Le Segreterie Nazionali hanno proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 17 ottobre a sostegno del rinnovo del CCNL dei servizi ambientali, su mandato dell’attivo nazionale unitario dei delegati, prendendo atto dello stato delle trattative su quattro tematiche principali: rafforzamento delle tutele su salute e sicurezza per tutti i profili professionali in tutte le attività lavorative; riforma del sistema di classificazione del personale; contrasto alle differenze generazionali e sociali; riqualificazione del TEC (Trattamento Economico Complessivo).
Un’ulteriore motivazione della vertenza sindacale è relativa allo stato del confronto sul diritto di sciopero nel settore, aperto su sollecitazione della Commissione di Garanzia dell’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali. Sul possibile riordino dell’Accordo di Settore 1° marzo 2001 le Parti hanno assunto posizioni difficili da conciliare, con proposte delle Associazioni delle imprese che le Segreterie Nazionali ritengono assolutamente da respingere.
Sulle proposte relative al rinnovo del CCNL, puntualmente rappresentate dalle Organizzazioni sindacali con la dettagliata esposizione delle piattaforme sindacali, si sono registrate divergenze molto ampie su alcuni temi e, su altre materie ritenute fondamentali dalle Segreterie Nazionali, addirittura una mancanza totale di risposte da parte delle Associazioni delle imprese.
La forte rigidità delle parti datoriali sulla riforma del sistema classificatorio, il loro totale disinteresse sulle reali condizioni del lavoro, la loro dichiarata contrarietà ad un robusto rinnovo della parte economica e il tentativo di irrigidire le modalità di accesso al diritto di sciopero, insieme alla sostanziale indisponibilità al confronto sugli altri temi rappresentati nelle piattaforme sindacali, sembrano evidenziare due principali aspetti dell’approccio assunto dalle Associazioni delle imprese.
Da una parte si tenta un rinnovo “al ribasso”, tutto schiacciato sul contenimento del costo del lavoro, fortemente penalizzante sul piano delle tutele e dello sviluppo delle retribuzioni.
Dall’altra si prova ad allungare i tempi della trattativa per realizzare un vantaggio economico attraverso il rinvio degli adeguamenti, normativi e salariali, che il Sindacato ritiene indispensabili per migliorare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori e per sostenere lo sviluppo industriale del comparto.
Le distanze che ad oggi rendono impossibile una sintesi tra le parti hanno indotto Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel a proclamare lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi ambientali per il 17 ottobre 2025, a sostegno delle rivendicazioni schematicamente riassunte nelle pagine successive.
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SALUTE E SICUREZZA |
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Il Sindacato propone di:
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Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali. |
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RIFORMA DEL SISTEMA CLASSIFICATORIO |
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Il Sindacato propone di:
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Le Associazioni datoriali propongono di:
addetti. |
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CONTRASTO AI GAP GENERAZIONALI E SOCIALI |
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Il Sindacato propone di:
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Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali. |
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riqualificazione del TEC (trattamento economico complessivo) |
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Il Sindacato propone di:
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Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali. |
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RIFORMA DEL CODICE DI REGOLAMENTAZIONE DEL DIRITTO DI SCIOPERO |
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Il Sindacato propone di:
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Le Associazioni datoriali propongono di:
lunedì);
storici;
impianti. |
In sintesi, è chiara la volontà delle imprese di non concludere il rinnovo contrattuale e di cogliere i presunti vantaggi che il mancato rinnovo del CCNL porta alle “casse aziendali” a danno delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini.
Il Sindacato ha fatto delle proposte serie che sostengono lo sviluppo industriale del settore, con punti di grande equilibrio economico che danno forza e prospettiva al comparto, ai lavoratori e alle aziende.
Nei prossimi giorni bisogna impegnarsi negli attivi territoriali unitari e nelle centinaia di assemblee unitarie per preparare al meglio lo sciopero e i presidi territoriali provinciali e regionali (la decisione del luogo del presidio è in capo alle strutture regionali), affinché il confronto investa anche la politica locale e i cittadini.
Per questo è necessario confrontarsi con i Sindaci, con l’Anci regionale, con le prefetture e con le forze politiche, parlando del nostro progetto e raccontando, in modo esplicito e concreto, la determinazione e la rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori che garantiscono quotidianamente decoro e tutela ambientale, senza aumenti economici adeguati da anni e senza garanzie sul proprio futuro.
Avremmo preferito farlo insieme alle imprese ma, evidentemente, come spesso accade non hanno la necessaria visione e l’attenzione per chi lavora e crede nel proprio lavoro.
Segreterie Nazionali
Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel
Sottosegretario alla Difesa On. Matteo Perego Di Cremnago
Gabinetto Ministro Difesa E, p.c. Direttrice A.I.D. Prof. F. Salmoni
A.I.D. Ufficio Risorse Umane
Oggetto: A.I.D. – Stabilimenti di Capua e Gaeta.
Le scriventi OO.SS. sono venute a conoscenza dell’intenzione della Dirigenza di A.I.D., di dare corso a quanto contenuto nella convenzione sottoscritta con l’A.D. all’art.6 comma 3 e, più precisamente, “dovrà perseguire il turn over del personale delle Unità Produttive di Gaeta e Capua, all’esito del trasferimento di tale personale, da completarsi entro il 31 dicembre 2025, dai ruoli dell’Amministrazione Difesa a quelli dell’Agenzia. Dai capitoli stipendiali della Difesa saranno contestualmente trasferite risorse finanziarie in misura corrispondente al personale transitato”.
La procedura messa in essere, sembrerebbe, sia mirata alla necessità di raccogliere, quanto prima, la volontà del personale che intende transitare nei ruoli dell’A.I.D.
Appare appena il caso di sottolineare che quella sopra citata non può che essere una delle procedure da attivare. Manca completamente il piano di reimpiego per tutti coloro che non vorranno transitare e, tale mancanza, impedisce di fatto al dipendente di poter operare la propria scelta in maniera consapevole e nel rispetto sia della trasparenza, sia delle procedure di reimpiego ancora oggi in vigore all’interno del Ministero della Difesa.
Peraltro escludere le scriventi OO.SS. anche da quelle informazioni che attengono a scelte politiche dell’Amministrazione e non certo a contrattazioni derivanti dal C.C.N.L. F.C., pone ancora dubbi sulle corrette relazioni sindacali che, duole prenderne atto, non vengono più valorizzate neanche dal Vertice Politico.
Per quanto precede si chiede di conoscere quale iniziativa sarà messa in atto a garanzia e tutela del personale civile degli Stabilimenti di Capua e Gaeta.
FP CGIL UIL PA
Marco Campochiaro M. Carmela Cilento
Riccardo Colafrancesco
Con un ordine del giorno quantomeno insolito, l’Amministrazione ha deciso di convocare le organizzazioni sindacali per discutere l’atto integrativo della deliberazione del CdA n. 154/2024, riguardante il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance Individuale (SMVPI).
Colpisce che il confronto si apra su un provvedimento che va a integrare una delibera adottata un anno fa e che solo ora, nel mese di settembre, introduce una discussione sui criteri di valutazione per l’anno in corso: un avvio che difficilmente si può giudicare positivo.
Entrando nel merito, va riconosciuto apprezzamento per l’intenzione – già anticipata – di definire e condividere entro marzo gli obiettivi assegnati ai lavoratori, così da avere un punto di riferimento certo. Ugualmente valido è l’inserimento di momenti di confronto e feedback lungo il ciclo di valutazione, da tempo richiesti anche dalla nostra organizzazione, a patto che non siano forieri di una schedatura (prevista, invece, nel paragrafo 11.7.9.2 del SMVP).
Le note positive, però, si fermano qui.
La calibrazione del sistema di valutazione resta infatti un processo autoreferenziale, affidato a un “Comitato di Garanzia” composto solo dal Direttore generale, dal Direttore Risorse Umane e dal Direttore della Pianificazione. Questo organo dovrebbe individuare eventuali scostamenti “eccessivi” rispetto alla media generale delle valutazioni. Restano alcune domande aperte:
chi stabilisce cosa sia “eccessivo”?
Cosa significa calcolare una “media dei voti delle singole schede”? Si tratta della media dei parametri finali indicati nelle schede di tutti i lavoratori seguiti da un dirigente?
Come dovrebbe essere adottato l’indice GINI, di norma utile a misurare la disuguaglianza e che qui viene citato quasi en passant?
Il documento non chiarisce questi aspetti fondamentali, né fornisce strumenti utili a comprenderne l’impatto. E non basta il confronto a latere: perché verba volant, scripta manent. Resta inevaso un tema: i dati sulle eventuali anomalie vagliate verranno resi pubblici? Il rischio, in un sistema siffatto, è che le organizzazioni sindacali – cioè chi rappresenta il mondo del lavoro – vengano coinvolte solo alla fine dell’iter, nella fase di conciliazione, quando ormai è quasi tardi per intervenire.
Parimenti negativo è il ricorso all’Intelligenza Artificiale generativa per la redazione dei feedback ai lavoratori. Una scelta che lascia perplessi, perché se è vero che può velocizzare i processi, resta il fatto che una valutazione pensata per una persona non può ridursi a una risposta standardizzata. Il tempo speso per un riscontro individuale è un investimento, non uno spreco o un fastidio.
Non meno problematica è la scelta di non consentire alcuna contestazione o confronto sulla valutazione intermedia. Qui c’è un nodo culturale da sciogliere: perché puntualmente emerge l’idea che il dialogo nel corso dell’anno debba ridursi a comunicazioni unilaterali dall’alto, con il lavoratore relegato in un ruolo passivo fino al giudizio finale. In quella sede, certo, uno spazio di confronto si apre, ma con l’unico obiettivo di evitare l’intervento della Commissione di riesame e quindi una valutazione sull’operato stesso del dirigente.
A rendere ancora più critico il quadro vi è l’opacità legata all’attribuzione degli incarichi di responsabilità, che l’Amministrazione, ancora una volta, prova a legare alla valutazione individuale. La valutazione non può essere un fattore determinante per accedervi, tanto più se la controparte sceglie di non rendere pubblici i risultati delle selezioni, neppure con l’indicazione
dei punteggi dei candidati. Così, per avere trasparenza, si usa strumentalmente la bandiera della privacy mentre l’unica strada percorribile rimane l’accesso agli atti, con conseguente aumento del contenzioso.
Il danno più grave sta però nell’ennesimo ridimensionamento dato all’obiettivo di gruppo. L’Amministrazione, infatti, propone l’innalzamento del punteggio massimo della valutazione individuale da 110 a 120, una modifica che accresce ulteriormente il peso delle “pagelline”.
Di più: dalla scala – precedentemente tarata su un punteggio che andava da 75 a 100 – vengono tagliati due valori, il 90 e il 105. Bene, al posto del vecchio 90, il valutatore dovrà schiacciare la valutazione sull’85 o sul 100? Qual è il criterio di approssimazione?
Se a ciò aggiungiamo il fatto che tuttora non è previsto l’obbligo di motivazione di ciascuna delle valutazioni effettuate (contributo individuale, abilità, valutazione finale), il risultato è un altro passo indietro.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è evidente la direzione intrapresa dall’Amministrazione: ridimensionare il valore degli obiettivi di gruppo, da sempre elemento fondamentale di coesione dentro l’INPS. In un Ente fortemente gerarchico come l’Istituto, la forza propulsiva è sempre stata quella di affrontare difficoltà e sfide insieme.
Oggi, con incentivi frammentati e valutazioni arbitrarie, si rischia di spezzare quel legame che ha garantito equilibrio e motivazione. Lo smart working non basterà a compensare la crescente frustrazione: il prezzo per l’organizzazione potrebbe essere molto alto.
Rinviamo le valutazioni sull’Area (dirigenti, medici, professionisti) ad altro comunicato.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Si è svolto oggi il tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL Fabbricerie 2024-2026.
A quasi due anni dalla presentazione della piattaforma unitaria e della scadenza del contratto siamo ancora senza una proposta economica.
Fino ad ora la parte datoriale si è trincerata dietro la necessità di rivedere alcune parti normative relative alla liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e penalizzazione economica della malattia, rifiutando di accogliere le proposte di parte sindacale sulla contrattazione per gli sviluppi professionali e per la regolamentazione della domenica in turno.
Da parte nostra, abbiamo avanzato proposte capaci di andare incontro alle peculiari esigenze delle Fabbricerie, salvaguardando diritti e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. A fronte dell’impossibilità di trovare un punto di incontro, il tavolo si è aggiornato ad ottobre per iniziare la discussione sulla parte economica.
Ci aspettiamo che l’assemblea dei presidenti che si riunirà il 26 settembre, darà mandato alla delegazione trattante di parte datoriale di presentare una proposta economica che tenga conto della necessità di recuperare lo scostamento registrato nel triennio precedente e coprire l’inflazione del triennio di riferimento al fine di tutelare il potere di acquisto delle retribuzioni di lavoratrici e lavoratori.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Pensavamo davvero di averle viste tutte. Dopo il contratto collettivo a perdere, dopo la gloriosa resa sull’integrativo con il sacrificio di oltre 3.000 differenziali, dopo l’illuminata invenzione dell’incentivo a macchia di leopardo tra colleghi che condividono la stessa stanza… eravamo convinti di aver toccato il fondo. Che ingenui.
C’è sempre chi trova un pretesto per scavare. Ed il pretesto è servito: la formazione.
Mentre l’Amministrazione chiarisce che, in caso di mancato rispetto della Direttiva Zangrillo e delle famigerate 40 ore di formazione per ogni unità in seno all’Istituto, la responsabilità ricade sulla dirigenza, i nostri impavidi firma-lesta decidono di superarsi. E con la solita foga da primi della classe ci ricordano urbi et orbi che i dirigenti hanno però il potere di vendicarsi con la valutazione individuale.
Attenzione a chi richiama responsabilità e compiti indicati nella direttiva! Spetta alle ultime ruote andare a caccia di corsi, muoversi in autogestione, se non vogliono poi patirne le conseguenze… Una situazione surreale, smentita tra l’altro dall’INPS quando ricorda che “ogni iniziativa formativa cui partecipa un dipendente necessita della preventiva autorizzazione del diretto dirigente” (2328/2025).
Così, mentre il Ministero e perfino l’INPS ingaggiano i dirigenti, i rappresentanti di una certa organizzazione pensano bene di scaricare tutto sui lavoratori, ricordando che – se non si attivano – il loro futuro professionale potrebbe dipendere dall’umore del capo, da come valuterà l’impegno sulla direttiva in questione. È una singolare forma di spontaneismo formativo, un’interpretazione alquanto suggestiva.
Ma la vera perla sta nel tempismo: riescono a dire tutto questo proprio dopo aver firmato, in beata solitudine, un integrativo che regala ancora più potere discrezionale alle mitiche pagelline, ampliando il peso della valutazione sui percorsi di carriera da 40 a 42 punti. Caso unico in tutte le Funzioni Centrali.
Insomma, ci voleva fantasia. E loro, di fantasia, non difettano mai.
In mezzo a fiumi d’inchiostro sull’argomento, sono state ignorate le questioni che hanno una ricaduta immediata per il personale:
il tema dello smaltimento delle ferie, un cruccio che la comunità INPS si porta appresso da aprile;
l’accesso ai percorsi formativi come elemento di reale valorizzazione del personale. Quanto al primo tema, la questione è presto affrontata: le Direzioni in debito d’ossigeno, quelle che hanno trascurato la formazione e ora puntano ad allinearsi, devono stare al rigido diktat talebano del contratto collettivo per la programmazione delle ferie?
A livello territoriale dobbiamo preservare l’insulso dogma del CCNL, con cui è stato dato al dirigente il potere di controllare perfino il riposo del dipendente, con il rischio di compromettere le ferie natalizie per sottrarsi alle minacce sulle pagelline?
E in secondo luogo, sul processo formativo, è garantita una valutazione dei fabbisogni con un minimo di programmazione che consenta a tutti le medesime opportunità?
Giuseppe Lombardo
Gabinetto del Ministro – Ministero della giustizia
Capo di Gabinetto – Giusi Bartolozzi
protocollo.gabinetto@giustizia.it
gabinetto.ministro@giustiziacert.it
Al Viceministro
Sen. Francesco Paolo Sisto
Viceministro.sisto@giustizia.it
Oggetto: Segnalazione Criticità formazione obbligatoria
Gentili
Apprezziamo lo sforzo organizzativo e l’impegno che questo ministero dedica all’offerta formativa destinata alle lavoratrici e lavoratori.
Premesso quanto sopra, segnaliamo a codesta Dirigenza, le problematiche segnalateci da dipendenti del DOG, DAP, DGMC e Archivi notarili relativamente all’obbligo formativo previsto dalla circolare Zangrillo:
1- la difficoltà di svolgere le 40 ore di formazione in sede, nella medesima stanza con gli altri colleghi che svolgono la propria attività lavorativa ed il pubblico.
Poiché, non è facile, spesso per mancanza di spazi, allestire delle sale dedicate all’ attività di formativa, chiediamo di concedere più giorni di smart working da dedicare alla formazione o ore di straordinario da beneficiare a tale scopo.
2 – la discontinuità del funzionamento del programma. Nello specifico i lavoratori riferiscono che il sistema Syllabus presenta numerose criticità di tipo tecnico, è piuttosto lento e frequentemente non funziona. I test nonostante il superamento del corso, spesso non consentono il riconoscimento del livello superato o delle ore svolte. Inoltre, la pagina finale del programma riporta incongruenze circa i corsi completati e quelli da completare.
Questo non consente di svolgere il test finale per l’attestato ma soprattutto l’accredito delle ore svolte.
Tutto ciò sta generando preoccupazione tra i lavoratori, che impiegano molte più ore del necessario nello svolgimento della formazione.
3 – Si rappresenta che a tutt’oggi la scelta dei corsi da poter svolgere risulta essere limitata, pertanto si chiede di prevedere ulteriori corsi di formazione maggiormente attinenti alla professionalità dei dipendenti.
4 – Si chiede di comunicare in tutti i posti di lavoro che nel conteggio delle 40 ore così come specificato dalla circolare della funzione pubblica è riconosciuta la formazione obbligatoria degli ordini professionali e i corsi di aggiornamento previsti dagli albi professionali.
5 – Si fa presente, che le amministrazioni periferiche, hanno comunicato alle lavoratrici ed ai lavoratori che l’esito della formazione inciderà per almeno per 10% sulla produttività. In considerazione di quanto rappresentato, si chiede di non far ricadere sui lavoratori le conseguenze di un sistema di formazione non adeguato alle esigenze formative e che rischia di non far raggiungere l’obiettivo previsto entro il 31.12.2025, togliendo quindi fino al miglioramento della situazione, tale sistema dalla valutazione delle performance.
6 – Confermando il convincimento della scrivente sull’importanza e la necessità della formazione, necessaria per i dipendenti quale arricchimento personale e professionale, nonché per l’amministrazione per un migliorare la propria organizzazione, si sottolinea che il FRD è materia di contrattazione tra le parti.
7 – Inoltre, chiediamo ai sensi del ccnl 2016/18 arrtt. 52 e 53, la costituzione dell’organismo paritetico per l’innovazione,, ove amministrazione e sindacati, in un confronto libero e costruttivo possano elaborare proposte per arricchire l’attuale piano formativo e organizzativo.
8 – Infine, si sollecita la ripresa delle trattative per la definizione del contratto integrativo, per meglio definite l’incidenza della formazione, sulle progressioni economiche e produttività.
Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente
Per FPCGIL Nazionale
Felicia Russo
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Al Direttore Generale del Personale
Dott.ssa Rita Monica Russo
direttoregenerale.dgp.dap@giustizia.it
e p.c.
Al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Direzione Generale del Personale
Ufficio III – Relazioni Sindacali
relazionisindacali.dgp.dap@giustizia.it
Oggetto: Nota FPCGIL n.247/U FP2025 – Affettività in carcere – Sollecito
La scrivente O.S. in data 29 Maggio 2025 ha scritto alle SS.VV. una nota relativamente alla sentenza numero 10/2024 sulla affettività in carcere, in cui si richiedeva un incontro.
Ad oggi non abbiamo avuto nessun riscontro e ci troviamo a sollecitare una risposta, ricordando l’importanza dell’argomento in essere, per il personale delle Funzioni Centrali del DAP.
Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente
Per FPCGIL
Il coordinatore nazionale
Funzioni Centrali DAP
Roberto Mascagni
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Al Direttore Generale del Personale
Dott.ssa Rita Monica Russo
direttoregenerale.dgp.dap@giustizia.it
e p.c.
Al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Direzione Generale del Personale
Ufficio III – Relazioni Sindacali
relazionisindacali.dgp.dap@giustizia.it
Oggetto: Utilizzo dello strumento di “richiesta di disponibilità” per trasferimento di personale delle Funzioni Centrali presso la sede DAP.
La scrivente O.S. ritiene che lo strumento di ricerca di personale per la sede dipartimentale, con semplice mail inviata a tutti i lavoratori e relativa selezione con criteri soggettivi, abbia avuto negli ultimi tempi un uso eccessivo ed improprio. I criteri di selezione e valutazione con questo strumento, non garantiscono quella trasparenza e quella imparzialità necessarie a garanzia dei lavoratori tutti, in barba poi all’accordo sulla mobilità nazionale del Novembre del 2020.
Ci si chiede infatti perché non vengano utilizzati gli interpelli straordinari o ordinari di ogni singolo profilo o perché non vengano programmate assunzioni , magari scorrendo graduatorie esistenti, evitando così di depauperare le già esigue piante organiche degli Istituti e dei PRAP.
Senza calcolare inoltre, che il personale selezionato, viene nella stragrande maggioranza dei casi utilizzato per funzioni ben lontane da quelle del profilo di appartenenza.
A tal fine chiediamo che venga sospeso immediatamente questo sistema iniquo di selezione e si torni ad utilizzare gli strumenti che ci consentono gli accordi di mobilità.
Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente
Per FPCGIL
Il coordinatore nazionale
Funzioni Centrali DAP
Roberto Mascagni
Al Direttore dell’Agenzia delle Entrate
dott. Vincenzo Carbone
agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it
e pc Al Vice Direttore e Capo Divisione Risorse
dott. Antonio Dorrello
Oggetto: Formazione dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate.
Egregio Direttore,
con la direttiva adottata il 14 gennaio 2025 il Ministro Zangrillo puntava alla “Valorizzazione delle persone e produzione di valore pubblico attraverso la formazione”.
A partire da quest’anno, ogni dipendente pubblico dovrà completare almeno 40 ore di formazione annue che, secondo le intenzioni del ministro, serviranno a migliorare le competenze dei lavoratori pubblici e a fornire servizi migliori ai cittadini.
La direttiva si concentra su cinque ambiti chiave:
leadership e soft skill;
transizione amministrativa;
transizione digitale;
transizione ecologica;
valori della PA.
Fin dalle prime righe si chiarisce che per rinnovare la PA è essenziale la crescita delle persone che la compongono, sotto il profilo delle conoscenze, delle competenze e delle capacità.
La formazione dunque arricchirà le persone formate, che a loro volta produrranno più valore per il cittadino e renderanno più efficiente la PA.
Fin qui siamo nel “mondo delle idee”.
Infatti sono passati diversi mesi da quando la direttiva è stata emanata e passando dai “buoni propositi” all’applicazione concreta, constatiamo amaramente che la formazione si sta risolvendo in un mero adempimento burocratico.
Esaurite le non poche ore di formazione “obbligatoria”, le “lacune” formative, restano estese e non recuperate.
Non può essere un corso sull’intelligenza artificiale o sulla transizione ecologica a favorire o migliorare quelle conoscenze e competenze che possono produrre “valore” per il cittadino e che renderanno più efficiente la PA.
Rafforzare, diversificare e ampliare le competenze, è sicuramente un obiettivo che condividiamo. Non condividiamo il come si stia cercando di rafforzare le conoscenze e le abilità dei dipendenti. Passare oltre 40 ore nella visualizzazione di video “formativi” su argomenti del tutto scollegati dall’attività lavorativa svolta in concreto per noi non appare una soluzione idonea a migliorare le competenze dei lavoratori e fornire servizi migliori ai cittadini.
Sappiamo bene che la formazione dei pubblici dipendenti è uno degli obiettivi del PNRR, e che lo scopo della direttiva è di rafforzare la dimensione “valoriale” della formazione, tuttavia l’offerta formativa così pianificata non è soddisfacente né adeguata perché incompleta e contraddittoria e anche la sua organizzazione – nelle articolazioni territoriali dell’Agenzia – ha persino contrastato la conciliazione vita-lavoro, impedito la fruizione in lavoro agile, complicato lo svolgimento delle mansioni e l’esecuzione delle assegnazioni.
In tal senso, osserviamo che da una parte, si invitano i propri dipendenti a seguire percorsi formativi incentrati proprio sull’importanza della formazione continua a tutti i livelli (vedi corso Syllabus “Saper pianificare e gestire la formazione per valorizzare le persone e produrre valore pubblico”) e dall’altra, li si espone a responsabilità civili e penali disponendo che si avventurino in attività delicate senza aver avuto un’adeguata formazione nel merito (come segnalato in ambiti regionali per l’attività esterna assegnata a personale di ultima assegnazione).
E qui veniamo al punto, imporre percorsi formativi generici – spesso orientati ad aspetti non pertinenti al proprio ambito – produce un effetto distorsivo che non solo ostacola l’attività lavorativa ma si traduce in un cortocircuito formativo in cui il personale si ritrova a dover guardare per ore dei video senza la ben che minima partecipazione attiva e senza alcuna ricaduta positiva in termini di rafforzamento delle proprie “skills” (termine usato – o abusato – nella direttiva).
È davvero questa la formazione di cui hanno bisogno i dipendenti pubblici e nello specifico i lavoratori del fisco?
La normativa tributaria è in continua evoluzione e in uno scenario così complesso diventa imprescindibile ricevere una formazione tecnica e specialistica, di cui invece non si intravede che l’ombra.
Se l’obiettivo della formazione è non solo migliorare le competenze dei lavoratori, ma anche fornire servizi migliori ai cittadini, i quali chiedono prestazioni di elevato contenuto specialistico, sono necessari percorsi di formazione qualificata in materie come l’assistenza all’utenza (in ufficio o da remoto), l’accertamento delle imposte e i contraddittori con i contribuenti, o sulla partecipazione alle udienze di trattazione innanzi alle Corti tributarie.
A tal riguardo, già lo scorso anno i colleghi di ultima assunzione – per la gran parte assegnati agli uffici territoriali delle varie Direzioni Provinciali – hanno potuto sperimentare sulla loro pelle i rischi di una formazione non pertinente al loro ambito lavorativo, lasciati soli e impiegati in attività istruttoria esterna, senza aver ricevuto alcuna formazione da parte dell’Amministrazione, ricevendo unicamente affiancamento nelle prime uscite da parte di colleghi “esperti”, misura questa che non può considerarsi sufficiente ed esaustiva per lo svolgimento di un’attività particolarmente delicata quale quella relativa ad accessi, ispezioni e verifiche ex 52 del D.P.R. 633/1972 e art. 33 del D.P.R. 600/1973.
Tale carenza formativa, spesso compensata con la buona volontà e l’autoformazione tramite costosi libri e riviste specialistiche, potrebbe comportare problemi di carattere sia civile che penale per i funzionari impiegati in tali attività, nei casi di inesattezze e/o irregolarità nell’espletamento delle loro funzioni.
Tale scenario è certamente da scongiurare, e riteniamo che, prima di impiegare un lavoratore in un’attività del tutto nuova e delicata, l’Amministrazione lo formi adeguatamente per rispondere alle esigenze di efficienza ed efficacia nonché ad un preciso onere (formativo) a carico del datore di lavoro.
Auspichiamo quindi maggiore sensibilità verso le esigenze dei lavoratori e percorsi formativi volti a dotare dei giusti strumenti professionali i Funzionari e le Funzionarie che vengono chiamati a svolgere tali delicate mansioni.
Siamo disponibili a fornire chiarimenti e suggerimenti.
Certi della sua attenzione, restiamo in attesa di un Suo riscontro e le inviamo i nostri più cordiali saluti
il Coordinatore Nazionale FpCgil Agenzia Entrate
Florindo Iervolino
Silvia S., compagna e collega, si è imbarcata nelle scorse ore sulla Global Sumud Flotilla, la grande missione internazionale nonviolenta che ha preso il mare per portare aiuti umanitari a Gaza e rompere simbolicamente il blocco che da anni soffoca la popolazione civile.
La scelta di Silvia, che ha voluto far parte di questa coraggiosa ed eticamente necessaria iniziativa, rappresenta in pieno i valori che hanno animato la nostra organizzazione dagli albori di questo surreale conflitto: la ricerca di giustizia sociale, la difesa dei diritti umani, la tutela della pace. Per questa ragione, in queste ore, mentre ci arrivano le prime immagini della spedizione, vogliamo pubblicamente rivolgerle un pensiero di sostegno e supporto.
Il mondo del lavoro, in special modo quello pubblico, non può restare indifferente davanti alla tragedia che si consuma in Palestina, laddove i piani di ricostruzione già magnificano un futuro per Gaza alla stregua di Dubai, come se ciò non comportasse il massacro, anzi lo sterminio della popolazione residente nella Striscia.
È trascorsa appena una decina di giorni da quando questa organizzazione ha presidiato le piazze per l’iniziativa: un tassello della rete di sostegno che abbiamo costruito e che passa per una raccolta fondi confederale, di cui ricordiamo – ancora una volta – gli estremi.
È possibile, pertanto, effettuare i versamenti sul seguente conto corrente bancario Intestato a: Cgil – Confederazione Generale Italiana del Lavoro
IBAN: IT42S0103003201000002774730
CAUSALE: Aiuti umanitari Gaza
Prima di partire ho sentito Silvia, che mi ha segnalato anche la campagna di crowdfunding del Global Movement To Gaza, una campagna che ha già raccolto importanti risorse e che lei ha personalmente veicolato nelle scorse settimane.
Condividiamo qui il link per una diffusione maggiore dell’attività intrapresa e perché ci sia consapevolezza piena di quanto impegno civile c’è dietro la parola “pace”: https://gmtg-italia- press-kit.my.canva.site/#supporta-gmtg
A Silvia, dunque, e a tutte e tutti coloro che stanno prendendo parte alla Flotilla, va il nostro abbraccio solidale e il nostro ringraziamento: la loro lotta è la nostra lotta.
Giuseppe Lombardo
Cari colleghi,
l’ultimo incontro del 9 settembre tra le Organizzazioni Sindacali e la delegazione di Sport e Salute e delle Federazioni Sportive Nazionali è stato nuovamente dedicato al tema del Progetto Sestante che secondo le intenzioni dell’amministrazione di Sport e Salute dovrebbe già produrre i suoi effetti sull’assetto delle sedi territoriali nelle prossime settimane. È per questo motivo che, a fronte della nostra rinnovata esigenza di accelerare i lavori del tavolo in vista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale, abbiamo deciso in modo convinto di affrontare alcune questioni di questo progetto che avranno ricadute molto significative sui dipendenti di Sport e Salute e delle Federazioni che lavorano sul territorio.
La posizione delle Organizzazioni Sindacali sugli effetti del Progetto Sestante ha come principio inderogabile la tutela e l’attenzione verso quei colleghi che sono interessati alla chiusura definitiva delle loro sedi di riferimenti e a coloro che dovranno affrontare disagi nelle altre sedi oggetto di ristrutturazione.
Per le oltre 30 sedi interessate dalla chiusura si prevedono trasferimenti secondo un approccio di prossimità geografica che non può essere letto esclusivamente seguendo il parametro della distanza chilometrica trascurando le innumerevoli variabili legate al sistema dei trasporti e ad altri fattori che rendono lo spostamento quotidiano casa-lavoro difficilmente sostenibile.
Abbiamo ribadito con forza la necessità di valutare con estrema attenzione anche situazioni specifiche di quei colleghi che hanno figli in età scolastica, che hanno certificato fragilità mediche e che vivono difficoltà oggettive, quali ad esempio l’assistenza familiare, nel dover affrontare un trasferimento definitivo dalla propria sede ad altra città o Provincia.
Ma l’attenzione generale delle Organizzazioni Sindacali è mirata a valutare l’intero impatto previsto che l’attuazione del Progetto Sestante avrà sui lavoratori del territorio con prevedibili ricadute umane e professionali.
E’ per questo motivo che in questa fase ci stiamo adoperando per individuare insieme all’Amministrazione tutti gli strumenti organizzativi ed economici, non ultimo il ricorso al lavoro remoto come strumento per gestire le ricadute, al fine di accompagnare con cura e lungimiranza un cambiamento che non può avere solo una lettura tecnica e gestionale.
Nei prossimi giorni vi comunicheremo alcune iniziative di consultazione di tutti i colleghi del territorio per discutere e condividere insieme in assemblee on line di questo delicatissimo tema.
FP CGIL CISL FP UILPA CISAL FIALP USB UGL FNP CONFSAL
MALATESTA BRUNI LIBERATI CAROLA MERCURI PALLADINO POGGINI
VIGLIOTTI
Alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali
On. Marina Calderone
Gentile signora Ministra,
Sappiamo che nelle prossime settimane sarà emanato un decreto-legge relativo alla sicurezza sul lavoro. Non ci esprimiamo sul punto, richiamando integralmente le più che condivisibili osservazioni già effettuate dalla CGIL Nazionale, per bocca della segretaria confederale Francesca Re David.
Abbiamo anche appreso che, nel corso dell’incontro di presentazione alle OO.SS.
del decreto legge, si è rappresentata la situazione delle assunzioni di personale ispettivo tecnico, che continuano a non produrre buoni effetti. Si è evidenziato, in buona sostanza, che anche questo concorso, che avrebbe dovuto far entrare in servizio mille ispettori tecnici, riuscirà a coprire forse la metà dei posti messi a bando, quasi come fosse una circostanza ineluttabile.
Lei sa bene, signora Ministra, che non è ineluttabilità; conosce bene le ragioni per cui ciò accade, perché più volte ne discutemmo ai tavoli sindacali alla sua presenza. Ragioni che – per quanto ci riguarda – non sono di sua immediata responsabilità: le competenze e le responsabilità richieste al personale ispettivo dell’INL sono di molto superiori allo stipendio previsto, comprese le indennità accessorie.
È sua precisa responsabilità politica, invece, porre rimedio a questa situazione dando un reale segnale di investimento, tangibile e duraturo, sull’attività di vigilanza. Così, ad esempio, come intende porre rimedio all’esclusione dell’INL dal fondo di 190 milioni di euro per far incrementare il salario accessorio? Quali misure intende concretamente realizzare per rendere realmente attrattivo l’INL e l’attività degli ispettori? Considerando la disponibilità di somme nel bilancio dell’INL, ha previsto l’inserimento di norme che autorizzino l’INL a usare tali somme per un’assicurazione integrativa in favore dei suoi dipendenti, sulla scorta di quanto accade ad esempio in INPS, INAIL e in molti altri Enti? Ha previsto l’inserimento di norme che autorizzino l’INL a usare tali somme per l’istituzione di una apposita indennità ispettiva?
Non ci venga a dire, per favore, che avete provato a far inserire emendamenti, ma avete avuto il diniego da parte di altri Enti perché sappiamo bene, sia noi che lei, che laddove c’è una volontà politica forte e seria, questa è capace di argomentare e superare qualunque diniego. Questo è accaduto, ad esempio, nei mesi scorsi in altri Ministeri.
Se non è accaduto in INL è perché tale volontà politica è mancata e di questo la responsabile è lei, signora Ministra, non altri.
Proprio per questo, Le chiediamo un incontro urgente, al fine di capire quali azioni intenda mettere in campo.
In assenza di risposte, avvieremo azioni a tutela di lavoratori e una mobilitazione su tutto il territorio, da soli o assieme alle altre sigle che saranno disponibili, perché finalmente si faccia quel salto di qualità che non si vuole far fare all’INL, perché – lo sappiamo bene – un INL e una vigilanza sul lavoro che funzioni a pieno regime fa paura, soprattutto a chi non vuole “disturbare chi produce ricchezza”.
Distinti saluti.
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |