Le Segreterie Nazionali hanno proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 17 ottobre a sostegno del rinnovo del CCNL dei servizi ambientali, su mandato dell’attivo nazionale unitario dei delegati, prendendo atto dello stato delle trattative su quattro tematiche principali: rafforzamento delle tutele su salute e sicurezza per tutti i profili professionali in tutte le attività lavorative; riforma del sistema di classificazione del personale; contrasto alle differenze generazionali e sociali; riqualificazione del TEC (Trattamento Economico Complessivo).

Un’ulteriore motivazione della vertenza sindacale è relativa allo stato del confronto sul diritto di sciopero nel settore, aperto su sollecitazione della Commissione di Garanzia dell’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali. Sul possibile riordino dell’Accordo di Settore 1° marzo 2001 le Parti hanno assunto posizioni difficili da conciliare, con proposte delle Associazioni delle imprese che le Segreterie Nazionali ritengono assolutamente da respingere.

Sulle proposte relative al rinnovo del CCNL, puntualmente rappresentate dalle Organizzazioni sindacali con la dettagliata esposizione delle piattaforme sindacali, si sono registrate divergenze molto ampie su alcuni temi e, su altre materie ritenute fondamentali dalle Segreterie Nazionali, addirittura una mancanza totale di risposte da parte delle Associazioni delle imprese.

La forte rigidità delle parti datoriali sulla riforma del sistema classificatorio, il loro totale disinteresse sulle reali condizioni del lavoro, la loro dichiarata contrarietà ad un robusto rinnovo della parte economica e il tentativo di irrigidire le modalità di accesso al diritto di sciopero, insieme alla sostanziale indisponibilità al confronto sugli altri temi rappresentati nelle piattaforme sindacali, sembrano evidenziare due principali aspetti dell’approccio assunto dalle Associazioni delle imprese.

Da una parte si tenta un rinnovo “al ribasso”, tutto schiacciato sul contenimento del costo del lavoro, fortemente penalizzante sul piano delle tutele e dello sviluppo delle retribuzioni.

Dall’altra si prova ad allungare i tempi della trattativa per realizzare un vantaggio economico attraverso il rinvio degli adeguamenti, normativi e salariali, che il Sindacato ritiene indispensabili per migliorare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori e per sostenere lo sviluppo industriale del comparto.

Un approccio di attacco al valore del lavoro, alle professionalità, al reddito di chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale per la collettività.

Le distanze che ad oggi rendono impossibile una sintesi tra le parti hanno indotto Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel a proclamare lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi ambientali per il 17 ottobre 2025, a sostegno delle rivendicazioni schematicamente riassunte nelle pagine successive.

SALUTE E SICUREZZA

Il Sindacato propone di:

  • Rafforzare ed estendere a tutti i profili professionali, come previsto dal D.Lgs. 81/2008, all’art. 167 e 168, l’adozione delle misure organizzative con una puntuale regolamentazione della MMC (movimentazione manuale dei carichi), in particolare nella raccolta porta a porta.

  • Rafforzare il ruolo dei preposti con specifiche attività formative, riconoscendo una tutela assicurativa e prevedendo un compenso per la funzione.

  • Implementare una più puntuale regolamentazione per l’applicazione dell’art. 44 del D.Lgs. 81/08 (Stop Work Authority);

  • Istituire una specifica figura di RLSSA negli impianti. Istituire anche gli RLSSA di sito produttivo, che possono intervenire al controllo delle aziende in appalto, per monitorare le effettive applicazioni di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori stessi.

  • Includere le violenze, le molestie e i rischi psicosociali correlati, nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, nell’ambito dell’elaborazione del Documento di valutazione dei rischi. Condividere un protocollo antiaggressione nazionale da far adottare alle imprese del settore;

  • Implementare la costituzione delle commissioni per la prevenzione in tema di salute e sicurezza, occorre sostenere e sviluppare questa modalità di confronto, diffondendola in ogni impresa;

  • Ripensare la figura dell’attività del monoperatore;

  • Definire regole cogenti per tutelare gli operatori dagli eventi climatici.

Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali.

RIFORMA DEL SISTEMA CLASSIFICATORIO

Il Sindacato propone di:

  • Modernizzare la classificazione per inquadrare correttamente le mansioni ridefinite dal progresso tecnologico, dalla diffusione dell’impiantistica e dallo sviluppo industriale del settore;

  • Superare il livello J per esaurire il bacino di lavoratori poveri di reddito e mansioni con lo sviluppo delle retribuzioni e delle professionalità;

  • Semplificare la scala parametrale dei livelli privilegiando l’Apprendistato come livello d’inserimento di nuove figure professionali nell’impresa, eliminando gli attuali parametri di ingresso nei passaggi di livello di chi è già in servizio;

  • Realizzare processi di sviluppo delle professionalità e degli inquadramenti attraverso efficaci percorsi di formazione;

  • Superare il contenzioso sulla guida dei compattatori/costipatori definendo il giusto inquadramento per migliaia di addetti;

  • Regolare la figura del preposto anche attraverso la definizione delle tutele assicurative.

Le Associazioni datoriali propongono di:

  • Mantenere inalterata l’articolazione delle mansioni e redistribuirle dentro livelli di inquadramento penalizzanti per autisti, operai e impiegati;

  • Riformulare il percorso di crescita del livello J per ridurre le retribuzioni attualmente previste al raggiungimento automatico del liv. 1°A;

  • Superare il contenzioso sulla guida dei compattatori/costipatori con il sotto inquadramento del personale;

    • Rallentare la dinamica salariale con retribuzioni inferiori a quelle dell’attuale parametro A per tutti gli

addetti.

CONTRASTO AI GAP GENERAZIONALI E SOCIALI

Il Sindacato propone di:

  • Aumentare le tutele per il personale over 55 soprattutto in materia di orari e distribuzione dei carichi di lavoro;

  • Ridurre il divario salariale relativo all’inquadramento del personale neoassunto;

  • Ridefinire l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro con una contrattazione aziendale specifica sul sistema degli orari;

  • Riqualificare l’istituto dei ROL con un maggiore riconoscimento al personale neoassunto di una quantità di permessi retribuiti;

  • Rafforzare il contrasto alle discriminazioni ed alle violenze di genere recependo in maniera più cogente le previsioni delle normative nazionali ed europee (norme a tutela delle vittime di violenza e/o stalking, Convenzione ILO 190/2019, ecc.);

  • Garantire la stabilità occupazionale e rafforzare la tutela dei lavoratori impiegati negli appalti a partire dall’obbligo di applicazione contrattuale anche per le cooperative sociali;

  • Contrastare il dumping contrattuale che colpisce soprattutto i lavoratori della cooperazione sociale.

Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali.

riqualificazione del TEC (trattamento economico complessivo)

Il Sindacato propone di:

  • Aumentare la retribuzione mensile attraverso il recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione del triennio 2022/2024 e da quella prevista per il triennio 2025/2027;

  • Riqualificare il sistema delle indennità per valorizzare qualità e produttività delle prestazioni lavorative;

  • Implementare il welfare contrattuale con la riqualificazione dei contributi per la previdenza integrativa (Previambiente), la sanità integrativa (Fasda) e per sostenere lo sviluppo culturale e normativo su salute e sicurezza (Fondazione Triva);

  • Adeguare l’ERAP (produttività stabilità dal CCNL).

Le Associazioni datoriali non hanno fornito riscontri significativi alle proposte rappresentate nelle piattaforme sindacali.

RIFORMA DEL CODICE DI REGOLAMENTAZIONE DEL DIRITTO DI SCIOPERO

Il Sindacato propone di:

  • Ridefinire la titolarità del diritto di sciopero;

  • Regolamentare le modalità organizzative dei servizi, con particolare riferimento alle raccolte differenziate PAP (porta a porta);

  • Ridurre l’estensione dei periodi di franchigia coincidenti con le festività pasquali e natalizie, con i mesi estivi e con le tornate elettorali;

  • Definire con maggiore puntualità le aree territoriali escluse dalle astensioni dal lavoro per la coincidenza di manifestazioni ed eventi;

  • Definire una regolamentazione che garantisca realmente il diritto di sciopero per il personale degli impianti, con particolare riferimento agli impianti a ciclo continuo.

Le Associazioni datoriali propongono di:

  • Aumentare complessivamente i periodi di franchigia attraverso una limitata riduzione di quelli attuali e l’estensione a tutte le domeniche dell’anno (comprendendo anche il sabato ed il

lunedì);

  • Aumento dei servizi garantiti nei centri

storici;

  • Aumento dei servizi garantiti anche per eventi e manifestazioni di interesse pubblico. Regolare la figura del preposto anche attraverso la definizione delle tutele assicurative;

    • Conferma dei limiti nelle garanzie del diritto di sciopero per il personale degli

impianti.

In sintesi, è chiara la volontà delle imprese di non concludere il rinnovo contrattuale e di cogliere i presunti vantaggi che il mancato rinnovo del CCNL porta alle “casse aziendali” a danno delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini.

Ora è indispensabile rimuovere gli ostacoli pretestuosi che sono stati posti al tavolo delle trattative, manifestando in modo chiaro e inequivocabile la contrarietà delle lavoratrici e dei lavoratori alle inaccettabili forzature che sono state rappresentate dalle Associazioni datoriali.

Il Sindacato ha fatto delle proposte serie che sostengono lo sviluppo industriale del settore, con punti di grande equilibrio economico che danno forza e prospettiva al comparto, ai lavoratori e alle aziende.

Lo sciopero del prossimo 17 ottobre deve essere la risposta forte e assordante a chi pensa ancora che il settore possa essere precarizzato, impoverito e reso inerme di fronte alle logiche della finanza o, peggio ancora, all’idea che il lavoro alla fine è solo merce di scambio.

Nei prossimi giorni bisogna impegnarsi negli attivi territoriali unitari e nelle centinaia di assemblee unitarie per preparare al meglio lo sciopero e i presidi territoriali provinciali e regionali (la decisione del luogo del presidio è in capo alle strutture regionali), affinché il confronto investa anche la politica locale e i cittadini.

Per questo è necessario confrontarsi con i Sindaci, con l’Anci regionale, con le prefetture e con le forze politiche, parlando del nostro progetto e raccontando, in modo esplicito e concreto, la determinazione e la rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori che garantiscono quotidianamente decoro e tutela ambientale, senza aumenti economici adeguati da anni e senza garanzie sul proprio futuro.

Come sempre, sta solo a noi affrontare le sfide del futuro.

Avremmo preferito farlo insieme alle imprese ma, evidentemente, come spesso accade non hanno la necessaria visione e l’attenzione per chi lavora e crede nel proprio lavoro.

Segreterie Nazionali

Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel

Sottosegretario alla Difesa On. Matteo Perego Di Cremnago

Gabinetto Ministro Difesa E, p.c. Direttrice A.I.D. Prof. F. Salmoni

A.I.D. Ufficio Risorse Umane

Oggetto: A.I.D. – Stabilimenti di Capua e Gaeta.

Le scriventi OO.SS. sono venute a conoscenza dell’intenzione della Dirigenza di A.I.D., di dare corso a quanto contenuto nella convenzione sottoscritta con l’A.D. all’art.6 comma 3 e, più precisamente, “dovrà perseguire il turn over del personale delle Unità Produttive di Gaeta e Capua, all’esito del trasferimento di tale personale, da completarsi entro il 31 dicembre 2025, dai ruoli dell’Amministrazione Difesa a quelli dell’Agenzia. Dai capitoli stipendiali della Difesa saranno contestualmente trasferite risorse finanziarie in misura corrispondente al personale transitato”.

La procedura messa in essere, sembrerebbe, sia mirata alla necessità di raccogliere, quanto prima, la volontà del personale che intende transitare nei ruoli dell’A.I.D.

Appare appena il caso di sottolineare che quella sopra citata non può che essere una delle procedure da attivare. Manca completamente il piano di reimpiego per tutti coloro che non vorranno transitare e, tale mancanza, impedisce di fatto al dipendente di poter operare la propria scelta in maniera consapevole e nel rispetto sia della trasparenza, sia delle procedure di reimpiego ancora oggi in vigore all’interno del Ministero della Difesa.

Peraltro escludere le scriventi OO.SS. anche da quelle informazioni che attengono a scelte politiche dell’Amministrazione e non certo a contrattazioni derivanti dal C.C.N.L. F.C., pone ancora dubbi sulle corrette relazioni sindacali che, duole prenderne atto, non vengono più valorizzate neanche dal Vertice Politico.

Per quanto precede si chiede di conoscere quale iniziativa sarà messa in atto a garanzia e tutela del personale civile degli Stabilimenti di Capua e Gaeta.

         FP CGIL                                 UIL PA

               Marco Campochiaro          M. Carmela Cilento

                                                                         Riccardo Colafrancesco               

                                                                               

Con un ordine del giorno quantomeno insolito, l’Amministrazione ha deciso di convocare le organizzazioni sindacali per discutere l’atto integrativo della deliberazione del CdA n. 154/2024, riguardante il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance Individuale (SMVPI).

Colpisce che il confronto si apra su un provvedimento che va a integrare una delibera adottata un anno fa e che solo ora, nel mese di settembre, introduce una discussione sui criteri di valutazione per l’anno in corso: un avvio che difficilmente si può giudicare positivo.

Entrando nel merito, va riconosciuto apprezzamento per l’intenzione – già anticipata – di definire e condividere entro marzo gli obiettivi assegnati ai lavoratori, così da avere un punto di riferimento certo. Ugualmente valido è l’inserimento di momenti di confronto e feedback lungo il ciclo di valutazione, da tempo richiesti anche dalla nostra organizzazione, a patto che non siano forieri di una schedatura (prevista, invece, nel paragrafo 11.7.9.2 del SMVP).

Le note positive, però, si fermano qui.

La calibrazione del sistema di valutazione resta infatti un processo autoreferenziale, affidato a un “Comitato di Garanzia” composto solo dal Direttore generale, dal Direttore Risorse Umane e dal Direttore della Pianificazione. Questo organo dovrebbe individuare eventuali scostamenti “eccessivi” rispetto alla media generale delle valutazioni. Restano alcune domande aperte:

  1. chi stabilisce cosa sia “eccessivo”?

  2. Cosa significa calcolare una “media dei voti delle singole schede”? Si tratta della media dei parametri finali indicati nelle schede di tutti i lavoratori seguiti da un dirigente?

  3. Come dovrebbe essere adottato l’indice GINI, di norma utile a misurare la disuguaglianza e che qui viene citato quasi en passant?

Il documento non chiarisce questi aspetti fondamentali, né fornisce strumenti utili a comprenderne l’impatto. E non basta il confronto a latere: perché verba volant, scripta manent. Resta inevaso un tema: i dati sulle eventuali anomalie vagliate verranno resi pubblici? Il rischio, in un sistema siffatto, è che le organizzazioni sindacali – cioè chi rappresenta il mondo del lavoro – vengano coinvolte solo alla fine dell’iter, nella fase di conciliazione, quando ormai è quasi tardi per intervenire.

Parimenti negativo è il ricorso all’Intelligenza Artificiale generativa per la redazione dei feedback ai lavoratori. Una scelta che lascia perplessi, perché se è vero che può velocizzare i processi, resta il fatto che una valutazione pensata per una persona non può ridursi a una risposta standardizzata. Il tempo speso per un riscontro individuale è un investimento, non uno spreco o un fastidio.

Non meno problematica è la scelta di non consentire alcuna contestazione o confronto sulla valutazione intermedia. Qui c’è un nodo culturale da sciogliere: perché puntualmente emerge l’idea che il dialogo nel corso dell’anno debba ridursi a comunicazioni unilaterali dall’alto, con il lavoratore relegato in un ruolo passivo fino al giudizio finale. In quella sede, certo, uno spazio di confronto si apre, ma con l’unico obiettivo di evitare l’intervento della Commissione di riesame e quindi una valutazione sull’operato stesso del dirigente.

A rendere ancora più critico il quadro vi è l’opacità legata all’attribuzione degli incarichi di responsabilità, che l’Amministrazione, ancora una volta, prova a legare alla valutazione individuale. La valutazione non può essere un fattore determinante per accedervi, tanto più se la controparte sceglie di non rendere pubblici i risultati delle selezioni, neppure con l’indicazione

dei punteggi dei candidati. Così, per avere trasparenza, si usa strumentalmente la bandiera della privacy mentre l’unica strada percorribile rimane l’accesso agli atti, con conseguente aumento del contenzioso.

Il danno più grave sta però nell’ennesimo ridimensionamento dato all’obiettivo di gruppo. L’Amministrazione, infatti, propone l’innalzamento del punteggio massimo della valutazione individuale da 110 a 120, una modifica che accresce ulteriormente il peso delle “pagelline”.

Di più: dalla scala – precedentemente tarata su un punteggio che andava da 75 a 100 – vengono tagliati due valori, il 90 e il 105. Bene, al posto del vecchio 90, il valutatore dovrà schiacciare la valutazione sull’85 o sul 100? Qual è il criterio di approssimazione?

Se a ciò aggiungiamo il fatto che tuttora non è previsto l’obbligo di motivazione di ciascuna delle valutazioni effettuate (contributo individuale, abilità, valutazione finale), il risultato è un altro passo indietro.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è evidente la direzione intrapresa dall’Amministrazione: ridimensionare il valore degli obiettivi di gruppo, da sempre elemento fondamentale di coesione dentro l’INPS. In un Ente fortemente gerarchico come l’Istituto, la forza propulsiva è sempre stata quella di affrontare difficoltà e sfide insieme.

Oggi, con incentivi frammentati e valutazioni arbitrarie, si rischia di spezzare quel legame che ha garantito equilibrio e motivazione. Lo smart working non basterà a compensare la crescente frustrazione: il prezzo per l’organizzazione potrebbe essere molto alto.

Rinviamo le valutazioni sull’Area (dirigenti, medici, professionisti) ad altro comunicato.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Si è svolto oggi il tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL Fabbricerie 2024-2026.

A quasi due anni dalla presentazione della piattaforma unitaria e della scadenza del contratto siamo ancora senza una proposta economica.

Fino ad ora la parte datoriale si è trincerata dietro la necessità di rivedere alcune parti normative relative alla liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e penalizzazione economica della malattia, rifiutando di accogliere le proposte di parte sindacale sulla contrattazione per gli sviluppi professionali e per la regolamentazione della domenica in turno.

Da parte nostra, abbiamo avanzato proposte capaci di andare incontro alle peculiari esigenze delle Fabbricerie, salvaguardando diritti e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. A fronte dell’impossibilità di trovare un punto di incontro, il tavolo si è aggiornato ad ottobre per iniziare la discussione sulla parte economica.

Ci aspettiamo che l’assemblea dei presidenti che si riunirà il 26 settembre, darà mandato alla delegazione trattante di parte datoriale di presentare una proposta economica che tenga conto della necessità di recuperare lo scostamento registrato nel triennio precedente e coprire l’inflazione del triennio di riferimento al fine di tutelare il potere di acquisto delle retribuzioni di lavoratrici e lavoratori.

FP CGIL    CISL FP    UIL FPL

Pensavamo davvero di averle viste tutte. Dopo il contratto collettivo a perdere, dopo la gloriosa resa sull’integrativo con il sacrificio di oltre 3.000 differenziali, dopo l’illuminata invenzione dell’incentivo a macchia di leopardo tra colleghi che condividono la stessa stanza… eravamo convinti di aver toccato il fondo. Che ingenui.

C’è sempre chi trova un pretesto per scavare. Ed il pretesto è servito: la formazione.

Mentre l’Amministrazione chiarisce che, in caso di mancato rispetto della Direttiva Zangrillo e delle famigerate 40 ore di formazione per ogni unità in seno all’Istituto, la responsabilità ricade sulla dirigenza, i nostri impavidi firma-lesta decidono di superarsi. E con la solita foga da primi della classe ci ricordano urbi et orbi che i dirigenti hanno però il potere di vendicarsi con la valutazione individuale.

Attenzione a chi richiama responsabilità e compiti indicati nella direttiva! Spetta alle ultime ruote andare a caccia di corsi, muoversi in autogestione, se non vogliono poi patirne le conseguenze… Una situazione surreale, smentita tra l’altro dall’INPS quando ricorda che “ogni iniziativa formativa cui partecipa un dipendente necessita della preventiva autorizzazione del diretto dirigente” (2328/2025).

Così, mentre il Ministero e perfino l’INPS ingaggiano i dirigenti, i rappresentanti di una certa organizzazione pensano bene di scaricare tutto sui lavoratori, ricordando che – se non si attivano – il loro futuro professionale potrebbe dipendere dall’umore del capo, da come valuterà l’impegno sulla direttiva in questione. È una singolare forma di spontaneismo formativo, un’interpretazione alquanto suggestiva.

Ma la vera perla sta nel tempismo: riescono a dire tutto questo proprio dopo aver firmato, in beata solitudine, un integrativo che regala ancora più potere discrezionale alle mitiche pagelline, ampliando il peso della valutazione sui percorsi di carriera da 40 a 42 punti. Caso unico in tutte le Funzioni Centrali.

Insomma, ci voleva fantasia. E loro, di fantasia, non difettano mai.

In mezzo a fiumi d’inchiostro sull’argomento, sono state ignorate le questioni che hanno una ricaduta immediata per il personale:

  1. il tema dello smaltimento delle ferie, un cruccio che la comunità INPS si porta appresso da aprile;

  2. l’accesso ai percorsi formativi come elemento di reale valorizzazione del personale. Quanto al primo tema, la questione è presto affrontata: le Direzioni in debito d’ossigeno, quelle che hanno trascurato la formazione e ora puntano ad allinearsi, devono stare al rigido diktat talebano del contratto collettivo per la programmazione delle ferie?

A livello territoriale dobbiamo preservare l’insulso dogma del CCNL, con cui è stato dato al dirigente il potere di controllare perfino il riposo del dipendente, con il rischio di compromettere le ferie natalizie per sottrarsi alle minacce sulle pagelline?

E in secondo luogo, sul processo formativo, è garantita una valutazione dei fabbisogni con un minimo di programmazione che consenta a tutti le medesime opportunità?

O nella selezione di chi fa i corsi SNA piuttosto che quelli su Syllabus si sta profilando all’orizzonte l’ennesima opportunità di privilegiare pochi a danno di molti?

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Gabinetto del Ministro – Ministero della giustizia

Capo di Gabinetto – Giusi Bartolozzi

protocollo.gabinetto@giustizia.it

 gabinetto.ministro@giustiziacert.it

Al Viceministro
Sen. 
Francesco Paolo Sisto

Viceministro.sisto@giustizia.it

Oggetto: Segnalazione Criticità formazione obbligatoria

Gentili

Apprezziamo lo sforzo organizzativo e l’impegno che questo ministero dedica all’offerta formativa destinata alle lavoratrici e lavoratori.

Premesso quanto sopra, segnaliamo a codesta Dirigenza, le problematiche segnalateci da dipendenti del DOG, DAP, DGMC e Archivi notarili relativamente all’obbligo formativo previsto dalla circolare Zangrillo: 


1- la difficoltà di svolgere le 40 ore di formazione in sede, nella medesima stanza con gli altri colleghi che svolgono la propria attività lavorativa ed il pubblico.

Poiché, non è facile, spesso per mancanza di spazi, allestire delle sale dedicate all’ attività di formativa, chiediamo di concedere più giorni di smart working da dedicare alla formazione o ore di straordinario da beneficiare a tale scopo.

2 – la discontinuità del funzionamento del programma. Nello specifico  i lavoratori riferiscono che il sistema Syllabus presenta numerose criticità di tipo tecnico, è piuttosto lento e frequentemente non funziona.  I test nonostante il superamento del corso, spesso non consentono il riconoscimento del livello superato o delle ore svolte. Inoltre, la pagina finale del programma riporta  incongruenze circa  i corsi completati e quelli da completare.

Questo  non consente di svolgere  il test finale per l’attestato ma soprattutto l’accredito delle ore svolte.
Tutto ciò sta  generando preoccupazione tra i lavoratori, che impiegano molte più ore del necessario nello svolgimento della formazione. 

3 – Si rappresenta che a tutt’oggi la scelta dei corsi da poter svolgere risulta essere limitata, pertanto si chiede di prevedere ulteriori corsi di formazione maggiormente attinenti alla professionalità dei dipendenti.

4 – Si chiede di comunicare in tutti i posti di  lavoro che nel conteggio delle 40 ore così come specificato dalla circolare della funzione pubblica è riconosciuta la formazione obbligatoria degli ordini professionali e i corsi di aggiornamento previsti dagli albi professionali.

5 – Si fa presente, che le amministrazioni periferiche, hanno comunicato alle lavoratrici ed ai lavoratori che l’esito della formazione inciderà  per almeno per 10% sulla produttività. In considerazione di quanto rappresentato,   si chiede di non far ricadere sui lavoratori le conseguenze di un sistema di formazione non adeguato alle esigenze formative e che rischia di non far raggiungere l’obiettivo previsto entro il 31.12.2025, togliendo quindi fino al miglioramento della situazione, tale sistema dalla valutazione delle performance.

6 – Confermando il  convincimento della scrivente sull’importanza e la necessità della formazione, necessaria  per i dipendenti quale arricchimento  personale e professionale, nonché per l’amministrazione per un migliorare la propria organizzazione, si sottolinea che il FRD è materia di contrattazione tra le parti.

7 – Inoltre, chiediamo ai sensi del ccnl 2016/18 arrtt. 52 e 53, la costituzione dell’organismo paritetico per l’innovazione,, ove amministrazione e sindacati, in un confronto libero e costruttivo possano elaborare proposte per arricchire l’attuale piano formativo e organizzativo.

8 – Infine, si sollecita la ripresa delle trattative per la definizione del contratto integrativo, per  meglio definite l’incidenza della formazione, sulle progressioni economiche e produttività.

Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente

Per FPCGIL Nazionale

Felicia Russo

Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Al Direttore Generale del Personale

Dott.ssa Rita Monica Russo

direttoregenerale.dgp.dap@giustizia.it

e p.c.

Al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Direzione Generale del Personale

Ufficio III – Relazioni Sindacali

relazionisindacali.dgp.dap@giustizia.it

Oggetto: Nota FPCGIL n.247/U FP2025 – Affettività in carcere – Sollecito

La scrivente O.S. in data 29 Maggio 2025 ha scritto alle SS.VV. una nota relativamente alla sentenza numero 10/2024 sulla affettività in carcere, in cui si richiedeva un incontro.

Ad oggi non abbiamo avuto nessun riscontro e ci troviamo a sollecitare una risposta, ricordando l’importanza dell’argomento in essere, per il personale delle Funzioni Centrali del DAP.

Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente

Per FPCGIL

Il coordinatore nazionale
Funzioni Centrali DAP
Roberto Mascagni

Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Al Direttore Generale del Personale

Dott.ssa Rita Monica Russo

direttoregenerale.dgp.dap@giustizia.it

e p.c.

Al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Direzione Generale del Personale

Ufficio III – Relazioni Sindacali

relazionisindacali.dgp.dap@giustizia.it

 

Oggetto: Utilizzo dello strumento di “richiesta di disponibilità” per trasferimento di personale delle Funzioni Centrali presso la sede DAP.

La scrivente O.S. ritiene che lo strumento di ricerca di personale per la sede dipartimentale, con semplice mail inviata a tutti i lavoratori e relativa selezione con criteri soggettivi, abbia avuto negli ultimi tempi un uso eccessivo ed improprio. I criteri di selezione e valutazione con questo strumento, non garantiscono quella trasparenza e quella imparzialità necessarie a garanzia dei lavoratori tutti, in barba poi all’accordo sulla mobilità nazionale del Novembre del 2020.

Ci si chiede infatti perché non vengano utilizzati gli interpelli straordinari o ordinari di ogni singolo profilo o perché non vengano programmate assunzioni , magari scorrendo graduatorie esistenti, evitando così di depauperare le già esigue piante organiche degli Istituti e dei PRAP.

Senza calcolare inoltre, che il personale selezionato, viene nella stragrande maggioranza dei casi utilizzato per funzioni ben lontane da quelle del profilo di appartenenza.

A tal fine chiediamo che venga sospeso immediatamente questo sistema iniquo di selezione e si torni ad utilizzare gli strumenti che ci consentono gli accordi di mobilità.

Certi di un Vs. sollecito e positivo riscontro vi ringraziamo e vi salutiamo cordialmente

Per FPCGIL

Il coordinatore nazionale
Funzioni Centrali DAP
Roberto Mascagni

Al Direttore dell’Agenzia delle Entrate

dott. Vincenzo Carbone

agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it

e pc Al Vice Direttore e Capo Divisione Risorse

dott. Antonio Dorrello

div.servizi@agenziaentrate.it

Oggetto: Formazione dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate.

Egregio Direttore,

con la direttiva adottata il 14 gennaio 2025 il Ministro Zangrillo puntava alla Valorizzazione delle persone e produzione di valore pubblico attraverso la formazione”.

A partire da quest’anno, ogni dipendente pubblico dovrà completare almeno 40 ore di formazione annue che, secondo le intenzioni del ministro, serviranno a migliorare le competenze dei lavoratori pubblici e a fornire servizi migliori ai cittadini.

La direttiva si concentra su cinque ambiti chiave:

  • leadership e soft skill;

  • transizione amministrativa;

  • transizione digitale;

  • transizione ecologica;

  • valori della PA.

Fin dalle prime righe si chiarisce che per rinnovare la PA è essenziale la crescita delle persone che la compongono, sotto il profilo delle conoscenze, delle competenze e delle capacità.

La formazione dunque arricchirà le persone formate, che a loro volta produrranno più valore per il cittadino e renderanno più efficiente la PA.

Fin qui siamo nel mondo delle idee”.

Infatti sono passati diversi mesi da quando la direttiva è stata emanata e passando dai buoni propositi” all’applicazione concreta, constatiamo amaramente che la formazione si sta risolvendo in un mero adempimento burocratico.

Esaurite le non poche ore di formazione obbligatoria”, le lacune” formative, restano estese e non recuperate.

Non può essere un corso sull’intelligenza artificiale o sulla transizione ecologica a favorire o migliorare quelle conoscenze e competenze che possono produrre valore” per il cittadino e che renderanno più efficiente la PA.

Rafforzare, diversificare e ampliare le competenze, è sicuramente un obiettivo che condividiamo. Non condividiamo il come si stia cercando di rafforzare le conoscenze e le abilità dei dipendenti. Passare oltre 40 ore nella visualizzazione di video formativi” su argomenti del tutto scollegati dall’attività lavorativa svolta in concreto per noi non appare una soluzione idonea a migliorare le competenze dei lavoratori e fornire servizi migliori ai cittadini.

Sappiamo bene che la formazione dei pubblici dipendenti è uno degli obiettivi del PNRR, e che lo scopo della direttiva è di rafforzare la dimensione valoriale” della formazione, tuttavia l’offerta formativa così pianificata non è soddisfacente né adeguata perché incompleta e contraddittoria e anche la sua organizzazione – nelle articolazioni territoriali dell’Agenzia – ha persino contrastato la conciliazione vita-lavoro, impedito la fruizione in lavoro agile, complicato lo svolgimento delle mansioni e l’esecuzione delle assegnazioni.

In tal senso, osserviamo che da una parte, si invitano i propri dipendenti a seguire percorsi formativi incentrati proprio sull’importanza della formazione continua a tutti i livelli (vedi corso Syllabus “Saper pianificare e gestire la formazione per valorizzare le persone e produrre valore pubblico”) e dall’altra, li si espone a responsabilità civili e penali disponendo che si avventurino in attività delicate senza aver avuto un’adeguata formazione nel merito (come segnalato in ambiti regionali per l’attività esterna assegnata a personale di ultima assegnazione).

E qui veniamo al punto, imporre percorsi formativi generici – spesso orientati ad aspetti non pertinenti al proprio ambito – produce un effetto distorsivo che non solo ostacola l’attività lavorativa ma si traduce in un cortocircuito formativo in cui il personale si ritrova a dover guardare per ore dei video senza la ben che minima partecipazione attiva e senza alcuna ricaduta positiva in termini di rafforzamento delle proprie skills” (termine usato – o abusato – nella direttiva).

È davvero questa la formazione di cui hanno bisogno i dipendenti pubblici e nello specifico i lavoratori del fisco?

La normativa tributaria è in continua evoluzione e in uno scenario così complesso diventa imprescindibile ricevere una formazione tecnica e specialistica, di cui invece non si intravede che l’ombra.

Se l’obiettivo della formazione è non solo migliorare le competenze dei lavoratori, ma anche fornire servizi migliori ai cittadini, i quali chiedono prestazioni di elevato contenuto specialistico, sono necessari percorsi di formazione qualificata in materie come l’assistenza all’utenza (in ufficio o da remoto), l’accertamento delle imposte e i contraddittori con i contribuenti, o sulla partecipazione alle udienze di trattazione innanzi alle Corti tributarie.

A tal riguardo, già lo scorso anno i colleghi di ultima assunzione – per la gran parte assegnati agli uffici territoriali delle varie Direzioni Provinciali – hanno potuto sperimentare sulla loro pelle i rischi di una formazione non pertinente al loro ambito lavorativo, lasciati soli e impiegati in attività istruttoria esterna, senza aver ricevuto alcuna formazione da parte dell’Amministrazione, ricevendo unicamente affiancamento nelle prime uscite da parte di colleghi esperti”, misura questa che non può considerarsi sufficiente ed esaustiva per lo svolgimento di un’attività particolarmente delicata quale quella relativa ad accessi, ispezioni e verifiche ex 52 del D.P.R. 633/1972 e art. 33 del D.P.R. 600/1973.

Tale carenza formativa, spesso compensata con la buona volontà e l’autoformazione tramite costosi libri e riviste specialistiche, potrebbe comportare problemi di carattere sia civile che penale per i funzionari impiegati in tali attività, nei casi di inesattezze e/o irregolarità nell’espletamento delle loro funzioni.

Tale scenario è certamente da scongiurare, e riteniamo che, prima di impiegare un lavoratore in un’attività del tutto nuova e delicata, l’Amministrazione lo formi adeguatamente per rispondere alle esigenze di efficienza ed efficacia nonché ad un preciso onere (formativo) a carico del datore di lavoro.

Auspichiamo quindi maggiore sensibilità verso le esigenze dei lavoratori e percorsi formativi volti a dotare dei giusti strumenti professionali i Funzionari e le Funzionarie che vengono chiamati a svolgere tali delicate mansioni.

Siamo disponibili a fornire chiarimenti e suggerimenti.

Certi della sua attenzione, restiamo in attesa di un Suo riscontro e le inviamo i nostri più cordiali saluti

il Coordinatore Nazionale FpCgil Agenzia Entrate

Florindo Iervolino

Silvia S., compagna e collega, si è imbarcata nelle scorse ore sulla Global Sumud Flotilla, la grande missione internazionale nonviolenta che ha preso il mare per portare aiuti umanitari a Gaza e rompere simbolicamente il blocco che da anni soffoca la popolazione civile.

La scelta di Silvia, che ha voluto far parte di questa coraggiosa ed eticamente necessaria iniziativa, rappresenta in pieno i valori che hanno animato la nostra organizzazione dagli albori di questo surreale conflitto: la ricerca di giustizia sociale, la difesa dei diritti umani, la tutela della pace. Per questa ragione, in queste ore, mentre ci arrivano le prime immagini della spedizione, vogliamo pubblicamente rivolgerle un pensiero di sostegno e supporto.

Il mondo del lavoro, in special modo quello pubblico, non può restare indifferente davanti alla tragedia che si consuma in Palestina, laddove i piani di ricostruzione già magnificano un futuro per Gaza alla stregua di Dubai, come se ciò non comportasse il massacro, anzi lo sterminio della popolazione residente nella Striscia.

Chi partecipa alla Flotilla prova ad alzare la voce contro l’indifferenza politica, dimostrando che la società – i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo – non si arrende alla logica dell’assedio, della carestia, della violenza senza fine.

È trascorsa appena una decina di giorni da quando questa organizzazione ha presidiato le piazze per l’iniziativa: un tassello della rete di sostegno che abbiamo costruito e che passa per una raccolta fondi confederale, di cui ricordiamo – ancora una volta – gli estremi.

È possibile, pertanto, effettuare i versamenti sul seguente conto corrente bancario Intestato a: Cgil – Confederazione Generale Italiana del Lavoro

IBAN: IT42S0103003201000002774730

CAUSALE: Aiuti umanitari Gaza

Prima di partire ho sentito Silvia, che mi ha segnalato anche la campagna di crowdfunding del Global Movement To Gaza, una campagna che ha già raccolto importanti risorse e che lei ha personalmente veicolato nelle scorse settimane.

Condividiamo qui il link per una diffusione maggiore dell’attività intrapresa e perché ci sia consapevolezza piena di quanto impegno civile c’è dietro la parola “pace”: https://gmtg-italia- press-kit.my.canva.site/#supporta-gmtg

A Silvia, dunque, e a tutte e tutti coloro che stanno prendendo parte alla Flotilla, va il nostro abbraccio solidale e il nostro ringraziamento: la loro lotta è la nostra lotta.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Cari colleghi,

l’ultimo incontro del 9 settembre tra le Organizzazioni Sindacali e la delegazione di Sport e Salute e delle Federazioni Sportive Nazionali è stato nuovamente dedicato al tema del Progetto Sestante che secondo le intenzioni dell’amministrazione di Sport e Salute dovrebbe già produrre i suoi effetti sull’assetto delle sedi territoriali nelle prossime settimane. È per questo motivo che, a fronte della nostra rinnovata esigenza di accelerare i lavori del tavolo in vista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale, abbiamo deciso in modo convinto di affrontare alcune questioni di questo progetto che avranno ricadute molto significative sui dipendenti di Sport e Salute e delle Federazioni che lavorano sul territorio.

La posizione delle Organizzazioni Sindacali sugli effetti del Progetto Sestante ha come principio inderogabile la tutela e l’attenzione verso quei colleghi che sono interessati alla chiusura definitiva delle loro sedi di riferimenti e a coloro che dovranno affrontare disagi nelle altre sedi oggetto di ristrutturazione.

Per le oltre 30 sedi interessate dalla chiusura si prevedono trasferimenti secondo un approccio di prossimità geografica che non può essere letto esclusivamente seguendo il parametro della distanza chilometrica trascurando le innumerevoli variabili legate al sistema dei trasporti e ad altri fattori che rendono lo spostamento quotidiano casa-lavoro difficilmente sostenibile.

Abbiamo ribadito con forza la necessità di valutare con estrema attenzione anche situazioni specifiche di quei colleghi che hanno figli in età scolastica, che hanno certificato fragilità mediche e che vivono difficoltà oggettive, quali ad esempio l’assistenza familiare, nel dover affrontare un trasferimento definitivo dalla propria sede ad altra città o Provincia.

Ma l’attenzione generale delle Organizzazioni Sindacali è mirata a valutare l’intero impatto previsto che l’attuazione del Progetto Sestante avrà sui lavoratori del territorio con prevedibili ricadute umane e professionali.

E’ per questo motivo che in questa fase ci stiamo adoperando per individuare insieme all’Amministrazione tutti gli strumenti organizzativi ed economici, non ultimo il ricorso al lavoro remoto come strumento per gestire le ricadute, al fine di accompagnare con cura e lungimiranza un cambiamento che non può avere solo una lettura tecnica e gestionale.

Nei prossimi giorni vi comunicheremo alcune iniziative di consultazione di tutti i colleghi del territorio per discutere e condividere insieme in assemblee on line di questo delicatissimo tema.

FP CGIL         CISL FP     UILPA        CISAL  FIALP      USB             UGL          FNP CONFSAL
MALATESTA   BRUNI    LIBERATI     CAROLA           MERCURI    PALLADINO       POGGINI
VIGLIOTTI

Alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali

On. Marina Calderone

Gentile signora Ministra,


Sappiamo che nelle prossime settimane sarà emanato un decreto-legge relativo alla sicurezza sul lavoro. Non ci esprimiamo sul punto, richiamando integralmente le più che condivisibili osservazioni già effettuate dalla CGIL Nazionale, per bocca della segretaria confederale Francesca Re David.

Abbiamo anche appreso che, nel corso dell’incontro di presentazione alle OO.SS.
del decreto legge, si è rappresentata la situazione delle assunzioni di personale ispettivo tecnico, che continuano a non produrre buoni effetti. Si è evidenziato, in buona sostanza, che anche questo concorso, che avrebbe dovuto far entrare in servizio mille ispettori tecnici, riuscirà a coprire forse la metà dei posti messi a bando, quasi come fosse una circostanza ineluttabile.

Lei sa bene, signora Ministra, che non è ineluttabilità; conosce bene le ragioni per cui ciò accade, perché più volte ne discutemmo ai tavoli sindacali alla sua presenza. Ragioni che – per quanto ci riguarda – non sono di sua immediata responsabilità: le competenze e le responsabilità richieste al personale ispettivo dell’INL sono di molto superiori allo stipendio previsto, comprese le indennità accessorie.

È sua precisa responsabilità politica, invece, porre rimedio a questa situazione dando un reale segnale di investimento, tangibile e duraturo, sull’attività di vigilanza. Così, ad esempio, come intende porre rimedio all’esclusione dell’INL dal fondo di 190 milioni di euro per far incrementare il salario accessorio? Quali misure intende concretamente realizzare per rendere realmente attrattivo l’INL e l’attività degli ispettori? Considerando la disponibilità di somme nel bilancio dell’INL, ha previsto l’inserimento di norme che autorizzino l’INL a usare tali somme per un’assicurazione integrativa in favore dei suoi dipendenti, sulla scorta di quanto accade ad esempio in INPS, INAIL e in molti altri Enti? Ha previsto l’inserimento di norme che autorizzino l’INL a usare tali somme per l’istituzione di una apposita indennità ispettiva?

Non ci venga a dire, per favore, che avete provato a far inserire emendamenti, ma avete avuto il diniego da parte di altri Enti perché sappiamo bene, sia noi che lei, che laddove c’è una volontà politica forte e seria, questa è capace di argomentare e superare qualunque diniego. Questo è accaduto, ad esempio, nei mesi scorsi in altri Ministeri.

Se non è accaduto in INL è perché tale volontà politica è mancata e di questo la responsabile è lei, signora Ministra, non altri.

Proprio per questo, Le chiediamo un incontro urgente, al fine di capire quali azioni intenda mettere in campo.

In assenza di risposte, avvieremo azioni a tutela di lavoratori e una mobilitazione su tutto il territorio, da soli o assieme alle altre sigle che saranno disponibili, perché finalmente si faccia quel salto di qualità che non si vuole far fare all’INL, perché – lo sappiamo bene – un INL e una vigilanza sul lavoro che funzioni a pieno regime fa paura, soprattutto a chi non vuole “disturbare chi produce ricchezza”.

Distinti saluti.   

 

Coordinatore nazionale FP CGIL – INL

Matteo Ariano

 

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