Si è tenuto oggi l’incontro con l’Amministrazione avente ad oggetto il fondo risorse decentrate 2025.

In apertura l’Amministrazione ha comunicato che è stato liquidato con cedolino urgente il premio dirigenti 2024 e sono state messe in pagamento le provvidenze 2024 in favore dei lavoratori e che arriverà agli interessati la relativa comunicazione.

L’Amministrazione ha illustrato la costituzione del fondo che ricordiamo essere pari, in totale, ad euro 3.552.707,17 per comprendere gli effetti delle previsioni contenute nella bozza.

Tenuto conto della bozza dell’accordo attuale, i lavoratori riceverebbero risorse superiori a

2.000 euro netti con una differenza di circa 150 euro tra chi è in fascia alta e chi è in fascia bassa; invece, ad ogni responsabile di piano operativo, lasciando l’incentivazione per la responsabilità di piano operativo al 10% delle risorse variabili del fondo, sarebbero attribuite risorse aggiuntive pari a circa 400 euro (al lordo amministrazione e lordo dipendente). Considerate quindi le proiezioni presentate e la necessità di garantire una premialità a coloro che hanno delle responsabilità specifiche nel raggiungimento degli obiettivi posti all’Amministrazione, abbiamo ritenuto congruo l’incremento previsto.

Con riferimento alle altre indennità di responsabilità, invece, abbiamo chiesto all’Amministrazione di fissare la percentuale massima del fondo da destinare a questo tipo di incentivazione per evitare che l’aumento delle figure da premiare di anno in anno possa arrecare un danno a tutto il personale, in particolare in quelle annualità in cui l’ammontare del fondo non è sufficiente a garantire un salario accessorio idoneo. Abbiamo inoltre chiesto di riflettere sulla costituzione dei piani operativi considerando che, sulla base della nostra esperienza, ci sono configurazioni molto diverse in ogni direzione generale e questo, nella logica di attribuzione del fondo, crea comunque delle disparità.

In merito alle progressioni economiche l’Amministrazione ci ha comunicato che sono stati registrati dall’ufficio centrale di bilancio i decreti di rettifica relativi alle progressioni economiche orizzontali, modificati a seguito dell’accesso agli atti e ci sarà data notizia dell’attribuzione delle risorse ai colleghi nella prossima riunione.

Il tavolo sindacale si aggiorna entro l’inizio di aprile per valutare l’ipotesi definitiva di accordo sul fondo risorse decentrate 2025.

Coordinatrice nazionale MLPS FP CGIL       FP CGIL Nazionale
Alessandra Pone                                           Matteo Ariano

Si è tenuto nella mattinata odierna il previsto incontro tra l’Associazione Fabbricerie Italiane e le Organizzazioni sindacali finalizzato alla prosecuzione della trattativa per il rinnovo contrattuale 2024/2026.

L’Associazione ha illustrato, confermandola, la proposta economica acclusa alla convocazione odierna.

Detta proposta si sostanzia in un incremento complessivo del 7% distribuito nel triennio mediante aggiornamento dei tabellari a valere sul primo gennaio di ciascun anno (1,3% dal primo gennaio 2024; 3,3% dal primo gennaio 2025; 7% dal primo gennaio 2026) al quale si aggiunge l’apprezzamento della produttività per ulteriore 1,4%.

Le Organizzazioni sindacali, nel prendere atto dell’offerta di incremento ulteriore delle somme destinate ai valori tabellari contenuti nella proposta datoriale hanno ritenuto di avviare la fase conclusiva della trattativa.

Per questa ragione, oltre a condividere la necessità di predisporre una dichiarazione congiunta come impegno reciproco ad avviare il rinnovo 2027/2029 entro ottobre 2026, si è ritenuto di poter prevedere la sottoscrizione definitiva del CCNL nella prima metà di aprile, previo passaggio assembleare, anche al fine di consentire la liquidazione delle spettanze già nei prossimi mesi.

Roma, 13 marzo 2026

Le Segreterie Nazionali

FP CGIL – CISL FP – UIL FPL

 

Durante il sesto tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL 2025-2027 del comparto delle Funzioni Centrali che si è tenuto in data odierna, ARAN ha illustrato una prima proposta di riparto delle risorse economiche stanziate per questo triennio tra composizione tabellare e fondi risorse decentrate, con importi riferiti ad aumenti medi articolati tra i diversi settori, tra cui in particolare ministeri, agenzie fiscali ed EPNE. Sono state anche illustrate le ultime modifiche normative apportate all’articolato proposte dall’Agenzia.

Nella discussione, come FP CGIL, abbiamo espresso apprezzamento per il recepimento di alcune nostre proposte normative (superamento del vincolo sulla programmazione delle ferie, eliminazione della modalità di calcolo del turno notturno a cavallo di due giorni per i gli istituti contrattuali, riconoscimento della flessibilità oraria per i genitori di alunni con DSA), e rilevato la necessità di intervenire su alcuni aspetti ancora inevasi.

Sulle materie oggetto di relazioni sindacali abbiamo richiamato nuovamente la necessità di rafforzare la contrattazione rispetto a lavoro agile – a fronte della riduzione in corso in diverse amministrazioni – sulle posizioni organizzative e per gli incarichi professionali, nonché riguardo l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale, soprattutto in relazione ai possibili effetti sulla valutazione della performance. Su questo tema infine, abbiamo ribadito la necessità di innovare il sistema superando la previsione che esclude da tutti i livelli di partecipazione nazionale le organizzazioni non firmatarie del CCNL stesso, e non attribuisce alle RSU la dovuta centralità in sede integrativa.

Ancora, abbiamo chiesto di superare il limite di 3 ore per il riconoscimento del buono pasto durante le assemblee sindacali e sul rapporto di lavoro abbiamo ribadito la necessità di migliorare le disposizioni relative alla malattia, di equiparare le ferie per i neoassunti, di ridefinire i termini di preavviso in caso di passaggio ad altra amministrazione pubblica in seguito al superamento di un concorso, prevedere la copertura assicurativa per colpa grave prevista dalla legge di riforma della Corte dei Conti con risorse a valere su bilancio delle amministrazioni e di modificare la disciplina delle trasferte, anche con riferimento ai relativi importi economici oggi vigenti.

Rinviando a interventi puntuali sull’ordinamento professionale che consentano l’effettiva valorizzazione delle lavoratrici e lavoratori – a cominciare dal superamento del diritto all’incarico per le posizioni organizzative dopo 8 anni introdotto con il CCNL 2022/2024 che ingessa le amministrazioni e le opportunità di carriera per il personale senza dare risposte adeguate a chi assume l’onere di maggiori responsabilità, e per permettere a chi fa una progressione verticale senza beneficio economico di accedere ai differenziali stipendiali – per quanto concerne il trattamento economico abbiamo chiesto ulteriori chiarimenti su quanto illustrato per effettuare una valutazione compiuta, vista la necessità di compiere tutti gli sforzi per una distribuzione delle risorse contrattuali che consenta l’incremento maggiore possibile sugli stipendi tabellari.

Infine, abbiamo ribadito la necessità – ancora più urgente alla luce del contesto internazionale – di individuare in questo CCNL un meccanismo di salvaguardia del potere di acquisto delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori che attivi una negoziazione in caso di incrementi non previsti dell’inflazione che si potrebbero verificare nel triennio di vigenza.

Il tavolo è stato aggiornato all’8 aprile.

Segretaria Nazionale FP CGIL

Giordana Pallone

Si è svolto in data odierna il quarto incontro tra le Segreterie Nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL e la delegazione trattante di Federcasa, nell’ambito del percorso per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

La bozza di testo contrattuale – peraltro ancora parziale – presentata da Federcasa non recepisce alcune rilevanti proposte avanzate dalle Organizzazioni sindacali. Nel corso dell’incontro, inoltre, non è stata ancora illustrata la disponibilità economica complessiva che Federcasa intenderebbe destinare al rinnovo contrattuale.

La mancata presentazione di una prima proposta economica da parte datoriale è stata segnalata dalle Organizzazioni sindacali come un elemento che rende più complessa la prosecuzione del confronto, anche alla luce dei sei mesi di trattativa già svolti e dell’impegno assunto nel precedente incontro a procedere con una trattazione congiunta delle parti “normativa” ed “economica”.

Al termine del confronto sono stati calendarizzati due ulteriori incontri nella seconda metà di aprile (15 e 27 aprile), con l’obiettivo di affrontare anche la parte economica e proseguire il percorso negoziale nella prospettiva di avvicinare una possibile ipotesi di rinnovo nel pieno della vigenza contrattuale.

Le Segreterie Nazionali

FP CGIL – CISL FP – UIL FPL

Pubblichiamo il resoconto dell’incontro con il Capo Sma.

p.la Fp CGIL Nazionale 

Marco Campochiaro 

Alla Capo Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi

del Ministero della giustizia

Dott.ssa Lina Di Domenico

prot.dog@giustiziacert.it

Alla DG Personale Dott.ssa Mariaisabella Gandini

dgpersonale.dog@giustizia.it

Oggetto: riscontro nota rimodulazioni dotazioni organiche

Gentili Dott.sse,

Prendiamo atto e apprezziamo l’iniziativa di questo Dipartimento di aver comunicato a tutte le organizzazioni sindacali i contenuti per sommi capi della bozza di decreto ministeriale per la rimodulazione delle piante organiche, nonché la conferma dell’impegno assunto per la stabilizzazione del personale precario PNRR.

Come Fp Cgil abbiamo sostenuto, già dal lontano 2022 e per tutta la trattativa relativa alle famiglie professionali e al contratto collettivo nazionale integrativo di ministero, l’esigenza e la necessità, tra i diversi punti all’ordine del giorno, di rivedere le dotazioni organiche che a nostro avviso risultano ormai superate rispetto alla necessità di valorizzare adeguatamente professionalità e competenze del personale oltre che rispetto alla sfida organizzativa posta in atto con il PNRR.

In merito alla revisione e trasformazione del profilo dell’ufficiale giudiziario, figura dichiarata in esaurimento con l’accordo sulla revisione dei profili del 2017, riteniamo condivisibile l’obiettivo di ampliare la figura dell’operatore giudiziario. Tale scelta risulta, infatti, propedeutica sia al fine della stabilizzazione dei precari che per garantire la prosecuzione del progetto di digitalizzazione oltre il 30 giugno 2026.

Come più volte evidenziato nelle nostre precedenti note ed occasioni di confronto, segnaliamo ancora una volta che l’area assistenti e quella degli operatori si confermano essere le più ampie per numero di

addetti. Questa configurazione, a nostro avviso, rischia di penalizzare una nuova, moderna ed efficiente organizzazione del lavoro che dovrebbe vedere una riqualificazione del personale che svolge le attività caratterizzanti di questa amministrazione nell’area dei funzionari di almeno il 70% del personale, in linea con quanto avviene già nelle altre amministrazioni del comparto delle funzioni centrali e con le sempre maggiori elevate competenze professionali richieste, titoli di studio ed esperienza maturata in anni di servizio.

Una determinazione in tal senso consentirebbe:

  1. Il riconoscimento pieno del diritto alla carriera per il personale dell’area assistenti, a cui affiancare l’attivazione delle indennità di specifica responsabilità oltre agli incarichi professionali e di posizione organizzativa per l’area dei funzionari;

  2. Lo svuotamento progressivo dell’area operatori, salvo le assunzioni obbligatorie demandate dalla normativa legale e contrattuale;

  3. La disponibilità degli ulteriori posti necessari alla stabilizzazione dei 1.800 funzionari tra addetti all’ufficio per il processo e tecnici oggi esclusi dalle procedure di stabilizzazione, nonché la garanzia, come per gli operatori data entry, di potersi vedere confermati nei propri ruoli nelle sedi in cui presta servizio attualmente il personale.

Di pari passo, assolutamente necessaria è la strutturazione a regime del modello organizzativo dell’Ufficio per il Processo presentato alla Commissione europea per ottenere i finanziamenti connessi all’attuazione del PNRR. Un progetto innovativo, che coinvolge tutti gli uffici territoriali giudicanti e a cascata i requirenti, fondamentale per realizzare quel cambiamento non più rinviabile per rendere questo Ministero pienamente al passo con i tempi.

Al fine di poter approfondire le tematiche oggetto della nota, richiediamo un apposito incontro di confronto sulle diverse proposte espresse dalla scrivente organizzazione sindacale.

In attesa di un Vostro gentile riscontro, Inviamo cordiali saluti.

Coordinatrice nazionale FP CGIL per il Ministero della giustizia

Felicia Russo

Al Sottosegretario di Stato alla Difesa

On. Matteo Perego di Cremnago

Gentile Sottosegretario,

Alla luce dell’attuale e complessa situazione geopolitica internazionale, nonché dei continui aumenti del costo della vita — in parte riconducibili anche a fenomeni speculativi — riteniamo ancora più urgente porre attenzione alle condizioni economiche e lavorative del personale civile del Ministero della Difesa, che vede progressivamente ridursi il proprio potere d’acquisto, in vista del prossimo incontro programmato per il giorno 24 marzo p.v.

In prima battuta vogliamo segnalare come nel corso dell’ultima riunione svoltasi con Lei avevamo già rappresentato con chiarezza la questione relativa alla mobilità volontaria del personale, evidenziando la necessità di interventi volti ad accelerare e rendere più efficiente tale strumento, particolarmente importante per garantire una migliore organizzazione del lavoro e rispondere alle esigenze dei dipendenti. Con rammarico dobbiamo invece rilevare come Persociv continui a rinviare tale questione da diversi anni, senza tener adeguatamente conto delle richieste avanzate dai lavoratori.

Riteniamo inoltre necessario riportare l’attenzione sulle questioni che incidono concretamente sulle condizioni di vita e di lavoro del personale. In particolare, chiediamo che vengano stanziati almeno 21 milioni di euro aggiuntivi a quanto determinato nel 2025, destinati all’incremento strutturale e stabile nel tempo del Fondo Risorse Decentrate (FRD), così da garantire un segnale concreto e duraturo di attenzione verso il personale civile della Difesa.

Al tempo stesso riteniamo imprescindibile affrontare con decisione anche il tema del reclutamento. Alla luce della significativa carenza di organico e dei pensionamenti previsti nel corso dei prossimi 5 anni, riteniamo necessario prevedere un piano straordinario di assunzioni, attraverso l’indizione di un maxi concorso di almeno 11.000 unità nei prossimi 5 anni.

Alla luce dei risultati positivi ottenuti con la stabilizzazione del personale precario del Gruppo Genio AM avvenuta nel 2021, che ha garantito continuità alle lavorazioni e maggiore stabilità organizzativa, riteniamo infatti importante proseguire su questo percorso. In assenza di tale intervento, oggi ci troveremmo di fronte a una struttura priva di un adeguato supporto operativo.

Tale esigenza appare ancora più evidente considerando che l’Amministrazione ha ormai superato negativamente gli obiettivi previsti dalla legge 244/2012, con un organico del personale civile che oggi si attesta intorno alle 16.000 unità, numero non più adeguato a garantire il pieno funzionamento delle attività e delle strutture della Difesa.

Nel corso dell’ultimo incontro svoltosi in sua presenza abbiamo inoltre affrontato la questione, ormai annosa e non più rinviabile, del Personale Transitato, con particolare riferimento a quello della Marina, dove il numero dei transitati risulta essere il più elevato. Purtroppo continuiamo a registrare situazioni in cui tali lavoratori vengono trasferiti in sedi molto distanti da quelle in cui prestavano originariamente servizio, subendo non solo un evidente disagio personale e familiare, ma anche una condizione che appare come un ulteriore aggravio rispetto alla situazione già delicata che li riguarda. In quella sede ci era stata assicurata la volontà di individuare una soluzione concreta alla problematica. Tuttavia, ad oggi, non risulta ancora pervenuto alcun riscontro né alcun provvedimento che vada nella direzione auspicata.

Pur consapevoli che tali interventi non possano da soli risolvere tutte le criticità esistenti, riteniamo che essi rappresenterebbero comunque un passo importante per restituire fiducia, prospettive e funzionalità all’intero sistema.

In attesa di incontrarla il prossimo 24 marzo,

porgo i miei cordiali saluti.

Il coordinatore nazionale FP CGIL Min. Difesa

Marco Campochiaro

L’11 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni per l’attuazione del Patto asilo e migrazione dell’Unione europea e in materia di immigrazione e protezione internazionale.

Si tratta dell’ennesimo intervento legislativo in materia e si spera possa finalmente fare ordine in un corpo normativo che, a causa della strumentalità con la quale la materia dell’immigrazione e dell’asilo è trattata da più di due decenni, è caratterizzato da norme talvolta incomprensibili e talaltra tra loro contrastanti.

Tuttavia, è davvero difficile essere ottimisti, giacché una delle prime indicazioni fornite dal governo sembra destinata ad aggravare ulteriormente la situazione: il riferimento è al contenuto dell’art. 4 c.3, con il quale si chiede al Parlamento di modificare il meccanismo decisionale delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale «prevedendo[…]che in caso di disaccordo tra i componenti prevalga la determinazione del Presidente». Attualmente, infatti, le decisioni delle Commissioni territoriali sono assunte da un collegio di 4 componenti che decidono a maggioranza; in caso di parità è previsto che prevalga l’opinione sostenuta dal Presidente della Commissione, che è un dirigente della carriera prefettizia al cui voto è dunque già riconosciuto un maggior peso. Con la proposta di modifica, invece, qualora una certa decisione fosse sostenuta da tutti i restanti componenti della Commissione ma avversata dal solo Presidente della stessa, a prevalere sarebbe comunque l’opinione di quest’ultimo.

Ebbene, una modifica di questo tipo, che contrasta in maniera evidente con la natura collegiale del meccanismo decisionale che pure il ddl chiede di preservare, sarebbe davvero un capolavoro di sadomasochismo: si priva del potere decisionale quei componenti delle commissioni che sono specializzati in materia di asilo e diritti umani, vale a dire i funzionari amministrativi e gli esperti esterni nominati dall’UNHCR, per concentrarlo nei dirigenti della carriera prefettizia, cioè l’unica figura all’interno delle Commissioni priva di specializzazione (e spesso pure di competenze basilari in materia di asilo).

In questo modo non soltanto si opera un demansionamento ex lege della categoria dei funzionari istruttori, taluni dei quali assunti anni addietro con uno specifico concorso che ne sancisce l’alta qualificazione, ma si compromette altresì la bontà dei processi decisionali del sistema asilo, mettendo a rischio i diritti fondamentali dei rifugiati ed esponendo l’amministrazione (e dunque le tasche di tutti i cittadini) a innumerevoli ricorsi giudiziari. Il tutto alla vigilia dell’entrata in servizio nelle Commissioni territoriali e nella Commissione nazionale per il diritto d’asilo di oltre duecento lavoratori interinali che come al solito saranno catapultati a svolgere un lavoro complicatissimo senza neppure avere il tempo di capire dove si trovino.

Auspichiamo che la ragione giunga per una volta in soccorso del legislatore, e che si torni a garantire la natura effettivamente collegiale di un organismo che decide su diritti fondamentali dell’individuo e le cui decisioni rappresentano già una fetta importante del contenzioso che grava sui tribunali italiani.

             FP CGIL Nazionale                                                                        Coordinamento FP CGIL

                                                                  della Commissione nazionale per l’asilo e delle Commissioni territoriali per il

                                                                                                riconoscimento della protezione internazionale

da Redazione collettiva.it

Cgil, Flc, Fp e Spi: “La Corte costituzionale ha ribadito la necessità di superare la norma sul salario differito. Il governo intervenga”

“Basta con il sequestro del salario differito dei dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale ha ribadito ancora una volta la necessità di superare una normativa che presenta evidenti criticità rispetto ai principi costituzionali. Il Governo intervenga”. Così Cgil nazionale, Flc Cgil e Fp Cgil e Spi Cgil in una nota congiunta, commentano l’ordinanza n. 25 del 2026 della Consulta, che è tornata sul tema del differimento del pagamento del TFS/TFR dei dipendenti pubblici e, al fine di consentire al legislatore di intervenire con un’appropriata disciplina, ha deciso di rinviare la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza del 14 gennaio 2027.

L’ordinanza depositata oggi, spiegano le sigle, “conferma quanto già evidenziato nell’ultima sentenza della Corte, la n. 130 del 2023, che richiamava il legislatore alla necessità di intervenire per superare la disciplina su differimento e rateizzazione del TFS, che rischia di comprimere il diritto alla giusta retribuzione sancito dall’articolo 36 della Costituzione. La Corte – sottolineano – ha oggi ribadito la persistenza di questo problema e giudicato insufficienti e marginali gli interventi finora adottati”. In particolare, “non può essere considerata una risposta adeguata la scelta del Governo di limitarsi a ridurre da dodici a nove mesi dal 2027 per coloro che accederanno alla pensione di vecchiaia, il termine per la liquidazione del TFS”.

La decisione della Corte, dunque, “rappresenta dunque l’ennesimo invito al Governo e al Parlamento ad intervenire realmente per superare un meccanismo ingiusto che continua a penalizzare centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici. Il problema resta infatti tutto: lo Stato continua a trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici, trasformando il trattamento di fine servizio in una sorta di prestito forzoso allo Stato. Un vero e proprio sequestro del salario differito di chi ha lavorato una vita nella pubblica amministrazione – denunciano – che, anche a causa dell’inflazione registrata negli ultimi anni e dell’assenza di meccanismi di rivalutazione, ha comportato una perdita reale di valore delle somme spettanti, arrivando a sottrarre mediamente ai lavoratori pubblici fino a circa 20 mila euro. Non è un caso che abbiamo avviato in questi anni un ampio contenzioso legale per contestare questa normativa e tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici”.

Una vicenda, aggiungono, che “si inserisce inoltre in un quadro più generale di penalizzazione del lavoro pubblico. I contratti della pubblica amministrazione sono stati rinnovati con aumenti che coprono appena un terzo dell’inflazione, determinando una pesante perdita di potere d’acquisto per milioni di lavoratrici e lavoratori pubblici. Per queste ragioni – concludono Cgil, Fp Cgil, Flc Cgil e Spi Cgil – chiediamo al Governo di intervenire al più presto”.

 

Pubblichiamo la Piattaforma Unitaria FP CGIL e CISL FP finalizzata al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro destinato alle Lavoratrici e ai Lavoratori di qualifica non dirigenziale in forza presso l’Ente Nazionale Risi per il triennio 2026/2028.

Sarebbe arrivata finalmente la scorsa settimana la certificazione dell’accordo per la distribuzione delle risorse relative al CUT per le annualità 2023 e 2024, seppure con alcuni rilievi minori che renderanno necessaria una revisione dell’accordo per poter poi procedere all’assegnazione delle risorse al personale delle CGT.

Calendario alla mano risulta difficile immaginare che la liquidazione delle spettanze possa arrivare prima del mese di maggio, ma attendiamo fiduciosi la smentita da parte dell’amministrazione.

Questo evidente ritardo si inserisce nel solco di una generalizzata scarsa attenzione che l’amministrazione sta continuando a dimostrare nei confronti del proprio personale: a partire dalla vicenda incresciosa dei buoni pasto, su cui ancora continuiamo a registrare inaccettabili ritardi nella consegna delle tessere ma soprattutto nel caricamento dei buoni pasto dovuti. Stiamo parlando di attese ormai di quasi 6 mesi per vedere riconosciuto quello che è un diritto, non una gentile concessione.

Serve serietà e un’assunzione chiara di responsabilità. Anche per questo avevamo chiesto con una nota ufficiale all’amministrazione di emanare una circolare rivolta a tutte le lavoratrici e ai lavoratori che desse conto di tempi e impegni dell’amministrazione per garantire la risoluzione delle problematiche nel più breve tempo possibile. Spiace constatare come al momento pare si sia fatta un’altra scelta, o meglio una non scelta. Attendiamo con ansia di doverci ricredere.

Il Coordinatore nazionale FP CGIL MEF
Andrea Russo

Con puntualità degna delle più rigorose tradizioni amministrative, anche questo lunedì ha voluto offrirci il consueto appuntamento con il malfunzionamento delle procedure informatiche. Un vero e proprio rito settimanale che, ormai, sembra scandire l’avvio delle attività lavorative con la precisione paradossale di un orologio svizzero.

Come sempre, a farne le spese sono in primo luogo i colleghi impegnati al front end, chiamati a garantire assistenza e risposte all’utenza mentre le procedure arrancano, rallentano o si arrestano del tutto. Ne derivano code, comprensibili disagi per i cittadini e una pressione crescente su lavoratrici e lavoratori che, loro malgrado, si trovano a fare da parafulmini per le disfunzioni non certo imputabili alla loro professionalità.

Viene allora spontaneo porsi un interrogativo, tanto semplice quanto fondamentale: in che modo si pensa di poter garantire un servizio efficiente e livelli di produzione adeguati quando gli strumenti essenziali per svolgere il lavoro risultano, con tale frequenza, indisponibili o instabili?

Sia chiaro: non sfugge a nessuno l’impegno profuso dal personale informatico, che quotidianamente interviene con dedizione per fronteggiare le criticità e rimettere in piedi sistemi evidentemente sotto pressione. A loro va il nostro sincero riconoscimento per gli sforzi profusi, spesso nell’urgenza e nella complessità.

La reiterazione quasi rituale di questi episodi, tuttavia, lascia pensare che il problema non risieda tanto nella capacità di chi interviene a valle, quanto piuttosto in qualche ingranaggio che, a monte, continua ostinatamente a non funzionare come dovrebbe.

Per quanto ancora è rinviabile un intervento strutturale che consenta di superare definitivamente questa curiosa tradizione del “lunedì corto”? I lavoratori hanno diritto a strumenti adeguati e affidabili; i cittadini, dal canto loro, hanno diritto a un servizio pubblico efficiente e continuo.

Ostinarsi a confidare nella pazienza degli uni e degli altri, sperando che prima o poi le procedure decidano spontaneamente di collaborare, rischia di trasformarsi in un esercizio di ottimismo difficilmente sostenibile. E va bene che la Pasqua è dietro l’angolo, ma non vorremmo sprecare così la preghiera di un miracolo.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

 

 

 

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