On.le Alfonso Bonafede
Ministro della Giustizia
La Pandemia che sta affliggendo il nostro Paese ha indotto il Governo e le parti sociali, sin dalle prime fasi dell’emergenza, ad instaurare un dialogo fecondo al fine di individuare punti fermi e condivisi nella lotta al contagio e ad al fine di coniugare la tutela della salute pubblica con quella del lavoro e dell’economia della nazione. Dopo la stipula del “Protocollo condiviso sulla regolamentazione delle misure per il contrato e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, avventa il 14 marzo scorso, questo proficuo dialogo è proseguito con il Ministro della Funzione Pubblica al fine di estendere quelle tutele al lavoro pubblico. Con soddisfazione le scriventi federazioni nazionali hanno apposto la firma al “Protocollo di accordo per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici in ordine all’emergenza sanitaria da Covid-19” lo scorso 3 aprile (un documento identico è stato sottoscritto dai sindacati autonomi il successivo 8 aprile) in quanto tale atto negoziale ha riconosciuto il ruolo delle organizzazioni sindacali anche nel pubblico impiego mettendo al centro delle iniziative volte a contenere il contagio proprio il confronto con il sindacato in tutte le pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche.
Il confronto su tale importante materia, dopo la firma dei protocolli di cui innanzi, si è aperto anche in ciascuna delle amministrazioni della Giustizia. Ma nell’organizzazione giudiziaria lo stesso ha avuto un esito infausto. Ed invero, dopo l’inoltro di due proposte di accordo e lo svolgimento, a seguire, di due riunioni in confence call, mentre si era in attesa di una ulteriore convocazione per definire il negoziato in tempo utile in vista dell’inizio delle attività processuali, fissato dalla legge per il prossimo 12 maggio, il Dipartimento ha unilateralmente deliberato sulla materia inviando a tutti gli uffici, centrali e periferici, una articolata e dettagliata circolare il 2 maggio scorso (all 1). Ci chiediamo se la delibera unilaterale del Dipartimento rappresenti anche la volontà Sua di disconoscere il protocollo del 3 Aprile u.s., firmato da un Ministro del medesimo Governo, da Cgil, Cisl e Uil e dalle federazioni di categoria del pubblico impiego.
E’ bene precisare che CGIL CISL e UIL, in merito all’ultima proposta della parte pubblica, in occasione dell’incontro tenutosi il 30 aprile, avevano lamentato, tra l’altro: l’assenza di garanzie sulla esigibilità dell’accordo nei posti di lavoro (tali garanzie viceversa erano contemplate in maniera pregnante nel protocollo del 3 aprile laddove si prevedeva espressamente il monitoraggio periodico della sua applicazione “anche attraverso segnalazioni all’ispettorato per la Funzione Pubblica che provvederà ad aggiornare le parti in maniera costante e continuativa sugli esiti delle segnalazioni ricevute”); l’assenza di riferimenti specifici ai Dispositivi di Protezione Individuale da fornire ai lavoratori più a rischio in ragione delle attività svolte (ufficiali giudiziari, conducenti di automezzi, addetti al front office ed alle udienze); il mancato accoglimento delle richieste in tema di ufficiali giudiziari (questi lavoratori sono particolarmente esposti in quanto svolgono attività all’esterno dell’ufficio) e precisamente l’applicazione dell’art. 492 bis cpc, la realizzazione del progetto tablet,
la predisposizione di un collegamento telematico stabile con le autorità sanitarie locali per poter effettuare in sicurezza gli accessi presso le abitazioni, le individuazione di misure di prevenzione specifiche per lavoratori ed uffici NEP tra cui collegamenti telematici per la ricezione atti, per il pagamento on line dei diritti, per il controllo degli atti in cancelleria (sul punto il dipartimento si è riservato di emanare una circolare, rifiutandosi quindi di negoziare, rinviando la discussione relativa al 492 bis cpc ed progetto tablet ad un tavolo tecnico che non si riunisce da oltre un anno); l’assenza di un qualsivoglia riferimento al protocollo sottoscritto con il Ministro della Funzione Pubblica il 3 aprile 2020 dal sindacato confederale e l’8 aprile dai sindacati autonomi.
Su quest’ultimo punto giova precisare che CGIL CISL e UIL, nel corso delle trattative, hanno rivendicato con fermezza l’applicazione anche nella Giustizia del protocollo firmato con il Ministro della Funzione Pubblica in analogia con quanto avvenuto in altre pubbliche amministrazioni. Purtroppo sul punto però hanno riscontrato la inspiegabile, pervicace e miope opposizione del Capo Dipartimento che ha continuato ad omettere ogni riferimento al protocollo nelle sue proposte di accordo … salvo poi inserirlo nella circolare sulla materia dalla stessa diramata ex abrupto a trattative in corso il 2 maggio scorso.
Non è questo il modo di gestire le relazioni sindacali in un settore nevralgico dello Stato e, soprattutto, in una delicatissima fase emergenziale come questa. Per tale motivo CGIL CISL e UIL chiedono il suo diretto intervento anche attraverso la convocazione di un apposito incontro.
Distinti saluti
Roma, 4 maggio 2020
FP CGIL CISL FP UIL PA
Oliverio Marinelli Amoroso
Pubblichiamo l’ipotesi di accordo del Fondo Risorse Decentrate per l’anno 2019, sottoscritto in data odierna, con le dichiarazioni congiunte concordate in sede del confronto avuto lo scorso 29 aprile.
Adelaide Benvenuto
Fp Cgil Ministero Interno
ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE SI TORNA A FIRMARE ACCORDI
Dopo l’accordo sugli articoli 18, firmate altri 5 importanti intese. Nel corso di due giorni di videoconferenza – quasi ininterrotti – abbiamo firmato con l’Agenzia delle Entrate ben cinque accordi molto importanti, che recepiscono in massima parte le richieste sindacali contenute nella dichiarazione congiunta allegata all’accordo del 20 aprile 2020 sugli articoli 18. Il giorno 29 sono state firmate le ripartizioni tra personale dirigenziale e lavoratori del comparto della quota incentivante 2018 e dell’incentivo previsto per il 2018 ai sensi dell’articolo 1, comma 7, del Decreto Legislativo 157/2015 (già articolo 3, comma 165 Legge 350/2003). Questi due accordi sono molto importanti in quanto confermano le somme previste per gli anni precedenti e sono propedeutici alla contrattazione – che si svolgerà nei prossimi giorni – che dovrà portare materialmente il salario accessorio 2018 nelle tasche di tutti i lavoratori dell’Agenzia. A seguire sono stati siglati gli accordi per l’incentivazione del personale che presta servizio presso i front-office per l’anno 2019 e la stabilizzazione del personale distaccato prima del 2 aprile 2017 in una regione diversa da quella di organica appartenenza. Mentre per quest’ultimo accordo si tratta della conferma di una prassi che si svolge ogni anno, per l’acconto dell’indennità di front-office è la risposta alle richieste sindacali, rimaste inascoltate per oltre un anno. Infine, il giorno 30 abbiamo firmato l’intesa forse più importante, quella per la definizione delle misure di prevenzione e sicurezza dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate in ordine all’emergenza sanitaria da Covid-19. È stato un accordo fortemente voluto sia dalla parte sindacale che dalla parte pubblica e risponde all’esigenza di coniugare le diverse condizioni territoriali con la fissazione di standard di sicurezza molto alti per tutto il personale dell’Agenzia. Nei 19 punti dell’accordo, oltre a confermare lo smart working come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, vengono fissati una serie di obblighi per l’Agenzia che non si fermano alla fornitura giornaliera dei dispositivi di protezione individuali, ma si individuano altre e migliori forme di tutela, soprattutto per il personale a contatto con il pubblico. È altresì importante aver previsto un tavolo permanente di confronto a livello nazionale e confronti obbligatori sia regionali che di singolo posto di lavoro. In questi mesi, infatti, accanto a esperienze sicuramente positive in molte regioni, abbiamo trovato anche direttori regionali assolutamente refrattari al confronto in una materia fondamentale come quella della sicurezza dei lavoratori e dell’utenza. Il segnale che giunge da quest’accordo – imprescindibile per noi e per tutti i lavoratori – a tutta l’Agenzia delle Entrate è il seguente: sulle questioni che riguardano la tutela e il benessere delle persone l’Agenzia non procede unilateralmente ma confrontandosi con il sindacato a tutti i livelli. Speriamo che tutti capiscano il messaggio in modo chiaro e forte.
Roma, 3 maggio 2020
FP CGIL CISL FP UIL PA CONFSAL/UNSA FLP
Boldorini Silveri Cavallaro Sempreboni Patricelli
ACCORDO SU PREVENZIONE E SICUREZZA DA COVID19: VITTORIA DELLA CONTRATTAZIONE E DELLE REGOLE CONDIVISE A GARANZIA DELLA SICUREZZA DI TUTTI I LAVORATORI!
Lo scorso 30 aprile abbiamo sottoscritto l’accordo relativo alle misure di prevenzione e sicurezza che dovranno essere adottate nei nostri uffici nell’attuale e nelle prossime fasi in cui dovremo, purtroppo, continuare a convivere con l’epidemia da COVID-19. L’importanza delle misure e delle specifiche iniziative che dovranno essere adottate dall’Agenzia, dai colleghi e dalla stessa utenza che si reca nei nostri uffici costituiscono uno strumento funzionale a contrastare la diffusione dell’insidiosa epidemia e un sistema atto a garantire quanto più possibile la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Agenzia. Tutto ciò è stato possibile grazie all’importante previsione del nostro CCNL Fc – art. 7, comma 6 lett. k) – che fa rientrare nell’ambito della contrattazione le misure concernenti la salute e sicurezza sul lavoro e dei Protocolli d’Intesa che le nostre Confederazioni Sindacali hanno sottoscritto con il Governo e con il ministro della Funzione Pubblica in materia di contrasto al COVID-19 e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutti strumenti fondamentali per il buon risultato ottenuto insieme, certamente, al senso di responsabilità e di massima condivisione che gli stessi vertici dell’Agenzia hanno dimostrato su questo importante tema. Con l’accordo, innanzitutto, è stata ribadita l’oggettiva esigenza a che il lavoro agile prosegua ad essere la modalità ordinaria con cui viene svolta l’attività lavorativa riservando la presenza in ufficio alle sole attività indifferibili che non possono essere svolte da remoto. Del resto, permane coerente la vigenza dell’art. art 87, comma 1, del d.l. n.18/2020 che ne stabilisce l’obbligo per le pubbliche amministrazioni. Per la presenza in ufficio sono state rafforzate ed incrementate le precedenti misure di sicurezza impegnando l’Agenzia a fornire quotidianamente i DPI che sono obbligatori in ogni ambiente dell’ufficio così come è obbligatoria la mascherina per la stessa utenza che accede nei nostri uffici e la presenza in tutti i front office delle barriere protettive in plexiglass, gel per le mani, ecc.. Significative e maggiori misure sono state condivise anche in materia di pulizie e sanificazione degli ambienti di lavoro, di rimodulazione degli spazi di lavoro nell’ottica del più ampio distanziamento sociale, dell’organizzazione del lavoro e degli orari differenziati nonché di informazione, sensibilizzazione dei lavoratori e dell’utenza e la possibilità di misurazione della temperatura in occasione dell’accesso negli uffici. L’accordo sottoscritto il 30 aprile integra, con misure specifiche, quelle che abbiamo recepito direttamente dai Protocolli d’Intesa sottoscritti dalle nostre Confederazioni con il Governo (come ad esempio il protocollo recepito come all. n. 6 al DPCM del 24 aprile 2020) e con la Funzione Pubblica.
È proprio per la loro rilevanza che le parti hanno inteso, di fatto, recepirli direttamente con “clausola di salvaguardia” (punto 19) per gli aspetti non regolati dal nostro accordo o se avessero previsioni di maggiore garanzia. Molte sono le garanzie poste anche in materia di sorveglianza sanitaria e misure di prevenzione ecco perché invitiamo tutti i colleghi a prendere puntuale visione dell’accordo. Non da ultimo è importante rilevare il rinvio che l’accordo ha previsto alla contrattazione regionale ove potranno essere migliorate e/o integrate le misure dell’accordo nazionale secondo le peculiarità territoriali o le specifiche normative delle autorità regionali e territoriali (Presidente Regione, Sindaci, ecc.). Un ulteriore successo della contrattazione e della condivisione!
FP CGIL CISL FP UIL PA
Boldorini Silveri Cavallaro
LA GESTIONE DELLA FASE 2: LE NOSTRE PROPOSTE
Diverse sono le questioni che si dovranno affrontare nella gestione della “Fase 2” e noi siamo pronti a dare il nostro contributo, nell’interesse dei lavoratori dell’Istituto ma anche nell’interesse del Paese, per far avere quei servizi che in queste settimane i dipendenti non hanno mai fatto mancare, con responsabilità e abnegazione. Su questo noi crediamo che, come hanno fatto grandi imprese private, anche in una grande realtà pubblica come l’INPS si possa arrivare alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa nazionale che disciplini in modo organico e dettagliato tutti gli aspetti più salienti di quella che dovrà essere la futura attività degli Uffici: del resto lo stesso CCNL Funzioni centrali 2016/2018 affida, articolo 7 , comma 6, lett. k), alla contrattazione integrativa nazionale la materia rappresentata dalle“ misure concernenti la salute e sicurezza sul lavoro”. Anzitutto, crediamo che la bussola che dovrà orientare l’intera gestione sia rappresentata dalla tutela della salute dei dipendenti. Per questo, oltre a ribadire la richiesta di aggiornamento del DVR per ciascuna sede, ci appare di fondamentale importanza sapere se siano stati già acquistati i DPI e gli altri presidi a tutela dei lavoratori (come il gel disinfettante) che d’ora in poi non potranno mai mancare in nessun ufficio. La sicurezza dei lavoratori dell’Istituto, peraltro, non dipende soltanto dalle misure adottate dall’Inps, ma anche dalle aziende che vi lavorano. Pertanto, è essenziale verificare che anche ai lavoratori di altre aziende – presenti nelle sedi dell’Istituto siano garantite idonee misure di sicurezza. Pensiamo, ad esempio, alle ditte di pulizia, delle mense aziendali, di manutenzione, al personale addetto alla vigilanza, al personale che si occupa dei servizi informatici, etc. Va quindi aggiornato non solo il DVR di ciascuna sede, ma anche il DUVRI, ossia il Documento di Valutazione dei Rischi Interferenziali – quei rischi che si corrono proprio nel momento in cui ci si relaziona con lavoratori di altre aziende.
Tutto questo, peraltro, non per burocratizzare la sicurezza, ma per trasformare quegli adempimenti in concrete misure a favore della salute dei dipendenti. Così, ad esempio, sarà necessario non solo aumentare la frequenza delle pulizie degli uffici, ma anche prevedere frequenti attività di sanificazione, di norma al termine di ogni turno lavorativo, magari con cadenze stabilite a seconda degli ambienti (se si tratta di ambienti o strumenti di uso comune, se di uso esclusivo del personale o anche di terzi come utenza o lavoratori di altre aziende). Considerato che il lavoro da remoto finora svolto ha dato buona prova di sé nonostante i problemi di connessione spesso riscontrati – crediamo possa continuare ad essere la modalità ordinaria di lavoro e che anche in futuro la percentuale di personale da lasciare in lavoro da remoto debba restare molto alta. A nostro avviso, essendo cambiato il contesto che giustifica il ricorso a questo tipo di attività, si rende necessario sottoscrivere un accordo sulla sua gestione, ad esempio per prevedere il diritto al buono pasto, disciplinare il diritto alla disconnessione dei lavoratori, garantire il lavoro da remoto a chi ha figli minori, disabili, persone malate più facilmente esposte al rischio contagio, etc. Non ci sembra irrilevante, poi, che moltissimi dipendenti stiano usando strumentazione propria, sostenendo da diverse settimane costi di cui l’Amministrazione si è, in questa fase, giovata. Questo implica anche che bisogna accelerare sull’arrivo e sulla distribuzione dei 5.000 PC e prevedere subito un nuovo ordine di ulteriori dotazioni informatiche. Il tema del lavoro agile si aggancia direttamente alla presenza di lavoratori nelle sedi e alla possibilità di aperture al pubblico. In entrambi i casi, ribadiamo che la conditio sine qua non dev’essere la salute dei dipendenti. Questo può voler significare, quindi, che alcuni dipendenti possano far rientro nelle sedi, su base volontaria, ma con la garanzia del distanziamento con altri colleghi – il che implica non poter riempire le stanze e fissare un tetto massimo di dipendenti presenti. La gestione degli orari di lavoro in sede dovrà essere necessariamente più flessibile, perché bisogna considerare che anche il raggiungimento del posto di lavoro andrà modulato in base al contesto (ad es., i mezzi di trasporto pubblico non potranno a loro volta essere pieni come fino a poche settimane fa, per cui si allungheranno di certo i tempi di percorrenza). Anche il tema delle future aperture al pubblico va gestito, a nostro parere, coniugando il diritto alla salute dei dipendenti dell’Istituto con quello dei cittadini a ricevere informazioni in sicurezza, eliminando il rischio che gli sportelli siano luoghi di aggregazione di persone. Pertanto, le aperture potranno essere attuate solo se l’Amministrazione sarà in grado di assicurare le condizioni di salute del personale, prima di tutto garantendo la presenza e la fruizione di tutti i presidi sanitari previsti dalle recenti disposizioni normative.
In queste settimane il servizio di informazione non si è mai interrotto: i lavoratori dell’INPS hanno sempre garantito il rapporto con l’utenza attraverso i canali telematici e telefonici. Noi riteniamo che, almeno in un primo momento, si debba continuare su questa strada, se necessario aumentando il numero di colleghi da coinvolgere, valutando anche la possibilità di utilizzare la tecnologia per dare appuntamenti “virtuali”. Come si vede, le questioni da discutere sono tante e complesse e richiedono un confronto, a cui chiediamo all’Amministrazione di non sottrarsi, a livello nazionale come a livello territoriale, coinvolgendo per tutte le sedi gli RLS che rappresentano e tutelano i diritti dei lavoratori nell’ambito della sicurezza sul lavoro.
FP CGIL
Matteo Ariano Antonella Trevisani
CISL FP
Paolo Scilinguo
UIL PA
Sergio Cervo
CONFINTESA/ FP
Francesco Viola
CONFSAL-UNSA
Piergiuseppe Ciaraldi
NOTA A CCNI 2019
Le scriventi sigle, nel sottoscrivere il CCNI 2019, esprimono perplessità riguardo alla dichiarazione congiunta n. 3, che può prefigurare vincoli alla contrattazione decentrata.
Queste Organizzazioni Sindacali ritengono anzitutto importante un finanziamento straordinario del Fondo, così come straordinario è l’impegno richiesto in questo momento all’INPS.
In secondo luogo, il rispetto dell’autonomia della contrattazione decentrata e della rappresentanza sindacale unitaria è, per noi, un valore per l’Istituto, da non guardare con timore e sospetto. Per questo, pur condividendo l’opportunità di un accordo quadro nazionale, chiederemo in quella sede, che esso sia in linea con il CCNL e con gli obiettivi che esso si prefigge. In ultimo, è necessario che l’Amministrazione si faccia carico di sollecitare una rapida certificazione del presente Contratto Integrativo da parte degli Organi vigilanti competenti, al fine di erogare con tempestività le complessive competenze che spettano al personale.
Roma, 30 aprile 2020
FP CGIL
Matteo Ariano Antonella Trevisani
CISL FP
Paolo Scilinguo
UIL PA
Sergio Cervo
CONFINTESA/ FP
Francesco Viola
CONFSAL-UNSA
Ciaraldi Peppetti
Al Direttore Generale ENAC Dott. Alessio Quaranta SEDE
Via Pec a: protocollo@pec.enac.gov.it
Oggetto: Richiesta calendarizzazione incontri.
Le scriventi OO.SS. chiedono l’urgente calendarizzazione, di incontri per la trattazione dei seguenti argomenti:
– Definizione graduatorie passaggi economici 2019
– Accordo stralcio Fondi 2020
– Posizioni Organizzative
– Progressioni orizzontali, passaggi economici 2020
– Passaggi verticali personale legge Madia da B a C
– CCNI parte giuridica Infine, si chiede di conoscere, vista la scadenza del prossimo 3 maggio del lavoro agile concesso ai lavoratori ENAC per l’emergenza in atto di “CODIV-19”, le disposizioni che si vorranno adottare.
Si resta in attesa di un cortese sollecito riscontro.
Cordiali saluti Roma
30 aprile 2020
F.to FP-CGIL
M. Barberis
F.to FIT-CISL
S. Ingrassia
F.to UIL- PA
C. Conti
F.to UIL-Trasporti
R. Giametta
F.to FLP ST – CIDA FC
P.Proietti G. Parisini
DISCIPLINA FASE DUE EMERGENZA CORONAVIRUS
I RISULTATI DELLA RIUNIONE DI OGGI
Si è svolto nella tarda mattinata di oggi, in modalità conference call, l’incontro con i vertici dell’amministrazione giudiziaria sulla disciplina della fase due della emergenza da COVID-19. Per la parte pubblica hanno partecipato il Direttore Generale del personale Leopizzi e, in una fase successiva, il capo dipartimento Fabbrini.
Il Direttore Generale ha illustrato i contenuti della nuova proposta dell’amministrazione, che pubblichiamo, elaborata a seguito delle osservazioni formulate per iscritto da CGIL CISL e UIL e dalle altre organizzazioni sindacali.
CGIL CISL e UIL hanno espresso forti perplessità sulla carenza di garanzie in merito alla esigibilità dell’accordo presso gli uffici dell’amministrazione centrale e periferica. Infatti, benchè richiesto da CGIL CISL e UIL, l’amministrazione non ha specificato quali misure adotterebbe nella ipotesi, tutt’altro che remota, di violazioni dell’accordo da parte della dirigenza degli uffici.
CGIL CISL e UIL hanno inoltre lamentato:
-l’assenza di un esplicito riconoscimento, nella premessa dell’accordo, dello Smart Working come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. Tale carenza legittimerebbe il comportamento di dirigenti e capi degli uffici volto ad attuare un massiccio rientro dei lavoratori negli uffici giudiziari. Questa modalità di lavoro dovrà continuare nell’attuale consistenza numerica.
– il mantenimento nell’articolato del richiamo a turnazioni e ad altre tipologie di orario di regola non adottati negli uffici se non per particolari categorie di lavoratori (conducenti di automezzi). CGIL CISL e UIL avevano chiesto con forza la eliminazione dei predetti riferimenti in quanto rischiavano di delegittimare i tavoli negoziali di posto di lavoro.
-l’assenza di ogni riferimento alle modalità di attuazione del co-working;
– l’assenza di riferimenti precisi alla tipologia di Dispositivi di Protezione Individuale da fornire ai lavoratori in relazione alla specificità delle mansioni svolte (Conducenti di automezzi, addetti al front office ed all’udienza).
– l’assenza di ogni riferimento alla gestione delle udienze e degli accessi agli uffici soprattutto nei primi giorni di ripresa delle attività ordinarie.
-il mancato accoglimento delle richieste in tema di UNEP. Su tale argomento CGIL CISL e UIL avevano chiesto la individuazione di misure di prevenzione specifiche per l’UNEP e per gli ufficiali giudiziari e la predisposizione di un collegamento telematico stabile con le autorità sanitarie locali per acquisire ogni dato utile al fine di effettuare l’accesso alle abitazioni in sicurezza. Ebbene l’amministrazione sul punto si è solo riservata di emanare una circolare sì rifiutandosi di concordare alcunché con il sindacato. Sull’attuazione dell’art. 492 bis cpc e sulla realizzazione del progetto tablet, pure rivendicati da CGIL CISL e UIL, l’amministrazione si è limitata a rimettere ogni decisione ad un tavolo tecnico, fermo su un binario morto da un anno e mezzo, sì rifiutando di assumere ogni impegno. Inoltre in tema di ricezione telematica degli atti, di pagamenti on line dei diritti e di collegamenti telematici con le cancellerie l’amministrazione non ha fatto alcun riferimento specifico.
– il mancato riferimento al benessere organizzativo e alla valorizzazione dei lavoratori, in attuazione dell’Accordo del 26.04.2017
– La mancata programmazione della formazione del personale, attraverso l’inizio dell’attività della Commissione Paritetica.
CGIL CISL e UIL hanno ribadito la centralità della tutela della salute dei lavoratori come fine della loro azione in questa fase negoziale ed hanno precisato che su tale materia non sottoscriveranno alcun atto che contempli un arretramento rispetto ai diritti individuali di ciascun lavoratore ed alle prerogative riconosciute da legge e contratto alle organizzazioni sindacali.
La gravità della situazione sanitaria del Paese ha indotto il Governo, prima, ed il Ministro della Funzione Pubblica, poi, a sottoscrivere protocolli di intesa con le parti sociali (sindacati confederali e autonomi) sulla individuazione, attraverso il metodo del confronto con il sindacato, delle misure più idonee a tutelare la salute dei lavoratori. In particolare, per le amministrazioni pubbliche, il 3 aprile scorso la ministra Dadone con CGIL CISL UIL ha sottoscritto un protocollo d’intesa che impegna le amministrazioni al confronto con le organizzazioni sindacali a tutti i livelli, prevedendo la segnalazione all’Ispettorato della Funzione Pubblica di quelle amministrazioni e quegli uffici che non permettono alle organizzazioni di rappresentanza di svolgere il proprio ruolo a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. Tali atti negoziali per CGIL CISL e UIL non possono essere ignorati. Se il Ministro della Giustizia, attraverso i suoi capi dipartimento, nega gli impegni assunti con CGIL CISL UIL dalla sua collega di governo siamo di fronte a un evidente problema politico che non può vederci silenti.
NON SVENDEREMO I LAVORATORI LASCIANDOLI ALLA MERCÉ DI DIRIGENTI E CAPI DI UFFICIO
Per i motivi sopra esposti non è stato raggiunto al momento alcun accordo. I lavori del tavolo negoziale si sono conclusi alle 14.00 circa. Vi terremo informati sugli sviluppi.
Roma, 30 aprile 2020
FP CGIL CISL FP UIL PA
Russo Marra Amoroso
Roma, 1 maggio 2020
Al Segretario Generale
Pres. Roberto Chieppa
Al Vice Segretario Generale
Cons. Francesca Gagliarducci
e per conoscenza
Al personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Oggetto: Dipartimento affari giuridici e legislativi – Ordine di servizio n. 6 del 27 aprile 2020. Richiesta chiarimenti.
Alla scrivente organizzazione sindacale viene rappresentata preoccupazione da parte del personale di codesta Presidenza del Consiglio a seguito dell’emanazione dell’Ordine di Servizio di cui in oggetto con cui si dispone: “a decorrere dal 1 maggio 2020, e fino al 17 maggio 2020 (salvo ulteriori proroghe delle disposizioni che indicano nel c.d. lavoro agile l’ordinaria modalità di svolgimento della prestazione lavorativa), non è autorizzata a presenza in ufficio per lo svolgimento di attività lavorativa “in presenza” per una durata eccedente quella giornaliera contrattualmente prevista […]. La presente disposizione potrà essere derogata esclusivamente, per specifiche e contingenti esigenze, mediante singole autorizzazioni alla prestazione di lavoro giornaliero ulteriore, firmate dallo scrivente.”. La preoccupazione del personale deriva dai possibili effetti di natura retributiva di tale disposizione ipotizzabile nella riduzione dell’indennità di specificità organizzativa di cui all’art. 18 del CCNI 2006-2009. Per quanto premesso, la scrivente organizzazione sindacale chiede al Segretario generale e al Capo Dipartimento per il personale di chiarire a tutti i Dipartimenti e le unità organizzative, coerentemente con tutte le disposizioni legislative adottate nel corso dell’emergenza Covid-19 e stabilite dai protocolli d’intesa tra governo e parti sociali, che in nessun caso provvedimenti organizzativi adottati in questa fase possono intervenire determinando riduzioni del trattamento economico in godimento prima della fase emergenziale dai singoli lavoratori. Confidando nel Vostro sollecito e rassicurante intervento, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.
Il segretario nazionale
Florindo Oliverio
Pubblichiamo la ministeriale GDAP-0140845.U del 29.4.2020 relativa a quanto in oggetto indicato