Al Presidente Avv. Gabriele Fava Alla Direttrice Generale

Dott.ssa Valeria Vittimberga

Al Direttore Centrale Risorse Umane

Dott. Giuseppe Conte

per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali

Dott. Salvatore Ponticelli

OGGETTO: Attivazione INPS su ragionevole accomodamento per caregiver

L’11 settembre 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza C-38/24) ha introdotto un principio molto importante per chi si trova a conciliare lavoro e assistenza familiare: il diritto al ragionevole accomodamento non riguarda più soltanto le persone con disabilità, ma anche chi le assiste quotidianamente, cioè i caregiver familiari.

In concreto, questo significa che chi assiste un familiare con disabilità grave può chiedere al datore di lavoro misure come:

  • turni o orari compatibili con l’assistenza;

  • maggiore flessibilità organizzativa;

  • eventuali adattamenti nelle mansioni, purché tali misure non rappresentino un onere sproporzionato per chi deve organizzare il lavoro.

Nel ridefinire il quadro complessivo delle tutele, la Corte ha chiarito che negare senza giustificazioni queste possibilità può configurare una forma di discriminazione indiretta.

È evidente come questa pronuncia rappresenti un riconoscimento importante del ruolo sociale dei caregiver, andando a rafforzare le tutele per chi si trova a dover bilanciare lavoro e responsabilità familiari.

In un Istituto come il nostro, dove a macchia di leopardo registriamo la tentazione di convertire le assegnazioni temporanee in Smart Working (con una mutazione evidente dell’impianto di garanzia a tutela del lavoratore), riteniamo fondamentale la ricezione tempestiva di questo orientamento.

La presente, pertanto, per sollecitare un’iniziativa che:

  • recepisca formalmente l’orientamento della Corte di Giustizia UE, inserendolo nelle pratiche interne di gestione del personale;

  • garantisca il pieno riconoscimento del diritto al ragionevole accomodamento per i caregiver, attraverso strumenti trasparenti e procedure dedicate;

  • eviti interpretazioni riduttive o soluzioni provvisorie, che rischiano di svuotare di contenuto la tutela e di non rispondere in modo adeguato ai bisogni reali di conciliazione;

  • apra un tavolo di confronto con tutte le rappresentanze sindacali, al fine di definire modalità chiare e condivise di applicazione di questo nuovo quadro di diritti.

Rimaniamo in attesa che l’INPS metta nero su bianco le modalità di fruizione di questo diritto, come del resto rimaniamo in attesa delle istruzioni operative sull’oblio oncologico (legge 193/2023) e sul congedo biennale e i permessi per i malati oncologici, cronici e cronici rari (legge 106/2025).

Non sono dettagli nella complessa macchina organizzativa di una realtà con 25.000 dipendenti. Confidiamo in un riscontro celere e costruttivo.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Nei giorni scorsi si è svolta la consultazione promossa dalla FP CGIL di tutte le lavoratrici e i lavoratori sull’ipotesi di CCNL 2019-2021 per il comparto autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, sottoscritta in Aran il 10 luglio dalle altre organizzazioni sindacali.

La FP CGIL non ha sottoscritto la pre-intesa per le criticità contenute sulla parte normativa e ha fatto ricorso a questo importante strumento di partecipazione democratica – seguito ai confronti e alle assemblee svolti nei mesi passati per discutere con tutto il personale e gli iscritti contenuti e aspettative sul rinnovo -, per dare voce a chi le disposizioni contenute nel CCNL le vive tutti i giorni nel proprio lavoro.

La consultazione, nonostante alcune difficoltà di natura tecnica, ha registrato la partecipazione di circa 500 lavoratici e lavoratori del comparto, cui va il nostro ringraziamento per aver preso parte attivamente a questo importante esercizio di democrazia, che per oltre l’80% hanno espresso parere contrario alla sottoscrizione definitiva del testo, confermando la loro contrarietà ai mancati avanzamenti normativi, a partire dalla non contrattualizzazione del lavoro agile e da remoto, pur a fronte di incrementi economici, tardivi ma importanti per il periodo di riferimento.

La FP CGIL continuerà la sua battaglia in PCM con i sui delegati e le RSU per dare voce e risposte alle legittime richiesta di lavoratrici e lavoratori di vedersi riconosciute diritti pari agli altri settori pubblici e una specificità che risponda alle peculiarità del comparto non che lo penalizzi.

Roma, 30 settembre 2025

Stamane la nostra organizzazione, d’intesa con le strutture territoriali di Roma, ha scelto di promuovere un Presidio per la Palestina all’ingresso della Direzione Generale di via Ciro il Grande, per rompere il muro dell’indifferenza anche all’interno dell’INPS.

Non si tratta soltanto di un gesto di solidarietà verso chi oggi rischia la vita sulla Sumud Flotilla, e il pensiero va Silvia – collega e compagna – che con coraggio si è imbarcata in questa missione in mare.

È un atto di giustizia eticamente necessario verso un popolo che da decenni subisce violenze e angherie, privazioni e negazioni di diritti fondamentali, fino al disegno genocida, che non è più oggetto di contenzioso tra tribuni della stampa, ma un’intenzione rilevata dai lavori di una Commissione internazionale d’inchiesta istituita dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU.

Difendere la Palestina significa difendere il diritto di ogni persona, a Gaza o altrove, di avere una casa, una famiglia, un lavoro e uno Stato in cui vivere con dignità.

Significa preservare il diritto internazionale, censurando l’abuso del più forte.

Significa stabilire meccanismi di responsabilità per garantire alla giustizia i criminali di guerra.

Significa affermare che nessuno deve essere condannato alla lotta per la sopravvivenza sotto le macerie e sotto l’assedio.

Per questo, fa male dirlo, non possiamo che biasimare la scelta dell’Istituto, che invece di farsi ponte di solidarietà ha scelto di chiudersi nell’indifferenza.

Lo ha fatto trasformandosi in un muro di gomma quando i lavoratori chiedevano che i palazzi fossero illuminati con una vivida testimonianza a supporto della Palestina.

Lo ha fatto ignorando la richiesta di raccogliere aiuti per una terra martoriata, destinandoli a chi distribuisce viveri e cure mediche a una popolazione stremata.

Non è questo lo spirito che può muovere chi eroga servizi pubblici, chi garantisce l’esercizio dei diritti e opera nel solco della nostra Costituzione.

Noi stiamo con la Palestina, con chi resiste, con chi lotta ogni giorno per garantire un futuro che sia fatto di pace e giustizia.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

E ci risiamo un’altra volta, e ancora e ancora”. Così iniziava, solo qualche anno fa, un brano di Fabri Fibra. Un incipit che in INPS sembra tornare di moda periodicamente, ogni volta che la struttura a macchia di leopardo dell’Istituto consente fughe in avanti a livello territoriale.

Accade così che in Piemonte, dove il personale ispettivo già sottodimensionato e ridotto ai minimi termini – continua a operare con straordinaria professionalità, giungano disposizioni dall’alto che lasciano interdetti. Indicazioni che, invece di valorizzare il lavoro complesso e collegiale degli ispettori, lo parcellizzano, riducendolo a una presunta misura individuale di performance.

Ora, che l’Amministrazione valuti in modo discutibile l’attività svolta non è certo una novità: le nostre critiche sono note. Così come non sorprende la volontà di esaltare il contributo individuale, trasformandolo in una logica binaria di “buoni e cattivi”, funzionale ad alimentare una narrazione tossica che ha finito, negli anni, per erodere la fiducia stessa nelle istituzioni.

Ciò che appare surreale, oggi, è che proprio in una regione dove gli obiettivi sono sempre stati raggiunti – spesso con congruo anticipo – l’attività ispettiva venga ridotta a una divisione pro quota dell’obiettivo regionale.

Una semplificazione che non tiene conto della complessità delle pratiche, della natura giuridica delle questioni affrontate, della collaborazione che caratterizza quotidianamente il lavoro degli ispettori.

L’Istituto, ancora una volta, sembra operare prescindendo dalla realtà e senza fornire un quadro unitario di riferimento, ignorando la specificità e l’impegno di chi lavora sul campo.

Perché? Per la solita tentazione di utilizzare le pagelline come una clava, uno strumento di pressione che, così esercitato, mina nel profondo la credibilità dell’Ente agli occhi di chi opera il suo interno.

Un’organizzazione non può reggersi sul principio che ognuno faccia di testa propria: senza regole chiare e condivise, senza un indirizzo comune, diventa semplicemente impossibile operare in modo efficace e costruttivo.

Gli ispettori già sono pochi: cerchiamo almeno di non offenderli…

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Care colleghe e colleghi,

finalmente una buona notizia: è arrivata la risposta positiva da parte degli organi certificatori in merito all’accordo per il Fondo Risorse Decentrate 2024 e quindi, appena si concluderà l’iter relativo alle firme dei sindacati e dell’amministrazione, il tanto sospirato pagamento del maggior impegno sarà inserito nella busta paga di NOVEMBRE.

È un sollievo poter finalmente mettere la parola fine a un lungo periodo di difficoltà e incertezze, che si conclude con il riconoscimento economico del lavoro svolto. Questo risultato rappresenta la chiusura di un percorso complesso, caratterizzato da ritardi e ostacoli significativi, ma che oggi può dirsi superato. Auspichiamo che, per l’anno in corso, non emergano nuove criticità e confidiamo che l’autorizzazione al preaccordo per il FRD 2025 venga richiesta e approvata con tempestività, così da evitare il ripetersi delle difficoltà e delle incertezze che mettono a dura prova la serenità del nostro lavoro e della nostra vita personale.

Un grazie sincero va a chi ha lavorato con impegno e dedizioni per superare le criticità: il loro contributo è stato fondamentale.

Adesso l’attenzione si sposta sui differenziali stipendiali.

Resta infatti prioritaria la sollecitazione all’Amministrazione affinché avvii senza ulteriori indugi le procedure necessarie. L’accordo da noi più volte richiesto e sostenuto in ogni sede deve finalmente vedere la luce, con l’obiettivo di rendere strutturali, già a partire dal 2025, i cosiddetti “passaggi economici”.

Si tratta di uno strumento indispensabile per adeguare le nostre retribuzioni al reale costo della vita e per restituire dignità a buste paga che da troppo tempo non rispecchiano la realtà economica che tutti affrontiamo. Le giuste aspettative degli anni passati sono state disattese da ritardi ed eventi che hanno bloccato il meccanismo, ed è quindi fondamentale che non si perda ulteriore tempo. Anche un solo

anno di rinvio rappresenterebbe un danno irreparabile, oltre che un’ingiustizia verso chi, con dedizione e professionalità, garantisce ogni giorno il buon funzionamento della nostra amministrazione.

Per questo motivo confidiamo in una risposta immediata e in un’accelerazione concreta dell’iter, così da poter dare finalmente seguito al tanto atteso avvio delle procedure per i differenziali stipendiali.

I differenziali stipendiali non rappresentano una concessione, ma un DIRITTO: essi sono la manifestazione concreta del riconoscimento del lavoro, dell’impegno e dell’abnegazione che i dipendenti mettono quotidianamente al servizio del prestigio e del buon funzionamento dell’amministrazione.

FP CGIL                          UIL PA

Maria Paola Lo Monaco      Elisabetta Argiolas

C’erano una volta i cantastorie nelle piazze: vendevano illusioni, promettevano ricchezze e viaggi lontani, e poi sparivano con il cappello pieno di monete.

Oggi quegli istrioni hanno cambiato palco e costume: non stanno su un podio, ma comodamente seduti ai tavoli di contrattazione. Lo stile, però, è rimasto lo stesso.

Gli ultimi a pagare pegno, in ordine di tempo, sono stati gli assunti del 2023, cui era stato annunciato il regno di Bengodi: stipendi in crescita vertiginosa, mobilità rapide e senza intoppi, riconoscimenti automatici, spostamenti amicali e carriere spalancate. Parole altisonanti, applausi facili. Poi la realtà ha presentato il conto, e non è stato leggero:

  • un contratto collettivo che non copre neppure l’inflazione;

  • un integrativo che esclude dai differenziali migliaia di colleghi, destinati a rimanere a bocca asciutta;

  • incentivi diversificati perfino tra lavoratori con le stesse mansioni.

Una coerenza da manuale. E adesso? I tempi sono maturi per un nuovo giro di giostra.

Con gli appuntamenti concorsuali in vista, torna in scena la politica delle grandi balle e di nuovo i venditori di sogni sono pronti a raccontare nei corridoi che “sistemeranno tutto loro”: che la mobilità sarà rapida, equa e su misura; entro dicembre, al più a gennaio sarà tutto risolto.

La fiaba è sempre la stessa: quella del pifferaio magico e della sua musica ipnotica.

Ma i lavoratori non meritano di essere presi in giro due volte: la prima dall’Amministrazione, la seconda da chi dovrebbe difenderli. È ora di cambiare canale: le storielle a buon mercato hanno stancato.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Nell’ambito delle ultime nomine dei nuovi Direttori di Prima fascia salta all’occhio la nomina di un Generale della GdF a capo dell’Audit interno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Avevamo già rappresentato in tutte le sedi che, alla luce degli interpelli pubblicati, ritenevamo non adeguato già ricorrere in quella sede alla possibilità di nomina ai sensi dell’art . 19 c. 5 D.Lvo 165/2001 in quanto siamo convinti che all’interno dell’Agenzia ci siano tutte le professionalità necessarie e competenti per svolgere i ruoli necessari a garantire la massima efficienza amministrativa.

Oggi prendiamo atto che la scelta che viene fatta, sì vero già operata in altri casi precedenti, è di ricorrere ad una nomina esterna che di fatto delegittima non solo le capacità dell’intero management di ADM, mortificandone le professionalità di anni di servizio e di esperienza, ma addirittura non viene presa in considerazione nemmeno una scelta esterna nell’ambito dell’intero parco dirigenziale della Pubblica Amministrazione assegnando un compito importante e delicato come l’AUDIT ad un rappresentante di una Forza di Polizia militare.

A rimarcare poi la nostra preoccupazione, e a confermare le nostre perplessità, c’è poi un articolo di stampa, pubblicato nel sito istituzionale dell’Agenzia, che discredita l’operato passato di questa Agenzia che insinua che ci sarebbero non meglio precisate criticità di gestione e che questa nomina sarebbe da sola in grado di superare anni di malgoverno amministrativo.

Rimandiamo al mittente tali affermazioni in difesa dell’operato trasparente e efficace di tutti i lavoratori e le lavoratrici dell’Agenzia, cosa di cui il futuro nuovo Dirigente dell’AUDIT avrà modo di constatare personalmente durante il suo mandato.

Al Direttore dell’Agenzia vogliamo invece inviare un appello a voler difendere il personale della sua Amministrazione e la loro professionalità anche di fronte ad insinuazioni che non fanno il bene della categoria nell’ottica di una visione futura di Dogana Europea che più volte è stata spesso esaltata e che non può che partire dall’assunto che al centro di questa nuova riforma unionale non potrà che esserci l’Autorità Doganale rappresentata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dal suo personale.

FP CGIL                            UIL PA

Iervolino                           Procopio

Il risultato storico al Ministero della giustizia è stato far uscire dal silenzio assordante degli ultimi due anni le organizzazioni sindacali che oggi rivendicano lo straordinario risultato, dopo quasi 20 incontri passati a discutere con l’amministrazione in cui alla domanda “ma quindi qual è la vostra proposta?” la risposta è stata solo aizzare gli uni contro gli altri e soffiare sul vento della polemica nel tentativo di racimolare facili consensi elettorali che, evidentemente, non ha pagato.

Ma entriamo nel merito della proposta che le sedicenti organizzazioni sindacali avrebbero firmato, stante a quanto circola nelle chat. E diciamo avrebbero perché l’amministrazione non si è nemmeno degnata di fornire l’informativa, dopo settimane di riunioni carbonare di cui nessuno sapeva nulla, orchestrate dalla massima autorità politica del Ministero, per la seconda volta contravvenendo ad obblighi di legge e in palese sconfessione della linea di equilibrio che giusto qualche mese fa sembrava fosse stata adottata dall’amministrazione.

Un accordo che cambia tutto per non cambiare nulla. Si rinominano nei fatti i vecchi profili con la famiglia, dove in tutte le amministrazioni del comparto delle funzioni centrali lo sforzo è stato per ridurne il più possibile il numero per facilitare i passaggi tra i profili e la mobilità all’interno dell’amministrazione, qui alla giustizia facciamo i primi della classe con ben oltre 15 famiglie professionali.

Più di 10 solo al DOG con 3 individuate come ad esaurimento. Cancellieri e assistenti giudiziari sono relegati nell’Area degli Assistenti senza alcuna via d’uscita verso l’Area dei Funzionari, ai Direttori la riserva indiana senza alcuno sviluppo verso l’Area delle Elevate Professionalità o della dirigenza, ai funzionari UPP di cui si sono ricordati – bontà loro! – come ultimo punto di una vuota dichiarazione di intenti senza alcun impegno sulle risorse necessarie a stabilizzarli tutti, senza istituire un profilo di ruolo a parte come invece abbiamo chiesto sin dall’inizio a tutela e garanzia della continuazione della loro attività nei Tribunali e nelle Corti d’Appello con la strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo.

Al DAP si eliminano totalmente le indicazioni sulla confluenza dei vecchi profili nelle nuove aree, il che renderà impossibile il riconoscimento delle figure professionali

precedentemente soppresse e confluite nella figura del FOR (statistici, bibliotecari, comunicatori e formatori) che nella famiglia degli Amministrativi non vedranno riconosciuta la propria professionalità. Al DGMC collochiamo lavoratrici e lavoratori che operano fianco a fianco negli stessi servizi e li frammentiamo uno in una famiglia e un altro dall’altra, nell’illusione che questo possa garantire un maggior tornaconto a questo o quell’altro lavoratore.

Alla faccia della tutela della professionalità, della valorizzazione anche economica dei profili e della garanzia dello sviluppo di carriera!

Se questa era la proposta che le organizzazioni sindacali della firma facile intendevano avanzare, perché non l’hanno fatto nei 2 anni precedenti? Forse qualcuno aveva paura del confronto, chiaro e limpido davanti alle lavoratrici e ai lavoratori? Nel frattempo abbiamo perso tempo, i termini per poter effettuare le progressioni verticali in deroga ex art. 18 del CCNL 2019/2021 corrono e non c’è traccia dell’attivazione del sistema degli incarichi, di tipo professionale e di posizione organizzativa, delle specifiche responsabilità per l’Area degli Assistenti, dei criteri e dei termini attraverso cui fare i differenziali stipendiali, solo vuoti impegni contenuti in un documento che oltre ad essere una dichiarazione di intenti non ha alcuna indicazione sui finanziamenti che sarebbero necessari per rendere operativi tutti questi impegni. Come si dice in gergo sindacale, una dichiarazione di intenti non si nega a nessuno!

Per la FP Cgil questa non è una proposta seria, ma un’operazione gattopardesca tutta volta a far sì che, ancora una volta, alla giustizia tutto possa rimanere immobile. Si moltiplicheranno i contenziosi, l’amministrazione rimarrà ingessata e ancorata a logiche ottocentesche non più degne di una pubblica amministrazione del XXI secolo, l’innovazione organizzativa e digitale rimarrà al palo, la mobilità e i passaggi tra i profili saranno nei fatti bloccati dalle scoperture di organico che continuano a raggiungere vette sempre più elevate.

Proprio perché per noi, che facciamo il sindacato per davvero, il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori è fondamentale, riteniamo necessario avviare immediatamente una campagna informativa attraverso assemblee in tutti i posti di lavoro, in cui denunciare l’ennesimo scempio che si è compiuto alla giustizia e contestualmente dichiariamo lo stato di agitazione di tutto il personale del Ministero della giustizia volto a rivedere l’accordo e superare le gravi svalorizzazioni professionali ed economiche che colpiranno indistintamente tutte le lavoratrici ed i lavoratori che vedranno, ancora una volta, un

miraggio al posto del diritto alla carriera, della flessibilità organizzativa, del giusto riconoscimento salariale per il proprio lavoro.

FP CGIL Nazionale

Nel pomeriggio di ieri si è tenuta una partecipata assemblea delle aree sanitarie, promossa dalle scriventi, a seguito dell’incontro svoltosi in data 16 settembre alla presenza dei Vertici dell’Istituto in tema di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato.

Nel corso degli interventi è stata più volte ribadita la necessità di continuare a mantenere alto il livello di attenzione nonostante le rinnovate rassicurazioni ricevute nel corso del richiamato incontro.

Infatti, pur consapevoli dell’impegno assunto dall’Istituto nei confronti del predetto personale, siamo consapevoli che la partita si gioca su un tavolo esterno rispetto al nostro Ente e quindi, coerentemente con gli impegni assunti dall’inizio con il personale precario, è necessario agire a supporto dell’iniziativa legislativa.

In considerazione di ciò, abbiamo deciso di proclamare lo stato d’agitazione di tutto il personale delle aree sanitarie e di dare avvio a tutta una serie di iniziative, sia interne all’Ente attraverso assemblee giornaliere, che di carattere “esterno” tramite predisposizione di comunicati stampa e attività di social bombing.

Ovviamente, seguiranno le necessarie istruzioni per una buona riuscita delle iniziative.

  Alessio Mercanti                                                  Giuseppe Paglia                                                 Daniela Mencarelli
FP CGIL                                                               UIL PA                                                                USB PI

Mercoledì 17 settembre si è tenuta la prima riunione del Comitato tecnico previsto dal Protocollo d’intesa tra INPS ed Esercito Italiano. Un incontro ordinato e ricco di spunti, stando alla sintesi offerta sulla Intranet.

Bene, anzi benissimo. La collaborazione con le istituzioni è importante, specie quando serve a risolvere questioni complesse come pensioni, TFR e TFS (aspetti su cui, peraltro, avremmo qualcosa da dire…). È sempre giusto dare risposte rapide e su questo non si discute.

Ma attenzione a non confondere i ruoli. L’INPS non è un ministero della Difesa in versione previdenziale, né un ufficio protocolli securitari dove si collezionano intese e firme solenni. L’INPS è – e deve restare – la casa dell’accoglienza e dell’inclusione sociale. Il luogo dove un lavoratore precario trova ascolto, dove una famiglia in difficoltà chiede sostegno, dove chi perde il lavoro trova un punto d’appoggio.

Non bastano i saloni prestigiosi o i tavoli a geometria variabile per raccontare la missione dell’Istituto: la nostra credibilità nasce nelle sedi periferiche, negli sportelli, nelle piattaforme digitali, nel contatto quotidiano con milioni di cittadini, che magari non hanno gradi sulle spalle, ma che portano il peso della vita reale.

Nasce, cioè, dal sudore della fronte di tante colleghe e colleghi che – beffa delle beffe! – col nuovo integrativo più agevolano il cittadino, fornendo una consulenza da remoto, più perdono salario, non avendo diritto alla maggiorazione a distanza. Grande affare!

Per questo ribadiamo: ok le sinergie, fantastica l’efficienza, un plauso a ogni tavolo tecnico se esso serve a rendere più rapida la risoluzione dei problemi.

Ma l’INPS non può e non deve diventare un “palazzo dei protocolli”. Non siamo qui per siglare alleanze, bensì per garantire diritti sociali.

Perché l’INPS non difende i confini, ma qualcosa di altrettanto prezioso: il perimetro dei diritti costituzionali, la dignità quotidiana dei cittadini.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Lunedì 22 settembre si è tenuta l’assemblea delle lavoratrici e dei lavori di Sport e Salute sul tema della chiusura di 36 sedi periferiche, misura contenuta nel progetto “Sestante”.

Come OO.SS. abbiamo innanzitutto chiarito alcuni concetti fondamentali:

  • Si tratta di un progetto unilaterale ideato dai vertici aziendali rispetto al quale i sindacati non hanno espresso (né avrebbero in alcun modo potuto) alcuna condivisione, diversamente da quanto qualche “buontempone” vorrebbe far credere;

  • Come OO.SS. abbiamo espresso tutte le nostre perplessità e la nostra netta contrarietà ad una attuazione frettolosa del progetto Sestante;

  • SeS, nelle scorse settimane, ha provveduto ad una mera informativa alle organizzazioni sindacali dopo la quale avrebbe voluto passare immediatamente alla fase esecutiva, mentre come sindacati abbiamo chiesto ed ottenuto dalla delegazione trattante una serie di dati ad HOC sul tema, che è a dir poco delicato, pretendendo un serio confronto e chiarimenti certi.

Come Organizzazioni Sindacali siamo convinti che per una operazione eccezionale servano misure eccezionali: non si può certo pensare di affrontare la chiusura di 36 sedi e il trasferimento forzoso di 42 colleghe e colleghi con strumenti normativi e misure economiche previsti per casi ordinari. Questo soprattutto perché riteniamo necessaria una trasparenza effettiva sul cambio di rotta attuato dall’azienda rispetto al piano industriale presentato alle OO.SS. 4 anni fa in cui si prospettava un aumento della presenza sul territorio nazionale.

Dal confronto in assemblea con le lavoratrici ed i lavoratori – incontro molto partecipato, non solo da parte di coloro i quali sono direttamente impattati ma anche da molti altri colleghi e colleghe solidali e preoccupati per il futuro – sono emersi numerosi elementi di preoccupazione e diverse zone d’ombra circa – tra le altre cose – le reali motivazioni alla base del progetto, i criteri di individuazione delle sedi da chiudere, le modalità attraverso cui sono stati contattati nei mesi scorsi i comuni, le sedi di eventuale destinazione, la chiusura pressoché totale sullo smart working.

È necessario un reale e costruttivo confronto che individui soluzioni “straordinarie” adeguate e che rispondano anche alle specifiche ed effettive esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie, oltre ad una massima chiarezza sulle prospettive future, in particolare circa il presidio e la presenza sui territori.

Il mandato che le Organizzazioni Sindacali hanno ricevuto dall’assemblea è pieno e va in questa direzione.

L’assemblea tornerà a riunirsi per valutare i prossimi passaggi e i progressi che, confidiamo, ci saranno.

FP CGIL

CISL FP

UILPA

CISAL FIALP

USB

UGL

FNP CONFSAL

MALATESTA

BRUNI

LIBERATI

CAROLA

MERCURI

PALLADINO

POGGINI

VIGLIOTTI

Si è svolto ieri, mercoledì 24 settembre 2025, presso la sede nazionale di Federcasa, il primo incontro per l’avvio delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027.

L’incontro è stato un’importante occasione per le scriventi Segreterie Nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL per illustrare nel dettaglio alla delegazione di Federcasa i contenuti della piattaforma rivendicativa unitaria. Nel corso della discussione sono stati richiamati i punti qualificanti della nostra proposta, che mirano a valorizzare il personale e a dare risposte concrete alle criticitm del settore “Casa”.

In particolare, la discussione si è incentrata sui pilastri della piattaforma:

  • Trattamento Economico: È stata ribadita la richiesta di un adeguato incremento salariale finalizzato alla tutela del potere d’acquisto. Tale richiesta parte dal necessario recupero dello scarto tra l’inflazione registrata nel triennio 2022-2024 e gli aumenti riconosciuti, a cui si aggiungeranno gli incrementi per il nuovo triennio. Si è inoltre richiesto l’aggiornamento del valore del buono pasto, l’incremento della quota aziendale per la previdenza integrativa e la revisione degli scatti di anzianitm.

  • Sistema di Classificazione del Personale: È stata sottolineata la necessitm di migliorare il sistema di classificazione per valorizzare le professionalitm e ridefinire profili e mansioni. Un obiettivo centrale è agevolare i percorsi di progressione di carriera, in particolare per i lavoratori dell’Area B, e arrivare al superamento dell’area D (portieri), con la riduzione del loro orario di lavoro da 44 a 40 ore settimanali.

  • Parte Normativa e Diritti: Sono state avanzate proposte per migliorare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, incrementando congedi e permessi. 10È stata chiesta una maggiore flessibilitm per il lavoro agile, con il riconoscimento del buono pasto 11, e un impegno per maggiori investimenti in digitalizzazione e formazione per tutto il personale, individuando quote minime di risorse che le aziende devono destinare a questo scopo. Si è inoltre posta l’attenzione sul rafforzamento delle

politiche di sicurezza, con l’introduzione di una specifica “indennitm di rischio” per le attivitm più esposte.

  • Relazioni Sindacali: È stata evidenziata la volontm di rafforzare il ruolo delle Organizzazioni Sindacali, ampliando le materie oggetto di contrattazione aziendale, come le procedure per le progressioni di carriera e i criteri per gli incentivi tecnici, al fine di limitare il potere discrezionale della parte datoriale.

Da parte di entrambe le delegazioni è emersa con forza la comune volontm di arrivare a un rinnovo contrattuale in tempi rapidi, riconoscendo l’urgenza di fornire risposte economiche e normative adeguate alle legittime aspettative dei lavoratori.

Le parti hanno inoltre convenuto sulla necessitm di procedere a una revisione complessiva dell’articolato contrattuale, con l’obiettivo di giungere a un testo coordinato, più moderno, chiaro e pienamente rispondente alle attuali esigenze organizzative e professionali del settore.

L’incontro si è concluso positivamente con la definizione delle modalitm di lavoro per i prossimi mesi. È stato gim calendarizzato un doppio appuntamento per entrare nel vivo del negoziato, fissato per i giorni 28 e 29 ottobre 2025.

Le Segreterie Nazionali continueranno a portare avanti il confronto con impegno e determinazione, tenendo costantemente informati i lavoratori sull’evoluzione del negoziato.

FP CGIL   CISL FP   UIL FPL

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