In data 15/12/2025 si è tenuto l’incontro tra ADM e OO.SS. Nazionali avente ad oggetto il monitoraggio sulle criticità collegate alla riorganizzazione.
In premessa l’Amministrazione ha tenuto a precisare che il confronto era incentrato su criticità di carattere tecnico informatico e riferito ancora alla sperimentazione dell’Emilia Romagna e Marche.
Come FPCGIL abbiamo invece ritenuto opportuno, seppur partendo dalle criticità di Emilia Romagna e Marche in parte non ancora superate, indicare già da ora alcune questioni che si sono evidenziate e confermate con l’attivazione sul territorio nazionale della Riorganizzazione di ADM con l’intento di mettere in atto un cronoprogramma per argomento volto alla sua soluzione o superamento della criticità.
Come FPCGIL abbiamo ritenuto rappresentare 2 principi cardini che devono a nostro avviso essere immediatamente approfonditi ovvero:
la specificazione e definizione chiara dei processi lavorativi tra Ufficio Tecnico delle DT e degli UADM
un monitoraggio sulla situazione logistica strutturale delle sedi in funzione di una organica allocazione delle attività sulla base dei nuovi processi lavorativi.
In merito al primo punto abbiamo evidenziato che a tutt’oggi ancora in Emilia Romagna e Marche e di conseguenza in tutte le DT dal 1 novembre le procedure autorizzative che sarebbero passate in DT di fatto sono trattate, dopo l’attivazione della fase istruttoria, dagli UADM che restituisce poi alla DT la relazione finale da cui viene redatta solo la determina autorizzativa.
Questo modus operandi, che tra l’altro risulta differentemente applicato tra le varie DT, non è in linea con lo spirito iniziale della nuova riforma organizzativa e a nostro avviso nei prossimi primi mesi del nuovo anno dovrebbe essere oggetto di studio e corretta.
Nello specifico abbiamo anche richiesto di riaccorpare a livello regionale nell’Ufficio Tecnico delle DT tutte le ex attività dei MONOPOLI lasciando agli UADM solo la parte dei controlli Monopoli presso gli operatori collegati agli obbiettivi di Convenzione.
Questa soluzione eviterebbe una dispersione di risorse e di professionalità in questa prima fase applicativa.
Altrettanta riflessione, magari con una modalità di correttivo diverso, crediamo sia necessaria sulle attività autorizzative dei settori Dogane e Accise.
Sulla questione logistico strutturale abbiamo proposto di effettuare un monitoraggio di come si è proceduto nei territori a riallocare le attività e le risorse umane per verificare, anche in una prospettiva di allargamento delle dotazioni organiche, la fattibilità e funzionalità dei siti attuali .
Abbiamo poi dato atto positivamente che la sperimentazione ha fatto sì che alcune criticità sorte in Emilia Romagna e Marche non si ripetessero il 1 novembre con particolare riferimento al settore informatico e di sistema, anche se abbiamo rappresentato forti criticità in quanto ad oggi non sono ancora attive le caselle di posta elettronica di molte Sezioni con un aggravio di lavoro in particolare negli Uffici grandi.
Come FPCGIL abbiamo inoltre rappresentato che aver voluto ostinatamente avviare la fase organizzativa senza aver completato l’assetto con l’individuazione certa di P.O. e delle ulteriori articolazioni interne e senza una più chiara definizione delle declaratorie ha portato, ancora oggi, ad appesantimenti organizzativi e una ricaduta in termini di responsabilità addossata alla buona volontà di tante lavoratrici e lavoratori di ADM.
Abbiamo inoltre colto l’occasione per riportare l’attenzione alla ridefinizione di alcune posizioni dirigenziali e alla loro pesatura oltre a rivedere il declassamento di alcuni Uffici strategici prima dirigenziali (vedi Reggio Emilia, Ferrara, Pordenone, Arezzo, L’Aquila) con, di contro, l’attivazione di Uffici che a due mesi di distanza si stanno già evidenziando di poca utilità.
Infine abbiamo richiesto che venissero chiariti gli obbiettivi consuntivanti dei primi 10 mesi e degli ultimi 2 con un intervento, dove necessario, dí neutralizzare parte degli obbiettivi o di prevedere una riassegnazione degli stessi.
Non vorremmo infatti che oltre a subire una Riorganizzazione che i dipendenti non hanno chiesto, alla fine ci fosse anche la beffa che in alcune Uffici non si raggiungano gli obbiettivi con tutto ciò che ne consegue anche in termini di perdita di salario accessorio collegato.
Infine abbiamo chiesto conferma di possibili emendamenti sia per quanto attiene un finanziamento a fronte della maggiorazione di spesa previsto nell’Accordo delle PO e sia sulla vertenza Fisco.
Al riguardo l’Amministrazione ha confermato un impegno da parte dell’Agenzia a presentare proposte di emendamenti in Legge di Bilancio rispetto alla richiesta fatta dalla FPCGIL e da altre sigle sindacali.
Verificheremo nei prossimi giorni la fattibilità degli impegni presi dall’Amministrazione a fronte delle nostre richieste.
A fronte di tutte le richieste che come FPCGIL abbiamo posto sul tavolo, prendiamo atto però che l’Agenzia ha deciso di non voler affrontare nell’immediatezza queste problematiche in quanto ritiene di dover intervenire prima sui piccoli problemi tecnici e informatici per poi in un secondo momento occuparsi delle altre questioni di macro organizzazione, della serie che ci occuperemo dei problemi quando oramai “i buoi sono scappati dal recinto” e i lavoratori nel frattempo ci “hanno messo una pezza”.
Non pretendiamo che dall’oggi al domani si risolvano i problemi, ma siamo convinti che un percorso condiviso che nei prossimi mesi poteva intervenire per superare criticità organizzative senza snaturare il nuovo assetto sarebbe stata una strada percorribile e necessaria.
A seguire si è tenuta la trattativa sui Fondi del personale anno 2024 a cui, per effetto della mancata firma del CCNL in coerenza con quanto sempre rivendicato, la CGIL non è stata invitata.
Senza entrare nel merito della discussione che ci risulta essere stata accesa e contesa tra le OO.SS. Firmatarie, è stato sottoscritto l’Accordo che porterà, probabilmente nella primavera 2026, dopo che gli organi di controllo hanno dato il via libera, alla distribuzione ai lavoratori ADM di € 4780 lordi medi cadauno di performance organizzativa anno 2024 oltre al pagamento delle indennità di legge (disagiata, confine, IDR , rischio) e all’attivazione delle trattative per il budget di sede 2024 con il riconoscimento anche di specifiche attività, argomento che come abbiamo già detto come FPCGIL dovrà essere oggetto di approfondimento in un nuovo CCNI aziendale per modernizzarle e renderle più attuali.
Infine abbiamo notizia che a fronte della richiesta recentemente riformalizzata dalla FPCGIL, unitamente a USB e UIL, per la redistribuzione delle somme di salario accessorio che per varie motivazioni non sono state distribuite negli anni addietro, si potrebbero vedere riconoscere queste somme alle lavoratrici e ai lavoratori ADM già nei primi mesi del prossimo anno.
Attendiamo gli aggiornamenti sull’iter avviato dall’Agenzia.
Alleghiamo l’Accordo Fondo 2024 e l’Accordo di riparto delle somme di budget di sede 2024
Il Coordinatore Nazionale
Agenzia delle Dogane FP CGIL
Florindo Iervolino
Nella mattinata del 19 novembre 2024 si è svolto al MUR l’incontro tra l’amministrazione (presenti il Direttore Generale Dott. Emanuele Fidora e il Dott. Maurizio Trimaldi), le OO.SS e la RSU del MUR.
La riunione aveva all’ordine del giorno:
FRD annualità 2024
Progressioni economiche
Posizioni organizzative
Regolamentò identità alias
L’amministrazione ha premesso che la costituzione del fondo è stata certificata, consentendo finalmente all’emanazione della proposta di accordo per l’FRD 2024 senza rischiare idi incorrere in possibili rilevi di irregolarità rispetto alla quantificazione delle risorse disponibili.
L’accordo proposto è identico rispetto a quello del 2023 , tranne che per gli importi utilizzabili per la retribuzione dlela performance, che ammontano a 2.205.064,78 totali, con una media di 10.000 euro lordi per lavoratore con valutazione positiva. Rispetto all’anno scorso, non è stata modificata neanche la platea dei beneficiari della quota dedicata alle migliori performance, che risulta essere ben il 20% del personale, cui saranno attribuiti circa 1000 euro lordi in più.
Questa decisione è assunta positivamente per l’accordo FRD 23 a causa dell’esigenza di trovare una soluzione rapida rispetto alle censure sollevate dagli organi di controllo, che avevano comportato un clamoroso ritardo nell’iter di approvazione dell’accordo. Quest’anno, pur comprendendo le esigenze di conclusione celere dell’iter, abbiamo ritenuto di porre l’accento sulla non equità della misura proposta: è noto che la valutazione del personale non subisce variazioni nel corso degli anni.
Temiamo, quindi, che i due requisiti della valutazione massima per l’anno di riferimento e per i tre anni precedenti, siano appannaggio sempre degli stessi lavoratori, determinando una mancanza di rotazione nell’attribuzione del premio, non giustificata da criteri di puro merito, ma da prassi difficili da scardinare.
A questo proposito, la rappresentanza FP CGIL verificherà chi siano i beneficiari della quota premiale negli ultimi tre anni, mai resa nota alla platea dei lavoratori, in violazione al basilare principio di trasparenza amministrativa, e palesa il proprio parere negativo rispetto alla quota di beneficiari, come proposta dall’amministrazione.
Le eccezioni proposte dalla rappresentanza FP CGIL non sono state putroppo condivise dalla maggioranza dell’RSU che, insieme alle OOSS firmatarie, ha espresso parere favorevole rispetto al testo: si prospetta un accordo che renderà impossibile per molti lavoratori ad aspirare alla quota premiale, pur avendo ottenuto al massima valutazione per il 2024, subendo invece una non irrilevante diminuzione della retribuzione della performance, in ossequio ad un’esigenza di celerità che come abbiamo potuto osservare negli anni, rimane, nei fatti, un obiettivo aleatorio.
Anche per quanto riguarda l’attribuzione dei differenziali economici (PEO) si è proposto un testo identico nei principi a quello relativo alle progressioni 2024, essendo necessario per attivare le progressioni per l’anno corrente, pubblicare il bando entro il 31 dicembre 2025 ed evitare segnalazioni da parte degli organi di controllo. Si è evidenziato da parte della rappresentanza FP CGIL l’opportunità di ampliare i requisiti di partecipazione al bando anche per i lavoratori che abbiano maturato “almeno 2 anni di servizio nella medesima area nei ruoli del MUR, ex-MIUR, ex-MURST, ex-MPI” e non 3 come da accordo proposto, per rendere più ampio il bacino dei beneficiari e cercare di coinvolgere colleghi neoassunti nella procedura. Si evidenzia che tale modifica non poteva dar luogo a censure da parte degli organi di controllo perché espressamente prevista dalla contrattazione collettiva, ma non è stata accolta da RSU e OOSS firmatarie, che hanno approvato senza variazioni sostanziali il testo proposto.
L’amministrazione ha proposto l’istituzione di posizioni organizzative a valere sul FRD del 2025, ma il dibattito è stato iniziale e non approfondito in questa sede.
Ci si riserva di affrontare la questione dopo una più attenta analisi dell’istituto, che è una realtà inedita per il Mur. Sarà necessario, infatti, non solo concordare la modalità di accesso alle posizioni, ma anche le mansioni e responsabilità specifiche di questa figura in seno al Ministero. La stessa Amministrazione rinvia la discussione e
l’elaborazione della proposta a un momento successivo, pur proponendo l’individuazione di almeno un funzionario per uffici, per un totale di 40 lavoratori coinvolte dalla misura.
La circolare sull’identità alias sembra aver superato le criticità della prima stesura e recepito le indicazioni proposte dal CUG e dall’OIV; si prende atto della presa in carico dell’amministrazione di questa delicata tematica, pur con un ritardo che non si può non evidenziare.
Varie ed eventuali
Regolamento lavoro agile
Da parte delle OOSS e dell’RSU si è unitariamente sollevato il problema della revisione del regolamento sul lavoro agile, le cui rigidità e criticità sono ben note e portate da anni sui tavoli di confronto. Con grande delusione e stupore, condiviso da tutte le parti sociali, l’amministrazione ha comunicato che la questione non è all’ordine del giorno, ritenendo il regolamento attuale la migliore soluzione possibile per la gestione del lavoro agile. Anche per quanto riguarda l’approvazione del CCNI che dovrebbe disciplinare, secondo quanto previsto dal CCNL, le ulteriori categorie di lavoratori beneficiari di un ampliamento del lavoro agile, si registra il totale disinteresse dell’amministrazione a finalizzare l’accordo già discusso e dibattuto con le parti sociali.
Dal tavolo è emersa l’ottima proposta di derogare al principio di prevalenza del lavoro in presenza almeno per il periodo delle festività natalizie, proposta che sembra essere stata accolta dall’amministrazione: si è sollecitato, a proposito, il rapido invio di una circolare, necessaria a rendere concreta questa possibilità ai lavoratori che si sposteranno nel periodo natalizio.
Su questo tema, rispetto al quale FP CGIL ha già attivato un ricorso presso il giudice del lavoro da parte di diversi iscritti, l’amministrazione ha comunicato che si terrà un confronto con l’ARAN il giorno 7 gennaio p.v., che possa offrire una possibile soluzione capace di estendere il beneficio a tutti i lavoratori e assicurarlo aglia attuali beneficiari per il futuro.
Questi confronti, tuttavia, sono stati già fatti negli anni senza esito positivo e quindi non si può che esprimere un certo scetticismo sul tema; l’amministrazione, inoltre, ha conferma che il vertice politico non ha avviato nessuna iniziativa legislativa al fine di risolvere la problematica, attraverso una norma interpretativa ad hoc.
L’amministrazione conferma che è in fase conclusiva l’individuazione dei direttori generali; per quanto riguarda le assunzioni dei lavoratori, sono state previste le assunzioni di 100 funzionari (85 amministrativi, 10 informatici e 5 specializzati in comunicazione), oltre a 32 funzionari contabili, che verranno selezionati con altra procedura.
La riunione non sembra essere pienamente soddisfacente rispetto alle soluzioni prospettate; l’auspicio è di avere almeno una rapida distribuzione dell’FRD 2024, come l’effettiva implementazione del bando PEO per il 2025, e che siano trattate le altre questioni aperte con maggiore consapevolezza ed efficacia dall’amministrazione.
Coordinamento nazionale FP CGIL
Carmen Di Santo
Prima avevano promesso il regno di Bengodi. Si sono presentati agli assunti del 2023 come paladini della speranza: “prendete servizio, iscrivetevi alla nostra organizzazione e vi faremo tornare a casa in men che non si dica”.
Su Telegram, in particolare, circolavano messaggi inequivocabili su Mamma INPS: promesse da marinai e filibustieri. “Potrete chiedere l’assegnazione dal giorno dopo l’immissione in servizio, non abbiate paura”.
Poi la realtà ha presentato il conto, e per alcuni è stato salatissimo. Le carenze d’organico non scompaiono dall’oggi al domani, a differenza dei messaggi effimeri; e l’Istituto deve garantire la funzionalità dei servizi.
A quel punto si sarebbe potuta dire la verità, ma avrebbe avuto un costo. Meglio allora cambiare promessa, spostare l’asticella. I campioni del sindacalismo “alla vaccinara” hanno annunciato una mobilità imminente. Niente di meno. Entro Natale, dicevano, con la prima tornata concorsuale si sarebbero aperti spiragli.
Era il 29 settembre e già lo anticipavamo: “Con gli appuntamenti concorsuali in vista, torna in scena la politica delle grandi balle e di nuovo i venditori di sogni sono pronti a raccontare nei corridoi che ‘sistemeranno tutto loro’: che la mobilità sarà rapida, equa e su misura; entro dicembre, al più a gennaio sarà tutto risolto. La fiaba è sempre la stessa: quella del pifferaio magico e della sua musica ipnotica”.
E infatti l’Amministrazione che ha fatto? Ha deciso di reclutare nuove unità al Centro-Sud, senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali (per dire la considerazione di cui
E pazienza per chi ha una 104 grave o un’assegnazione temporanea, chi da mesi spera di smetterla col pendolarismo. Verranno tempi migliori.
Ci sbagliavamo. È bastata una censura generica e inconsistente per salvare la faccia e consegnare ai posteri una dissociazione di facciata. Altri hanno preferito addirittura il silenzio: far finta di nulla, approfittando della pausa natalizia.
E così, gli stessi che hanno costruito consenso sulla promessa del “ritorno a casa” oggi alzano le spalle di fronte al diktat dell’Amministrazione.
Altro che sindacati di lotta e di governo: qui siamo al sindacalismo di promessa e di comodo. Ma badate: il problema non è che le promesse non si siano avverate; è che, come sempre, non erano fatte per essere mantenute.
Giuseppe Lombardo
Dopo due giornate intense di negoziato, in cui si è rischiata la rottura, siamo riusciti a definire l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per il periodo 2022/2025 per il personale di Sport e Salute e delle Federazioni Sportive Nazionali.
Il risultato raggiunto rappresenta uno dei migliori esiti negoziali degli ultimi tempi e sarà sottoposto all’assemblea del personale lunedì 22 dicembre prossimo dalle ore 10:00 alle ore 13:00 circa (partecipa cliccando su questo link https://fp-cislit.webex.com/fp-cislit- it/j.php?MTID=maa0fe53d03c9efafc759fcf068156ba1 ).
In sintesi riportiamo gli aspetti salienti, lasciando una più dettagliata illustrazione all’assemblea e nei prossimi giorni.
Tradotto in cifre, significa che l’incremento sul tabellare per l’inquadramento B4 sarà di circa € 218 mensili erogati tutti da subito.
L’importo complessivo di incremento mensilizzato, considerate anche le due voci di PAR e Welfare è pari a circa € 261.
Abbiamo anche garantito arretrati pieni del tabellare, rapportati all’andamento dell’inflazione. Riteniamo, in questo modo, di garantire un adeguato recupero del potere d’acquisto.
È previsto, inoltre, un incremento delle indennità per i Quadri di due punti e l’introduzione di una indennità di posizione organizzativa.
Verrà introdotto un nuovo premio variabile (PRAV) cui verrà destinato l’incremento del PAR, andando anche a beneficiare della fiscalità agevolata prevista dalle normative.
Per lo smart working, abbiamo dedicato un articolo ad hoc che rimanda all’accordo di comparto, anche al fine di rafforzarne i contenuti.
Sul piano degli orari, la richiesta datoriale di poter ricorrere al lavoro domenicale per tutti, è stata ricondotta ad una nuova ipotesi di distribuzione dell’orario settimanale che ricomprenda il sabato e/o la domenica, applicabile solo in casi di particolari esigenze di servizio, solo ad alcune aree
professionali e solo al 50% del relativo personale. Vi è, inoltre, un limite a 20 domeniche all’anno e una maggiorazione della retribuzione del 30% .
In ogni caso, si farà prioritariamente riferimento alle adesioni volontarie e sono previste una serie di causali di esclusione . Con tali tutele, riteniamo di assicurare adeguate protezioni circa il ricorso a tale istituto.
Il contratto sarà applicato pienamente anche alle Federazioni Paralimpiche attraverso formale adesione.
Altra significativa novità è la copertura assicurativa che dovrà essere garantita anche ai pensionati. Vi aspettiamo in assemblea.
Torneremo subito alla carica su Sestante e sul progetto di chiusura di sedi periferiche perché, come abbiamo sempre assicurato, nessuno sarà lasciato solo.
Uniti si vince!
Apprendiamo che in queste ore sarebbe stata depositata una riformulazione da parte del Governo a un emendamento di maggioranza in cui si chiarisce che le graduatorie che saranno formate a seguito della procedura selettiva avranno durata di 3 anni e saranno utilizzate prioritariamente dal Ministero della giustizia, poi saranno rese disponibili alle altre amministrazioni pubbliche. Questa misura conferma così che verranno lasciati a casa 9.000 lavoratrici e lavoratori precari a partire dal 1 luglio 2026.
I vertici del Ministero per settimane hanno detto che non si poteva fare nulla. La nostra azione di mobilitazione è continuata in modo pressante e costante, passando per i presidi unitari dello scorso 30 giugno e 1 luglio, per lo sciopero del personale precario PNRR dello scorso 16 settembre con oltre 100 presidi in tutta Italia, per arrivare al risultato storico di aver determinato le condizioni lo scorso 5 dicembre per far scioperare tutto il personale della giustizia, di ruolo e non. Questo è il colpo che batte il Governo? Non basta.
Con la discussione della legge di bilancio ancora aperta, la partita per ottenere le risorse per la stabilizzazione di tutte e tutti i precari della giustizia con la strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo è appena entrata nel vivo, tanto più che i saldi della legge di bilancio non sarebbero affatto chiusi, come testimoniano i numerosi emendamenti e riformulazioni presentati in queste ore dal Governo e dalla maggioranza. Chiediamo nuovamente che in queste ore non si perda altro tempo e si concentrino tutti gli sforzi possibili per individuare le risorse necessarie a garantire la prosecuzione del rapporto di lavoro nel Ministero della giustizia di tutte e tutti a partire dal 1 luglio 2026. In caso contrario torneremo nuovamente nelle aule dei tribunali e nelle piazze in tutta Italia per proseguire la mobilitazione fino all’ultima trasformazione di un contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, utilizzando tutti gli strumenti che la lotta sindacale ci consegna.
Prevedere una durata triennale delle graduatorie senza alcuna certezza di continuità occupazionale vorrebbe dire scegliere di non affrontare il tema vero che abbiamo posto fin dal 2022: assicurare che l’esperienza innovativa di questo nuovo modello organizzativo possa continuare a dare i suoi frutti anche dopo la scadenza dei progetti PNRR e trasformare definitivamente come si garantisce il diritto alla giustizia in questo Paese. Per questo dove la legge di bilancio non dovesse dare una risposta per mantenere all’interno del Ministero della giustizia le professionalità acquisite in questi anni, il Governo deve trovare una soluzione per tutti i precari, a partire dal DL milleproroghe il cui testo definitivo non è stato ancora trasmesso alle camere.
Mentre le altre organizzazioni sindacali offrono la sponda a un’amministrazione che ancora guarda al passato invece che al futuro, firmando accordi truffa che lasciano a casa 9.000 persone senza nemmeno curarsi di quale prospettiva dare al personale, noi continuiamo a fare il nostro mestiere, quello del sindacato per davvero.
FP CGIL Nazionale
È ormai tramontata l’ipotesi di inserire una norma nel DL Sicurezza sul lavoro che prevedesse forme di benessere organizzativo in favore dei dipendenti dell’INL e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che continuano a essere il fanalino di coda della P.A.
In questi giorni è in discussione la legge di bilancio e crediamo che una norma simile possa certamente trovare spazio in quella sede.
Quanto al Ministero del Lavoro, poi, considerando che il salario accessorio pro-capite resta tra i più bassi dell’intero comparto delle Funzioni Centrali è necessaria anche un’ulteriore implementazione del FRD.
In caso di mancati interventi mirati si rischia di vanificare le future assunzioni di ispettori in INL previste nel DL sicurezza sul lavoro e il concorso per funzionari amministrativi avviato al Ministero, non rendendo questi Enti realmente attrattivi.
Su questo chiediamo un impegno politico forte della Ministra e del suo staff. Noi vigileremo e, in assenza di risposte concrete e adeguate, valuteremo di intraprendere tutte le iniziative necessarie a tutela della dignità di lavoratrici e lavoratori.
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FP CGIL |
CISL FP |
UILPA |
FLP |
CONFINTESA FP |
CONFSAL-UNSA |
USB P.I. |
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M.ARIANO A. PONE |
M. CAVO M. SOZZI |
I. CASALI O. GRIMALDI |
A. PICCOLI |
N. MORGIA |
V. DI BIASI G.M. GIOVANNETTI |
G. DELL’ERBA C. SABANI |
Gentile Ministro,
esaminando gli emendamenti che sono in discussione in queste ore alla legge di bilancio, apprendiamo che sarebbe stata richiesta dal Governo nuovamente la proroga dei termini del decreto che prevede il divieto per i dipendenti di questo Ministero dalla mobilità verso altre Amministrazioni.
Signor Ministro, crediamo sia giunto il momento, dopo quasi dieci anni di “arresti domiciliari”, di dichiarare il fine pena. Riportiamo di seguito i contenuti del decreto sin dal 2016:
• Obiettivo: impedire che i dipendenti del Ministero della Giustizia “passassero” ad altre amministrazioni, creando carenze negli uffici giudiziari.
• Decreto Milleproroghe: l’articolo 8, comma 4 del DL 228/2021 ha riconfermato il divieto di assegnazione del personale (non dirigenziale) dell’amministrazione giudiziaria ad altri enti.
Signor Ministro, i dipendenti non si trattengono con un decreto.
È evidente a tutti, e crediamo non sia sfuggito neanche a Lei. In caso contrario, La invitiamo a soffermarsi e ad analizzare i dati relativi al personale di questo Ministero e, in particolare, alla permanenza in servizio del personale neoassunto e al numero di coloro che, pur avendo vinto un concorso, rinunciano.
Ricordiamo alcuni dati: al 31/12/2024 le vacanze di organico ammontavano a 15.000 unità, con una previsione nel biennio 2025/2026 di circa 4.000/4.500 pensionamenti per limiti di età. Non risultano contabilizzate le cessazioni per anzianità contributiva.
Purtroppo, questi vuoti ormai cronici non saranno mai colmati se non verranno garantite per tutti i Dipartimenti e archivi notarili:
l’applicazione corretta del CCNL 2019/2021, con un accordo sulle famiglie professionali – Ordinamento professionale che abbia l’ambizione di traghettare finalmente il Ministero in una nuova organizzazione del lavoro moderna e innovativa che valorizzi il personale, anche con la strutturazione a regime dell’ufficio per il processo con la definizione delle figure professionali;
un contratto integrativo che preveda regolari passaggi economici ogni due anni, l’attuazione delle progressioni verticali in deroga, un sistema indennitario adeguato attraverso l’individuazione degli incarichi di tipo professionale e di posizione organizzativa per l’Area dei Funzionari e di specifiche responsabilità;
l’applicazione di tutte le tipologie di orario di lavoro e delle moderne ed efficaci modalità lavorative previste dal CCNL: part-time e tutte le modalità di lavoro a distanza, che consentano anche la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;
la stabilizzazione di tutti i 12.000 lavoratori precari PNRR, senza i quali gli uffici giudiziari, così come quelli centrali, dovranno rivedere al ribasso i numeri dei processi e al rialzo i tempi di durata degli stessi, arrivando a dover scegliere quali servizi mantenere e quali chiudere.
Signor Ministro, confidiamo che non scelga con questa azione di contribuire a determinare una compressione di un diritto fondamentale delle cittadine e dei cittadini: il diritto alla giustizia. I risarcimenti previsti dalla legge Pinto ne sono la prova.
Il Ministero della Giustizia risulta infatti il meno attrattivo: refrattario a ogni cambiamento, ancorato a modelli organizzativi ottocenteschi, con l’aggravante di prospettive di carriera e sviluppi economici centellinati. Questo modus operandi non attrae le nuove generazioni ed è una delle cause delle numerose dimissioni anche del personale più anziano.
Gli accordi applicati ora sui passaggi a “costo zero” mentre c’era da applicare il nuovo ordinamento professionale e dare finalmente dei riconoscimenti economici al personale rappresentano oltre il danno, la beffa. Chiediamo di riaprire il tavolo per la contrattazione di un vero Contratto Integrativo: di proposte gattopardesche le lavoratrici e i lavoratori di questo Ministero non hanno bisogno.
Le ricordiamo infine che la proposta di famiglie professionali da Lei firmata non è altro che l’attuale Ordinamento Professionale; la novità è rappresentata esclusivamente dal nome “famiglia”. Questo Ordinamento è stato imposto nel 2010, nonostante le lavoratrici e i lavoratori lo avessero bocciato.
Signor Ministro, i dipendenti di questo Ministero si sentono, e sono trattati, come lavoratori di serie B. Non godono degli stessi diritti degli altri colleghi e per questo partecipano ai concorsi per altre Amministrazioni, nel tentativo di recuperare dignità professionale ed economica.
Pertanto, per quanto sopra menzionato, Le chiediamo di ritirare l’emendamento e di richiedere invece investimenti da destinare agli sviluppi economici e di carriera delle lavoratrici e dei lavoratori a tempo indeterminato, nonché alla stabilizzazione di tutti i precari della giustizia, dai PNRR ai precari dell’obiettivo convergenza delle regioni del sud. Queste sono le richieste dei dipendenti per restare in questo Ministero.
Coordinatrice nazionale FP CGIL Giustizia
Felicia Russo
Si è svolto oggi in ARAN il secondo incontro per il rinnovo del CCNL del comparto delle Funzioni Centrali 2025-2027 che ha avuto ad oggetto l’illustrazione delle risorse economiche disponibili.
I lavori sono stati introdotti, quindi, con una disanima del quadro definito per il triennio dallo stanziamento operato dalla legge di Bilancio dello scorso anno che ha previsto risorse per un incremento delle retribuzioni pari all’1,8% a decorrere dal 1 gennaio di ciascun anno di riferimento, per un complessivo 5,4%, pari ad incremento medio mensile a regime di 167 euro, a partire dal 1.1.2027.
In attesa di affrontare la discussione di merito sull’articolazione delle risorse disponibili che si svilupperà nel corso della trattativa, tutte le organizzazioni sindacali hanno espresso alcune prime considerazioni.
Come FP CGIL, nel condividere la positività di una trattativa che inizia durante la vigenza contrattuale, ne abbiamo sottolineato le incognite provocate dalla indisponibilità dei dati di riferimento aggiornati per la distribuzione delle risorse e, soprattutto, in riferimento alla necessità di prevedere elementi di salvaguardia delle retribuzioni al mutare degli scenari inflattivi del periodo di riferimento. Un altro tema posto dalla nostra categoria come problematico, è il perdurare del disallineamento delle retribuzioni medie all’interno del comparto e che dovrà trovare una risposta anche con interventi nella prossima legge di bilancio.
Il Presidente Naddeo, nell’aggiornare la trattativa al 20 gennaio, ha ribadito l’elemento innovativo di una trattativa aperta in vigenza e che auspica possa chiudersi positivamente in tempi ragionevoli, e non ha escluso la possibilità che il CCNL preveda clausole di salvaguardia e innovazioni delle relazioni sindacali che tengano anche conto del ruolo delle organizzazioni sindacali nella risposta alle sfide dei cambiamenti tecnologici in corso.
Segreteria Nazionale FP CGIL
Si è tenuto in data 17 dicembre l’incontro con l’Amministrazione avente ad oggetto l’accordo sul fondo risorse decentrate 2025.
In premessa ci siamo espressi in merito al pagamento delle risorse del fondo risorse decentrate 2024 e delle risorse Pon: abbiamo precisato che il nostro primo ringraziamento va ai lavoratori che hanno partecipato al presidio dello scorso 3 dicembre ed ai colleghi che non si sono risparmiati, ma hanno lavorato senza sosta anche nel week end per consentire l’attribuzione delle risorse ed alla Rsu che, unitamente alle OO.SS, ha organizzato il presidio per chiedere la valorizzazione del personale dell’Amministrazione, oltre che l’immediata erogazione degli importi spettanti. Abbiamo poi ringraziato l’intera struttura ministeriale che nelle sue diverse articolazioni ha messo in campo tutti gli sforzi necessari per raggiungere il risultato sperato.
Con riferimento al Frd 2025 l’Amministrazione ci ha comunicato che il totale del fondo ammonta ad euro 3.827.45G,84; di questi, una parte saranno destinati alle progressioni economiche con decorrenza dal 1° gennaio 2026. Del relativo accordo si discuterà a seguito della chiusura delle procedure delle progressioni precedenti le cui graduatorie saranno pubblicata entro domani. Ogni lavoratrice ed ogni lavoratore potrà accedere alla propria area del sistema per verificare la propria posizione e chiedere di accedere agli atti entro il 12 gennaio 2026. A seguito della chiusura definitiva delle procedure, sarà possibile valutarne l’esito al tavolo sindacale per intavolare la discussione sui criteri da individuare per il nuovo bando.
Nell’arco delle prossime riunioni, che si terranno nel mese di gennaio, si arriverà, dunque, alla chiusura dell’accordo sul fondo per erogare le risorse 2025 prima della prossima estate. Abbiamo chiesto all’Amministrazione notizie dell’accordo Pon che andrà a completare l’erogazione delle risorse al personale in servizio dal secondo semestre 2019 fino alla fine del 2021. A gennaio ci aspetta la firma dell’accordo che seguirà il precedente e abbiamo ribadito che auspichiamo che si intavoli al più presto la discussione sul nuovo progetto speciale del personale che deve essere avviato sin da subito e deve prevedere il coinvolgimento immediato dei colleghi interessati a partecipare alle attività cui i fondi sono dedicati per poter consentire a tutti i lavoratori di partecipare alla maggior redistribuzione delle risorse, come già discusso all’atto della firma del precedente accordo Pon.
Abbiamo poi chiesto all’Amministrazione di fornire chiarimenti in merito all’erogazione del Frd 2024 ai colleghi Ex Anpal date le segnalazioni relative agli importi attribuiti che risultavano ancor più bassi di quanto attribuito ad altri colleghi del Ministero e ci è stato precisato che non sono state attribuite loro le risorse di due mesi del 2024, prima del transito in Mlps, e che le stesse saranno redistribuite con le risorse del Frd 2025; le somme da attribuire, infatti, sono state assegnate al Ministero solo in fase di assestamento di bilancio e questo non ha consentito di procedere alla redistribuzione delle risorse con l’accordo della specifica annualità.
Abbiamo infine chiesto nuovamente l’apertura del dialogo sul nuovo regolamento del lavoro agile e da remoto e ci auguriamo che i tempi siano ormai maturi per aprire una discussione nuova su questi temi. Riteniamo necessario aprire una nuova stagione basata sulla fiducia tra l’Amministrazione ed i lavoratori, considerando l’aumento della produttività di questi anni nelle diverse forme del lavoro agile e da remoto previste, per garantire ampio accesso ad entrambi gli strumenti, oltre che la reale flessibilità nello svolgimento della prestazione lavorativa.
Il tavolo sindacale si aggiornerà ad inizio gennaio e, come sempre, forniremo ogni informazione utile su questi ed altri temi!
Coordinatrice nazionale MLPS FP CGIL FP CGIL Nazionale
Alessandra Pone Matteo Ariano
Al Presidente
Avv. Gabriele Fava
Alla Direttrice generale
Dott.ssa Valeria Vittimberga
Ai Consiglieri d’Amministrazione
Micaela Gelera Luisa Gnecchi
Antonio Di Matteo
Fabio Vitale
Al Direttore centrale Risorse Umane
Dott. Giuseppe Conte
per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali
Dott. Salvatore Ponticelli
OGGETTO: RICHIESTA URGENTE MODIFICA PROCEDURA MOBILITÀ INTER- ENTI PER L’ASSUNZIONE DI 738 FUNZIONARI
In data 17 dicembre, in occasione dell’ultimo Consiglio di Amministrazione, l’Istituto ha adottato una delibera, la n. 250, con la quale viene attivato il processo di mobilità in entrata da altri enti, ai sensi dell’art. 30, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Con tale procedura l’INPS intende procedere all’incardinamento di 738 unità di personale.
Dopo un anno e mezzo di rassicurazioni circa la collocazione delle suddette unità nel Centro-Nord del Paese, laddove le carenze di organico sono croniche ed evidenti, l’atto adottato orienta invece verso una scelta diversa, prevedendo assegnazioni anche nel Centro-Sud,
in realtà territoriali nelle quali la stessa Amministrazione indicava, fino a poche settimane fa, una saturazione degli spazi fisici nelle sedi.
Appare pertanto utile ripercorrere quanto avvenuto negli ultimi mesi.
Ci troviamo quindi di fronte a una situazione singolare in cui il Nord del Paese risulta fortemente sguarnito di personale; al Sud non vengono riconosciuti titoli previsti dalla legge per l’attivazione di istituti più favorevoli alle lavoratrici e ai lavoratori; e, nondimeno, il medesimo Ente decide di attingere in maniera significativa a professionalità esterne, destinandole proprio alle sedi del Mezzogiorno.
Tutto ciò senza che, per quanto ci risulti, sia stato trasmesso alcun atto informativo alle organizzazioni sindacali.
Evidenziamo questi aspetti non soltanto perché da anni sollecitiamo i vertici dell’Istituto a condividere in modo strutturato le carenze rilevate a livello di agenzia, rendendo manifeste le difficoltà di chi opera nella funzione di maggiore prossimità all’utenza; ma anche perché, in questa fase, l’Amministrazione sembra tracciare una linea di discontinuità, rompendo di fatto un patto con i propri lavoratori, senza considerare le condizioni di chi è costretto al pendolarismo per esigenze familiari o per l’assistenza a parenti in situazioni di particolare necessità.
Negli anni, le lavoratrici e i lavoratori dell’Ente hanno già assistito a una progressiva erosione delle proprie sicurezze economiche, determinata dal mancato superamento del tetto al Fondo e dall’assenza di misure compensative che, invece, sono state adottate in altre pubbliche amministrazioni. Con questo ulteriore passaggio, si rischia di compromettere anche il rapporto con chi, nello svolgimento quotidiano delle proprie funzioni, riteneva di poter contare su un atteggiamento equo e attento alle esigenze di vita da parte dell’Amministrazione.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento, tutt’altro che marginale: il decreto-legge PA vincolava le amministrazioni a procedere prioritariamente alla stabilizzazione del personale già in servizio, rinviando le nuove immissioni. Mutatis mutandis, ci saremmo aspettati un approccio analogo anche in questa circostanza, attraverso il riconoscimento e la definizione delle situazioni pendenti, riconoscimento che invece risulta disatteso.
L’impressione, pertanto, è che stiamo procedendo su una strada impervia che:
ridimensiona le esigenze del Centro-Nord, sottovalutandole;
sacrifica l’interesse legittimo dei lavoratori a vedere riconosciute situazioni di oggettiva difficoltà, peraltro tutelate dal Legislatore;
si discosta dalle stesse direttrici che vengono date sotto il profilo assunzionale alle PA.
Per tali ragioni, chiediamo che l’Amministrazione ritorni tempestivamente sulla delibera adottata, considerato che non emergono ragioni esogene tali da giustificare la scelta operata.
I carichi connessi alla normativa sulla disabilità, rispetto ai quali abbiamo più volte espresso preoccupazione, non impongono il ricorso a immissioni dall’esterno a scapito del personale interno.
Si tratta di una precisa scelta di campo che, qualora venisse confermata, non potrà che vedere la nostra organizzazione schierata con fermezza in senso contrario.
In tal senso ci dichiariamo fin da ora disponibili al confronto e anche a percorsi unitari con le organizzazioni firmatarie del CCNL, nell’interesse di ogni lavoratrice e ogni lavoratore.
Se il fine che abbiamo è restituire qualcosa alla comunità dell’Istituto, un passo di lato da parte dell’Ente, una correzione di rotta in corso d’opera, può rappresentare un segnale importante per chi lavora ogni giorno con passione e dedizione. Il tempo per intervenire c’è.
Certi di un sollecito riscontro, porgiamo Cordiali saluti,
Giuseppe Lombardo
Nella giornata di ieri abbiamo avuto un confronto con l’Amministrazione relativamente al nuovo decreto efficientamento per il 2026, con l’incremento da 20 a 30 milioni di euro.
L’Amministrazione ha confermato l’impianto di base della bozza di decreto ministeriale (che dovrà per questo passare al vaglio finale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’approvazione) rispetto alle quattro misure attualmente previste. Vediamo nel dettaglio:
1- Efficientamento vigilanza: finalmente l’efficientamento non viene più legato all’incremento dei numero dell’attività ispettiva, ma al rapporto tra attività di vigilanza definite e il numero dei lavoratori tutelati, che dev’essere almeno pari a uno (ossia per ogni ispezione almeno un lavoratore tutelato). Per la vigilanza tecnica, l’obiettivo non dovrà essere inferiore a quello della vigilanza ordinaria.
Questo progetto potrà “pesare” fino al 60-65% del totale, per un importo massimo di poco più di diciotto milioni di euro sui trenta complessivi. Una volta raggiunto l’obiettivo su base nazionale, le somme saranno distribuite a tutto il personale dell’Ente, ma gli ispettori effettivamente adibiti all’attività di vigilanza avranno una quota maggiorata del 20% che sarà così divisa: gli ispettori adibiti all’attività di vigilanza dal 75% in su avranno la quota maggiorata per intero, mentre gli ispettori adibiti all’attività di vigilanza al di sotto del 75% percepiranno tale maggiorazione in proporzione alla propria adibizione (es., ispettore adibito al 60%, riceverà il 60% della maggiorazione).
Nell’apprezzare che finalmente si inizi a superare la logica dei numeri, che non garantisce affatto qualità delle attività di vigilanza, abbiamo chiesto che questa logica non venga fatta rientrare dalla finestra: in altri termini, non vorremmo che nella direttiva di secondo livello del Ministero del Lavoro 2026 sia previsto l’incremento dei numeri della vigilanza perché, con le forze ispettive attuali, sarebbe incomprensibile. Occorre capire che è fondamentale incrementare anzitutto il numero di ispettori del lavoro e tecnici e avere il coraggio (anzitutto politico) di tornare ad aggredire macro-fenomeni che non sembrano più interessare il decisore politico. I numeri delle ispezioni sono certamente un importante indicatore della presenza sul territorio di INL e potrebbero rappresentare un indicatore minimo di presenza, ma non devono essere un’asticella che si alza senza prima aver incrementato le forze ispettive in campo.
Altra cosa su cui abbiamo chiesto spiegazioni, riguarda il concetto di “lavoratore tutelato”, chiedendo di non limitarsi alle sole attività di vigilanza ispettiva con sanzioni, ma che siano incluse anche altre attività quali diffide accertative, conciliazioni monocratiche e disposizioni, istituti attraverso cui si dà una tutela sostanziale ai lavoratori. L’Amministrazione ci ha risposto garantendo che l’intento è quello.
2- Sinergie operative: si ripropone l’idea di creare forme di sussidiarietà tra gli uffici, con una novità di fondo: stavolta a beneficiare delle somme saranno tutti i dipendenti delle sedi interessate. Entrambe le sedi (la sussidiante e la sussidiata) riceveranno un importo di 1.500€ (lordo Amministrazione) per ogni dipendente, ma i dipendenti effettivamente coinvolti nel progetto riceveranno una maggiorazione del 20%. Allo stato attuale ci è stato detto che si andrà a capire, a seguito di un monitoraggio effettuato con le sedi territoriali, quali saranno i provvedimenti che maggiormente necessitano di un supporto. Il progetto potrà pesare fino al 20% del totale, per un massimo di sei milioni di euro.
Per quanto ci riguarda, fummo i primi a evidenziare, a inizio anno, che si stavano scatenando divisioni inutili tra lavoratori, non avendo coinvolto tutti, e che anche gli obiettivi di questo efficientamento sono dell’Ente, per cui tutti i dipendenti ne devono poter beneficiare. Abbiamo poi chiesto che questo progetto veda un maggior coinvolgimento preventivo degli uffici territoriali e delle RSU: in sostanza, sarebbe utile che la proposizione di questi progetti possa avvenire anche a seguito di confronto tra dirigente territoriale e RSU e che comunque vi sia sempre un’informativa preventiva alla RSU dei progetti che si intende avviare.
Inoltre, abbiamo evidenziato che in questo primo anno abbiamo assistito a una sorta di autogestione della dirigenza, che ha cercato da sola di capire quali altre sedi potessero essere interessate alla sussidiarietà, per quali attività e per che numero di pratiche. Sarebbe necessario che dal 2026 sia la Direzione Generale dell’INL a effettuare il coordinamento di queste attività, così da agevolare il compito delle sedi territoriali.
Tra le attività che noi riteniamo importanti da mettere in sinergia ci sono quelle relative ai trattamenti di quiescenza dei dipendenti – materia complessa, su cui pochi lavoratori sono formati e su cui sarebbe certamente utile un ampliamento della formazione ad altri dipendenti – perché accanto alle legittime istanze dei lavoratori “esterni”, vi sono anche quelle dei dipendenti INL.
3- Formazione: si intende implementare la formazione del personale ispettivo e quella del personale amministrativo che potrà essere destinato a un rinnovato servizio di turno, che diventerà finalmente servizio di sportello alla cittadinanza. Il progetto potrà pesare tra il 5 e il 10% del totale. Rispetto a questo accogliamo con favore la formazione del personale ispettivo, sebbene si debba considerare che si tratta di personale già oberato di impegni e quindi di queste ore si deve necessariamente tener conto in sede di formulazione degli obiettivi. Rispetto al personale amministrativo, riteniamo che anch’esso debba essere destinatario di adeguata formazione per i vari settori in cui esso è coinvolto e pensiamo che il vero efficientamento consista nel valorizzare le preziose professionalità esistenti all’interno dell’Ente, facendo svolgere loro attività di formazione in favore dei colleghi, con una adeguata formazione “in house”, valida anche ai fini delle famose 40 ore della direttiva Zangrillo.
Riguardo al servizio di turno/sportello, va bene formare funzionari amministrativi per far fare loro attività che attualmente sono svolte da ispettori, ma il punto è che tali funzionari spesso mancano nei territori e occorre quindi anzitutto efficientare le risorse umane già presenti, attraverso la tecnologia, ferma restando la necessità di assumerne nuovi. In altri Enti, gli sportelli telematici sono presenti già da diversi anni ed è ora che questo arrivi anche in INL: non è detto, in altri termini, che il lavoratore che va allo sportello della sede territoriale X per risolvere un suo problema debba dialogare con un dipendente di quella sede, ma potrà anche trovare un dipendente della sede Y collegato da remoto ovvero fissare un appuntamento telematico da casa propria con quello stesso dipendente.
4- Formazione nelle scuole: questo progetto sarà destinatario di un importo tra il 5 e il 10% del totale delle somme. A tal proposito abbiamo chiesto che non solo le scuole, ma anche le Università possano essere destinatarie di questa attività. Abbiamo proposto che vi siano delle campagne informative nelle scuole e nelle Università sul ruolo dell’INL e sulle varie attività che esso svolge, anche insieme ad organismi internazionali, come l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU).
Confidiamo di avere un documento dettagliato che esplichi i vari progetti che si intende realizzare e, pur evidenziando elementi importanti di novità e innovazione, ribadiamo la necessità di un maggiore coinvolgimento “dal basso”.
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |