Nella giornata di ieri abbiamo avuto incontro con l’Amministrazione sulla riorganizzazione del Ministero che, nella serata di ieri, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, con efficacia dal prossimo 1 marzo.
Scompare, quindi, la figura del Segretario Generale e viene sostituita da ben tre Capi Dipartimento. Vi sarà, quindi, il Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e Migratorie, il Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e il Dipartimento per l’innovazione, l’amministrazione generale, il personale e i servizi. Nell’ambito dei tre dipartimenti vi saranno undici Direzioni Generali.
L’ANPAL viene chiusa e fatta rientrare al Ministero. Riguardo a questo, l’Amministrazione ha rassicurato che, per evitare scossoni e garantire la continuità amministrativa, non cambierà nulla. Quindi, il personale resterà dove si trova, ossia nella sede di Via Fornovo, almeno fino a riorganizzazione conclusa e risponderà ai dirigenti attuali fino a conclusione degli interpelli e conseguente riorganizzazione delle competenze nei nuovi uffici. Una novità negativa è rappresentata dalla perdita dell’avanzo di bilancio di ANPAL, che era di oltre due milioni di euro e che non rientrerà al Ministero ma verrà considerato come “economia”, trattandosi di somme non impegnate e quindi non vincolate. Quindi, somme che avrebbero potuto essere destinate ai lavoratori del Ministero, ad esempio per rimpinguare il Fondo Risorse Decentrate, saranno destinate alla fiscalità generale, come si dice. Questo è solo uno degli aspetti, peraltro, non irrilevante, di un’operazione che continua a non convincerci.
L’introduzione dei capi dipartimento sarà un’operazione tutta da costruire, con equilibri completamente nuovi all’interno dell’organizzazione ministeriale, considerando che ciascun capo dipartimento sarà di nomina politica e gerarchicamente sovraordinato agli altri dirigenti. I rischi che intravediamo sono noti ma ricordarli è utile: anzitutto, un possibile/probabile aumento dell’ingerenza politica sulle scelte dell’Amministrazione. Da decenni si era scelto, a livello normativo, di separare “politica” e ”amministrazione”, nella convinzione che la politica dovesse dettare gli indirizzi e indicare le scelte da compiere, ma poi residuasse in capo all’Amministrazione la discrezionalità su come realizzare tali indirizzi, nell’ambito di un bilanciamento tra diversi interessi e considerando che, ai sensi dell’art. 98 Cost., “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” (non del Governo di turno) e che, proprio per questo, l’art. 97 Cost. dispone che i pubblici uffici siano organizzati in modo da garantire il buon andamento e l’imparzialità.
Questa riorganizzazione, che peraltro non riguarda solo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ma tutti i Ministeri, fa saltare questo e stabilisce, in sostanza, che d’ora in poi l’Amministrazione Pubblica dovrà eseguire supinamente quanto deciso a livello politico. A tale scopo, sono nominati i Capi Dipartimento.
La creazione di un ulteriore livello dirigenziale e decisionale, peraltro, può rappresentare un limite per l’efficacia e la funzionalità dell’azione amministrativa e per le decisioni che dovranno essere assunte e non vorremmo che questo rappresenti un freno alla celerità che potrà essere in molti casi necessari. Inoltre, proprio a dimostrazione di un ruolo che dovrà essere ancora definito, il decreto di riorganizzazione introduce una conferenza permanente dei Capi dipartimento e anche dei Direttori Generali, allo scopo di raccordarsi.
Riguardo alle tempistiche, i contorni sono ancora nebulosi e questo, lo abbiamo evidenziato, potrà alimentare il clima di incertezza tra tutto il personale. Per questo abbiamo chiesto l’Amministrazione a tenere un tavolo di confronto permanente, per seguire congiuntamente l’iter di un’operazione che potrà cambiare il volto del Ministero per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Abbiamo anche contestato che, avendo concentrato tutte le energie sulla riorganizzazione, la contrattazione collettiva è stata bloccata in modo inaccettabile per mesi: da fine novembre non abbiamo più avuto un tavolo su nessuna delle questioni da affrontare. Non abbiamo notizie sulla pubblicazione delle graduatorie dei differenziali stipendiali, dobbiamo definire l’accordo sui fondi PON, è rimasto sospeso il confronto sulle progressioni verticali in deroga che devono farsi entro il 31 dicembre, non sappiamo le intenzioni dell’Amministrazione in merito al lavoro agile, dobbiamo aprire la contrattazione sul FRD 2023.
Anche per i lavoratori ormai ex ANPAL questa riorganizzazione getta incertezza per la conclusione degli ultimi accordi siglati; pertanto, abbiamo chiesto continuità amministrativa tra i due Uffici del Personale nel trasferimento di tutti gli atti, certificazioni, accordi, etc. al Ministero, per la continuità degli stessi, nonché l’informazione sull’unificazione delle procedure per l’utilizzo dei vari istituti contrattuali (permessi, ferie, banche ore, etc.).
Insomma, i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo per una riorganizzazione che cammina sulle loro teste. Per fortuna, finalmente si è concordato che dalla prossima settimana ci si vedrà con cadenza settimanale per affrontare tutte le suddette questioni. Ci è stato inoltre comunicato che dovrebbe partire anche l’iter per la stabilizzazione del personale PNRR e Coesione Sud: vedremo se sarà davvero la volta buona!
FP CGIL
M.ARIANO
F. DE RUGERIIS
Al Direttore Generale
Dott. Vincenzo Caridi
Al Direttore Centrale Risorse Umane
Dott. Giuseppe Conte
Alla Direttrice Centrale Pianificazione e Controllo di Gestione
Dott.ssa Rosanna Casella
per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali
Dott. Salvatore Ponticelli
Oggetto: Progetti locali 2024
Con la circolare 103/2023, concernente l’avvio del processo di programmazione e budget per il 2024, e con il nuovo Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance, adottato con determinazione commissariale n.110/2023, l’Amministrazione ha avocato a sé la definizione dei progetti locali e la misurazione degli stessi, escludendo le RSU e le organizzazioni sindacali dal processo di definizione dei progetti locali, con l’eliminazione de facto della contrattazione decentrata.
Lo ha fatto riprendendo un’indebita osservazione pervenuta dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP nota n.55928 del 7/09/2023) al CCNI 2022/2023, sottoscritto lo scorso 29 dicembre. Nello specifico il DFP evidenziava come i progetti locali non fossero oggetto di contrattazione né in sede nazionale né in sede decentrata: un rilievo anomalo nella forma, non il primo né l’unico, ed errato nella sostanza.
L’art. 50 c. 4 del contratto collettivo è in tal senso chiaro. Esso recita testualmente “Una quota non inferiore al 20% delle risorse destinate ai trattamenti economici di cui al comma 2, lettere a), b) e c) è riservata alla contrattazione integrativa di sede di cui all’art. 7 (Contrattazione collettiva integrativa: soggetti, livelli e materie), comma 7”.
Ragion per cui, come correttamente esposto da INPS stessa in riscontro ai rilievi summenzionati, la validazione unilaterale dei progetti spetta all’Amministrazione, valutata la coerenza coi criteri nazionali. Ciò, però, non cancella il passaggio obbligato della contrattazione a livello territoriale: è questa la cifra stessa dei progetti locali.
Una lettura diversa, in tal senso, appare come una forzatura dell’impianto contrattuale non tollerabile. Per questa ragione le scriventi organizzazioni, considerata anche la trascorsa scadenza del 15 febbraio per l’individuazione dei progetti da parte dell’Amministrazione, richiedono alla stessa l’adozione di tempestivi correttivi.
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FP CGIL Giuseppe Lombardo |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
CONFSAL/UNSA Francesco Viola |
Al Direttore Generale
Dott. Vincenzo Caridi
Al Direttore Centrale Risorse Umane
Dott. Giuseppe Conte
per il tramite del Dirigente Area Relazioni Sindacali
Dott. Salvatore Ponticelli
OGGETTO: Richiesta estensione lavoro agile per soggetti fragili al 30 giugno
La scadenza del 29 febbraio è alle porte e INPS, ad ora, non risulta aver rinnovato l’estensione del lavoro agile ai soggetti in condizione di fragilità.
L’evidente ritardo risulta ancor più chiaro e incomprensibile se comparato con altre realtà pubbliche, che hanno già disposto l’estensione della proroga, financo al 30 giugno. È il caso del Consiglio Nazionale delle Ricerche, laddove la scelta organizzativa non è dettata da una strategia tesa al rilancio, ma dalla consapevolezza che – per un dipendente fragile – la letalità delle infezioni virali tende ad attenuarsi nella stagione estiva.
E, del resto, la direttiva ministeriale vigente riconosce in tal senso discrezionalità alle amministrazioni. Per questa ragione sfuggire dalla logica della proroga a breve termine può essere non solo un elemento di certezza per le lavoratrici e i lavoratori interessati, ma anche un elemento di chiarezza nel quadro organizzativo dell’Istituto. Da qui la presente richiesta per un’azione in tal senso dell’INPS, per dimostrare, anche agli “utenti interni”, la tradizionale attenzione rivolta alla tutela sociale.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
A seguito dei solleciti della Fp Cgil VVF pubblichiamo la circolare applicativa del decreto legislativo n. 36/2021 ( successive modificazioni e integrazioni) emanata dalla Direzione Centrale per le Risorse Umane riguardo il lavoro sportivo extraistituzionale
Pubblichiamo il decreto della Direzione Centrale per le Risorse Umane riguardo gli scatti convenzionali per il personale del Corpo
Le Strutture territoriali Fp Cgil VVF, Fns Cisl, Uil Pa VVF,Confsal VVF, Usb VVF e Conapo annunciano lo sciopero di categoria
Una delegazione della FP CGIL si è recata martedì scorso nel carcere di Teramo per una visita nei luoghi di lavoro della Polizia Penitenziaria. La delegazione era composta dal Mauro Pettinaro della Segreteria Generale FP CGIL di Teramo, da Mirko Manna Coordinatore Nazionale Comparto Sicurezza FP CGIL, Gino Ciampa Coordinatore regionale FP CGIL per la Polizia Penitenziaria d’Abruzzo e Roberto Cerquitelli delegato locale del carcere di Teramo.
Il clima lavorativo che si respira nel carcere Castrogno è di attesa di un segnale che arrivi al più presto dal Provveditorato regionale e dal DAP. Uomini, Agenti, è questo che serve nell’immediato nel carcere teramano. Con una pianta organica (quella vecchia del 2017 non ancora aggiornata) di 210 Poliziotti penitenziari previsti, la forza effettiva di cui può disporre il Comandante Dirigente di Polizia Penitenziaria Livio Recchiuti, è di sole 140 unità, sempre più affaticate e motivate solo dal proprio senso del dovere e dello Stato, sostenute solo dall’appartenenza alle Istituzioni che sentono ancora di rappresentare. Serve però un segnale immediato che assegni temporaneamente, in emergenza, dei Poliziotti che potrebbero essere impiegati su base volontaria per dare una mano al Reparto di Teramo.
Come se non bastasse, su quel poco personale da impiegare, è in corso un piano di rientro delle ferie non godute negli anni precedenti che sta forzando i Poliziotti a rimanere a casa per intere settimane. Fermo restando tutte le motivazioni amministrative-contabili e le responsabilità che ricadono sulla Direttrice del carcere la Dott.ssa Lucia Di Feliciantonio, la delegazione FP CGIL ha espresso una possibile soluzione che sollevi la Direzione dalle responsabilità contabili e dia modo di impiegare al meglio quel poco personale nella forza disponibile.
La FP CGIL Polizia Penitenziaria, già dai primi incontri informali con il Capo del Personale il Dott. Parisi, solleverà il grave problema della carenza d’organico nel carcere di Teramo, e segnalando al Vice Capo DAP, di quanto questa situazione che si protrae da mesi stia minando il morale dei Poliziotti Teramani.
Teramo, 15 febbraio 2024
Pubblichiamo il decreto del Segretario Generale sul lavoro agile e la tutela del personale fragile.
p.la FP CGIL Nazionale
Susanna Di Folco
L’informativa sulle nuove linee guida per il lavoro a distanza riporta all’ordine del giorno le sperimentazioni in atto: quella sullo Smart Friday e quella su Lavoro da remoto. La FP CGIL ha ribadito in ogni sede le proprie obiezioni di merito e di metodo.
Metodo. La sperimentazione parte da un falso assunto, ovverosia quello per cui i due istituti devono essere declinati in un senso molto più conveniente a una delle due parti contrattuali, quella datoriale. Lavoro agile e lavoro da remoto nascono, in realtà, per contemperare le esigenze di entrambi gli attori del contratto individuale: il benessere personale della lavoratrice/del lavoratore e le esigenze di servizio.
Ora, constatato l’intenso sforzo profuso dalla pandemia in avanti, esiste qualcuno oggi in Istituto che possa dire che alla maggiore autonomia concessa ai singoli sia corrisposta una riduzione della produzione? Chiaramente no. Semmai è vero il contrario. Ci saremmo aspettati, allora, una maggiore libertà organizzativa, non la volontà irrigidire la fruizione dello smart, una restrizione incomprensibile.
La FP CGIL non è sorda alla salvaguardia dell’ambiente, al risparmio energetico, ai principi della mobilità sostenibile. Solo non crede ai tentativi di far cassa utilizzando questo specchietto per le allodole. Se le strategie non sono frutto di una politica condivisa tra le parti, ma di una riflessione isolata dell’Amministrazione che avoca a sé il diritto di scegliere come e quando lo smart va adottato, abbiamo un problema. Un problema che diventa ENORME se, istituendo il lavoro da remoto, l’accesso a esso passa dallo SPID personale del dipendente (cioè dalla sua identità privata) e non dalla matricola aziendale; un problema enorme che diventa IRRISOLVIBILE se i meccanismi di verifica o attestazione della presenza diventano invasivi.
Merito. Veniamo così alle obiezioni pratiche.
È stata fatta una ricognizione degli impianti energivori per capire il consumo delle singole strutture immobiliari di INPS? Non ci risulta.
È stato attivato un tavolo per il riconoscimento del buono pasto in regime di lavoro agile, come da nostra richiesta stante il parere non ostativo di ARAN e la dichiarata volontà (a parole) dell’INPS di valorizzare lo smart working? Non ci risulta.
È stata fornita un’indicazione precisa dei risparmi attesi e di quanto potrebbe essere riversato nelle tasche di ciascun dipendente e con quali mezzi visto il tetto al Fondo del d.l. 75/2017? Non ci risulta.
È stata garantita ai lavoratori delle aziende esterne a INPS, ma operanti nelle strutture interessate dalla sperimentazione, la continuità di reddito senza riduzioni di sorta dell’attività e senza l’intaccamento delle ferie? Non ci risulta.
È stata adottata una linea di flessibilità, riconoscendo il venerdì quale giorno aggiuntivo ai titolari di contratto AULA? Non ci risulta (e su questo diamo atto all’Amministrazione di aver sempre escluso tale ipotesi, malgrado le libere interpretazioni di alcune organizzazioni).
È stato adottato un correttivo sul ricorso allo SPID per l’accesso al lavoro da remoto, stante i protocolli di sicurezza dell’Istituto, il cui sacro rispetto non può però diventare un elemento di pericolo o di sovraesposizione della responsabilità individuale del dipendente? Non ci risulta.
È stata fornita, in vista dell’incontro, una stima rispetto ai risparmi finora ottenuti dallo Smart Friday e alle adesioni sin qui registrate al lavoro da remoto? Non ci risulta.
Sono, queste, alcune delle osservazioni preliminari che abbiamo posto e continuiamo a porre. Con insistenza, per preservare quanto stabilito nei contratti collettivi, adesione volontaria compresa: non va dimenticato, infatti, che la CGIL non sottoscrisse gli accordi sullo smart working in INPS quando l’unico intento dell’Amministrazione sembrava quello di mettere limiti e paletti.
A distanza di tempo, dopo l’esperienza COVID, speriamo in una maggiore apertura.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo
Pubblichiamo la nota unitaria delle Strutture Regionali Fp Cgil VVF, Fns Cisl,Uil Pa VVF Confsal VVF e Usb riguardo la mancata pianificazione e organizzazione per la formazione del personale
Pubblichiamo l’informativa della Direzione Centrale per le Risorse Umane riguardo la disposizione applicata “ferie solidali”