Con l’emanazione della Circolare 9421 del 26.02.2026, l’Amministrazione ha comunicato e disposto i Nuovi importi onnicomprensivi per le operazioni in conto privato ed il loro regime fiscale e previdenziale.

Questo dell’amministrazione segue una serie di atti unilaterali con i quali la parte datoriale ha modificato, in termini peggiorativi per le lavoratrici ed i lavoratori del MIT, le condizioni lavorative e retributive del conto privato contraddicendo lo spirito che avrebbe dovuto caratterizzare questa riforma e, soprattutto, il complesso lavoro di negoziazione e mediazione svolto, fino a luglio 2025, assieme a tutte le OO.SS. e che aveva portato ad un testo di riforma, condiviso ed in grado di valorizzare il lavoro dei pubblici ufficiali del MIT migliorando persino l’efficacia, l’efficienza e la tempestività dell’azione Amministrativa di UMC e CPA.

Dalla scorsa estate in poi, purtroppo, abbiamo assistito ad una inspiegabile spaccatura del fronte sindacale sulla riforma di una legge che prescinde dal CCNL.

Tale situazione ha consentito all’Amministrazione di operare senza prendere in considerazione le istanze che i dipendenti inoltravano attraverso le OO.SS. e varare una normativa che:

  • impone ai tecnici dei ritmi lavorativi incompatibili con la legislazione sull’orario di lavoro;

  • consente alle ditte private di far svolgere il lavoro revisione veicoli a dei loro assistenti autorizzati, in palese conflitto di interesse, a detrimento della terzietà del revisore e della Sicurezza Stradale.

  • non corregge la ridicola iniquità fra il rimborso analitico corrisposto per missioni ad una distanza di poco più di 80 km, e quello forfettario corrisposto per quelle fino ad 80 km, rendendo di fatto inappetibili le prime.

  • Non dà ancora certezze fra importi lordi e netti

Per questi motivi facciamo un appello a tutte le OO.SS. affinché si possa porre fine a questa inutile spaccatura e convergere insieme verso una forte rivendicazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del MIT, anche attraverso la proclamazione di uno stato di agitazione unitario.

FP CGIL

UIL PA

FLP

USB PI

Gianfreda

Triolo

Caiazza

Conti

Sabbatella

Campopiano

Maugeri

Cantavenera

Statello

Carlucci

 

Sembra essere ormai in dirittura d’arrivo la nuova policy per il lavoro agile, che dovrebbe finalmente porre fine ai continui rinnovi emergenziali a ridosso delle scadenze, che tanta incertezza e difficoltà di programmazione hanno determinato sia per le articolazioni dipartimentali e territoriali, quanto soprattutto per il personale.

Nei fatti questo, insieme all’allargamento delle casistiche per cui è possibile estendere fino a 10 il numero di giornate mensili di lavoro agile, sembra essere l’elemento positivo più qualificante del testo che sta circolando in queste ore, su cui è stato richiesto anche un parere (con ben 24 ore di anticipo…) al CUG.

Rammarica registrare che non si riesca ancora ad applicare pienamente il dettato del CCNL 2019-2021 che, per l’appunto, aveva istituito questa modalità di esecuzione della prestazione di lavoro, che dovrebbe essere pienamente accessibile alle lavoratrici e ai lavoratori, compatibilmente con la definizione di quelle che sono le attività remotizzabili, a nulla valendo disposizioni unilaterali, mai recepite dalla contrattazione collettiva nazionale, circa l’esistenza di supposti criteri di prevalenza dell’attività da svolgere in presenza.

Restano le criticità già evidenziate dalla FP CGIL negli scorsi mesi:

  • La mancata previsione di un’adeguata motivazione scritta da parte del dirigente che non accorda le 8 giornate mensili di lavoro agile;

  • Contrariamente a quanto accade con la policy attuale, aver esplicitato il non-diritto al recupero delle giornate di lavoro agile non fruite, anche per esigenze dell’amministrazione, irrigidirà ancora di più l’attività lavorativa, dovendo rimettersi all’esclusivo buon senso dell’amministrazione per non perderle;

  • Un altro peggioramento introdotto con questa policy è la possibilità di concedere meno di 6 giorni al mese. Si tratta dell’ennesimo, ingiustificato passo indietro rispetto ai progressi fatti negli anni post-pandemici;

  • La possibilità per l’amministrazione di modificare unilateralmente la programmazione del lavoro agile, anche con un (1!) solo giorno di preavviso per le immancabili “esigenze di servizio”.

Ci sono anche elementi critici da segnalare per le lavoratrici e i lavoratori che hanno diritto, con la nuova policy, fino a 10 giorni mensili di lavoro agile. L’obbligo di garantire almeno la metà dei rientri in presenza, conteggiando nel numero di giorni potenziali del mese

anche tutte le altre assenze previste dalle norme e dai contratti, in particolare permessi ex

L. 104/1992, congedi parentali, permessi per malattia del figlio, ma anche ferie, malattia e altro, rischia di rendere impossibile la fruizione concreta di questi 10 giorni, generando un’ingiustificata disparità di trattamento e discriminazione proprio verso quei soggetti più fragili verso cui si è ricercata una maggiore attenzione.

Crediamo inoltre che sia inopportuno che il dirigente debba prendere visione di tutta la documentazione medica a supporto della richiesta di maggiori giornate di lavoro agile: la valutazione del medico competente dovrebbe essere sufficiente ad attestare l’esistenza di quelle condizioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità e di minimizzazione del trattamento dei dati personali.

Infine, nel solco di quanto detto fin qui, riteniamo un errore non aver affermato esplicitamente la possibilità di fruire del lavoro agile per le lavoratrici e i lavoratori in prova, così come nei fatti il divieto di svolgerlo per il personale degli uffici di diretta collaborazione. Il faro dovrebbe essere sempre lo stesso: le loro attività lavorative sono remotizzabili o no? Compresa ad esempio l’attività di formazione? Se si, è l’amministrazione che deve assumersi la responsabilità di indicare e motivare per quali ragioni la prestazione non possa essere resa adeguatamente anche a distanza.

Non appena sarà operativa la nuova policy, monitoreremo con attenzione la sua prima applicazione in tutti gli uffici e ci attiveremo affinché saranno rimossi tutti gli ostacoli ad una piena, matura e responsabile gestione del lavoro agile che resta, a nostro modo di vedere, una straordinaria occasione di ammodernamento e innovazione organizzativa di tutte le amministrazioni pubbliche.

Il Coordinatore nazionale FP CGIL MEF
Andrea Russo

Mercoledì scorso si è aperto il tavolo di contrattazione per il Contratto Integrativo 2025 relativo all’Area dei dirigenti, medici e professionisti. L’avvio del negoziato interviene ad anno ampiamente scaduto; per tale ragione l’Amministrazione ha ritenuto di presentare proposte di accordo che ricalcano pressoché integralmente i contratti sottoscritti nel 2024.

Si tratta di una scelta che, pur presentando una sua coerenza formale, evidenzia con chiarezza una criticità strutturale delle relazioni negoziali in INPS: il ritardo nella contrattazione compromette infatti la fisiologica aderenza degli accordi al presente e limita la possibilità di incidere in modo significativo, attraverso modifiche mirate, sulle prospettive future delle diverse professionalità che compongono l’Area.

La FP CGIL, che negli anni passati ha più volte contestato il metodo seguito nella gestione delle trattative, ha comunque manifestato la propria disponibilità a chiudere celermente il negoziato relativo al 2025, con l’obiettivo di intervenire in tempi utili sulla contrattazione del 2026 e introdurre quelle modifiche richieste da tempo dalle lavoratrici e dai lavoratori dell’Istituto.

Dirigenti

Per quanto riguarda la dirigenza, abbiamo ribadito la criticità già più volte denunciata in materia di incarichi ad interim. Riteniamo non sia ancora stato superato un nodo concettuale fondamentale: l’attribuzione di un incarico ad interim dovrebbe configurarsi come una situazione eccezionale ed emergenziale, dunque circoscritta nel tempo.

Nella pratica, invece, l’interim viene utilizzato in modo sistemico, a fronte di una retribuzione limitata a un periodo semestrale. Tali incarichi devono essere “liberati”, ma in ogni caso vanno retribuiti per la durata effettiva, che  comporta responsabilità e impegno anche molto gravosi (come, per fare solo un esempio, per chi dirige contemporaneamente due sedi) : è responsabilità dell’Amministrazione prevenire l’insorgere di situazioni strutturali di carenza organizzativa che finiscono per scaricare sui dirigenti ulteriori responsabilità senza adeguate garanzie.

Restano inoltre ferme le nostre critiche sulle risorse destinate al finanziamento della mobilità territoriale, che risultano ridotte a fronte delle difficoltà registrate nel riconoscimento dell’indennità di prima sistemazione.

Medici

Posta la differenza tabellare tra i medici INPS e i medici che operano per il Sistema Sanitario Nazionale, su cui abbiamo chiesto maggiore sensibilità da parte dei vertici dell’Istituto stante la sfida della disabilità imminente, e posta la necessità di indire quanto prima l’interpello per UOS, per quanto riguarda in generale la componente medica, la volontà di chiudere rapidamente l’intesa per il 2025 sarà accompagnata da una nostra specifica nota a verbale, nella quale preciseremo che tale disponibilità è strettamente collegata all’apertura, nel più breve tempo possibile, di tavoli tecnici dedicati ad alcune questioni centrali per la categoria:

1.     definizione dell’attività intramoenia e della relativa indennità di esclusività;

2.     adozione di un nuovo regolamento sulla libera professione medica e sulle attività extra-ufficio;

3.     individuazione di forme di attività lavorative in plus orario, adeguatamente remunerate dall’Istituto.

Professionisti

Per quanto riguarda i professionisti, abbiamo rinnovato tutte le nostre osservazioni critiche sull’impianto del CCNI 2024. In particolare abbiamo evidenziato:

  • l’incompiuta formulazione dell’articolo 7 relativo alle maggiorazioni della retribuzione di risultato, che non garantisce adeguata trasparenza nell’affidamento degli incarichi che danno luogo alla maggiorazione;

  • l’ingiustificato aumento delle indennità di coordinamento per i coordinatori generali.

Con sorpresa abbiamo registrato la mancata unanimità tra le organizzazioni sindacali rispetto alla nostra proposta di un ulteriore incremento dell’indennità di funzione, alla luce delle responsabilità e degli oneri sempre crescenti che gravano sui professionisti dell’Istituto. Il tema sarà in ogni caso ripreso nella prossima trattativa per il 2026.

Confidiamo, come concordato con l’Amministrazione, in una rapida convocazione dei tavoli tecnici finalizzati a una revisione complessiva e definitiva delle indennità e delle maggiorazioni, da ancorare a condizioni oggettive di criticità lavorativa che richiedono maggiore impegno e responsabilità accresciute.

Tanto per i medici quanto per i professionisti, infine, è stata accolta la nostra proposta relativa alla commisurazione della percentuale di erogazione della retribuzione di risultato alla nuova scheda di valutazione della performance individuale. La stessa tiene conto del fatto che la scheda è stata introdotta soltanto nel 2025 e che l’intero processo di valutazione è stato avviato con un ritardo significativo (le valutazioni intermedie sono pervenute soltanto nel 2026).

Per tali ragioni, per l’anno 2025 è stata proposta la seguente articolazione:

  • 100% della retribuzione di risultato per valutazioni comprese tra 90 e 100;

  • 95% per valutazioni comprese tra 80 e 89;

  • 90% per valutazioni comprese tra 70 e 79.

Abbiamo tuttavia espresso forti riserve sulla stessa scheda di valutazione, che lascia ampi margini a giudizi fortemente discrezionali da parte del valutatore.

FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Alessandro Casile

Giuseppe Cipriani

Francesco Reali

Gentile Capo Dipartimento dott.ssa Lina Di Domenico

La scrivente organizzazione sindacale, con più note Le ha chiesto un intervento risolutivo per risolvere alcune questioni pendenti da diversi anni.

Purtroppo ancora oggi le lavoratrici e lavoratori di questo Ministero attendono il pagamento di quote, anche rilevanti, relative agli incentivi tecnici.

Per anni hanno atteso la sottoscrizione del regolamento necessario alla loro liquidazione. L’accordo è stato finalmente firmato e nel 2023 il regolamento viene approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma, nonostante il superamento di tutti gli ostacoli burocratici, il personale non ha percepito un solo centesimo.

Passaggi, 21 quater: la norma è in vigore e le coperture economiche disponibili, ma del bando non vi è ancora traccia. Nel frattempo molti dipendenti sono andati in pensione senza poter beneficiare di un unico passaggio di carriera. Ancora più grave la perdita economica che si trascina dal 2017, con effetti diretti e negativi in busta paga, nel TFR e pensione.

Accordo art. 18 CCNL 2019/21 – passaggi di area – le risorse a disposizione per l’intero Ministero ammontano a 9.500.000 euro con scadenza al 30.6.2026. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto funzioni centrali hanno effettuato i passaggi già dal 2023 e in alcuni casi dal 2022, come prevede il contratto.

Hanno, quindi migliorato le loro retribuzioni e il loro futuro in termini di pensione e accantonamenti TFR.

I dipendenti, invece, di questo Ministero a attendono ancora e continuano a perdere quote di salario.

Fondo Risorse Decentrate nessuna notizia, indennità dovrebbero essere corrisposte al massimo nei primi mesi del all’anno successivo slittano a a quale data indefinita.

Gentile Dottoressa a nome delle tantissime lavoratrici e lavoratori di questo Ministero, Le sollecitiamo un intervento deciso affinché le questioni sopra richiamate trovino soluzioni nel più breve tempo possibile.

Come Lei ben sa, le retribuzioni dei dipendenti pubblici italiani sono le più basse dell’area euro e quelle di dipendenti di questo ministero si collocano agli ultimi posti in graduatoria. Evitiamo di peggiorare ulteriormente questa condizione.

Da ultimo, si si segnala l’annosa questione degli organici ormai inadeguati di molti uffici, a partire da quelli degli uffici del Giudice di Pace, rimasti fermi alla loro dotazione organica originaria, nonostante le numerose e nuove competenze attribuite, che richiedono un numero di addetti di gran lunga superiore.

Non stanno meglio i Tribunali Minori e Sorveglianza, le Procure Minori con organici irrisori, cosi anche gli archivi notarili, oggi a rischio chiusura.

Per poter far fronte a questa difficile situazione, purtroppo, la sola stabilizzazione degli oltre 11.000 precari non è sufficiente. È necessario programmare un piano assunzionale massivo, per poter evitare la chiusura di molti uffici.

In attesa di un sollecito riscontro, si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti.

La Coordinatrice nazionale FP Cgil Giustizia
Felicia Russo

Il tavolo sindacale si è aperto oggi con il primo punto all’ordine del giorno relativo alla sottoscrizione dell’Accordo definitivo del Fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti di seconda fascia del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’anno 2024. A seguito dell’incontro con la parte politica in cui avevamo denunciato con forza come inaccettabile la mancata erogazione delle risorse del salario accessorio 2024 al personale dirigente, siamo finalmente arrivati alla firma dell’accordo. L’Amministrazione ci ha comunicato che l’erogazione delle risorse avverrà possibilmente entro marzo o, al massimo, entro aprile.

L’incontro è poi proseguito con la trattazione dell’ipotesi di accordo per la ripartizione delle risorse PON e quello per la ripartizione del Fondo risorse Decentrate 2025. Nel caso delle risorse PON si tratta di 3.165.441,99 euro da ripartire tra il personale presente negli anni cui le risorse si riferiscono (II semestre 2019 sino al 2022). Il nuovo accordo ricalca il precedente, trattandosi delle medesime risorse; quindi, i criteri proposti dall’Amministrazione sono gli stessi dell’accordo già approvato. Di queste risorse il 5% andrà a retribuire i dirigenti di seconda fascia del Ministero. Il restante 95% sarà diviso tra i funzionari in servizio negli anni in cui il progetto è stato svolto. Il 60% della somma sarà ripartito tra coloro che hanno lavorato attivamente al progetto e il 40% sarà ripartito al resto del personale, tenendo conto in entrambi i casi delle valutazioni ricevute per l’attribuzione del FRD. L’accordo è stato pertanto sottoscritto ed abbiamo chiesto che si proceda celermente all’attribuzione delle risorse al personale coinvolto a seguito delle opportune verifiche da parte degli organi di controllo. Abbiamo inoltre ribadito, come già fatto nei precedenti incontri, che è necessario si provveda a replicare il progetto per rendere disponibili nuove risorse in favore del personale e ci è stato comunicato che stanno proseguendo le interlocuzioni con la Dg PAL per replicare il progetto.

La bozza di accordo per la suddivisione del FRD 2025 presenta, invece, alcune novità rispetto allo scorso anno: intanto la consistenza del fondo che ammonta a 3.829.215,59, contro i miseri 958.667,57 del precedente. Saranno redistribuite a chiusura dell’accordo anche i 276.508,42 euro di risorse dell’Ex Anpal, secondo i criteri dell’accordo del FRD 2024, garantendo anche ai colleghi il pagamento del salario accessorio delle due mensilità non percepite a valere sul fondo 2024.

Se ovviamente accogliamo favorevolmente questo aumento, sottolineiamo che al fine di corrispondere un salario accessorio adeguato e poter procedere alla realizzazione di progressioni economiche costanti, nonché per prevedere ulteriori meccanismi premianti, è necessario che si provveda ad aumentare l’entità del fondo.

Rispetto al contenuto dell’accordo vi sono alcune importanti novità:

  • Si aggiunge una indennità di euro 200,00 pro capite annui ai funzionari di ambito tecnico impegnati nelle attività di razionalizzazione logistica;

  • Una quota pari al 10% delle risorse di parte variabile viene assegnata ai funzionari che abbiano la responsabilità di un piano operativo (quota pari al 3% lo anno scorso);

  • La quota di risorse variabili per la performance individuale passa dal 30% al 40%;

  • La maggiorazione del premio individuale coinvolge una platea di personale che passa dal 5% al 20%. Rispetto alla maggiorazione del premio individuale, cambiano i criteri in caso di parità: la media delle valutazioni sul triennio e il miglioramento delle stesse vengono sostituite dalla valutazione dei comportamenti organizzativi.

Rispetto al primo punto, chi ha memoria dei nostri precedenti comunicati sulla materia, sa che la nostra posizione è da sempre chiara: chi ha incarichi di responsabilità e li porta avanti per il buon andamento di questa Amministrazione non solo deve essere retribuito, ma gli deve essere garantita una somma di risorse congrua in ragione dell’incarico affidato. Da sempre diciamo che il rischio è di continuare a frammentare il fondo nella sua attribuzione, mentre ai colleghi si dovrebbero garantire ben altri compensi, anche attraverso l’adozione del regolamento per gli incentivi sulle funzioni tecniche di cui abbiamo chiesto notizie a più riprese e ci è stato comunicato oggi che il regolamento sarà presentato prossimamente al tavolo sindacale.

Ad ogni modo, per valutare definitivamente la bozza di accordo, abbiamo chiesto sia fornita una tabella degli importi medi che i dipendenti si devono aspettare in base al risultato della loro valutazione. Per il momento abbiamo chiesto di ridurre la percentuale dal 10% al 5% per attribuire ai responsabili d’area un premio adeguato, ma senza che ci sia una sproporzione irragionevole con il personale della medesima area e che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi posti all’unità organizzativa. La discussione sull’accordo proseguirà nel prossimo incontro a seguito di una riflessione sulle novità introdotte.

Infine, in merito all’erogazione dei sussidi, l’Amministrazione ci ha comunicato che le risorse saranno erogate ai lavoratori entro Pasqua e, con riferimento alla programmazione delle ferie, l’Amministrazione si è impegnata a verificare una facilitazione del sistema HCM, come da noi proposto, per poter rendere più semplice le variazioni alla programmazione delle ferie ed assicurargli la necessaria flessibilità.

 Coordinatrice nazionale MLPS FP CGIL             FP CGIL Nazionale
Alessandra Pone                                                  Matteo Ariano

Care colleghe e cari colleghi,

da tempo non leggevamo comunicati provenienti da altre organizzazioni sindacali. Ci colpisce, tuttavia, come negli ultimi tempi gli unici interventi che sembrano circolare riguardino quasi esclusivamente la sottoscrizione dell’assicurazione.

Si tratta certamente di un tema legittimo – che riteniamo utile segnalare e che alleghiamo – ma che non può diventare l’unico orizzonte dell’azione sindacale, soprattutto in una fase in cui nei luoghi di lavoro del MIMIT restano aperte questioni ben più rilevanti: la carenza di personale, i carichi di lavoro, l’organizzazione dei servizi, le condizioni operative ed economiche, la gestione degli incarichi retribuiti, le tutele effettive per il personale e il rispetto degli impegni assunti dall’Amministrazione.

Sono temi centrali per la vita lavorativa di tutte e tutti noi e che, a nostro avviso, dovrebbero

essere al centro dell’attenzione e dell’iniziativa sindacale.

Vorremmo essere chiari su un punto, che ribadiamo spesso anche a coloro che si avvicinano o si iscrivono alla nostra organizzazione esclusivamente per la questione assicurativa: il sindacato non è questo.

Non è un semplice “servizio” cui rivolgersi soltanto quando serve qualcosa.

Fare sindacato – e fare il nostro sindacato – significa altro. Non siamo un’agenzia interna chiamata a supplire alle carenze dell’Amministrazione, ma uno strumento collettivo per rimuoverle.

Il sindacato è, prima di tutto, unità delle lavoratrici e dei lavoratori ed è l’unica strada

per provare a ottenere ciò che oggi troppo spesso ci viene negato.

Abbiamo inoltre letto alcune prese di posizione relative alle PEO.

Colpisce constatare come le stesse organizzazioni che oggi si presentano come particolarmente critiche siano le medesime che avevano sottoscritto il precedente regolamento, il quale prevedeva l’esclusione del personale in quiescenza.

Oggi, invece, assistiamo a prese di posizione che sembrano voler rappresentare una improvvisa difesa di principi di equità, pur a fronte di un nuovo accordo che rischia di riproporre criticità analoghe. In particolare, permane il timore che il personale che andrà in pensione prima della scadenza per la presentazione della domanda di progressione non possa comunque partecipare.

Analoga considerazione riguarda la programmazione obbligatoria delle ferie.

Lascia perplessi osservare come chi oggi critica questa modalità di gestione sia lo stesso che ha sottoscritto il contratto nazionale di lavoro che la prevede, quel contratto che la nostra organizzazione ha invece scelto di non firmare proprio per le criticità che comporta.

Nel frattempo, circolano anche bozze di accordi programmatici nelle quali, tra le varie misure, si prevede uno stanziamento per il/la consigliere di fiducia e per uno sportello di ascolto nell’ambito del protocollo d’intesa. Risorse estremamente limitate che, purtroppo, confermano il timore che il benessere organizzativo e lavorativo del personale non rappresenti ancora una vera priorità all’interno del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Basti pensare, ad esempio, che per il personale non vedente non è previsto alcun incremento delle risorse dedicate.

Un segnale che ripropone schemi già visti, che finiscono ancora una volta per penalizzare proprio chi avrebbe maggiormente bisogno di attenzione e sostegno.

La nostra organizzazione sindacale continuerà invece a mettere al centro le lavoratrici e i lavoratori. Lo facciamo ogni giorno, con presenza concreta e costante, seguendo le singole criticità, intervenendo sulle situazioni aperte e portando avanti con determinazione le istanze del personale.

Riteniamo che questo sia, prima di tutto, il ruolo del sindacato.

Infine, per ricordare come l’azione sindacale non si esaurisca nelle questioni quotidiane ma riguardi anche il contesto più ampio dei diritti e delle tutele, segnaliamo che il 22 e 23 marzo si terrà il referendum sulle modifiche costituzionali. Invitiamo tutte e tutti a informarsi e a leggere le ragioni per cui riteniamo opportuno esprimerci per il No.

Un caro saluto 

Luca Giovinazzo

Coordinatore nazionale FP CGIL

Spett.le

Agenzia Industrie Difesa

DIREZIONE GENERALE

Piazza della Marina, 4

00196 – ROMA

e, p.c.

Spett.le

Stabilimento Militare del Multifunzionamento Terreste

Unità produttiva di

BAIANO di SPOLETO

Via Acquasparta, n.10

06049 − Baiano di Spoleto (PG)

Oggetto: Mancata corresponsione indennità di rischio DPR 146/1975 e benefici pensionistici ex art. 25 DPR 1092/1973 VS Rif: mail del 23.09.2025 – prot. M_D AF47957 REG2025 0010898 23-09-2025

Con la presente, la scrivente Organizzazione Sindacale, intende richiamare e fare proprio il contenuto della missiva del 23/09/2025 a firma delle OO. SS. territoriali di cui all’oggetto, ribadendo e sollecitando le istanze avanzate a tutela dei diritti ed interessi del personale civile in servizio presso lo Stabilimento Militare del Multifunzionamento Terreste di Baiano di Spoleto.

In particolare, apprese le problematiche emerse presso lo stabilimento di Baiano nonché il lungo lasso di tempo intercorso infruttuosamente nella gestione da parte del precedente Capo Unità – solo recentemente sostituito – della richieste dei lavoratori di ripristino della corresponsione dell’indennità di rischio di cui al DPR 146/1975 e del riconoscimento dei

benefici pensionistici ex art. 25 DPR 1092/1973, si rende necessario ed urgente un confronto con Codesta Direzione generale, al fine di risolvere la controversa questione.

Riferiscono le O.S. aziendale, infatti, che nonostante i lavoratori in forza presso lo stabilimento di Baiano risultano esposti a condizioni lavorative che, per la loro natura e per il contesto ambientale, rientrano nella previsione normativa relativa all’indennità di rischio, contrariamente alle disposizioni normative e contrattuali, del tutto arbitrariamente dall’ottobre 2024 la Direzione dello stabilimento di Baiano, in palese violazione di ogni diritto, ha sospeso la corresponsione di tale indennità anche ai lavoratori cosiddetti “diretti”, ai quali la Commissione per l’esame delle questioni connesse all’attribuzione dell’indennità di rischio presso Codesta Agenzia, nominata con atto dispositivo n. 80/2018 del 29/03/2018, nella prima seduta del 12/04/2018 l’aveva ripristinata, in quanto personale che svolge “prestazioni di lavoro che comportino esposizione diretta e continua ai prodotti tossici di cui al gruppo II”.

In particolare, trattasi di attività che prevedono il maneggio di materiale esplosivo di vario genere, compreso il collaudo in reparto, lo smontamento dei colpi completi, la verniciatura e sabbiatura – il cui espletamento comporta l’utilizzo e la manipolazione diretta e continua di prodotti tossici individuati nella tabella B del DPR 146/1975 – nonché il trasporto del suddetto materiale con prelievo dalle relative riservette.

Sul punto, infatti, la suddetta commissione nella conclusioni della medesima seduta, anche alla luce delle risultanze dell’ispezione del MEF – RGS 83448 del 27/10/2016 relativamente all’Unità produttiva di Baiano, aveva sin da subito evidenziato che la sospensione dell’indennità di rischio a tutto il personale sia civile che militare non trovasse riscontro nel rilievo fatto in sede di detta ispezione, ritenendo quindi “opportuno che venga ripresa, quanto prima, la corresponsione dell’indennità a tali categorie di personale”.

Viene altresì segnalato che sebbene sia circostanza oggettiva, che i suddetti lavoratori svolgono mansioni in ambienti o condizioni operative che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 25 del DPR 1092/1973, ai fini del riconoscimento dei benefici pensionistici derivanti da attività pericolose, insalubri o particolarmente gravose, e nonostante la classificazione dello stabilimento di Baiano quale “Polverificio”, anche il riconoscimento di tali benefici, risulta ad oggi illegittimamente sospeso, in assenza di qualsiasi tipo di provvedimento finalizzato a sanare tale ingiustificata omissione.

E ciò nonostante il ripetuto intervento delle O.O. S.S. territoriali ed in palese contrasto anche con quanto già stabilito dalla questa Direzione Generale dell’AID, che con nota M_D GAID_SMT REG2016 0001027 del 8/03/2016, atteso che lo stabilimento di Baiano continua “a produrre e/o lavorare polveri da sparo o altri esplosivi con conseguente manipolazione e/o contatto con dette sostanze da parte del personale preposto a dette lavorazioni”, confermava la qualificazione dello stesso quale polverificio, con la diretta conseguenza che al personale operante all’interno “deve continuarsi a riconoscere il beneficio – ai fini pensionistici – di cui all’art. 25 comma 1 del D.P.R. 1092”.

Pertanto, alla luce di quanto sin qui espresso ed argomentato, quale Organizzazione ritenuta titolata ad interfacciarsi con Codesta spettabile Direzione Generale, si fanno propri l’invito a provvedere all’adozione degli atti necessari affinché venga corrisposta integralmente ai lavoratori aventi diritto l’indennità di rischio maturata e dovuta ai sensi della normativa vigente ed altresì risultante dai rilievi della Commissione nella seduta del 12/04/2018, ovvero anche eventualmente mediante l’istituzione dell’apposita commissione di cui all’art. 8 comma 2 del D.P.R. 5 maggio 1975 n. 146, nonché ad avviare tutte le procedure necessarie per il riconoscimento dei benefici pensionistici di cui all’art. 25 del DPR 1092/1973, istituendo l’utilizzo dei moduli di registro delle lavorazioni, nella versione format di cui all’allegato 2 della nota M_D GCIV REG2021 0008905 del 08/02/2021 della Direzione Generale per il personale civile del Ministero della Difesa, ed in ogni caso fornendo un riscontro scritto circa le azioni intraprese, indicando tempi e modalità di attuazione.

Si ribadisce che, in assenza di riscontro, questa Organizzazione Sindacale attiverà tutte le iniziative di tutela e sostegno dei singoli lavoratori.

Marco Campochiaro

Coordinatore FP CGIL Nazionale per il Ministero della difesa

Nella giornata odierna abbiamo sottoscritto un accordo preliminare per il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022/2024.

Il partecipato percorso assembleare delle scorse settimane ha consentito un incremento rispetto a quanto prospettato a dicembre da parte datoriale che, pur non assicurando il pieno recupero del potere d’acquisto, rappresenta il miglior risultato possibile nel contesto dato.

Non si può, infatti, nascondere la difficoltà insita nel disallineamento tra le Organizzazioni Sindacali che, pur avendo presentato e rivendicato una piattaforma comune e condotto unitariamente la trattativa e le assemblee fino ad una settimana fa, ha visto talune sigle disponibili a considerare la prima proposta, scontrandosi con l’indisponibilità della parte datoriale a un accordo di rinnovo che, senza la FP CGIL, sarebbe stato “minoritario”.

Solo grazie alla determinazione ed alla alta rappresentatività di FP CGIL è stato possibile evitare una sottoscrizione arrendevole una settimana fa e incrementare ulteriormente il riconoscimento economico tabellare e gli arretrati. In sintesi, i contenuti dell’ipotesi di rinnovo sono i seguenti:

  • aumento complessivo del 7,5% della retribuzione dei minimi tabellari al 01.12.2021 (rispetto al 5,65% della prima proposta) con decorrenza dal 1° dicembre 2024, pari ad un incremento mensile di euro 131,77 per il II° livello della II° fascia;

  • riconoscimento di un importo complessivo pari ad euro 1.850,00 per il II° livello della II° fascia a titolo di arretrati (rispetto ai 1000 della prima proposta), per il periodo gennaio 2022

– novembre 2024, utili ai fini del TFR e degli oneri previdenziali;

  • arretrati per tutto il periodo dicembre 2024 – marzo 2026 pari a euro 2.371,86 per il II° livello della II° fascia;

  • raddoppio della quota destinata alla polizza sanitaria, che passa da euro 14,17 a 28,17 per 12 mensilità, con contestuale ampliamento delle coperture;

  • nuovo sistema di riclassificazione del personale basato su 3 aree professionali e 10 livelli economici;

  • immediato avvio del confronto per il CCNL 2025/2027.

FP CGIL, in coerenza con quanto condiviso nelle ultime assemblee, sottoporrà l’accordo al vaglio delle lavoratrici e dei lavoratori e invita alla massima partecipazione alle prossime assemblee nella consapevolezza che solo un’ adeguata rappresentanza degli interessi di chi lavora può assicurare risultati pienamente convincenti.

Delegazione Trattante FP CGIL

Care lavoratrici e cari lavoratori,

la mattina del 2 marzo u. s. si è tenuto il primo incontro per il rinnovo del CCNL Adepp dipendenti non dirigenti.

Per la parte datoriale erano presenti, il Presidente Dr. Alberto Oliveti, il Dr. Amedeo Bianco (Presidente Onaosi), il Dr. Oscar Enrico Gandola (Presidente Cassa Veterinari), il Dott. Fabio Angeletti (Direttore Generale Cassa Commercialisti) e i consulenti tecnici: Avv. Mauro Petrassi – il Prof. Francesco Verbaro – il Dott. Walter Anedda.

Ciascuna Rappresentanza Sindacale ha illustrato le proprie posizioni e i contenuti delle rispettive piattaforme rivendicative.

Quello che è emerso dai singoli interventi è la necessità e volontà di voler rivedere la parte normativa, sottolineando il fatto che in modo particolare le declaratorie del personale non vedono risposte concrete alle esigenze delle lavoratrici e lavoratori. Chiaramente non è stato attenzionato solo questo argomento, ma anche la necessità di rendere il contratto più moderno ed attrattivo.

Non è stata tralasciata l’esigenza di introdurre in maniera strutturata modalità di lavoro che possano conciliare adeguatamente la vita privata con quella lavorativa.

È stato sottolineato più volte che, questo rinnovo, dovrà prevedere necessariamente un recupero inflattivo sul triennio passato e un riconoscimento adeguato su quello corrente che possa ripristinare il potere d’acquisto dei salari eroso dall’inflazione.

L’importanza di rendere esigibile il CCNL Adepp in tutto il settore ed una corretta e attenta introduzione di una regolamentazione per calcolare la rappresentatività delle singole OO.SS., sono diventate, alla luce degli ultimi eventi che stanno interessando il mondo degli Enti/Casse/Fondazioni previdenziali privati, argomenti imprescindibili.

Da parte datoriale è stata rappresentata la necessità di fare interventi sul contratto che siano sostenibili da parte delle singole Casse che dovranno sottoscriverlo. Da entrambe le Parti è stata poi espressa la volontà di cercare un’intesa entro i termini previsti dall’attuale proroga in scadenza il 30 giugno.

Il prossimo incontro è stato calendarizzato il pomeriggio del 23 marzo p. v., dove le Parti prima di fare partire i tavoli di approfondimento sui singoli istituti, cercheranno di trovare una cornice comune su cui concentrare i lavori per il rinnovo.

Seguiranno approfondimenti

Cordialità

CGIL FP

CISL FP

UIL PA

CISAL FIALP

CONFSAL UNSA

UGL Terziario

USB

Ariano

Ladogana

Trastulli

Magnani

Turco

Gismondi

Crivelli

Arpaia

Pinci

Borruto

Romeo

Perrotta

Cafolla

Paventi

Care colleghe e cari colleghi,

come alcuni di voi sono già a conoscenza, con l’ultimo rinnovo contrattuale di convenzione tra l’Amministrazione e l’Istituto di credito Unicredit, l’accordo ha previsto l’esclusione di molte sedi regionali.

Infatti, la convenzione Unicredit, attualmente, è applicabile soltanto presso le filiali delle Regioni Centro di Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna, escludendo tutte le altre. Purtroppo, si tratta di decisioni rimesse alla esclusiva valutazione della UniCredit.

Pertanto, abbiamo chiesto all’Amministrazione, per le vie brevi, di attivarsi presso altri Istituti di credito, come ad esempio Poste Italiane, presente in maniera capillare in tutto il territorio nazionale, per poter giungere ad una convenzione che possa contenere condizioni favorevoli, per quel Personale escluso dalla convenzione Unicredit.

FP CGIL Corte dei conti

Susanna Di Folco

Da più territori continuano a giungere segnalazioni preoccupanti riguardo al divieto di accesso alla banca ore. Colleghe e colleghi che negli anni passati hanno fatto ricorso in modo ordinario a questo istituto si trovano oggi improvvisamente esclusi, costretti a subire le conseguenze dell’ennesima restrizione introdotta dal cosiddetto “Blocca Carriere”.

Il contratto integrativo mono-firma, infatti, all’articolo 7 ha trasformato l’accesso alla banca ore da strumento ordinario di gestione del tempo di lavoro a concessione discrezionale, subordinandolo espressamente a generiche valutazioni sulle esigenze organizzative rimesse alla dirigenza.

Una scelta che altera profondamente l’equilibrio tra vita professionale e personale e che introduce un margine interpretativo ampio, con applicazioni difformi e spesso penalizzanti. Va evidenziato, peraltro, un elemento assai curioso: è il primo caso in cui un istituto disciplinato dalla contrattazione collettiva viene revisionato in peius dalla contrattazione di secondo livello, che anziché ampliare i confini della banca ore ha deciso di comprimerli.

In particolare, gli interpreti più restrittivi – lato Amministrazione – giustificano il diniego sostenendo che, poiché il contratto collettivo prevede vincoli stringenti in materia di smaltimento delle ferie, non sarebbe opportuno consentire la creazione di un’ulteriore “area di riserva” temporale a favore del personale.

Una lettura che svuota di contenuto uno strumento consolidato e utilizzato responsabilmente per anni, senza che ciò abbia mai determinato criticità organizzative strutturali.

Questa vicenda dimostra con chiarezza quanto la contrattazione incida concretamente sulle condizioni di lavoro quotidiane. Dietro formulazioni apparentemente tecniche si sta consumando, mese dopo mese, una progressiva erosione di diritti e certezze che sembravano acquisiti.

Noi continuiamo a ritenere inaccettabile che strumenti di flessibilità, nati per conciliare esigenze personali e lavorative, vengano compressi o resi di fatto inaccessibili attraverso interpretazioni restrittive. Per questo riteniamo indispensabile rimediare agli errori commessi da altri e ristabilire criteri chiari, trasparenti e uniformi, che garantiscano parità di trattamento e rispetto delle prerogative del personale.

I diritti non si comprimono in silenzio, firmando a casaccio a ridosso dell’estate. Si difendono, insieme.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

 

Care colleghe e cari colleghi, come ormai saprete, l’Amministrazione ha emanato la circolare sulle ferie in applicazione del nuovo CCNL 2022-2024.

Risulta davvero strano, tanto da averci lasciato per giorni senza parole, che le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL 2022-2024 ritengano assurdo venga richiesto ai lavoratori di programmare le ferie e di farlo nel modo che la parte datoriale ritiene più opportuno per assicurare il diritto alle ferie da un lato e, dall’altro, garantire la tutela della stessa Amministrazione e dei suoi dirigenti. Risulta incomprensibile che prima dell’adesione ad un contratto non ci si sia interrogati sugli effetti del testo sottoscritto, sempre che sia stato attentamente letto…

Inutile aggiungere che ai tavoli per la contrattazione del nuovo CCNL come sigla sindacale abbiamo ribadito la nostra posizione di contrarietà alla disposizione e sottolineato che, come è evidente, previsioni contrattuali di questo tipo non consentono di fruire liberamente del diritto alle ferie, ma riducono lo spazio di flessibilità necessaria per l’esercizio di quel diritto.

Ebbene, in applicazione di quelle regole ed a seguito di alcune sentenze, tra cui quelle citate nella circolare, l’Amministrazione ha fornito le indicazioni al personale dirigente e delle aree funzionali per rispondere alla necessità di dotarsi di un meccanismo comune che consenta ai lavoratori di avere certezza del diritto ed ai dirigenti di vigilare sull’effettiva fruizione degli istituti contrattuali per non incorrere in importanti problemi di gestione.

Come al solito, ascoltando le preoccupazioni dei lavoratori, ci siamo resi conto che in situazioni in cui il rapporto fiduciario tra dirigente e dipendente è solido, nessun problema si pone in merito alle ferie sia in caso di eventuali esigenze di servizio che di modifica del piano ferie per problemi personali/familiari del dipendente, siano esse inserite su un file Excel, su Hcm o scolpite nella pietra.

Diversa è la situazione di chi, invece, nella smania di esercitare un qualche potere, utilizzerà anche questo strumento in modo rigido ed inopportuno. Ed è proprio a quei dirigenti che ci rivolgeremo perché se è vero che un CCNL ci dice che è necessario programmare tutte le ferie dell’anno per i successivi otto mesi, è pur vero che esistono esigenze di servizio imprevedibili, situazioni personali e familiari non programmabili, scenari indefinibili con tale anticipo. È inutile segnalare che provvederemo a vigilare su casi di questo genere che ci auguriamo essere scarsi.

Nell’ottica di una utile collaborazione riteniamo opportuno segnalare che, qualora si debba procedere all’inserimento su HCM come prassi comune, il sistema deve essere adeguato per garantire una facilitazione nei casi in cui il lavoratore debba richiedere di ritirare dei giorni di ferie per poi riprogrammarli.

Allo stato attuale, infatti, il lavoratore deve chiedere di richiamare le ferie, aspettare l’autorizzazione al ritiro da parte del dirigente, inserire nuovamente le ferie e aspettare la nuova validazione.

Riteniamo che questo sistema possa essere reso più pratico perché, se di strumento comune si deve parlare, è forse necessaria una semplificazione anche per agevolare il lavoro dei dirigenti e garantire ai lavoratori che a quel calendario sia garantita la necessaria ed opportuna flessibilità.

Coordinatrice nazionale MLPS                             FP CGIL FP CGIL Nazionale
Alessandra Pone                                                    Matteo Ariano

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