Riforma Area T.I. Difesa

18 Luglio 2011

Riforma Area T.I. Difesa

Alle segreterie territoriali FPCGIL
Ai delegati ed eletti RSU Fp Cgil
Ministero della Difesa

Oggetto: RIFORMA DEL MINISTERO DELLA DIFESA
– AREA TECNICO INDUSTRIALE –

Con la conclusione della fase di illustrazione tecnica della “Proposta unitaria ed organica per la soluzione delle problematiche degli Arsenali e degli Stabilimenti a carattere tecnico industriale della Difesa”, consegnataci nell’ultima riunione di Luglio avuta con il Ministro della Difesa Parisi, si da formalmente avvio alla fase di confronto sindacale sul tema della più complessiva riforma del Ministero.
Prima di esporre le valutazioni in merito, riteniamo opportuno e doveroso ricordare che al Ministero della Difesa, è stato sottoscritto in data 3 luglio 2007, un “MEMORANDUM D’INTESA SULLE RIORGANIZZAZIONI DEL MINISTERO DIFESA E SULLE SOLUZIONI DELLE VERTENZE IN ATTO”.
Tale documento sancisce alcuni principi che è bene ricordare e tenere presenti in questo particolare momento:
* In qualsiasi processo di riorganizzazione verrà proposto, il sindacato si confronterà secondo i principi di CONCERTAZIONE E PREVENTIVA INFORMAZIONE;
* Che una riorganizzazione è al momento attuale necessaria, affinché si raggiunga un’accrescimento della capacità produttiva, mediante la qualità dei servizi e garantendo la funzione e il VALORE PUBBLICO delle diverse attività lavorative;
* La riorganizzazione avverrà con il coinvolgimento delle OO.SS e CON L’ESPLICAZIONE DEI COSTI E DEGLI IMPATTI SULL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO;
* Obiettivo: CIVILIZZAZIONE DELLE FUNZIONI NON SPECIFICHE DELLA COMPONENTE MILITARE;
* Miglioramento delle condizioni di lavoro e possibili REINTERNALIZZAZIONI di attività affidate all’esterno.
Inoltre nel delineare un percorso condiviso con le OO.SS. nel memorandum sono stati individuati una serie di interventi legislativi e non, al fine di raggiungere gli obiettivi sopra delineati.
E’ bene rammentare preliminarmente che la Fp Cgil, sullo specifico tema dell’area tecnico industriale ha da tempo dichiarato che:

* quella tecnico industriale della Difesa (compresa ovviamente l’attuale Agenzia industria Difesa) è senza dubbio l’area che più necessita di un intervento riformatore forte, quella dove, più di altre, deve sostanziarsi un cambio di passo epocale e coraggioso che si ponga l’obiettivo di fermare il progressivo e pericoloso degrado degli insediamenti e che rilanci una nuova politica industriale ed occupazionale nel settore
* per fare ciò è indispensabile riconoscere che il governo di realtà così complesse e speciali, quali quelle tipiche dell’area, non può più essere garantito utilmente dal rapporto univoco, unilaterale e spesso anche poco rispettoso dei bisogni del lavoro, che gli Stati Maggiori di ogni singola Forza Armata hanno scelto invece di mantenere ed alimentare fino ad oggi, con i risultati che conosciamo
* va ridefinito, quindi, un rapporto diverso fra le gerarchie militari e gli insediamenti industriali che lo assimili, trasformandolo radicalmente, a quello che normalmente si struttura fra un committente ed un esecutore.
* c’è bisogno di un modello che trasformi l’attuale area tecnico industriale in un ente terzo rispetto alle forze armate; un ente che abbiamo dichiarato deve essere pubblico e civile (totalmente civile) e che deve potersi rapportare in maniera egualitaria, da un lato, con il Ministro della Difesa e, dall’altro, con gli Stati Maggiori; da una parte il Governo che declina le priorità del Paese in tema di Difesa interna ed internazionale e, dall’altra, le FF.AA. le quali, sulla base delle priorità definite, forniscono agli enti produttivi dell’area i loro bisogni industriali, logistici, manutentivi.
* questo nuovo modello, tipicamente industriale, dovrà essere organizzato e gestito attraverso l’adozione di assetti, procedure e capacità di intervento profondamente diversi da quelli tipicamente ministeriali. Un modello che deve saper difendere e rilanciare la caratteristica totalmente pubblica delle attività.
E’ attraverso questo filtro che la Fp Cgil ha analizzato la proposta del Governo.
Una proposta che giudichiamo, intanto, viziata da un grave errore di fondo, quello, cioè, di non aver affidato lo studio e l’analisi a soggetti diversi da quelli che in parte hanno concorso, a vario titolo, a produrre lo sfascio ed il degrado che oggi caratterizzano gli insediamenti industriali.
Da questo vizio di fondo l’assoluta assenza di un benché minimo approfondimento sulle motivazioni e soprattutto sulle responsabilità per quel che anche lo stesso Governo giudica “una situazione di grave crisi”; quasi che nulla sia successo in questi ultimi anni e che quella crisi sia stata determinata da una congiuntura astrale particolarmente negativa.
La Fp Cgil ed i lavoratori della Difesa sanno, invece, che le responsabilità fanno capo ai vertici politici e militari, che con le loro scelte hanno determinato il lento, ma irreversibile, declino dell’ultima attività industriale pubblica. Questa analisi e le denunce avanzate ripetutamente dalla nostra organizzazione rafforzano il bisogno che il nuovo modello verso il quale orientare le scelte dovrà irrimediabilmente modificare il rapporto tra gli Stati Maggiori e la gestione dell’area industriale, garantendo la totale caratteristica civile.
Rispetto al ventaglio di ipotesi e di prospettive che lo studio avanza, quelle, cioè, sinteticamente riassumibili nello schema MANTENIMENTO DELLA SITUAZIONE ATTUALE / AGENZIA / ENTE PUBBLICO ECONOMICO, la Fp Cgil dichiara:
* la forte preoccupazione che il mantenimento dell’attuale assetto organizzativo/normativo comporti l’esaurimento delle attività svolte, spostandole sempre più verso il settore privato. Infatti quella che appare una rinnovata attenzione politica alle attività industriali della Difesa, prevede, comunque, la trasformazione rispetto all’attuale modello di gestione dell’area. Il modello ministeriale non si è rivelato, nella maggior parte dei casi, adeguato ad attività che si confrontano con il mercato privato.
* la sua assoluta contrarietà all’ipotesi di un processo di trasformazione, pur graduale, dell’area industriale in un Ente Pubblico Economico; la ragione della nostra opposizione trova ragione nella convinzione che le attività industriali della Difesa devono rimanere pubbliche, anche per il valore democratico e di garanzia che la presenza civile in questa area rappresenta per l’intero Paese. Questi principi non possono essere ridotti ad un mero valore economico all’interno di un bilancio industriale. Esigenza, quest’ultima, che non verrebbe soddisfatta dall’Ente Pubblico Economico, il cui sbocco naturale sembra essere una Società per Azioni. La FPCGIL ribadisce che intende mantenere il rapporto di lavoro pubblico in questo specifico settore. Ove, si realizzasse l’E.P.E. il rapporto di lavoro sarebbe privato.
* La sua intenzione di contrapporre all’unica ipotesi prospettata dal governo, quella dell’E.P.E., che solo grazie al nostro tempestivo intervento non è stata già inserita nella finanziaria, un modello che risponda a due requisiti fondamentali: natura completamente pubblica e civilizzazione. Un modello che conseguentemente superi quello dell’attuale Agenzia Industria Difesa che si è rivelata una disastrosa esperienza, e che si caratterizza per la capacità di autonomia di gestione e di possibile autofinanziamento. Il soggetto giuridico nell’attuale panorama delle Pubbliche Amministrazioni che risponde alle necessità e alle caratteristiche che abbiamo sempre sostenuto è quello dell’Agenzia. 
*  La sua volontà di affermare pienamente il principio della CIVILIZZAZIONE , attraverso un modello gestionale imperniato sulla dirigenza civile, l’unica in grado di garantire flessibilità e caratteristiche manageriali tipiche di un insediamento industriale. Sarà opportuno, inoltre, una particolare attenzione al reclutamento delle elevate professionalità tecniche, necessarie ad un settore specifico come quello degli armamenti.
* la sua disponibilità a discutere di piani industriali che devono essere accompagnati dalle risorse finanziarie necessarie per il loro realizzo, e che prevedano la possibilità di interventi sul personale (sblocco del turno-over- formazione professionale del personale dipendente- trasferimento Know-how). I piani devono anche prevedere i necessari interventi di reinternalizzazione utili ad un corretto ed efficiente funzionamento dell’area industriale. E’ fondamentale che i piani industriali e soprattutto il reperimento delle risorse, siano definiti anche temporalmente.
* La sua disponibilità a discutere relativamente alle aree demaniali e al patrimonio immobiliare della Difesa.
La riconsegna di immobili e aree non utilizzate e di non “interesse strategico” per la Difesa è condivisibile.
Per quelle aree e infrastrutture attualmente in uso da strutture militari e che presentano dei costi insostenibili per la ristrutturazione e messa in efficienza anche ex lege in materia di sicurezza del lavoro, la dismissione diviene percorso obbligato.
Ma tale dismissione e/o cessione dell’area deve garantire un reinvestimento nell’area industriale per il suo rilancio.
In tal caso, specifici accordi di programma, possono tutelare processi di riorganizzazioni e dismissioni.
E’ sulla base di questo orientamento che la Fp Cgil parteciperà al confronto di merito che rivendichiamo debba aprirsi immediatamente con il Governo ed è attraverso quest’impostazione che giudicheremo le scelte, anche immediate, che si sostanzieranno all’interno del Ministero e del Governo, a partire, ovviamente da quelle che verranno assunte nella prossima legge finanziaria sulla quale, a breve, illustreremo le nostre richieste.

il Segretario Nazionale
Fp Cgil Funzioni Centrali
Alfredo Garzi

Roma 27 Settembre 2007

X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto