Pubblichiamo la nota del Coordinamento – Organizzazione del personale delle strutture del
settore FMP.
FACCIAMO UN PO’ COME CI PARE!
Il giorno 31 maggio si è discusso dell’aggiornamento del modello organizzativo di Direzione regionale, Coordinamento metropolitano, Filiale metropolitana, Direzione provinciale e Filiale provinciale, all’interno dell’organismo per l’innovazione, costituito in base al nuovo CCNL. Ricordiamo che questo è un organismo tecnico, di studio e di proposta, che non può assumere alcuna
decisione.
Il documento propostoci era stato già rimaneggiato più volte dall’Amministrazione, dopo confronti e divisioni al proprio interno: prima accorpiamo pensioni pubbliche e private, poi le spacchettiamo; prima mettiamo assieme URP e “Segreteria di direzione”, poi lasciamo che ognuno decida per sé
(e Dio per tutti?).
Il tutto è avvenuto, sia chiaro, senza alcun confronto sindacale serio e approfondito, in quanto l’Istituto non ha avuto finora il coraggio (o meglio la volontà) di far applicare il CCNL.
Ricordiamo, infatti, che per ben quattro volte era stata convocata una riunione per discutere del nuovo modello organizzativo ma, data la presenza delle sigle non firmatarie – che, sebbene non convocate, continuano ad avere informazioni da qualche vocina amica – non si è discusso di nulla.
Continuiamo a chiedere di conoscere questo fantomatico modello organizzativo che si starebbe costruendo, così da poter avere un’idea complessiva e poter esprimere un giudizio su tutto, non su singole tessere di un mosaico che ancora non ci viene svelato. “Ovviamente”, sul punto, continuiamo a non avere risposte … Forse perché i primi a non averle, sono i vertici dell’Istituto.
Ieri sera stessa, dopo la riunione dell’organismo consultivo, la Direzione Generale decide di far uscire la circolare, rifiutando di fatto l’incontro politico richiesto dalle sigle presenti nell’organismo.
A questo punto, pensiamo che l’Istituto non abbia intenzione di far partire la contrattazione per nascondere un proprio vuoto progettuale e le divisioni al suo interno: dove si porta l’INPS in questo modo?
Il Coordinatore Nazionale
FP CGIL INPS
MATTEO ARIANO
Stato Maggiore Aeronautica 1° Reparto – Aggiornamenti sui progetti di riordino Enti Aeronautica Militare
Pubblichiamo la nota inviata all’Ammnistrazione affinchè si aprirà immediatamente un tavolo nazionale e si affronti il problema della tutela del personale in ambito legale. Il sollecito a seguito della nota inviata il 24 aprile u.s.
clicca qui:vvf-tutela-personale-del-cnvvf/
Informazione sulla variazione DM STRUTTURA dello Stabilimento Militare “Pirotecnico”di Capua.
LA SITUAZIONE DI BARI
Si è svolta ieri una riunione del tavolo nazionale incentrata su una informativa dell’episodio grave che
stiamo registrando a Bari, ove una verifica sull’agibilità dell’edificio che ospita Tribunale Penale e
Procura, attuata tramite una perizia ordinata dall’ente proprietario, l’Inail, ha certificato gravi ed
imminenti rischi addirittura di implosione dell’edificio. Fatto che ha determinato la necessità dello
sgombero e la predisposizione delle famose tende, al cui interno si svolgono le udienze. Uno sgombero
del tutto parziale, dobbiamo dire, perché incredibilmente abbiamo verificato che invece si tende a
mantenere all’interno del palazzo i lavoratori, i quali evidentemente o vengono ritenuti immuni dal
rischio oppure potenziali eroi civili. Non è certo così e su questo si è aperta la riunione con le
dichiarazioni della Capo Dipartimento che per prima si è dichiarata sconcertata di questa situazione,
aggiungendo di aver più volte richiamato i titolari degli Uffici, a quanto pare allo stato inutilmente, a non
consentire l’ingresso dei dipendenti. Per quanto riguarda il resto del racconto, purtroppo tristemente noto ai lavoratori di Bari ai quali va tutta la nostra solidarietà, le conclusioni sono che il Palazzo dovrà
naturalmente essere sgomberato e che occorre trovare soluzioni transitorie che consentano il prosieguo
delle attività, superando l’emergenza tenda, e la soluzione strutturale per la quale è vigente un bando per
il reperimento dei locali adatti. Soluzione transitoria che è stata preannunciata nella riapertura della sede distaccata di Modugno e nel reperimento di un palazzo ex INAIL situato a via Brigata Regina a Bari,
comunque a seguito di adeguamento logistico. A contorno di tutto questo la stessa Capo Dipartimento si
è dichiarata dispiaciuta per non avere incontrato le RSU in occasione del recente sopralluogo, che lo farà
al più presto, (sarà a Bari venerdì) e che ha intenzione di chiederne la presenza alla Conferenza
permanente.
Al riguardo noi ci siamo espressi concordando in sostanza sui seguenti punti:
– Che preliminarmente occorre procedere allo sgombero completo dei lavoratori impedendo il
prosieguo delle attività nel Palazzo, in particolare ritirando le disposizioni che li obbligano a
permanere all’interno dell’edificio;
– Che la RSU sia coinvolta insieme agli RLS e alle OO.SS. Territoriali in tutte le fasi di governo
della situazione emergenziale, anche in riferimento alle necessarie verifiche sull’agibilità delle
soluzioni transitorie individuate ed alle modalità organizzative conseguenti;
– Che in tale contesto si possano individuare soluzioni che attenuino il disagio dei lavoratori
derivante da allocazioni logistiche che possano presentare problemi di accesso con i servizi
pubblici o derivanti da sovraccarichi organizzativi, soluzioni naturalmente valutabili
prioritariamente a livello di confronto locale;
– Che prima del trasferimento del personale nella sede di Modugno venga avviata una procedura
di interpello riservata a tutti i lavoratori coinvolti nella vicenda al fine verificare l’esistenza di
disponibilità al trasferimento.
Queste le informazioni dovute ai nostri rappresentanti ed ai lavoratori, cui rinnoviamo la nostra piena
solidarietà e disponibilità ad ulteriore supporto, considerato che l’Amministrazione ci ha preannunciato una nuova informativa la prossima settimana. Il carattere nazionale del comunicato riguarda la rilevanza
mediatica che l’allestimento delle tende ha dato di un problema grave come la condizione logistica e di
sicurezza degli Uffici Giudiziari, rilevanza che noi riteniamo non possa essere parte solo della logica di
emergenze come questa, ma che debba riguardare la constatazione di come la politica dei tagli abbia fallito miseramente l’obiettivo di razionalizzare la spesa peggiorando condizioni di lavoro e qualità dei servizi.
Per questo, a nostro avviso, se le tende fossero state davvero un modo eclatante di denuncia, noi
avremmo condiviso.
Infine un doveroso chiarimento: abbiamo preso atto ieri, in considerazione delle eccezionalità della
situazione e del carattere meramente informativo della riunione, della presenza al tavolo delle OO.SS. non firmatarie del CCNL: resta però ferma la nostra posizione sul pieno rispetto del nuovo CCNL, in particolare per quel che riguarda la puntuale applicazione dell’art.7, che disciplina la titolarità della contrattazione integrativa in capo alle sole OO.SS. sottoscrittrici del CCNL.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Claudio Meloni Eugenio Marra Domenico Amoroso
Una legge cui la Funzione Pubblica Cgil, tra i primi, si è opposta, segnalando la vicenda al Ministro dell’Istruzione. Legge che, prima di tutto, non teneva conto dei titoli di precedenza che regolano l’accesso agli asili: ovvero le situazioni di bisogno e disagio. Veniva a mancare inoltre il principio di uguaglianza, oltre che la stessa funzione educativa e vocazione sociale del nido: integrare e aggregare.
Tempo di riflessioni.
A bocce ferme è tempo di riflessioni su un fenomeno che investe molto più che i semplici territori regionali, ma che potremmo definire su scala nazionale. In tempi di campagne politiche apertamente indirizzate alla condanna del diverso, questo episodio locale non ha fatto altro che da specchio a una situazione più complessiva e delicata che non va sottovalutata.
“È stata una scelta dettata da una rincorsa elettorale sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, dietro lo slogan molto in voga in questo periodo ‘prima i veneti’– commenta Daniele Giordano della Funzione Pubblica Cgil Veneto -. Senza rendersi conto che dentro questo furore ideologico si andavano a penalizzare non solo i migranti ma anche i giovani universitari che scelgono di costruirsi un futuro in Veneto, senza neanche il supporto delle famiglie e di una rete sociale, o tutti i lavoratori che vengono da fuori per contribuire alla crescita produttiva della regione, togliendogli il sostegno dei servizi pubblici”.
A suo tempo la Funzione Pubblica Cgil è stata tra i primi a segnalare e denunciare il provvedimento, come intollerabile e discriminatorio, cogliendo l’indisponibilità a un confronto, nella logica del ‘difendiamo i nostri’, senza poi capire bene chi fossero ‘i nostri’. La categoria scrisse sia al garante dell’infanzia che al Ministero dell’istruzione, chiedendo che il governo si impegnasse ad impugnare la legge. Fortunatamente, come era naturale che fosse, la norma è stata dichiarata illegittima.
“Non possiamo che esserne soddisfatti – dichiara Giordano -. “È del tutto evidente che quel provvedimento fosse dettato da motivazioni elettorali più che da reali esigenze, in un periodo in cui, per altro, il Veneto ha al contrario carenza di offerte”. Conclude: “La soluzione è fare un piano di investimenti per migliorare la rete dei servizi, non sbarrare le porte! Bisogna investire sulle assunzioni e sulle strutture”.
Un quadro dei servizi educativi in Italia.
Il caso del Veneto è solo uno tra i tanti del variegato panorama italiano. È quello che spiega Maria Luisa Ghidoli della Funzione Pubblica Cgil Servizi Educativi. “Ogni regione ha le sue regole speciali e la fantasia non si spreca in termini di provvedimenti agghiaccianti! C’è di tutto e di più in giro!”.
Proprio sullo stato dei servizi educativi all’infanzia, due anni fa la Funzione Pubblica Cgil lanciò una campagna, #ChiedoAsilo, tutt’ora viva, che scattava una fotografia dalla quale emerse che ben 900mila bambini rimanevano esclusi dagli asili nido per l’impossibilità di accedervi, per la scarsa offerta pubblica e la dispendiosa richiesta privata. Da allora qualcosa è cambiato, anche grazie allo sblocco del turn over che ha permesso nuove assunzioni, ma è bene ampliare l’intervento su un servizio ancora carente sotto molti punti di vista.
Ma tornando al caso delle leggi speciali delle regioni, Ghidoli ci offre un quadro del panorama italiano: “Lo scenario è vasto, da chi esternalizza i pomeriggi della scuola per l’infanzia a chi prolunga gli orari di lavoro strizzando l’occhio alle famiglie ma perdendo di vista il bisogno del bambino di trascorrere parte della giornata in un contesto familiare”.
Dunque la gestione del lavoro e della famiglia risulta essere una delle priorità di cui i servizi educativi italiani devono tener conto. “È necessario permettere alle lavoratrici e ai lavoratori una conciliazione vita/lavoro di cui beneficerà in primis il bambino, che è il vero utente di un asilo nido. Non dobbiamo dimenticarcelo”.
Nei casi dei privati la situazione è ancor più fuori controllo, spiega Ghidoli, perché “chiaramente devono far quadrare i conti e trarne un profitto. Che si traduce in tagli al personale, in aumento dell’orario di lavoro e così via. Insomma, una situazione vasta e complessa che richiederebbe maggiori approfondimenti”.
“Siamo inoltre preoccupati dall’avvicinarsi della scadenza del decreto 113/2016, nel dicembre 2018, che ha permesso lo sblocco del turn over – aggiunge Ghidoli – Grazie ad esso è stata data la possibilità di assumere nuovo personale. Non tutti hanno sfruttato questa possibilità, ma chi non lo ha fatto ha dovuto assumersene la responsabilità senza nascondersi dietro a un ‘non posso’”. Conclude: “Nei prossimi anni si potrebbe tornare, per l’ennesima volta, ad una situazione di blocco che certo non migliorerà lo stato dei servizi educativi in Italia”. Dunque il nostro impegno non si deve arrestare.
– COMUNICATO –
In esito alla nostra immediata richiesta di apertura di un tavolo di confronto in materia di
sicurezza sul lavoro trasmessa di seguito al grave incidente sul lavoro verificatosi nello
Stabilimento di Noceto di Parma lo scorso 21 maggio, si è tenuto ieri l’incontro con la Direzione
di Agenzia Industrie Difesa.
Aprendo i lavori il Direttore ha inteso comunicarci che, a suo dire, l’incidente si sarebbe
verificato nel corso di una sperimentazione riguardante una nuova lavorazione malgrado, a suo
avviso, fossero state pienamente rispettate tutte le norme previste dal decreto legislativo n.
81/2008, e che, di seguito all’accaduto, la direzione ha immediatamente sospeso le lavorazioni
e proceduto – come avevano immediatamente chiesto le scriventi OO.SS. – alla
programmazione di una serie di interventi tesi a migliorare ulteriormente i parametri di
sicurezza.
Fermo restando l’esito delle indagini disposte sul caso dalla competente autorità giudiziaria, che
attendiamo di conoscere non appena concluse, nei nostri interventi abbiamo contestato al
Direttore di AID anzitutto l’affidamento secondo noi improprio di quella sperimentazione a
personale interinale, come noto portatore di un ridotto e inadeguato ciclo di
formazione/preparazione professionale, unitamente a tutta una serie di carenze e questioni che,
in particolare, sullo stabilimento di Noceto sul tema del rispetto della salute e sicurezza dei
lavoratori le rappresentanze sindacali sono anni che segnalano invano, nella più completa
indifferenza sia della locale direzione che della stessa AID, compresa l’ormai atavica difficoltà ad
interloquire in maniera costruttiva sul piano delle relazioni sindacali con la direzione di quello
stabilimento su quell’importante argomento.
Sul tema dell’irrinunciabile rispetto della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro le cose per noi
d’ora in avanti su quello stabilimento, come per tutti gli altri amministrati dall’Agenzia,
dovranno assolutamente cambiare – questo abbiamo sostenuto nei confronti del Direttore ieri al
tavolo di confronto -. Non siamo disposti ad attendere un minuto di più che vengano attuate
tutte le indispensabili misure di sicurezza necessarie a consentire alle lavoratrici ed ai lavoratori
impegnati negli stabilimenti ed in produzione di svolgere il proprio lavoro in totale sicurezza.
Si facciano tutti gli investimenti necessari a conseguire e/o stabilizzare quanto prima possibile
personale pubblico con contratti a tempo indeterminato, a pianificare per questo personale
precipui percorsi di affiancamento e adeguati cicli di formazione professionale in grado di
conferirgli il necessario know how, oltre a dotare le produzioni negli stabilimenti delle più
avanzate tecnologie presenti sul mercato, come già in uso nell’area tecnico-industriale della
Difesa.
Su questi temi l’Ing. Anselmino si è impegnato a produrre e presentarci in occasione del
prossimo 26 Giugno un piano complessivamente in grado di rispondere appieno alle nostre
sollecitazioni.
Verificheremo all’esito di quell’incontro se le nostre ferme indicazioni sono state pienamente
recepite, poiché diversamente saremo pronti a mettere in campo tutte le iniziative ritenute
necessarie a tutelare la salute e la sicurezza di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.
Vi terremo come sempre puntualmente informati circa l’evolversi della situazione.
FP CGIL CISL FP UILPA CONFSAL UNSA
(F. Quinti) (C. Vangelisti) (S.Colombi) (G. Braconi)
Pubblichiamo la circolare del Ministero della Difesa – Incompatibilità tra attribuzione di posizioni organizzative e cariche sindacali.