TUTTO VA BENE MADAMA LA MARCHESA!
Tutto procede per il meglio e la rivisitazione del modello di servizio, oggetto di sperimentazione nelle sedi di Livorno, Caserta e Cosenza, rappresenta un’innovazione necessaria che incontra il consenso del personale delle strutture coinvolte (sic!). Se si può riassumere in sintesi quanto affermato dall’Amministrazione, nel corso della riunione dell’Organismo paritetico per l’innovazione lo scorso 13 aprile in tema di reassessment del modello di servizio (l’ordine del giorno recitava “Andamento sperimentazione reassessment organizzativo e riflessi sul sistema indennitario” ), non esiste formula migliore del titolo di questo comunicato espressivo di una pervicace volontà dei Vertici dell’Istituto e della sua Tecnostruttura di portare avanti l’ennesima “riorganizzazione” dell’INPS (siamo alla sesta in tredici anni: neppure i Governi del Paese hanno una vita così breve!) in barba alle evidenti distonie che tale modello sta creando nelle sedi sperimentali coinvolte.
Andiamo per gradi.
Un’ora prima dell’inizio della riunione, a dispetto di un corretto sistema di relazioni sindacali che avrebbe imposto una tempistica tale da consentirci una lettura approfondita ed un confronto con i colleghi delle sedi coinvolte, viene trasmesso alle organizzazioni sindacali un documento dal titolo “Sperimentazione reassessment organizzativo” nel quale l’Amministrazione opera una sorta di descrizione sull’andamento della sperimentazione del nuovo modello di servizio avviata lo scorso 1° dicembre. Dalla lettura del testo emergono solo valutazioni positive, del tipo ”il periodo di sperimentazione è stato caratterizzato da numerose iniziative di coinvolgimento del personale …” oppure “l’applicazione del modello nell’ambito delle prestazioni e dei servizi individuali non ha presentato particolari problemi, evidenziando, invece, con immediatezza alcuni punti di forza legati al presidio unitario dei servizi di base per i segmenti di utenza più deboli”, che dipingono un quadro completamente differente da come ci viene descritto, al contrario dai colleghi delle sedi coinvolte che vivono quotidianamente sulla loro pelle gli effetti della sperimentazione in atto.
E qui veniamo alle dolenti note, di cui, naturalmente, non troviamo alcuna traccia nella descrizione dell’Amministrazione, che abbiamo raccolto confrontandoci con il personale delle strutture coinvolte e che andiamo rapidamente a rappresentare nonostante qualcuno, evidentemente distratto dalle citazioni musicali, scriva di “un clima di generale acquiescenza e plauso”:
• Il Nucleo base di servizi standard (NBSS) al quale è affidata, tra i diversi compiti, la gestione dell’informazione di primo livello non riesce a far fronte alla mole di richieste provenienti dall’utenza ed è costretto ad utilizzare personale incardinato in altri moduli organizzativi che conseguentemente viene distolto dall’attività della propria linea prodotto-servizio in barba a quel principio di “riduzione della dispersione operativa” indicato nel messaggio Hermes n.4124/2020 che ha avviato la sperimentazione;
• Le Linee prodotto-servizio collocate fuori dal contenitore del NBSS, con la dissociazione tra gestione della sportelleria in capo al NBSS e parte operativa per le materie di loro competenza, si trovano a dover gestire, attraverso le LineeInps attivate dallo sportello, problematiche non gestite in prima battuta dal loro personale;
• Il servizio Scrivi alla Sede, non è operativo in tutte le sedi e non prevede una canalizzazione con campi obbligati per uno smistamento automatico delle comunicazioni, inoltre con la sostituzione di tutte le caselle istituzionali non si è previsto nulla per la comunicazione interna tra uffici (ancora una volta “cliente interno” questo sconosciuto), ma anche per l’area aziende;
• Conseguenza dei precedenti punti è la proliferazione delle LineeInps attivate allo sportello con conseguente ingolfamento dell’attività delle Linee prodotto-servizio collocate fuori dal contenitore del NBSS;
• La dissociazione tra gestione della prima liquidazione, in capo al NBSS, e le anomalie, in capo alla Linea prodotto-servizio “Attività successive al primo pagamento” collocata fuori dal contenitore del NBSS, ha fatto venir meno quella gestione unitaria del processo frammentandolo e generando la dispersione di professionalità (come ci ha scritto un collega “le attività successive al primo pagamento sono diventate il refugium peccatorum di ogni servizio in quanto almeno il 90% delle informazioni attengono a situazioni successive ai primi pagamenti ossia riliquidazioni, ricostituzioni, naspi ricalcolo, indebiti, pignoramenti. Invalidità civile ed altro una sorta di mini-INPS dentro l’INPS”);
• L’assegnazione del personale con percentuale tra le linee prodotto-servizio e tra queste ed il NBSS ha determinato un aumento del carico di lavoro personale con connesso aumento dello stress lavorativo;
• È mancata, dalla rappresentazione che ci hanno fatto i colleghi, un’adeguata attività di formazione di tutto il personale coinvolto, una formazione che l’adozione, sia pure in via sperimentale, del nuovo modello di servizio, dagli effetti così “impattanti” sul lavoro quotidiano dei colleghi, avrebbe imposto. Ciò dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la bontà della critica metodologica che rivolgemmo all’Amministrazione, alla vigilia della pubblicazione del Messaggio Hermes n. 4124 del 5 novembre 2020, sulla inopportunità di sperimentare il reassessment del modello di servizio in un contesto nel quale, causa Covid-19, non vi è la disponibilità operativa a pieno regime di tutto il personale dell’Istituto;
• E’ mancato, così, il fondamentale coinvolgimento dei lavoratori che mortificati nella loro professionalità e senso di appartenenza alla missione dell’Istituto sono stati privati di qualsiasi motivazione fondamentale nei processi di cambiamento.
• Percezione di un modello di servizio frutto non di una condivisione e di una partecipazione dal basso, ma di una rivisitazione “calata dall’alto” come inconsapevolmente ammette la stessa relazione del 13 aprile quando afferma che “ … il modello teorico, definito nella determinazione presidenziale n.171/2018, è stato calato nella realtà operativa delle sedi …”.
Quanto alla figura del “collaboratore alla gestione operativa”, figura rappresentata dai colleghi che nel nuovo modello di servizio risultano essere perdenti LPS/UO, la relazione, sembrerebbe prefigurare la loro conservazione anche nella fase a regime.
Infine è stata preannunciata, ma questa è materia di contrattazione integrativa e non di mera interlocuzione in sede di Organismo paritetico per l’innovazione, la volontà di rivedere il sistema indennitario delle posizioni organizzative in ragione della complessità e dei livelli di responsabilità connessi ai moduli organizzativi presidiati.
Ecco per noi il documento descrittivo presentato dall’Amministrazione oltre ad essere in pieno contrasto con quanto vivono i lavoratori delle Sedi sperimentali non fornisce alcun dato oggettivo sull’andamento della sperimentazione.
Noi chiediamo dati e non parole, e vogliamo capire anche come questa nuova riorganizzazione risolva la criticità che viviamo da ormai quasi un decennio, l’Integrazione degli Enti soppressi INPDAP ed ENPALS.
Roma, 20 aprile 2021
FP CGIL
Matteo Ariano
Antonella Trevisani
CISL FP
Paolo Scilinguo
UIL PA
Sergio Cervo
CONFSAL/UNSA
Francesco Viola
Pubblichiamo la nota unitaria Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF in merito all’organizzazione dell’attività estiva che riguarderà sia quella AIB che quella dei presidi acquatici
Pubblichiamo la nota unitaria Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF, in merito l’organizzazione e l’inquadramento per il personale del settore Aeronavigante ruolo Elisoccorritore
Pubblichiamo la nota unitaria Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF in merito l’ulteriore sollecito riguardo la procedura di gara per l’affidamento del servizio di ristorazione presso le sedi VV.F. della Regione Lazio per il periodo 01/05/2021 – 30/04/2024
Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Confsal Vvf chiedono “che si faccia chiarezza sul destino del Reparto Volo di Rieti, temendo che dietro l’inerzia del Dipartimento dei Vigili del Fuoco si nasconda la volontà di chiudere il reparto”. Quest’ultimo, denunciano i sindacati, “a distanza di 4 anni dall’istituzione ancora non ha una sede propria nonostante nel corso di questi anni il Dipartimento dei Vigili del Fuoco sia stato sollecitato a trovare una soluzione alla luce della temporanea ospitalità offerta dai Carabinieri, presso la base aeronautica del 16° Nucleo Elicotteri dell’Arma, e delle ripetute difficoltà emerse nell’ambito della gestione operativa del Reparto”.
“Né si è avuta risposta – precisano i sindacati – da parte dell’Enac, rispetto alla richiesta, effettuata nel corso del 2019 dalla Direzione Regionale Vigili del Fuoco del Lazio, per la concessione di un terreno per la costruzione della sede del Reparto Volo nel sedime aeroportuale di Rieti. Inoltre, sul piano organizzativo, ad oggi su 6 piloti presenti in base a Rieti solo 2 sono stati abilitati al volo operativo sull’elicottero di stanza a Rieti, mentre gli altri 4 sono con abilitazione scaduta, senza che ne siano note le motivazioni e le responsabilità dirigenziali”
Per queste ragioni, Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Confsal Vvf sollecitano “le istituzioni politiche nazionali e locali affinché intervengano sul Ministro dell’Interno per adottare urgenti iniziative solutorie delle problematiche che investono il Reparto Volo di Rieti”, temendo “che dietro l’inerzia del Dipartimento dei Vigili del Fuoco si nasconda la volontà di chiudere o trasferire il Reparto Volo di Rieti”. In assenza di urgenti risposte, concludono Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Confsal Vvf, “riterremo non più rinviabile la dichiarazione dello stato di agitazione del personale e l’adozione di tutte le altre iniziative ritenute opportune”.
“Ora basta lungaggini e tentennamenti, si apra subito il tavolo per il rinnovo dei contratti dei lavoratori dello Sport”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp, precisando che: “Ci era stato garantito dai rappresentanti dei datori di lavoro che al termine degli incontri tecnici propedeutici all’apertura della stagione del rinnovo dei contratti dei dirigenti e dei lavoratori del mondo dello sport, scaduti rispettivamente ben 9 e 4 anni fa, si sarebbe aperto il confronto tra le parti”.
Ebbene, rilevano i sindacati, “a distanza di più di un mese dalla chiusura di quei tavoli a tutt’oggi non si ha alcuna notizia o convocazione che riguardi l’avvio ufficiale del confronto tra le parti per discutere del rinnovo del contratto di quei lavoratori, come pure della definizione dell’accordo sullo smart working, che era stato avviato e poi inopinatamente bloccato da sport e salute malgrado avessimo espresso la volontà di continuare la discussione”.
Per Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp, “giunti a questo punto, serve che l’avvocato Cozzoli, presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, e i presidenti delle federazioni sportive nazionali, comprendano le legittime e non più ulteriormente rimandabili esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori di sport e salute e delle federazioni sportive nazionali, e avviino formalmente quanto prima possibile, nel rispetto degli impegni a suo tempo assunti nei nostri confronti, e più in generale dei loro dipendenti, l’apertura del confronto tra le parti per il rinnovo dei contratti”, concludono.
Pubblichiamo la nota unitaria delle strutture territoriali Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF co la quale chiedono il chiarimento sugli organici e le modalità adottate per la mobilità
Al Direttore Centrale Tutela, Sicurezza e Vigilanza sul Lavoro
Dott. Orazio Parisi
OGGETTO: VIGILANZA ASSICURATIVA – RICHIESTA CHIARIMENTI
Abbiamo letto con attenzione la nota sulla vigilanza assicurativa inviata nei giorni scorsi agli uffici del territorio e non possiamo non manifestare alcune perplessità.
Ricordiamo, anzitutto, che la formazione assicurativa avrebbe dovuto riguardare tutto il personale ispettivo dell’INL, nell’ambito di un processo di osmosi tra professionalità diverse. Per questa ragione, quando qualche anno addietro le attività formative ebbero avvio, non fu scelto un preciso criterio di selezione del personale da parte dell’Amministrazione. Successivamente, l’interruzione delle attività ha invece creato effetti paradossali: l’aver avviato un processo di formazione solo per alcuni e non per tutti ha creato sperequazioni e divisioni tra lavoratori. Altra questione: furono individuati, ad esempio, colleghi prossimi alle soglie della pensione ovvero non su base volontaria, mentre invece un’adesione volontaria avrebbe di certo trovato la partecipazione dei lavoratori.
A ciò si aggiungano altri due aspetti di non poco conto: a seguito dell’attività di formazione, si è registrato – anche per la pandemia – un sostanziale blocco di questo tipo di attività, così che praticamente i dipendenti coinvolti siano rimasti nel frattempo fermi. A causa della costante emorragia di personale, alcuni dipendenti inizialmente coinvolti sono stati poi adibiti – in tutto o in parte – ad altre attività. Occorre, quindi, individuare nuovo personale e verificare se la selezione effettuata tempo addietro sia ancora valida.
Noi crediamo che un’adesione volontaria sia la migliore soluzione e chiediamo che questo sia il criterio prioritario nella scelta degli aderenti.
Chiediamo altresì che siano chiariti i seguenti punti:
1) i lavoratori coinvolti saranno immediatamente adibiti a svolgere attività di vigilanza assicurativa? Se così fosse, potrebbero esserci di certo problemi nell’organizzazione e gestione delle attività.
2) i lavoratori che svolgeranno tale attività subiranno penalizzazioni riguardo al percepimento del salario accessorio? Su questo, esprimiamo sin d’ora la nostra assoluta e totale contrarietà a eventuali ipotesi di penalizzazioni.
Il personale ispettivo, già impiegato per svolgere molte altre attività, ha necessità di avere chiarezza e certezza per poter svolgere la propria delicata funzione con serenità.
Cordiali saluti.
Il Coordinatore nazionale FP CGIL INL
Matteo Ariano
Alla Ministra della Giustizia
Prof.ssa Marta Cartabia
Oggetto: parità di genere nelle progressioni in carriera del personale di Polizia penitenziaria
Egregia Ministra,
Di recente, il Comitato Pari Opportunità dell’Amministrazione penitenziaria ha presentato una proposta di modifica della legge 395 del 1990, con la quale si chiedono pari opportunità di carriera per uomini e donne appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria per i ruoli di Ispettori e Sovrintendenti, ruoli che non prevedono un contatto diretto con i detenuti e non presentano quindi problemi legati al genere.
Ad oggi, infatti, l’organizzazione degli istituti penitenziari è basata sul genere . La normativa vigente, cui si riferisce la modifica richiesta dal CPO, asserisce che “il personale del corpo di polizia penitenziaria da adibire ai servizi in Istituto all’interno delle sezioni deve essere dello stesso sesso dei detenuti”. Nell’interpretazione della legge nel nostro Paese le donne subiscono limitazioni nell’accesso non solo ai ruoli che operano all’interno delle sezioni detentive, ma anche a quelli che non prevedono il lavoro in sezione: ispettori e sovrintendenti. Ne discende che, con una popolazione carceraria che conta ad oggi 2.239 detenute su un totale di circa 53.500 reclusi, la presenza maschile nel Corpo è quasi esclusiva.
In conseguenza di questo gran parte dei ruoli di coordinamento, viste le esigue assunzioni di personale femminile, sono affidati a personale maschile non solo all’interno degli istituti penitenziari, ma anche all’esterno, al punto che i cittadini si sono ormai abituati a non vedere sui nostri mezzi ispettori o sovrintendenti donne a capo delle scorte.
La FP CGIL ritiene che tale discriminazione debba essere superata al più presto, come già avvenuto in molti Stati Europei. In sistemi penitenziari di altri stati membri (come quelli di Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Francia e Germania) le donne sono ammesse anche nelle sezioni maschili, salvo che per le operazioni di perquisizione dei detenuti, e queste esperienze ci insegnano che aumentare il numero di donne nel corpo di Polizia Penitenziaria, se fatto con criterio, è possibile.
Ammettere pari opportunità di progressione in carriera per il personale di Polizia penitenziaria, non riguarda semplicemente la carriera, comunque importante per chi lavora, ma anche ciò che questo rappresenta: il fondamentale diritto di essere in grado di partecipare alle scelte del proprio futuro e a quello della propria comunità, senza vincoli legati al genere.
Per quanto sopra esposto la FP CGIL le chiede di prendere in considerazione la proposta presentata dal Comitato Pari Opportunità dell’Amministrazione Penitenziaria e di favorire iniziative di modifica legislativa finalizzate al superamento delle discriminazioni descritte.
Si coglie l’occasione per porre distinti saluti.
Politiche di Genere Fp Cgil nazionale Il Segretario nazionale Fp Cgil
Lara Verbigrazia Florindo Oliverio
Pubblichiamo il resoconto dell’incontro del Tavolo Tecnico per la Formazione in merito la discussione sulla progettualità del corso in ingresso per AA.VV.F. della durata di 9 mesi, del corso a Capo Squadra previsto di 6 mesi e l’abilitazione alla conduzione del motociclo VF
Dott. Giuseppe Cacciapuoti
Direttore Generale del Personale, delle Risorse
e per l’attuazione dei provvedimenti del Giudice Minorile
Con riferimento al provvedimento di rideterminazione delle modalità di svolgimento del concorso pubblico, per esami, a 18 posti a tempo indeterminato, per l’accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria del ruolo di dirigenti di esecuzione penale esterna, di livello non generale, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV serie speciale – n. 99 del 13 aprile 2021, non si rileva l’eventuale pubblicazione della banca dati delle domande che saranno oggetto della prova di selezione. Analogamente anche per il Concorso pubblico, per esami, per l’accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria per complessivi 5 posti, a tempo indeterminato, di dirigente di istituto penale per i minorenni di livello dirigenziale non generale non si rileva l’eventuale pubblicazione della banca dati delle domande che saranno oggetto della prova di selezione.
La banca dati delle domande che saranno oggetto della prova di selezione potrebbe essere, invece, fornita dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, come pare evincersi dall’ Avviso pubblicato, sul sito del Ministero della Giustizia, il 14 aprile u.s. con riferimento all’espletamento del concorso pubblico per esami a 45 posti a tempo indeterminato, per l’accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria di dirigenti di istituto penitenziario di livello non generale.
Considerato che si tratta di concorsi banditi nell’ambito dello stesso Ministero e per la stessa carriera dirigenziale, seppure per differenti ruoli, si rimane in attesa di conoscere come codesto Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità intenda agire, evidenziando che è auspicabile uniformità nelle procedure concorsuali in un’ottica di parità di condizioni di trattamento dei candidati.
Preme inoltre portare all’attenzione il Dl del 1° aprile 2021, n. 44 che consente l’espletamento dei concorsi in deroga alle norme previste (L 165/01 e L. 154/05). Sarebbe auspicabile che venisse colta l’occasione per riconoscere le competenze del personale interno, da più parti richiamata, sollevando lo stesso dall’espletamento delle prove selettive. Questa decisione, oltre a riconoscere il diritto e l’aspettativa ad un miglioramento della carriera lavorativa per il personale interno che ha oltretutto garantito il conseguimento di importanti obiettivi di ricaduta nazionale (la messa alla prova per gli adulti L 67/14), è la base di partenza per un’Amministrazione che intenda progredire salvaguardando il senso e le buone prassi della propria mission.
Confidando in un positivo riscontro, si porgono distinti saluti
Roma, 19 aprile 2021
FP CGIL CISL FP UIL PA
Prestini Marra Amoroso