Nella giornata del 25 marzo si è svolta riunione del plenum della Giustizia Amministrativa per discutere sulla stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori assunti nell’ambito del PNRR.
E’ stata confermata la stabilizzazione di ottanta funzionari amministrativi e dieci assistenti informatici ma, nel corso della seduta, l’Amministrazione ha altresì confermato l’intenzione di assorbire anche tutti coloro che resteranno fuori dalla procedura. Per fare questo, sarà certamente necessario un nuovo passaggio normativo e su questo possiamo dire che, come FP CGIL, non solo confermiamo il nostro impegno pieno nella stabilizzazione di tutto il personale PNRR ma, proprio in questa prospettiva, abbiamo veicolato un emendamento al DL 19/2026 che va proprio in quella direzione.
Abbiamo sempre creduto nella sinergia con l’Amministrazione, nel convincimento che sia interesse di tutti arrivare alla stabilizzazione di questo personale; per questo, chiediamo ai vertici della Giustizia Amministrativa di arrivare all’ultimo miglio facendo anche loro la propria parte e spingendo per l’approvazione dell’emendamento, che potrà dare piena soddisfazione alle lavoratrici e ai lavoratori PNRR.
Inoltre, chiediamo chiarimenti sulle modalità previste per l’attivazione della selezione comparativa di cui all’art. 16 bis del decreto-legge n. 80/2021.
In particolare, riteniamo necessario comprendere quanta rilevanza avrà l’ipotizzato “colloquio”, rispetto ai titoli e all’anzianità di servizio, e, sotto altro aspetto, se si procederà con la stesura di un’unica graduatoria nazionale o con singole graduatorie regionali.
Nel secondo caso, proprio prendendo spunto dalle dichiarazioni rese nel corso del Plenum, auspichiamo che, qualora si dovesse procedere con lo scorrimento delle graduatorie regionali, si privilegino i candidati “idonei” che hanno riportato il maggior punteggio all’esito della complessiva selezione. Fermo restando che, in caso di mancata accettazione della sede proposta, il candidato conservi il posto nella graduatoria relativa al distretto per cui ha concorso.
Infine, evidenziamo che il personale da assumere con decorrenza 1° luglio 2026 ha già superato il periodo di prova; alla luce dell’art. 12 del CCNL Funzioni Centrali, secondo cui “sono esonerati dal periodo di prova, con il consenso dell’interessato, i dipendenti che lo abbiano già superato nella medesima area e famiglia professionale o profilo professionale …”, chiediamo l’inserimento di un’apposita precisazione in tal senso nello stesso bando di concorso.
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Coordinatrice nazionale FP CGIL Giustizia Amministrativa |
FP CGIL Nazionale |
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Maria Paola Lo Monaco |
Matteo Ariano |
Lo scorso 24 febbraio si è svolto a Bruxelles il 66° Standing Committee Local and Regional Government, che ha innanzitutto salutato e ringraziato la Presidente Eva Lotta Nilsson per il lavoro svolto in Epsu e le ha augurato il meglio per il suo prossimo collocamento a riposo.
Il programma dei lavori del Comitato prevedeva degli aggiornamenti e dibattito preparatorio alla sessione del dialogo sociale del 4 marzo, per definire il contributo di LRG Epsu alla consultazione che si svolge nei anche tavoli confederali nei seguenti argomenti:
revisione della direttiva in materia di Public Procurement, che dovrebbe essere approvata prima dell’estate prossima
Quality Jobs Roadmap e Quality Jobs Act
Riguardo al primo punto si ribadisce l’importanza strategica del settore appalti per i governi locali europei: le acquisizioni di beni e servizi rappresentano circa il 45% dei loro bilanci e pertanto Epsu si pone la necessità di introdurre alcuni vincoli specifici in materia sociale, di sostenibilità ambientale e di sicurezza nell’ottica di rafforzare contemporaneamente i servizi pubblici e il lavoro pubblico. Una attenta disciplina europea degli appalti in tal senso può contribuire a rafforzare l’istanza della reinternalizzazione dei servizi e la costruzione di strategie e campagne contro la privatizzazione.
In merito al contributo Epsu sul Public Procurement, il Segretario ci informa che la rete dei servizi pubblici si è incontrata diverse volte con la Commissione europea provando a stemperare la volontà di vincolare il criterio del prezzo più basso nell’assegnazione degli appalti pubblici da parte dei governi locali a favore di criteri simili a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa della legislazione italiana (effective cost). Il prezzo più basso rischia di celare forme di sfruttamento del lavoro e pertanto i sindacati europei si oppongono in tutte le sedi possibili. Il dibattito attuale è finalizzato a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori ed evitare che la semplificazione normativa sconfini nella deregulation, creando ulteriore spazio alle esternalizzazioni e all’attività dei privati nell’erogazione dei pubblici servizi
In particolare Epsu chiede l’eliminazione del criterio vincolante del prezzo più basso nelle procedure di aggiudicazione, argomento nel quale è incentrato il dibattito attuale finalizzato a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori ed evitare che la semplificazione normativa sconfini nella deregulation. Il timore è che si allarghi ulteriormente il perimetro delle esternalizzazioni e dell’attività dei privati nell’erogazione dei pubblici servizi. Per questo senz’altro dobbiamo continuare a vigilare affinchè la semplificazione tenda a esprimere le competenze amministrative presenti negli enti locali e l’autonomia dei governi nazionali e locali si realizzi in un quadro di rispetto della dignità del lavoro e di sostenibilità sociale ed ambientale, con l’introduzione di apposite clausole nei bandi di appalto.
Anche per quanto riguarda l’attuazione del Quality Jobs Roadmap dello scorso dicembre, che ambiziosamente si propone di rilanciare la qualità del lavoro in tutta l’Unione garantendo a tutti lavoratori europei salari equi, condizioni dignitose e sicure, protezione sociale, accesso alla formazione e opportunità di carriera, Espu sta cercando una proficua interlocuzione con Cemr per arrivare alla stesura di un documento congiunto che rappresenti tutti i soggetti delle amministrazioni locali.
Un obiettivo dell’attuale mandato del Comitato LRG è il rafforzamento della propria capacità di rappresentanza: uno strumento chiave a sostegno di questo è un progetto congiunto con l’organizzazione datori di lavoro, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni Europee (CEMR), che sta organizzando una serie di workshop e attività di gemellaggio in tutta Europa (inclusi Malta e Slovenia) anche per guardare alle esperienze di Paesi che hanno un dialogo sociale più avanzato, reso obbligatorio per legge.
L’altra priorità principale del Comitato è la trasformazione digitale nelle autorità locali e regionali. In questo contesto, a Berlino si terrà un evento congiunto alla fine di aprile. L’introduzione dell’IA, della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, così come la riqualificazione e il potenziamento delle competenze della forza lavoro, sono elementi centrali del programma di lavoro del Comitato.
Inoltre, un momento importante del Comitato del 24 marzo è stata la presenza del Segretario Generale dell’EPSU Jan Willem Goudriaan che ha ricordato la solidarietà di Epsu ai lavoratori ucraini nel quarto anniversario dell’invasione russa. Quindi ha introdotto la discussione per la preparazione della Giornata d’Azione del 23 giugno (Giornata dei Servizi Pubblici) proclamata dall’Onu e sull’agenda dei Servizi Pubblici, sottolineando la posizione di Epsu in direzione di una maggiore equità redistributiva della ricchezza prodotta.
Nella sessione del dialogo sociale del 4 marzo, alla presenza dei rappresentanti CEMR e della Commissione (DG EMPL e DGR REGIO), è risultato chiaro che l’interlocuzione finalizzata al superamento del criterio del prezzo più basso nelle procedure di appalto pubblico non risulta semplice, anche se nell’ambito delle rappresentanze delle municipalità si sta facendo strada la consapevolezza dell’esigenza di introdurre criteri diversi (o aggiuntivi) rispetto al prezzo, così da assicurare una maggiore efficacia ai servizi acquisiti.
Rispetto all’attuazione del Quality Jobs Roadmap l’obiettivo, si è ribadito nella stessa sessione, è quello di raggiungere una posizione comune con Cemr da presentare alla Commissione, con la quale il dialogo è piuttosto complesso anche a causa delle molteplici sensibilità rappresentate. Ad esempio, la Commissione propone un allungamento dell’orario di lavoro per le aziende inserite nel sistema di difesa (es. ospedali militari). L’argomento sarà approfondito nella prossima riunione della rete dei servizi pubblici prevista in luglio.
L’idea condivisa è quella di includere tutti i lavori e lavoratori in tutti i settori, a partire dal Pilastro Europeo dei Diritti Sociali orientata a garantire l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale, puntando, nel corso della consultazione, ad assicurare la semplificazione delle procedure ma non l’abbassamento dei diritti: deregulation non deve essere confusa con semplification.
I rappresentanti della Commissione presenti ci hanno assicurato che l’approvazione del Quality jobs Act avverrà entro la fine del corrente anno, così da poterne applicare i contenuti – cogenti – già dal 2027.
Infine, il Comitato è stato aggiornato sulle recenti iniziative della Commissione Europea rilevanti per i comuni e le regioni, inclusa la comunicazione sulle città e la proposta abitativa.
La prossima riunione del Comitato Permanente si terrà nell’ambito della conferenza paneuropea dell’EPSU sul Governo Locale e Regionale a Sarajevo a settembre.
Fraterni saluti
p.la FP CGIL Nazionale FF.LL.
Franca Sponticcia
Nella giornata di ieri, su richiesta congiunta a UILPA e USB PI, abbiamo avuto incontro con il nuovo Direttore Centrale dei Servizi all’Utenza, Audit e Anticorruzione.
E’ stata l’occasione per ribadire le richieste che abbiamo già inviato con un documento apposito. In particolare, riteniamo fondamentale che finalmente l’INL abbia costituito una Direzione che dovrà garantire omogeneità nei tanti servizi alla cittadinanza, con indicazioni operative che dovranno valere ed essere rispettate in tutta Italia. Come già riportato nel documento inviato nella mattinata di ieri, le lavoratrici e i lavoratori di questo Processo Operativo hanno evidenziato un senso di “abbandono”, legato all’assenza di indicazioni e di coordinamento delle attività da parte della Direzione Generale. Sarà questo il compito principale che questa nuova Direzione dovrà svolgere in questa prima fase, a nostro avviso, accompagnato anche dall’attività di audit, finalizzata proprio a verificare che gli uffici si adeguino alle indicazioni ricevute.
Venendo al dettaglio delle questioni affrontate: rispetto al rilascio delle autorizzazioni ex art. 4, L. 300/70, ci è stato comunicato che verrà ripresa la formazione già svolta lo scorso anno insieme all’autorità garante della privacy e saranno riprese anche le indicazioni a suo tempo fornite agli uffici del territorio.
Riguardo al rilascio dei nulla osta al lavoro per cittadini extracomunitari, il problema principale evidenziato resta la carenza di personale impiegato, ma anche la necessità di una sua adeguata formazione, considerata la delicatezza della materia. Sul punto, abbiamo concordato con l’Amministrazione rispetto alla necessità che questo tipo di attività operi in sinergia anche con il Processo Vigilanza. Abbiamo colto l’occasione per evidenziare che l’assenza di tale sinergia tra Processi Operativi rappresenti plasticamente l’assenza, nel concreto, di una modalità di lavoro per processi all’interno di INL, ossia un lavoro trasversale e orizzontale all’interno degli uffici. In pratica, si continua a lavorare per “segmenti” di attività: ognuno guarda il proprio, senza vedere ciò che può esserci stato prima o che potrà esserci dopo e questo determina inefficienze. Un esempio banale per capirci: è fondamentale sapere se una determinata azienda che fa richiesta di nulla osta abbia già ricevuto ispezioni e con che esito. Ulteriore criticità venuta in rilievo nel corso della discussione riguarda il sistema informatico messo a disposizione dal Ministero dell’Interno, che presenterebbe diversi problemi. Rispetto a questo, ci è stato comunicato che si intende aprire un’interlocuzione per capire come provare a risolverli.
Abbiamo poi chiesto nuovamente che sia attivata al più presto un’agenda appuntamenti in tutti gli uffici. Anche in questo caso, abbiamo rappresentato che in molti uffici del territorio già esistono varie modalità di appuntamento, ma ognuno si è ingegnato a suo modo, non ricevendo alcuna indicazione dalla Direzione Generale.
Questo si ricollega alla necessità di rendere più moderno il cosiddetto servizio di turno, che già nel nome richiama modalità di lavoro da superare. Anche in questo caso, abbiamo evidenziato che le modalità di accoglienza al pubblico variano da ufficio a ufficio ed è necessaria invece una omogeneità minima. Si può immaginare un maggiore impiego di funzionari amministrativi, così da liberare il personale ispettivo che non lo voglia da questa attività. Occorre, tuttavia, tener presente la necessità di un percorso formativo adeguato, sia nei tempi che nelle sue modalità, e considerare che in alcuni uffici periferici i funzionari amministrativi sono già oberati di molte altre incombenze, per la grave carenza di personale. Su questo, l’Amministrazione ha detto che sta cercando di capire se e come l’impiego di strumenti tecnologici possa nel frattempo sopperire temporaneamente a questa carenza. Di certo, per noi la strada maestra resta l’assunzione di funzionari amministrativi, oltre a una loro più funzionale distribuzione sul territorio.
Da ultimo, considerato che questa Direzione si occupa anche di anticorruzione, evidenziamo che troppo spesso questa attività è stata considerata un mero adempimento burocratico, una sezione del PIAO da compilare e null’altro. Riteniamo, invece, si tratti di uno strumento fondamentale attraverso cui, ad esempio, poter accrescere le competenze del personale e crediamo che anche su questo aspetto, questa nuova Direzione possa e debba avere un approccio più operativo e meno burocratico.
Aspettiamo, ora, di avere al più presto gli incontri con gli altri Direttori Centrali che, assieme a UILPA e USB PI, abbiamo già chiesto di incontrare.
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |
Nei giorni scorsi le colleghe e i colleghi del contingente Sicilia hanno avuto notizia della proroga del proprio distacco nelle more della definizione della riorganizzazione, che porterà alla costituzione di un ufficio – presso la DC Vigilanza – preposto alle attività di quel contingente.
Utilizziamo questo momento per rappresentare una serie di criticità e presentare proposte, dopo esserci consultati con lavoratrici e lavoratori, iscritte e iscritti FP CGIL, che lì operano.
La prima criticità che evidenziamo riguarda la distribuzione territoriale del personale ispettivo INL: considerando la possibilità, già prevista dalla normativa, di poter utilizzare sedi territoriali di altri Enti (es. INPS) e considerando anche che ci sarebbe la disponibilità dell’Istituto, sarebbe certamente utile dare la possibilità al personale ispettivo di poter fruire (almeno nelle giornate in cui è previsto il rientro in ufficio per la lavorazione delle pratiche) anche di quelle sedi più vicine alla propria residenza, così da poter impiegare in maniera più proficua la giornata lavorativa che, altrimenti, rischia di essere “persa” tra spostamenti vari, nella complessa viabilità siciliana.
Si pone, poi, il tema delle forti limitazioni al lavoro straordinario e riposo compensativo. Su questo vogliamo essere più che chiari: se qualcuno dovesse aver “approfittato”, è giusto che se ne assuma le responsabilità, ma questo non può penalizzare l’intero contingente, così come non è in discussione la preventiva comunicazione e autorizzazione del lavoro straordinario. Questa compressione, tuttavia, andandosi a incrociare con la distribuzione del personale ispettivo a distanza dalla propria residenza, ha la conseguenza di una gestione “caotica” del personale ispettivo, che viene poi per giunta anche penalizzato.
Venendo alla prossima procedura di interpello, crediamo debba dare in modo netto il senso di una stabilità del personale, ad esempio escludendo direttamente coloro i quali sono già in Sicilia, fatta
salva loro diversa volontà. Ancora: non riteniamo possibile proseguire con distacchi su base annuale. Occorre immaginare una periodicità più lunga – almeno triennale – così da far comprendere chiaramente a queste lavoratrici e a questi lavoratori che l’INL intende continuare a investire su loro e su queste attività con una prospettiva più lunga di quella annuale.
Allo stesso modo e nella stessa prospettiva, occorre che il prossimo interpello non ponga limiti numerici rispetto al contingente, posto che siamo ancora lontani dall’obiettivo numerico che la Ministra Calderone ipotizzò tempo fa, quantificandolo in cento unità ispettive.
Di fondo, occorre che INL inizi seriamente a pensare come intende strutturare la propria presenza nel panorama istituzionale siciliano. Avevamo già lanciato l’idea di avere almeno una sede fisica stabile, se non due (Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale, ad esempio), così da poter organizzare al meglio la propria presenza e poter immaginare anche l’invio di prime unità di personale amministrativo, a supporto di tutto il lavoro svolto dai funzionari ispettivi. Crediamo sia giunta l’ora di ragionarci seriamente e metterla in pratica al più presto.
Coordinatore nazionale FP CGIL – INL
Matteo Ariano
Prendiamo atto dell’ennesima brillante intuizione dell’Amministrazione: inviare mail di phishing ai dipendenti.
Un’iniziativa che, per tempismo e pertinenza, si inserisce perfettamente nel contesto lavorativo attuale, già caratterizzato da carichi sostenibili, ritmi distesi e ampie pause di riflessione.
Era francamente difficile individuare un’attività più urgente e necessaria.
Due indizi fanno una prova: prima i finti procedimenti disciplinari, adesso gli aggiornamenti software o, peggio, la programmazione ferie. Giocano sulle paure dei colleghi per testarne la soglia di attenzione.
Ora, siccome siamo persone ragionevoli, apprezziamo il cambio di registro e prendiamo atto del suggerimento organizzativo: oltre a svolgere le nostre mansioni, possiamo dedicarci anche a un appassionante gioco a premi, distinguere le comunicazioni reali da quelle fasulle.
Un esercizio particolarmente stimolante, soprattutto quando le prime sono già, di per sé, poco chiare, bizantine o tardive.
Cogliamo quindi l’occasione per ringraziare l’Amministrazione per la fiducia implicita: evidentemente si ritiene che il problema principale sia l’eccesso di tempo a disposizione del personale, e non – ad esempio – la cronica carenza di risorse, l’accumulo di arretrati o la gestione quotidiana dell’urgenza permanente.
Segnaliamo tuttavia una possibile criticità: mentre i dipendenti sono impegnati a smascherare tranelli costruiti dall’interno, il lavoro reale – quello sì, non simulato – continua ad accumularsi con ammirevole costanza, grazie anche alle procedure spesso in tilt.
Per il futuro, suggeriamo di proseguire su questa linea, magari introducendo ulteriori elementi di realismo: istruzioni operative travestite da scherzo; scadenze vere indistinguibili da quelle finte; o, perché no, obiettivi comunicati esclusivamente tramite enigmi.
O forse tutto questo è già accaduto?
Resta inteso che, qualora l’Amministrazione intendesse sperimentare anche una simulazione di condizioni di lavoro normali, il personale è disponibile a partecipare. Con malcelata curiosità.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Da anni chi ha a cuore l’Istituto guarda ai vertici dell’Ente chiedendo con insistenza l’indicazione di una direzione chiara.
Ora, l’esito dell’indagine reputazionale 2025 condotta sull’utenza restituisce l’immagine di un Istituto in evidente affanno nei confronti di chi beneficia delle nostre prestazioni e servizi.
A emergere sono le criticità strutturali che non possono essere neutralizzate da narrazioni autocelebrative e che, soprattutto, contribuiscono a rendere invisibile lo sforzo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori.
Proprio questo è il primo punto dirimente: l’impegno profuso da tutti coloro che operano nell’Istituto non solo non viene valorizzato, ma spesso non è neppure percepito dall’utenza. Le problematiche organizzative e operative – ampiamente note e da tempo segnalate – restano sostanzialmente ignorate dall’Amministrazione, finendo per oscurare il lavoro svolto, per alimentare una rappresentazione distorta.
In questo contesto, il dato sulla partecipazione all’indagine – appena il 5,2% del campione – solleva più di un interrogativo sulla reale rappresentatività dei risultati. Una adesione così contenuta rischia di riflettere una platea selezionata, non necessariamente coincidente con il complesso dell’utenza, in particolare quella più critica o in maggiore difficoltà.
Nel merito, poi, i punteggi medi – inferiori alla soglia di 4, indicativa di un giudizio positivo – non possono essere letti come segnali di eccellenza. Al contrario, delineano una qualità appena discreta. Il dato sul giudizio complessivo, in calo da 3,73 nel 2024 a 3,60 nel 2025, è la cartina di tornasole: evidenzia un arretramento, non una fisiologica oscillazione.
Sorprende? No. Le carenze di organico, l’assenza di reali prospettive di crescita professionale, il blocco ricorrente delle procedure che paralizza gli sportelli e le lavorazioni, la mancanza di una strategia sul servizio che si vuole offrire: tutto concorre a generare un contesto operativo complesso, che incide direttamente sulla percezione della nostra azione, mortificando il lavoro delle sedi.
A fronte di questi elementi, si continua a proporre una lettura che richiama genericamente una “crescente aspettativa dei cittadini”, evitando di affrontare le cause di questo peggioramento.
Il fatto che poco più della metà degli intervistati esprima valutazioni alte implica, specularmente, che una quota altrettanto rilevante mantenga un giudizio tiepido o negativo.
Anche la narrazione sulla trasformazione digitale appare parziale: il dato più elevato riguarda utenti già abituati ai canali online, mentre una parte significativa della cittadinanza continua a segnalare difficoltà di accesso, usabilità e comprensione. E in questo quadro la priorità dell’Istituto sembra essere dar forza a un nuovo spot: il web-meeting come elemento narrativo di un grande cambiamento, in realtà ignorato dalla quasi totalità dell’utenza.
Nel complesso, ciò che emerge è che l’attuale modello organizzativo e di erogazione dei servizi perde efficacia. Manca una visione di insieme, un’idea di futuro.
Ed è qui che si innesta il secondo punto cruciale: queste criticità si traducono in tensioni quotidiane che si scaricano su chi rappresenta l’Istituto sul territorio.
Il personale del front-end si trova esposto due volte. Da un lato, davanti a cittadini sempre più frustrati e arrabbiati, che non comprendono il perché di taluni disservizi; dall’altro, nei confronti di un’Amministrazione che da tempo non offre risposte adeguate né soluzioni strutturali e che gioca perfino sulle maggiorazioni di chi fa da valvola di sfogo (con la complicità della solita sedicente organizzazione).
Chi “mette la faccia” allo sportello, chi ha la responsabilità di garantire il servizio, diventa così il terminale di inefficienze sistemiche, subendo un logoramento professionale e umano che non può più essere ignorato.
Per queste ragioni, è necessario abbandonare ogni lettura compiacente dei dati.
Solo intervenendo in modo incisivo sui nodi organizzativi e operativi sarà possibile invertire una tendenza che, allo stato attuale, appare negativa.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Queste le problematiche e le proposte emerse dopo la terza assemblea tematica con le iscritte e gli iscritti, sulle attività dei Processi Servizi all’Utenza e Pianificazione.
Anzitutto, la parole maggiormente ricorse nel corso dell’assemblea sono state “abbandono” e “solitudine”, che rendono perfettamente il quadro di come si senta il personale addetto a questi due Processi. Questo deve essere il presupposto da cui partire, per poter ridare linfa e slancio a due settori di attività che restano imprescindibili ed essenziali per le attività dell’Ente.
Anche in questo caso ci è stata sottolineata l’assenza di sistemi informatici interni: basti pensare che le missioni del personale ispettivo sono ancora liquidate attraverso tabelle Excel. Sappiamo che esiste l’applicativo che consentirebbe di farlo, ma che quasi nessun ufficio lo utilizza perché i problemi sono maggiori dei benefici. Occorre intervenire in maniera tempestiva anche in tal caso: quanto tempo si dovrà ancora aspettare perché INL si doti di un applicativo che consenta al personale che svolge servizio esterno di inserire i dati della missione e poi, al personale che deve liquidare la missione, di poter operare direttamente sull’applicativo? Perché non si interpellano le colleghe e i colleghi del Processo Pianificazione, così da poter avere un applicativo adeguato alle esigenze di chi lavora quotidianamente sul pezzo? Perché INL deve sempre complicarsi e complicare la vita inutilmente?
Nel settore dei servizi all’utenza, manca totalmente qualsiasi banca dati interna sulle attività svolte: dalle notifiche preliminari di cantiere, alle autorizzazioni ex art. 4 L. 300/70, ai pareri per flussi migratori, etc. Manca, inoltre, una agenda appuntamenti, che consenta alla cittadinanza di poter accedere agli uffici in modo ordinato, così da poter avere risposte rapide e da rappresentare tutto il lavoro svolto, che altrimenti rischia di andare perso…
Si segnala, nel settore della Pianificazione, l’assenza del ruolo che le DIL dovrebbero esercitare. Anche l’ultima riorganizzazione dell’Ente precisa che le DIL dovrebbero seguire, per gli ispettorati che operano sul loro territorio: la programmazione degli acquisti di beni e servizi e quella economico-finanziaria, la gestione delle procedure di appalto, la logistica e il relativo contenzioso, il coordinamento della gestione del patrimonio … Da ciò che è emerso in assemblea, invece, quasi nulla di tutto ciò viene effettuato dalle DIL, al punto tale che il secondo decreto direttoriale discusso a livello sindacale prevede che gli ispettorati di area metropolitana coadiuvino le DIL in tutte le attività organizzative e del contenzioso. Insomma, gli IAM, che dovrebbero essere coadiuvati dalla DIL competente per territorio per essere sgravati di un pezzo importante di lavoro a livello di organizzazione e gestione interna, devono invece coadiuvarla… Naturalmente, non vogliamo scaricare responsabilità sulle colleghe e i colleghi delle DIL, ma evidenziare che se alle DIL è riconosciuto il ruolo strategico di occuparsi della gestione e dell’organizzazione e del coordinamento del territorio, in quanto Direzioni di prima fascia, devono essere messe nelle condizioni di poterlo svolgere appieno.
Passiamo alle questioni relative a singole attività:
Trattamento di quiescenza del personale: si tratta di un settore molto delicato, in cui il personale addetto lamenta totale assenza di indicazioni dalla Direzione Centrale competente, soprattutto considerando che si è chiamati a operare su una piattaforma gestita dall’INPS, per cui è necessario avere un referente che aiuti sia nell’interlocuzione con l’INPS, sia dando indicazioni operative uguali per tutto il territorio nazionale. Non è accettabile che i colleghi debbano andare in “autogestione”, telefonandosi per confrontarsi, perché non hanno avuto alcuna direttiva dal Centrale. Questo genera comprensibili ritardi nel calcolo e nella liquidazione della pensione. E’ urgente, quindi, intervenire.
Rilascio pareri per flussi migratori: anche questo è un settore molto molto delicato, in cui la responsabilità è alta. Ricordiamo, in proposito, che nei mesi scorsi l’INL ha subìto senza batter ciglio
la reintroduzione normativa di pareri obbligatori in determinati casi, senza evidenziare in modo adeguato la grave carenza di personale che avrebbe impedito di dare risposte in tempi rapidi. Il risultato? Una valanga di domande ancora senza risposta. In moltissimi casi, quindi, lavoratori si presentano quotidianamente presso gli uffici del territorio chiedendo conto dei ritardi. In tutto ciò, nessuna indicazione operativa è arrivata dalla direzione generale, nessuno ha messo nero su bianco quali sono gli elementi minimi e indefettibili che devono essere presenti nelle domande, nessuno ha spiegato come accedere ai programmi dell’Agenzia delle Entrate che sarebbero a disposizione e quali dati andrebbero controllati, nessuno ha chiarito quando certe pratiche dovrebbero essere passate al Processo Vigilanza per fare un’ispezione, prima di qualsiasi parere. Anche in questo caso, tutto è affidato all’autogestione, in una materia tanto delicata, dov’è necessario avere personale adeguatamente formato e dov’è necessaria un’interazione continua con il Processo Vigilanza e non ci si può affidare al solo buon senso o alla volontà dei colleghi.
Autorizzazione per installazione impianti audiovisivi: in questo caso, si segnala non solo l’enorme quantità di domande presentate, ma anche la loro emergente complessità: sempre più di frequente, non si tratta solo delle “classiche” domande per installazione di telecamere, ma di sistemi complessi
– che richiamano, ad esempio, l’uso di metadati – , che richiedono aggiornamento di competenze e indicazioni operative totalmente assenti. Sarebbe fondamentale, anche in questo caso, dare indicazioni operative univoche e aggiornare le competenze del personale, anche valutando l’inserimento di personale con competenze specifiche in ambito informatico e tecnologico, che possa “incrociare” le sue competenze con quelle della vigilanza.
E’ essenziale, pertanto, che le Direzioni Centrali competenti non lascino il personale “solo”, ma espletino pienamente la funzione cui sono chiamate, dando indicazioni operative omogenee e coordinandone le attività su base nazionale.
Non è possibile che in questo Ente vi siano lavoratori che si sentono chiaramente “figli di un Dio minore”, nonostante svolgano funzioni essenziali per il funzionamento dell’Ente ovvero attività fondamentali per la tutela del lavoro e dei lavoratori.
Coordinatore nazionale FP CGIL – INL
Matteo Ariano
Leggendo il Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2026 – 2028 (PIAO), deliberato dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 19 marzo 2026, all’interno del quale, ricordiamo, è contenuto il Piano triennale dei fabbisogni di personale (PTFP), possiamo confermare senza timore di essere smentiti che, purtroppo, avevamo avuto ragione nel domandarci dove stesse andando l’Istituto (v. comunicato del 16 febbraio 2026).
Infatti, come temevamo, all’interno della programmazione assunzionale per i prossimi anni, non vi è la previsione di procedure concorsuali per la figura dell’assistente amministrativo, nonostante la stessa sia elemento integrante di un modello organizzativo che non può prescindere dal fondarsi sulle risorse umane e infatti fortemente richiesta da altre Pubbliche Amministrazioni per le motivazioni già precedentemente espresse.
Del resto, anche il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, in sede di approvazione del previsto parere sul PIAO 2026/2028, ha richiamato all’interno del proprio documento quanto contenuto nelle osservazioni e nelle considerazioni della Commissione territorio, centralità della persona, prestazioni, efficienza, in tema di Piano dei fabbisogni laddove invita ad un “…rilancio della figura dell’assistente amministrativo al pari di quanto sta avvenendo in altre PPAA”.
Eppure, basterebbe farsi un giro per la sedi dell’Istituto per comprendere le reali condizioni delle carenze strutturali che stanno interessando l’Ente e di come gli effetti delle ultime tornate concorsuali siano stati quasi impercettibili (anche a causa di scelte organizzative su cui abbiamo già scritto con precedente comunicato il 19 febbraio u.s.). E allora diventa non più prorogabile un cambio di strategia assunzionale con l’inserimento della figura dell’assistente tra quelle che a pieno titolo faranno parte del progetto futuro di questo Ente.
Neanche vogliamo considerare l’ipotesi di un malcelato progetto di sostituzione professionale.
Sarebbe veramente paradossale se in un Istituto come l’INAIL, dove per anni ci è stata giustamente sottolineata l’importanza della “persona al centro”, si avviasse una sperimentazione (forse la prima e unica nel panorama pubblico) che miri non più all’utilizzo dell’IA quale strumento di supporto (valido?) al lavoro umano, ma alla sostituzione di quest’ultimo: veramente un mondo al contrario!!!
Ma vogliamo essere sempre ottimisti e pensare che quest’ultime siano solo ipotesi da relegare a “fantasindacato” e che nei fatti l’attuale ruolo ad esaurimento dell’assistente amministrativo sia recuperabile nella strategia e nel progetto futuro.
In considerazione di ciò, tenuto conto che quanto premesso richiediamo un non più rinviabile momento di confronto con chi assume questi provvedimenti, riteniamo sia necessario convocare con urgenza un tavolo “politico” ampio con tutti gli Organi che abbia la capacità di rispondere allo stesso quesito che da più parti ci viene posto e che interessa tantissimi aspetti politico/gestionali: INAIL, dove stiamo andando?
FP CGIL UIL PA
A. Mercanti G. Paglia
A seguito della seconda assemblea tematica con le iscritte e gli iscritti, stavolta sulle attività del Legale e Contenzioso, diverse sono le questioni e le proposte emerse.
Anzitutto, si parte dal mancato collegamento tra questo Processo e quello della Vigilanza, anzitutto sotto il profilo informatico. L’annosa assenza di un applicativo nel Processo Vigilanza, che trasfonda i dati dei verbali all’interno degli atti del Legale, rallenta di molto l’attività dei lavoratori di questo Processo, costretti a fare continuamente “copia e incolla” dai verbali ispettivi. Anzi, ora che i verbali ispettivi sono normalmente in formato pdf, questo rende paradossalmente più difficile perfino la banale operazione di “copia e incolla”… Insomma, INL non si smentisce mai ed è capace di complicare perfino operazioni che dovrebbero essere semplificate.
Sembrerebbe che quest’anno sarà finalmente messo in uso il nuovo applicativo per gli Uffici Legali. Anzitutto ci auguriamo che, prima di essere messo in uso, l’applicativo sia sperimentato in diversi uffici di varie dimensioni, così da poterne verificare appieno le capacità e le problematiche e che, in una piena e operativa logica di Processi Operativi, quindi trasversale e orizzontale, comunichi con gli altri Processi, ad esempio con quello della Vigilanza, così da riprendere i contenuti dei verbali ispettivi. Chiediamo, quindi, delle tempistiche certe per la sperimentazione e la messa in uso di questo applicativo entro l’anno, perché la situazione è diventata oltremodo intollerabile e insostenibile.
Altra questione di peso riguarda l’accesso alle banche dati: sembra incredibile, ma il personale addetto al legale e contezioso non ha accesso all’anagrafe unica nazionale gestita dal Ministero dell’Interno, fondamentale per poter effettuare correttamente le notifiche. Allo stesso modo, non ha contezza immediata dei pagamenti delle ordinanze, se non a distanza di alcuni mesi, con il rischio di notificare ordinanze nei confronti di aziende che hanno già pagato le sanzioni. L’alternativa, per
evitare figuracce, è di chiamare direttamente l’azienda o chi la segue a livello professionale per accertarsi che il pagamento con F23 sia avvenuto e farselo inviare.
Ancora: di recente si è posto un tema di rilievo rispetto al riaffidamento dei crediti non riscossi entro cinque anni. Per tali situazioni, l’INL ha stipulato una convenzione con l’Agenzia delle Entrate e della Riscossione (AdER) che, tuttavia, richiede – come condizione preliminare per poter agire – la presenza di nuovi e significativi elementi reddituali o patrimoniali del debitore, oppure nuovi, circostanziati e significativi elementi reddituali o patrimoniali del debitore, comunicando all’AdER i beni del debitore da aggredire. Tutto bene? No, perché c’è un “piccolo” problemino: i dipendenti che dovranno occuparsi di questo recupero del credito non hanno accesso alle relative banche dati per fornire le informazioni all’AdER, con la conseguenza che la convenzione sottoscritta potrebbe restare lettera morta e il riaffidamento avverrà solo in casi rari, con il rischio altissimo che l’INL perda moltissimi crediti.
Chiediamo quindi, che il personale dell’Ufficio Legale e Contenzioso abbia accesso in tempi rapidi alle relative banche dati per poter svolgere appieno il proprio servizio e così completare il ciclo di attività portate avanti da altri processi operativi.
Segnaliamo che in alcuni uffici d’Italia sembrerebbe che la rappresentanza in giudizio sia ancora appannaggio di pochissimi funzionari e questo non va affatto bene, considerando che – com’è noto – alla partecipazione alle udienze si ricollegano elementi di salario accessorio e che a suo tempo furono date indicazioni diverse, anche su forte spinta sindacale e della FP CGIL in primis. Chiediamo, pertanto, una ricognizione per accertarsi che dappertutto vi sia il più ampio numero di funzionari del processo Legale che partecipa alle udienze.
Un tema specifico che merita di essere affrontato riguarda la situazione delle funzionarie e dei funzionari presso le unità di raccordo: si tratta di lavoratrici e lavoratori che furono inquadrati dall’Amministrazione come funzionari amministrativi-gestionali anziché come funzionari contenzioso e recupero crediti, come invece accade per i colleghi che svolgono sostanzialmente le
loro stesse funzioni presso le DIL. Nonostante questa “dimenticanza”, questi funzionari continuano a svolgere mansioni che apparterebbero ad una diversa famiglia professionale, come ad esempio l’istruttoria delle centinaia di ricorsi che poi dovranno essere trattati. Chiediamo all’INL di intervenire, inquadrando correttamente questi lavoratori nella famiglia professionale cui appartengono, anche con un provvedimento specifico per loro, senza dover aspettare procedure di cambi di famiglia, essendo questo un problema comune a tutte le unità di raccordo d’Italia.
Infine, ultima questione riguarda due aspetti di carattere economico: bisognerebbe riconoscere una specifica indennità per il personale addetto alla rappresentanza in giudizio, considerando che è quello più direttamente impegnato nel far vincere le cause intentate contro i verbali ispettivi. Questo è uno dei tasselli per la creazione di un sistema indennitario in INL, che remuneri adeguatamente coloro che si assumono responsabilità o svolgono incarichi particolarmente impegnativi. Ulteriore riflessione riguarda il fondo di spese di lite vinte: posto che gli obiettivi realizzati sono portati avanti da tutte le colleghe e tutti i colleghi del Processo, occorrerebbe estendere una parte del fondo anche a loro, anzitutto ampliando l’entità del Fondo di spese di lite, considerando l’ammontare delle risorse introitate dagli Uffici legali.
Coordinatore nazionale FP CGIL – INL
Matteo Ariano
La riorganizzazione dell’INL muoverà nelle prossime settimane ulteriori passi. Per quanto ci riguarda, dopo aver letto la bozza di decreto direttoriale che dovrà essere emanata, evidenziamo alcune cose che non vanno bene, a nostro parere, e che chiediamo di cambiare decisamente:
La bozza prevede ben otto elevate professionalità presso la Direzione Generale e francamente ci sembra una enormità, considerando che la Direzione Generale, a seguito di questa riorganizzazione dispone di sei Direttori Centrali e di ventisette uffici, cui sono preposti ventisette dirigenti di seconda fascia. Con tutti questi dirigenti di prima e seconda fascia, cosa dovranno fare queste otto elevate professionalità è ancora un mistero e non viene precisato da nessuna parte. L’unica cosa non misteriosa è che ci saranno otto persone che vedranno migliorare il loro status a tempo indeterminato. Più volte abbiamo chiesto all’INL di chiarire cosa dovranno fare queste Elevate Professionalità e solo dopo avviare le procedure, invece qui sembra si voglia procedere al contrario: prima si stabilisce il numero delle Elevate Professionalità e dove dovranno essere collocate, solo dopo si deciderà cosa fargli fare. Proprio per questo le EP non sono state realizzate finora in INL e riteniamo sia il caso di continuare a lasciar perdere, senza prima una visione e un progetto.
Ulteriore criticità si è posta rispetto alle ottanta aree sempre in direzione generale. Anche in questo caso, se le aree dovessero corrispondere ad altrettanti incarichi di responsabilità (l’equivalente dei team sui territori, per intenderci) ci pare un numero a dir poco spropositato. Partiamo anche qui dai conti: in Direzione Generale ci sono circa 300 dipendenti. Ipotizzare 80 incarichi di responsabilità significherebbe avere un responsabile ogni 3-4 dipendenti, con ricadute negative sul FRD, ma anche e soprattutto con un modello organizzativo assolutamente elefantiaco inaccettabile, che alimenta la cesura e la distanza tra Direzione Generale a uffici del territorio. E’ certamente il caso di arrivare quantomeno a un dimezzamento (o anche più) di queste aree.
Ancora: troviamo veramente lunare che nella bozza di decreto si legga che le sedi degli ispettorati di area metropolitana dovranno sussidiare le Direzioni Interregionali, visto che queste ultime erano nate per sussidiare le sedi del territorio e che per questo erano state “promosse” a sedi dirigenziali di prima fascia. Questa disposizione ci pare, peraltro, in totale contrasto con quanto lo stesso Decreto Direttoriale n. 6/2026 prevedeva in questa nuova riorganizzazione, ribadendo che le DIL avrebbero dovuto sussidiare le sedi territoriali.
Insomma, ci sembra che in questa riorganizzazione si utilizzi a cuor leggero danaro pubblico senza considerarne le finalità e senza tener conto del fatto che gli organi di controllo potrebbero essere chiamati a controllare e intervenire.
Considerando che la riorganizzazione avrà impatto anche sulle Posizioni Organizzative, riteniamo utile e urgente una rotazione seria degli incarichi di responsabilità di ogni genere (PO, team, area, come anche quelli dirigenziali) che da troppi anni sembrano fissi, in spregio alle stesse regole che l’INL si è dato. Come FP CGIL da anni sosteniamo convintamente il principio della rotazione degli incarichi, come strumento di crescita professionale dei lavoratori, nonché di prevenzione della corruzione. A maggior ragione lo ripetiamo oggi e ci aspettiamo che l’INL ponga in essere questo principio senza “se” e senza “ma”, senza inventare deroghe per “salvare” qualcuno e prevedendo che questo principio riguardi chiunque ricopra un incarico di responsabilità a qualunque livello e dovunque (sia negli uffici periferici, che nelle DIL che nella Direzione Generale).
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |
Care compagne e cari compagni,
ieri si è concluso il secondo incontro per il rinnovo del CCNL Adepp. Contrariamente all’ultima volta che si è ritenuto di uscire con un comunicato unitario, oggi si è deciso invece di proseguire in solitudine ma con la libertà di raccontarvi come sono andati realmente i fatti.
Questa volta siamo stati ospitati nella solita sala che Cassa Forense mette a disposizione per le contrattazioni Adepp, quindi finalmente ad un tavolo di trattativa. La delegazione trattante di controparte era composta dal capo delegazione nonché Presidente di Onaosi, Amedeo Bianchi, dal Prof. Francesco Verbaro, dal Dott. Walter Anedda, dal DG di Cassa Commercialisti il dott. Fabio Angeletti, dal presidente di Cassa Veterinari Oscar Enrico Gandola, collegato da remoto e da un avvocato consulente di Adepp.
Il giro del tavolo ha avuto inizio con USB che si è dichiarata ancora una volta interessata al solo rinnovo della parte economica, lasciando a noi CGIL l’onore di spiegare alla controparte la necessità di trovare soluzioni tangibili anche sulla parte normativa, così come promesso alle lavoratrici e ai lavoratori durante le assemblee cittadine. L’impegno che ci siamo presi, con tutti i lavoratori, insieme a UIL e CISAL lo stiamo portando avanti ma non possiamo nascondere che già da ieri si sono riscontrate strane derive.
Prima che qualcuno possa pensare o sperare che con la UIL non si viaggi più con il vento in poppa, ci teniamo a precisare che, così come riscontrato anche ieri al tavolo, le posizioni, espresse anche nel precedente comunicato congiunto CGIL-UIL, sono rimaste invariate.
Insieme alla UIL, infatti, abbiamo continuato a sottolineare che le nostre necessità, quelle delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, non si fermano all’effettivo recupero della parte inflattiva sul rinnovo economico ma sono soprattutto rivolte alla totale revisione della parte normativa con particolare riguardo alle declaratorie del personale.
Da parte datoriale si è sentito parlare solo di pochi spiccioli da riconoscere per la parte economica, tanto che la quattordicesima a loro modesto avviso dovrebbe essere totalmente autofinanziata. Parlano di un cosiddetto sistema indennitario, in realtà si tratta di superminimi che il datore di lavoro deciderebbe a chi attribuire, che dovrebbero risolvere il problema che le amministrazioni hanno con chi sul mercato del lavoro è quotato diversamente dal resto dei lavoratori delle Casse/Enti, ovvero gli informatici, gli attuariali e gli analisti. Per loro questa sarebbe la risposta adeguata alla questione che ogni volta poniamo sull’aggiornamento dei profili professionali all’interno delle nostre obsolete declaratorie del personale e delle relative progressioni economiche (scatti di anzianità).
Qualche sigla purtroppo è sembrata già attratta da questi discorsi, fortunatamente altre ancora no.
L’8 di aprile p.v., la delegazione trattante datoriale sottoporrà, all’attenzione dell’assemblea dei Presidenti Adepp, le rivendicazioni sindacali per avere mandato a trattare. E’ stato fissato intanto un calendario di incontri di tre date, di cui la prima il 14 maggio p.v.
La CGIL affronterà anche questa sfida con la giusta passione di sempre. Quindi ora è tempo di mollare gli ormeggi, spiegare le nostre belle vele rosse e mantenere la rotta.
FP CGIL NAZIONALE FP CGIL – La Coordinatrice Nazionale
Matteo Ariano Cristina Arpaia
Il 24 marzo non è una data qualsiasi nella memoria collettiva del nostro Paese. È il giorno in cui, nel 1944, 335 italiani furono barbaramente assassinati dalle truppe di occupazione naziste alle Fosse Ardeatine, in una rappresaglia feroce e pianificata, successiva all’azione partigiana di via Rasella. Un eccidio che rappresenta uno dei momenti più tragici e disumani dell’occupazione tedesca di Roma e una delle pagine più sanguinose della storia nazionale.
Ricordare oggi le Fosse Ardeatine non è un esercizio retorico né una commemorazione formale: è un atto politico e civile. Significa riaffermare con forza il valore della Resistenza, che fu lotta per la dignità, per la libertà e per i diritti fondamentali contro la barbarie nazifascista. Significa riconoscere il sacrificio di chi si oppose all’oppressione pagando con la vita il prezzo della propria scelta.
Come organizzazione sindacale, rivendichiamo l’eredità dell’antifascismo come fondamento della nostra azione quotidiana. I diritti del lavoro, la giustizia sociale, la democrazia e la partecipazione sono conquiste che affondano le loro radici proprio in quella stagione di lotta e di liberazione. Senza la Resistenza, non vi sarebbe stata la Costituzione repubblicana che ancora oggi tutela il lavoro e la dignità delle persone.
Di fronte ai rigurgiti di intolleranza, revisionismo e banalizzazione della storia, ribadiamo con determinazione che l’antifascismo non è un valore del passato, ma un principio attuale e imprescindibile. È responsabilità di tutte e tutti custodire la memoria e tradurla in impegno concreto contro ogni forma di autoritarismo, discriminazione e violenza.
Onorare le vittime delle Fosse Ardeatine significa dunque rinnovare un patto: quello di non dimenticare e di continuare a difendere, ogni giorno, i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà per cui hanno sacrificato la propria vita.
La memoria è resistenza. L’antifascismo è impegno.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo