Si è tenuto per oggi il secondo incontro con l’ARAN per la trattativa del CCNL Area Funzioni Locali 2022-2024.

È stato proposto un testo che affronta parte delle questioni normative e definisce un’impostazione della ripartizione delle risorse economiche.

L’ARAN ha fornito una prima ipotesi di suddivisione delle risorse della parte economica del rinnovo contrattuale, in particolare prevedendo l’allineamento dello stipendio tabellare dell’Area delle Funzioni locali a quello dei dirigenti di seconda fascia dell’Area delle Funzioni centrali.

L’aumento corrisponde a 230 euro mensili per tredici mensilità e, in proporzione, per i segretari comunali di fascia C a 184 euro.

Il resto delle risorse economiche verrebbe ripartito con percentuali diverse per RAL, PTA e segretari, tra retribuzione di posizione e retribuzione di risultato, oppure – in base alla decisione della contrattazione decentrata – destinato anche a misure di welfare

Abbiamo ribadito, di nuovo, anche in questa sede l’insufficienza delle risorse economiche stanziate, sia per un recupero del potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione degli ultimi anni, sia per un adeguato riconoscimento professionale della categoria.

Abbiamo ribadito la necessità di una perequazione con le altre aree dei comparti pubblici che è mediamente del 30%.

Inoltre, per quanto riguarda il riparto tra parte fissa e variabile delle componenti economiche, abbiamo eccepito quanto fosse necessaria una diversa ripartizione a favore della retribuzione tabellare e di posizione.

Passando alla parte normativa, si sono apprezzati nel testo proposto alcuni temi che erano rimasto in sospeso nella scorsa tornata contrattuale, quali:

  • l’accesso prioritario al lavoro agile per i soggetti con particolari carichi familiari;

  • la fungibilità effettiva della formazione;

  • alcune norme che agevolano la fruizione delle assenze per terapie salvavita e dei permessi per i genitori;

  • l’attivazione automatica del patrocinio legale in caso di aggressione personale.

Restano tuttavia assenti dal testo contrattale alcuni temi di particolare rilevanza:

  • la revisione dell’istituto del patrocinio legale per allinearlo alle disposizioni del CCNL dell’area della dirigenza delle Funzioni centrali;

  • la riqualificazione del sistema della suddivisione tra confronto regionale e aziendale per i dirigenti della PTA;

  • la definizione dei limiti temporali di contattabilità e delle regole per la disconnessione per chi fruisce del lavoro agile;

  • una migliore definizione dell’applicabilità degli incarichi ad interim.

Abbiamo inoltre posto nuovamente il tema del welfare aziendale.

Nella bozza di contratto presentata, infatti, vengono considerate equivalenti e interscambiabili le risorse destinate alla retribuzione di risultato e quelle destinate al welfare.

Ancora una volta, abbiamo ribadito che i due istituti non sono equivalenti: sulle somme destinate a welfare gli enti non pagato la quota di oneri riflessi, pertanto per il costo contrattuale non può essere considerato identico. Per garantire un’equivalenza reale degli importi, le somme destinate al welfare dovrebbero essere maggiorate della quota di oneri riflessi risparmiata dagli Enti (pari al 37%).

Il tavolo si è aggiornato alle ore 11.00 dell’11 novembre prossimo, data entro la quale proporremo i nostri testi alternativi sulle tematiche oggetto di rivendicazione.

Segretaria Nazionale FF.LL.

Tatiana Cazzaniga

Abbiamo appreso che nel corso del Consiglio dei ministri appena concluso è stato approvato il decreto sicurezza-lavoro con all’interno la norma per la stabilizzazione del personale sanitario INAIL”, lo dichiarano i coordinatori nazionali di FP CGIL, UIL PA e USB PI. “Un traguardo importante che nasce dall’impegno congiunto tra le nostre organizzazioni sindacali e tutta l’Amministrazione, ma soprattutto dalla partecipazione di tutte le lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto con forza il nostro percorso di mobilitazione che, lo ricordiamo, ci aveva portato alla proclamazione dello sciopero generale per il prossimo 30 ottobre”, proseguono. “Iniziativa, quest’ultima, che, grazie al prezioso traguardo raggiunto, procederemo a revocare”. “Ora sarà necessario che si proceda con celerità ad attuare tutte le procedure previste per la completa stabilizzazione. Da parte nostra non faremo mancare il nostro supporto e contributo”.

Nella seduta di giovedì 16 ottobre 2025, la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale ha deliberato l’avvio di una indagine conoscitiva sulle politiche di investimento e di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti pubblici previdenziali.

L’iniziativa mira a delineare un quadro aggiornato sulla gestione, l’impiego e la redditività del patrimonio immobiliare pubblico, con particolare attenzione alla transizione ecologica, ai criteri ESG, e all’impatto economico e sociale delle politiche di investimento.

Guardando al patrimonio INPS, stante l’audizione possibile dei nostri vertici, torniamo allora a quanto proposto lo scorso 22 aprile, quando la nostra organizzazione chiese un censimento degli immobili dell’Istituto per individuare soluzioni abitative a favore dei dipendenti penalizzati dal caro-vita.

L’iniziativa, oltre ad assolvere a un’esigenza funzionale per un ente di prossimità come l’INPS, consentendo di reperire risorse in alcuni territori in cui l’inflazione mette a repentaglio la tenuta del sistema, si inserisce perfettamente nella prospettiva di una valorizzazione integrata del patrimonio pubblico, capace di coniugare solidità patrimoniale, equità sociale e innovazione gestionale.

Sulla base delle finalità dell’indagine parlamentare, l’INPS potrebbe, in tal senso, elaborare piani strategici di medio-lungo periodo per la messa a valore del proprio patrimonio, con affitti calmierati e nel solco della tutela del valore pubblico, creando così modelli replicabili di gestione basati su trasparenza, sostenibilità e impatto sociale.

Una strategia di questo tipo consentirebbe all’Ente di porsi all’avanguardia nella Pubblica Amministrazione, trasformando la gestione di un capitolo critico in un motore di attrattività del nostro Istituto, per welfare, innovazione e sviluppo sostenibile.

L’indagine della Commissione si concluderà entro il 31 dicembre 2026: speriamo possa essere l’occasione giusta per mettere a sistema una policy interna in grado di proiettare l’ente nel futuro.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

CÉDER UN PEU, C’EST CAPITULER BEAUCOUP

(Cedere un po’, significa capitolare)

SONO STATI PUBBLICATI I BANDI DELLE PEO 2025!

UN DISASTRO ANNUNCIATO

Allo scempio fatto dall’ultimo accordo che avevamo già stigmatizzato con il comunicato del 19 agosto, si aggiunge il peggioramento anche della procedura, che emerge chiaramente dai bandi.

Anche su questo i firmatari hanno dato all’Amministrazione carta bianca?

Questi i punti più deprecabili:

  1. come già sottolineato, le maggiori risorse del FRD 2025 non sono confluite sulle PEO 2025 e quindi la percentuale del personale che si riqualificherà non potrà arrivare al 50% (di questo passo ci sarà parte del personale che non si potrà mai riqualificare!);

  2. espletare esclusivamente a Roma le prove, a discapito di tutti i colleghi delle sedi decentrate, quando sarebbe stato possibile organizzarle presso le sedi di appartenenza senza ulteriore sperpero di denaro pubblico e grave disagio per il Personale, già verificatosi nelle precedenti progressioni;

  3. calpestare l’esperienza del personale con l’abbassamento di 5 punti;

  4. peggiorare la formazione non tenendo conto dell’attività che realmente svolge ogni dipendente ma pretendere una pluralità di conoscenze specifiche sulla Corte di conti che nemmeno il personale di magistratura possiede;

  5. prevedere lo stesso percorso formativo per i Funzionari, gli Assistenti e gli Operatori;

  6. nessuna banca dati e un punteggio negativo per ogni risposta errata;

  7. aumentare il punteggio, portandolo a 2 punti sia per la posizione di preposto, sia per l’idoneità conseguita nelle selezioni per le Alte Professionalità;

  8. attribuire punteggi soltanto ai corsi di formazione con test finale, con la consapevolezza che non a tutti è stato consentito di partecipare;

  9. perseverare nella penalizzazione dei titoli di studio, oggi non inerenti, ma ieri consentiti per accedere con concorso pubblico alla Corte dei conti, cosa unica nel panorama delle Pubbliche Amministrazioni.

Oltretutto, nonostante le promesse e le Commissioni costituite ad hoc, l’Amministrazione non ha fatto nulla per modificare il nostro sistema di valutazione, così disomogeneo e poco trasparente da non poter essere utilizzato come parametro valido per le selezioni delle PEO.

Infine, sottolineiamo ancora una volta, che le valutazioni avvengono, in diversi uffici, senza il dovuto confronto e senza la dovuta informazione a tutto il Personale dell’ufficio.

NONOSTANTE QUESTO, INVITIAMO I COLLEGHI ALLA PARTECIPAZIONE, VISTO CHE IL FONDO RISORSE DECENTRATE APPARTIENE ALLA TOTALITÀ DEI DIPENDENTI E LE PROGRESSIONI ECONOMICHE SONO PAGATE DA TUTTI NOI

                            FP CGIL                     UIL PA                      USB PI

                               Susanna Di Folco       Fernanda Amidani      Felice Dell’Armi

Nei giorni scorsi abbiamo tenuto incontro presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito della procedura di raffreddamento dopo la proclamazione dello stato di agitazione.

Pur prendendo atto dei tentativi, da parte della Giustizia Amministrativa, di provare a sollecitare il decisore politico a stabilizzare tutto il personale impiegato nell’ambito del PNRR, abbiamo dovuto constatare che la normativa non è sinora cambiata e che neppure nella bozza delle legge di bilancio sembrerebbe esserci alcuna previsione che autorizzi la Giustizia Amministrativa a stabilizzare tutte queste lavoratrici e questi lavoratori, col grave rischio di perdere la professionalità finora acquisita.

Per questa ragione, nei prossimi giorni avvieremo iniziative di mobilitazione a tutela delle colleghe e dei colleghi precari del PNRR per chiedere al Governo di inserire una previsione specifica che autorizzi la stabilizzazione di tutti e non solo di una parte, così provocando inutili e dannosi conflitti tra lavoratori.

Coordinatrice nazionale FP CGIL Giustizia

Amministrativa

FP CGIL Nazionale

Maria Paola Lo Monaco

Matteo Ariano

Nei giorni scorsi come FP CGIL abbiamo chiesto all’Agenzia se corrispondesse al vero che, per vedersi riconosciuti i due giorni di ferie aggiuntivi al compimento dei quindici anni di anzianità –ma probabilmente si potrebbe fare analogo ragionamento per i cinque e i dieci anni di anzianità- fosse necessario che il Personale esaurisse prima quelli già disponibili e fruibili.

Una questione semplice ma non banale che, a differenza di quanto in queste ore alcuni provano ad argomentare, è alimentata non tanto da voci di corridoio non supportate da elementi oggettivi e che minano solamente la serenità del personale senza contribuire al benessere aziendale (sic!) ma da comunicazioni inviate dalla Direzione alle colleghe e ai colleghi.

Comunicazioni datoriali –abbiamo scritto nella richiesta trasmessa all’Agenzia– nelle quali si esplicita che, per poter usufruire di queste giornate aggiuntive di ferie, è necessario prima utilizzare quelle già disponibili e fruibili e che, solo una volta esaurite le ferie attualmente a disposizione si potrà procedere con la richiesta di queste giornate aggiuntive.

Se il problema di accreditamento/visibilità nell’applicativo è esclusivamente tecnico basta dirlo e la questione troverà una soluzione condivisa e trasparente, a beneficio di tutti.

Se, diversamente o in aggiunta a questo impedimento, l’Agenzia ritenesse opportuno ricorrere (anche) alla leva delle giornate aggiuntive per limitare i riporti ferie dal 2025 al 2026… Questo sì, sarebbe un comportamento che -come osservato da qualcuno- minerebbe il benessere organizzativo.

FP CGIL Nazionale
Daniele Gamberini
gamberini@fpcgil.it

Nei giorni scorsi avevamo denunciato una sostanziale indifferenza dell’Istituto rispetto alle tematiche di genere: da più parti, infatti, continuano ad arrivare segnalazioni di iniziative pubbliche, promosse o partecipate dall’INPS, dove a discutere di gender gap sono principalmente uomini, manco fossimo precipitati in una puntata di BoJack Horseman.

Continueremo a stigmatizzare questa condotta, evidenziando un dato: non è il comunicato della CGIL che dovrebbe suscitare scalpore o indignazione, ma il fenomeno che essa denuncia. Annoso tema di chi sceglie di guardare il dito anziché la luna.

Non tutto è perduto però. Tra le numerose mail ricevute in queste settimane, un esempio virtuoso lo registriamo a Parma, dove la presentazione del Rendiconto sociale ha visto la partecipazione di numerose funzionarie.

Segno che la competenza, la professionalità, la conoscenza delle dinamiche interne sono un patrimonio condiviso, non appannaggio di un solo genere, come sempre sostenuto alle nostre latitudini.

Quando la partecipazione femminile non è una concessione, ma una scelta consapevole, allora sì la forma diventa sostanza. Parma dimostra che la coerenza è possibile, se sostenuta da volontà e da cultura organizzativa: pre-condizione base per la realizzazione di una PA moderna, equa e credibile. 

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Una manovra che non risponde ai bisogni reali del Paese e rischia di aggravare le disuguaglianze sociali, scaricando ancora una volta su lavoratori e pensionati il peso maggiore della crisi.

Il nostro giudizio, dopo il confronto del Governo con le parti sociali, non potrebbe essere più netto. Dopo aver subito un contratto collettivo a perdere, che ha impedito al personale del comparto di recuperare quanto perso negli anni con l’inflazione, dopo aver assistito al d.l. PA che ha escluso l’INPS dalla possibilità di ottenere anche un solo euro aggiuntivo, le lavoratrici e i lavoratori dell’Istituto – già fregati da un contratto integrativo che svilisce ogni prospettiva di carriera – sono adesso minacciati dall’ennesima manovra finanziaria simile a una partita di giro.

Il Governo, agitando lo specchietto delle allodole dell’intervento Irpef, non ha fornito alcuna risposta concreta su salari e pensioni, di là dalle solite parole di circostanza.

Il conto è sotto gli occhi di tutti:

  • si continua a rinviare una riforma fiscale che alleggerisca il carico su chi le tasse le paga davvero;

  • si evita ogni intervento per recuperare risorse dall’evasione e per garantire una maggiore progressività nella tassazione;

  • mancano misure per recuperare il fiscal drag, che tra 2022 e 2024 è costato quasi 25 miliardi di euro, 2.000 euro in più di tasse non dovute a persona;

  • si sottovaluta la perdita del potere d’acquisto del lavoro dipendente;

  • si destinano risorse ancora esigue ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali le dovute garanzie a tutela delle retribuzioni in caso di aumento dell’inflazione durante il triennio.

La politica della mano tesa, predicata da altre realtà, non sembra essere foriera di alcun risultato, se è vero che anche in questa manovra chi lavora nella PA viene dimenticato.

Non si parla di nuove assunzioni, non si parla di stabilizzazione dei precari, di investimenti nei servizi pubblici, nella sanità, nella scuola, nei settori che tengono insieme il Paese.

Si preferisce, invece, destinare maggiori risorse alle spese militari, proprio mentre i cittadini si scontrano con la scarsità di mezzi di chi deve garantire servizi fondamentali.

La FP CGIL INPS rilancia la mobilitazione prevista per la giornata di domani.

Il Governo deve cambiare rotta e aprire un confronto vero, dove la cifra di fondo deve essere l’equità e un piano di rilancio del lavoro pubblico. Il Paese non può permettersi un’altra manovra che penalizza chi lavora.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Alla c.a.

Avv. Pierluigi Di Palma

Presidente ENAC

 

Dott. Alexander D’Orsogna

Direttore Generale ENAC

p.c.

dott.ssa Maria Elena Taormina

Direttore Centrale Risorse Umane, Economiche e Benessere Organizzativo ENAC

 

Oggetto: Richiesta di riesame in merito alla tassazione applicata ai mutui edilizi agevolati concessi ai dipendenti dell’Ente e alla loro qualificazione giuridica. Natura socio-assistenziale.

 Gentile Presidente, gentile Direttore Generale,

con la presente desideriamo portare alla Vostra attenzione una tematica che coinvolge numerosi dipendenti dell’Ente che beneficiano di mutui o prestiti concessi a tasso agevolato.

Come noto, l’Ente bandisce periodicamente il “Regolamento ENAC per la concessione di mutui edilizi e per l’erogazione di prestiti a favore del personale dipendente, emanato, come già avvenuto in precedenza, anche nel corso del 2023.

Il regolamento disciplina innanzitutto i mutui edilizi ipotecari a tasso agevolato, destinati ai dipendenti ENAC con contratto a tempo indeterminato, finalizzati all’acquisto, costruzione, ristrutturazione o all’estinzione di mutui relativi all’abitazione principale (non di lusso). Successivamente, definisce anche le tipologie di prestiti concessi e le relative condizioni per la presentazione delle domande.

La ratio del regolamento è fornire misure di natura assistenziale e sociale a favore dei dipendenti, con particolare attenzione al benessere abitativo. L’obiettivo principale è sostenere i dipendenti nei bisogni economici più rilevanti, in particolare per l’acquisto della prima casa, una sfida significativa soprattutto per i neoassunti e per le fasce di reddito medio-basse, in un contesto caratterizzato da mercato immobiliare difficile e tassi di interesse bancari elevati a causa della instabilità geopolitica.

Il regolamento definisce un importo massimo concedibile per ciascun bando, suddiviso tra mutui e prestiti, entro il limite dell’1% delle spese per il personale previste dal bilancio. L’assegnazione dei benefici avviene tramite una graduatoria basata sull’ISEE, che classifica i dipendenti in fasce reddituali. Il beneficio è improntato al principio di equità sociale, e per questa ragione, la priorità viene data a chi si trova in condizioni economiche più svantaggiate, sottolineando la natura assistenziale del mutuo agevolato. In altri termini, il beneficio non è legato alla prestazione lavorativa, ma risponde alla necessità di agevolare l’accesso al credito per chi avrebbe avuto maggiori difficoltà ad accedere a quello bancario.

Orbene, coloro che hanno sottoscritto i contratti di mutuo con l’Ente, con le relative garanzie ipotecarie e assicurative sugli immobili, hanno assunto a proprio carico anche i connessi e consistenti oneri derivanti dalla mancata applicazione dei benefici fiscali previsti invece per i mutui bancari.

Il 13 dicembre 2024, un giorno prima dell’emissione del cedolino di dicembre, l’Ente comunicava via email a ciascun dipendente che, in applicazione dell’art. 51, comma 3, del TUIR, si era provveduto a rideterminare l’importo da includere nel reddito imponibile 2024, includendo anche il mutuo. Tale importo, consistente nel 50% della differenza tra gli interessi calcolati al Tasso Ufficiale di Riferimento della BCE (vigente alla data di scadenza di ciascuna rata) e il tasso praticato dall’Ente, è stato assoggettato alle ritenute fiscali e previdenziali, incidendo in maniera significativa sull’importo finale del conguaglio fiscale e, di conseguenza, sull’importo netto del cedolino. L’incidenza è stata talmente rilevante da determinare in alcuni casi l’azzeramento della tredicesima e la necessità di far fronte alla rateizzazione nei mesi successivi, poiché il cedolino di dicembre non era sufficiente a coprire l’importo dovuto.

Nel rapporto contrattuale del mutuo l’Ente assume il ruolo di creditore insieme a quello di sostituto d’imposta, con l’obbligo di fornire tutte le informazioni necessarie affinché il dipendente possa comprendere pienamente le condizioni del contratto. Le asimmetrie informative riscontrate nei contratti sottoscritti potrebbero, se necessario, essere oggetto di verifica da parte dell’autorità giudiziaria per ristabilire l’equilibrio del sinallagma contrattuale conformemente a quanto inizialmente comunicato ai dipendenti in fase di sottoscrizione del contratto di mutuo.

Si evidenzia, infatti, che i dipendenti che hanno stipulato il mutuo nel 2024 non sono mai stati informati della Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, emanata nel 2023, contenente indicazioni sulla tassazione dei mutui agevolati.

Sebbene nella mail si sostenga, richiamando il comma 3 dell’art. 51 del TUIR, che il mutuo erogato dall’Ente sia configurabile come fringe benefit, è importante chiarire che la somma ottenuta tramite il contratto di mutuo non costituisce un vantaggio accessorio rispetto alla retribuzione, poiché si tratta di un contratto autonomo rispetto al contratto di lavoro. Peraltro, i fondi non transitano sui conti correnti dei dipendenti, poiché l’Ente provvede direttamente ad effettuare i bonifici verso il venditore/ente bancario (nel caso di estinzione). Nel cedolino la somma, infatti, compare esclusivamente ai fini dell’ammortamento, mentre la quota capitale e gli interessi vengono trattenuti direttamente dallo stipendio secondo il piano di ammortamento stabilito.

La trattenuta operata sulle spettanze del cedolino del dipendente rappresenta, quindi, solamente una modalità di rimborso delle somme anticipate da ENAC per conto del dipendente e nulla più. Conseguentemente, se il pagamento fosse stato effettuato dal dipendente mese per mese, prelevando la quota dal proprio stipendio e versandola direttamente all’Ente, l’intera operazione non sarebbe mai risultata dal cedolino.

Inoltre, pur essendo accessibile solo ai dipendenti a tempo indeterminato dell’Ente, il contratto di mutuo costituisce un accordo giuridico separato ed indipendente rispetto alla retribuzione ed al contratto di lavoro. Il rapporto di lavoro costituisce solo l’occasione, ma non la causa della concessione del mutuo. Infatti, il mutuo ENAC non è un beneficio individuale o discrezionale, non costituisce una forma di liberalità, né è legato a meriti professionali o risultati lavorativi, ma rappresenta una misura di welfare aziendale a carattere assistenziale, destinata a sostenere esigenze familiari e sociali, al di fuori – lo si ribadisce – di qualsiasi logica retributiva.

Ammettere una diversa interpretazione comporterebbe una disparità di trattamento sotto il profilo pensionistico tra i dipendenti: infatti, se – come finora sostenuto – il mutuo venisse considerato quale incremento reddituale ai fini fiscali e previdenziali, i beneficiari di tale agevolazione si troverebbero a godere di un trattamento pensionistico più favorevole rispetto a coloro che non hanno stipulato alcun contratto di mutuo.

Come rappresentato al CdA in sede di approvazione, il Regolamento ENAC riconosce la natura socio-assistenziale dei benefici a favore dei dipendenti, in linea con i principi del DPR n. 509/1979, art. 59, e con quanto previsto dal CCNL ENAC triennio 2022-2024, art. 34, che disciplina il welfare integrativo. In particolare, la lettera f) prevede la concessione di beni, servizi e altri benefici che, secondo la normativa fiscale vigente, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente. I mutui a tasso agevolato rientrano pienamente nella categoria sopra menzionata, poiché, come rappresentato sopra, costituiscono strumenti di sostegno per esigenze familiari e abitative, senza concorrere a formare il reddito di lavoro per il dipendente.

Appare importante sottolineare, altresì, che qualificare il mutuo a tasso agevolato concesso ai dipendenti come fringe benefit è una tesi discutibile. La giurisprudenza, infatti, chiarisce che tale qualificazione è ammissibile solo se il contratto di mutuo comporta un costo effettivo per il datore di lavoro, come accade per la concessione in uso ai dipendenti di alloggi e/o auto aziendali. In questo caso, tuttavia, ciò non avviene, poiché, nonostante il tasso agevolato, l’ente recupera l’intera quota capitale e gli interessi stabiliti nel contratto.

Si evidenzia, poi, una questione rilevante sotto il profilo giuridico concernente la gerarchia delle fonti, poiché una circolare interpretativa dell’Agenzia delle Entrate non può, per sua natura, modificare o derogare l’applicazione delle norme di legge in materia di imposte e tributi. Inoltre, l’interpretazione richiamata dalla circolare ha carattere generale e non tiene conto delle specificità dei mutui concessi da enti pubblici per finalità assistenziali previste da legge o regolamento.

L’art. 51, comma 3, del TUIR, infatti, fa espresso riferimento ai soli prestiti erogati ai dipendenti, senza mai menzionare i mutui, che quindi esulano dalla tassazione propria del fringe benefit. Tale interpretazione trova ulteriore conferma nella prassi di diverse pubbliche amministrazioni che, pur operando in un contesto giuridico analogo a quello dell’ENAC e concedendo mutui a tasso agevolato ai propri dipendenti, non applicano alcuna forma di tassazione.

Si evidenzia, inoltre, che tra queste amministrazioni figura anche l’INPS, la quale concede mutui ipotecari agevolati non solo ai propri dipendenti, ma anche a tutti i dipendenti pubblici iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali da almeno un anno, senza applicare alcuna tassazione a titolo di fringe benefit.

Tassare il beneficio derivante da un mutuo agevolato a finalità assistenziale violerebbe il principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.), poiché il lavoratore non riceve un reale arricchimento patrimoniale, ma solo un aiuto sociale per bisogni primari.

L’imposizione fiscale finirebbe per svuotare la finalità solidaristica perseguita dal Regolamento ENAC, emanato in attuazione dell’art. 59 del DPR n. 509/1979 e in coerenza con i vigenti contratti collettivi, disincentivando le politiche di welfare interno e gravando ulteriormente sui lavoratori economicamente più deboli.

Giova inoltre osservare che il dipendente è supportato nell’acquisto/ristrutturazione attraverso una procedura semplificata. L’Ente non ha bisogno della documentazione richiesta invece da una banca, essendo esso stesso ad emettere le buste paga, con conseguente certezza del credito. Inoltre l’Ente consente l’accesso ad un mutuo di importo maggiore, fino a €300.000,00, superando i limiti derivanti dal rapporto tra rata e reddito.

Infatti, mentre gli istituti di credito possono concedere mutui la cui rata mensile non superi normalmente il 30% del reddito netto del richiedente, l’Ente consente di sostenere una rata mensile fino alla metà della retribuzione netta percepita alla data di presentazione della domanda.

Ne consegue che l’ulteriore tassazione applicata, sommata all’importo della rata — che per l’appunto può raggiungere fino alla metà della retribuzione netta — pone il dipendente in una condizione di significativa insostenibilità economica.

Alla luce di quanto sopra esposto, chiediamo un Vostro solerte intervento affinché la questione venga sottoposta all’attenzione del Consiglio di Amministrazione e discussa anche in sede di Collegio dei Revisori dei Conti dell’Ente, al fine di verificare la legittimità dell’imposizione fiscale applicata ai mutui concessi ai dipendenti, anche in considerazione del parere emesso dall’INPS in merito.

Tale disamina dovrebbe avvenire in tempo utile, prima delle scadenze fiscali di dicembre, per evitare che i lavoratori coinvolti subiscano nuovamente una tassazione su un incremento del reddito imponibile meramente figurativo, privo di qualsiasi reale vantaggio economico. Qualora non fosse possibile definire la questione entro la fine dell’anno, si chiede, nelle more della decisione, di sospendere l’applicazione della tassazione, al fine di evitare un ulteriore grave ed insostenibile pregiudizio economico per i dipendenti.

Qualora venga riconosciuta e confermata la natura socio-economica del beneficio con conseguente non applicabilità della tassazione sui cd. fringe benefit, le somme trattenute nel cedolino di dicembre 2024 potrebbero essere recuperate con le modalità ritenute più opportune.

In subordine, si evidenzia nuovamente che, diversamente dai futuri beneficiari dei mutui concessi, per i dipendenti che hanno sottoscritto finora i contratti, e che, come sopra chiarito, non erano stati informati della tassazione, l’Amministrazione, in quanto parte contrattuale e sostituto d’imposta, dovrebbe farsi carico delle conseguenze economiche derivanti dalla mancata informazione.

Fiduciosi in un Vostro sollecito riscontro rivolgiamo i più cordiali saluti.

F.to

F.to

F.to

F.to

F.to

F.to

F.to

F.to

FP-CGIL

FIT-CISL/CISL-FP

UIL-Trasporti

UIL-PA

FLP/APIV

USB-PI

CIDA-FLP

UNADIS

Billi

Ingrassia

Giametta

Conti

Bergamini

Del Villano

Concilio

Veccia

C’era una volta il vasto e solenne Regno della Previdenza, un luogo dove i documenti crescevano come edere sui muri dei palazzi e le delibere cadevano dal cielo come foglie d’autunno. Un giorno il Gran Consiglio si radunò nella Sala delle Decisioni Immutabili, che però cambiavano di continuo, e proclamò: “Poiché inutile e superflua, sia soppressa la Direzione del Benessere Organizzativo! Che i suoi stendardi vengano arrotolati e i suoi scranni svuotati!”.

Fu un annuncio altisonante. I banditori lo portarono in ogni piazza, e il popolo, a caccia di sprechi, approvò.

Ma come in ogni buona favola le decisioni più definitive sono anche le più effimere.

Appena pochi giorni dopo, giunse un nuovo editto, firmato dal Governo del Regno: “Si rende ora necessario attribuire al Benessere Organizzativo una Elevata Professionalità, che guidi la nobile impresa della trasformazione degli archivi cartacei in digitali!”.

Gli scribi, confusi, si guardarono tra loro.

Maestà,” domandarono, “non era quella la Direzione appena abolita?”. “Certo,” risposero di tutto punto i consiglieri della Corona, “ma prima che muoia del tutto, conviene donarle un’ultima onorificenza… per meriti futuri!

E così fu. La Direzione morente, come una fenice che rinasce solo per un ultimo battito d’ali, ottenne una lucente Elevata Professionalità, dotata di sigillo dorato e stipendio principesco, mentre chi aveva lavorato per la causa impacchettava gli scatoloni, cercando di capire quale fosse la sua prossima meta.

Ora, c’è da sapere che in quel Regno ogni moneta spesa per l’organizzazione veniva dal Regale Fondo delle Imposte: un grande scrigno, riempito giorno e notte dal popolo.

Ogni funzionario, ogni assistente, ogni operatore dello Stato versava la sua piccola parte, credendo di sostenere le opere utili e i benefici promessi.

Ma, silenziosamente, una goccia di quel tesoro andava a pagare la nuova Elevata Professionalità — il compenso dorato per un incarico nato nell’attimo stesso in cui la Direzione spirava.

I saggi del Regno sussurravano che si trattasse di un sortilegio antico, il Sortilegio della Quota Cento, che confondeva una promessa governativa di natura previdenziale con una prassi gestionale: la folle corsa per arrivare a 100 Elevate Professionalità e poi organizzare tutti insieme una gran festa. E mentre gli archivi si riempivano di pergamene digitali e le delibere si moltiplicavano come funghi, il popolo si accorse che la vera magia, nel Regno della Previdenza, era quella di trasformare ogni decisione nel suo contrario.

E così, tra timbri, sigilli e laute prebende, il Regno continuava ad andare avanti…

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Si è svolto oggi l’incontro con l’ARAN per la prosecuzione della trattativa sul rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024.

L’ ARAN ha presentato un conteggio delle risorse disponibili per il triennio 2022-2024 e una proiezione delle risorse stanziate per il 2025-2027.

Un conteggio che a nostro avviso risulta fuorviante inserendo un potenziale incremento di risorse variabile pari allo 0,22% del monte salari 2021 che nella scorsa mandata contrattuale è stato stanziato da poco più del 50% degli Enti locali.

È stato esposto dal Presidente dell’ ARAN che l’impegno anticipato dal Ministro Zangrillo di un fondo per finanziare il riallineamento del trattamento economico del comparto delle FFLL a quello di altri comparti pubblici non prevederà 150 mln per tutto il comparto dal 2026, ma 50 mln dal 2027 e ulteriori 50 mln dal 2028, per i soli comuni.

Dai conteggi proposti sarebbero previsti per il triennio 2025-2027:

– 45,06 per l’anno 2025

– 90,11 per l’anno 2026

– 135,16 per l’anno 2027

Queste somme si aggiungerebbe all’incremento medio a regime del triennio 2022-2024 pari a 141,90 (comprensivi delle risorse eventuali che potrebbero essere stanziate sui fondi).

Si tratta di una sintesi che nulla aggiunge a quanto già si sapeva in merito alle risorse disponibili per i rinnovi 2022-2024 e 2025-2027. Non c’è alcun anticipo di risorse, ma solo l’impegno a una firma ravvicinata tra i due trienni.

L’unica vera novità è il fondo previsto in legge di bilancio per integrare il trattamento economico dei dipendenti comunali. Si tratta di uno strumento positivo da noi proposto sin dall’approvazione del DL PA e su cui anche le controparti erano scettiche; tuttavia questa previsione non è sufficiente a modificare la nostra valutazione in merito all’insufficienza della dimensione economica del rinnovo 2022-2024.

Infatti il fondo in questione:

  1. prevede risorse appena sufficienti a ricostituire l’indennità di comparto che verrebbe parzialmente conglobata nello stipendio;

  2. non si applica a tutto il comparto escludendo regioni, province, unioni comunali, camere di commercio, ASP (peraltro alcuni di questi soggetti sono anche esclusi dall’applicazione degli aumenti del salario accessorio previsti dal DL PA);

  3. decorre dal 2027 ed è a disposizione del contratto 2025-2027 e non 2022-2024.

Ci attiveremo perché la norma sul fondo prevista in legge di bilancio venga migliorata nel senso che noi proponiamo consapevoli che i lavoratori del comparto FFLL merito una risposta già adesso, nel contratto 2022-2024, e non nel 2028.

Segretaria Nazionale FF.LL.
Tatiana Cazzaniga

Lunedì 20 ottobre si è svolta una riunione tra le scriventi Organizzazioni Sindacali e la delegazione di Sport e Salute e delle Federazioni Sportive Nazionali per affrontare concretamente i temi del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del comparto.

I datori di lavoro hanno proposto immediatamente al tavolo della trattativa una modifica dell’orario di lavoro, per tutti i lavoratori destinatari del nuovo CCNL, che andrebbe a modificare in modo rigido e poco comprensibile le attuali e numerose fattispecie già previste e sperimentate con successo dagli articoli del contratto vigente.

L’idea manifestata dalla delegazione trattante, motivata dalla necessità di rendere più uniforme ed efficiente l’orario di lavoro per il sistema complessivo di Sport e Salute e delle Federazioni Sportive Nazionali, elimina qualsiasi tipo di intelligente flessibilità che fino ad ora ha garantito la necessaria armonia tra le diverse e giustificate esigenze di tipo organizzativo e le oggettive situazioni di spostamento casa-lavoro, di sostenibilità per i colleghi che devono gestire dinamiche familiari e di un buon senso che da sempre ha animato i cambiamenti degli ultimi anni al tavolo della trattativa.

Tutte le Organizzazioni Sindacali hanno manifestato la propria contrarietà alla proposta di irrigidire l’orario di entrata oltre le nove e di prevedere una pausa forzata di un’ora e mezza per il pranzo. Si tratta di un approccio che, peraltro, non tiene conto delle dinamiche contemporanee e più avanzate che sul tema dell’orario di lavoro vanno in direzione completamente opposta.

Le Organizzazioni Sindacali ritengono che si possa e si debba discutere sull’individuazione di strumenti moderni e innovativi da integrare nel prossimo CCNL per affrontare al meglio e sfide dei prossimi anni. Ma deve trattarsi di strumenti moderni e innovativi appunto e non di certo di un mero ritorno a filosofie novecentesche.

Altrettanto delicata appare la questione dei parametri economici. Le Organizzazioni Sindacali hanno ribadito la validità e la coerenza delle rivendicazioni contenute nella Piattaforma Rivendicativa Unitaria, a partire dal pieno recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni tabellari per i dipendenti del Comparto, che negli ultimi quattro anni ha subito un’erosione senza precedenti, a causa del fortissimo aumento dell’inflazione e del rincaro sempre più allarmante del costo della vita per i beni primari e di sussistenza.

Le Organizzazioni Sindacali si impegneranno nei prossimi incontri affinché vengano superate queste iniziali rigidità e si possa giungere in tempi celeri ad un rinnovo del CCNL che sia rispondente alle legittime aspettative dei lavoratori.

In merito al progetto Sestante e alla chiusura delle sedi, registriamo con soddisfazione la frenata dell’azienda.

L’ azione collettiva portata avanti nelle scorse settimane, anche frutto del confronto diretto e continuo in assemblea, sta portando i primi risultati in termini di disponibilità di locali da parte di alcuni enti locali.

Anche le nostre forti richieste sul piano del ristoro economico per le lavoratrici ed i lavoratori impattati ha indotto SeS ad ulteriori valutazioni.

La partita non è ancora chiusa, per ora tutto è procrastinato di un paio di mesi che serviranno ad affrontare e risolvere le diverse situazioni e, come abbiamo sempre ribadito, non lasceremo solo nessuno: anche se residuasse una sola posizione, saremo soddisfatti solo quando avremo individuato la migliore soluzione possibile.

FP CGIL        CISL FP UILPA      CISAL FIALP USB          UGL             FNP CONFSAL
MALATESTA BRUNI    LIBERATI CAROLA        MERCURI PALLADINO PACIFICO
VIGLIOTTI

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