Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio di Stato
del Segretario Generale per la G.A.
dei Segretari delegati per il C.D.S. e i TT.AA.RR
dei componenti del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa
del Direttore Generale Risorse umane
del Direttore Generale per le Risorse informatiche e la Statistica
Gentilissimi,
la scrivente sigla sindacale FP CGIL comunica di aver presentato in data odierna un sub – emendamento al DL 19/2026 (rif. emendamento 2.95) volto a garantire la piena sostenibilità del percorso di stabilizzazione del personale PNRR.
L’emendamento agisce su due fronti cruciali per colmare il divario tra le attuali previsioni e le reali necessità organiche:
Potenziamento numerico: Eleviamo il contingente da 80 a 109 unità (per la figura dei funzionari giuridico amministrativi) e da 10 a 36 unità (per la figura degli assistenti informatici).
Adeguamento finanziario: Proponiamo l’adeguamento della copertura economica a € 1.565.902,75 per l’anno 2026 e a € 3.131.805,49 a regime, per garantire la solidità dell’operazione.
In un clima di estrema precarietà e incertezza che coinvolge centinaia di professionisti, la FP CGIL chiede formalmente a codesta Amministrazione di farsi parte attiva nel sostenere queste modifiche presso le sedi parlamentari.
Tale richiesta non è solo una sollecitazione sindacale, ma dà seguito a quanto già votato all’unanimità dalla Terza Commissione del CPGA e ribadito con forza nella seduta pubblica del 25 marzo 2026. È essenziale che l’Amministrazione traduca quella volontà politica in un sostegno esplicito verso l’iniziativa in fase di conversione del decreto.
La stabilizzazione non è un “premio”, ma l’unica garanzia per non disperdere le competenze acquisite e per assicurare il raggiungimento degli obiettivi del PNRR. Il dubbio e la precarietà minano quotidianamente l’efficienza del sistema: l’Amministrazione ha oggi l’occasione di dimostrare coerenza con gli impegni presi.
Restiamo in attesa di un riscontro urgente e di un segnale tangibile di supporto per la tutela del futuro lavorativo dei colleghi e della funzionalità della Giustizia Amministrativa.
Cordiali saluti
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Coordinatrice nazionale FP CGIL Giustizia Amministrativa |
FP CGIL Nazionale |
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Maria Paola Lo Monaco |
Matteo Ariano |
Secondo il regolamento della CPA, la FPCGIL, in quanto non firmataria del nostro CCNL, avrebbe dovuto raccogliere n. 350 firme di colleghi, a corredo della presentazione delle proprie liste per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori della Cassa Previdenza e Assistenza del MIT.
Questo strepitoso risultato indica quanto la nostra Organizzazione Sindacale sia radicata negli uffici e quanto la CPA sia di primario interesse per le lavoratrici ed i lavoratori del nostro ministero.
Per questo vogliamo inviare un sentitissimo ringraziamento ai colleghi che hanno posto la loro firma a supporto delle nostre liste, ai nostri referenti negli uffici ed alle strutture territoriali della CGIL che ci hanno supportati in questa velocissima raccolta.
Le nostre liste sono costituite coinvolgendo tutte le aree e realtà del nostro ministero, dalle Sedi Centrali, alle Capitanerie; dagli UMC e CPA, ai Provveditorati ed agli UIT; da nord a sud; i candidati che oggi vi presentiamo sono un giusto mix di colleghe e colleghi, sia con più esperienza ed anzianità di servizio, sia assunti da meno tempo e con tanta voglia di contribuire alla crescita del nostro ministero; tutti preparatissimi, con storie e provenienze diverse.
I componenti CGIL della cassa, negli ultimi quattro anni, hanno fornito un contribuito fondamentale per completare la riforma dello Statuto e delle percentuali per gli accantonamenti annuali per l’una tantum (quella liquidazione che si matura presso la Cassa, su cui si può chiedere un’anticipazione, come da apposita circolare).
Il prossimo quadriennio sarà importante perché saremo chiamati a: mantenere distinta la nostra cassa da altre forme di Welfare; proseguire con il processo di semplificazione e digitalizzazione; armonizzare le spese sussidiabili con quelle del Comitato Sussidi, assumendo tutte le spese sanitarie in Cassa senza diminuire di un solo centesimo le somme rimborsabili.
In allegato, trovate la nostra locandina, con i nostri candidati. Non esitate a contattarci: siamo tutti a vostra disposizione per ascoltare le vostre istanze ed aspettative sulla CPA del futuro. Votate e fate votare per le nostre liste.
FPCGIL MIT
Luigi Gianfreda
Al Direttore dell’INL
e P.C.
Alla direttrice centrale Risorse Umane
Al Direttore Centrale Servizi Utenza, Audit e
Anticorruzione
Oggetto: IAM Napoli, misure di benessere organizzativo e anticorruzione
La scrivente O. S. esprime profonda preoccupazione in merito ai fatti di cronaca che hanno coinvolto l’ufficio di Napoli.
Nonostante non sia la prima indagine che coinvolga quell’Ufficio nel corso degli ultimi mesi, non ci sembra che l’INL abbia adottato misure opportune e adeguate che questa sigla da anni aveva chiesto e sollecitato, a prescindere da inchieste, quale strumento di benessere organizzativo e di misura di prevenzione del rischio corruttivo.
Quantunque le indagini penali siano di esclusiva competenza dell’Autorità Giudiziaria, e premettendo che ogni singolo indagato è da considerarsi innocente fino ad eventuale sentenza irrevocabile di condanna, non si può nascondere che tali eventi hanno riversato una grave onta mediatica sull’immagine dell’intero Ispettorato e di riflesso su tutti i suoi dipendenti.
Ciò che riteniamo opportuno evidenziare è che il personale dipendente si trova, ora, a svolgere la propria attività in un ambiente lavorativo condizionato dagli eventi di cronaca, nella circospezione e nella diffidenza dell’utenza.
L’immagine di tutto l’Ispettorato appare compromessa, con il rischio di una ingiusta generalizzazione che finisce per svilire il senso di appartenenza e la serenità dell’ambiente di lavoro.
Ecco perché, come FP CGIL, torniamo a chiedere con forza l’adozione urgente di alcune misure, già chieste inutilmente nel passato, anche a livello nazionale: è anzitutto essenziale dare attuazione alla rotazione degli incarichi di responsabilità di ogni genere, senza “se” e senza “ma”, attuando una misura prevista – solo sulla carta – dal PIAO dell’Ente. Tale misura non va vista solo quale mero strumento di prevenzione della corruzione, ma anche quale volano della crescita professionale di tutti i lavoratori.
Occorre, inoltre, che l’Ufficio sia dotato in tempi rapidi di un dirigente preparato, esperto e possibilmente proveniente da un’altra Regione, che non abbia interim in altri Uffici ma si dedichi esclusivamente alla ricostruzione dell’immagine, del prestigio e del ruolo che un Ente come l’Ispettorato del Lavoro deve avere in una realtà complessa come quella napoletana.
La invitiamo, infine, a organizzare un incontro presso quell’Ufficio, parlando con lavoratrici e lavoratori, così da toccare con mano le svariate problematiche tuttora in attesa di risoluzione.
Come FP CGIL chiediamo un investimento serio e concreto per tutelare l’immagine dell’Ispettorato e per creare un contesto lavorativo in cui le persone possano sentirsi supportate, ascoltate e valorizzate per l’onesto lavoro che svolgono.
Le lavoratrici e i lavoratori dell’Ispettorato, non solo di Napoli, attendono con urgenza una risposta.
Cordiali saluti.
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La Segretaria FP CGIL Campania Rosa Anna Ferreri |
Il Coordinatore Nazionale FP CGIL – INL Matteo Ariano |
Il confronto sulla graduazione delle posizioni dirigenziali
Con il Decreto Direttoriale n. 6 del 23 gennaio 2026, l’INL ha dato attuazione a una significativa riorganizzazione della propria struttura. In particolare è stata ridisegnata l’architettura degli Uffici Centrali, con ritocchi relativi alle sedi territoriali. In questo contesto si è reso necessario giungere ad una graduazione delle posizioni dirigenziali di II fascia e alla loro pesatura.
In attuazione dell’art. 20 del CCNL Funzioni Centrali 2025, l’Amministrazione ha avviato il confronto sindacale, a seguito di informativa.
Nel corso del primo incontro del 4 marzo 2026 è stata presentata alle OO.SS Area Dirigenza una proposta articolata su tre fasce retributive (III, II, I), che ricalca quella precedente.
La FP CGIL Area Dirigenza ha rilevato la mancata aderenza dell’elaborato al quadro normativo e contrattuale vigente, stante l’assenza di una metodologia di pesatura fondata su criteri oggettivi, misurabili e trasparenti, come richiesto dagli orientamenti ARAN.
Per tali ragioni, anche la nostra Organizzazione, al pari delle altre, ha richiesto il differimento dell’incontro, anche per mancanza del provvedimento di ripartizione delle competenze tra le artico – lazioni della Direzione Centrale.
Ai sensi del quadro normativo e contrattuale in vigore, nonché degli orientamenti ARAN, la pesatura degli incarichi dirigenziali deve essere ancorata a precisi criteri oggettivi e misurabili, ido-nei a differenziare adeguatamente gli Uffici, in ragione delle rispettive caratteristiche funzionali ed organizzative.
In data 30 marzo 2026, alla presenza del Direttore Generale Dott. Danilo Papa e della Direttrice della Direzione Centrale Risorse Umane Dott.ssa Francesca Mondelli, si è registrato un significativo cambio di approccio da parte dell’Amministrazione, che ci si augura possa portare a risultati proficui, stante la manifestata apertura al confronto sulle proposte avanzate dalle Organizzazioni Sindacali.
In questo contesto, la FP CGIL ha anticipato la presentazione di una propria proposta scritta all’Amministrazione, che si fonda su un’articolazione in quattro fasce retributive e su un sistema di pesatura basato su quattro macro-criteri oggettivi:
Ampiezza della struttura: valuta le risorse umane in dotazione organica, le risorse finanziarie gestite, la pluralità dei processi istituzionali.
Collocazione nell’organizzazione: misura il grado di autonomia decisionale, le funzioni di co-ordinamento, le relazioni istituzionali con soggetti esterni.
Responsabilità: considera la rilevanza degli atti adottati, la responsabilità da datore di lavoro, il grado di discrezionalità tecnico-giuridica ed esposizione al contenzioso.
Requisiti e disagio: valuta la complessità del bacino di utenza e la specificità tecnico professionale richiesta.
Ogni posizione viene valutata analiticamente attraverso schede di pesatura motivate, che riscontrano i criteri sopra indicati.
La proposta si fonda sul principio di differenziazioni economiche significative ma equilibrate tra le fasce. Si intende evitare la creazione di solchi retributivi eccessivi che comporterebbero problemi applicativi, al momento delle inevitabili rotazioni, col passaggio da posizioni di maggiore peso ad altre di minore complessità. In questi casi, infatti, si attiverebbe la cd compensazione ex art. 54 CCNL 9 marzo 2020, che a sua volta graverebbe sul Fondo Risorse Decentrate.
La FP CGIL Area Dirigenza ritiene che la valorizzazione di tutta la dirigenza debba passare attraverso il conferimento di deleghe che portino alla adozione di atti con rilevanza esterna e/o all’esercizio del potere di spesa. Solo attraverso l’attribuzione di responsabilità concrete e misurabili, è possibile infatti valorizzare appieno ciascun/a dirigente.
Diventa così fondamentale assicurare ai dirigenti di seconda fascia un autentico percorso di sviluppo professionale, fondato sulla valorizzazione dell’esperienza e sulla progressività nell’assegna-zione degli incarichi. Il sistema deve coniugare anzianità di servizio e merito evitando assegnazioni premature a posizioni di rilievo, tali da generare effetti distorsivi con ricadute negative sul piano organizzativo e delle aspettative professionali.
La FP CGIL continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del confronto. Manteniamo ferma la nostra posizione di rigore metodologico, di tutela dei diritti economici e professionali, nonché di ri – spetto al percorso di accesso alla dirigenza, salvi casi eccezionali e non soggetti a proroghe, mediante percorsi concorsuali nel pieno spirito del quadro normativo vigente e dell’articolo 97 della Costituzione.
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Per la FP CGIL Area Dirigenza INL |
FP CGIL Coordinatore nazionale area dirigenza Funzioni Centrali |
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Alberto Gardina |
Alessandro Casile |
Al Capo Dipartimento DAG
Dr. Lorenzo Quinzi
Al Direttore Generale per la Digitalizzazione
Ing. Francesco Baldoni
E p.c. Al Capo del Personale
Dr.ssa Fiammetta Furlai
Roma, 01 aprile 2026
OGGETTO: Richiesta aggiornamento DVR – rischio stress lavoro-correlato connesso al sistema informativo Documit 2.0
Le scriventi hanno già sollecitato codeste Direzioni a riferire alle OO.SS. sulla vergognosa migrazione a DocuMIT 2.0; il nuovo protocollo informatico risulta, allo stato attuale, non pienamente funzionante e caratterizzato da criticità operative segnalate da numerosi lavoratori e con diversi ticket; in particolare, il personale addetto alle attività di protocollazione sta riscontrando:
mancato invio o ritardi nell’invio dei documenti con sollecitazione da funzionari interessati all’istruttoria;
smarrimento (anche solo apparente) di documenti all’interno del sistema;
necessità di effettuare duplici verifiche di attestazione di consegna;
aumento dei tempi di lavorazione e delle responsabilità operative;
Ad oggi l’unica comunicazione di codeste Direzioni è transitata in maniera unilaterale (senza la possibilità di contraddittorio e/o di effettuazione di domande funzionali al fare chiarezza) sul sito web istituzionale che afferma: “Eventuali aspetti tecnici di implementazione e anomalie fisiologiche non dipendono in alcun modo dal MIT e rientrano nelle responsabilità operative dei soggetti attuatori e dei fornitori incaricati, nei confronti dei quali il Ministero mantiene un costante monitoraggio nel pieno rispetto delle previsioni contrattuali.”
Inoltre, le scriventi sono preoccupate dal constatare che, le criticità sopraelencate, non sembrano più essere legate alle difficoltà provvisorie e fisiologiche dovute alla migrazione dal vecchio al nuovo sistema, bensì alla farraginosità della progettazione della nuova interfaccia, che impone una serie di passaggi privi di ogni logica di efficientamento dei sistemi informativi: ad esempio, il tempo medio di invio di una semplice pec è più che quadruplicato rispetto al passato; idem per la protocollazione massiva delle pec in ingresso.
Tale farraginosità del sistema sta determinando situazioni di significativo disagio organizzativo e incremento del carico di lavoro, con evidenti ripercussioni sul benessere psico-fisico dei lavoratori. Si rammenta a codesta Amministrazione che, ai sensi del D.Lgs. 81/2008, il Datore di Lavoro è tenuto a valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza, ivi compreso lo stress lavoro-correlato; ogni modifica organizzativa e/o tecnologica che incida sulle condizioni di lavoro comporta la necessità di aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Le scriventi, pertanto, richiedono a codeste Direzioni, per tutti gli uffici del nostro dicastero:
l’immediato aggiornamento del DVR, con specifico riferimento al rischio stress lavorocorrelato connesso all’introduzione del sistema Documit 2.0;
l’attivazione di una valutazione approfondita del rischio, coinvolgendo il personale interessato e i soggetti della prevenzione (RSPP, Medico Competente, RLS/RSU);
l’adozione di misure correttive urgenti, sia di natura organizzativa che tecnica, volte a ridurre il carico di lavoro e le criticità operative segnalate;
la convocazione di un incontro urgente con le rappresentanze sindacali per l’esame della situazione e la definizione condivisa degli interventi necessari.
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FP CGIL |
UIL PA |
FLP |
USB PI |
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Gianfreda |
Triolo |
Caiazza |
Conti |
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Campopiano |
C’è qualcosa di profondamente rivelatore in quello che sta accadendo in queste settimane.
Da un lato, in un’aula di tribunale, INPS sostiene che sia meglio non liquidare il TFS tutto insieme perché il dipendente pubblico, evidentemente, potrebbe non reggere l’emozione: troppi soldi, troppa euforia, decisioni sbagliate.
Dall’altro, negli uffici, lo stesso dipendente viene messo alla prova con email-trappola, perché
— si deve dedurre — non sarebbe nemmeno in grado di capire se un messaggio è vero o è un tentativo di phishing. Cavie di un esperimento informatico.
A pensarci è paradossale: si progetta un sistema di performance per cui tutte le sedi risultano misticamente eccellenti, ma poi si trattano i dipendenti alla stregua di una banda di stupidi. C’è qualcosa che stride, anche perché parliamo di persone che ogni giorno istruiscono pratiche, applicano norme, gestiscono risorse pubbliche e garantiscono il funzionamento dello Stato.
Viene allora il dubbio che il problema non sia il dipendente, ma lo sguardo con cui lo si osserva. L’idea distorta che si ha di chi sta dietro uno sportello, tartassato ogni giorno da una cittadinanza sempre più esasperata, e quel che è peggio abbandonato da un’Amministrazione che in due anni non ha portato neppure mezza deroga al Fondo Risorse Decentrate, caso di studio nelle Funzioni Centrali. Solo promesse, solo chiacchiere.
Dietro queste scelte — una memoria difensiva che sfiora il paternalismo e test costruiti come tranelli — emerge un’idea precisa: che il lavoratore vada corretto, guidato, messo alla prova. Quello che vediamo con le pagelline.
Il punto, però, è ormai evidente: non è il lavoratore a dover dimostrare di essere all’altezza. È l’Amministrazione che deve darsi una svegliata.
Giuseppe Lombardo
Ai Capi Dipartimento
DOG DIT DAP DGMC ARCHIVI NOTARILI
Dott.ssa Lina Di Domenico
Dott.ssa Antonella Ciriello
Dott. Stefano Carmine De Michele
Dott. Antonio Sangermano
Dott.ssa Antonia Giammaria
Dott. Alessandro Buccinio Grimaldi
Oggetto: Fondo risorse decentrate 2024
Gentili,
con numerose note questa organizzazione sindacale ha sollecitato codesta Dirigenza a procedere al pagamento delle spettanze in oggetto.
Sono numerose le richieste di chiarimento e le lamentele pervenute alla scrivente O.S. da parte dei dipendenti di questo Ministero in merito al mancato pagamento del fondo relativo all’anno 2024.
Si tratta di risorse spettanti ai dipendenti, che dovrebbero essere erogate tempestivamente. Invece, nonostante le ripetute richieste della Fp Cgil, si continua con una prassi di rinvio ormai consolidata, lesiva dei diritti dei dipendenti.
Al personale, da decenni in condizioni di sottorganico, viene chiesto il massimo impegno per garantire un servizio efficiente: ore di straordinario pagate a distanza di anni, turni per assicurare un numero sempre più elevato di udienze, turni domenicali e festivi. Dobbiamo purtroppo constatare che questa Amministrazione non mostra lo stesso impegno quando si tratta di riconoscere e remunerare questo straordinario lavoro.
Infatti, risultano ancora non corrisposte le indennità relative ai servizi resi nel 2024 e nel 2025. Analoga situazione riguarda anche quelle dell’anno in corso.
Si chiede, pertanto, di fissare la data per la firma definitiva dell’accordo e per il successivo tempestivo inoltro alle sedi decentrate, così da consentire la contrattazione entro il mese di aprile o, al più tardi, di maggio. Tale tempistica permetterebbe di predisporre il pagamento, prima delle ferie estive, della quota spettante a ciascun dipendente.
Si chiede, inoltre, di verificare la possibilità di scorporare la quota relativa alle indennità e di procedere al pagamento nel più breve tempo possibile.
Si evidenzia, inoltre, che la grave situazione economica generale incide pesantemente sul bilancio familiare di tutte le cittadine e di tutti i cittadini. Per questo motivo, anche il modesto importo dell’indennità della cosiddetta “produttività” può incidere positivamente sul già esiguo stipendio del dipendente pubblico, in particolare di quello ministeriale della Giustizia, ancora più penalizzato rispetto ad altri comparti.
Si fa presente, inoltre, che il personale precario PNRR assegnato negli uffici giudiziari di Trento, non ha ancora percepito le quote FRD dell’anno 2022 e 2023, si chiede di sanare questa anomalia.
Infine, si chiede di conoscere la motivazione del mancato pagamento degli incentivi tecnici.
Confidando nella sensibilità e nel senso di responsabilità di codesta Dirigenza, si chiede di fissare un incontro con tutte le organizzazioni sindacali rappresentative, al fine di affrontare e risolvere gli eventuali problemi che stanno rallentando la procedura.
In attesa di un cortese riscontro, si porgono cordiali saluti.
Fp Cgil
La coordinatrice nazionale giustizia
Felicia Russo
Alla Direttrice Generale Persociv
Dott.ssa Maria De Paolis
Alla Delegazione Trattante di Persociv
Oggetto: Osservazioni e contestazioni su sintesi incontro del 26 marzo 2026 – Avvio contrattazione FRD 2026
In riferimento alla sintesi dell’incontro del 26 marzo 2026 relativa all’avvio della contrattazione per la distribuzione del Fondo Risorse Decentrate 2026, riteniamo necessario formulare alcune osservazioni e contestazioni nel merito delle scelte rappresentate dall’Amministrazione.
Dalla lettura del documento emerge con chiarezza una impostazione improntata alla sostanziale continuità con l’anno precedente, che non tiene adeguatamente conto delle criticità più volte segnalate dalle lavoratrici e dai lavoratori, né delle richieste avanzate in sede sindacale, tra cui quelle da noi esplicitate in tutte le sedi.
In particolare, non possiamo condividere la scelta di mantenere invariata la struttura complessiva di distribuzione del FRD, senza intervenire in maniera significativa sulle indennità legate alle condizioni di lavoro reali, quali missioni, imbarchi, attività tecnico-operative e situazioni di disagio e rischio. Come già evidenziato, è necessario superare un’impostazione che continua a riconoscere tali istituti in modo limitato e non aderente alle effettive attività svolte dal personale, escludendo di fatto una platea ampia di lavoratori che contribuiscono concretamente alle missioni e alle attività operative.
Risulta inoltre particolarmente critica la decisione di ridurre le risorse destinate a PPL, turni e reperibilità, giustificata esclusivamente sulla base dello “spesato” degli anni precedenti. Tale approccio non considera che il sotto-utilizzo delle risorse è spesso conseguenza diretta delle gravi carenze di organico e delle difficoltà organizzative, più volte denunciate, e non può quindi essere assunto come parametro per comprimere ulteriormente istituti già penalizzati.
Allo stesso modo, non appare condivisibile il mancato incremento delle risorse destinate alle posizioni organizzative, a fronte dell’aumento del numero dei funzionari, con il risultato concreto di una riduzione dei compensi individuali. Una scelta che rischia di indebolire ulteriormente la valorizzazione delle professionalità.
Particolarmente grave e del tutto inaccettabile risulta la scelta operata sulle progressioni economiche orizzontali (PEO). Nella sintesi viene indicata una disponibilità di circa 4.900 passaggi, a fronte dei 6.653 sviluppi economici definiti e contrattati nel 2024 anche con FP CGIL. Non siamo di fronte a un semplice aggiustamento tecnico, ma a un vero e proprio arretramento politico, che colpisce direttamente le legittime aspettative di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Ancora più grave è il fatto che tale riduzione non trova alcuna giustificazione sul piano economico. I dati forniti dalla stessa Amministrazione parlano chiaro: circa 9,4 milioni di euro per 4.901 PEO, pari a un costo medio di circa 1.920 euro per progressione. Ripristinare il livello del 2024 comporterebbe un fabbisogno aggiuntivo di appena 3,3–3,4 milioni di euro, una cifra assolutamente sostenibile all’interno di un Fondo che supera gli 87 milioni di euro e che presenta già margini ed economie su altre voci, che anche laddove le risorse fossero insufficienti questo è il motivo per cui abbiamo evidenziato anche alla parte politica la necessità di stanziare ulteriori risorse stabili che possano incrementare il fondo risorse decentrate per il personale civile della difesa
Di fronte a questi numeri, appare evidente che la scelta di ridurre drasticamente le PEO non è dettata da vincoli oggettivi, ma da una precisa volontà di ridimensionare gli strumenti di valorizzazione del personale, scaricando ancora una volta sui lavoratori il peso delle scelte dell’Amministrazione.
È una decisione che non solo disattende quanto già contrattato, ma che mina la credibilità del confronto sindacale e rischia di generare un forte clima di sfiducia tra il personale. Per queste ragioni, riteniamo questa impostazione inaccettabile e non condivisibile, e chiediamo con forza il ripristino di un numero di progressioni coerente con quanto già definito nel 2024.
Permangono inoltre forti perplessità rispetto alla gestione complessiva delle risorse accessorie, che continua a essere condizionata da tetti e vincoli non più sostenibili, senza alcun segnale concreto di inversione di tendenza, come invece richiesto dalle organizzazioni sindacali.
Rileviamo, inoltre, come nella sintesi non trovi adeguato spazio una serie di questioni centrali più volte sollevate, tra cui le criticità legate alla mobilità e al reclutamento del personale civile, le problematiche connesse al sistema dei concorsi e delle graduatorie, la gestione dell’assegno riassorbibile per il personale ex militare, ancora irrisolta, le difficoltà operative derivanti da sistemi gestionali come GestPers, e più in generale la necessità di affrontare il tema delle condizioni di lavoro del personale non smartabile, anche attraverso misure compensative concrete.
Continuiamo inoltre a ritenere inaccettabile la mancata attenzione al tema delle indennità specifiche della Difesa, che devono essere riconosciute a tutto il personale coinvolto nelle attività tecniche, operative e di supporto, superando logiche restrittive e parziali.
Infine, non possiamo non evidenziare come l’impostazione generale emersa confermi un approccio che rischia di non contrastare adeguatamente i fenomeni di desertificazione del personale, aggravati da carenze di organico, pensionamenti e mancata valorizzazione economica e professionale.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo necessario un ripensamento complessivo della proposta di distribuzione del FRD 2026, con particolare riferimento al ripristino di un numero adeguato di progressioni economiche orizzontali, coerente con quanto già contrattato e con le legittime aspettative del personale.
Restiamo in attesa di un riscontro e di un confronto che consenta di entrare nel merito delle questioni evidenziate, con l’obiettivo di giungere a soluzioni più eque e coerenti con le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori.
Coordinatore Nazionale Ministero Difesa
FPCGIL
Marco Campochiaro
Nel corso della riunione odierna con l’Amministrazione, sono state presentate le linee guida aggiornate sul lavoro a distanza, con ulteriori elementi di avanzamento rispetto al primo incontro.
Registriamo positivamente come la controparte abbia recepito le osservazioni avanzate dalla FP CGIL, in particolare in relazione all’art. 4, comma 6, intervenendo sul testo in senso migliorativo.
Sul tema dello SPID, e del suo utilizzo per l’accesso al lavoro da remoto, evidenziamo come sia stato assunto l’impegno a un supplemento di verifica, finalizzato a individuare un equilibrio tra il fondamentale diritto alla riservatezza del personale e le esigenze connesse al profilo professionale e alla sicurezza delle procedure operative. Seguiremo ogni sviluppo, essendo gli unici che al tavolo hanno posto l’attenzione sul tema.
Ulteriori elementi qualificanti introdotti nelle linee guida – e da noi rivendicati con forza – sono:
il riconoscimento esplicito del lavoro a distanza come strumento organizzativo strutturale e leva di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;
l’obiettivo dichiarato di consentire, al personale che si trovi in particolari condizioni, la fruizione del maggior numero possibile di giornate in modalità di lavoro a distanza.
In coerenza con tali principi, sono stati presentati due accordi specifici – uno relativo al comparto e uno all’Area – che ricalcano quanto già illustrato nella riunione del 18 marzo. Il passo in avanti è netto e conferma le valutazioni già espresse dalla nostra organizzazione.
Abbiamo pertanto sollecitato una rapida adozione dei testi, alla luce dell’evidente ampliamento delle tutele.
Per parte nostra, salvaguardando i testi negoziali, abbiamo evidenziato l’opportunità di richiamare nelle linee guida anche le recenti indicazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, che sottolineano il valore dello smart working in termini di riduzione della domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro. Un elemento che si inserisce in una più ampia strategia di contrasto al caro-vita, aggravato dall’instabilità internazionale e dalle gravi tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente.
Permane tuttavia una criticità: l’Amministrazione non intende adottare un provvedimento formale di diniego del lavoro a distanza in caso di richiesta respinta. Il responsabile è infatti tenuto a comunicare le motivazioni alla lavoratrice o al lavoratore interessato, ma senza fornire un riscontro documentale, formalizzato e quindi impugnabile. Si tratta di un punto di caduta rispetto al quale continueremo a esercitare la necessaria pressione.
Nel rinnovare l’invito a evitare questa stortura, la FP CGIL continuerà a monitorare con attenzione i diritti connessi al lavoro a distanza, mantenendo al centro la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, la trasparenza delle procedure e il miglioramento delle condizioni per tutto il personale.
FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Alessandro Casile
Giuseppe Cipriani
Francesco Reali
Al Capo Dipartimento per gli affari generali
e la digitalizzazione Dott. Lorenzo Quinzi
segreteria.dag@mit.gov.it
E p.c. Al Capo di Gabinetto Cons. Alfredo Storto
segr.capogabinetto@mit.gov.it
OGGETTO: INCENTIVI FUNZIONI TECNICHE – RITARDO ORMAI INACCETTABILE
Come è noto i Provveditorati alle OO.PP, direttamente o in qualità di stazioni appaltanti per conto di altri Enti, sono preposti, tra le altre cose, anche alla realizzazione, ristrutturazione, manutenzione di edifici e opere pubbliche, fondamentali per il miglioramento del sistema Paese.
Il personale (tecnico ed amministrativo) incardinato in tali uffici, per le attività sottese alla realizzazioni delle opere di cui sopra, è chiamato a svolgere, quotidianamente, procedure estremamente complesse e che richiedono l’assunzione di enormi responsabilità.
Per l’esecuzione di tali attività, anche al fine di promuovere la valorizzazione delle competenze, l’incremento delle professionalità interne all’Amministrazione, nonché il risparmio di spesa per limitato ricorso a professionisti esterni, è stato confermato dal legislatore, nel Codice dei contratti di cui al D. Lgvo 36/2023 (art. 45), l’incentivazione già prevista nei codici precedenti.
Spiace sottolineare che, il citato art. 45 sta assumendo una somiglianza sempre più sinistra con il suo precedente art. 113 per quanto concerne le difficoltà di attuazione, nonostante il legislatore abbia effettuato numerosi accorgimenti, nella stesura del nuovo Codice, per accelerare l’iter di erogazione degli incentivi.
Come l’art. 113 del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50, ha atteso per la sua concretizzazione quasi sei anni (ovvero quelli intercorrenti tra il 19/04/2016 di entrata in vigore del precedente Codice e il 19/12/2021, data di entrata in vigore del Regolamento di cui al D.M. 204/2021), l’art. 45, a ormai 3 anni dalla sua entrata in vigore, avvenuta il 1° aprile 2023, ancora non trova attuazione ai fini dell’erogazione di quanto dovuto ai colleghi.
Tutto quanto sopra rilevato, appare quanto meno sconcertante il ritardo accumulato dall’Amministrazione atteso che, l’art. 45, comma 3, recita “I criteri del relativo riparto, nonché quelli di corrispondente riduzione delle risorse finanziarie connesse alla singola opera o lavoro, a fronte di eventuali incrementi ingiustificati dei tempi o dei costi previsti dal quadro economico del progetto esecutivo, sono stabiliti dalle stazioni appaltanti e dagli enti concedenti, secondo i rispettivi ordinamenti, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del codice” quindi entro il 1 Maggio 2023.
Ad oggi, viceversa, non vi è ancora traccia dell’approvazione, da parte degli Enti preposti, della bozza di accordo sottoscritto ad agosto 2025.
È cosa risaputa che, purtroppo, la nostra Amministrazione, ed in particolare i Provveditorati, vengano ritenuti poco attrattivi dal punto di vista lavorativo.
Le motivazioni di tale disinteresse nei confronti del nostro Dicastero sono da ricercare anche nei bassi riconoscimenti economici a fronte delle forti responsabilità e dei notevoli carichi di lavoro che vengono chiesti al personale.
Infatti, le stesse attività svolte in altre Amministrazioni o Enti vengono remunerate con importi di molto superiori a quelli percepiti dai colleghi del MIT.
L’erogazione degli incentivi potrebbero sicuramente costituire un fattore che agevolerebbe l’inversione di tendenza.
Si evidenzia che, il ritardo accumulato è anche foriero di rilevanti rischi in merito alla tenuta e alla conservazione dei fondi di finanziamento degli incentivi in discussione, in quanto questi sono notoriamente, ai sensi dell’art. 45, comma 1, posti a carico dei medesimi stanziamenti previsti per le procedure di affidamento e, dunque, soggetti agli stessi vincoli e alle medesime discipline contabili dei fondi in questione, con tutti i connessi stringenti termini di spesa (in particolare per i fondi europei e del P.N.R.R, sui quale gravano una rilevante parte delle opere pubbliche svolte dal Ministero e dai Provveditorati).
Tale stallo determina criticità non più procrastinabili, nello specifico:
Danno patrimoniale e rischio prescrizione: La mancata liquidazione di crediti già certi e liquidi espone l’Amministrazione al rischio di prescrizione delle somme spettanti al personale, con conseguente perdita definitiva delle risorse maturate.
Perenzione dei fondi (PNRR/UE): L’assenza di un quadro regolatorio comporta il rischio di una perdita definitiva degli stanziamenti di matrice europea (PNRR) già previsti nei quadri economici.
Carenza di tutele e innovazione: Il blocco impedisce l’attivazione delle coperture assicurative obbligatorie per il personale tecnico e l’utilizzo dei fondi destinati alla digitalizzazione (BIM) e alla formazione specialistica.
Asimmetria retributiva: Il Ministero vede ulteriormente ridotta la propria attrattività rispetto ad altre Amministrazioni che già riconoscono tali emolumenti, aggravando il disagio per carichi di lavoro e responsabilità crescenti.
Pertanto, le scriventi OO.SS., premesso tutto quanto sopra descritto e trascorsi oramai più di sei mesi da quando è stato sottoscritto l’accordo sulla ripartizione degli incentivi, sollecitano l’Amministrazione a farsi parte attiva presso gli uffici competenti, affinché si possa arrivare ad una rapida approvazione definitiva dell’accordo.
Nel rappresentare l’estrema urgenza le scriventi si riservano di adottare ogni utile iniziativa che ritenessero necessaria per la risoluzione della problematica a tutela degli interessi legittimi dei colleghi.
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FP CGIL |
UIL PA |
FLP |
USB PI |
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Gianfreda |
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Triolo Lo Mazzo |
Caiazza Campopiano |
Conti |
Martedì 24 marzo si è tenuta l’assemblea dei dirigenti del Ministero della Giustizia appartenenti al DOG.
Nel corso della riunione partecipata sono intervenuti molti dirigenti che si sono concentrati sui problemi strutturali che affliggono da tempo il Ministero, chiari ed evidenti a tutto il personale che vi lavora e che li vive ogni giorno in prima persona. A poche ore dalla conclusione delle votazioni per il Referendum costituzionale sulla Giustizia che ha visto una grande partecipazione popolare e la netta bocciatura della modifica costituzionale che avrebbe determinato il rischio di un’alterazione profonda dell’equilibrio dei poteri, sono stati evidenziati i tanti problemi che c’erano prima e continuano all’indomani del voto.
Il dibattito referendario ha consentito di aprire una discussione sui veri problemi della giustizia che richiedono risposte immediate ed urgenti per assicurare ai cittadini il servizio pubblico che si meritano che, come Fp Cgil, continuiamo a rappresentare nella ferma convinzione che sia necessaria una vera riforma della giustizia che affronti le maggiori criticità.
A partire dalla grave carenza di organico che, diffusa su tutti gli uffici, colpisce anche il comparto dei dirigenti. Queste carenze trovano oggi un inefficace e improprio palliativo nell’ampia diffusione di magistrati alla guida degli uffici giudiziari, con i conseguenti disagi causati dalla doppia dirigenza. Il blocco del turnover ha lasciato scoperte molte sedi e l’amministrazione non ha ancora fatto abbastanza per coprirle. Come Fp Cgil da anni chiediamo l’assunzione di dirigenti per far fronte a questa grave scopertura e anomalia: riteniamo necessario non sottrarre tempo e risorse alla magistratura per occuparsi di svolgere anche il ruolo del dirigente amministrativo, funzioni che devono essere svolte da personale che ha competenze specifiche e professionalità da mettere al servizio dell’amministrazione.
Oggi ci troviamo di fronte ad un’organizzazione disarticolata, che limita l’azione di dirigenti formati e preparati professionalmente nell’esercizio del ruolo e soprattutto nell’azione di efficientamento dell’amministrazione della giustizia. Un ordinamento professionale del personale vetusto e inadeguato, che non consente l’agibilità organizzativa necessaria ad una amministrazione moderna ed efficiente.
Separazione delle funzioni tra amministrative e proprie dell’ordinamento giudiziario, garanzia della mobilità sul territorio, prospettive di carriera, valorizzazione delle competenze, strumenti informatici più moderni, digitalizzazione di archivi che sommergono gli uffici con il personale che continua ad essere sotto una muraglia di carta e inchiostro, e un sistema di misurazione e valutazione della performance in linea con le altre amministrazioni del comparto delle funzioni centrali per i dirigenti ed per il personale amministrativo.
Queste sono le richieste e le priorità che i dirigenti del Ministero chiedono per il miglioramento del servizio pubblico, le vere premesse necessarie per ammodernare il sistema giustizia nel nostro Paese.
Come Fp Cgil siamo pronti a discutere e a presentare le nostre proposte ad una amministrazione che, speriamo, sia finalmente pronta a valorizzare i suoi dirigenti, adeguandosi a tutte le altre amministrazioni in cui il dirigente non è una stampella o un figurante, ma il vero agente e promotore del cambiamento.
Coordinatrice FP CGIL Giustizia Coordinatore FP CGIL Area Dirigenza FF.CC.
Felicia Russo Alessandro Casile
Come ogni lunedì, ormai da consolidata tradizione, il SIN risulta in stato di blocco, impedendo di fatto alle lavoratrici e ai lavoratori di svolgere regolarmente le proprie attività.
Non sappiamo se si tratti di un tributo postumo al compianto Gino Paoli, ma di certo è una situazione che si ripete con precisione svizzera, continuando a generare disservizi, rallentamenti e un inevitabile accumulo di pratiche, con ricadute dirette sia sull’utenza sia sulle condizioni di lavoro del personale.
In questo contesto appare sempre più evidente l’incongruenza di un’Amministrazione che, da un lato, investe tempo e risorse per testare la capacità dei dipendenti di riconoscere tentativi di phishing e rafforzare la sicurezza informatica, e dall’altro non è in grado di garantire la piena operatività degli strumenti essenziali di lavoro, malgrado l’immenso impegno profuso dal personale informatico.
Si tratta di una contraddizione difficilmente giustificabile: mentre si richiede attenzione, reattività e rispetto rigoroso di procedure e scadenze – spesso definite unilateralmente e senza un adeguato confronto – non si mettono i lavoratori nelle condizioni minime per poterle rispettare.
Si genera un’ansia fine a sé stessa: bisogna lavorare con urgenza, ma che succede se gli strumenti sono letteralmente in panne?
Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere chiamati a rispondere di obiettivi sempre più stringenti quando l’infrastruttura stessa su cui si fonda l’attività quotidiana si dimostra inaffidabile.
È necessario un intervento netto: garantire la funzionalità delle procedure non può essere considerato un elemento accessorio, ma un presupposto imprescindibile per qualsiasi richiesta di produttività e qualità del servizio. Senza strumenti funzionanti, ogni richiamo alla responsabilità individuale rischia di trasformarsi in un esercizio retorico.
A questo punto, più che simulazioni di phishing, servirebbe una simulazione di efficienza: sarebbe la prima vera novità.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo