Si trasmette la ministeriale n.0375330U del 30.11.2018 di cui all’oggetto.

Al Presidente della Corte dei conti

Al Segretario Generale della Corte dei conti

Al Vice Segretario Generale

e, p.c.

Al Dirigente Generale del Servizio Risorse Umane e Formazione

Alla Commissione Sussidi

Al Servizio Relazioni Sindacali

Al Personale della Corte dei conti

LORO SEDI

Oggetto: Circolare n. 51/2018 – Sussidi per il personale dipendente ed Atto generale di indirizzo 2018.

Con riferimento alla circolare n. 51 del 15/11/2018 e all’atto generale di indirizzo n. 28 del 12/11/2018, le scriventi OO.SS., firmatarie dell’Ipotesi di Accordo sui sussidi, sottoscritta in data 6 agosto 2018, ai sensi dell’art. 80 del CCNL 2016-2018 Funzioni Centrali, esprimono forte contrarietà per le decisioni assunte unilateralmente dall’Amministrazione che hanno stravolto la portata e il contenuto dell’Accordo, arrecando grave nocumento alle legittime aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori della Corte dei conti.
In modo particolare, sono stati adottati criteri per l’attribuzione dei sussidi non solo non concordati in sede negoziale (“per grave situazione economica si intende la sopportazione di spese che incidano per più del 40% di ISEE” – art. 9, comma 2 dell’atto generale di indirizzo), ma addirittura contrari a quanto previsto nell’Ipotesi di Accordo, di cui si allega copia, che riconosce i sussidi “per spese straordinarie in caso di grave situazione economica, derivante da causa di forza maggiore, anche provocata da rilevanti spese mediche”.
Pertanto, queste OO.SS. chiedono il ritiro immediato della suddetta circolare e dell’atto generale di indirizzo, nonché la sospensione dei lavori della Commissione Sussidi.
Contestualmente rappresentano l’urgenza della riapertura del tavolo negoziale.
In attesa di un urgente riscontro, si inviano cordiali saluti.

Roma, 27 novembre 2018

FPCGIL           CISLFP            UILPA        CONFSAL/UNSA            CONFINTESAFP
Di Folco         Guarente          Amidani              Cafiero                           Stefanangeli

Pubblichiamo la Circolare dell’ Ufficio Attività Sportive  in merito al 13° Campionato Italiano VVF di Corsa campestre   Memorial  “Pinuccio La Vigna” che si svolgerà in data 27 gennaio 2019 in località  San Vittore Olona (MI), la manifestazione è la prima prova del circuito podistico VVF 2019

“Disapproviamo la scelta dell’ordine dei medici di Bologna di radiare l’assessore alle politiche sanitarie dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi”. Queste le parole di Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, e Vittorio Dalmastri della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn dell’Emilia Romagna, circa la radiazione dell’assessore per scelte politico/gestionali “che nulla hanno a che vedere con l’esercizio della professione”.

“È inaccettabile che un medico venga giudicato per questo. Se la facoltà di giudizio supera i confini professionali, entriamo in ambiti discrezionali che non sono più governabili. Gli ordini in questo modo rischiano di diventare dei tribunali dell’inquisizione in cui questioni ideologiche condizionano quelle deontologiche” sottolineano Filippi e Dalmastri. Inoltre, la Fp Cgil medici non condivide la posizione dell’ordine dei medici di Bologna di criticare le scelte della Regione, al contrario “abbiamo apprezzato lo sforzo di valorizzare tutte le professionalità per migliorare l’efficienza dei servizi. Il dibattito sull’integrazione delle professionalità in una visione multidisciplinare è molto complesso e non può e non deve essere condizionato da una logica corporativa che alza barricate che dividono gli operatori sanitari e allontanano la cittadinanza”.

Concludono Filippi e Dalmastri: “Ci sentiamo offesi dall’iniziativa intrapresa dall’ordine di Bologna perché crediamo che una posizione così corporativa sia lesiva dell’immagine del medico impegnato quotidianamente a tutelare la salute dei cittadini e non a difendere la propria posizione sociale. Il problema delle competenze e delle responsabilità dei professionisti della salute non può essere liquidato con un atto miope e parziale che divide invece di unire”.

Serena Sorrentino rieletta segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil. Oggi a Perugia, al termine della quattro giorni dell’11° Congresso nazionale della categoria della Cgil che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici, l’Assemblea generale appena eletta ha riconfermato Sorrentino alla guida della Fp Cgil con il 96% di voti a favore. Su 187 votanti, infatti, hanno votato a favore in 179, 6 i no e 2 gli astenuti.

“È stato un Congresso straordinario, di grande orgoglio di categoria, una vera e propria festa popolare. Adesso abbiamo davanti un periodo impegnativo – ha affermato Sorrentino -. Il documento finale ci impegna a mettere in campo iniziative per rappresentare al meglio le lavoratrici e i lavoratori. Abbiamo fatto una scelta: quella di fare un congresso politico e di dibattere del merito. Dobbiamo portare questo nostro valore in Cgil e chiedere che riconosca il nostre essere ‘valore pubblico’’, ha concluso.

 

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Pubblichiamo il comunicato unitario relazioni sindacali – Inapplicabilità procedura semplificata e prosecuzione confronto nazionale.

 

 

 

“Dobbiamo ampliare la nostra capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini”

Oltre 820 mila dipendenti pubblici in meno della Germania e più di 1 milione e 400 mila in meno rispetto agli Stati Uniti, con un’età media di 50 anni e solo il 2% di under 34. Ma l’Italia ha anche un record: il numero di over 55, ben il 45% del personale. Questa la fotografia dell’occupazione nella Pa fornita da Enzo Bernardo della Funzione Pubblica Cgil Nazionale, all’11° Congresso della categoria dei servizi pubblici, a Perugia.

“Se improvvisamente una norma internazionale obbligasse l’Italia ad avere lo stesso di numero di dipendenti pubblici degli altri paesi dell’Ocse saremmo costretti ad assumere almeno 821mila persone per raggiungere il livello della Germania e oltre un milione e 400 mila nuovi addetti per avere lo stesso rapporto degli Stati Uniti – spiega Bernardo, illustrando i dati -. Oggi la pubblica amministrazione italiana può contare sul 70% in meno di dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto al Regno Unito e il 60% della Francia”. Non solo il numero di dipendenti, ma anche la loro età ha, in Italia, una tendenza diversa. “La media Ocse di under 34 è del 18%, a fronte del 2% italiano. La media di over 55 invece è del 25%, a fronte del nostro 45%. L’età media dei dipendenti pubblici italiani è di oltre 50 anni e cresce ogni 6 mesi ogni anno”.

“E’ questa la drammatica fotografia dell’occupazione della nostra pubblica amministrazione e perciò della sua capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, delle imprese, e delle altre pubbliche amministrazioni”. Conclude Bernardo: “Abbiamo bisogno di definire il numero necessario di dipendenti pubblici perché il perimetro pubblico diventi capace di ampliare le sue capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, di diventare espressione del valore pubblico, di essere davvero forza motrice dello sviluppo del nostro Paese”.

Messaggio del professor Marmot, tra i più autorevoli epidemiologi al mondo, al congresso della Fp Cgil: “Drammatica la riduzione dell’aspettativa di vita, conseguenza delle politiche di austerità. Serve un approccio sociale al problema”

di Fabrizio Ricci, Rassegna.it

L’aspettativa di vita nei paesi europei è cresciuta di anno in anno sin dalla fine della Grande Guerra, quindi da cent’anni a questa parte. Ma poi nel 2011 è cambiato qualcosa. La curva si è appiattita, sia per gli uomini che per le donne. L’aspettativa di vita ha smesso di crescere, anzi, ha cominciato a calare. In Italia, ad esempio, dopo il picco di 83,09 anni del 2014 (nel 1960 era 69,12), l’aspettativa è scesa a 82,54 nel 2015 ed è rimasta uguale anche nel 2016.

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“Condizioni di vita di qualità favoriscono la salute dei pazienti”

 

“A che pro curare le persone per poi riportarle nelle condizioni che le hanno fatte ammalare?”. È con questo interrogativo che si apre l’intervento di Sir. Michael Marmot, professore di Epidemologia e Sanità pubblica alla University College di Londra, alla terza giornata dell’XI Congresso della Fp, nel quale spiega come salute e fattori sociali siano strettamente correlati, argomento di cui parla nel suo libro ‘The Health Gap’.

Il professor Mormot illustra come le aspettative di vita in Gran Bretagna (e non solo), cresciute costantemente negli ultimi cent’anni, stiano invece subendo un’importante inversione di rotta dal 2011. “Un rallentamento che va’ di pari passo con la crisi economica degli ultimi anni e le politiche di austerità e che spiega, dunque, come la salute sconti gli effetti dei fattori sociali, dell’equità e, quindi, delle disparità sociali”.
Le politiche di governo possono dunque fare moltissimo per arrestare il fenomeno, secondo il famoso epidemiologo. “Cosa si può fare? Intervenire, fin dalla primissima età sulla qualità della vita, a partire dall’educazione e dalla formazione. Un buon rendimento scolastico prefigura la possibilità di proseguire gli studi, di avere un posto di lavoro di migliore qualità e dunque, a cascata, un reddito più elevato, un alloggio migliore e, infine, uno stato di salute migliore”.

Marmot, nel suo intervento, dedica un focus anche allo stato dei servizi pubblici. “Vi sono stati tagli impietosi che hanno contribuito all’andamento delle aspettative di vita degli ultimi anni”. Infatti, secondo il professore, i dati mostrano un chiaro nesso tra le morti premature e la mancanza di risorse: quanto più elevata è la mortalità precoce, maggiore è il taglio effettuato alle risorse destinate ai servizi. “Nella salute pubblica si vuole che i governi spendano i propri fondi, ma da dove derivano questi fondi? Dal gettito fiscale e tributario. Il che significa che evasione ed elusione fiscale diventano potenzialmente un problema di salute pubblica”. Con questa provocazione il professor Marmot chiude il suo intervento, e con la raccomandazione a prestare attenzione ai fattori sociali, elemento determinante per la salute e il benessere dei pazienti della sanità pubblica.

 

Voci di delegate e delegati al congresso della Fp Cgil a Perugia. Nel 1998 un cambiamento epocale, da allora grandi avanzamenti, ma anche sfide e difficoltà nuove. “Viviamo il nostro ruolo come una missione, bisogna credere di più nelle sue potenzialità”

di Rassegna.it, Fabrizio Ricci

Nel novembre 1998, esattamente 20 anni fa, prendeva il via l’esperienza delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, le Rsu, nel pubblico impiego. L’accordo quadro del 7 agosto di quell’anno aveva infatti sancito che le organizzazioni sindacali avrebbero rinunciato “formalmente ed espressamente” a costituire le Rsa previste dallo Statuto dei Lavoratori, per sperimentare (come nel privato) questa nuova forma di rappresentanza, attraverso il voto di lavoratrici e lavoratori.

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Pubblichiamo la revisione dell’organizzazione deputata alla gestione  amministrativa delle risorse della F.A.

Noterelle a margine dell’incontro con il Ministro

Riteniamo utile offrire alcune considerazioni aggiuntive dopo questo ultimo incontro con il Ministro, per dare elementi di valutazione sulla fase complessa che stiamo attraversando.

Mai più.

In questi giorni abbiamo assistito ad una rincorsa affannosa dell’Amministrazione per poter garantire i pagamenti del salario accessorio e per riuscire a fare le nuove progressioni economiche nei tempi ristrettissimi imposti.
Un lavoro, dobbiamo dire egregio, portato avanti dalle Direzioni Generali Bilancio e Organizzazione, dal Segretario generale e dagli uffici politici che hanno compiuto ogni ragionevole sforzo per garantire questi obiettivi. Non vogliamo cantare le lodi a nessuno, ma comprenderete quanto sia complicato per noi fare ragionamenti vertenziali quando la nostra controparte naturale si comporta bene e invece i problemi derivano da questa sorta di condizione di impunità nella quale prosperano i cosiddetti organi di controllo. Ricordiamolo: l’accordo FUA è del giugno scorso, per avere la certificazione ci sono voluti 4 mesi e un mese per ottenere il decreto di variazione di bilancio, solo dopo pressioni dirette della parte politica. Stessa storia per le progressioni economiche, per le quali comunque ancora manca la certificazione. Ma oggi è stata pubblicata la Circolare che fornisce indicazioni e questo ci fa pensare che anche in questo caso si riuscirà in zona Cesarini. Mai più, abbiamo detto ieri al Ministro. Occorre snellire le procedure dei controlli sugli accordi integrativi e soprattutto limitare l’insopportabile invadenza e autoreferenzialitá degli organi di controllo. Per questo stiamo chiedendo a gran voce l’applicazione dell’art.8 del nuovo CCNL, che definisce tempi, procedure e soprattutto assunzioni di responsabilità delle parti nel caso di mancato rispetto delle tempistiche ivi indicate.

Piano assunzioni

La quantificazione pure importante dei numeri contenuti nel piano assunzioni comunque lascia praticamente intatta, al termine del giro, la dimensione delle carenze. E basta scorrere i numeri pubblicati nel Piano dei fabbisogni per comprenderlo. Senza considerare quota 100. Noi non vogliamo certo sottovalutare lo sforzo che il Ministro sta compiendo ma, per ricordare quanto detto ieri in apertura del nostro Congresso nazionale dalla compagna Serena Sorrentino, serve un piano straordinario di assunzioni che vada oltre il turnover e che, nel caso del Mibac, si ponga l’obiettivo di coprire l’intera dotazione organica in tempi ragionevoli. Altrimenti al termine di questo processo ci ritroveremo con una dimensione delle carenze pari a quella attuale. Ad integrazione del comunicato unitario specifichiamo che abbiamo chiesto la proroga per i lavoratori a tempi determinato e che anch’essa fa parte del pacchetto di emendamenti governativi.

La riorganizzazione del Ministero

Dobbiamo dire che ci ha fatto piacere sentire dalle parole del Ministro per la prima volta accenni critici rispetto a quanto operato dal suo predecessore, anche perché venuti a seguito di alcune nostre sollecitazioni.
In sostanza noi abbiamo chiesto se non fosse possibile rivedere alcuni assetti che stanno rivelando tutti i loro limiti organizzativi, ed abbiamo fatto l’eclatante esempio delle Biblioteche annesse ai musei autonomi ed ai Poli Museali. Il Ministro ha concordato esplicitamente sulla singolarità di questa sperimentazione organizzativa e ha promesso un processo di revisione degli assetti organizzativi, cogliendo l’opportunità data dalla modifica delle competenze a seguito dell’inopinato trasferimento delle competenze del Turismo agli agriarcheologi del Mipaaf. Vedremo a breve.

Racconigi, oh cara.

Abbiamo letto ieri, e poi riportate al Ministro, le dichiarazioni pubbliche della Dirigente del Polo Museale piemontese che intenderebbe, per carenze di risorse e personale, dare in gestione ai privati il Castello di Racconigi. A noi viene spontaneo un moto di simpatia e solidarietà verso questo sito e verso questa ridente cittadina,ma cosa mai gli avranno fatto alla nostra dirigente per meritarsi tutte queste attenzioni? Ricordiamo le polemiche quotidiane sui media locali per la pretesa del Polo di dare in concessione solo onerosa gli spazi per eventi di qualunque natura, e così niente Maratona Reale, ti scordi le iniziative benefiche per i diabetici di Cuneo, ecc.. Una condizione vissuta come uno scippo dalla comunità locale, che si è vista estraniata dal rapporto con il patrimonio culturale presente sul territorio e gestito dallo Stato, con buona pace delle politiche di integrazione dell’offerta culturale con cui venne motivata l’istituzione dei Poli regionali, altro fallito esperimento lasciato dalle riforme Franceschini. Il fatto curioso è che questo periodo di contrasti e polemiche profonde è stato dichiarato chiuso dalla stessa Dirigente, che con la sua proposta “provocatoria” ha pensato bene di ributtare la palla al centro, scaricando le responsabilità sulle inefficienze ministeriali. Anche su questo, ieri, il Ministro è intervenuto smentendo decisamente la Dirigente, resta il fatto che troppo spesso siamo in presenza di parole dette in libertà da personale che dovrebbe rappresentare il Ministero. Se al contrario scappa una parola di troppo e si appartiene ad una qualifica bassa, subito scatta il meccanismo sanzionatorio.

Marucelliana: chi difende l’indifendibile.

Abbiamo letto le roboanti dichiarazioni dei colleghi dell’Unsa contro la Direttrice delle Biblioteche, colpevole di aver deciso di dare l’interim della Marucelliana al Direttore della BNF. Al di là delle valutazioni sulla legittimità di questa scelta, e noi pensiamo che sia legittimo che un Direttore Generale agisca sulla base di valutazioni discrezionali nell’affidamento di un incarico ad interim dato ad un Dirigente di ruolo, vogliamo dire che per noi la dr.ssa Passarelli ha fatto benissimo ed anzi apprezziamo che, per la prima volta, viene affrontato di petto un grave problema gestionale, malgrado le innumerevoli segnalazioni che dalla parte sindacale sono pervenute, nel corso del tempo, ai “superiori uffici”. Lo scriviamo non per amore di polemica verso un’altra O.S. ma per la passione che portiamo per i diritti dei lavoratori e per le relazioni sindacali, condizioni spesso sconosciute all’interno di quel luogo di lavoro.

Un saluto a Rita Paris

È prossima al pensionamento Rita Paris, attuale Direttrice autonoma del Parco dell’Appia Antica e una delle migliori professioniste che hanno lavorato nel Ministero. Lascia con l’amaro in bocca di chi rischia di vedere vanificato un lungo lavoro di recupero e tutela che hanno trasformato questa importante e bellissima area, dopo un defatigante e frustrante lavoro di messa in piedi di una struttura organizzativa figlia anch’essa di una scelta scellerata del precedente governo. Lavorando per due anni senza risorse, inizialmente senza personale e senza una sede degna di questo nome. A Rita tutta la nostra vicinanza e solidarietà, sicuri che proseguirà nella sua battaglia da altre postazioni e certi che avrà noi al suo fianco.

Claudio Meloni
FP CGIL NAZIONALE

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