Ancora una volta torniamo occuparci della difficile condizione dei lavoratori civili delle Capitanerie di Porto, dipendenti del MIT che svolgono la propria attività nelle sedi delle Direzioni Marittime e delle Capitanerie di Porto italiane. Sparsi in posti di lavoro diversi e distanti tra di loro, questi colleghi sono rimasti veramente in pochi e ogni anno si riducono sempre più: ad oggi sono 250 le unità in servizio a fronte delle 900 del 2015.

Il personale delle Direzioni marittime, in particolare quelle del nord, è quasi azzerato, mentre molte Capitanerie contano un solo dipendente civile in servizio.

Non sono state effettuate assunzioni, né pare se ne prevedano a breve; quindi, questi lavoratori sono destinati a estinguersi e il loro lavoro probabilmente passerà interamente nelle mani del personale militare.

A risentire della grave situazione di mancanza di organico sono soprattutto i settori amministrativi, tecnici e informatici, essendo tali unità a supporto di tutte quelle procedure operative svolte dai Militari per le attività di salvataggio in mare – di soccorso e controllo delle coste.

Negli Uffici la mancanza di personale non consente una ottimale gestione per il rilascio di tutta la documentazione utile all’utenza del mare e a chi opera in mare come le innumerevoli composizioni delle commissioni per il rilascio dei Titoli Professionali Marittimi, delle patenti nautiche, del controllo dei certificati di sicurezza delle navi, del rilascio libretti di navigazione e iscrizioni nei registri della gente di mare.

Tali compiti, tutti in capo a normative emanate dalle Direzioni Generali del MIT, erano un tempo svolti dal personale civile.

Mancano anche le sostituzioni di tanti Consegnatari, incarichi ora sono ricoperti dal personale militare. Con la situazione prospettata in tempi brevi i pochi lavoratori delle capitanerie saranno quasi pari a zero.

A questa situazione si aggiunge la difficoltà, per tali lavoratori, di accedere ai percorsi formativi. Anche questa questione è stata da noi segnalata più volte. La difficoltà probabilmente deriva dal fatto che tali lavoratori sono ancora esclusi dal dominio @mit.gov.it e spesso non ricevono le stesse informazioni dei colleghi. Abbiamo appreso che ad alcuni di essi non è stato possibile frequentare il corso di cybersecurity, in quanto non in possesso degli indirizzi mail del Mit, e poi anche per il corso Documit 2.0 sembra che la nota sia stata trasmessa solo al “Corpo delle capitanerie di porto”, quindi al personale militare. A nulla sono valse le richieste dei lavoratori che non hanno avuto alcun esito.

Qualche anno fa li definimmo “figli di un Dio minore”, ad oggi la situazione appare addirittura peggiorata.

Chiediamo che, al pari degli altri lavoratori del MIT, l’amministrazione garantisca loro la partecipazione a tutte le attività formative programmate, rimuovendo gli ostacoli di carattere tecnologico.

Chiediamo che l’amministrazione assuma una posizione chiara e ci dica qual è il futuro di questi lavoratori, anche in termini di dotazioni organiche.

La sede non cambia lo status: i lavoratori delle Capitanerie e delle Direzioni marittime sono lavoratori del MIT, con uguali diritti e doveri, perché ogni giorno garantiscono servizi e svolgono le attività istituzionali del Ministero.

FP CGIL MIT

Luigi Gianfreda
Carmen Sabbatella

La riunione del tavolo tecnico sui benefici assistenziali, svoltasi nel pomeriggio di ieri, è stata particolarmente interessante.

L’Amministrazione, per il 2025, ha presentato una bozza sostanzialmente in linea con il programma già condiviso lo scorso anno: nessuna modifica né alla tipologia dei sussidi esistenti, né agli importi dei singoli benefici, ma una più razionale distribuzione delle risorse su uno schema già collaudato, tenendo conto anche delle evidenze statistiche ricavate dagli accessi registrati negli anni precedenti.

Un lavoro accurato, su cui si cercherà di introdurre elementi di innovazione nella prossima convocazione, pur consapevoli che “la coperta è corta”.

Gli interventi della FP CGIL

Come organizzazione abbiamo posto l’attenzione su due questioni fondamentali:

  1. L’insufficienza delle risorse disponibili. Le risorse destinate al personale dell’Istituto sono del tutto insufficienti a coprire i bisogni della platea di riferimento. Da anni chiediamo un intervento deciso sui tavoli politici per restituire centralità a queste voci di spesa. All’Amministrazione – o meglio, ai suoi vertici – non possiamo che rimproverare una certa noncuranza verso le esigenze espresse dai lavoratori dell’Istituto. Una disattenzione che stride con le campagne d’ascolto, sterili se poi il confronto non si traduce in stanziamenti utili a valorizzare la specificità dell’Ente.

  2. Uso degli strumenti di intelligenza artificiale. Ormai da due anni segnaliamo che, oltre al problema quantitativo delle risorse, esiste un problema di dispersione: l’Istituto non sempre riesce a intercettare le domande di chi avrebbe diritto ai benefici. Pur sapendo infatti chi potrebbero essere i potenziali titolari, spesso questi non presentano istanza e né le brochure, né gli spazi sulla intranet hanno consentito di superare tale ostacolo. È paradossale che, mentre per gli utenti esterni l’INPS utilizza sistemi di intelligenza artificiale per

individuare bisogni inespressi (come il consulente digitale delle pensioni), nei confronti dei “clienti interni” – ossia i lavoratori dell’Ente – non dimostri la stessa attenzione o capacità di innovazione.

Su questi fronti abbiamo quindi sollecitato l’Amministrazione ad esercitare quel ruolo proattivo che viene giustamente richiesto ai funzionari, ma che dovrebbe essere innanzitutto praticato a loro beneficio.

Il dibattito sindacale

La parte più vivace della riunione è arrivata dopo. Abbiamo infatti registrato la insospettabile disponibilità di Confintesa e FLP ad allargare i tavoli del comparto – un fatto inedito, considerando la linea finora emersa dai territori. Attendiamo smentita, precisazione o chissà quale cavillo dialettico per giustificare un’altra inversione di rotta.

Anche perché le stesse organizzazioni, nell’arco di pochi minuti, hanno poi suggerito alla Direzione Risorse Umane di adottare provvedimenti disciplinari contro quei dirigenti che non assumono un approccio “punitivo” verso i non firmatari: insomma, tutto e il suo contrario.

Abbiamo poi appreso che, a risorse invariate, una sigla propone di aumentare l’importo di tutti i benefici, con l’effetto consequenziale di ridurre la platea dei beneficiari: su questo attendiamo di leggere una proposta scritta, non i volantini che coloreranno i prossimi giorni.

L’accordo approvato

Intanto, con un’ampia convergenza, è stato votato il Verbale d’intesa sulla liquidazione cautelativa dei benefici assistenziali relativi allo stanziamento per l’anno 2024.

Come FP CGIL, abbiamo sottoscritto un accordo di natura redistributiva, che consente di destinare 542.600 euro residuo della voce “borse di studio” – ad incremento del budget dei sussidi per motivi di salute.

Con sorpresa, anche su questo punto non si è raggiunta l’unanimità: evidentemente c’è chi preferisce un risparmio di gestione per l’INPS.

Le liquidazioni previste

Con la stipula dell’accordo si procederà quindi alla liquidazione, secondo il seguente indice di copertura:

  • Sussidi straordinari per motivi di salute: 51,28% della somma spettante

  • Sussidi straordinari per cure odontoiatriche: 72% della somma spettante

  • Sussidi straordinari – altre tipologie: 78% della somma spettante

  • Contributi culturali: 80% della somma spettante Con la busta paga di novembre saranno liquidate:

  • le domande per cure odontoiatriche;

  • le istanze prioritarie per motivi di salute (circa 400 domande legate a patologie oncologiche);

  • i sussidi straordinari e i contributi culturali (fatti salvi gli assegni di studio, che dipendono dalla graduatoria in uscita il prossimo mese);

Le altre istanze collegate ai motivi di salute saranno liquidate nei mesi successivi. 

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Agenzia del demanio

Trattamento Economico, Attività Normativa e Relazioni Sindacali

Dott. Francesco Gregorace

dg.normativarelazionisindacali@agenziademanio.it

Oggetto: riconoscimento delle ulteriori due giornate di ferie al compimento del quindicesimo anno di anzianità di servizio

Da informazioni recentemente assunte è emerso che per vedersi riconosciuti gli ulteriori due giorni di ferie maturati dalle Lavoratrici e Lavoratori al compimento dei quindici anni di anzianità sarebbe necessario prima utilizzare quelli già disponibili e fruibili.

Tale orientamento datoriale –reso esplicito in diverse comunicazioni– rappresenta per la Scrivente Organizzazione sindacale la raffigurazione di ulteriori margini di discrezionalità che l’Agenzia si riconosce, “approfittando” della mancata normazione contrattuale delle decorrenze.

Come rappresentato al Tavolo negoziale nel corso della recente trattativa sindacale, per la FP CGIL queste ulteriori due giornate -da riconoscersi a tutto il personale al compimento del quindicesimo annohanno come unica condizione l’anzianità di servizio e noncome invece viene comunicatoanche l’esaurimento dell’intero montante ferie precedentemente spettante nell’anno.

Si invita, pertanto, l’Agenzia a non attuare forzature non condivise dalla FP CGIL e a rendere pienamente esigibili da subito dette giornate alla platea di Lavoratrici e Lavoratori interessati.

In attesa di riscontro si porgono cordiali saluti.

FP CGIL Nazionale

Daniele Gamberini

gamberini@fpcgil.it

Altro che Assemblea democratica quella che si è svolta giovedì 16 ottobre!

È stata la dimostrazione che le sigle sindacali CISL FP, CONSFSAL-UNSA e FLP che hanno indetto l’Assemblea, e accettato di sottoscrivere un accordo così peggiorativo, non avevano argomenti validi per giustificare la loro totale arrendevolezza alle richieste dell’Amministrazione.

Il tentativo di impedire a Susanna Di Folco e Felice Dell’armi, di intervenire da remoto come semplici dipendenti, e non come coordinatori nazionali della FP CGIL e della USB PI, non rispettando l’ordine di prenotazione degli interventi oppure non aprendo loro il microfono, è naufragato con la partecipazione in presenza di entrambi obbligando coloro che hanno indetto l’Assemblea a rispettare il sacrosanto diritto di esporre le proprie idee. Come se non bastasse hanno concesso solo 3 minuti ad ogni intervento, allo scadere dei quali hanno chiuso i microfoni interrompendo gli interventi; dulcis in fundo era disattivata la chat e non è stato possibile inviare messaggi.

Le loro risposte non esaustive o addirittura fuorvianti hanno sottolineato la difficoltà ad arginare il dissenso manifestato dal Personale intervenuto.

Al di là delle scelte politiche fatte dalle sigle sindacali CISL FP, CONSAL-UNSA e FLP, scelte discutibili, e che abbiamo già criticato aspramente, È STATO GRAVISSIMO TENTARE DI METTERE IL BAVAGLIO A CHI LA PENSA DIVERSAMENTE, IN UN’ASSEMBLEA CHE DOVREBBE TENER CONTO DELL’OPINIONE DI TUTTO IL PERSONALE, SENZA ESCLUSIONE ALCUNA.

SI È TRATTATA DI UNA CHIARA MANIFESTAZIONE DELL’INSOFFERENZA CHE CONTRADDISTINGUE CHI NON TOLLERA NESSUNA FORMA DI DISSENSO E NEGA SPAZIO DEMOCRATICO A CHI VUOLE RAPPRESENTARE IDEE DIVERSE!

LE SCRIVENTI OO.SS. DIFENDERANNO SEMPRE IL PERSONALE QUANDO VENGONO SOTTOSCRITTI ACCORDI AL RIBASSO!

FP CGIL

UIL PA

USB PI

Susanna Di Folco

Fernanda Amidani

Felice Dell’Armi

Si è tenuto ieri un incontro tra la FP CGIL e la Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, dott.ssa Di Domenico, insieme alla Direttrice Generale del Personale dott.ssa Gandini, a seguito della richiesta che abbiamo inoltrato nei giorni scorsi per verificare come l’amministrazione intende dare seguito alle relazioni sindacali.

Abbiamo manifestato le nostre forti criticità sulle modalità con cui non sono state coinvolte tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto delle funzioni centrali in queste ultime settimane, ma diamo atto della disponibilità mostrata ieri dall’amministrazione con la convocazione di questo incontro e con l’impegno a proseguire il confronto nelle prossime settimane su tutti i temi di interesse del personale.

Registriamo inoltre nuovamente come non ci siano risposte in merito alla stabilizzazione di tutto il personale precario PNRR della giustizia – funzionari UPP, funzionari tecnici, operatori data entry – con l’amministrazione che conferma nuovamente le 6.000 unità al momento finanziate e per cui le bozze della legge di bilancio proposta dal Governo che stanno girando in queste ore non sembrano indicare finanziamenti aggiuntivi. Nel corso del colloquio con la Capo Dipartimento ci è stato comunicato che l’amministrazione intenderà aprire una discussione su tempi e modi di quello che nei fatti è un nuovo concorso, certamente riservato ai precari interni, ma pur sempre un concorso con delle prove selettive. Proseguirà il confronto anche su questo e vigileremo sulle modalità che verranno adottate per scongiurare trasferimenti forzosi o dispersione di conoscenze e competenze che in molti casi sono stati al servizio dell’amministrazione per anni, se non mesi.

Anche per questo ribadiamo che non ci interessa discutere di criteri, per quanto ci riguarda preferiamo spendere le nostre energie a traguardare l’obiettivo di non lasciare a casa nessuno dopo il 30 giugno 2026: anche per questo motivo, come per l’accordo separato sulle famiglie professionali che deve essere cambiato per dare le giuste risposte che meritano le lavoratrici e i lavoratori della giustizia, la nostra mobilitazione va avanti!

La coordinatrice nazionale FP CGIL del Ministero della giustizia

Felicia Russo

Negli ultimi giorni il Governo ha lasciato trapelare un possibile intervento per ridurre i tempi di pagamento del TFR ai dipendenti pubblici, prevedendo prestiti all’INPS per anticipare almeno una prima quota della liquidazione.

Ancora una volta, la logica che ispira la misura è difensiva e contingente, dettata più dal timore di una nuova bocciatura della Corte costituzionale che da una visione di equità e rispetto verso chi ha lavorato una vita al servizio dello Stato.

Le sentenze della Corte costituzionale — dalla n. 159 del 2019 alla più recente n. 130 del 2023 — hanno già chiarito che il ritardo pluriennale nell’erogazione del TFR viola il principio costituzionale della giusta retribuzione e determina una perdita economica ingiustificata per i lavoratori. Il differimento dei pagamenti non può essere considerato un sacrificio legittimo e permanente, ma un’eccezione temporanea che si è trasformata in una distorsione strutturale ai danni del personale pubblico.

L’ipotesi di “accelerare” le rate, pur rappresentando un parziale miglioramento, non affronta la radice del problema: il riconoscimento pieno e immediato del diritto al TFR. Non si risolve un’ingiustizia attenuandone l’intensità, ma rimuovendone le cause. I dipendenti pubblici non chiedono privilegi, ma parità di trattamento rispetto ai lavoratori del settore privato, ai quali la liquidazione viene corrisposta senza dilazioni.

La proposta di finanziare l’INPS tramite prestiti — probabilmente con Cassa Depositi e Prestiti in prima linea — rischia di essere solo un palliativo contabile, che rinvia il problema e ne aumenta i costi complessivi.

Serve invece una riforma strutturale, fondata su tre principi chiari:

  • riconoscimento integrale e tempestivo del TFR come parte della retribuzione differita;

  • semplificazione delle procedure INPS che oggi aggravano ulteriormente i tempi di pagamento;

  • garanzia di equità intergenerazionale e parità di trattamento tra pubblico e privato.

Il Governo ha l’occasione — e il dovere — di ristabilire un principio di giustizia sostanziale, non di inseguire il minimo indispensabile per evitare una nuova condanna.

Dopo anni di rinvii e di “inerzia legislativa”, come la stessa Corte ha denunciato, è tempo di un atto di responsabilità: restituire ai lavoratori pubblici ciò che è loro dovuto, nei tempi che la dignità e la Costituzione impongono.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Come FP CGIL abbiamo sempre pensato che il lavoro agile debba essere una modalità ordinaria di svolgimento dell’attività lavorativa, come già riconosciuto nel CCNL 2019/2021 all’articolo 36, comma 2 che recita “Il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro.”

Tuttavia, l’amministrazione in questi anni ha portato avanti una visione assistenzialista del lavoro agile e al contempo ne ha ostacolato l’effettiva diffusione e regolarizzazione per ostilità culturale allo strumento. Il lavoro agile conviene ai lavoratori e conviene all’amministrazione: in questi anni abbiamo ampiamente dimostrato che possiamo lavorare in modalità agile senza ripercussioni negative sulla qualità dei processi lavorativi, anzi spesso generando un valore aggiunto per l’amministrazione.

Il nuovo Regolamento adottato, pur introducendo alcuni correttivi rispetto al precedente testo, ne conserva l’impianto restrittivo e poco aperto al cambiamento, a cominciare dalla riconferma degli 8 giorni di lavoro agile per tutti, salvo casi previsti di estensione, a tutela di esigenze molto specifiche.

Rimane soprattutto irrisolto il nodo principale, più volte da noi contestato: la non esigibilità del diritto al lavoro agile ed al coworking in molte realtà, per i preconcetti della dirigenza a cui il regolamento lascia troppo potere discrezionale. Gli accordi vengono disattesi, a volte le giornate precedentemente autorizzate vengono dimezzate, su per paventate esigenze lavorative, come nel caso della Prefettura di Milano. Oggi molti uffici continuano a negarlo per decisione della dirigenza, senza possibilità di confronto sindacale. Ancora rimangono esclusi dal lavoro agile due terzi dei colleghi, soprattutto quelli in servizio negli uffici della P.S., dove l’acceso resta una chimera.

Pertanto il nuovo Regolamento, pur con alcune importanti aperture, non garantisce equità né esigibilità del diritto

Senza un vero cambiamento culturale e manageriale, e senza un investimento tecnologico serio, questi accordi rischiano di essere vanificati, applicabili solo a una parte del personale.

Facciamo appello a una riflessione seria e trasparente. Non servono slogan, ma impegni concreti e misurabili, per dare dignità e strumenti adeguati a chi ogni giorno manda avanti i servizi pubblici.

La Coordinatrice nazionale
Adelaide Benvenuto

Come già anticipato, questa mattina, presso il Ministero del Lavoro, Presente per l’Amministrazione il Capo del Personale, Dott. Carlo Biasco, abbiamo esperito il tentativo obbligatorio di conciliazione di cui all’art. 1, comma 4, della legge n. 83/2000, di modifica dell’art. 2 della legge n. 146/1990, in materia di esercizio del diritto di sciopero in merito alla “stabilizzazione del personale sanitario a tempo determinato pari a S4 unità tra medici e infermieri con contratto in scadenza a fine ottobre 2025”.

Nel corso della riunione, le Parti, pur concordando sulla necessità che a livello governativo sia dato seguito alle proposte normative che più volte l’Istituto ha presentato per la risoluzione della problematica evidenziata (da ultimo in occasione del c.d. “Decreto Lavoro”), non hanno raggiunto un’intesa e quindi sarà avviata formalmente la procedura per la proclamazione dello sciopero.

In considerazione di ciò, sarà ancora più importante essere presenti fisicamente alle assemblee nazionali indette per le intere giornate di lunedì 20 (presso la Sala Consiliare) e martedì 21 (presso la stanza 121), a partire dalle ore 10, dove condivideremo i prossimi passaggi della mobilitazione.

CI VEDIAMO IN DIREZIONE GENERALE A ROMA

    Alessio Mercanti          Giuseppe Paglia      Licia Pera
      FP CGIL                         UIL PA                    USB PI

Si è svolto oggi l’ennesimo tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL Fabbricerie 2024-2026 durante il quale si è discussa la proposta economica presentata nei giorni antecedenti dall’associazione datoriale. Una proposta articolata in un incremento tabellare pari al 5,2% e con uno stanziamento di risorse per la contrattazione decentrata e altre voci pari a un complessivo 3,2%.

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno espresso alla controparte la non ricevibilità della proposta inviata, insufficiente a compensare lo scostamento tra aumento retribuivo e fiammata inflattiva del triennio precedente e a tutelare il potere di acquisto delle retribuzioni di lavoratrici e lavoratori delle fabbricerie.

La delegazione datoriale ha dichiarato di non avere il mandato a modificare né la quota destinata al tabellare né l’ammontare complessivo di risorse disponibili e ha chiesto alle OO.SS. di presentare una proposta da poter veicolare successivamente all’assemblea dei presidenti restando nel limite dell’8,4% di incremento totale.

Alla luce di questa posizione, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proclameranno lo stato di agitazione che si concretizzerà, in un primo momento, in un percorso assembleare che coinvolgerà lavoratrici e lavoratori.

FP CGIL

CISL FP

UIL FPL

Giordana Pallone

Diego Truffa

Flavio Gambini

Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità

Alla Direzione Generale del personale e delle risorse

Dott.ssa Silvia Mei

Oggetto: criticità formazione obbligatoria circolare Zangrillo

La scrivente O.S., con la presente, intende porre all’attenzione di codesta Direzione Generale le problematiche segnalateci dai dipendenti degli Uffici del DGMC relativamente all’obbligo formativo previsto dalla circolare Zangrillo, già oggetto di una nota del 15.09.2025 al Ministero della Giustizia che qui si allega.

Nello specifico si evidenziano le principali criticità:

Scelta dei corsi.

Si rappresenta che ad oggi l’offerta formativa è rappresentata prevalentemente dai corsi disponibili sulla piattaforma digitale Syllabus e da quelli della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. I corsi SNA sono accessibili solo previa autorizzazione del dirigente e sono a numero chiuso, essendo così fruibili solo a pochissimi dipendenti.

E’, dunque, largamente prevalente la frequenza di percorsi formativi disponibili su Syllabus che, però, risultano essere piuttosto limitati nei contenuti e standardizzati.

Mal funzionamento della piattaforma Syllabus:

La piattaforma Syllabus presenta numerose criticità riconducibili sia all’inadeguatezza della strumentazione informatica e della rete internet che a malfunzionamenti del sistema stesso. La fruizione risulta lenta e non è sempre disponibile. Il personale riferisce errori frequenti quali ad esempio: il superamento dei test non sempre consente il riconoscimento del livello superato o delle ore svolte; la pagina riepilogativa individuale del programma riporta incongruenze rispetto ai corsi completati e quelli da completare e non è possibile accedere al test finale per l’attestato e soprattutto ottenere l’accreditamento delle ore svolte.

Tutto ciò sta generando preoccupazione tra i lavoratori, che impiegano molte più ore delle 40 previste dalla Direttiva in argomento nello svolgimento della formazione.

– Difficoltà di utilizzo per alcuni lavoratori

Parte del personale assunto ex legge 68/99 o che presenta disabilità e alcuni dipendenti in possesso solo del titolo della licenza media inferiore lamentano importanti difficoltà nell’utilizzo in autonomia degli strumenti formativi disponibili.

Si chiede, dunque, a codesta Amministrazione di prevedere una proposta formativa più ampia e maggiormente rispondente a fabbisogni specifici relativi al profilo professionale, alle mansioni svolte e alle esigenze di aggiornamento. Si invita anche a voler provvedere al riconoscimento dei corsi già organizzati dallo stessa o dagli uffici territoriali sempre ai fini del raggiungimento dell’obiettivo formativo.

Si sollecita, inoltre, il Dipartimento a comunicare in tutti i posti di lavoro che il Ministero della Funzione Pubblica ha chiarito che, ai fini del raggiungimento delle 40 ore, concorre la formazione obbligatoria di tutti gli ordini professionali e i corsi di aggiornamento degli albi professionali, non solo quella prevista per i funzionari di servizio sociale.

In considerazione di quanto rappresentato, è necessario non far ricadere sui lavoratori le conseguenze di un sistema non adeguato e che rischia di rendere impossibile il raggiungimento dell’obiettivo previsto entro il 31.12.2025.

Si chiede, quindi, di svincolare – nelle more di un’implementazione dell’offerta e della risoluzione delle problematiche segnalate – la valutazione delle performance dei dipendenti dal raggiungimento dell’obiettivo formativo delle 40 ore.

Per la FP CGIL

la coordinatrice nazionale DGMC

Paola Fuselli

In data odierna la RSU e le OO.SS. hanno incontrato l’Amministrazione nelle persone dei dirigenti Dott. Trimaldi e Dott.ssa Nardelli e della Funzionaria Dott.ssa De Pino per la trattazione dei “criteri per l’attivazione del welfare integrativo”:

L’amministrazione ha riproposto il medesimo documento già presentato nella riunione dello scorso 10 ottobre, ma ha specificato che l’ammontare delle risorse disponibili rimane quello già previsto per l’anno passato, quindi poco più di 12000 euro.

Si esclude da parte dell’amministrazione la possibilità per quest’anno ad accedere a fondi ulteriori, mentre da parte del tavolo è emersa l’esigenza di sollecitare il vertice politico ad individuare ulteriori risorse da destinare al welfare, rispetto a quanto già disposto dalla normativa attuale.

Durante la discussione sulla proposta dell’amministrazione, la rappresentanza FPCgil ha evidenziato la mancanza, nel testo dell’accordo, del parametro ISEE quale criterio principale per la formazione della graduatoria dei beneficiari, come anche l’ ammontare della spesa minima necessaria per la presentazione della domanda e il tetto massimo rimborsabile.

Infatti, negli anni precedenti, per prassi, tali criteri erano indicati nell’avviso, elaborato autonominate dall’amministrazione, ma oggi l’RSU e le OO.SS. hanno chiesto, vista la centralità di questi aspetti, che tali parametri siano elaborati e condivisi con le parti sociali.

Dal tavolo emerge inoltre la preoccupazione per la quale alcune risorse non siano state utilizzate totalmente nella precedente procedura e, per ovviare il fenomeno sono state fatte diverse proposte utili ad ampliare la platea dei beneficiari, limando alcuni paletti all’ingresso per quanto riguarda la somma minima di accesso alla procedura, nonché rimodulando in maniera più efficace ed equa l’indicatore ISEE .

Inoltre la rappresentanza FPCgil ha proposto di poter cumulare gli eventi finanziabili elencati ( spese odontoiatriche , visite mediche etc..) o almeno di poter collegare eventi per macrocategorie ( per esempio, visite e esami afferenti a diversi eventi morbosi) – l’amministrazione si è detta possibilista per attuare alcune modifiche in tale senso.

Da parte del tavolo si è chiesto anche di abbassare il limite minimo delle spese sostenute per facilitare la possibilità di accedere al beneficio e stabilirlo in sede di accordo e non con il rinvio all’avviso: anche su questo punto si è registrata la disponibilità dell’amministrazione.

Infine come ulteriore specifica alle varie migliorie proposte al testo originario, la rappresentanza FPCgil ha evidenziato che sarebbe opportuno aggiungere all’elenco, pur esemplificativo, degli interventi rimborsabili, anche le prestazioni riabilitative: osservazione accolta positivamente dalla parte datoriale .

Si appoggia inoltre la proposta da parte di altre OOSS, di attivare, da parte dell’amministrazione, convenzioni a fondi assicurativi effettivamente competitivi, che permetta l’adesione volontaria dei lavoratori interessati all’integrazione del proprio welfare personale e familiare.

Le proposte avanzate durante il tavolo dovrebbero quindi essere recepite velocemente dall’amministrazione che dovrebbe riproporre, a breve, una nuova ipotesi d’accordo, sulla quale i lavoratori verranno tempestivamente informati.

Coordinamento nazionale Fp Cgil
Carmen Di santo

leri, nel pomeriggio, abbiamo consegnato le 231 firme delle lavoratrici e dei lavoratori del Ministero della Salute raccolte nei giorni scorsi dalla FPCGlL, al Dr. Ste- fano LORUSSO, Direttore generale del Bilancio e delle Risorse umane, al fine di sollecitare l’amministrazione alla risoluzione delle annose problematiche irrisolte .

La consegna si è svolta in modo cordiale, con un approfondimento sulle questioni poste:

  • Pagamento degli emolumenti relativi all’Accordo FRD 2024 (ipotesi sottoscritta aprile 2025), all’Accordo art. 7, anno 2024 (ipotesi sottoscritta a fine giugno 2025)

Entrambi i pagamenti se non verranno “lavorati” in questi giorni, non si riuscirà a liquidare gli emolumenti entro il 2025, portando il pagamento almeno dopo aprile 2026 . Tutto questo comporterà una concreta perdita salariale per le lavoratrici e per i lavoratori delle aree funzionali. Di questo danno economico rilevante l’amministrazione deve farsene carico .

  • Quantificazione del Fondo art. 7, della legge n. 362 del 1999 del personale non dirigente per l’anno 2025.

Il problema che abbiamo posto all’amministrazione, è quello relativo alla ripartizione pro capite per l’anno 2025 per il personale avente diritto all’indennità. Temiamo che nel 2025 ci sarà un taglio netto dell’art. 7 vicino al 30 %.

A tal proposito, abbiamo scritto una nota unitaria con la UlL PA il 2 settembre u.s., ma non abbiamo avuto risposta.

  • Procedura selettiva per la progressione economica all’interno di ciascuna Area e Procedura per l’individuazione delle posizioni organizzative; per entrambi i procedimenti abbiamo chiesto l’avvio entro il 2025;

  • Chiarezza sulla nuova sede, sulla ventilata riduzione smart working, e sui lavori del parcheggio ovale;

  • Chiarezza sul destino della sede di via dei Carri Armati a Roma . Magazzino del Materiale profilattico;

  • Chiediamo per l’ennesima volta l’istituzione di un Tavolo tecnico che affronti tutte le problematiche degli Uffici territoriali personale.

ll Dr. LORUSSO si è reso disponibile alla risoluzione delle questioni poste, anticipando che sulla gestione dell’organizzazione del lavoro agile non sembrano esserci difficoltà per il futuro .

Così come non sembrano esserci delle prospettive diverse dalle attuali per il Magazzino del Materiale profilattico e per il personale in servizio .

Per la questione del parcheggio ovale ha assicurato che l’amministrazione sta assumendo le relative informazioni.

Sulle questioni relative ai pagamenti il Dr. LORUSSO ha assicurato il massimo impegno della Direzione ; anche sulle progressioni economiche orizzontali e sulle posizioni organizzative ha assicurato che gli Uffici stanno compiendo gli atti necessari all’avvio delle procedure.

Gli aggiornamenti, non appena saranno disponibili, verranno comunicati alle OO.SS. .

Relativamente al Tavolo tecnico sugli Uffici periferici il Dr. LORUSSO, pur non essendo direttamente convolto, riporterà l’esigenza condivisa alle altre due Direzioni generali diverse, impegnate nella gestione degli Uffici territoriali.

VI TERREMO INFORMATI

FP CGIL

Fabio Lupi

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