Emendamento 10.0.603 al DDL 1184/2025 (Collegato alla legge di bilancio 2026)
Riordino dell’Automobile Club d’Italia
In data 23 settembre 2025 la Fp CGIL ha ricevuto dai Vertici dell’Ente (Presidente, Commissario Straordinario, Vice Commissario e Dirigente DRUO) l’informativa richiesta in relazione all’emendamento 10.0.603 al DDL 1184/2025, che dispone modifiche sostanziali allo statuto dell’Ente pur mantenendo la natura giuridica di ente pubblico non economico a base associativa e tutte le competenze di Aci. Gli interventi più rilevanti riguardano:
organi di governo bilanci
strutture di missione società collegate
Durante l’incontro è stata esplicitata la genesi del provvedimento e anche le intenzioni che hanno portato a questo emendamento, che è stato illustrato come un inevitabile compromesso rispetto ai progetti di “scorporo“dell’Ente che erano stati posti al vaglio del tavolo tecnico/politico costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – inizialmente senza il coinvolgimento di ACI – con il compito di riformare i 3 Enti pubblici a base associativa con natura anche di federazione sportiva, di cui ACI era chiaramente il più rilevante per grandezza e complessità.
Al di la’ di tutto è evidente che l’Ente perde quella autonomia dalla politica che ha avuto storicamente per 120 anni. E’ con tristezza che lo constatiamo, ma sono chiare le responsabilità: come FP CGIL insieme a tutti i sindacati di ACI abbiamo tentato di frenare la deriva che ha condotto l’Ente ad un punto di non ritorno.
Ci auguriamo che questo riordino – se andrà in porto come disegnato nell’emendamento – sia utile a rilanciare l’immagine dell’Ente, a potenziare i servizi ai cittadini, ad assumere nuovo personale ed a valorizzare quello presente.
A tal proposito accogliamo con particolare favore la soppressione delle strutture di missione ACI, essendo stato chiarito che erano proprio gli incarichi dirigenziali di prima e seconda fascia presenti all’interno di queste strutture a saturare la dotazione organica e ad impedire quindi l’autorizzazione ad assumere, necessaria per procedere ai concorsi.
Una volta eliminate queste, ci è stato assicurato che si potrà procedere con l’avvio dei primi concorsi secondo le disposizioni del PIAO.
La nostra valutazione è positiva anche per la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali nelle società collegate e per il rientro nella piena proprietà di ACI del patrimonio immobiliare, il cui conferimento a Progei e alla prevista holding ci hanno sempre visto contrari.
Più delicata la questione della tripartizione del bilancio (Attività Istituzionali, PRA e Tasse), rispetto alla quale però ci sono state fornite assicurazioni rispetto alla piena copertura del costo del personale e dei servizi nei tre settori: auspichiamo che questa strutturazione del bilancio del gruppo ACI consenta una sorta di spending review rispetto a spese inopportune e sprechi.
Il testo dell’emendamento potrà essere ancora parzialmente modificato da subemendamenti, ma l’impianto di base è quello che riportiamo in calce.
Il Presidente La Russa ci ha confermato il suo impegno per eliminare o almeno neutralizzare il prelievo di 50 milioni di euro dal bilancio ACI, previsto nella legge di bilancio 2025,non nascondendo le difficoltà legate alle tempistiche dei provvedimenti legislativi
Il nostro impegno è e rimarrà quello di seguire con la massima attenzione l’iter di questo emendamento, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e del futuro di ACI.
Roma 24 settembre 2025
FP CGIL ACI
Derna Figliuolo
Il Relatore
Dopo l’articolo, aggiungere il seguente,
(Riordino dell’Automobile Club d’Italia)
Ferme restando la natura giuridica di ente pubblico non economico a base associativa e le competenze dell’Automobile Club d’Italia (ACI), entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo, lo statuto dell’Ente è adeguato al fine di assicurare il recepimento dei seguenti principi direttivi:
soppressione del Consiglio Generale e del Comitato Esecutivo;
istituzione di un organo collegiale di amministrazione, che dura in carica quattro anni, e comunque sino alla cessazione, per qualunque causa, del mandato del Presidente dell’ACI in carica, così composto:
Presidente dell’ACI, che lo presiede, il cui voto è determinante nei casi di parità di voto;
dieci Presidenti di Automobile Club federati;
due rappresentanti dell’Amministrazione vigilante e due rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell’economia e delle finanze, della giustizia, dell’interno, della difesa;
un rappresentante designato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome;
un rappresentante designato dall’Unione delle Province d’Italia (UPI);
istituzione di un organo collegiale con funzioni consultive del Presidente dell’ACI, composto dai Presidenti dei Comitati regionali;
riconfigurazione del Collegio dei revisori dei conti, composto di cinque revisori effettivi e due supplenti, di cui:
un revisore effettivo, che lo presiede, e uno supplente nominati dal Ministero dell’economia e delle finanze;
un revisore effettivo e uno supplente nominati da ciascuna delle Amministrazioni vigilanti;
due revisori effettivi nominati dall’Assemblea dell’ACI;
istituzione di un comitato tecnico di vigilanza sulla gestione del Pubblico Registro Automobilistico-PRA, così composto:
tre rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui uno con funzioni di Presidente;
un rappresentante della Presidenza del Consiglio;
un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell’economia e delle finanze e della giustizia;
due rappresentanti dell’ACI, scelti tra i direttori centrali dell’Ente;
Al fine di assicurare la razionalizzazione e il contenimento delle spese, le strutture di missione dell’ACI per i progetti comunitari automotive e per il turismo, per gli investimenti autodromo di Monza e per la reingegnerizzazione dei processi di supporto al Documento Unico (DU) e delle procedure del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) di compravendita dei veicoli sono soppresse e le relative funzioni sono riallocate presso le Direzioni centrali dell’ACI, apportando le necessarie modifiche all’ordinamento dei servizi dell’Ente. Conseguentemente, gli incarichi di livello dirigenziale presso le strutture soppresse sono revocati e le posizioni di livello dirigenziale di prima e di seconda fascia già assegnate alle strutture di missione soppresse sono riassorbite entro il limite della vigente dotazione organica dei dirigenti di prima e di seconda fascia dell’ACI. Il personale con incarico dirigenziale in servizio presso le strutture di missione soppresse, se proveniente da pubbliche amministrazioni diverse dall’ACI, è restituito alle amministrazioni di appartenenza.
L’ACI, gli Automobile Club federati e le società da essi controllate sono soggetti agli obblighi di pubblicità e trasparenza di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.
A decorrere dall’esercizio successivo alla data di entrata in vigore del presente articolo, l’ACI predispone, ai sensi rispettivamente degli articoli 2423 e seguenti del codice civile e degli articoli 25 e seguenti del decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127, il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato di gruppo, inclusivo delle società in house, sulla base di contabilità separate, oggetto di controllo legale da parte della società di revisione legale dei conti di cui al comma 5, aventi a oggetto:
le attività istituzionali e le funzioni connesse all’attività di Federazione nazionale per lo sport automobilistico;
le attività di gestione del PRA;
le attività connesse ai tributi automobilistici.
Il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato di gruppo, di cui al comma 4, contengono i bilanci delle singole attività di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 e definiscono con chiarezza i principi di contabilità analitica secondo cui sono tenuti i conti separati e le attività a ciascuno riconducibili, ivi compresi i costi relativi alle risorse di personale, strumentali o di altra natura, nonché i criteri di ripartizione dei costi comuni alle attività medesime. Eventuali variazioni dei principi e dei criteri di cui sopra sono consentiti solo in casi eccezionali, di cui si deve fornire adeguata e analitica giustificazione.
Il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato di gruppo, di cui al comma 4, sono oggetto di certificazione da parte di una società di revisione legale dei conti, nominata secondo i principi di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 10, comma 1-bis, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, alle società controllate da ACI si applicano, comunque, le seguenti disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, e successive modificazioni:
articolo 11, comma 1, con la specificazione che i requisiti ivi previsti sono stabiliti dal regolamento di governance delle società partecipate da ACI, che tiene conto delle esperienze acquisite in incarichi di funzione dirigenziale svolti presso enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private, o di particolari professionalità acquisite nell’ambito dell’attività istituzionale dell’ente;
articolo 11, commi 2, 3, 6, 7 e 10;
articolo 20, in materia di razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche.
Ferma restando l’assenza di cause di inconferibilità e incompatibilità, anche con riferimento a situazioni di conflitto di interesse, ai sensi della legge 6 novembre 2012, n. 190, e del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, e successive modificazioni, la carica di rappresentante di Automobile Club nell’ambito dell’organo collegiale di amministrazione di cui al comma 1, lettera b), costituisce causa di incompatibilità ai fini della nomina negli organi di amministrazione delle società in house di ACI. L’incarico di Presidente
di Automobile Club costituisce causa di incompatibilità ai fini della nomina quale direttore generale delle società partecipate da ACI.
Al fine di garantire la riduzione dei costi e la concentrazione degli obiettivi strategici, nell’ottica di una efficiente e trasparente gestione delle partecipazioni sociali, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, l’ACI predispone un piano di razionalizzazione delle partecipazioni detenute, da sottoporre, entro il medesimo termine, all’approvazione dell’Amministrazione vigilante, che si esprime nei successivi 20 giorni. Entro 30 giorni dalla data di approvazione del piano di cui al primo periodo, le convenzioni che regolano i rapporti dell’ACI con le società in house dell’Ente sono sottoposte a revisione.
I rappresentanti e i componenti nominati su proposta di ACI ovvero su proposta delle società direttamente controllate da ACI, in carica negli organi amministrativi e di controllo delle società partecipate direttamente e indirettamente dall’Ente, decadono a decorrere dalla ricostituzione degli organi sociali da parte delle rispettive assemblee societarie, da convocare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Non si applica l’articolo 2383, terzo comma, del codice civile. I Presidenti dei collegi sindacali delle società controllate da ACI non emittenti strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati sono designati dal Ministero dell’economia e delle finanze.
La società in house dell’ACI denominata «ACI Progei – Programmazione e gestione impianti e immobili Società per Azioni» è sciolta. In esito alla procedura di liquidazione secondo le disposizioni del codice civile, il patrimonio netto risultante è di spettanza dell’ACI. Gli atti di trasferimento della proprietà dei beni immobili ad ACI sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta, nonché da ogni altro tributo o diritto. Le unità di personale di ACI Progei con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono trasferite presso altre società controllate da ACI ovvero sono ammesse a partecipare, a domanda, ad apposite procedure selettive che possono essere indette da ACI, ai fini dell’inquadramento nei ruoli del personale dell’Ente nell’ambito delle disponibilità esistenti nella relativa dotazione organica.
Nelle more dell’insediamento del Presidente dell’ACI già eletto, e dei nuovi organi collegiali di amministrazione, il Commissario straordinario dell’ACI, di cui all’articolo 14 del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n. 119, provvede all’adeguamento dello statuto dell’ACI e alla conseguente revisione dei regolamenti interni dell’Ente e del regolamento di governance delle società partecipate da ACI, nonché alla predisposizione del piano di razionalizzazione delle partecipazioni e alla revisione delle convenzioni di cui al comma 9, secondo quanto previsto dal presente articolo.
All’articolo 51, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 dicembre 2019, n. 157, dopo il comma 3, è inserito il seguente:
“3-bis. Per le finalità e per gli obiettivi di cui al comma 1, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si avvale di ACI Informatica S.p.A., società che opera in regime di in house providing di Automobile Club d’Italia ed è dallo stesso ente controllata, mediante apposite convenzioni con la stessa società, al fine di conseguire obiettivi di efficienza e contenimento dei costi delle proprie attività informatiche e di gestione delle infrastrutture tecnologiche, ivi compresi i rispettivi data center, in aderenza ai processi istituzionali e digitali afferenti anche ambiti affini. Agli oneri di cui al presente comma si provvede nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 921, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e mediante l’utilizzo delle risorse versate alle entrate del bilancio dello Stato, ai sensi dell’articolo 10, comma 4 del decreto del presidente della repubblica 28 settembre 1994, n. 634, e riassegnate ai pertinenti capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”».
Le scriventi OO.SS, facendo seguito alla nota già trasmessa in data 15 settembre scorso, relativa alle criticità delle progressioni verticali, intendono sottolineare un ulteriore e grave elemento di incoerenza gestionale.
Come è noto, FPCGIL e UILPA hanno già formalmente espresso il proprio disappunto rispetto al numero esiguo di progressioni verticali messe a bando, giudicate del tutto insufficienti rispetto alle risorse e al fabbisogno.
Oggi, a tale danno si aggiunge la beffa: l’Amministrazione continua ad accettare comandi da altri ministeri, anche in realtà territoriali metropolitane importanti, saturando così i posti disponibili ignorando sia le richieste di mobilità per tali destinazioni da anni bloccate, sia le legittime aspettative del personale che attende invano un riconoscimento professionale attraverso i passaggi di area.
Non sfugge che il comando non sia un istituto a costo zero: esso comporta oneri stipendiali e accessori che gravano comunque sul bilancio della Difesa. È quindi incomprensibile che si scelga di destinare risorse per personale esterno piuttosto che investire nelle progressioni del personale interno, già in servizio e già “a carico” dell’Amministrazione.
Una simile impostazione si configura come una sicura mortificazione: si negano progressioni a chi ha maturato sul campo professionalità e competenze e, contemporaneamente, si preferisce personale esterno senza esperienza specifica piuttosto che personale interno e fortemente professionalizzato.
La questione della mobilità assume un peso ancora maggiore. Mentre nelle altre amministrazioni sono ormai consolidati accordi e canali di mobilità che favoriscono lo spostamento dei dipendenti, nella Difesa il personale civile resta da anni ostaggio della propria sede di servizio, salvo rare eccezioni legate a gravi motivazioni personali. Tutte le pratiche che potrebbero migliorare la condizione del personale civile della Difesa assumono, nel nostro Ministero, oneri reattivi con tempi biblici, affrontati sempre come problemi da gestire e mai come opportunità da valorizzare.
Il risultato è paradossale: da un lato si gestiscono con leggerezza i comandi in entrata, dall’altro si mantengono chiusi i percorsi di mobilità interna e si riducono all’osso i passaggi verticali. È lecito chiedersi se il “governo del personale” sia realmente affidato a chi conosce e vive quotidianamente la realtà del Ministero della Difesa o se, al contrario, prevalgano scelte incoerenti e miopi, scollegate dai bisogni reali dei lavoratori.
Come già sottolineato in precedenza, la mancata attrattiva professionale ed economica del nostro Ministero passa anche e soprattutto attraverso queste scelte contraddittorie, che allontanano i giovani neo-assunti e demotivano chi da anni garantisce con professionalità e sacrificio il funzionamento della Difesa con conseguente danno – a parere delle scriventi – anche economico per l’Amministrazione e sicura ingiustizia ai danni dei lavoratori.
Per tutte queste ragioni FPCGIL e UILPA chiedono con forza:
la sospensione dell’accettazione indiscriminata di comandi, soprattutto nelle aree territoriali dove vi è alta concentrazione di personale interno e la richiesta di mobilità è alta;
la revisione sostanziale della programmazione delle progressioni verticali, ampliandone il numero e restituendo dignità e prospettiva al personale della Difesa;
l’apertura immediata di tutte le attività propedeutiche a riattivare la mobilità interna, garantendo pari opportunità di trasferimento al personale civile.
FP CGIL UIL PA
Marco Campochiaro M. Carmela Cilento
C’è una coincidenza che non possiamo ignorare. Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite Donald Trump parlava con la consueta retorica di potenza, a migliaia di chilometri di distanza, nel silenzio del mare, è stata colpita la Sumud Flotilla. Due scene parallele che raccontano lo stesso tradimento: il diritto internazionale piegato all’uso forza, la parola svuotata dal rispetto delle norme e dei registri.
Come altro definire un vaneggiamento in cui il Presidente degli Stati Uniti sfrutta il teatro del Palazzo di Vetro per un j’accuse contro gli immigrati, avocando a sé il Nobel per la pace per aver risolto sette conflitti di cui la comunità internazionale non aveva alcuna contezza?
E come interpretare la casuale offensiva che si è abbattuta sulla Sumud, circondata e presa di mira da droni anonimi che intensificano la loro azione man mano che i volontari presenti sulle imbarcazioni si avvicinano alla meta prefissata?
L’offensiva di stanotte come quelle che l’hanno preceduta, lo abbiamo ripetuto nelle piazze e nelle assemblee, si inquadra in un contesto più ampio, che ha una caratura non solo militare: è il tentativo di cancellare una presenza scomoda, di ridurre al silenzio e all’oblio ogni atto di resistenza, di oscurare una missione di solidarietà che ha il merito di ricordare al mondo l’esistenza di un popolo sottoposto al giogo di un assedio.
Per questo il mondo del lavoro non resta spettatore. Ogni sindacato, ogni lavoratrice e ogni lavoratore hanno il dovere di riconoscere in quella missione un frammento della propria stessa dignità: la difesa del diritto alla vita, alla libertà, alla solidarietà.
Non esiste alternativa credibile fuori dalla pace e dal rispetto del diritto internazionale; non esiste futuro per nessuna comunità se si accetta la normalizzazione della violenza. Lo diciamo anche ai vertici dell’Istituto, ricordando la presenza su quelle imbarcazioni di una collega, impegnata in una missione che non può essere derubricata – come è stato fatto da qualcuno – ad atto di testimonianza.
Seguire e sostenere la Sumud significa ribadire che il lavoro, nella sua dimensione collettiva e universale, è parte attiva di questa lotta, perché senza giustizia e senza pace non c’è progresso né libertà.
Giuseppe Lombardo
Questa Organizzazione Sindacale segnala con forte preoccupazione che, ad oggi, non vi è alcuna traccia delle progressioni economiche orizzontali previste per il personale. Le procedure non risultano avviate e l’Amministrazione continua ad accumulare un ritardo ingiustificato nel fornire indicazioni ufficiali sui criteri e sulle tempistiche di attivazione.
Il nostro contributo è sempre stato improntato al miglioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori: per questo con la nostra azione abbiamo finora contribuito a far sì che fossero messi nel budget i fondi necessari per procedere. Ora che invece non c’è alcuna contezza sull’avvio delle procedure, lasciando tutte e tutti senza notizie, qualcuno davvero pensa che sia meglio? Rivendichiamo pienamente la nostra titolarità di partecipare a pieno al sistema delle relazioni sindacali, forti nella consapevolezza che la nostra azione parli più di mille parole.
Questo ritardo non solo crea incertezza, ma alimenta disparità di trattamento e crescente malcontento tra i lavoratori, che attendono da tempo risposte chiare su un diritto fondamentale di valorizzazione professionale e retributiva.
Chiediamo quindi all’Amministrazione di avviare subito la pubblicazione dei bandi e di concludere la relativa graduatoria entro il corrente anno solare, così da garantire pari opportunità di accesso a tutti i dipendenti.
Luca Giovinazzo
Coordinatore nazionale FP CGIL
Nella giornata odierna le Organizzazioni sindacali hanno incontrato l’Amministrazione per discutere del sistema di misurazione e valutazione della performance individuale (SMVPI) del personale dirigente, professionista e medico dell’Istituto.
Partiamo dai dirigenti. Il documento che ci è stato presentato elude alcuni nodi fondamentali nella valutazione dei dirigenti, a partire dalla Direttiva Zangrillo del 28 novembre 2023, che introduce la valutazione “dal basso”, “fra pari” e “collegiale”, per arrivare a un modello di valutazione a 360 gradi.
Nell’atto trasmesso, invece, non c’è traccia di alcun reale coinvolgimento né dei soggetti interni né di quelli esterni all’Amministrazione: manca del tutto la parte che consentirebbe ai collaboratori di esprimere, in forma anonima e tramite questionari, un giudizio sull’operato dei dirigenti, come dei professionisti e dei medici, riguardo alla valorizzazione delle competenze, alla promozione della produttività e all’organizzazione finalizzata al benessere lavorativo.
E dire che nel passato, ben prima della Direttiva Zangrillo, alcune sperimentazioni di valutazione dal basso erano state portate avanti in INPS, su iniziativa degli stessi dirigenti valutati.
Constatiamo che oggi dirigenti, professionisti e medici dell’Istituto esprimono posizioni più avanzate e innovative dell’Amministrazione, essendo – e da tempo – pronti alla sfida.
Invece, a oltre due anni di distanza, registriamo l’assenza di questi meccanismi, nonostante le ripetute promesse di un modello “pronto” e la nostra insistenza sulla necessità di rendere il sistema vigente più oggettivo e meno autoreferenziale.
Sempre sul fronte dirigenziale, una lacuna particolarmente grave è la mancanza di un meccanismo di calibrazione delle valutazioni, previsto dalla stessa Direttiva.
Senza un confronto collegiale, le differenze soggettive tra i singoli valutatori continueranno a creare forti disparità e permarrà, comunque, la sensazione del valutato di dipendere esclusivamente dal metro di giudizio del Direttore o del Responsabile “di turno”.
La costituzione di un modello di calibrazione, oltre a ridurre tali asimmetrie, rappresenterebbe un antidoto a comportamenti eccessivamente discrezionali, purtroppo ben noti.
Appare positivo, invece, l’intento di procedimentalizzare il meccanismo di riconoscimento delle eccellenze. Fermo restando che la selezione dei candidati al “bonus reputazionale” sconta la mancanza delle garanzie sopra richiamate – prima fra tutte, lo ripetiamo, la mancanza della calibrazione – quanto meno si introduce un iter volto a garantire maggiormente il candidato. Occorrono tuttavia alcuni correttivi che abbiamo suggerito al tavolo, con riferimento soprattutto alla composizione del Comitato delle Eccellenze:
la scelta di limitarlo al Direttore generale, al Direttore centrale Risorse Umane e a un Direttore regionale o metropolitano rivela un’impostazione ancora eccessivamente centralistica, stridente in un Ente di prossimità come l’INPS. Come FP CGIL abbiamo auspicato almeno l’inserimento di un quarto componente, proveniente dal territorio con individuazione che garantisca una rotazione annuale, per assicurare maggiore equilibrio centro-territorio.
Lo stesso Comitato, chiamato a individuare nella misura massima del 10% i dirigenti “eccellenti”, è inquadrato in un sistema che non codifica criteri/principi di rotazione. Il rischio è che si assegni sistematicamente il cosiddetto “bonus reputazionale” sempre agli stessi: un vincolo che può diventare particolarmente penalizzante ove non arbitrario.
Ricordiamo che il “bonus reputazionale” non è un premio simbolico: esso costituisce un titolo che incide in modo significativo sull’accesso privilegiato a percorsi di alta formazione e sull’assegnazione di incarichi e responsabilità. Una scelta siffatta impatterebbe non poco.
Con particolare riguardo a professionisti e medici esprimiamo apprezzamento per la specificazione della disciplina della fase di gestione delle divergenze, come da noi auspicato, non senza evidenziare tuttavia l’anomalia per cui tale fase è affidata integralmente alla dirigenza: ciò anche laddove la gestione delle divergenze possa comportare valutazioni di contenuto assolutamente tecnico-specialistico. Un non-senso cui sarebbe opportuno porre rimedio.
L’Amministrazione, a seguito della nostra specifica sollecitazione, ha poi fornito un chiarimento di rilievo in merito all’erogazione della retribuzione di risultato connessa alla performance individuale. In particolare, è stato precisato che la determinazione della relativa percentuale di riconoscimento economico non sarà stabilita unilateralmente, ma costituirà oggetto di confronto e definizione nell’ambito della contrattazione collettiva integrativa (CCNI).
Si tratta di un passaggio importante, poiché riafferma il principio che le modalità di valorizzazione della performance dei lavoratori non possono prescindere dal confronto sindacale, assicurando così il rispetto della partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori nei processi decisionali che incidono direttamente sulla retribuzione e sul riconoscimento del merito professionale.
Questa la cifra del confronto odierno. Se l’Amministrazione si è impegnata ad aggiornare il tavolo proseguendo il confronto, noi continueremo – per parte nostra – a monitorare l’andamento del sistema, al fine di segnalare ogni eventuale distorsione e approntare tutti i correttivi che si rendano necessari.
FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo Alessandro Casile Giuseppe Cipriani Francesco Reali
Si è tenuto oggi, come programmato, l’incontro tra Federculture e le OO.SS. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa.
La parte datoriale, ha inviato a ridosso del tavolo un documento che prevedesse solo tre punti per agevolare la risoluzione della trattativa:
Rappresentanza Sindacale
Rivisitazione economica
Riclassificazione del personale
Sul primo argomento le Organizzazioni Sindacali hanno ricordato il riferimento al protocollo vigente firmato da Cgil Cisl e Uil confederali di cui si chiede il pieno rispetto.
Federculture, pur avendo ribadito di volere rispettare i dettami del contratto vigente, non esclude l’ipotesi di convenire ad un protocollo specifico condiviso con le Organizzazioni Sindacali.
La rivisitazione economica ha visto una proposta iniziale sul livello tabellare del 6,65
% con decorrenza novembre 2024 e che sarà ridiscussa il 13 ottobre.
La nuova proposta di riclassificazione è dettata dall’esigenza di parte datoriale di semplificare il sistema vigende accorpando alcuni livelli e per completare la discussione si convocherà specifico incontro tecnico la cui data – prima del tavolo politico – è da definire nei prossimi giorni
Fp Cgil Cisl Fp Uil Fpl Uil Pa
L’indifferenza o la debole protesta, espresse dall’Europa e dal nostro Governo in luogo di una dura condanna e, ove necessario, di una concreta azione di contrasto nei confronti del Governo genocida di Israele, legittimano definitivamente il ritorno alla barbarie e sanciscono senza lasciare dubbio alcuno il principio secondo cui la ragione è del più forte.
Se lasceremo, come sta accadendo, che un esercito avanzi e metta in atto indisturbato lo sterminio di un intero popolo inerme, massacrando civili e bambini, rinunceremo a tutti quei valori per i quali chi ci ha preceduto è morto combattendo contro il nazifascismo nel secolo scorso.
Lo Stato di diritto, che sia nazionale o internazionale, a breve non avrà più senso perché sta venendo meno un principio finora difeso dal mondo civile e democratico, e cioè che non prevale la forza, ma il rispetto delle leggi e delle regole condivise.
La ferocia omicida di uno Stato criminale, quale oggi è Israele, che per le proprie rivendicazioni sta sterminando un popolo indifeso, insieme al complice silenzio del mondo occidentale, sta determinando una preoccupante escalation verso l’adozione di soluzioni violente come strumento principale per la risoluzione delle controversie.
I palestinesi assassinati ammontano a più di 65.000 e di questi oltre 20.000 sono bambini.
È necessario assumere una posizione netta di denuncia, di condanna ed è vitale contrapporsi con ogni mezzo lecito possibile a questo nuovo genocidio.
Il Coordinamento FP CGIL ENAC
C’è un punto, oggi, in cui la coscienza civile e la responsabilità collettiva devono incontrarsi: la Palestina che, con la sua terra di confini spezzati e la sua gente consegnata all’ingiustizia quotidiana, ci mette davanti allo specchio della storia.
La guerra che dilania quelle strade, il terrorismo di Stato realizzato dall’estrema destra israeliana, non è una contesa astratta di poteri, ma una macchina che schiaccia vite: lavoratori, madri, bambini, anziani. In una parola, la società.
Non possiamo illuderci che questa violenza resti confinata nei suoi territori. Ogni colpo inferto alla dignità di un popolo produce onde lunghe che investono l’idea stessa di convivenza pacifica. Di fronte a questo, il silenzio non è neutralità: è complicità.
Ecco perché il mondo del lavoro, che conosce il valore della solidarietà e della coesione, deve trovare qui più forme per esprimere la sua voce. Perché in ogni conflitto armato i primi a morire sono sempre i lavoratori: nelle fabbriche rase al suolo, negli uffici devastati, nei campi deserti. Sono coloro che con la fatica delle mani, con la forza dell’intelletto e la pazienza del tempo rendono viva una comunità.
Per questo assume valore la manifestazione che abbiamo organizzato venerdì, di fronte alla raffica di raid su Gaza: parte di una mobilitazione che in INPS peraltro viene da lontano, con la richiesta di proiettare la bandiera della Palestina sui nostri stabili, con la raccolta fondi e la distribuzione dei viveri, con il sostegno alla Sumud.
Una mobilitazione, dunque, che va oltre l’appuntamento di piazza, si estrinseca in atti civili che mettono al centro il lavoro quale presidio stesso di pace, i lavoratori come comunità che rifiuta la barbarie.
È in quella piazza che si ricompone l’unità morale di chi non accetta la dittatura delle armi come destino inevitabile, di chi sceglie di dare voce a chi non ha più voce.
Per questo sono importanti tutte le piazze, le manifestazioni, tutti gli atti destinati a seminare resistenza rispetto a una forma mentis, quella dell’arroganza del più forte, che sembra ormai cifra prevalente.
Se il lavoro è la radice della dignità, allora i lavoratori devono essere il fulcro delle politiche di pace. La loro unità d’intenti, in questo passaggio storico, è la sola leva che può smuovere il mondo: nulla giustifica la distruzione di vite umane. L’unica bandiera che alziamo è quella arcobaleno.
Giuseppe Lombardo
Prendiamo atto che il 16 settembre, mentre in migliaia in tutta Italia tra i precari PNRR della Giustizia hanno aderito allo sciopero proclamato dalla nostra organizzazione sindacale per difendere il loro posto di lavoro e le professionalità acquisite in questi anni, al Ministero è andata in scena la contrattazione-farsa e immediata successiva adesione alla proposta fatta dall’amministrazione del FRD 2024. Ma del resto questo è quanto ci hanno abituato le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL 2022-2024, loro aderiscono alla proposta della controparte senza nemmeno provare a produrre un miglioramento degli accordi per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori.
Irritualmente e in violazione delle vigenti previsione di legge, non sono state date le informazioni preventive a tutte le organizzazioni sindacali rappresentative, pertanto non è stato possibile inviare eventuali osservazioni.
Constatiamo che il FRD 2024 è un copia incolla di quello del 2023, nessuna novità: purtroppo non si é approfittato per tentare di cambiare e strutturare le indennità e PO, posizioni di responsabilità, etc…
Per il 2024 e il 2025, andranno distribuiti ai dipendenti dei Tribunali, Corti D’appello e cassazione 180 milioni derivanti dal PNRR. Se non si fosse rinunciato in maniera miope e aprioristica ad un confronto costruttivo (con proposte nel rispetto della normativa vigente e senza spostare le risorse di cui al DL 80/2021), si sarebbero potute avanzare proposte per coinvolgere meglio nella distribuzione tutto il personale. Invece di parlare di percentuali, si poteva puntare sul risultato, su progetti che necessariamente tutti gli uffici hanno dovuto elaborare per attuare lo smaltimento dell’arretrato.
Uno dei criteri che poteva essere utilizzato, ad esempio, era l’attività di formazione effettuata a 360 gradi da tutto il personale, per mettere in sinergia attività di cancelleria e quelle del personale PNRR. Invece, come sempre, si è scelta la soluzione più facile, si firma ciò che propone l’amministrazione rinunciando alla propria funzione fondamentale di organizzazione sindacale.
La Fp Cgil è invece altro, è il sindacato per davvero, del cambiamento e dell’innovazione, che punta con le sue proposte a dare finalmente le risposte che attendono le lavoratrici e i lavoratori della giustizia da almeno 25 anni. L’amministrazione continua a fare finta di nulla, ma non si può andare avanti così: siamo l’unica amministrazione del comparto delle funzioni centrali a non aver applicato il nuovo ordinamento professionale del CCNL 2019-2021. Bisogna riprendere subito la contrattazione interrotta ormai a dicembre 2024 per la definizione delle famiglie professionali, l’accordo sulle progressioni verticali in deroga di cui all’art. 18, l’attuazione del sistema degli incarichi professionali e di posizione organizzativa, i criteri con cui far partire finalmente i differenziali stipendiali (ex progressioni economiche orizzontali).
Per una giustizia veramente giusta prima di tutto con i propri dipendenti continuate a sostenere la FP CGIL, il sindacato per davvero
Il Coordinamento Giustizia FP CGIL
Ministro della Difesa On.le G. Crosetto
S.S.S. On.le M. Perego di Cremnago Vice Capo Gabinetto Dr. F. Rammairone
S.M.D
Segredifesa
S.M.E.
S.M.M.
S.M.A.
C.do Gen.le CC Consiglio Magistratura Militare
Oggetto: Diffida – corretta applicazione della disciplina sullo straordinario e rispetto dei principi costituzionali di parità di trattamento
Le scriventi OO.SS. diffidano codesta Amministrazione dal continuare nell’attuale gestione del lavoro straordinario, che si pone in evidente contrasto con la disciplina contrattuale e con i principi di parità e uguaglianza sanciti dalla Costituzione.
Il quadro normativo contrattuale, come è noto, sancisce quanto segue:
CCNL Funzioni Centrali (art. 25 CCNL 2018,):
il lavoro straordinario è eccezionale e non può costituire modalità ordinaria di programmazione;
il riposo compensativo è previsto solo su richiesta del lavoratore;
Qualsiasi prassi che imponga il recupero in luogo del pagamento, senza volontà del dipendente, costituisce quindi violazione del contratto.
La prassi ormai consolidata invece, è quella di imporre il recupero compensativo senza la preventiva richiesta del dipendente.
Questa improvvida modalità gestionale dell’istituto contrattuale si inserisce in un contesto di forte sperequazione interna alla A.D. dove, a fronte di qualche migliaio di euro stanziato per lo straordinario del personale civile – anche per le realtà più significative per numeri ed entità di lavorazioni, ci sono centinaia di migliaia di euro stanziate per il personale militare.
Questa diversità di trattamento determina una palese sperequazione con conseguente malessere tra il personale, poiché lavoratori appartenenti alla stessa Amministrazione e impegnati nelle medesime attività operative/amministrative subiscono regimi differenti, come peraltro avviene anche per il tratta- mento delle missioni.
La disparità sopra descritta si pone in possibile contrasto con:
art. 3 Cost. (principio di uguaglianza)
art. 36 Cost. (diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente),
art. 45 d.lgs. 165/2001 (parità di trattamento economico e contrattuale del personale pubblico).
Un trattamento che, a parità di compiti, retribuisce una componente e obbliga l’altra al recupero, senza
giustificazione oggettiva, appare irragionevole, discriminatorio e potenzialmente incostituzionale.
Nel chiedere pertanto che venga messa in atto ogni utile azione volta alla cessazione immediata della prassi di imporre il recupero compensativo senza richiesta del lavoratore nonché il pagamento dello straordinario secondo contratto,
le scriventi auspicano una maggior attenzione da parte dell’Autorità Politica Responsabile del Ministero della Difesa al fine di avviare attività di allineamento dei trattamenti economici equivalenti tra personale civile e militare che pur mantenendo le naturali differenze ordinamentali e contrattuali devono godere della stessa imprescindibilità del pagamento.
Non si possono più tollerare mortificazioni di una componente che viene definita, nei proclami, “insostituibile”, ma che nei fatti continua ad essere bistrattata e penalizzata nelle scelte organizzative ed economiche non coerenti.
FP CGIL UIL PA
Marco Campochiaro M. Carmela Cilento
Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto da diverse colleghe e colleghi segnalazioni sul respingimento delle domande di partecipazione ai corsi di formazione programmati dalla SNA nell’ultima parte del 2025, corsi peraltro la cui partecipazione viene caldeggiata dalla nostra stessa amministrazione, come se l’ammissione fosse data per scontata.
Il rifiuto dell’ammissione ai corsi da parte della SNA, probabilmente a sua volta oberata di richieste e preoccupata di poter fornire ad un numero selezionato di utenti il dovuto servizio, si inserisce però in un contesto formativo generale qui al MASE che non esitiamo a definire emergenziale e carente sotto tutti i punti di vista, con l’aggravante che da quest’anno queste carenze rischiano di ripercuotersi concretamente anche sulle partite stipendiali, posto che l’obbligo formativo pro-capite di 40 ore annuali è stato inserito nel PIAO come obiettivo di programmazione da raggiungere da parte di tutti i livelli (Dipartimento, Direzione, Divisione) dalla recente Direttiva Zangrillo, con un peso specifico del 3% complessivo, e che di riflesso il raggiungimento o il mancato raggiungimento dell’obiettivo stesso avrà un riflesso sulle schede di valutazione personali, nella dovuta proporzione (l’1,2 % sulla valutazione complessiva del singolo dipendente).
Si obietterà che stiamo parlando di percentuali minime, ma se consideriamo che le prime due fasce di punteggio per il trattamento accessorio del personale delle aree (94,01-100 e 90-94) riguardano complessivamente circa l’80% dell’organico in servizio, comprenderete bene che uno scostamento anche di un solo punto percentuale in meno può voler significare un cambio di fascia per decine e decine, se non centinaia, di colleghe e colleghi.
Stiamo parlando di retribuzione che rischia di abbassarsi ulteriormente, in una fase già difficile per la congiuntura economica nazionale ed internazionale. Stiamo parlando di una situazione, quella della formazione offerta dall’amministrazione in tutte le sue forme (interna, esterna tramite settore pubblico, esterna tramite settore privato), che ad oggi non consente a tutte/i noi di poter usufruire delle famigerate 40 ore per tutta una serie di motivazioni, dalla oggettiva carenza di corsi disponibili alla scarsa pubblicizzazione di quelli attivati, dalle difficoltà che molti di noi stanno sperimentando in Syllabus (che propone test su argomenti non trattati nei corsi, per dirne solo una) alla
tardiva registrazione dei nuovi assunti sui sistemi, per finire con la potenziale discriminazione dei dipendenti nella partecipazione ai corsi interni, progettati per un numero limitato di utenti e veicolati ai destinatari con criteri che ci è difficile comprendere.
A tutto ciò si aggiungano le difficoltà, anche per i fortunati che hanno la possibilità di partecipare ai corsi, dovute alla condizione lavorativa che ci vede spesso unici titolari del sapere in determinate aree professionali, e quindi indispensabili al funzionamento degli uffici, e quindi costretti a relegare la formazione ai ritagli di tempo o allo straordinario, se ci sono ancora ore disponibili.
Questa è la situazione alla metà di settembre, la denunciamo oggi per spronare l’amministrazione ad adottare provvedimenti correttivi, giacché siamo ancora in tempo.
Come è già stato detto in altre occasioni, anche dalla RSU e da altre sigle, vorremmo un incremento sostanziale della formazione interna, che non gravi sui bilanci e che consenta di valorizzare figure eccellenti già presenti in organico e che non sia limitata al personale neoassunto, che pure ne necessita per un migliore e più rapido inserimento nelle dinamiche lavorative. Vorremmo un più ampio ventaglio di scelta di corsi di formazione, che siano quanto più aderenti ai bisogni formativi e di aggiornamento delle figure professionali presenti nelle varie Direzioni. Vorremmo che i lavoratori non si debbano dividere o sdoppiare fra uno schermo e un cellulare, un foglio di lavoro e una presentazione da ascoltare, ma sarebbero utili (se non necessarie) delle ore o delle giornate interamente dedicate ai percorsi di formazione. Vorremmo che l’offerta formativa fosse complessivamente superiore alla domanda, per dare ad ognuno la possibilità di scegliere e soprattutto di partecipare, viste le implicazioni economiche di cui sopra, che interessano non solo il personale di comparto ma anche e soprattutto il personale dirigenziale.
Vorremmo, in buona sostanza, che nessuno sia limitato o escluso dalla possibilità di conseguire le 40 ore.
A fine anno e dati alla mano, si renderà necessario incontrarci per esaminare gli esiti dei percorsi formativi obbligatori e si dovrà valutare l’opportunità di proporre ai competenti organi istituzionali la riformulazione di un obbligo formativo di questa portata senza aver fornito al personale tutti gli strumenti idonei per poterlo raggiungere.
Chiediamo con forza all’Amministrazione di percorrere tutte le strade possibili per il raggiungimento dell’obiettivo di qui alla fine dell’anno.
FP CGIL MASE UILPA MASE
Daniele Rosati Massimo Vinciarelli
Lorenzo Milano Antonio Bianco