Gli episodi di aggressioni e/o di intimidazioni alle ispettrici e agli ispettori del lavoro ormai non si contano più e, forse, non fanno più notizia. Ne segnaliamo un ennesimo avvenuto presso la sede dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Potenza dove, nella giornata di venerdì, un lavoratore scontento per l’esito di una conciliazione monocratica ha pensato bene di prendersela con le auto dei funzionari parcheggiate nel piazzale dell’Ufficio.
Per fortuna ha esploso la sua rabbia solo contro le automobili – che sono state prese a sassate e fortemente danneggiate – e non contro i colleghi titolari della pratica.
L’episodio gravissimo, ancora una volta, pone il problema della sicurezza delle ispettrici e degli ispettori nell’esercizio della loro attività istituzionale e nella propria sede di lavoro! Lavorano ogni giorno esponendosi al rischio di reazioni di datori di lavoro e lavoratori, senza alcuna tutela, senza neanche il riconoscimento di alcuna indennità di funzione e di UPG, con l’uso del proprio mezzo automezzo senza la certezza che la polizza kasko stipulata da INL copra tutti I rischi.
Questo grave episodio, però, potrebbe essere l’occasione buona per pensare finalmente a una tutela adeguata, anche economica, che riconosca, efficacemente e senza ipocrisie di circostanza, la funzione sociale e rischiosa degli ispettori e delle ispettrici del lavoro e il DL sicurezza in fase di conversione potrebbe essere la sede opportuna. Perché, in tutta onestà, la mera solidarietà del momento non tutela gli ispettori e le ispettrici né contro i rischi alle cose né, soprattutto, contro il timore con cui ogni giorno si recano a lavoro.
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Segreteria FP CGIL Potenza Carmen Sabbatella |
Coordinamento ITL FP CGIL Basilicata Rocchina Rosa |
Coordinatore nazionale INL Matteo Ariano |
📅 11 novembre 2025
🕓 17:00 – 19:00
💼 Incontro dedicato ai vincitori e idonei dei concorsi 2700 – 350 – 250 funzionari.
Parleremo di temi importanti per chi sta per entrare in servizio o è in attesa di convocazione.
📌presa di servizio, formazione,
mansioni, mobilità, carriera, indennità, lavoro agile, CCNL e ultime novità.
▶ Link per partecipare alla call:
https://us02web.zoom.us/j/89452094175?pwd=OrGiUHD0k37W5XvJndzHb27M2BrDwy.1
Il 10, 11, 12 novembre si svolgeranno le elezioni dei rappresentanti del personale all’interno dei Comitati tecnico-scientifici del Ministero della Cultura.
Questo organismo consente ai rappresentanti del personale, dotati di specifiche competenze e professionalità, di esprimere valutazioni sulla programmazione e qualità delle politiche dell’Amministrazione.
Il compito affidato ad ogni singolo comitato è di tipo consultivo e grazie all’alto profilo dei componenti consente di definire un giudizio tecnico ed autorevole a tutela del patrimonio culturale del paese.
Come FP Cgil riteniamo pertanto utile indicare alle lavoratrici ed ai lavoratori del Mic i nominativi dei colleghi che pensiamo possano al meglio svolgere il ruolo di rappresentanti del personale all’interno dei vari Comitati.
Ilaria Sgarbozza
Funzionaria storica dell’arte dal 2017, prima in servizio al Parco Archeologico dell’Appia Antica, oggi svolge principalmente attività di tutela territoriale per la Soprintendenza Speciale Roma, seguendo interventi conservativi e di valorizzazione sul territorio. Partecipa ai lavori dell’Ufficio Esportazioni ed è responsabile del Deposito Giudiziario, impegnata anche nell’ambito della ricerca e della valorizzazione.
Francesca Romana Liserre
Lavora nel MIC dal 2009 come Funzionario architetto all’Istituto Centrale per il Restauro, PhD, specialista in restauro dei monumenti. Attualmente è, fra l’altro, responsabile del restauro della Cappella d’oro a S. Zaccaria, a Venezia, con gli affreschi di Andrea del Castagno. Impegnata nella commissione progetti della Direzione Creatività, segue con passione l’arte, la fotografia, il design e l’architettura contemporanea.
Insegna Restauro e Storia dell’Architettura Moderna alla SAF ed è responsabile del servizio eventi ICR e dell’ufficio comunicazione e valorizzazione dell’ICR.
Alessandro Uccelli
Con un dottorato di ricerca in Storia e Critica delle Arti, è funzionario storico dell’arte in servizio presso i Musei Reali di Torino, dove è registrar per l’Ufficio Mostre e Prestiti. Si occupa principalmente di relazioni tra fotografia, cinema e arti figurative e di arte del Rinascimento nell’Italia settentrionale. È docente a contratto di Storia e tecniche della fotografia e del cinema alla SUSCOR di Venaria Reale. Collabora con la rivista Cineforum, con altre testate e contribuisce alla programmazione di alcuni festival cinematografici.
Cristiana Ruggini
Funzionaria archeologa lavora alla Direzione Regionale Musei Nazionali del Lazio, dove dirige l’Ufficio Mostre. Ha lavorato nella Direzione Regionale dei Musei per la Basilicata. Direttore anche del Museo archeologico nazionale di Formia, Parco Archeologico di Minturnae e Ponte Real Ferdinando e Parco archeologico della Villa di Tiberio a Sperlonga. Vanta una notevole esperienza in ambito museale e nella gestione dei rapporti con i territori e le comunità, con cui è in raccordo costante.
Maria Antonietta Catamo
Restauratrice di beni culturali specializzata nei beni librari, con esperienza nella conservazione e nel restauro del patrimonio documentario. Ha svolto varie docenze universitarie e realizzato interventi conservativi di particolare rilievo. Attualmente è funzionario restauratore presso l’Archivio di Stato di Bari.
Mariangela Bruno
Funzionario bibliotecario. Lavora alla Biblioteca Universitaria di Genova dove si occupa della gestione del settore dei documenti antichi, rari e di pregio. È inoltre responsabile dell’ufficio mostre e del settore destinato alla cura del patrimonio culturale della Biblioteca, tramite la progettazione, la realizzazione e la comunicazione di mostre e di schedature volte alla conoscenza e valorizzazione del suo patrimonio. Si occupa inoltre di didattica.
Simona Cicala
Laureata presso la SAF dell’Istituto Centrale di Patologia del Libro e degli Archivi, dal 2018 ricopre il ruolo di funzionario restauratore-conservatore. Attualmente si occupa della tutela e della valorizzazione di archivi pubblici e privati presso la SAB Puglia. Ha svolto incarichi di RUP, progettista e DL, maturando una significativa esperienza nella cura del patrimonio archivistico e librario con particolare attenzione a quello conservato presso gli istituti culturali e, più in generale, alla promozione del patrimonio nazionale.
Valeria Giunta
Coordinatrice Nazionale Fp Cgil Mic
Nei giorni scorsi è stato pubblicato il DL 156/2025, che contiene alcune norme riguardanti l’INL.
A differenza di chi si accontenta delle briciole, non siamo soddisfatti del risultato portato a casa, che ci appare un’elemosina alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti di un Ente che viene sempre messo in mezzo quando si tratta di contrastare il lavoro nero e le morti sul lavoro, ma continua a non essere adeguatamente valorizzato.
Lo avevamo già detto e lo ripetiamo a gran voce: continuare a prevedere assunzioni di personale non serve a niente se non si trova il modo di far sì che la gente prenda servizio in INL e ci resti. E questo può avvenire anzitutto se si introducono misure adeguate, come forme di welfare aziendale o la creazione di un sistema indennitario, a cominciare dall’indennità ispettiva.
Per questa ragione, visto l’assordante silenzio della Ministra Calderone, abbiamo deciso di riprendere la mobilitazione. Ricordiamo a chi fa finta che tutto vada bene e gira la testa, il collo e quant’altro dall’altra parte, che tutto quello che finora è arrivato al personale dell’INL è frutto delle lotte messe in piedi da lavoratrici e lavoratori dell’Ente e non da chiacchiere gentili.
Senza tre scioperi nazionali (l’ultimo dei quali, ricordiamolo a chi ha la memoria corta, fu boicottato senza successo dal vertice politico del Ministero), presidi e manifestazioni, non avremmo ottenuto i risultati finora ottenuti.
All’asservimento di alcuni, noi preferiamo la lotta.
Per questo, abbiamo indetto un’assemblea nazionale in videoconferenza per la giornata di mercoledì 12 novembre, dalle 11.30 alle 13.00. Vi chiediamo la massima partecipazione, perché in quella giornata decideremo le ulteriori tappe della nostra mobilitazione.
Facciamo sentire la nostra voce alta e forte come nei mesi passati, ricordandoci che quando lo abbiamo fatto, abbiamo portato a casa risultati importanti.
Ricordiamo al nostro vertice politico che deve occuparsi coi fatti dei dipendenti dell’INL e non semplicemente sventolando a parole un interesse che non si vede.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI E COMBATTIVI!
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FP CGIL |
UILPA |
USB PI |
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Matteo Ariano |
Ilaria Casali |
Giorgio dell’Erba |
Si è tenuto ieri presso il Senato della Repubblica un confronto con le organizzazioni sindacali organizzato dai gruppi parlamentari del Partito Democratico della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, sui temi relativi alla giustizia e con particolare riguardo alla prossima legge di bilancio in discussione in questo momento in Senato. Hanno preso parte all’incontro i parlamentari On. Debora Serracchiani, Sen. Alfredo Bazoli, Sen. Walter Verini, Sen. Anna Rossomando.
Abbiamo rappresentato, dati alla mano, la grave situazione in cui versa il Ministero per la mancanza di interventi sia di natura economica che organizzativa negli ultimi 30 anni.
Carenza di personale su tutti i Dipartimenti e gli effetti nefasti che ne conseguono, rallentamenti nelle risposte a tutti gli utenti.
Arretratezza organizzativa per mancanza di strumenti e innovazione.
Fondo Risorse Decentrate insufficiente per dare adeguate risposte alle lavoratrici e lavoratori. Le risorse attualmente disponibili non consentono di attivare il sistema degli incarichi professionali, di posizione organizzativa e di specifiche responsabilità previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, insieme ad un sistema indennitario adeguato, passaggi economici e giuridici regolari, così come avviene nelle restanti amministrazioni del comparto Funzioni Centrali.
Abbiamo inoltre spiegato che, nonostante la sottoscrizione dell’accordo per la definizione delle famiglie professionali, nulla è cambiato per i dipendenti, poiché l’amministrazione si è limitata a mantenere lo stesso ordinamento professionale del 2010, già inadeguato per l’epoca e bocciato dai lavoratori con uno sciopero a cui ha aderito il 65% del personale. Tale drammatica situazione si può risolvere se si mette a valore il progetto innovativo presentato alla commissione europea dell’ufficio per il processo, affiancato da un nuovo ordinamento professionale adeguato ad una nuova e moderna organizzazione del lavoro che preveda la stabilizzazione di tutte le nuove figure professionali, dai funzionari addetti all’ufficio per il processo, ai funzionari tecnici e infine agli operatori data entry. Pertanto abbiamo chiesto che vengano stanziate risorse aggiuntive per una vera riforma della giustizia che deve necessariamente partire dalla strutturazione a regime dell’ufficio per il processo, con la rimodulazione conseguente della dotazione organica per portare il 70% del personale nell’area dei Funzionari, attivando l’Area delle Elevate Professionalità per tutte le famiglie professionali e utilizzando la riserva interna per l’accesso alla dirigenza, oltre a garantire strumenti e formazione adeguata a tutto il personale.
Per far funzionare la giustizia però non è sufficiente solo la stabilizzazione dei 12.000 precari PNRR, che pure è una parte fondamentale della nostra azione di rivendicazione, ma è assolutamente necessario un piano straordinario di assunzioni anche in questo Ministero per far fronte alle gravissime scoperture di organico presenti già oggi nell’amministrazione per oltre 15.000 unità.
Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità abbiamo rappresentato gli effetti deleteri che i recenti interventi normativi e organizzativi stanno creando tra le lavoratrici e i lavoratori. Ad esempio con la norma che prevede l’attribuzione di un’indennità specifica solo per una parte del personale, senza considerare le necessarie differenze tra le figure professionali e l’attività svolta quotidianamente, quando il luogo naturale per definirla è piuttosto il contratto collettivo nazionale integrativo. Abbiamo in particolare evidenziato quella che è una tendenza sempre più evidente a confondere l’attività e la mission istituzionale dei due dipartimenti, che dovrebbe mettere al centro il trattamento e il reinserimento sociale del detenuto secondo il dettato costituzionale, e non trasformare gli istituti penitenziari tanto per gli adulti quanto per i minori in luoghi di mera espiazione della pena.
Anche per queste ragioni abbiamo rappresentato la necessità di dare finalmente un contratto a una categoria di dirigenti che per specificità, ruolo e funzioni dovrebbe avere tutele normative e riconoscimenti economici adeguati per i carichi di responsabilità cui fa fronte quotidianamente e che ancora non vede l’avvio del procedimento negoziale da oltre 20 anni.
Abbiamo infine detto con chiarezza che per far funzionare in modo adeguato la macchina della giustizia non serve intervenire sulla carriera dei magistrati, occorrono risorse e investimenti strutturali, adeguata valorizzazione del personale anche stabilizzando i precari e programmando nuove assunzioni per recuperare tutto quello che non si é fatto negli ultimi 30 anni. Se non si interviene in tal senso i cittadini continueranno a non aver garantito un diritto fondamentale. Nei prossimi giorni invieremo all’attenzione dei gruppi parlamentari le nostre proposte emendative per cambiare questa legge di bilancio e dare risposte alle lavoratrici e ai lavoratori della giustizia.
La coordinatrice nazionale FP CGIL del Ministero della giustizia
Felicia Russo
In data 04 novembre si è tenuto l’incontro in Agenzia per definire l’Accordo sugli incentivi per le funzioni tecniche.
Come FPCGIL avevamo sollecitato più volte con note formali la definizione di una intesa per individuare i criteri di distribuzioni di questi fondi al personale interessato che svolge appunto queste funzioni tecniche.
Oggi l’Amministrazione ha presentato una bozza di Accordo che fa seguito alle Determine di regolamentazione della materia.
L’Accordo riguarderebbe i fondi accantonati da Agosto 2023, che dal 2025 avrebbero come destinatari, oltre ai Funzionari, anche i Dirigenti, POER e PO.
Come FPCGIL abbiamo ribadito quanto già affermato nell’intesa del 2022 (che poi non ha avuto un esito per il cambio della normativa di riferimento) ovvero che:
Va definita la percentuale massima dell’importo da erogare che si calcola sulla base del salario fisso e variabile dell’anno precedente
è necessario definire in maniera più specifica le attività previste nella voce dei “collaboratori” destinatari degli incentivi
deve essere garantita la rotazione degli incarichi e individuata una forma assicurativa che tuteli il personale esposto ai rischi di questa specifica attività
stabilire, come prevede la norma, regole di cumulabilità rispetto ai premi performance o all’indennità di risultato previsti dai Fondi del Personale e dei dirigenti
stabilire una forma partecipativa di monitoraggio da parte delle rappresentanze sindacali sulle somme erogate.
Pertanto, nel rappresentare la necessità di chiudere un Accordo che possa ricomprendere tutte le richieste sopra citate, abbiamo chiesto di riconvocare a breve un nuovo incontro segnalando che sarebbe opportuno anche analizzare alcune proiezioni di importi di quote incentivanti basate su commesse già effettuate nelle annualità di riferimento.
Abbiamo anche proposto, per una più completa analisi delle ricadute dell’Accordo, che in questa prima fase l’intesa fosse limitata in via sperimentale alle annualità 2023 e 2024, per poi determinare un modello regolamentare che possa funzionare a regime.
L’Amministrazione si è impegnata a riconvocare per una definizione dell’Accordo già nella prossima settimana.
Il Coordinatore Nazionale
Agenzia delle Dogane FP CGIL
Florindo Iervolino
Al Presidente
Alla Direttrice generale
Al Direttore centrale Risorse Umane
Al Direttore centrale Tecnologia, Informatica
e Innovazione
per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali
OGGETTO: Congedi parentali e caregiver – richiesta intervento immediato
Il 26 settembre scorso abbiamo portato all’attenzione dell’Amministrazione una situazione che da tempo crea disagio e incertezza tra i dipendenti dell’Istituto: la gestione dei congedi parentali.
Per i lavoratori del settore privato, sull’app MyINPS è disponibile un contatore semplice e chiaro, che consente di conoscere in tempo reale i giorni di congedo fruiti e quelli ancora a disposizione. L’Istituto stesso ha presentato questo strumento come un passo avanti importante in termini di trasparenza, efficienza e tutela dei diritti dei lavoratori.
Eppure, paradossalmente, i dipendenti dell’INPS — cioè coloro che ogni giorno garantiscono
ai cittadini l’accesso a questi servizi — non dispongono di alcuna funzionalità analoga.
Non esiste un contatore interno, né un sistema che permetta di visualizzare in modo immediato e aggiornato la propria situazione: per conoscere i giorni residui di congedo è necessario rivolgersi agli uffici del personale o incrociare comunicazioni e prospetti non sempre aggiornati, con tutto ciò che ne consegue per i beneficiari.
Questa mancanza rappresenta una grave criticità informatica e una disparità evidente rispetto ai servizi offerti all’utenza esterna. Oltre a generare confusione, il persistere di questa differenziazione crea difficoltà pratiche nella gestione dei tempi di vita e lavoro — un aspetto tutt’altro che secondario, specie quando si tratta di congedi legati alla genitorialità e alla cura familiare.
Sollecitiamo, quindi, l’Amministrazione a intervenire con urgenza per colmare questa lacuna, prevedendo anche per i dipendenti dell’Istituto un sistema trasparente e aggiornato di monitoraggio dei congedi, sul modello di quello già attivo per i lavoratori del settore privato.
Sarebbe un gesto di coerenza e di attenzione verso il personale, ma anche un modo per rendere
concreto il principio di innovazione digitale che l’Ente promuove all’esterno.
Restiamo, inoltre, in attesa di indicazioni circa l’attivazione dell’Ente sul ragionevole accomodamento per i caregiver.
Ricordiamo, a tal proposito, che l’Istituto deve ancora recepire le istruzioni operative sull’oblio oncologico e quelle sul congedo biennale e i permessi per malati oncologici, cronici e cronici rari.
Confidiamo che questa segnalazione venga accolta con la giusta sensibilità e che siano comunicate al più presto le iniziative previste per risolvere il problema.
Giuseppe Lombardo
Al Direttore centrale Risorse Umane
Alla Direttrice centrale Formazione e
Accademia INPS
per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali
OGGETTO: SLITTAMENTO CORSI OBBLIGATORI PER LAVORATRICI E LAVORATORI CHE HANNO RAGGIUNTO IL TARGET FORMATIVO
Lo scorso 8 ottobre abbiamo accolto con favore la decisione di ridurre per l’anno in corso il
monte ore formativo da 40 a 30 ore.
Si tratta di un provvedimento che va nella direzione auspicata sin dall’inizio dalla nostra
organizzazione e che riconosciamo come un segnale di attenzione verso le esigenze del personale.
Tuttavia, negli ultimi giorni ci sono pervenute numerose segnalazioni in merito all’attivazione di corsi obbligatori con scadenza al 31 dicembre p.v., rivolti anche a dipendenti che hanno già pienamente conseguito – e in molti casi superato – il target formativo fissato per l’anno in corso.
In considerazione di ciò, e al fine di evitare una compressione delle tempistiche che rischierebbe di vanificare gli effetti positivi della riduzione del monte ore, si propone di rimodulare la scadenza attualmente prevista, posticipando il termine per la fruizione dei corsi dal dicembre 2025 al giugno 2026.
Tale proroga consentirebbe di pianificare con maggiore razionalità e continuità l’attività formativa, favorendo l’avvio dei nuovi percorsi già a partire dal 1° gennaio dell’anno venturo, in coincidenza con il ripristino del monte ore annuale a 40 ore.
In questo modo si garantirebbe una distribuzione più equilibrata dei carichi formativi e si eviterebbe di concentrare, in un periodo già critico, ulteriori adempimenti a carattere obbligatorio.
Certi di un cortese riscontro, si porgono distinti saluti.
Giuseppe Lombardo
Al Direttore del Personale
Dell’Agenzia Dogane e Monopoli
Dott. S. D’Ecclesiis
Oggetto: La figura del RSPP. Richiesta di valorizzazione nell’ambito degli istituti contrattuali.
Egregio Direttore,
la scrivente O.S. è stata sensibilizzata dai lavoratori di ADM che svolgono per l’Amministrazione il ruolo di RSPP che da anni non ricevono di fatto il dovuto riconoscimento nell’ambito degli istituti contrattuali di contrattazione integrativa.
Secondo la normativa vigente il «responsabile del servizio di prevenzione e protezione o RSPP» è la persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali specifici designata dal datore di lavoro per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.
Premesso che, nella maggior parte degli Uffici dell’Agenzia, l’incarico di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) è ricoperto da personale interno, si evidenzia come tale ruolo venga affidato a funzionari in possesso di lauree di natura tecnica (ingegneri, chimici), i quali, per poter svolgere l’incarico, devono aver conseguito una formazione specialistica articolata in più moduli, prevista dalla normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro.
Anche in questo momento di riorganizzazione di ADM l’operato di questi colleghi risulta essenziale per la riuscita del progetto in quanto figure essenziali con particolare riguardo a tutte le procedure logistiche e di sicurezza sui posti di lavoro che in questa fase vedono importanti spostamenti di sedi di ufficio e di personale.
Si rappresenta inoltre che laddove l’incarico sia stato affidato a soggetti esterni, attraverso il MePa o adesione a convenzioni Consip, l’Amministrazione sostiene costi significativi a fronte di prestazioni che richiedono comunque il coordinamento con personale interno, con un impatto complessivo più oneroso e sicuramente meno efficace.
Premesso quanto sopra si ritiene quindi necessario valorizzare specificatamente tali figure in tutti gli ambiti di contrattazione integrativa (sistema indennitario, procedure di riqualificazione, ecc..) , riconoscendo l’alto livello di competenza e l’assunzione di rischi personali connessi alla funzione e pertanto non è più procrastinabile aprire un costruttivo confronto volto al raggiungimento di questo obbiettivo.
In attesa di un positivo riscontro, si porgono cordiali saluti.
Il Coordinatore Nazionale FP CGIL
Agenzia Dogane e Monopoli
Iervolino Florindo
Alla cortese attenzione del Dott. Federico Eichberg
Capo di Gabinetto del Ministero delle imprese e del Made in Italy
segreteria.capogabinetto@mise.gov.it
c.c. della Dott.sa Stefania De Angelis
Direttore generale dei servizi interni e finanziari
stefania.deangelis@mise.gov.it
del Dott. Francesco Filippetti
Responsabile Relazioni Sindacali
francesco.filippetti@mise.gov.it
Oggetto: Resoconto dell’assemblea generale: temi trattati e criticità segnalate
Le scriventi Organizzazioni Sindacali, in seguito all’Assemblea indetta l’8 ottobre u.s., che ha contato su una rilevante partecipazione, intendono richiamare con forza l’attenzione dell’Amministrazione su una serie di criticità strutturali, organizzative ed economiche che da tempo gravano sul Ministero e sul personale dipendente compromettendone motivazione, benessere e capacità operativa.
L’assemblea ha rappresentato un momento importante di confronto per comprendere umori, difficoltà e priorità del personale del Ministero.
L’obiettivo è stato ascoltare, raccogliere istanze, suggerimenti e costruire un documento che abbiamo deciso di presentarvi al fine di stimolare la giusta attenzione e risposte adeguate alla situazione rappresentata.
La grave carenza di personale, frutto di un tardivo e insufficiente ricambio generazionale, e i numerosi pensionamenti hanno determinato un aumento insostenibile del carico di lavoro per i dipendenti. Non è più procrastinabile una nuova campagna di assunzioni, anche mirata alle reali competenze necessarie al nostro ministero, con concorsi su base regionale.
Negli ultimi anni, questo aggravio di responsabilità non si è tradotto tantomeno in un corrispondente miglioramento economico e professionale.
Non è più tollerabile procedere in questa direzione: è necessario che i vertici di questo Dicastero si assumano la responsabilità di tutelare il potere d’acquisto del personale, che quotidianamente affronta sacrifici importanti, a fronte di una mobilità interna (la possibilità, cioè, di essere trasferiti da una struttura all’altra del Ministero) ancora fortemente limitata. È fondamentale ricordare che la questione della mobilità è strettamente legata al recupero di attrattività del nostro Ministero, che fatica a competere con altre amministrazioni e, ancor peggio, non riesce a trattenere il proprio personale — sia neoassunto che con maggiore anzianità di servizio. Questa situazione compromette gravemente ogni possibilità di recupero dell’efficienza operativa.
Troppi, infatti, sono gli uffici sottodimensionati rispetto alle attività richieste; troppi sono quelli divenuti ambienti di lavoro tossici, nei quali è impossibile valorizzare adeguatamente le competenze del personale.
Ad oggi le reiterate richieste di elaborare un nuovo regolamento sulla mobilità sono rimaste carta straccia nonostante il nostro impegno nel fornire un aiuto concreto rielaborando un vecchio regolamento ancora vigente anch’esso spesso non rispettato.
Tra i temi più importanti denunciamo, purtroppo ormai in via strutturale, gravi ritardi nei pagamenti relativi ad arretrati, straordinari, FRD, PON e posizioni organizzative.
Pur riconoscendo che le cause possono dipendere anche da fattori esterni, ciò non giustifica la ripetizione dei medesimi disservizi, che minano la fiducia e la motivazione del personale.
Non sembra peregrino affermare l’esigenza di una comunicazione riferita a date certe per i pagamenti e si ribadisce che la valorizzazione passa dal puntuale riconoscimento del lavoro svolto, nonché dalla tempestiva erogazione delle spettanze.
Inoltre, la valorizzazione passa anche per la possibilità per i dipendenti di poter acquisire, consolidare e diversificare le proprie competenze, non solo attraverso la mobilità interna, ma anche attraverso l’espletamento di incarichi conferiti dall’Amministrazione. In tal senso, in questo ambito quello che più preoccupa le OO.SS. è la carenza di trasparenza in termini di definizione dei criteri di assegnazione. Urge una mappatura degli incarichi conferiti dal Ministero, propedeutica a una regolamentazione generale dell’attribuzione degli stessi.
Si è inoltre ancora in attesa di determinazioni da parte dell’Amministrazione in merito alla mancata erogazione dei buoni pasto in modalità di “lavoro agile”, secondo quanto previsto dall’art.14, comma 3-bis del CCNL Comparto Funzioni Centrali 2022-2024, sottoscritto il 27 gennaio 2025.
Gli Ispettorati territoriali, forse più di tutti gli altri settori, stanno risentendo del generale svuotamento di personale e della mancanza di un oculato turn-over. Si assiste, nel frattempo, a un totale svilimento dell’azione di vigilanza e di controllo sulle materie proprie del Mimit, in ambito territoriale, a seguito della nuova mission (Case Made in Italy) degli IT, sia col perdurare di scelte inopportune, che esternalizzano i servizi di Ispezioni sulle navi all’estero, inserite in un DDL presentato dal governo e collegato alla prossima finanziaria. Delegare attività che riguardano la sicurezza della vita in mare a terzi, comprometterebbe la qualità e l’imparzialità dell’attività ispettiva stessa.
Chiediamo chiarezza all’Amministrazione e un tavolo dedicato per definire la strada che vuole intraprendere il nostro ministero, sulle proprie articolazioni territoriali, rivendicando ogni forma necessaria di mobilitazione.
Il sistema di salute e sicurezza sul lavoro, allo stato attuale, non può considerarsi del tutto soddisfacente.
Spesso, infatti, si riscontra una carenza di personale specificamente dedicato alla gestione della materia e una comunicazione inefficace tra l’Amministrazione, i servizi di prevenzione e i lavoratori, responsabilità che ricade interamente sull’Amministrazione stessa.
Le criticità strutturali di numerose sedi del Ministero, distribuite su tutto il territorio nazionale, sono ben note.
In particolare, a Roma, si evidenziano diverse problematiche relative alla sicurezza degli edifici:
Sede di via Molise: è previsto l’avvio dei lavori di consolidamento strutturale, in seguito a controlli effettuati sul cosiddetto “Palazzo Rosa”, che hanno evidenziato criticità. Tale situazione ha già comportato — e continuerà a comportare — il trasferimento del personale presso Palazzo Piacentini, anche in modalità coworking, applicata in modo inadeguato e senza alcuna informativa preventiva ai RLS.
Sede di Viale America: lo stabile versa da anni in condizioni di evidente deterioramento. L’Agenzia del Demanio e i vertici del MIMIT hanno deciso di mantenere operativo il personale durante i previsti interventi di ristrutturazione, generando forte preoccupazione tra queste OO.SS. e tra i lavoratori coinvolti. Tali timori sono aggravati dalla totale assenza — o grave insufficienza — di una comunicazione chiara e trasparente in merito agli interventi previsti. Inoltre, si aggiungono criticità relative alla vigilanza che, lasciando scoperti i turni notturni, comportano evidenti rischi per il personale e per la tutela del patrimonio culturale, bibliotecario e museale, in assenza di un presidio costante e qualificato.
Sedi territoriali: in questo caso sono numerose le sedi territoriali con gravi carenze strutturali e alcune addirittura chiuse. L’elenco delle strutture in situazioni precarie è notevole con notevoli disagi per il personale. Appare dunque fondamentale mantenere un dialogo costante e strutturato tra l’Amministrazione e gli RLS, i quali devono essere sempre adeguatamente informati e coinvolti, come previsto dalla normativa vigente.
Nel dibattito è stato evidenziato che l’attuale sistema di progressioni e di valutazione del personale presenta elementi di punteggio che generano differenze minime ma sproporzionate, penalizzando spesso in modo ingiusto diversi lavoratori.
Un esempio emblematico è quello dei cosiddetti “pagellini”, le cui valutazioni vengono lasciate alla eccessiva discrezionalità di alcuni dirigenti che, pur riconoscendo la qualità e l’impegno del personale, non assegnano una valutazione massima che, a nostro avviso, risulta non basata su reali criteri oggettivi, anche appellandosi alla direttiva Zangrillo che impone la diversificazione dei giudizi.
Tale interpretazione, unita alle regole delle PEO che premiano solo chi ottiene il punteggio massimo, comporta ingiuste penalizzazioni, come accade per il personale di nuova assunzione.
Anche per il personale da poco pensionato riteniamo non corretta la loro esclusione.
Nell’ultimo periodo si è verificato un incremento significativo di segnalazioni e denunce relative a comportamenti inappropriati e atteggiamenti vessatori da parte di alcuni dirigenti nei confronti di lavoratrici, lavoratori e, cosa ancora più grave, di rappresentanti sindacali. A tal proposito intendiamo ribadire con fermezza che suddette condotte non saranno in alcun modo più tollerate. Per questo abbiamo invitato chiunque sia destinatario di tali comportamenti a rivolgersi con fiducia alla propria RSU o all’organizzazione sindacale di riferimento, che si impegnerà a tutelare la dignità personale e professionale di ogni lavoratore.
In tal senso, abbiamo la certezza che andrebbero potenziati con stretta urgenza i servizi legati a all’assistenza e all’orientamento del personale, come lo sportello d’ascolto e la consigliera di fiducia.
Queste situazioni sono necessariamente importanti, al fine di creare un ambiente funzionale all’efficace svolgimento dell’attività lavorativa e, di conseguenza, non incorrere nella emorragia di personale verso altre opportunità di lavoro pubblico o privato.
Molte esperienze virtuose a livello locale dimostrano che è possibile perseguire l’attivazione
di accordi per calmierare gli affitti e migliorare le condizioni di vita del personale.
L’attuale situazione sociale, richiede che al personale vengano forniti significativi strumenti
di welfare.
Questo aspetto è fondamentale anche per rendere più attrattivo il Ministero, poiché è evidente che gli stipendi attuali risultano del tutto insufficienti e incompatibili con il costo della vita e degli affitti nelle grandi città, rendendo sempre più difficile trattenere o attirare personale qualificato.
Lo smart working e il lavoro decentrato rappresentano strumenti essenziali per attenuare queste difficoltà, ma non possono restare subordinati al mero assenso discrezionale dei dirigenti.
Devono invece essere regolati attraverso criteri trasparenti e uniformi, riconoscendone il valore come misura di efficienza e di benessere organizzativo.
Molte sedi territoriali dispongono di postazioni perfettamente utilizzabili ma inspiegabilmente abbandonate, e ciò non giustifica la scarsa propensione dell’amministrazione a favorire soluzioni di lavoro decentrato che potrebbero agevolare il personale e migliorare l’efficienza complessiva.
Le istanze qui presentate sono state più volte avanzate in diverse sedi, senza riscontri
concreti da parte dell’Amministrazione.
Anche per dare una risposta a tutti coloro che ci onoriamo di rappresentare, riteniamo questi punti fondamentali e necessariamente d’interesse per il personale tutto e funzionale alle attività ministeriali.
In attesa di un urgente riscontro, confidiamo in un suo intervento responsabile, riservandoci ogni ulteriore iniziativa volta a rappresentare gli interessi del personale.
Luca Giovinazzo Stefano Fricano
Negli ultimi giorni si rincorrono voci e indiscrezioni sulle ragioni che avrebbero spinto i ministeri vigilanti a sollevare rilievi sul contratto integrativo firmato in solitaria dalla CISL.
L’impressione, sempre più netta, è che nel mirino possa esserci il discutibile meccanismo incentivante che l’Amministrazione, con il consueto appoggio dei soliti noti, ha costruito.
Difficile, infatti, comprendere come l’impegno profuso da una parte del personale sui PES possa giustificare un sistema che crea “figli e figliastri” all’interno delle sedi, riconoscendo incentivi diversi persino tra colleghi che lavorano nella stessa stanza.
Vale la pena ricordare alcuni esempi:
chi va in pensione nell’anno ottiene venti punti in più nel coefficiente di incentivazione, ma perde il diritto al differenziale se l’Amministrazione ritarda i riesami (nel contratto si riporta espressamente il veto al riconoscimento se alla pubblicazione della graduatoria definitiva il dipendente non è in servizio);
il personale della Direzione Generale resta escluso dalla maggiorazione di dieci punti, ormai riconosciuta quasi ovunque;
chi è entrato nel 2023, anche lavorando sui PES, non riceve un euro in più — anzi, percepisce incentivi inferiori rispetto a colleghi che con quei progetti non hanno nulla a che vedere.
Un sistema scriteriato e iniquo, che con ogni probabilità ha attirato l’attenzione di chi deve vigilare sulla correttezza del testo negoziale.
Non dovrebbe aver suscitato perplessità, c’è da scommetterci, l’aumento del peso attribuito alla valutazione dei dirigenti: 42 punti per le cosiddette “pagelline”, ben oltre il minimo contrattuale di 40 punti previsto dal CCNL 2019-2021.
Nessun altro ente delle Funzioni Centrali si è discostato da quella soglia.
Nessuno, tranne il nostro, che evidentemente “la sa più lunga”.
E non risulta che i rilievi riguardino la gestione dei differenziali, appena 3.000 quest’anno, distribuiti senza alcun criterio organizzativo volto a tutelare chi non è ancora entrato nel nuovo ordinamento e attende il primo riconoscimento. Per questi, lo diciamo ancora una volta per massima chiarezza, il rischio è quello di finire in un cono d’ombra, vittime di una vera e propria damnatio memoriae che si trascinerà per anni.
Il testo del CCNI, con ogni probabilità, non sarà stravolto. Tuttavia, il passaggio al tavolo porterà verosimilmente a qualche ritocco di forma: una piccola concessione qui, una dichiarazione congiunta là, il minimo indispensabile per convincere alla firma anche chi, finora, ha fatto finta di giocare una partita “più nobile”.
Le promesse, però, le abbiamo lette tutti:
una maggiorazione allo sportello più consistente;
l’aumento del TEP per ogni dipendente;
un tetto alle risorse destinate alle Elevate Professionalità del vecchio ordinamento;
il ridimensionamento delle pagelline;
il ripristino della vecchia disciplina per la Banca Ore;
l’incremento delle indennità per le professionalità rimaste ferme da anni.