27 mila dipendenti in attesa di risposte per risolvere le criticità del settore

“Siamo fortemente insoddisfatti dell’incontro avuto di recente con il Sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo. Abbiamo riscontrato una scarsa considerazione istituzionale nei confronti delle criticità dei dipendenti civili della Difesa. Tante promesse tradite, e pochi fatti”. Così Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa commentano l’incontro con il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo.

“Avevamo confidato che, dopo l’incontro dello scorso 21 Novembre con il Ministro Lorenzo Guerini, al termine del quale sono state anche rese pubbliche le Sue dichiarazioni d’impegno assunte nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori civili della Difesa, ci trovassimo finalmente al cospetto di un approccio reale e concreto alle annose problematiche denunciate dai sindacati, con espressioni di disponibilità al cambiamento che avevano indotto nuova speranza e fiducia nei lavoratori, già fortemente delusi dalla precedente gestione politica del dicastero – spiegano i sindacati -. E invece siamo stati costretti a prendere nuovamente atto della scarsa considerazione che continua purtroppo a caratterizzare, al di là delle promesse e dei presunti buoni propositi iniziali, l’agire del Ministero della Difesa nei confronti dei propri dipendenti civili che continuano a subire un’inaccetabile disparità di trattamento rispetto alla componente militare”.

“Se dai prossimi incontri non emergeranno risposte chiare ed esaurienti rispetto agli impegni assunti nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori civili della Difesa, ci riterremo liberi di richiamare il Ministro alle proprie responsabilità, ponendo in atto ogni forma di lotta e mobilitazione ritenuta utile a sensibilizzare l’opinione pubblica”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.

Risorse, tutela Inail e assunzioni, da presidente Camera attenzione

“Hanno ascoltato le nostre rivendicazioni e promesso il massimo impegno nel dare risposte ai Vigili del Fuoco per maggiori risorse, un salario adeguato e tutele su infortuni e malattia professionale”. La Fp Cgil Vigili del Fuoco fa sapere l’esito dell’incontro avvenuto questa mattina a Roma tra il Presidente della Camera, Roberto Fico, e una delegazione sindacale, dopo la mobilitazione unitaria promossa da Fp Cgil Vigili del Fuoco, Fns Cisl e Uil Pa Vigili del Fuoco, in piazza Montecitorio, per rivendicare interventi a favore dei componenti del Corpo sui diritti e sul salario. Mobilitazione che proseguirà con lo sciopero del 21 novembre.

“Uno spiraglio da parte del Presidente della Camera è stato aperto – fa sapere Mauro Giulianella, Coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco -. Lui stesso ha ritenuto le nostre rivendicazioni legittime e indiscutibili. Per questo si farà promotore delle nostre richieste, in particolar modo sulle risorse da destinare alla valorizzazione retributiva e previdenziale del Corpo e per inserire la norma che riconosca anche ai Vigili del Fuoco la possibilità di avvalersi del sistema Inail”.

Prosegue Giulianella: “Siamo convinti che la cittadinanza sia dalla nostra parte, dalla parte di un Corpo che ha sempre dimostrato vicinanza, ogni giorno, 24 ore su 24, su tutto il territorio nazionale. Ora il governo faccia la sua parte. È finito il tempo della propaganda arrogante e pretestuosa vissuta con il precedente governo. Servono investimenti concreti e maggiori tutele e diritti. Per questo, in attesa di risposte, proseguiremo la nostra mobilitazione a partire dallo sciopero del 21 novembre”, conclude.

“Condividiamo le proposte del Ministro Grillo riguardo la stabilizzazione dei medici della Medicina Generale. Siamo sempre stati favorevoli a provvedimenti che prevedano il giusto riconoscimento e la valorizzazione dell’esperienza di quei professionisti che da anni garantiscono la continuità dei servizi nonostante la precarietà del rapporto di lavoro” fa sapere Andrea Filippi, segretario nazionale della Funzione Pubblica Cgil Medici e Dirigenti Sanitari.

“Il personale medico precario ha assicurato nel corso degli ultimi anni il mantenimento dei livelli di assistenza, in particolare della rete dell’emergenza e dell’urgenza territoriale, maturando competenze oggi indispensabili al servizio sanitario nazionale. Proprio per questo crediamo sia indispensabile mettere in campo quelle misure che, nel rispetto dei principi di meritocrazia, diano certezze ai medici precari attraverso procedure di stabilizzazione già applicate in altri ambiti del Ssn grazie alla Legge Madia”.

“La stabilizzazione consentirebbe da una parte di guardare con più tranquillità al futuro del Ssn e dall’altra sarebbe il giusto riconoscimento per i medici che con impegno e professionalità garantiscono l’assistenza della cittadinanza” conclude Filippi.

“Pensioni: adesso risposte concrete”. La Cgil rilancia la sua iniziativa sul tema delle pensioni. In coerenza con quanto fatto nella scorsa legislatura, infatti, la Cgil chiede al Governo e al Parlamento delle risposte concrete sul tema delle pensioni, nella direzione indicata dalla Piattaforma sindacale unitaria, discussa e sostenuta dai lavoratori e dai pensionati, con una mobilitazione a cui va data continuità.

In questa linea ha promosso il 10 luglio a Roma una iniziativa. Per la Cgil è infatti necessario che il Governo riapra il confronto con il sindacato per affrontare i punti indicati nella Piattaforma unitaria, per definire un nuovo sistema previdenziale sostenibile socialmente, che sappia tenere insieme tutte le generazioni, essere equo e incardinato sul pilastro pubblico.

“In una fase così delicata – sostiene la Cgil – il tema della previdenza assume una rilevanza particolare. Per questo motivo, in coerenza con l’iniziativa avviata dal sindacato nella precedente legislatura, anche in questa fase chiediamo ai nostri interlocutori di affrontare il tema di una vera riforma previdenziale, che superi strutturalmente l’impianto complessivo della Legge Fornero, sulla base della Piattaforma sindacale unitaria: ‘Riformare le pensioni dare lavoro ai giovani’, che rimane per noi la proposta su cui confrontarci”.

Di seguito i materiali dell’iniziativa del 10 luglio:

Relazione introduttiva (audio RadioArticolo1)

Interventi (audio RadioArticolo1)

Conclusioni Camusso (audio RadioArticolo1)

Sintesi Rassegna.it

 

Appuntamento in via dei Frentani 4 alle ore 9.30, conclude Sorrentino

“Restart – Reddito di inclusione: la misura necessaria”. È il titolo dell’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica Cgil e in programma mercoledì 11 luglio a Roma presso il Centro congressi Frentani in via dei Frentani dalle ore 9.30 alle ore 13,30. Al centro il tema del reddito di inclusione e una sua valutazione alla luce dei primi dati disponibili che mettono in evidenza alcuni elementi significativi: le infrastrutture necessarie alla sua attuazione, le ricadute sul personale e sull’organizzazione dei servizi, le profonde differenze territoriali, l’insufficienza delle risorse umane e materiali dedicate. Partendo così dal confronto tra le diverse misure di protezione sociale adottate in Europa, l’iniziativa della Fp Cgil fornirà elementi di conoscenza e di riflessione sul tema: contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Il programma dell’iniziativa, che sarà coordinata da Lorella Brusa (Politiche per l’inclusione Fp Cgil), vedrà interventi su: ‘Il Reddito di inclusione in Italia’, a cura di Giordana Pallone (Dipartimento Welfare Cgil); ‘Europa: sistemi di protezione sociale a confronto’, a cura di Salvatore Marra (Politiche Europee ed Internazionali Cgil) e Enzo Bernardo (Responsabile Politiche Internazionali Fp Cgil); ‘Il Reddito di inclusione e lotta alla povertà’, a cura di Michele Raitano (professore associato Politica Economica – Sapienza Università Roma); ‘Le infrastrutture necessarie’, a cura di Alessandro Purificato (Capo Area Funzioni Locali Fp Cgil); ‘L’esperienza dei Servizi Sociali Comunali e dei Centri per l’impiego’, a cura di Laura Paradiso (Assistente Sociale Rsu Comune di Roma) e di Ilaria Raimondi (Operatrice Centro per l’impiego Riccione). A seguire il dibattito e, infine, le conclusioni dei lavori affidate alla segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino.

Qual è il quadro attuale delle pensioni dei dipendenti pubblici in Italia? A fornirlo è l’Osservatorio sulle pensioni della Gestione Dipendenti Pubblici, pubblicato da Inps lo scorso 30 maggio 2018, che tiene conto delle prestazioni vigenti al 1° gennaio 2018 e di quelle liquidate nel 2017.

 

Una fotografia.

Numero di pensioni – Si riscontra un aumento dello 0,7%, passando da 2.843.256 pensioni nel 2017 a 2.864.050 pensioni vigenti al 1° gennaio 2018.

Ripartizione per cassa – Il 59% delle pensioni è destinato agli Statali (le pensioni sono erogate dalla Cassa Trattamenti Pensionistici Statali), il 37,8% agli Enti Locali (attraverso la Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali). Le altre casse rappresentano appena il 3% circa del totale.

Genere – Il 58,6% dei trattamenti pensionistici è erogato alle donne.

Categoria – La fetta più consistente di pensioni, pari al 56,8%, sono quelle per anzianità o pensionamento anticipato, il 13,4% sono invece le pensioni di vecchiaia, il 7,9% quelle di inabilità e il 21,8% è invece costituito dalle pensioni erogate ai ‘superstiti’.

Le categorie ci dicono molto sull’andamento delle pensioni in Italia nel corso di questi ultimi anni. Infatti, confrontando i dati del 2018 con le pensioni liquidate nel 2017, si evidenzia che il numero di pensioni per anzianità o anticipate è in aumento (nel 2017 rappresentavano il 51,6% del totale, a fronte del 56,8% del 2018). Ma, nel contempo, sono nettamente diminuite le pensioni ai superstiti (passando dal 30,5% del 2017 al 21,8% del 2018) e invece aumentate quelle per vecchiaia o inabilità (dal 12% al 21,3%).

Area geografica – Il maggior numero di prestazioni pensionistiche è concentrato al Nord (40,9%), a seguire il Sud e le Isole (con il 36%), per finire con il Centro Italia (con il 23% delle prestazioni).

Le quattro regioni italiane che hanno il maggior numero di pensioni pubbliche sono la Lombardia (con l’11,8% del totale), il Lazio (con l’11,6%), la Campania (9,2%) e la Sicilia (8,3%). Le regioni, al contrario, con il minor numero di pensioni sono, per prima, la Valle d’Aosta (con il solo 0,2% del totale di prestazioni pensionistiche in Italia), a seguire il Molise (con lo 0,6%), infine la Basilicata (con l’1% del totale).

Pubblico vs Privato, lo stato delle cose.

A fronte di questa fotografia scattata dall’Inps sullo stato delle prestazioni pensionistiche in Italia, ancora in molti lamentano che i dipendenti pubblici, prima dei privati e con molta più facilità, accedono alla pensione, innescando il solito refrain del posto fisso, delle baby pensioni e così via. Per questo è doveroso fare delle precisazioni.

È importante partire da una considerazione, ovvero che le baby pensioni furono introdotte in un contesto sociale completamente diverso da quello attuale: negli anni ‘70 si viveva un momento di forte espansione economica e lo strumento delle baby pensioni fu introdotto a tutela della famiglia e per la riduzione degli organici.
Inoltre va tenuto in considerazione il fatto che allora la spesa non incideva sostanzialmente sul Pil, in quanto era ‘spesa corrente’ a carico del Tesoro, non esistendo un’apposita cassa pensione per gli statali (che fu istituita soltanto nel 1996). Per non parlare delle casse dei dipendenti degli enti locali, della sanità e la Cassa pensione dei medici ospedalieri, che avevano addirittura dei surplus di bilancio.

Fatte queste doverose premesse, torniamo ad analizzare il fenomeno oggi e possiamo affermare, senza alcun dubbio, che le baby pensioni sono ormai in via di estinzione. Infatti, la categoria di lavoratori che vi rientra è costituita ormai di pochi superstiti. Basti pensare si è passati dal 30,5% di superstiti del 2017, al 21,8% del 2018 (- 8,7% in un solo anno).

Per rispondere alle lamentele, del tutto infondate, di divario nel trattamento pensionistico tra pubblico e privato, è bene ricordare che con l’introduzione del precariato nella pubblica amministrazione i due settori si sono molto avvicinati.

Inoltre, in attuazione della sentenza della Corte di Giustizia delle comunità europee del 2008 sulla disparità di trattamento fra uomini e donne del settore pubblico sull’età pensionabile, dal 2012 le donne sono passate da un età di servizio fissata a 60 anni ai 65 anni.
Per concludere, con la legge Fornero il requisito anagrafico di età è stato fissati a 66 anni, poi a 66,7 e, dal 2019, si arriverà ai 67 anni.

Un divario quindi che sembra essersi colmato negli anni, portando le due categorie di dipendenti (pubblici e privati) ad avvicinarsi sempre di più, rendendo ancor più infondate accuse e lamentele.

Conclusioni.

Non solo il quadro del pensionamento nel pubblico non si discosta poi tanto da quello privato, ma, ad oggi, come Funzione Pubblica Cgil, non possiamo neanche ritenerci soddisfatti dello stato delle cose. Sono infatti scarsi i risultati ottenuti per la flessibilità in uscita (che ha trovato un punto focale nell’ape sociale).
La disparità previdenziale di genere è ancora molto accentuata.
Infine sono problematici i tempi di pagamento della pensione: i dipendenti pubblici, nei casi ordinari, vedono il primo assegno dopo 3 o 4 mesi. E in questo lasso temporale non possono in alcun modo fare affidamento a liquidazione, tfs o tfr che sia. Questi infatti, ai sensi di legge, saranno pagati solo dopo 15 mesi e, in caso di ape sociale, da 2 a persino 4 anni dopo.

Alle 19 su fb.me/fpcgilsanita si parlerà di norme, requisiti e procedure per accedervi

Il superamento del precariato in sanità. Questo il tema del nuovo appuntamento con #LaCuraDeiDiritti, la diretta Facebook con i nostri esperti, che torna lunedì 11 giugno, alle ore 19, su fb.me/fpcgilsanita.

Un servizio di dirette Facebook, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil per le lavoratrici e i lavoratori della Sanità, con degli esperti pronti, di volta in volta, ad affrontare un tema sul mondo del lavoro e della Sanità, e a rispondere alle domande degli utenti.

Il tema di questo appuntamento è il superamento del precariato in Sanità. Quali sono le norme che lo permettono? E quali i requisiti per accedervi? A tutte queste domande risponderanno, questa settimana, Francesca De Rugeriis e Antonio Marchini della Funzione Pubblica Cgil Nazionale.

Ma #LaCuraDeiDiritti non è solo una diretta esplicativa. Al contrario è pensata per creare interazione con gli utenti di Facebook. È infatti possibile inviare le proprie domande nei giorni che precedono la diretta, commentando il post dell’appuntamento, oppure scrivendo un messaggio privato alla pagina Facebook della Fp Cgil Sanità. Oppure durante la diretta stessa, commentandola in tempo reale.

“È una misura inaccettabile che lede la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori”. È questo il commento della Funzione Pubblica Cgil in merito alla decisione di un’azienda di Livorno di introdurre i braccialetti elettronici, in stile Amazon, per controllare il lavoro degli operatori ecologici, un braccialetto che ‘dialogherebbe’ con il cestino per controllare che venga svuotato.

Per la Fp Cgil “ci sono già i superiori delle aziende a controllare se il servizio è svolto o meno, oltre che molti mezzi muniti di Gps. Ci sembra assolutamente inadeguato andare oltre queste misure, più che sufficienti. Come sindacato ci siamo già presi la responsabilità di costruire un contratto di lavoro che rispondesse alle esigenze aziendali e degli utenti che pagano le tasse. Non siamo disposti a cedere altro, né sul costo del lavoro né sui meccanismi di controllo”.

Secondo la Funzione Pubblica Cgil “i problemi nel comparto sono altri, a partire dalla salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto a fronte di un aumento di lavoro manuale, e sarebbe bene che le aziende e le istituzioni si occupassero di questo, anziché di controlli che a poco servono e che ledono la dignità dei dipendenti. Prima di apprendere la notizia avevamo chiesto un incontro all’Anci Toscana. A questo punto diventa indispensabile farlo quanto prima. Se non dovessimo ricevere risposte, siamo pronti a proclamare lo stato di agitazione di tutto il comparto a difesa e tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori che operano nell’igiene ambientale”, conclude la Fp Cgil.

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