Nelle Marche in media 110 giorni di attesa, aumenta la spesa verso le visite private

Un’attesa lunga due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, “effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Sono sempre più lunghi, infatti, i tempi di attesa per visite nel pubblico e costi sempre meno distanti con il privato, come emerge dal secondo Rapporto ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni e elaborato da Crea. Uno studio che prende in considerazione 11 prestazioni sanitarie (specialistiche e diagnostiche) senza esplicita indicazione di urgenza, erogate da 8 regioni e da 326 strutture sanitarie (195 private e 131 pubbliche).

 

Tempi di attesa.

Il primo dato evidente che emerge dallo studio è che i tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni nel pubblico (due mesi) a fronte di 9 nell’intramoenia, 7 nel privato e 39 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: per esempio, 112 giorni per una Colonscopia (quasi quattro mesi di attesa), contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Attese medie che risultano aumentare rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.

 

Costi.

Per quanto riguarda i costi delle prestazioni sanitarie, dallo studio Fp Cgil emerge un dato sconcertante. Circa la metà delle prestazioni mediche prese in considerazione ha un costo inferiore nel privato piuttosto che in intra-moenia. È il caso, per esempio, della ecocardiografia, che in intra-moenia costa in media 109 euro, contro i 98 del privato. Insomma, non solo costi competitivi, in considerazione di tempi di attesa enormemente inferiori, ma addirittura spesso sovrapponibili o più economici dei costi sostenuti per il ticket. Questo spiega il sempre più frequente ricorso a spese ‘out of pocket’ (di tasca propria) per effettuare visite mediche private. La spesa privata dei cittadini, infatti, arriva a quasi 35 miliardi di euro, di cui ben il 92% out of pocket.

 

Confronto tra regioni.

Aspetto importante e significativo, che rappresenta un valore aggiunto rispetto allo studio della Funzione Pubblica Cgil dello scorso anno, è quello che, partendo dai valori medi dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche, indaga il confronto tra le regioni, scattando una fotografia della situazione della sanità pubblica in Italia. Si mostra infatti evidente il divario che intercorre tra alcune regioni del paese. La regione che eccelle, in termini di tempi di attesa per le prestazioni mediche, è l’Emilia Romagna con una media di 30 giorni di attesa, a seguire Liguria e Campania, poi il Veneto, la Sicilia, la Lombardia, il Lazio, per ultima le Marche con una media di 110 giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica. Nello specifico delle visite specialistiche, ad esempio per una visita ortopedica sono 19 i giorni di attesa in Emilia Romagna, contro addirittura i 91 giorni delle Marche.

 

Conclusioni.

“Alla luce di quanto emerso, risulta evidente quanto sia urgente e non più rinviabile un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio Sanitario nazionale che mostra evidenti segni di collasso con gravi e profonde ripercussioni sulle sue caratteristiche di universalità”, commenta la Funzione Pubblica Cgil. “Uno dei principali obiettivi della sanità pubblica è l’universalità del servizio. Un principio che però, di fatto, si scontra con la realtà – sottolinea -: allo stato attuale il Servizio Sanitario Nazionale spesso non è in grado di garantire servizi adeguati. Assistiamo da una parte ad un incremento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, dall’altra ad una progressiva dilatazione della spesa ‘out of pocket’ (di tasca propria) per visite mediche private. Il progressivo definanziamento del Servizio Sanitario nazionale – prosegue la categoria della Cgil dei servizi pubblici – ha creato inefficienze che portano ad allungare le liste di attesa e incentivano lo sviluppo di un’offerta privata spesso concorrenziale, tanto per il costo quanto per i tempi di risposta”.

Altro aspetto non trascurabile, secondo la Fp Cgil è quello delle “forti disparità regionali, in termini di equità e di carenze organizzative, con il dato di eccellenza di regioni come l’Emilia Romagna, un esempio di ‘best practice’ che dimostra come sia in effetti possibile migliorare, in un tempo relativamente breve, le performance. Non è un caso – aggiunge – che l’Emilia Romagna nell’ultimo biennio abbia investito sul personale (con oltre 5mila assunzioni, di cui 1.450 precari stabilizzati) e sui sistemi di controllo informatizzati, strumento fondamentale per un governo pubblico e trasparente dei flussi di accesso alle prestazioni sanitarie. Quello delle liste di attesa rimane ad oggi un problema che si colloca in cima alla lista delle ragioni di insoddisfazione dei cittadini verso il servizio sanitario. Il caso dell’Emilia Romagna, per altro, emerge anche per il forte investimento nella qualità delle relazioni negoziali con il Sindacato su questi temi e gli esiti di questo processo ne sono il frutto”, conclude la Fp Cgil.

Assunzioni, specializzazioni e contratti, sono i tre nodi che rischiano di mettere in crisi il Servizio Sanitario Nazionale e che non vengono affrontati, se non in minima parte, dalla manovra. Noi proseguiamo lo sciopero bianco: stop agli straordinari“. Questa la denuncia della Fp Cgil Medici, riportata dall’Ansa.

“Alla sanità per il 2019 arriverà solo 1,14 miliardi e 4 miliardi e mezzo in 3 anni – spiega Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil Medici -, ma questo non è nulla di più di quanto già previsto dalla precedente legge di bilancio del governo Gentiloni e niente di comparabile a quanto serve“. In particolare, “briciole per le borse di specializzazione, poiché ne sono previste solo 900 per 4 anni per una spesa di 20 milioni euro l’anno, quando è noto che di borse di specializzazione rispetto al fabbisogno su tutto il territorio nazionale ne servirebbero almeno 2500“. Nella Manovra sono previsti 10 milioni di euro per le borse di Medicina Generale e fondi per la riqualificazione delle strutture sanitarie obsolete. Ma “nulla sul contratto dei medici scaduto da 10 anni e nulla sulle assunzioni necessarie per garantire il ricambio generazionale dopo anni di blocco del turnover”.

A fronte di questa situazione e in vista dello sciopero di 24 ore previsto per novembre, prosegue la mobilitazione lanciata poche settimane fa. “Sono in corso da giorni gli stop agli straordinari e l’utilizzo delle ferie che finora molto spesso non venivano godute per far fronte alle necessità di coprire i turni: stiamo cercando di mostrare cosa accade se ci riprendiamo i nostri diritti” conclude Filippi.

“Condividiamo le proposte del Ministro Grillo riguardo la stabilizzazione dei medici della Medicina Generale. Siamo sempre stati favorevoli a provvedimenti che prevedano il giusto riconoscimento e la valorizzazione dell’esperienza di quei professionisti che da anni garantiscono la continuità dei servizi nonostante la precarietà del rapporto di lavoro” fa sapere Andrea Filippi, segretario nazionale della Funzione Pubblica Cgil Medici e Dirigenti Sanitari.

“Il personale medico precario ha assicurato nel corso degli ultimi anni il mantenimento dei livelli di assistenza, in particolare della rete dell’emergenza e dell’urgenza territoriale, maturando competenze oggi indispensabili al servizio sanitario nazionale. Proprio per questo crediamo sia indispensabile mettere in campo quelle misure che, nel rispetto dei principi di meritocrazia, diano certezze ai medici precari attraverso procedure di stabilizzazione già applicate in altri ambiti del Ssn grazie alla Legge Madia”.

“La stabilizzazione consentirebbe da una parte di guardare con più tranquillità al futuro del Ssn e dall’altra sarebbe il giusto riconoscimento per i medici che con impegno e professionalità garantiscono l’assistenza della cittadinanza” conclude Filippi.

“Mai più overdose, mai più stigma”. Con questo appello la Cgil e la Fp Cgil aderiscono alla giornata mondiale contro l’overdose, una iniziativa lanciata nel 2001 e che ha visto negli anni crescere l’adesione di molte associazioni e organizzazioni nel mondo, comprese amministrazioni e governi di vari paesi.

La Cgil e la Funzione Pubblica Cgil sostengono la campagna “per sensibilizzare l’opinione pubblica su di un problema che riguarda la salute e la vita dei cittadini, specie di coloro che fanno uso di sostanze, per evitare lo stigma correlato alle morti per droga, per promuovere interventi in grado di dare risposte adeguate alla prevenzione delle morti per overdose, come l’uso del naloxone o le stanze per la somministrazione controllata”.

In questa giornata, fanno sapere Cgil e Fp Cgil, “moltissimi operatori saranno presenti nei Servizi per le Dipendenze patologiche (SerD) e nei Servizi di prossimità per fare attività di informazione e formazione. Infatti, è grazie al lavoro di tanti operatori che hanno promosso servizi di riduzione del danno, che si è potuti intervenire in maniera efficace per prevenire e limitare i rischi connessi all’uso di sostanze. È necessario valorizzare i servizi pubblici, il ruolo degli operatori, perché le overdose si possono evitare: mai più overdose, mai più stigma”.

“È necessario un drastico cambio di rotta: ripartire dagli standard di personale per specialistica, per il completamento delle stabilizzazioni dei precari e per l’avvio di uno straordinario piano assunzionale che preveda anche l’allargamento delle borse di specializzazione. Queste le premesse indispensabili anche all’individuazione di interventi urgenti e transitori tesi a colmare le gravi carenze che affliggono alcuni servizi sanitari”. Lo affermano Andrea Filippi della Fp Cgil medici, Biagio Papotto della Cisl medici e Roberto Bonfili della Uil Fpl medici, in merito alle audizioni separate delle Organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria in tema di carenza di medici specialisti del Servizio Sanitario Nazionale che si sono svolte oggi 30 Agosto presso il Ministero della Salute.

La Fp Cgil medici e dirigenti SSN, la Cisl medici e la Uil Fpl medici, hanno presentato una proposta unitaria “per risolvere il grave problema della carenza del personale della Dirigenza del SSN che da anni affligge i servizi, in particolare quelli di emergenza urgenza, frutto dei tagli lineari fatti in questi anni al personale anche in virtù di un indiscriminato blocco del turn-over”. Una proposta “che vuole mantenere coerenza fra le esigenze di programmazione e di riorganizzazione del SSN e quelle che per caratteristiche di urgenza richiedono più rapidi tempi di attuazione”.

“Riteniamo quindi indispensabile che il confronto si articoli su un programma di ampio respiro che nel risolvere le problematiche emergenti sappia investire sul futuro del Servizio Sanitario. Le nostre proposte si situano in una cornice di riferimento che contiene alcuni presupposti fondamentali: definizione degli standard di fabbisogno di personale specifici per ciascuna specializzazione; accesso al Servizio Sanitario Nazionale consentito solo al conseguimento di una specializzazione o di corsi di formazione di medicina generale, per garantire il completamento dei percorsi formativi, ma soprattutto nel rispetto dei titoli necessari all’accesso alle procedure concorsuali per le assunzioni di personale a tempo determinato e/o indeterminato; trasformazione dei corsi di formazione in medicina generale in scuole di specializzazione con standard formativi e retributivi sovrapponibili a quelle esistenti; revisione del fabbisogno di personale della Dirigenza Medica e Sanitaria anche per l’adeguamento del numero dei contratti di formazione specialistica corrispondenti alle reali esigenze registrate su tutto il territorio nazionale; rinnovamento dei percorsi formativi delle scuole di specializzazione che devono travalicare i confini dei Policlinici Universitari e inserirsi nelle realtà Territoriali ed Ospedaliere dei Servizi Sanitari Regionali anche al fine di consentire una più fluida integrazione ed un maggior spettro di esperienze formative dei giovani medici”.

Da queste preliminari considerazioni, fanno sapere Fp Cgil medici e dirigenti SSN, la Cisl medici e la Uil Fpl medici, “riteniamo sia indispensabile avviare un piano strategico che si articoli su alcuni punti fondamentali: superamento del vincolo dell’1,4% per la spesa del personale imposto alle regioni dal patto della salute del 2001, ed avvio di un piano straordinario di assunzioni di personale a tempo indeterminato in parallelo al completamento dei percorsi di stabilizzazione dei Dirigenti precari; incremento del numero delle borse disponibili per le scuole di specializzazione, 9000 per quelle di formazione specialistica, 3000 per quelle di formazione di medicina generale; utilizzo, in via esclusivamente transitoria ed in assenza di graduatorie utili e vigenti, delle graduatorie della specialistica ambulatoriali per assunzioni di personale dipendente a tempo indeterminato nella cornice contrattuale del CCNL della Dirigenza Medica e Sanitaria, con la possibilità della trasformazione dei contratti in convenzione di tipo parasubordinato della specialistica ambulatoriale in essere, in contratti di tipo subordinato propri della dipendenza. A tal proposito si precisa che l’accesso lavorativo negli Ospedali del SSN deve essere consentito esclusivamente per mezzo di assunzioni in ruolo previste dal CCNL; utilizzo a livello nazionale di tutte le graduatorie aziendali utili e vigenti per mezzo di una banca dati centralizzata e costantemente aggiornata presso il Ministero della Salute; revisione del riconoscimento delle equipollenze specialistiche al fine di garantire risposte ai servizi sanitari con più evidente sofferenza di personale”.

“Abbiamo chiesto e ribadito l’importanza dell’apertura di un tavolo di confronto tecnico urgente e serrato che individui soluzioni a quelle problematiche che denunciamo da anni: integrare gli organici, aumentare i posti per le specializzazioni, ridare sicurezza ai luoghi di lavoro, restituire dignità alla professione dei Dirigenti del SSN a partire dal rinnovo contrattuale ancora dopo dieci anni, ingiustificatamente bloccato”, concludono Filippi, Papotto e Bonfili.

Bisogna ristabilire puntualità nei pagamenti e contrattazione

“Da circa un anno è in corso la trattativa per il rinnovo della convenzione tra Inps e medici di medicina fiscale. Nonostante abbiamo denunciato un difetto di procedura dell’individuazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali che si occupano di contrattazione, Inps non ha voluto risolvere il problema nei tavoli di trattativa e ad oggi la questione è in carico ai tribunali” spiega la Funzione Pubblica Cgil.

“Ora la trattativa è paralizzata a danno dei lavoratori che da anni aspettano una convenzione che tuteli i medici fiscali e garantisca l’efficienza del servizio. Medici che prestano un servizio fondamentale per lo Stato, senza diritti e senza tutele, mettendo anche a rischio la propria incolumità. Infatti sono ormai quotidiani i casi di aggressioni ai medici fiscali. E al danno si aggiunge anche la beffa in quanto questi lavoratori stanno subendo gravi ritardi nei pagamenti delle prestazioni e dei rimborsi delle spese sostenute per le visite”.

Conclude la Fp Cgil: “Sono queste le ragioni per cui abbiamo dovuto procedere alla messa in mora di Inps per mezzo di diffida ad adempiere gli obblighi retributivi. Dopo un lungo travaglio ci aspettiamo da parte di Inps una dimostrazione di buon senso, che ristabilisca la puntualità nei pagamenti e che riattivi quel percorso di contrattazione allo scopo di dare ai medici fiscali una convenzione di lavoro che sia rispettosa della dignità della persona e che tuteli i diritti fondamentali dei lavoratori”.

Serve confronto con ministro Grillo, dare risposte a lavoratori

“L’obiettivo è condivisibile ma gli strumenti sono da verificare”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, commenta il disegno di legge presentato dal ministro della Salute, Giulia Grillo, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, approvato dal Consiglio dei ministri, sulla sicurezza degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni.

Nell’osservatorio nazionale sulla sicurezza di tutto il personale della Sanità annunciato dai ministri Grillo e Bonafede – prosegue – non si fa alcun riferimento alla presenza di rappresentanti del personale del Sistema sanitario. Riteniamo non corretto escludere chi rappresenta i lavoratori, quanto al codice penale occorrerà invece leggere le norme”.

Quanto alle notizie che circolano sulla volontà di inviare l’esercito negli ospedali, osserva Sorrentino, “ribadiamo quanto sempre sostenuto: ci vuole sicurezza per gli operatori ma la vigilanza deve essere specializzata, formata e attenta alla tipologia di utenza con la quale interagisce. In questi anni abbiamo fatto tanti accordi che andavano nella direzione di garantire sicurezza agli operatori, dignità per gli utenti. La vera emergenza rimane l’occupazione e gli investimenti nelle strutture. Con più personale, meno attese, strutture sanitarie adeguate che hanno i mezzi migliori per prendersi cura dei cittadini si risolve il problema. Oggi il personale fa miracoli, supplisce a carenze strutturali con la propria professionalità. Il ministro grillo è un medico, quindi per deontologia ed esperienza sa che nella cura la priorità è l’appropriatezza, oltre che prevenzione e riabilitazione. Si inizi dal rifinanziamento del fondo sanitario nazionale e un piano triennale di assunzioni”.
Infine, ricorda Sorrentino, “il ministro Grillo ad oggi non ha ancora risposto alla nostra richiesta di incontro. Noi siamo pronti a confrontarci, il personale sanitario ha bisogno di risposte concrete”, conclude.

Alle 19 su fb.me/fpcgilsanita si parlerà di norme, requisiti e procedure per accedervi

Il superamento del precariato in sanità. Questo il tema del nuovo appuntamento con #LaCuraDeiDiritti, la diretta Facebook con i nostri esperti, che torna lunedì 11 giugno, alle ore 19, su fb.me/fpcgilsanita.

Un servizio di dirette Facebook, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil per le lavoratrici e i lavoratori della Sanità, con degli esperti pronti, di volta in volta, ad affrontare un tema sul mondo del lavoro e della Sanità, e a rispondere alle domande degli utenti.

Il tema di questo appuntamento è il superamento del precariato in Sanità. Quali sono le norme che lo permettono? E quali i requisiti per accedervi? A tutte queste domande risponderanno, questa settimana, Francesca De Rugeriis e Antonio Marchini della Funzione Pubblica Cgil Nazionale.

Ma #LaCuraDeiDiritti non è solo una diretta esplicativa. Al contrario è pensata per creare interazione con gli utenti di Facebook. È infatti possibile inviare le proprie domande nei giorni che precedono la diretta, commentando il post dell’appuntamento, oppure scrivendo un messaggio privato alla pagina Facebook della Fp Cgil Sanità. Oppure durante la diretta stessa, commentandola in tempo reale.

Ennesimo episodio di violenza contro il personale sanitario. Ne abbiamo sentiti tanti negli ultimi tempi. Secondo i dati raccolti, sono 39 le aggressioni avvenute nel solo 2018. Quasi due aggressioni a settimana. In un anno si contano circa 1.200 atti di aggressione ai danni degli operatori sanitari, tra medici, infermieri, farmacisti e altri professionisti del settore. Vi sono circa tre episodi di violenza al giorno, dalle percosse fino ai tentativi di stupro. Questa la fotografia scattata grazie ai dati Inail, confermati dal ministero della Salute.

L’ultimo episodio si è verificato la notte del 28 maggio, dopo le 23, nel centro storico di Napoli dove una ‘flotta’ di moto ha assediato il pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini e sequestrato un’ambulanza, minacciando l’autista del mezzo.

Il caso di Napoli.
Tutto è cominciato da un incidente tra due moto, nei quartieri spagnoli della città, dal quale un ragazzo di 17 anni era rimasto gravemente ferito. Dopo l’accaduto decine di persone hanno impugnato i propri motorini e hanno letteralmente assediato il pronto soccorso del Pellegrini e assalito l’ambulanza più vicina, sequestrando l’autista, allo scopo di sottrarla per prestare soccorso al 17enne.

Secondo la testimonianza di due operatori del Pellegrini, l’ambulanza aveva appena portato in pronto soccorso un uomo in condizioni molto gravi, infartuato, che era stato portato via con la barella. Per questo il mezzo ne era sprovvisto, ma con un metodo ‘fai da te’ il gruppo di motociclisti avrebbe afferrato una lettiga qualsiasi del pronto soccorso per caricarla sul mezzo. Lettiga troppo grande che ha danneggiato l’auto dei soccorsi.

Nel frattempo altre due ambulanze di ospedali vicini, che avevano risposto alla chiamata di emergenza, sono arrivate nel luogo dell’incidente e sono state assaltate dalla folla. Il ragazzo, non ancora maggiorenne, è stato portato in ospedale ed è morto in rianimazione. Ma nel frattempo le tensioni sono proseguite: un gruppo consistente di amici e parenti ha assediato il cortile del pronto soccorso, imprecando e inveendo contro tutti, facendo vivere momenti di grande tensione al personale ospedaliero.

Il personale del Pellegrini.
Dopo l’aggressione a 5 infermieri dello scorso 8 aprile proprio al Vecchio Pellegrini di Napoli, il personale è stanco e preoccupato. “Non è la prima volta che andiamo incontro a questi episodi – commenta Armando, coordinatore della direzione infermieristica dell’ospedale – Purtroppo si ripetono con una certa frequenza. L’episodio del mese scorso ha avuto una certa risonanza grazie ai mass-media, ma per uno di cui si parla ne accadono molti altri che rimangono nel silenzio assoluto”.

“Noi siamo un presidio molto esposto a questo tipo di fenomeno avendo intorno quartieri molto caldi” aggiunge Gino, infermiere dell’ospedale. “Già ci sono difficoltà per la carenza di personale, e lavoriamo con estrema difficoltà. Questo non fa altro che aggravare la situazione. Adesso abbiamo un mezzo danneggiato e questo si riversa sull’utenza. Siamo seriamente preoccupati” conclude Armando.

Proseguono gli infermieri: “Siamo troppo spesso bersaglio di reazioni spropositate di pazienti o familiari e molti hanno subito aggressioni fisiche. Non vogliamo che il nostro posto di lavoro diventi una trappola per gli operatori, esigiamo che sia un luogo armonico e sicuro in cui prenderci cura dei cittadini in modo efficiente”.

Conclusioni.
“Siamo di fronte all’ennesimo atto di aggressione nei confronti di personale sanitario – commenta Michele Vannini, della Funzione Pubblica Cgil -, uno stillicidio che vede coinvolti in prima persona professionisti che operano in carenza di mezzi e di organico e che, per paradosso estremo, sono costretti a temere per la propria incolumità mentre curano cittadini, quasi operassero nello scenario di un conflitto.
Ma, in fondo, proprio di un conflitto si tratta: quello fra il dovere di garantire salute e i persistenti tagli che hanno ridotto all’osso il Servizio Sanitario Nazionale”, questo il quadro della Sanità Pubblica denunciato dalla categoria.

“Questo, ovviamente, non attenua la nostra più ferma condanna di fronte a scene come quelle avvenute ieri a Napoli – sottolinea Vannini – ma è ora che si alzi forte la voce delle istituzioni affinché si adottino tutte le iniziative perché i professionisti della sanità, pubblica e privata, possano svolgere il proprio lavoro in totale sicurezza. Noi, per parte nostra, oltre ad esprimere la nostra vicinanza agli aggrediti, opereremo perché dalle parole si passi finalmente ai fatti”.

Tiene però a specificare Andrea Filippi, della Funzione Pubblica Cgil Medici, che si registra “un pericolosissimo aumento delle aggressioni a danno degli operatori. Al di là quindi dei procedimenti che mettano i servizi in sicurezza, si pone il grave problema dei disservizi causati dal sovraccarico lavorativo e dai tagli al personale. Gli operatori sono esposti al front office con l’utenza senza avere né strumenti né tempo per rispondere alle richieste”. Aggiunge Filippi: “Non trascuriamo infine i tagli subiti dal personale preposto alla sicurezza”.

In ogni caso, fa sapere Vannini, prendersi cura degli operatori affinché svolgano in sicurezza il proprio lavoro sarà un tema di confronto centrale per le Rsu nella contrattazione integrativa.

Contratti: Fp Cgil, siglata ipotesi rinnovo Sanità
Sorrentino: ‘Sostanziali miglioramenti, passo per restituire dignità a lavoratori’

Roma,  23 febbraio – Firmata la pre intesa per il rinnovo del contratto nazionale della Sanità pubblica per il periodo 2016/2018. Una lunga trattativa no stop, partita alle 10 del 22 febbraio e conclusasi alle intorno alle 13.30 di oggi, circa 28 ore dopo, che ha portato ad un’intesa tra sindacati e Aran che interessa 550 mila lavoratori del comparto.

“Dopo circa 10 anni di scioperi, mobilitazioni e iniziative, spesso da soli come Fp Cgil, oggi arriva un primo risultato.  Il terzo tassello per ricomporre il quadro del lavoro pubblico, dopo il  rinnovo del contratto delle Funzioni Centrali e la recente intesa su quello delle Funzioni Locali”, afferma la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, al termine della trattativa, dopo la firma dell’intesa sottoscritta in sede Aran.

“Finalmente –  prosegue – sblocchiamo la contrattazione nel settore sanitario, primo passo per restituire la dignità a tutti coloro che lavorano prendendosi cura dei cittadini, ma non ci fermiamo: la strada è ancora lunga. Lavoratrici e lavoratori che, dopo anni di sacrifici e di impegno, troppo spesso non riconosciuti, ottengono finalmente un segno di attenzione dedicata a tutto il personale della sanità”.

In vista del rinnovo di questo  contratto, fa sapere la segretaria generale della Fp Cgil, “abbiamo deciso, dopo la mobilitazione del 5 febbraio, di presidiare il tavolo del Contratto nazionale della Sanità pubblica perché si arrivasse ad un contratto che traccia la strada verso l’innovazione. Tra il testo in entrata consegnato da Aran e quello emendato da noi abbiamo ottenuto sostanziali miglioramenti”.

PUNTI CONTRATTO – Nel dettaglio, infatti, in una scheda la Fp Cgil elenca i punti principali dell’intesa:  “Raggiunto l’obiettivo di erogare per il 2018 aumenti retributivi fino a 95 euro mensili, inoltre arriveranno gli arretrati del 2016 e 2017 e ripartirà la contrattazione per il trattamento accessorio; realizzato un reale e visibile aumento dei diritti con un avanzamento complessivo degli istituti dei rapporti di lavoro: permessi,  congedi, ferie, malattie, ecc; previsti 91 euro pro capite per incrementare i fondi della produttività e rivalutare le indennità a seguito della contrattazione integrativa (a partire da notturno, pronta disponibilità e festivo); garantiti fino a 15 minuti di tempo di vestizione, innalzabili in contrattazione aziendale; su assunzioni, formazione, risorse aggiuntive e riorganizzazioni si apre un confronto regionale vero: più spazio per incidere dove si decide; niente deroghe sui riposi, rispettato l’orario di lavoro; estensione, da subito, del sistema indennitario agli operatori socio-sanitari e agli assistenti sociali; più ruolo alle Rsu: potenziata la contrattazione decentrata e semplificati i fondi per la contrattazione; entro luglio un nuovo sistema di classificazione; un nuovo sistema di incarichi di coordinamento, organizzativi, professionali e di formazione per valorizzare quelli esistenti e offrire opportunità; infine, escluso il Jobs Act, a partire dal mantenimento dell’articolo 18, ed eliminata la legge Brunetta”.

SORRENTINO – Tirando le fila, osserva Sorrentino, “anche in questo caso mettiamo insieme tre punti cruciali: salario, diritti e contrattazione. Chiudiamo questi dieci anni di attesa, arrivando a un’intesa che produce avanzamenti e ci mette nelle condizioni migliori di guardare da subito al prossimo rinnovo contrattuale 2019/2021. Il tutto in attesa che siano le lavoratrici e i lavoratori a giudicare il risultato, parola a loro. Mentre, nel frattempo, il nostro impegno prosegue per il rinnovo del contratto della  Sanità privata, adesso tocca a loro”.

POLITICHE SANITÀ – Quanto invece al tema generale delle politiche per la Sanità, Sorrentino  afferma: “Prosegue la nostra campagna per le stabilizzazioni del personale precario in sanità e quella a sostegno di un piano straordinario per l’occupazione nel settore. Il contratto, che contiene anche un nuovo modello di relazioni sindacali, consentirà ai sindacati e  alle Rsu di accompagnare i processi di riorganizzazione aziendale e organizzativa in sanità”.

Anche in queste ore, continua la dirigente sindacale, “abbiamo sollevato il problema di finanziare adeguatamente il Fondo sanitario nazionale, sia per dare più risorse alla contrattazione e ai trattamenti economici dei lavoratori, sia per difendere e potenziare il Sistema nazionale pubblico oramai al collasso.  Salute è un diritto fondamentale, sanità è servizio essenziale, per questo va garantita universalità d’accesso ai cittadini e qualità del lavoro attraverso crescita e riconoscimento professionale dei lavoratori  del comparto”, conclude Sorrentino.

Leggi anche: “Facciamo chiarezza sul contratto della Sanità Pubblica. Cgil, Cisl e Uil rispondono alle critiche”


 

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