dadone sindacati

I lavoratori attendono risposte su risorse, assunzioni e contratti

“Bene l’apertura di Fabiana Dadone ai sindacati per discutere della situazione del pubblico impiego, ma il tempo passa e i lavoratori sono in attesa di risposte. Per questo proseguiremo con assemblee e iniziative di mobilitazione e saremo disposti a intensificare l’azione sindacale se non riceveremo a breve un riscontro concreto su assunzioni, risorse e contratti”. Questa la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa sulle dichiarazioni rilasciate da Fabiana Dadone, Ministro della Funzione Pubblica, questa mattina durante la presentazione del rapporto Cnel sui servizi della Pa.

“La Pubblica Amministrazione sta assistendo a un vero e proprio esodo di lavoratori, dovuto al blocco delle assunzioni degli ultimi anni e all’introduzione di Quota 100 che vanno a incidere su un personale con un’età media molto elevata – fanno sapere le categorie di Cgil Cisl e Uil dei servizi pubblici -. Basti pensare che l’età media è di circa 51 anni e i dipendenti sotto i 30 anni di età rappresentano appena il 2,8% del totale. Le uscite previste per i prossimi due anni sono di circa 500 mila persone. È quindi necessario procedere con un nuovo piano straordinario di assunzioni che non garantisca solo il ricambio generazionale ma che intensifichi i servizi pubblici, con un 30% di assunzioni oltre il numero di pensionamenti previsti”. Questo il quadro della situazione fornito da i segretari generali delle quattro categorie: Serena Sorrentino (Fp Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl Fp), Michelangelo Librandi (Uil Fpl) e Nicola Turco (Uil Pa).

“Abbiamo già annunciato le prossime mobilitazioni: quella dei dipendenti delle Agenzie Fiscali, prevista per i prossimi 23 gennaio e 6 febbraio, e lo stato di agitazione dei 5 mila lavoratori dell’Inl. Saranno solo le prime di una serie di iniziative sindacali che metteremo in campo se non riceveremo un serio e immediato riscontro per intervenire su risorse, assunzioni e contratti nel pubblico impiego”, concludono.

Lavoratori pubblici sempre meno e più anziani, con contratti scaduti. Sabato 8 giugno in piazza a Roma perché ‘Il Futuro è Servizi Pubblici’

Sempre meno e più anziani, con retribuzioni che risentono dei lunghi anni di blocco dei contratti, risorse al minimo per i prossimi rinnovi. È il quadro dei Servizi Pubblici che rischiano di implodere, sotto il peso di scelte politiche che li hanno svuotati.

In un report di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa sui numeri che disegnano lo stato dei Servizi Pubblici le ragioni della manifestazione in programma sabato 8 giugno in piazza del Popolo, a Roma, dal titolo ‘Il Futuro è Servizi Pubblici’, a difesa del valore dei servizi pubblici. L’appuntamento è alle ore 9 in piazza della Repubblica, con un corteo che arriverà fino in piazza del Popolo dove si terranno gli interventi conclusivi. Parteciperanno anche i segretari generali confederali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Numero di dipendenti, età media e pensionamenti

Secondo una rielaborazione del Conto Annuale fatta dalle categorie dei servizi pubblici di Cgil, Cisl e Uil emerge che dal 2008 al 2017 ci sia stato un grave fenomeno di decrescita del numero di lavoratori nel pubblico impiego. Infatti, nel giro di appena 9 anni c’è stata una riduzione di personale pari al 7,5%, complessivamente 257.661 unità. In Italia 13 lavoratori su 100 lavorano nel pubblico, 7 persone in meno rispetto alla Francia, dove gli impiegati pubblici sono 20 su 100. Inoltre, il personale dei servizi pubblici ha un’età media che negli anni è avanzata, passando dai 47 anni medi del 2001 ai 51 anni del 2017. Attualmente, i dipendenti che superano i 60 anni di età sono 394 mila; sono invece 658 mila quelli tra i 55 e i 59 anni di età. Secondo le stime, dunque, nei prossimi tre anni saranno almeno 500 mila i pensionamenti previsti (anche in relazione all’entrata in vigore di Quota 100), rimpiazzati unicamente da 33 mila assunzioni straordinarie previste dalla legge di Bilancio 2019. Assunzioni che non saranno immediate ma cui, al contrario, si procederà nei prossimi 5 anni.

 

Retribuzione

Nell’elaborazione dei dati del Conto Annuale, un piccolo focus è stato dedicato alla retribuzione media complessiva dei dipendenti pubblici. Ciò che ne è emerso è che negli ultimi 9 anni, dal 2010 ad oggi, la crescita delle retribuzioni si è sostanzialmente arrestata. Infatti, nel 2010 la retribuzione media di un dipendente pubblico era di 34.687 euro, nel 2017 si è persino scesi a 34.491 euro. Il costo della vita aumenta e le retribuzioni rimangono ferme.

Contratti

Per quanto riguarda i contratti nazionali di lavoro del pubblico impiego, secondo le risorse stanziate dalla legge di Bilancio per il 2019, sono previsti – fanno sapere i sindacati – degli incrementi molto contenuti. In percentuale, gli incrementi previsti sono dell’1,3% per il 2019, 1,65% per il 2020 e 1,95% per il 2021. Sottolineano le categorie che lo scorso rinnovo contrattuale (2016-2018), aveva previsto un incremento del 3,48%, cui risultò un aumento medio di 85 euro lordi. Il previsto incremento dell’1,95% consentirebbe, dunque, aumenti inferiori.

Per quanto riguarda, invece, i contratti privati, di settori che erogano servizi pubblici, molti di questi sono fermi da diversi anni. È il caso, per esempio, della sanità privata, con un contratto bloccato dal 2006, e che interessa una platea di 300 mila lavoratori, tra infermieri, radiologi, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e tutti i professionisti della salute. Così come la gran parte dei contratti del terzo settore, per circa 400 mila lavoratori, sono in attesa di rinnovo.

Conclusioni

Quello che emerge è un quadro dei servizi pubblici nel nostro paese al collasso, in mancanza di risorse adeguate per fornire servizi efficienti e di qualità ai cittadini. Una tendenza di svalutazione e delegittimazione che va invertita attraverso investimenti adeguati per il rinnovo dei contratti e un piano straordinario di assunzioni che sopperisca all’elevato numero di pensionamenti. Per questo saremo in piazza, per difendere il valore dei servizi pubblici. Perché non c’è futuro senza lavoro. E non c’è uguaglianza senza servizi pubblici.

Ci siamo. Mancano pochi giorni alla grande manifestazione nazionale dei servizi pubblici che si terrà a Roma sabato 8 giugno, in piazza del Popolo. Anche le temperature della Capitale si sono unite alla causa, il cielo si è aperto e la pioggia è scomparsa. Tutto è pronto per un appuntamento che ci riguarda tutti, perché siamo tutti cittadini e lavoratori. Sabato 8 giugno scendiamo in piazza per difendere il valore dei servizi pubblici.

L’appuntamento:

Il concentramento della manifestazione ‘Il Futuro È Servizi Pubblici’ sarà alle ore 9, in piazza della Repubblica da cui partirà un corteo che sfilerà lungo via Vittorio Emanuele Orlando in direzione largo di Santa Susanna, per poi passare in piazza Barberini e risalire da via Sistina verso piazza della Trinità dei Monti, e poi riscendere fino a piazza del Popolo, dove si terranno gli interventi conclusivi. Alla manifestazione parteciperanno i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, oltre che i segretari delle categorie dei servizi Pubblici, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

 

Ogni realtà nazionale fa perno proprio sull’efficienza dei servizi che offre ai cittadini. Senza una pubblica amministrazione di qualità, senza prendersi cura dei servizi pubblici erogati dal privato, i paesi finiscono al collasso. Ed è quello che sta succedendo in Italia, a causa di una politica che negli ultimi anni ha svilito i servizi pubblici, ha disinvestito, ha tagliato le spese, lasciando i servizi in balia del caos, a dover far fronte ad una grande richiesta da parte dei cittadini ma con le risorse e gli strumenti al minimo. Noi dobbiamo invertire questa tendenza, questa progressiva delegittimazione del valore dei servizi pubblici. Non esiste paese vivibile senza un servizio ai cittadini che si rispetti.

Ripartire non è possibile con i soli slogan elettorali. Rimettere in moto la macchina del nostro paese significa ridare dignità e qualità ai servizi che si offrono. Una causa che restituirebbe non solo orgoglio a tutte le lavoratrici e i lavoratori che si occupano della collettività, ma anche servizi efficienti sui quali si può tornare a contare come cittadini, senza doversi rassegnare a liste d’attesa lunghe mesi, a servizi scadenti e al limite delle possibilità.

La battaglia di sabato 8 giugno è una battaglia che ci riguarda tutti, la cui eco dovrà convertirsi in un cambio di rotta della politica. Assunzioni, contratti e dignità al lavoro: questi i tre grandi temi su cui verterà la nostra azione rivendicativa. Dobbiamo partire dalle assunzioni, perché avere meno personale vuol dire penalizzare la qualità e la quantità dei servizi che si offrono ai cittadini. Bisogna rinnovare tutti i contratti, e con le risorse necessarie, non al ribasso. Dobbiamo difendere il valore dei servizi pubblici garantendo investimenti adeguati.

 

I nostri obiettivi:

• lo sblocco immediato del turn-over, un Piano straordinario di assunzioni e la stabilizzazione di precari, perché le pubbliche amministrazioni sono al collasso ed avere meno personale significa non solo carichi di lavoro insostenibili ma anche una penalizzazione per la qualità e la quantità dei servizi che si è in grado di offrire ai cittadini
• il Rinnovo di tutti i contratti, pubblici per i quali ad oggi non ci sono risorse adeguate e privati alcuni dei quali non vengono rinnovati da più di 12 anni eppure parliamo di persone che si occupano della nostra Salute, della nostra assistenza e di quelli dei nostri cari e delle persone più fragili
• cancellare le iniquità e le disparità nel sistema previdenziale sia nel settore pubblico riguardo al trattamento di fine rapporto, sia su quota 100 e sui lavori gravosi nei nostri settori pubblici e privati
• una contrattazione piena sui processi di riorganizzazione e sulle questioni del personale per dare più valore alla contrattazione decentrata, per tutelare la dignità dei lavoratori e contro ogni forma di delegittimazione della funzione e del lavoro dei pubblici e contro ogni forma di controllo invasivo, dalle impronte alle telecamere
• rivendicare più investimenti nei servizi pubblici per il loro rafforzamento e per contrastare i processi di esternalizzazione dei servizi pubblici che determinano dumping contrattuale e mancata universalità dei diritti per i cittadini
• un taglio netto a consulenze e una revisione immediata del codice degli appalti pubblici, soprattutto per rafforzare la clausola sociale e la parità di trattamento tra lavoratori del settore pubblico e del settore privato
• l’avvio di un vero processo di razionalizzazione della spesa pubblica e di lotta agli sprechi e alla corruzione, di investimenti seri per il potenziamento dei servizi ispettivi e maggiore tutela e garanzie per la sicurezza sul lavoro e per la lotta alla illegalità
• finanziamenti adeguati per il Servizio Sanitario Nazionale, per le Politiche Sociali, per un vero investimento a sostegno dell’infanzia e della non autosufficienza.
• che il Governo e le Autonomie Locali aprano un vero confronto con i Sindacati Confederali, sia sul rinnovo dei Contratti che sul Welfare
• che le Associazioni Datoriali diano risposte sui Contratti a partire da quello della Sanità Privata

Scendiamo in Piazza perché cittadine e imprese hanno bisogno di una pubblica amministrazione efficace, di politiche che guardino alla dignità ed al benessere di tutti, perché i servizi pubblici garantiscono realmente equità nel nostro Paese se potenziati e garantiti.

Dunque, sabato 8 giugno scendiamo tutti insieme in piazza, cittadini e lavoratori, per difendere il valore del lavoro. Perché non c’è futuro senza lavoro, e non c’è uguaglianza senza servizi pubblici.

 


 

Tutti i materiali

Pieno sostegno alle posizioni della Cgil

 

“Troviamo decisamente allarmanti le notizie sulla sospensione di due anni del codice degli appalti e la proposta di cancellare qualsiasi tetto di soglia per i subappalti fino al 2020. Quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini sono affermazioni gravi e pericolose che provengono proprio da chi, per il suo ruolo istituzionale, dovrebbe promuovere e garantire la tutela della legalità nelle pubbliche amministrazioni contro le infiltrazioni della criminalità organizzata”. Questa la posizione della Funzione Pubblica Cgil in seguito alle affermazioni del ministro Salvini in merito all’emendamento al decreto sblocca cantieri che prevede la sospensione del codice degli appalti per due anni e la cancellazione del tetto di soglia per i subappalti fino al 2020.

 

“Non procedere alle gare di appalto per lavori fino a un milione di euro può essere un vero e proprio incentivo per le mafie – prosegue la categoria della Cgil dei servizi pubblici -. In questo modo si lasciano soli i lavoratori e si espongono le amministrazioni a fenomeni di corruzione che ancora oggi resistono e andrebbero dunque contrastati con strumenti legislativi adeguati. Invece di procedere in questa direzione, assistiamo al processo inverso di deregolamentazione sulla base dell’errata convinzione che le regole ostacolino il dispiegarsi di ipotetiche crescite economiche”.

“L’Italia non è un paese che ha bisogno di ulteriore consumo di suolo – spiega il sindacato – ma di un grande investimento per il riordino idrogeologico del territorio e di riassetto urbano, negli appalti non ha bisogno di gare al massimo ribasso che permettono dumping contrattuale nei settori privati e in quelli dei servizi pubblici e che rischiano di produrre crisi occupazionali. Abbiamo bisogno di investimenti pubblici che producano lavoro di qualità e sostenibilità nell’impatto con l’ambiente, abbiamo bisogno di un grande piano straordinario di assunzioni nel lavoro pubblico per rafforzare gli uffici che svolgono attività di controllo nel territorio e per tenere alta l’attenzione sui fenomeni di illegalità mettendo in campo strategie di giustizia e protezione sociale”.

Dopo la querela del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al segretario nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra, che ha esternato la sua preoccupazione, “vogliamo esprimere il nostro sostegno al segretario e ci domandiamo per quale ragione il ministro abbia la priorità di querelare un sindacalista, piuttosto che quella di rassicurare il paese che le sue proposte non prefigurano interventi che permettono infiltrazioni mafiose e illegalità diffuse”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

Nelle Marche in media 110 giorni di attesa, aumenta la spesa verso le visite private

Un’attesa lunga due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, “effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Sono sempre più lunghi, infatti, i tempi di attesa per visite nel pubblico e costi sempre meno distanti con il privato, come emerge dal secondo Rapporto ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni e elaborato da Crea. Uno studio che prende in considerazione 11 prestazioni sanitarie (specialistiche e diagnostiche) senza esplicita indicazione di urgenza, erogate da 8 regioni e da 326 strutture sanitarie (195 private e 131 pubbliche).

 

Tempi di attesa.

Il primo dato evidente che emerge dallo studio è che i tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni nel pubblico (due mesi) a fronte di 9 nell’intramoenia, 7 nel privato e 39 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: per esempio, 112 giorni per una Colonscopia (quasi quattro mesi di attesa), contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Attese medie che risultano aumentare rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.

 

Costi.

Per quanto riguarda i costi delle prestazioni sanitarie, dallo studio Fp Cgil emerge un dato sconcertante. Circa la metà delle prestazioni mediche prese in considerazione ha un costo inferiore nel privato piuttosto che in intra-moenia. È il caso, per esempio, della ecocardiografia, che in intra-moenia costa in media 109 euro, contro i 98 del privato. Insomma, non solo costi competitivi, in considerazione di tempi di attesa enormemente inferiori, ma addirittura spesso sovrapponibili o più economici dei costi sostenuti per il ticket. Questo spiega il sempre più frequente ricorso a spese ‘out of pocket’ (di tasca propria) per effettuare visite mediche private. La spesa privata dei cittadini, infatti, arriva a quasi 35 miliardi di euro, di cui ben il 92% out of pocket.

 

Confronto tra regioni.

Aspetto importante e significativo, che rappresenta un valore aggiunto rispetto allo studio della Funzione Pubblica Cgil dello scorso anno, è quello che, partendo dai valori medi dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche, indaga il confronto tra le regioni, scattando una fotografia della situazione della sanità pubblica in Italia. Si mostra infatti evidente il divario che intercorre tra alcune regioni del paese. La regione che eccelle, in termini di tempi di attesa per le prestazioni mediche, è l’Emilia Romagna con una media di 30 giorni di attesa, a seguire Liguria e Campania, poi il Veneto, la Sicilia, la Lombardia, il Lazio, per ultima le Marche con una media di 110 giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica. Nello specifico delle visite specialistiche, ad esempio per una visita ortopedica sono 19 i giorni di attesa in Emilia Romagna, contro addirittura i 91 giorni delle Marche.

 

Conclusioni.

“Alla luce di quanto emerso, risulta evidente quanto sia urgente e non più rinviabile un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio Sanitario nazionale che mostra evidenti segni di collasso con gravi e profonde ripercussioni sulle sue caratteristiche di universalità”, commenta la Funzione Pubblica Cgil. “Uno dei principali obiettivi della sanità pubblica è l’universalità del servizio. Un principio che però, di fatto, si scontra con la realtà – sottolinea -: allo stato attuale il Servizio Sanitario Nazionale spesso non è in grado di garantire servizi adeguati. Assistiamo da una parte ad un incremento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, dall’altra ad una progressiva dilatazione della spesa ‘out of pocket’ (di tasca propria) per visite mediche private. Il progressivo definanziamento del Servizio Sanitario nazionale – prosegue la categoria della Cgil dei servizi pubblici – ha creato inefficienze che portano ad allungare le liste di attesa e incentivano lo sviluppo di un’offerta privata spesso concorrenziale, tanto per il costo quanto per i tempi di risposta”.

Altro aspetto non trascurabile, secondo la Fp Cgil è quello delle “forti disparità regionali, in termini di equità e di carenze organizzative, con il dato di eccellenza di regioni come l’Emilia Romagna, un esempio di ‘best practice’ che dimostra come sia in effetti possibile migliorare, in un tempo relativamente breve, le performance. Non è un caso – aggiunge – che l’Emilia Romagna nell’ultimo biennio abbia investito sul personale (con oltre 5mila assunzioni, di cui 1.450 precari stabilizzati) e sui sistemi di controllo informatizzati, strumento fondamentale per un governo pubblico e trasparente dei flussi di accesso alle prestazioni sanitarie. Quello delle liste di attesa rimane ad oggi un problema che si colloca in cima alla lista delle ragioni di insoddisfazione dei cittadini verso il servizio sanitario. Il caso dell’Emilia Romagna, per altro, emerge anche per il forte investimento nella qualità delle relazioni negoziali con il Sindacato su questi temi e gli esiti di questo processo ne sono il frutto”, conclude la Fp Cgil.

Assunzioni lente, metà del personale al pensionamento con Quota 100 e precariato dilagante

“Pessima la gestione della Giustizia. L’organico è insufficiente e la metà è prossima al pensionamento con Quota 100, le nuove assunzioni sono insufficienti e lente, il precariato è dilagante, gli accordi non rispettati e le relazioni sindacali al minimo”. Questo il quadro fornito da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa riguardo la situazione della Giustizia per cui si dichiarano pronti alla mobilitazione.

“Nulla si sa dello scorrimento delle graduatorie che dovrebbe essere completato entro giugno 2019 per dotare gli uffici di nuovi funzionari. Nulla si sa del passaggio di area degli ausiliari, dei contabili, degli assistenti informatici e linguistici. Nulla si sa del tavolo tecnico sulle problematiche degli ufficiali giudiziari. D’altra parte però, con l’applicazione di Quota 100, l’organico in uscita previsto entro il 2021 è di 20mila persone, praticamente il 50% del personale in servizio” informano i sindacati. “E intanto, come se non bastasse, permane il precariato, costituito dai cosiddetti ‘tirocinanti della giustizia’, e insieme ad esso anche il continuo ricorso a processi di esternalizzazione ingiustificata negli Uffici Giudiziari”. Ma non si limitano a questo i problemi per la Giustizia, secondo i sindacati. Infatti il 26 aprile 2017 firmarono un accordo che prevedeva, anche per i lavoratori dell’organizzazione giudiziaria, la riqualificazione per tutte le qualifiche professionali. “L’attuazione dell’accordo però – fanno sapere i sindacati – è rimasta al palo e tutti i termini previsti sono stati violati”. Questo è solo uno degli aspetti che, secondo le sigle sindacali, denoterebbe la crisi delle relazioni sindacali. “Tutte le richieste inoltrate per risolvere i problemi della giustizia attraverso un confronto costruttivo e per tutelare i diritti dei lavoratori sono rimaste lettere morte. Anche l’ultima richiesta d’incontro, inviata direttamente al Ministro, non ha avuto alcun esito. Drammatica è anche la situazione degli altri settori della Giustizia: Amministrazione penitenziaria, Giustizia minorile e di comunità, Archivi Notarili”.

“Non possiamo rimanere fermi rispetto a questa pessima gestione della Giustizia. Per questo, nell’interesse dei lavoratori e degli stessi cittadini, proclamiamo lo stato di agitazione di tutto il personale della Giustizia. E non ci fermeremo finché tutti gli accordi presi non saranno rispettati, i diritti dei lavoratori tutelati a la Giustizia non ritorni alla sua piena funzionalità” concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.

“Condizioni di vita di qualità favoriscono la salute dei pazienti”

 

“A che pro curare le persone per poi riportarle nelle condizioni che le hanno fatte ammalare?”. È con questo interrogativo che si apre l’intervento di Sir. Michael Marmot, professore di Epidemologia e Sanità pubblica alla University College di Londra, alla terza giornata dell’XI Congresso della Fp, nel quale spiega come salute e fattori sociali siano strettamente correlati, argomento di cui parla nel suo libro ‘The Health Gap’.

Il professor Mormot illustra come le aspettative di vita in Gran Bretagna (e non solo), cresciute costantemente negli ultimi cent’anni, stiano invece subendo un’importante inversione di rotta dal 2011. “Un rallentamento che va’ di pari passo con la crisi economica degli ultimi anni e le politiche di austerità e che spiega, dunque, come la salute sconti gli effetti dei fattori sociali, dell’equità e, quindi, delle disparità sociali”.
Le politiche di governo possono dunque fare moltissimo per arrestare il fenomeno, secondo il famoso epidemiologo. “Cosa si può fare? Intervenire, fin dalla primissima età sulla qualità della vita, a partire dall’educazione e dalla formazione. Un buon rendimento scolastico prefigura la possibilità di proseguire gli studi, di avere un posto di lavoro di migliore qualità e dunque, a cascata, un reddito più elevato, un alloggio migliore e, infine, uno stato di salute migliore”.

Marmot, nel suo intervento, dedica un focus anche allo stato dei servizi pubblici. “Vi sono stati tagli impietosi che hanno contribuito all’andamento delle aspettative di vita degli ultimi anni”. Infatti, secondo il professore, i dati mostrano un chiaro nesso tra le morti premature e la mancanza di risorse: quanto più elevata è la mortalità precoce, maggiore è il taglio effettuato alle risorse destinate ai servizi. “Nella salute pubblica si vuole che i governi spendano i propri fondi, ma da dove derivano questi fondi? Dal gettito fiscale e tributario. Il che significa che evasione ed elusione fiscale diventano potenzialmente un problema di salute pubblica”. Con questa provocazione il professor Marmot chiude il suo intervento, e con la raccomandazione a prestare attenzione ai fattori sociali, elemento determinante per la salute e il benessere dei pazienti della sanità pubblica.

 

“Leggo che il ministro Bongiorno risponde alle nostre critiche e annuncia provvedimenti ad hoc. Le diciamo che apprezziamo il fatto che risponda alla Cgil ma che comunque chiediamo di essere convocati al più presto e che non ci siano solo annunci, basta penalizzare i dipendenti pubblici. Vogliamo, in questo caso sì, ‘concretezza’”. Così la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, replica alle parole del ministro della Pa, Giulia Bongiorno, che “oggi risponde alle nostre denunce e alla richiesta esplicita che ieri le abbiamo avanzato durante un’iniziativa pubblica in cui erano presenti i responsabili del personale di grandi amministrazioni, su concorsi e pensioni, annunciando misure specifiche”.

Proprio ieri, infatti, “abbiamo presentato – aggiunge – uno studio che dimostra la necessità di un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione che vada oltre il turn over al 100%. Dai nostri dati emerge che se guardiamo a ritroso, andando a vedere da quando ha avuto effetto il blocco del turnover, scopriamo che il solo sblocco seppur al 100% non ci consentirà di avere abbastanza personale e, di conseguenza, adeguati servizi ai cittadini”. Per questo, precisa Sorrentino, “parliamo di piano straordinario di assunzioni. Rimangono due nodi da affrontare in via emergenziale: il primo è che tra tempi di espletamento delle procedure concorsuali e uscite per pensionamenti c’è un disallineamento che rischia di mettere in crisi quei settori dove è più forte l’impatto con l’utenza: sanità, servizi educativi e sociali, enti previdenziali, uffici territoriali di Comuni e Ministeri. Il secondo, che parlare di turn over selettivo e stabilire ex ante i criteri rischia di vanificare la costruzione dei fabbisogni basati sulla programmazione dei servizi e non su criteri decisi dall’alto”.

Quanto al tema pensioni ed effetti sulla Pa, Sorrentino afferma: “Le modifiche che si annunciano sulle pensioni, ancorché non essere la cancellazione della legge Fornero, rischiano di non affrontare la penalizzazione che si determina nel pubblico impiego data dalla minore entità dell’assegno previdenziale, in virtù dell’anticipo di uscita rispetto al requisito ad oggi in essere per l’anzianità contributiva, e l’erogazione del trattamento di fine rapporto dopo 27 mesi dal pensionamento. Se comunque una quota di dipendenti deciderà di accedere a quota 100, l’effetto di esodo previsto nei prossimi tre anni si aggraverà. Per questo servono misure urgenti e straordinarie per lo scorrimento rapido delle graduatorie in essere, procedure concorsuali tempestive e stabilizzazione dei precari”, conclude.

Contrattiamodiritti.it, prende il via la consultazione per votare e costruire insieme le proposte per una pubblica amministrazione migliore. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa lanciano un nuovo modo per allargare la partecipazione in vista dell’approvazione della legge di Bilancio e, nello specifico, delle misure previste in manovra sul lavoro pubblico. Dal rinnovo dei contratti pubblici a un piano straordinario di assunzioni, da maggiori risorse a politiche che riconoscano il valore del lavoro pubblico. È intorno a questi temi che ruotano le proposte.

Come puoi votare?

Votare è semplicissimo. Basta visitare il sito contrattiamodiritti.it, leggere le proposte dei sindacati del pubblico impiego (che nel corso dell’esecutivo unitario hanno ottenuto il via libera all’unanimità) e cliccare su ‘SÌ’ o ‘NO’.

Comincia subito!

Per leggere la nostra proposta visita il sito contrattiamodiritti.it e vota, oppure scarica il documento.

 

Le nostre proposte:

“Democrazia è”. Questo il titolo della quinta edizione delle “Giornate del Lavoro”, la manifestazione organizzata dalla Cgil con al centro i temi del lavoro, dei diritti e delle grandi trasformazioni sociali ed economiche, a Lecce dal 13 al 16 settembre.

Nel corso delle quattro giornate si svolgeranno incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, che si terranno nelle piazze, nei palazzi storici e nelle sedi istituzionali della città salentina.

Domenica 16 settembre, alle ore 16, si terrà un dibattito a cura della Fp Cgil e della Flc Cgil, dal titolo “Dentro il lavoro: la rappresentanza”. Modera la giornalista Marta Tartarini.

All’iniziativa interverranno i segretari generali di Fp e Flc Cgil, Serena Sorrentino e Francesco Sinopoli, insieme ai lavoratori, che porteranno la loro esperienza sui temi della rappresentanza e della contrattazione: Sandro Anelli (Vigile del Fuoco), Marcella Santoro (Rsu Fp Cgil), Pamela Angiuli (Rsu Flc Cgil) e Savina Gioni (assegnista di ricerca).


Per consultare il programma completo e scaricare tutti i materiali delle Giornate del Lavoro, visita il sito della Cgil Nazionale.

Dal 28 novembre al 1 dicembre si terrà a Perugia l’XI° Congresso Nazionale della Funzione Pubblica Cgil.

In basso il logo ufficiale (in vari formati e versioni) da scaricare.

Per altre informazioni, visita il sito della Cgil Nazionale.


Logo ufficiale XI° Congresso Fp Cgil (jpg.zip)

Logo ufficiale XI° Congresso Fp Cgil (png.zip)

 

“Mai più overdose, mai più stigma”. Con questo appello la Cgil e la Fp Cgil aderiscono alla giornata mondiale contro l’overdose, una iniziativa lanciata nel 2001 e che ha visto negli anni crescere l’adesione di molte associazioni e organizzazioni nel mondo, comprese amministrazioni e governi di vari paesi.

La Cgil e la Funzione Pubblica Cgil sostengono la campagna “per sensibilizzare l’opinione pubblica su di un problema che riguarda la salute e la vita dei cittadini, specie di coloro che fanno uso di sostanze, per evitare lo stigma correlato alle morti per droga, per promuovere interventi in grado di dare risposte adeguate alla prevenzione delle morti per overdose, come l’uso del naloxone o le stanze per la somministrazione controllata”.

In questa giornata, fanno sapere Cgil e Fp Cgil, “moltissimi operatori saranno presenti nei Servizi per le Dipendenze patologiche (SerD) e nei Servizi di prossimità per fare attività di informazione e formazione. Infatti, è grazie al lavoro di tanti operatori che hanno promosso servizi di riduzione del danno, che si è potuti intervenire in maniera efficace per prevenire e limitare i rischi connessi all’uso di sostanze. È necessario valorizzare i servizi pubblici, il ruolo degli operatori, perché le overdose si possono evitare: mai più overdose, mai più stigma”.

Pagina successiva »
X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto