Al Direttore Generale della Giustizia Tributaria

Dott. Fiorenzo SIRIANNI
dgt.direzionegenerale@pec.mef.gov.it

Alla Segretaria Generale del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria

Dott.ssa Ida DI LAURO
UfficioSegreteriaCPGT@pce.finanze.it

Al Direttore Generale della Direzione del Personale

dott. Giuseppe PARISE

dcp.dag@pec.mef.gov.it

e p.c. Al dirigente dell’Ufficio relazioni sindacali

dott. Ahmad Reza AGHAI WICHKI

relazionisindacali.dag@mef.gov.it

del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi

del Ministero dell’economia e delle finanze

Oggetto: richiesta urgente di incontro su piano di riorganizzazione del contenzioso tributario

Gentilissimi,

A seguito della riunione straordinaria del plenum del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria del 17 marzo u.s., con unico punto all’ordine del giorno “Osservazioni sullo schema di decreto legislativo recante revisione della geografia giudiziaria tributaria e disposizioni in materia di ordinamento e stato giuridico dei magistrati tributari” e del parere conseguentemente adottato che, tra le varie, prevederebbe l’assenso del Consiglio alla soppressione graduale di 22 corti di giustizia tributaria di primo grado, le scriventi OO.SS. esprimono forte preoccupazione per le possibili ricadute sul personale e sull’efficacia dei servizi resi ai cittadini.

Un intervento di tale portata, se non adeguatamente condiviso e governato, rischia di compromettere la capillarità del servizio sul territorio, aumentare le distanze tra amministrazione e utenza e incidere negativamente sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive professionali dei lavoratori coinvolti.

Riteniamo inaccettabile apprendere da fonti giornalistiche notizie di così rilevante impatto senza un preventivo confronto con le rappresentanze dei lavoratori, soprattutto in una fase in cui si continua a parlare di valorizzazione del personale e di rafforzamento della Pubblica Amministrazione.

Alla luce di quanto sopra, le scriventi OO.SS. chiedono la convocazione urgente di un incontro al fine di acquisire elementi chiari e ufficiali sul piano prospettato e di avviare un confronto reale e costruttivo.

È necessario garantire trasparenza, tutela occupazionale e salvaguardia dei servizi pubblici sul territorio. Ogni processo di riorganizzazione deve necessariamente passare dal coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze.

In attesa di riscontro urgente, si porgono distinti saluti.

                Il Coordinatore nazionale FP CGIL MEF                  Il Coordinatore generale UILPA MEF

           Andrea Russo                                                     Andrea Bordini

Le recenti procedure di valutazione della performance nel MIMIT confermano le criticità strutturali già segnalate da questa Organizzazione Sindacale. Il sistema vigente non garantisce adeguate tutele contro possibili abusi soggettivi ed è ulteriormente distorto da direttive ministeriali che impongono una “diversificazione” numerica forzata, a scapito del merito

  1. Il vuoto normativo: l’ambiguità della “oggettiva impossibilità”

Il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance (SMVP), adottato con DM 30 dicembre 2024, non prevede in modo esplicito l’obbligo di astensione del dirigente valutatore in presenza di conflitti di interesse e fa riferimento alla sola “comprovata oggettiva impossibilità” che risulta insufficiente e priva di una definizione chiara, lasciando scoperti casi che incidono direttamente sulla terzietà del processo valutativo.

Si richiede che il Regolamento disciplini in modo puntuale le situazioni che impongono la sostituzione del dirigente, includendo, a titolo esemplificativo, rapporti personali o di ostilità, precedenti controversie, segnalazioni di whistleblowing e procedimenti attivati ai sensi del Codice di Condotta.

Per garantire imparzialità, trasparenza e tutela della dignità delle persone, il Sindacato propone:

    • procedura chiara per dichiarare e gestire i conflitti di interesse;

    • obbligo di astensione del dirigente in tutti i casi di conflitto, anche potenziale;

    • nomina di un valutatore sostitutivo terzo, individuato tra superiore gerarchico, dirigente

esterno alla struttura o figura neutrale designata dall’Amministrazione.

L’integrazione richiesta rappresenta un adeguamento necessario per assicurare un sistema di

valutazione equo, credibile e realmente fondato sul merito

  1. Contro la meritocrazia di facciata: il merito non è un numero

Respingiamo con forza l’impostazione del DDL “Merito” Zangrillo, recentemente approvato in prima lettura alla Camera e ora all’esame del Senato. Il rischio concreto è che la valutazione si traduca in un abbassamento forzato dei punteggi per ragioni meramente statistiche o di “distribuzione forzata”.

La valutazione deve riflettere i risultati effettivamente conseguiti. La logica del ‘ribasso forzato’ svuota il principio di merito e rischia di trasformare il sistema in uno strumento discrezionale.” La nostra segreteria nazionale ha già chiesto di essere audita nelle commissioni competenti e lavorerà attivamente con i gruppi parlamentari per presentare proposte emendative volte a migliorare il testo, eliminando le derive punitive e discrezionali.

Le nostre azioni a supporto dei lavoratori

Rileviamo con estrema preoccupazione l’assenza, all’interno della Circolare di valutazione comportamento organizzativo del personale non dirigente in servizio presso il MIMIT – Annualità 2025 di un esplicito riferimento al diritto del lavoratore di avvalersi dell’assistenza sindacale.

Il valore del lavoro è un diritto riconosciuto. La FP CGIL è a completa disposizione per supportare i lavoratori in:

    • Contestazioni formali dei punteggi assegnati;

    • Tentativi di conciliazione e tutela della dignità professionale.

In allegato alla presente nota, forniamo il Regolamento sulla Performance vigente e la Guida alle procedure per i tentativi di conciliazione.

La valutazione della performance deve essere un atto gestionale imparziale e trasparente, non uno strumento di pressione né un adempimento statistico.

FP CGIL MIMIT

Le riforme della giustizia, soprattutto quando toccano la Costituzione, dovrebbero nascere da una necessità condivisa. Non da una suggestione politica, non da una narrazione semplificata. Perché intervenire sugli equilibri che regolano il rapporto tra i poteri dello Stato significa mettere mano alla struttura stessa della democrazia.

Il referendum che ci accingiamo a votare parte da un presupposto implicito: che la giustizia italiana soffra di un problema strutturale di imparzialità, che i giudici siano troppo vicini ai pubblici ministeri, che da questa vicinanza discenda una distorsione del processo.

È un’immagine potente, perché suggerisce una giustizia inclinata. Ma è un’immagine che non trova un riscontro chiaro nei dati: i processi italiani non registrano evidenze critiche sulle assoluzioni, segno che il giudice non si limita a ratificare le richieste dell’accusa.

Il rischio, allora, è che la riforma nasca più da una percezione politica che da una necessità istituzionale, intaccando assetti che nel tempo hanno garantito un equilibrio delicato, pur tra mille difficoltà.

Prendiamo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Presentata come un atto di modernizzazione, essa comporta una trasformazione profonda. Nel modello italiano

storicamente il pubblico ministero non è soltanto l’accusatore: è un magistrato che partecipa alla ricerca della verità processuale e che, per legge, deve cercare anche le prove favorevoli all’indagato. Questa impostazione riflette l’idea che la giustizia non sia un campo di battaglia tra due parti perfettamente contrapposte, ma uno spazio istituzionale in cui lo Stato persegue la verità nel rispetto delle garanzie.

Separare le carriere è un tabù? Non per forza. Ma se lo spirito della riforma – stando alle parole stesse di chi l’ha scritta – è quello di “concludere la guerra dei trent’anni” o, peggio, liquidare “la magistratura che è un plotone di esecuzione”, è inevitabile che il fatto politico dietro al testo sia il vero oggetto della contesa elettorale. Perché è il fatto politico che spinge il sistema verso un modello diverso, più polarizzato e non necessariamente più giusto.

Ancora più significativa è la trasformazione prevista per il Consiglio Superiore della Magistratura. Il ricorso al sorteggio quale metodo elettivo viene presentato come un rimedio alle degenerazioni delle correnti. Ma il sorteggio non elimina il problema della rappresentanza e della responsabilità: lo aggira. Sostituisce la scelta con il caso, come se la complessità del governo della magistratura potesse essere affidata alla neutralità della sorte.

Passiamo dall’uno vale uno all’uno vale l’altro. Una soluzione posticcia, più simbolica che istituzionale, adatta a segnalare una rottura con il passato, non a costruire un equilibrio migliore.

Lo stesso vale per la nuova Alta Corte disciplinare. Anche qui la riforma promette maggiore severità e controllo. Ma i dati disponibili indicano che il sistema disciplinare attuale produce procedimenti e sanzioni in misura significativa. La domanda, dunque, rimane aperta: perché cambiare un meccanismo senza dimostrare con chiarezza la sua insufficienza?

Alla fine, lo ribadiamo, il nodo è politico prima ancora che giuridico. Questa riforma non interviene sui problemi che i cittadini incontrano davvero quando entrano in un’aula di tribunale: la lentezza dei processi, la carenza di personale (e quindi la necessaria stabilizzazione di tutti i precari, le cui sorti sono ancora incerte), l’inefficienza organizzativa. Tutto questo non c’è.

C’è, invece, un intervento sull’architettura costituzionale in cui opera la magistratura, un’operazione che ridisegna i rapporti di forza e i meccanismi di autogoverno sulla base di una valutazione unilaterale compiuta dall’Esecutivo, che ha blindato il testo prima di ogni discussione di merito, svilendo anche la funzione del Legislativo.

È una scelta discutibile, e proprio perché è così profonda richiederebbe una giustificazione altrettanto solida.

Per questo insieme di ragioni, il NO non è una difesa conservatrice dello status quo come si paventa da più parti. È una richiesta di serietà istituzionale per una riforma all’insegna della giustizia giusta.

Significa dire che la Costituzione non si modifica per inseguire una stagione politica, né per correggere le frustrazioni accumulate nel rapporto tra certa politica e magistratura.

Le riforme che cambiano davvero un Paese sono quelle che nascono da un bisogno e che migliorano concretamente la vita dei cittadini. Quando ciò manca, la prudenza non è immobilismo: è senso di responsabilità.

E talvolta, nella storia delle istituzioni, la forma più alta di responsabilità consiste proprio nel dire No.

Quello che faremo il 22 e 23 marzo nella speranza di discutere seriamente i problemi di chi vive e lavora in questo Paese. Una giustizia giusta, una sanità che funzioni, stipendi dignitosi e maggiori diritti. Buon voto!

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Non è mai piacevole essere soli a rappresentare una posizione, soprattutto quando con la serietà che ci contraddistingue dobbiamo evidenziare che questo o quell’altro accordo potrebbe non avere i risultati sperati nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo è tanto più quando altri avevano espresso delle perplessità circa la nostra capacità di saper fare i conti: ci saremmo voluti essere sbagliati, ma purtroppo li sappiamo fare e come. Per questo non ci stupisce quanto accaduto con i mancati rimborsi delle spese di trasporto, scolastiche e assistenza domiciliare, determinati a seguito dell’individuazione di valori soglia minimi e delle percentuali di riproporzione degli importi sulla base delle soglie ISEE troppo elevate.

Il meritorio tentativo di provare a mettere in atto una parziale redistribuzione delle risorse disponibili in ottica progressiva, insieme all’opportunità di garantire un importo minimo perché sia dato sufficiente ristoro per le spese così sostenute, mal si concilia con la necessità di dare risposte adeguate a tutto il personale, soprattutto in una fase in cui il potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici è stato falcidiato anche da un contratto collettivo nazionale sottoscritto da altre organizzazioni sindacali che ha tagliato i salari reali del 10%.

A chiusura finalmente definitiva della procedura, chiediamo chiarezza su quante domande sono state presentate, quanti sono stati esclusi dall’assegnazione del contributo, sulla distribuzione delle risorse a disposizione.

Anche per questo riteniamo necessaria una riapertura del tavolo e una revisione dei criteri concretamente applicati nell’attuazione del CCNI e della circolare di novembre, onde evitare che si verifichi nuovamente l’incertezza e la poca trasparenza che ha contraddistinto gli scorsi mesi, insieme all’insoddisfazione delle troppe richieste rimaste inevase.

Il Coordinatore nazionale FP CGIL MEF
Andrea Russo

Si è svolto nel pomeriggio di oggi il confronto tra Amministrazione e Organizzazioni Sindacali sulle nuove linee guida per il lavoro a distanza.

In premessa abbiamo apprezzato lo sforzo di sintesi compiuto dall’Istituto, volto in particolare a superare una criticità che incide profondamente sull’Ente: il “pensionamento” del telelavoro, strumento che – come più volte evidenziato in passato – ha funzionato per oltre un decennio quale elemento di tutela per situazioni di particolare fragilità.

L’Amministrazione, prendendo atto della disciplina prevista dal CCNL del comparto, ha proposto un testo complessivamente equilibrato, che punta a inglobare gli elementi di tutela previsti per i telelavoristi sia nell’ambito del lavoro da remoto sia in quello – oggi prevalente – del lavoro agile. Il tentativo, almeno nelle intenzioni dichiarate, è quindi quello di non restringere il perimetro delle tutele approfittando del momento di transizione, al netto di ogni futura negoziazione in materia.

In questa direzione va anche il riconoscimento esplicito di un accesso agevolato al lavoro a distanza per i dipendenti caregiver che assistono il partner.

Inoltre, l’INPS recepisce FINALMENTE la normativa vigente e intende riconoscere l’accesso agevolato al lavoro a distanza a tutti i dipendenti che assistono familiari entro il terzo grado e affini entro il secondo, in condizione di disabilità grave ai sensi della legge 104, art. 3 comma 3.

Si tratta di un passaggio importante, che avevamo più volte sollevato al tavolo già nel 2024, evidenziando l’anomalia di un Istituto chiamato a tutelare la fragilità ma che, allo stesso tempo, non riconosceva adeguatamente lo sforzo di chi quotidianamente si confronta con essa.

Altro snodo culturale significativo è rappresentato dal principio secondo cui, “pur nel rispetto delle esigenze organizzative, la valutazione delle priorità deve essere effettuata con l’intento di permettere al dipendente che si trovi nelle condizioni sopra indicate di usufruire del maggior numero possibile di giornate di lavoro agile”: un’espressione che supera possibili interpretazioni rigide legate a presunti obblighi di prevalenza della presenza in sede.

Restano tuttavia alcuni punti critici sui quali abbiamo sollecitato l’Amministrazione ad avviare una riflessione condivisa.

  • Art. 4, comma 6: è previsto il rientro in sede per esigenze di servizio purché la comunicazione avvenga almeno il giorno prima. Abbiamo chiesto di sostituire l’espressione: “almeno ventiquattro ore prima”, per evitare che comunicazioni inviate fuori dall’orario lavorativo possano generare situazioni problematiche e potenziali conflitti tra personale e dirigenza.

  • Art. 4, comma 7: il testo prevede che, qualora il responsabile non ritenga possibile accordare l’accesso al lavoro agile, ne dia comunicazione al dipendente interessato. Su questo punto abbiamo chiesto che venga previsto un provvedimento motivato. Se l’Amministrazione assume una decisione – scelta pienamente legittima – è altrettanto legittimo che il lavoratore possa far valere le proprie ragioni qualora i presupposti della decisione non siano chiari o lineari. Lo smart working non è un diritto automatico, ma l’accesso a esso non può configurarsi in modo arbitrario.

  • Lavoro da remoto, art. 2 comma 8: abbiamo chiesto di specificare che dall’accesso al lavoro da remoto è sì escluso il personale titolare di un contratto individuale di telelavoro, ma solo fino alla scadenza dello stesso o salvo espressa volontà di recesso da parte del lavoratore, chiarendo così il carattere transitorio della disposizione. Ciò anche per non innescare equivoci.

Resta aperta la questione dell’accesso tecnico al lavoro da remoto. Non risulta infatti che l’INPS abbia risolto il problema dell’autenticazione tramite SPID.

Se è vero che devono essere utilizzati i dispositivi tecnologici messi a disposizione dall’Ente, e che l’Amministrazione si impegna a fornire tutta la strumentazione necessaria allo svolgimento della prestazione, le strade possibili sono sostanzialmente due:

  1. prevedere nell’app Dipendenti INPS un sistema di accreditamento tramite matricola (eventualmente con OTP);

  2. stipulare un accordo con un Gestore dell’Identità SPID per il rilascio di identità digitali di livello 4 per i dipendenti che operano per conto dell’Amministrazione.

Alternative reali non ce ne sono. L’Amministrazione, in tal senso, si è impegnata a effettuare un approfondimento per comprendere come intervenire.

Nel complesso il giudizio sul documento è positivo. Come organizzazione sindacale continueremo a vigilare attentamente anche sulla concreta attuazione delle linee guida presentate al tavolo. Non vorremmo infatti che, sfruttando margini di autonomia territoriale, qualcuno possa alterare lo spirito del documento, con particolare riferimento alle tutele previste per il personale proveniente dal telelavoro.

FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo
Alessandro Casile
Giuseppe Cipriani
Francesco Reali

La famigerata norma “taglia-idonei”, approvata dall’attuale Governo e che impone di tagliare le graduatorie limitandole al 20% del totale dei posti messi a bando, inizia a dispiegare i suoi effetti indesiderati e indesiderabili, come avevamo ampiamente previsto: a farne le spese sono due graduatorie regionali del concorso per ispettori tecnici, bandito dall’INL nel luglio 2024.

In particolare, in Abruzzo per effetto dell’applicazione della taglia-idonei, la graduatoria di 11 posti viene ampliata di soli altri due posti, lasciando fuori altre posizioni; il numero di idonei esclusi sembrerebbe essere pari a tredici. In Lazio, la graduatoria di 46 posti viene ampliata di altri nove posti lasciando comunque fuori molte altre posizioni. Il numero preciso di idonei esclusi, in questo caso, sarebbe addirittura pari a ventotto.

Per comprendere appieno gli effetti deleteri della norma, basta incrociare questi dati con la situazione degli infortuni nelle due Regioni: in Abruzzo, nel 2025, vi sono stati 12.033 infortuni, 211 in più rispetto al 2024, mentre nel Lazio le denunce per infortunio sono state 44.385, con un incremento del 7,2% rispetto al 2024 e nei primi mesi del 2026 vi sono già stati tre morti di lavoro.

Quindi, a scapito dei proclami di questo Governo sulla necessità di aumentare i controlli e le assunzioni di ispettori, i fatti vanno nella direzione opposta: si taglia drasticamente il numero degli idonei e si costringe la macchina amministrativa a nuovi e defatiganti iter concorsuali, con enorme dispendio di energie e di risorse pubbliche.

Se davvero questo Governo volesse tutelare la sicurezza sul lavoro dovrebbe far seguire le parole ai fatti e intervenire su norme come questa, che sembra fatta apposta per ritardare l’ingresso di nuove forze nella Pubblica Amministrazione e, in questo caso, in un settore nevralgico come la difesa della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Coordinatore nazionale FP CGIL – INL

Segretaria Funzioni Centrali FP CGIL Roma e Lazio

Segretario Generale

FP CGIL Abruzzo e Molise

Matteo Ariano

Francesca De Rugeriis

Luca Fusari

Nella giornata odierna si è svolto presso la sede AIOP un nuovo incontro nell’ambito del confronto per il CCNL AIOP RSA, che segue i due precedenti incontri tecnici nei quali si è lavorato principalmente sull’aggiornamento normativo e sulla revisione delle disposizioni ormai obsolete contenute nel testo contrattuale del 2012.

Come più volte evidenziato, il contratto risulta fermo da oltre 13 anni e presenta numerosi elementi non più coerenti né con il quadro legislativo vigente né con l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro nel settore socio-sanitario. In questo contesto, il lavoro avviato rappresenta un passaggio necessario per ricondurre il contratto a un impianto aggiornato e maggiormente rispondente alle condizioni reali di lavoro.

Nel corso dell’incontro odierno le parti hanno avviato il confronto sui primi 24 articoli del contratto, entrando nel merito di alcuni istituti rilevanti. In particolare, sono stati oggetto di analisi iniziale alcuni articoli, sui quali si è sviluppato un confronto che richiederà ulteriori approfondimenti e la predisposizione di testi riformulati e controproposte da parte delle delegazioni, alcuni esempi periodo di prova part time.

Nel corso della riunione le parti hanno convenuto di rinviare la discussione sul campo di applicazione alla fase conclusiva del rinnovo contrattuale. Su questo punto, come CGIL, CISL e UIL abbiamo ribadito con forza che il campo di applicazione del CCNL AIOP RSA non può essere affrontato in modo isolato né svincolato dal percorso di apertura e rinnovo del contratto Ospedaliero, trattandosi di ambiti strettamente connessi sia sul piano organizzativo che contrattuale.

Dal punto di vista operativo, è stato condiviso di proseguire il lavoro con una revisione articolata del testo, con l’obiettivo di discutere e finalizzare i primi 24 articoli e, successivamente di avviare l’analisi degli ulteriori 25 articoli.

Le parti si sono inoltre impegnate a predisporre e trasmettere prima del prossimo appuntamento le necessarie riscritture e controproposte su alcune materie.

Alcuni articoli, tra cui apprendistato, orario di lavoro, mobilità e trasferimenti, dovranno essere oggetto di una rielaborazione più approfondita.

È stata inoltre individuata come prossima data d’incontro il giorno 1° aprile, che dovrà

essere confermata sulla base delle disponibilità delle delegazioni.

Nel complesso, il confronto prosegue in una fase ancora fortemente tecnica, ma con elementi che iniziano a delineare i nodi politici e contrattuali che dovranno essere affrontati nelle prossime fasi della trattativa.

Seguiranno aggiornamenti sugli sviluppi.

FP CGIL

CISL FP

UIL FPL

Barbara Francavilla

Antonio Cuozzo

Ciro Chietti

Al Direttore Generale Territoriale del Centro
Dr. Ing. Paolo Amoroso

e, p.c. Al Direttore Generale delle Motorizzazioni
Dr. Ing. Gaetano Servedio

Al Capo Dipartimento DTN
Dr. Stefano Riazzola

Alla Direttrice del Personale
Dr.ssa Fiammetta Furlai

Al Capo di Gabinetto
Dr. Alfredo Storto

Oggetto: Peculiarità e funzionamento degli UMC del Centro

Le scriventi OO.SS, sono venute a conoscenza di una serie di iniziative che il nuovo Direttore delle DTGC, sta intraprendendo in palese difformità a leggi e regolamenti, nonchè in spregio alle più basilari norme sulle Relazioni Sindacali.

Tali atti, stanno destabilizzando le lavoratrici ed i lavoratori delle Motorizzazioni, sono fonte di stress lavoro correlato, le cui conseguenze rischiano di inficiare il rendimento e la volontà di permanenza dei colleghi c/o gli uffici oggetto di una Direzione Centrale così noncurante delle esigenze locali.

Pare evidente come, codesta DTGC confonda la propria prerogativa di adozione di atti di Organizzazione degli uffici di Livello Dirigenziali non generale, con la libertà di uniformare, dappertutto, in maniera “flat” (a titolo esemplificativo e non esaustivo) orari, turni, calendarizzazione delle attività, modalità di espletamento della prestazione lavorativa, modalità di interfaccia con l’utenza, che – al contrario – sono sempre stati e devono essere legati alle esigenze del singolo territorio, e del singolo Ufficio Provinciale.

Infatti, nella loro differenziazione l’una dall’altra, negli ultimi anni e lustri, le Motorizzazioni del Centro hanno sempre raggiunto gli obiettivi assegnati, acquisendo, fra l’altro, importanti progressi sulla Digitalizzazione e Dematerializzazione dei processi.

Per quanto rappresentato, le scriventi sollecitano la convocazione di un urgente Tavolo di confronto con il Direttore Amoroso – al quale auspicano vorranno partecipare anche i direttori in indirizzo – al fine di riportare nell’alveo del rispetto di leggi e regolamenti il funzionamento degli uffici in oggetto.

FP CGIL UIL PA FLP USB PI
Gianfreda Triolo Caiazza Conti
Campopiano

LAVORO AGILE

No alla stretta proposta dall’amministrazione.

17 marzo ore 10.00-11.00 presidio a PIAZZA VIDONI

In queste settimane la Presidenza del Consiglio ha predisposto una nuova direttiva sul lavoro agile. 

Dopo che il CCNL non ha introdotto tra le materie oggetto di relazioni sindacali la definizione dei criteri per il lavoro agile, ecco la stretta dell’amministrazione sulla possibilità di ricorrere allo smart working.

Lo schema di direttiva sul lavoro agile trasmesso dall’Amministrazione, infatti, è un livellamento verso il basso del riconoscimento dello smart working in Presidenza del Consiglio con la realizzazione di un’uniformità in negativo: tutti a 1 giorno e deroghe per limitate categorie di personale (genitori di figlio minori di 14 anni, personale con disabilità o fragilità), e nessuna garanzia sulla flessibilità nella gestione della giornata.

La FP CGIL invece continua a credere che il lavoro agile sia una modalità di svolgere l’attività che deve essere valorizzata e pienamente riconosciuta senza limiti dettati da una impostazione culturale di un tempo passato. 

Per questo domani, 17 marzo, saremo in presidio a Piazza Vidoni, dalle 10 alle 11.

Per dire tutte e tutti insieme che vogliamo: 

  • 2 giorni a settimana per tutte tutti

  • flessibilità nella gestione delle giornata 

  • la possibilità di ulteriori giorni per il personale con fragilità, carichi di cura e pendolari 

NIENTE PIÙ ARBITRI DISCREZIONALI!

Ai Direttori Generali Territoriali
Dr. Ing. Antonello Persano
Dr.
Ing. Marco Antonio
Pes Dr. Ing. Paolo Amoroso
Dr. Ing. Pasquale D’Anzi

Ai Dirigenti e Responsabili degli Uffici Provinciali di Motorizzazione Civile 

Al Capo Dipartimento DTN
Dr. Stefanio Riazzola 

Al Direttore Generale delle Motorizzazioni
Dr. Ing. Gaetano Servedio

Oggetto: Principio di Cautela per installazione e utilizzo del Jammer

L’art. 210 del D.Lgs. 81/2008, sancisce l’obbligo di applicazione del principio di cautela ai fini della tutela dei lavoratori in condizioni di aumentata suscettibilità.

E’ esattamente il caso che stiamo vivendo c/o i nostri UMC in questi giorni di installazione del Jammer. Su sollecitazione di molti colleghi, le scriventi, chiedono a codesti Dirigenti ed agli RLS delle sedi interessate, che vengano scrupolosamente rispettate tutte le prescrizioni di legge, nonché quelle contenute nella circolare della Direzione Generale per la Motorizzazione di Roma, prot. n. 36526 del 12 dicembre 2025.

Inoltre, con la presente si raccomanda:

  • che venga effettuata un’analisi di congruità fra la potenza e la portata di copertura del dispositivo e le esigenze del singolo UMC; che per ogni ufficio provinciale venga consegnata copia di tale studio analitico al locale RLS e ne venga data informazione alle RSU ed a tutti i lavoratori interessati;

  • che venga aggiornato il DVR con riguardo alla valutazione del rischio da esposizione ai campi elettromagnetici prodotti dal Jammer; che copia del DVR venga fornita al locale RLS e ne venga data informazione alle RSU ed a tutti i lavoratori interessati;

  • che venga effettuata una precisa mappatura delle emissioni, anche nei locali adiacenti al luogo in cui viene posizionato il nuovo dispositivo; che copia di tale mappatura venga fornita al locale RLS e ne venga data informazione alle RSU ed a tutti i lavoratori interessati;

  • che vengano valutate le incompatibilità del personale a rischio per l’esposizione ai nuovi dispositivi, attraverso il medico competente;

  • che venga data evidente ed inequivocabile comunicazione all’utenza della presenza del Jammer e delle annesse incompatibilità;

Nelle more dell’espletamento di tutti questi atti prescritti da leggi e circolari, si confida che codeste dirigenze vogliano confermare che la messa in esercizio dell’impianto jammer avrà luogo esclusivamente a conclusione delle verifiche tecniche e del prescritto confronto con i rappresentanti dei lavoratori, in un’ottica di prevenzione e trasparenza procedurale.

 

FP CGIL

UIL PA

FLP

USB PI

Gianfreda

Triolo

Caiazza

Conti

Campopiano

Alla Direttrice centrale Risorse Umane

Dott.ssa Cristina Deidda

per il tramite della Dirigente Area Relazioni Sindacali

Dott.ssa Marilù Padula

OGGETTO: RICHIESTA PROCEDURE COMPARATIVE

Alla scrivente organizzazione sindacale stanno pervenendo, da più parti, diverse segnalazioni riguardanti una presunta erronea attribuzione dei punteggi nell’ambito delle procedure comparative finalizzate all’assunzione complessiva di 13 dirigenti.

In particolare, le segnalazioni evidenziano possibili incongruenze nella valutazione dei titoli e/o nella corretta applicazione dei criteri previsti dall’avviso, circostanze che potrebbero incidere sulla formazione delle graduatorie e, conseguentemente, sull’intero procedimento selettivo.

Considerato che l’Amministrazione, per accelerare i tempi, ha fissato al prossimo 31 marzo lo svolgimento delle prove scritte, la FP CGIL ritiene opportuno e necessario che si valuti con la massima attenzione le istanze di riesame che stanno pervenendo in queste ore da parte degli interessati, vieppiù considerando che la revisione dei punteggi complessivi ha interessato anche quanti non avevano presentato alcuna richiesta in tal senso.

Al fine di garantire piena trasparenza, imparzialità e correttezza dell’azione amministrativa, si invita pertanto l’Istituto a valutare cautelativamente la rettifica della data fissata per le prove scritte,

procedendo preliminarmente alla valutazione delle evidenze critiche e delle richieste di riesame presentate.

Tale misura, pur rallentando il processo di selezione, consentirebbe di evitare possibili contenziosi e di assicurare il pieno rispetto dei principi di buon andamento e correttezza amministrativa, nell’interesse sia dei partecipanti alla procedura sia dell’Amministrazione stessa.

In attesa di riscontro, si porgono Distinti saluti

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo

Considerata la fase riorganizzativa dell’INL tuttora in corso, abbiamo avviato un ciclo di assemblee di iscritti, focalizzate su precise aree tematiche, con cui evidenziare criticità e presentare proposte, finalizzate al miglioramento delle condizioni dei lavoratori addetti e delle attività svolte nell’interesse della cittadinanza. Partiamo dalle risultanze dell’assemblea sulla vigilanza, al netto di questioni trasversali, che tratteremo in un comunicato specifico.

Nel corso di questi anni diverse sono le modifiche che hanno interessato la vigilanza sul lavoro, anzitutto a livello normativo. Tutte hanno avuto l’obiettivo e l’effetto di burocratizzarla: la patente a crediti, per come è stata riscritta dall’attuale Governo, non ha determinato lo sviluppo di sistemi aziendali qualificati e improntati a modelli organizzativi virtuosi, che mettano al centro la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma un vorticoso giro di carte che ha incrementato costi per le aziende, a favore dei soggetti che ne svolgono attività di consulenza. L’INL è stato chiamato a costruire e gestire il portale, dovendo dirottare tutte le sue risorse su questo, a totale discapito dell’informatizzazione interna, tuttora al palo. La diffida amministrativa, che costringe il personale ispettivo a redigere verbali per chiedere all’azienda di ottemperare alla violazione entro un termine e, in caso di ottemperanza, il procedimento si estingue senza alcuna sanzione. Ancora più burocratica è la diffida amministrativa “ora per allora”: l’ispettore verifica che l’azienda ha già ottemperato autonomamente, in passato, alla violazione e deve comunque fare il verbale, per darne atto. Insomma, invece di assumersi la responsabilità politica di decriminalizzare alcuni illeciti amministrativi, si è pensato di ingolfare l’attività ispettiva, facendola girare a vuoto in molti casi.

Nello stesso solco della burocratizzazione si pone ora la folle circolare della DC Vigilanza dello scorso 27 febbraio, che introduce un chilometrico verbale di primo accesso per la vigilanza tecnica, da compilare sempre, “sia in caso di ispezione di sola vigilanza tecnica, sia in caso di ispezione congiunta con personale di vigilanza ordinaria”. Si tratta certamente di un ingiustificato aggravio del procedimento ispettivo, soprattutto nel caso di ispezione congiunta, che potrebbe avere serie ripercussioni sull’efficienza e l’economicità del procedimento. Il verbale in questione, coi suoi numerosi allegati (tutti da compilare rigorosamente a mano ovviamente) si aggiunge ad altri atti che il personale ispettivo tecnico deve redigere in fase di primo accesso (verbali di prescrizione, eventuale verbale unico per patente a crediti) e agli ulteriori atti redatti nel corso del primo accesso dagli ispettori ordinari, quali primo accesso ordinario ed eventuali misure per il nero come il verbale di sospensione.

Che senso ha chiedere di compilare due distinti verbali di primo accesso, come se si fosse dipendenti di due enti diversi, mentre si esce in ispezione congiunta per conto dello stesso Ente? Ci si rende conto che in presenza di più aziende in un sito produttivo, questo significa raddoppiare i verbali e i tempi (se vi sono due aziende, significa fare quattro verbali in doppia coppia, se ce ne sono quattro, diventano otto, e così via)? Ci si rende conto che questo può aumentare esponenzialmente il rischio di contenzioso? Si vuole forse questo? La Circolare rappresenta un pericoloso e inaccettabile passo indietro.

Con la presente chiediamo l’immediata sospensione di quella Circolare e di rivederne le indicazioni, stabilendo che il verbale di accesso ispettivo per la vigilanza tecnica sia snellito e ridotto e compilato esclusivamente nei casi in cui l’ispezione non sia congiunta alla Vigilanza Ordinaria.

Inoltre, non è accettabile che si pensi di risolvere la mancata implementazione dell’informatica, delegando tutto alla compilazione a mano o su file, inserendo nelle circolari interne la parolina magica “nelle more dell’implementazione dell’applicativo”, soprattutto se quell’implementazione non arriva mai. L’applicativo della vigilanza è ancora poco sviluppato e troppo ingarbugliato, mancando di troppe parti; non manca solo il nuovo verbale di primo accesso della vigilanza tecnica, ma mancano ancora, tra l’altro: verbali di primo accesso e interlocutorio, rapporto all’ufficio, sospensione dell’attività imprenditoriale, diffida amministrativa, disposizione, verbali autotrasporti, comunicazione notizia di reato, verbali contributivi e assicurativi, verbali inerenti le verifiche amministrative… Manca, poi, il famoso applicativo per l’elaborazione delle buste paga, che servirebbe alla vigilanza e non solo. Insomma, si fa prima a vedere ciò che manca, invece di pensare a quel poco che c’è. Chiediamo, quindi, che finalmente siano date scadenze entro l’anno per il rilascio delle parti dell’applicativo che ancora mancano, non essendo più accettabile che il personale ispettivo aspetti a oltranza.

Altro aspetto fondamentale riguarda l’accesso alle banche dati: il personale ispettivo non ha accesso completo alle banche dati INPS e INAIL (ad esempio, manca l’accesso ai lavoratori distaccati, ai coadiuvanti familiari, ai lavoratori artigiani o alle denunce di esercizio INAIL per le sedi stabili), all’anagrafe unica centralizzata, al data base ACI.

Oltre a questo, è necessario sviluppare con urgenza banche dati interne, rispetto a informazioni di cui l’INL già dispone, ma che non condivide al suo interno: autorizzazioni per videosorveglianze, notifiche preliminari di cantiere, accordi aziendali decentrati depositati presso gli uffici territoriali, regolamenti interni delle società cooperative depositati presso gli uffici territoriali.

E’ fondamentale avere un accesso pieno alle banche dati che mettano la vigilanza in condizione di poter svolgere al meglio il proprio lavoro. Chiediamo che l’Amministrazione lavori subito per la creazione di queste banche dati interne e per avere l’accesso alle banche dati esterne.

L’INL è l’unico Ente nel panorama della Pubblica Amministrazione in grado di poter svolgere un’ispezione completa sul lavoro, che riguardi sia la parte lavoristica che quella relativa a salute e sicurezza sul lavoro e invece ha scientemente deciso di separare le due parti della propria vigilanza. Noi continuiamo a contestare la destrutturazione dell’attività ispettiva in corso e l’obiettivo di tornare all’anarchia ispettiva. Capiamo bene che è un obiettivo funzionale a “non disturbare chi produce ricchezza”, anche se quella ricchezza determina morte e sfruttamento e concorrenza al ribasso.

Considerato che al 1° gennaio 2026 risultano in servizio 949 ispettori tecnici e che quindi in tutti gli uffici sono presenti ispettori tecnici in numero adeguato per poter svolgere vigilanza integrata, chiediamo sia totalmente ripensata la programmazione della vigilanza, prevedendo che le squadre di ispettori siano di regola composte da ispettori tecnici e ordinari, salvi fisiologici casi specifici.

Ancora, proprio perché il numero degli ispettori è finalmente in crescita a seguito delle assunzioni avviatesi nel 2021, non ha assolutamente senso chiedere agli ispettori del lavoro di fare “un po’ ” di vigilanza tecnica e agli ispettori tecnici “un po’ ” di ordinaria: l’ispettore del lavoro e l’ispettore tecnico hanno profili professionali diversi, competenze diverse e anche titoli di studio diversi. E’ quindi logico che ognuno faccia ciò che sa fare. Lo diciamo ancora meglio: l’ispettore tecnico non può essere chiamato a contestare lavoro nero e l’ispettore del lavoro non può essere chiamato a contestare violazioni in materia di salute e sicurezza. Anche su questo chiediamo un serio ripensamento, per far funzionare davvero la vigilanza e garantire tutela ai lavoratori e alle aziende serie.

In questi mesi, sono entrati con il profilo di ispettori tecnici, numerosi Tecnici della Prevenzione provenienti dal mondo delle ASL. Riteniamo che la loro professionalità vada valorizzata e messa a frutto, considerato che si tratta di persone che hanno già esperienza nel mondo della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Che senso ha, per esempio, far fare loro lo stesso percorso di formazione di un neoassunto che non ha mai svolto un’ispezione? Perché non immaginare una formazione più rapida, per questo personale, così da poterlo subito mettere in azione? Perché non immaginare uno sviluppo delle loro professionalità attraverso specifiche competenze che prevedano anche misurazioni e campionamenti, come accade appunto nel mondo delle ASL? In questo modo, si può dare un eccezionale impulso alla vigilanza tecnica su scala nazionale.

Lo sviluppo tecnologico sempre più vorticoso rischia di creare degli importanti vuoti nell’Ente, se non c’è un aggiornamento delle sue professionalità. Così, potrebbe essere utile immaginare dotarsi di professionalità esperte di tecnologia, in grado di dare supporto nelle ispezioni ovvero di condurle direttamente, laddove venga in rilievo l’uso di algoritmi o sistemi di intelligenza artificiale.

Molte volte il personale ispettivo della Sede Centrale è coinvolto in attività di vigilanza o di verifica amministrativa sui territori, a supporto di diverse sedi: si tratta di un modo per ridurre le distanze tra centro e periferia, dare supporto effettivo al territorio e non disperdere energie. Come FP CGIL proponemmo anni fa una cosa simile e siamo contenti che ora qualcosa si muova, ma crediamo che il tutto debba essere disciplinato, ad esempio precisando chi ne può far parte, la formazione che deve seguire e i rispettivi carichi di lavoro, fermo restando che ovviamente non potrà essere l’attività a tempo pieno o prevalente.

Le responsabilità che il personale ispettivo si assume quotidianamente sono molteplici: sospensione d’attività imprenditoriale, notizie di reato, sequestri di cantiere, verbali con sanzioni che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro, etc. Come FP CGIL lo avevamo detto e lo ribadiamo: è essenziale il riconoscimento di una indennità di funzione, che consideri le varie responsabilità assunte dal personale ispettivo effettivamente adibito all’attività di vigilanza. Il bilancio dell’INL ha capienza tale che si potrebbe intervenire per il riconoscimento, per via normativa, di una indennità in tal senso. Occorre presentare proposte normative in tal senso.

Va inoltre affrontato il tema del riconoscimento dell’indennità chilometrica pur nel raggio dei dieci chilometri, in particolare nelle grandi aree urbane. Su questo, come FP CGIL siamo intervenuti da tempo, scrivendo alle Direzioni competenti senza mai ricevere alcuna risposta. Siamo convinti che la Direttiva Missioni emanata pochi anni fa già consenta un simile riconoscimento e proprio per questo chiediamo che ora, questo, sia esplicitato. Allo stesso modo, crediamo che, come si è incrementato il valore del rimborso chilometrico con apposito Decreto Direttoriale avvalendosi dell’autonomia riconosciuta all’INL, si possa incrementare il valore delle indennità per pasto riconosciute nel caso di servizio esterno. Si tratta di norme scritte decenni fa che non escludono la possibilità di un intervento dell’Ente, attraverso l’autonomia finanziaria e contabile riconosciuta, per incrementarle a valori attuali.

Infine, last but not least, chiediamo che la DC Vigilanza torni ad appropriarsi pienamente di quel ruolo di indirizzo e coordinamento che diverse volte è venuto meno. Occorre dare indicazioni scritte a tutte le sedi sull’applicazione delle norme, garantendo omogeneità e non occupandosi solo del raggiungimento degli obiettivi ma, ancor prima, supportando come gli uffici li raggiungono.

Coordinatore nazionale FP CGIL – INL

Matteo Ariano

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