Le scriventi sigle sindacali, sia firmatarie, sia non firmatarie dell’ultimo CCNL, seppur fiduciose nella volontà dell’Amministrazione di mantenere gli impegni, presi nel corso dell’ultimo incontro del 10 dicembre, volti a reperire al più presto i fondi per rinnovare per il 2026 la Polizza Kasko per i colleghi impegnati, con la propria vettura, in ispezioni, conto privato, funzioni tecniche, ecc. segnalano ulteriormente l’imminenza di tale scadenza e l’urgenza di provvedere in tal senso.

Anche prima della riforma della L. 870/86, nessuno dei nostri colleghi ha mai anticipato le spese per tale polizza assicurativa, che non è mai stata rimborsata ai lavoratori, bensì fornita dall’Amministrazione per precise previsioni normative e contrattuali (fra le ultime anche l’ art. 34 CCNL 2019-21).

Pertanto, la tesi secondo la quale tale polizza debba essere obbligatoriamente acquistata dal singolo lavoratore, in quanto inclusa nell’ omnicomprensività dei rimborsi corrisposti ai colleghi, è da considerarsi surreale come è surreale tutta l’incertezza nella quale i dipendenti MIT si trovano ad operare da due mesi.

Occorre scongiurare ogni ipotesi di danno in eventuali periodi di tempo non coperti da questo diritto e questa tutela già conquistata dai lavoratori.

Inoltre, in riferimento alle rassicurazioni ricevute, nel corso dell’ultimo incontro, dal Direttore della DGMOT, su di una serie di paletti che sarebbero stati introdotti per limitare le attività degli assistenti e rimodulare i nastri operativi in maniera più favorevole ai nostri colleghi, è doveroso, da parte delle scriventi, far notare come il DD 533 del 11.12.2025 non dia seguito a quanto paventato; pertanto sottoponiamo all’ Amministrazione le seguenti osservazioni, con l’ auspicio di giungere ad una soluzione condivisa nel corso del prossimo incontro calendarizzato per gennaio:

Nelle premesse e all’articolo 1 del decreto in oggetto si fa riferimento ai “centri autorizzati ai sensi della legge n. 870/1986”. Tale formulazione appare giuridicamente ambigua e non coerente con l’attuale assetto normativo.

Il D.M. 15 novembre 2021, n. 446, come coordinato con il D.M. 21 settembre 2023, prot. n. 237, all’articolo 1 definisce infatti:

alla lettera b), l’“autorizzazione” quale titolo giuridico di cui all’art. 105, comma 3, lett. d), del d.lgs. n. 112/1998, necessario per l’espletamento delle attività di revisione di cui all’art. 80, comma 8, del Codice della Strada sui veicoli pesanti;

alla lettera c-ter), i “centri 870” come imprese di autoriparazione autorizzate dalla Direzione Generale per la Motorizzazione ai sensi dell’art. 19 e della Tabella III, punto 3), della legge n. 870/1986, per l’espletamento delle attività di revisione dei veicoli pesanti e assimilati;

alla lettera h), l’“operatore autorizzato” come il centro di controllo privato titolare dell’autorizzazione di cui alla lettera b).

Il medesimo D.M. n. 446/2021 preannunciava inoltre l’adozione del cosiddetto “Decreto tariffe”, destinato a disciplinare sia la tariffa nazionale della revisione sia la tariffa delle ispezioni svolte dagli UMC, ai sensi dell’art. 80, commi 10 e 12, del Codice della Strada.

L’entrata in vigore del Decreto tariffe era espressamente collegata alla disciplina transitoria dei centri 870, come previsto dall’art. 19-bis del D.M. 446/2021, che consentiva ai centri 870 di continuare ad operare fino al diciottesimo mese successivo all’entrata in vigore del decreto tariffario, prevedendo modalità alternative di svolgimento dei controlli tecnici e la successiva decadenza delle autorizzazioni in assenza di adeguamento.

Ad oggi, tuttavia:

il Decreto tariffe non risulta emanato;

non risulta l’esistenza di operatori regolarmente autorizzati ai sensi della nuova disciplina;

le attività di revisione vengono svolte presso sedi tecniche autorizzate in base alle precedenti normative tecniche, dotate di attrezzature e locali ritenuti “paragonabili” a quelli degli UMC;

tali sedi sono gestite da officine di riparazione o agenzie di pratiche automobilistiche, con l’intervento di ispettori.

In questo contesto normativo e fattuale, il riferimento contenuto nel D.D. 11 dicembre 2025 n. 53 a “personale indicato dai titolari dei centri autorizzati ai sensi della legge 870/1986” risulta privo di un chiaro fondamento giuridico, non essendo oggi individuabile con certezza il soggetto giuridico cui tale espressione dovrebbe riferirsi. La medesima formulazione è ripresa all’art. 2 del decreto, che attribuisce a tali soggetti il potere di individuare e dichiarare gli assistenti tecnici, senza chiarire il rapporto tra tali “centri” e le attuali strutture operative presso cui le sedute di revisione vengono effettivamente svolte.

Da ciò discendono rilevanti criticità operative e di responsabilità.

Qualora l’assistente sia un dipendente dell’Amministrazione, lo stesso è stato sottoposto a formazione di base, appone la propria firma sul referto di revisione, come previsto dalla circolare del 27 febbraio 2017 (par. 3), ed è già stato riconosciuto un incremento del numero dei veicoli revisionabili, passato dal 25% al 33% con la recente riforma della legge n. 870/1986.

Appare invece inaccettabile che un assistente venga dichiarato “dotato di specifiche competenze per l’utilizzo delle attrezzature” su semplice indicazione di un centro 870 che, allo stato, non risulta giuridicamente esistente come operatore autorizzato ai sensi della normativa vigente. Si evidenzia inoltre che il decreto affida tale attestazione ad una autodichiarazione del soggetto privato, senza prevedere requisiti minimi, titoli abilitanti, percorsi formativi standardizzati o verifiche preventive da parte dell’Amministrazione.

Nel caso in cui l’assistente venga indicato dall’officina di riparazione o dall’agenzia di pratiche automobilistiche, si configura un evidente conflitto di interessi. Inoltre, tale soggetto potrebbe non essere adeguatamente formato né sul corretto utilizzo delle attrezzature, né sui limiti tecnici e procedurali da rispettare nello svolgimento delle operazioni di revisione.

Si rileva inoltre che l’assistente esterno non è tenuto ad apporre la propria firma sul referto di revisione. Ne consegue che l’ispettore o il funzionario che si avvale della sua collaborazione opera sotto la propria esclusiva responsabilità tecnica e giuridica. L’Allegato B del decreto conferma che l’assistente svolge funzioni meramente operative di supporto, senza alcuna assunzione di responsabilità sugli esiti delle verifiche. Si evidenzia inoltre che le operazioni di revisione dei veicoli pesanti si articolano in una sequenza tecnica ben definita e non meramente esecutiva, che comprende, tra l’altro, la corretta identificazione del veicolo mediante lettura del numero di telaio e verifica della corrispondenza con la tabella VIN, l’esecuzione delle prove strumentali sui gas di scarico mediante opacimetro, le verifiche sull’impianto di illuminazione e segnalazione visiva mediante prova fari, nonché le ulteriori misurazioni e controlli previsti dalla normativa tecnica vigente. L’utilizzo delle attrezzature di prova richiede competenze specifiche e modalità operative uniformi, poiché anche variazioni minime nell’esecuzione delle singole fasi possono incidere in modo significativo sull’esito delle verifiche.

L’affidamento di tali operazioni a un assistente esterno all’Amministrazione, non firmatario del referto e privo di responsabilità formale, comporta il rischio concreto che le prove non vengano eseguite secondo criteri omogenei e conformi alle procedure, né garantisce l’assenza di condizionamenti legati a interessi diversi da quelli pubblici. In tale assetto, l’Amministrazione si espone a potenziali profili di responsabilità e contenzioso, mentre il funzionario titolare della seduta si trova gravato di un ulteriore carico di controllo e vigilanza sull’operato dell’assistente, vanificando di fatto qualsiasi presunto beneficio in termini di efficienza e determinando un aggravio organizzativo e di responsabilità non giustificato. L’affidamento di tali operazioni a soggetti estranei all’Amministrazione, non firmatari del referto e privi di responsabilità formale, non garantisce che le prove vengano eseguite in modo corretto e conforme alle procedure, né esclude il rischio che l’operato dell’assistente possa essere condizionato da interessi diversi da quelli pubblici, con evidenti ricadute sulla imparzialità e sull’affidabilità del controllo. In tale contesto non risulta comprensibile la previsione di un incremento del numero dei veicoli revisionabili, che, anche per effetto degli arrotondamenti previsti, potrebbe passare da 24 fino a 33 veicoli, senza alcuna corrispondente assunzione di responsabilità da parte dell’assistente. A margine, si ribadisce come le attività dell’assistente esterno all’amministrazione (o aiutante), come ampiamente dimostrato, sono peggiorative ai fini dell’incremento della produttività poiché, secondo una semplice valutazione di metrica del lavoro, i tempi di dette attività si sommano a quelle del tecnico, chiamato, appunto, a doverle verificare.

È infine significativo ricordare che la circolare del 27 febbraio 2017, prot. RU/4791, è stata sospesa (ad eccezione del paragrafo 2 relativo al nastro operativo, applicato fino al 30 ottobre 2025) con circolare del 25 maggio 2017, prot. RU/11423. Tale circolare prevedeva che una parte rilevante dei controlli di cui alla direttiva 2014/45/UE, individuati nella colonna D dell’Allegato 2 come “controlli visivi con mano d’opera effettuabili solo da officina”, fosse certificata direttamente dalle officine di riparazione mediante apposita attestazione.

Le forti proteste degli operatori del settore, che non intendevano assumersi responsabilità tecniche e giuridiche proprie dell’Amministrazione, portarono alla sospensione della circolare. La riproposizione, seppur parziale, di tale impianto attraverso il decreto in oggetto appare quindi criticabile sotto il profilo della coerenza normativa, della tutela dell’imparzialità dell’azione amministrativa e della corretta attribuzione delle responsabilità.

Qualora l’Amministrazione ritenga che il compito degli aiutanti non sia quello di effettuare misurazioni e controlli in autonomia ma semplicemente quello di aiutare il tecnico nella effettuazione delle prove, spostando le attrezzature, inserendo la sonda ecc. non si può ritenere che tale aiuto giustifichi l’aumento del numero di veicoli da revisionare in quanto l’effettuazione delle prove richiede comunque la presenza del tecnico che sovrintende che le prove siano effettuare regolarmente come, ad esempio, l’allineamento corretto del prova-fari rispetto al veicolo, il rispetto della distanza del fonometro dal veicolo, il corretto inserimento della sonda dell’analizzatore o opacimetro nello scarico e il rispetto del numero di giri del motore. Si fa presente, inoltre, che già attualmente le prove vengono effettuate con l’ausilio di personale dell’officina e che i tempi indicati sono appena sufficienti all’effettuazione delle prove. Peraltro, non è chiaro quale sia il ruolo dell’aiutante qualora si tratti di revisionare rimorchi e semirimorchi visto che per questa tipologia di veicoli non sono previste prove strumentali del tipo sopra specificato.

Di temi da affrontare e modifiche da apportare ce ne sono tanti; l’occasione è gradita anche per fare un ulteriore appello alle altre OO.SS. del nostro dicastero, affinchè convergano con le scriventi, per giungere ad una difesa unitaria degli interessi e delle condizioni minime di sicurezza e di gratificazione dei nostri colleghi.

FP CGIL            UIL PA             FLP               USB PI

Gianfreda          Triolo               Caiazza          Conti

Sabbatella         Lobrisco          Campopiano

Maugeri            Rignanese

Statello

Si sta per chiudere un anno impegnativo, in cui non sono mancate mobilitazioni e lotte: un anno che stava per chiudersi con un vero e proprio “pacco” di Natale (la chiusura dell’INL e il suo rientro al Ministero) giusto mentre chiedevamo, assieme ad altre sigle, ulteriori azioni per rafforzare questo Ente e le sue attività.


Purtroppo, la legge di bilancio frettolosamente approvata in Parlamento non sembra prevedere la norma sul benessere organizzativo, che ci era stata assicurata come cosa certa dai rappresentanti del Ministero.

Cosa succederà ora? Temiamo di essere facili profeti nel prevedere che questo comporterà la probabilità, se non la certezza, di perdere decine e decine di funzionari di recente assunzione, in cerca di posti con un migliore equilibrio tra responsabilità e stipendio.

Così si vanificheranno gli ultimi concorsi effettuati, con conseguente spreco di risorse pubbliche. Il tanto sbandierato rafforzamento dell’Ispettorato rischia di apparire come una fatica di Sisifo, come l’ennesimo modo con cui non si vuole far decollare l’ente e le sue attività, per non disturbare chi produce ricchezza.


Rispetto a questo, sia chiaro che non staremo zitti e buoni, ma continueremo testardamente a chiedere che l’INL sia reso realmente attrattivo e quindi nuove mobilitazioni ci attendono nel 2026, se resteremo senza risposte adeguate.


Aspettiamo di vedere nel concreto cosa ci riserva la riorganizzazione dell’Ente, che per il momento non sembra avere una visione complessiva di fondo. In particolare, riteniamo che la domanda cui la riorganizzazione dovrebbe rispondere è: si riuscirà in questo modo a rendere più efficiente l’INL nelle sue attività interne ed esterne? Vedremo, ma intanto vogliamo lanciare un alert altissimo in particolare sull’informatizzazione delle varie attività, che stenta ancora a decollare. Crediamo che attraverso una robusta informatizzazione si potranno ridurre gli adempimenti a carico del personale e snellire le attività, ma tutto questo stenta ancora a vedersi. Ci auguriamo che finalmente il 2026 possa essere l’anno della svolta. Aspettiamo il software per l’elaborazione delle buste paga, il software per il processo legale e contenzioso, l’inserimento delle ulteriori attività mancanti nella vigilanza, la creazione di una agenda appuntamenti (che chiediamo da anni per gestire in modo omogeneo e ordinato le richieste della cittadinanza).


Nel frattempo, sono partite le trattative per il nuovo CCNL 2025-27, che riprenderanno a gennaio. Come FP CGIL, continuiamo a essere convinti di aver fatto bene a non aver firmato il CCNL 2022-24 e ad aver rivendicato la dignità dei lavoratori pubblici, che non possono essere usati come strumento per la riduzione programmata del potere di acquisto. Per questo, continueremo a rivendicare il ruolo del lavoro pubblico e la necessità di un suo rilancio.


Insomma, anche nel 2026 continueremo a esserci e ad essere sindacato per davvero.
Auguri di buon anno a tutte e a tutti e che sia realmente un anno nuovo!

Coordinatore nazionale FP CGIL – INL

Matteo Ariano

Siamo arrivati al 29 dicembre e i lavoratori dell’INPS si pongono, oggi più che mai, due domande fondamentali.

1)  Saranno garantiti i differenziali ai semila dipendentiI che attendono ancora di essere collocati nel nuovo ordinamento, oppure le organizzazioni sindacali che siedono al tavolo negoziale accetteranno una gestione che crea figli e figliastri?

2)  Il Consiglio di Amministrazione del 30 dicembre rivedrà il proprio orientamento sulla mobilità inter – enti oppure le stesse organizzazioni rinunceranno a correggere una traiettoria che rischia di penalizzare il personale interno, consentendo che i posti al Sud vengano assegnati prioritariamente a lavoratori esterni all’Istituto?

Si tratta di questioni che investono direttamente l’Amministrazione, ma che esercitano una pressione ancora maggiore sulle organizzazioni che hanno sottoscritto il CCNL. 

Perché qui siamo di fronte a una duplice potenziale discriminazione: la prima incide sui percorsi di carriera; la seconda colpisce situazioni di fragilità personale e familiare, che costringono molti dipendenti a un pendolarismo forzato.

Queste domande non possono restare inevase. Il silenzio, infatti, è già una risposta: è disinteresse, è acquiescenza.

La FP CGIL continua a rivendicare con forza che nessuno venga lasciato indietro e che non si assumano decisioni che, con assoluta certezza, pregiudicheranno la carriera di troppi lavoratori.

Il contratto firmato a luglio si sta rivelando un accordo debole che, se confermato, costituirà un ostacolo concreto per diversi profili professionali: già dal prossimo anno vi saranno dipendenti che accederanno al secondo differenziale mentre altri resteranno esclusi, senza reali prospettive.

Allo stesso modo, la FP CGIL chiede, ad oggi in solitudine, una revisione della delibera n. 250/2025 del CdA. È inaccettabile che il destino dell’Istituto venga deciso senza alcun confronto sindacale sulle assegnazioni dei lavoratori e con l’introduzione di una corsia preferenziale verso il Mezzogiorno per il personale proveniente da altri Enti, a scapito delle sedi sguarnite del Nord.

Trasparenza, equità e tutela del lavoro pubblico non sono slogan, ma responsabilità precise. 

Chi rappresenta i lavoratori ha il dovere di esercitarle fino in fondo, senza ambiguità e senza silenzi. La FP CGIL continuerà a farlo, anche quando questo significa essere l’unica voce a chiedere giustizia e coerenza.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Al Segretario generale Pres. Franco Massi

Ai Vice Segretari generali Ai Dirigenti generali

Al Dirigente del Saur del Molise e p.c. All’Ufficio Relazioni Sindacali

Al Personale della Corte dei conti

Oggetto: Incendio Sede regionale Corte dei conti del Molise – Campobasso.

Apprendiamo dal Personale in servizio presso la sede regionale della Corte dei conti per il Molise – Campobasso, che il giorno lunedì 22 dicembre alle ore 8,30 circa, si è innescato un principio di incendio, a causa di un corto circuito di un quadro elettrico, il quale ha generato del fumo all’interno dell’intero stabile.

Siamo solidali e vicini a tutto il Personale coinvolto che, da quanto a conoscenza della scrivente Organizzazione Sindacale, non ha riportato gravi conseguenze, grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine e del personale del 118.

La sede è stata dichiarata inagibile e dalle informazioni assunte lo sarà per un tempo presumibilmente lungo.

Pertanto, chiediamo che tutto il Personale della sede di Campobasso sia posto in lavoro agile, in deroga ai criteri della prevalenza in presenza, fin dal 22 dicembre u.s., giorno dell’evento.

Si rimane in attesa di un urgente riscontro e si coglie l’occasione per inviare i nostri più sentiti auguri di buone feste.

FP CGIL CORTE DEI CONTI

Susanna Di Folco

L’anno che sta per concludersi si trascina dietro di sé tutta una serie di risultati raggiunti grazie al lavoro di coesione che negli anni siamo stati tutti quanti in grado di mettere in campo.

Partendo dai differenziali 2024, che ricordiamo chiudono il cerchio virtuoso avviato con il CIE normativo 2019/2021, fino ad arrivare al percorso di lotta per la stabilizzazione del personale sanitario assunto a tempo determinato.

Nel mezzo, tanti temi delicati che hanno visto l’adozione, o proposta di adozione, da parte dell’Amministrazione, di provvedimenti che sembrerebbero aver perso quella necessità di tenere insieme principi come la prossimità dei servizi (e quindi il mantenimento e la funzionalità degli stessi) e il rispetto delle regole (legislative e contrattuali), segnando uno sbilanciamento fin troppo evidente e poco rispettoso dei colleghi tutti.

A tal proposito, vorremmo riprendere un importante passaggio di un’intervista rilasciata dal Direttore Generale durante una visita a Napoli: “Le periferie esistenziali sono, come affermava Papa Francesco, le più difficili da combattere e lì l’Inail deve esserci”.

Prossimità, tutela dei diritti dei cittadini attraverso il mantenimento dei servizi, legalità, sono principi che si stanno, piano piano, perdendo. Ed è qui che tutti noi dovremmo fermarci e riflettere e iniziare a pensare che se abbiamo veramente un ruolo importante è proprio quello di trasmettere anche al nostro interno i valori e l’importanza dell’Istituto e della sua funzione sociale, soprattutto a chi inizia o ha iniziato da pochissimo il suo cammino in INAIL.

Noi non siamo una PA come tutte le altre, in ragione del nostro contributo diretto, immediato alla realizzazione dei principi fondamentali di cui all’art. 2 sulla garanzia dei diritti inviolabili dell’individuo e l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, nonché dell’art. 3 sulla pari dignità sociale e la rimozione degli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana e all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Si continua quotidianamente a piangere omicidi sul lavoro, stragi umane, noi oggi ci siamo e dobbiamo continuare ad esserci FISICAMENTE.

Ciò che rappresentiamo per quelle famiglie, in quei momenti drammatici,

non potrà mai essere sostituito o trasferito con un algoritmo…MAI!

Come ha ricordato di recente il Presidente Emerito della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, la Costituzione va attuata fino in fondo per essere una Costituzione dei poveri, dei non rappresentati.

Buon Natale a tutte/i…che il nuovo anno porti qualche certezza in più!

Il Coordinatore Nazionale FP CGIL INAIL

Alessio Mercanti

CARO BABBO NATALE ….. ……

ti scriviamo questa letterina per parlarti dei doni che sicuramente NON troveremo sotto l’albero quest’anno .

Infatti, NON troveremo l’Art.7 2024 e il Fondo risorse decentrate 2024 partiti per un lungo viaggio presso gli organi di controllo e persi nel buio della ragione senza che nessuno dei padri firmatari si sia preoccupato di cercarli.

NON troveremo le progressioni economiche orizzontali che sarebbero dovute attivare entro il 2025 secondo le promesse dei firmaioli, ma che, secondo quanto tronfiamente comunicato, riguarderanno soltanto il 30 % delle lavoratrici e dei lavoratori ma con decorrenza 1.01.2025. Dunque, oltre il danno, la beffa .

Nel 2026 il 70 % delle lavoratrici e dei lavoratori non avrà alcuna progressione economica, che farà il paio con la deludente progressione verticale dello scorso anno .

NON troveremo sicuramente le posizioni organizzative per i funzionari, rimandate a data da destinarsi dopo averle sbandierate ai quattro venti ; forse per non urtare la sensibilità degli assistenti per i quali NON sono state previste le indennità di accresciute responsabilità .

Le lavoratrici e i lavoratori a convenzione delle strutture sanitarie SASN, NON troveranno il rinnovo del loro ACN nonostante sia stato sottoscritto dieci mesi fa .

Purtroppo, però, sotto l’albero di Natale sette lavoratori Tecnici della Prevenzione troveranno PER LA SECONDA VOLTA il licenziamento e dal 1 gennaio 2026 staranno a casa .

Dunque, cosa troveremo sotto l’albero delle lavoratrici e dei lavoratori delle aree funzionali del Ministero della Salute ?

Il solito sacco di frottole, ben colorate e impacchettate dai firmaioli, con un bellissimo dolce di storie appassionanti, ma dove il lavoratore pubblico lo prende sempre nello stesso posto.

Tutti sfavillanti PACCHI confezionati dal governo (vedi pensioni) con la complicità dei firmaioli .

L’UNICA COSA SINCERA E VERA SONO GLI AUGURI DI SERENE FESTIVITÀ DA PARTE DI TUTTA LA FP CGIL, CHE VI VENGONO OFFERTI IN QUESTO PERIODO BUIO DOVE UN CANNONE VALE PIÙ DI UN OSPEDALE .

BUON NATALE E FELICE 2026

Al Direttore Generale di Persociv

Dott.ssa Maria De Paolis

Oggetto : modifica circolare 65610 /23

La scrivente O.S., vista la recente ordinanza n° 25525/2025 della Corte di Cassazione, che conferma l’orientamento consolidato espresso dalla medesima Suprema Corte (cfr., da ultimo, Cass. n. 22478 dell’8.8.2024, Cass. n. 32113 del 19.10.2022 e Cass. n. 5547 dell’1.3.2021), riguardante il diritto al BUONO PASTO, chiede che venga modificata in via urgente la circolare di Persociv n° 65610 del 06/10/2023 nel punto 5, riguardante il riconoscimento del buono pasto per il personale che svolge 6 ore di lavoro ordinario, considerato che tale articolo riporta erroneamente che per aver diritto al buono pasto si devono effettuare oltre l’orario di servizio almeno 3 ore di straordinario o di recupero di debito orario.

Marco Campochiaro

Coordinatore FP CGIL Nazionale per il Ministero della difesa

Come ogni anno, in questi giorni, facciamo un po’ di bilanci per poter meglio declinare i programmi per il futuro. Un anno che si è aperto con la non sottoscrizione del CCNL e tutta la diatriba che ci ha visti lontani dai tavoli di contrattazione, ma ancora più presenti sul territorio. 

Con le elezioni RSU e la misurazione della rappresentatività è stata confermata la nostra presenza nel MIT che ci ha confermati come il primo sindacato e quello che cresce in modo più esponenziale negli ultimi anni. Il risultato appare ancora più positivo se rapportato a quello delle altre sigle, alcune in forte ribasso.

Molto di ciò che è stato fatto nel corso del 2025 era stato già programmato nell’anno precedente, come l’attribuzione dei differenziali, per cui le sigle firmatarie hanno solo modificato parte dei criteri, il bando delle EP rivolto all’esterno per 105 posti, ancora fermo a causa dei ricorsi perché non è stato adeguatamente valorizzata l’esperienza maturata all’interno dell’amministrazione, e quello per 5 interni pubblicato da qualche giorno. Come FP CGIL ribadiamo che la valorizzazione del personale interno è la nostra priorità, lo abbiamo sempre sostenuto chiedendo e ottenendo, negli scorsi anni, le progressioni verticali sia ordinarie che in deroga. E quindi anche per le nuove assunzioni torneremo a chiedere la programmazione di nuove progressioni verticali.

Per l’attribuzione dei differenziali sarà necessario implementare il fondo con nuove risorse, come nel 2021, quando il Ministro Giovannini con il DL 121 determinò l’incremento del fondo per otto milioni di euro che ci hanno consentito, non solo le progressioni orizzontali, ma anche il ripristino delle posizioni organizzative e l’introduzione dell’istituto delle specifiche responsabilità e portando, dopo anni, la produttività dei lavoratori del MIT ad un importo superiore ai mille euro annuali.

Nel corso del prossimo anno, sarà finalmente oggetto di revisione il sistema di valutazione che abbiamo sempre contestato, sia per le ricadute negative sul personale delle aree che sulla stessa dirigenza. 

Ancora due sono i temi importanti ancora in itinere:

-il regolamento degli incentivi tecnici che è ancora al vaglio dell’IGOP e della Funzione Pubblica, nonostante sia stato, già da tempo, oggetto di confronto sindacale;

-la revisione della L.870/86 che è ancora oggetto di discussione perché, nonostante la pubblicazione della norma e dei decreti attuativi, ancora troppi sono i punti che differiscono da quanto era stato concordato al tavolo tecnico. Tante sono state le interlocuzioni con l’amministrazione e tanto si è fatto al tavolo tecnico, ma, trattandosi della modifica di una norma che vige da oltre trent’anni, per arrivare alla migliore definizione possibile, sarà necessario ancora essere più presenti e sostenere le nostre richieste.

Con l’apertura, il 3 dicembre scorso, del tavolo per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali è stata avviata una nuova stagione contrattuale che si prefigge la chiusura del contratto durante la sua vigenza, ma che presenta l’incognita sulla tenuta delle retribuzioni al mutare degli scenari inflattivi del periodo di riferimento.

Tanto è stato fatto ma tanto c’è ancora da fare! Anche in questi giorni, nonostante le feste, saremo al lavoro per accelerare la correzione della riforma della L. 870. Per il momento vi auguriamo di trascorrere un sereno Natale e che il 2026 sia un anno felice per tutti noi!

Un caro saluto.

FP CGIL

Luigi Gianfreda – Carmen Sabbatella

A ridosso dell’anno nuovo, le lavoratrici e i lavoratori dell’INPS stanno ricevendo un regalo tanto ambito quanto inaspettato: la pagellina di metà anno.

No, non avete letto male: Natale è dietro l’angolo, Michael Bublé impera nelle radio, ma soltanto ora stanno arrivando le cosiddette valutazioni intermedie, in evidente sfregio al calendario gregoriano.

Un fatto non inedito nella storia dell’Istituto, ma non per questo meno paradossale.

Se fosse soltanto una questione di disallineamento, tuttavia, potremmo anche soprassedere.

Il problema è che quanto viene rappresentato dalle sedi assume contorni decisamente grotteschi.

  • Da un lato persiste la tentazione di attribuire un voto basso a metà anno, con l’intento dichiarato di “dimostrare” successivi margini di miglioramento della risorsa (spoiler: non funziona così; l’unico risultato concreto che si raggiunge è la frustrazione e la rabbia di chi si impegna tutto l’anno e a dicembre si vede assegnare una valutazione bassa);

  • dall’altro constatiamo come, nella stragrande maggioranza dei casi, non si siano svolti quei colloqui intermedi su cui pure l’Amministrazione si era tanto prodigata nel confronto sulla performance individuale. Momenti in cui si sarebbe dovuto valorizzare il feedback, per fare percepire il giudizio non come uno strumento punitivo ma come una leva di miglioramento.

Basta? No, perché a generare confusione si è messo anche un nuovo sistema di classificazione (e anche questo lo avevamo anticipato…): superando la logica matematica dei voti da 1 a 7, non viene scalfita la natura verticistica del giudizio.

Oggi, chi si colloca intorno al valore 100 viene considerato “in linea con le aspettative”, o per usare la neolingua – pardon, la nuova terminologia – “rispondente”, manco fosse un automa.

In altri termini, un collaboratore che “fa il suo” e nulla più.

Una definizione che ha già generato diffusi malumori. E tutto questo avviene quando siamo ancora lontani dalla valutazione definitiva, quella che avrà un impatto diretto sui differenziali.

L’Amministrazione avrà il buonsenso di correggere la traiettoria?

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Nelle scorse settimane abbiamo indetto stato di agitazione e avviato un ciclo di assemblee sui territori, per chiedere la stabilizzazione dei funzionari PNRR dell’Ufficio Per il Processo.

Finalmente, qualcosa sembra muoversi: sembrerebbe, infatti, vi sia un emendamento di maggioranza alla legge di bilancio che prevede modifiche di rilievo all’art. 16 bis, comma 2, del DL 80/2021.

Più precisamente, si ridurrebbe da ventiquattro a dodici mesi il periodo minimo necessario per la stabilizzazione del personale. Completata la procedura di stabilizzazione attraverso una procedura di selezione comparativa, le graduatorie formatesi saranno utilizzabili per lo scorrimento anche da parte di altre Amministrazioni.

La stabilizzazione all’interno della Giustizia Amministrativa potrà avvenire anche in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali.

Aspettiamo ora di verificare se tutto l’iter legato all’emendamento sarà positivo, ma un primo passo sembra essere stato compiuto e riteniamo sia merito della mobilitazione che, come FP CGIL, abbiamo attivato.

Sia chiaro: non abbassiamo affatto l’attenzione su un tema così delicato e per questo nelle prossime settimane chiederemo un nuovo incontro ai vertici della Giustizia Amministrativa per capire quali siano le loro intenzioni e come intendano muoversi per la “selezione comparativa”, quali siano i criteri e le sedi coinvolte in prima battuta nella stabilizzazione che, ripetiamo, dovrà riguardare tutti.

Coordinatrice nazionale FP CGIL Giustizia

Amministrativa

FP CGIL Nazionale

Maria Paola Lo Monaco

Matteo Ariano

Pubblichiamo i testi dell’ Ipotesi CCNL personale non dirigente 2022/2025 Sport e Salute e delle Federazioni sportive nazionali e della preintesa del personale dirigente.

 

 

 

 

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