietto della lotteria “vincente”. Gli altri finiscono in un cono d’ombra, mentre gli Harry Flopper de noantri già si proiettano nelle nuove promesse: “Restate con noi, al prossimo giro sistemiamo tutto”.

Su sette organizzazioni sindacali, una sola sigla – sempre la stessa – ha avallato un’intesa a perdere. Tanto, il conto lo pagano i lavoratori.

Infine, la valutazione intermedia. Abbiamo ascoltato i vertici spendere parole al miele per i dipendenti, definiti il volto migliore del welfare del Paese. Poi, però, arrivano i giudizi: e piovono valutazioni di mediocrità.

Colleghe e colleghi che lavorano su programmi in fase di dismissione, e ogni giorno si spendono per i cittadini come servitori dello Stato, vengono trattati da automi “rispondenti”, alunni “bravi ma che non si applicano”.

E non è finita. Il peso delle “pagelline” cresce ulteriormente: i 42 punti non sono più parte di un do ut des con cui l’Amministrazione garantiva il riconoscimento della professionalità di tutti ai fini del differenziale. No. Diventano sistema, in palese contrasto con la stessa dichiarazione congiunta firmata da tutte le parti nell’integrativo 2024.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: lavoratori considerati scarsi, percorsi di carriera al rallentatore, corsie preferenziali riservate agli esterni.

È stato un anno nero, l’anno senza la CGIL al tavolo. L’anno in cui è mancata “per davvero” la voce di chi ogni giorno opera per il Paese.

Sarà bene ricordarlo: la scelta su che tipo di sindacato vi rappresenta non si fa una volta ogni tre anni. La fate ogni giorno.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

C’era una volta, in un tempo lontano, il Regno della Previdenza: un vasto territorio fatto di pianure verdeggianti e di terre assolate, tenute insieme da un’unica grande macchina, l’Amministrazione della Corona.

Per anni quella macchina aveva funzionato a singhiozzo. In alcune province i mercati erano fitti, le strade affollate e i bisogni dei cittadini crescevano come edera sui muri, ma gli uffici si erano progressivamente svuotati per il costo della vita. Scrivanie senza nome, sportelli ridotti, funzionari costretti a reggere il peso di tre ruoli diversi: così andava.

Altre contee resistevano, invece, alle offese del tempo e ai tagli alla spesa, custodendo organici più robusti. E qui talvolta gli emissari locali facevano anche i preziosi, si lasciavano pregare, rifiutando di ospitare chi versava in difficoltà e chiedeva un’assegnazione temporanea: “non c’è spazio”, sbottavano.

Un giorno accadde che il Governo del Regno annunciò la grande Immissione di Nuove Risorse e i sudditi delle province dagli uffici deserti tirarono un sospiro di sollievo: finalmente, pensarono, giustizia sarebbe stata fatta.

Ma quando le assegnazioni furono svelate con decreto, accadde qualcosa di inatteso. Le contee più dotate ricevettero a sorpresa nuove unità: e l’acqua fu versata dove il terreno era già umido.

Le province dagli uffici deserti si sentirono mortificate, affamate di personale e sommerse da pratiche. Allora nel Regno cominciò a serpeggiare una domanda, sussurrata prima e poi sempre più chiara: chi aveva deciso così? Era forse stato il Dicastero della Pianificazione, che tracciava mappe senza guardare il terreno? O qualcun altro aveva contato teste senza pesare carichi? E perché nessuno, tra i custodi del sistema, sembrava rispondere di quelle scelte?

Intanto, accadeva un altro fenomeno, silenzioso ma inesorabile.

Chi viveva nelle province meno ricche di personale, e si era trapiantato lì per dare una mano, era costretto a lunghi viaggi, a vite divise dai propri affetti, e iniziò a masticare amaro dopo le promesse infrante. Erano pendolari per necessità, non per scelta, ma l’Amministrazione del Regno non sembrava volersi curare di loro.

Alla prima mobilità utile, al primo viaggio verso altri regni, molti avrebbero cercato altrove ciò che la Provvidenza non aveva concesso. Col rischio di rendere le realtà meno popolate ancor più sofferenti.

E mentre il Regno scricchiolava sotto il peso delle sue incoerenze, si registrarono misteriose sparizioni.

Nei giorni delle illusioni, quando si parlava di riequilibrio, di attenzione e di futuro condiviso, erano comparsi gli Imbonitori del Regno, che distribuivano tessere come amuleti e assicuravano che tutto sarebbe stato sistemato, che bastava avere fiducia e firmare.

Ma quando le assegnazioni furono rese note e l’ingiustizia divenne evidente, gli Imbonitori sparirono come foschia. Alcuni ne sentivano ancora le voci nei corridoi, sempre più stanche e meno intense, distanti dai saloni pubblici.

Così i sudditi compresero che non solo il Regno aveva ignorato i bisogni della cittadinanza, ma anche coloro che sedendo al tavolo avevano giurato soluzioni facili avevano fatto orecchie da mercanti.

Chi tace davanti a un’ingiustizia non finisce per esserne complice? 

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

In Una poltrona per due bastava una scommessa natalizia per decidere chi dovesse salire sul treno del successo e chi finire a mendicare un dollaro in strada. Nella versione INPS, decisamente meno cinematografica ma non meno grottesca, è bastata una firma (apposta da una sola sedicente organizzazione) per blindare appena 3.400 differenziali stipendiali e lasciare a piedi altri 3.000 colleghe e colleghi, esclusi da qualsiasi riconoscimento nonostante gli sforzi profusi dal 2022 a oggi.

Parlano i freddi numeri. L’anno passato avevamo chiuso un’intesa per 5.000 differenziali, quello prima ancora per 6.061.

Quest’anno la soglia è il minimo sindacale: circa 3.000 teste, il prezzo dell’avere un tavolo di contrattazione monco.

Ma il copione non si chiude qui. Perché questo accordo non si limita a creare esclusi: ne produce di nuovi, serialmente, trascinando altri dipendenti in un vortice degno delle peggiori code al casello. 

In prima fila ci sono gli assunti del ’23, che al prossimo giro dovranno contendersi i posti disponibili con chi ha già ottenuto il differenziale prima del loro ingresso e con tutti coloro che sono rimasti fuori in questa tornata. Una competizione a imbuto, una guerra tra poveri lunga e snervante, dove i singoli avanzano a passo d’uomo e nessuno sa davvero quando arriverà a destinazione.

Nella pellicola, alla fine, il gioco viene smascherato e l’ingiustizia ribaltata. Qui, invece, il rischio è di restare intrappolati in una trama che si autoalimenta: le poltrone sono sempre meno e aumentano in maniera vertiginosa le colleghe e i colleghi rimasti in piedi, ricchi solo di promesse e chiacchiere (come avvenuto per la mobilità). 

Avremo modo e tempo di concentrarci su tutti gli aspetti del blocca carriere che mortifica chi lavora in questo Istituto: dal sistema degli incentivi alla svalutazione dello sportello da remoto, dal vergognoso aumento a regime del peso delle pagelline fino alla banalità delle dichiarazioni congiunte e delle note a verbale.

Intanto ci troviamo, al 30 dicembre, innanzi a un finale che ha poco di natalizio e nulla di equo, e che richiederebbe ben altra regia per evitare che questa storia continui a ripetersi, sempre uguale a sé stessa, sempre più nociva, e con la firma in calce dei soliti noti.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

A seguito della sottoscrizione lo scorso 9 dicembre 2025 dell’ipotesi di rinnovo del CCNL 18 maggio 2022 e come determinato dall’Attivo Nazionale unitario dello scorso 16 dicembre, vi comunichiamo la necessità di programmare nell’immediato le assemblee di consultazione di tutti le lavoratrici e lavoratori, necessarie a sciogliere la riserva sull’ipotesi di Accordo di rinnovo del CCNL unico dei servizi ambientali 18 maggio 2022, sottoscritto con Utilitalia, Cisambiente/Confindustria e le Centrali cooperative.

Ovviamente, anche in considerazione dell’alto valore politico/sindacale di questo rinnovo contrattuale, occorre fornire un’informazione molto dettagliata sugli elementi economici e normativi che hanno caratterizzato la sintesi contrattuale.

A tal proposito, vi alleghiamo un testo di sintesi dei contenuti dell’ipotesi d’Accordo in maniera tale che le assemblee potranno caratterizzarsi concretamente anche nel merito sugli istituti contrattuali rinnovati.

La consultazione dovrà comunque essere certificata, attraverso l’allegato verbale, con una chiara indicazione del numero complessivo degli addetti, dei presenti e dei votanti e con il dato numerico del voto suddiviso tra favorevoli, contrari e astenuti. La copia dei verbali, successivamente, dovrà essere inoltrata alle Segreterie Regionali che, attraverso la sintesi dei dati regionali, comunicheranno il tutto alle Strutture Nazionali.

Il percorso di consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori si dovrà concludere entro gli ultimi giorni di gennaio, affinché si possa comunicare lo scioglimento della riserva alle Associazioni datoriali entro il 31 gennaio 2026 e dar corso all’applicazione del nuovo accordo contrattuale dal 1°febbraio 2026.

L’ipotesi di rinnovo contrattuale rappresenta un valore in termini assoluti ma, in una fase particolarmente difficile per il potere di acquisto delle famiglie, consegna ai lavoratori e alle lavoratrici un importante aumento economico con un netto recupero dell’inflazione registrata in questi ultimi anni.

Il valore economico del rinnovo contrattuale si attesta su una percentuale media del +14%, con un incremento dei minimi tabellari del 12,5% per i livelli medio-alti e picchi del 15,4% per i livelli più bassi. Inoltre, il contratto nazionale unico conferma la sua tenuta al primo rinnovo contrattuale dalla sua nascita e, contestualmente, riesce a respingere definitivamente l’idea di un “mercato”, nel settore dei servizi ambientali, edificato su dumping e sul basso costo del lavoro. Contestualmente, come scelta di natura politico/sindacale, abbiamo rideterminato le posizioni parametrali e, conseguentemente, le retribuzioni dei livelli più bassi in maniera considerevole, anche attraverso l’eliminazione del livello J.

In sintesi, abbiamo confermato e rafforzato, come deciso nelle Piattaforme sindacali di rinnovo, un CCNL unico con una netta impronta industriale, nonostante le differenze economiche e gestionali tra imprese private e imprese pubbliche e tra il nord e il sud del Paese.

Tutto ciò è il valore più alto della nostra azione sindacale per il settore.

Comunque, ora, la parola spetta alle lavoratrici e ai lavoratori, coerentemente con il mandato consegnatoci anche attraverso il grande sostegno arrivato dalla straordinaria mobilitazione.

Dobbiamo nelle prossime settimane informare al meglio e raccogliere le volontà delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che rappresentiamo e ogni giorno operano per il bene della collettività.

Fraterni Saluti

FP CGIL    FIT CISL    UILTRASPORTI    FIADEL

Il giorno 27 dicembre u.s. è stata scritta la pagina più nera del nostro Istituto, perché con la riforma prevista dal ddl Foti, approvato in via definitiva, si depotenzia l’efficacia e l’efficienza della Corte dei conti.

La riforma apre spazi di discrezionalità che, nella pratica, potranno aumentare sprechi nella spesa pubblica e rischi di corruzione, indebolendo un presidio fondamentale per la trasparenza e la legalità.

Saranno previsti “sconti” del 70% sulle somme da danno erariale accertate dai PM e comunque saranno recuperate al massimo due annualità di stipendio, sancendo l’impossibilità del pieno recupero delle risorse pubbliche oggetto di cattiva gestione; oltretutto la nuova norma trova applicazione anche per i giudizi attualmente in corso.

Quindi possiamo dire con certezza che una vera e propria scure si è abbattuta sulla Corte e sulla sua funzione di garanzia e controllo sulla qualità della spesa pubblica.

Inoltre, l’art. 3 della legge, delega il Governo a legiferare per la riorganizzazione del nostro Istituto con il rischio di un forte e pericoloso riordino delle piante organiche del Personale sia amministrativo che magistratuale con una ridefinizione delle sedi territoriali.

Stante il giudizio totalmente negativo sulla legge approvata, che, analogamente alla riforma della Giustizia, ha come obiettivo la messa in discussione dell’indipendenza e della funzione di garanzia della magistratura, la FP CGIL continuerà a monitorare l’iter previsto dalla legge per scongiurare ripercussioni su tutto il Personale dell’Istituto.

Giordana Pallone               Matteo Ariano                   Susanna Di Folco
Segr.Naz. Funz.Centrali      FP Cgil Nazionale           FP Cgil Corte dei conti

« Pagina precedentePagina successiva »
X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto